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domenica 9 gennaio 2022

Ma tu guarda quante cose - episodio 2

Questo in realtà è un post vecchio, che era rimasto in bozza. Ma ieri sono andata a camminare con la Bottadicoca, che non vedevo da mesi, e alle sue lagnanze per il fatto di vivere con due figli nella tarda adolescenza mi sono scoperta a invidiarla molto. Quindi l'ho riletto (cosa che avevo fatto spesso) e lo metto qui.

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Del vivere di nuovo in due. 

Si notano le differenze, soprattutto in bagno. 

Il cesto della biancheria non deve più essere vagliato per togliere dalle tasche fazzoletti, bustine di Oki, accendini e orecchini. Al massimo, lavo per sbaglio una o due mascherine che stavano imboscate in una tasca dei miei pantaloni, o un bottone dell'Uomo.

Lo struccante dura in eterno. Anche il cotone. Mi manca da morire ogni sera quando mi strucco la faccia, infatti. 

Ho sbagliato spazzolino una volta. Poi di nuovo. Poi ancora. La Princi aveva questa cosa di averne tipo sei alla volta. L'Uomo nasconde da anni il suo nell'armadietto, per questo motivo. Pian pianino ho iniziato a lavarmi i denti, a rotazione, con cinque diversi spazzolini, che ormai sono tutti miei. Mi manca da morire tre volte al giorno quando mi lavo i denti, quindi.

Sul muro della doccia non ci sono più strani schizzi di roba gelatinosa verde o nerastra (maschere per il viso) o appiccicosa rosa brillantinato (lo scrub per il corpo). La prima volta che sono andata a casa della Princi e del BP con qualcun altro, approfittando del fatto che lei chiacchierava in salotto, ho usato il bagno e fatto un velocissimo check della situazione: in venticinque secondi, e senza produrre alcun rumore, neanche mi avessero addestrato nei servizi segreti, ho controllato spazzolone del gabinetto, fondo della doccia e odore del cestello della lavatrice. Tutto assolutamente ineccepibile. Menomale. La volta dopo, mentre l'Uomo teneva impegnati figlia e fidanzato, ho controllato il frigo. Me lo avessero raccontato, che diventavo una madre così. Madonnina come mi sarei indignata. 

Partiamo per la montagna quando cazzo ci pare, basta aver lasciato le gatte in condizioni di sicurezza. 

Abbiamo mangiato per tre mesi in modo totalmente casuale, frutta al posto della colazione, torta salata per merenda, gelato per cena, e soprattutto non si sono più visti i quintali di proteine animali con cui tenevo in vita la piccola cannibale. Sparita la corvée quotidiana di cucinare pesce pollo carne, e di non vedere uno spaghetto neanche col binocolo: a un certo punto di questa fase totalmente lattoovovegetariana, persino io, che ho perso di vista la carne rossa da anni, mi sono sbranata due etti di bresaola a manate, in piedi, direttamente dalla carta, una scena tipo Rosemary's Baby, si vede che il mio organismo richiedeva del ferro. Adesso a me è passata la fase di rigetto, l'Uomo è a dieta e sono tornati in scena gli hamburger e diminuite le pastasciutte. Al mattino non devo più inventarmi ogni giorno qualcosa di diverso, uova strapazzate, pancakes o frutta tagliata sottile per lei, quindi inizia a mancarmi quando, fatta colazione io, preparo tazza e piattino per l'Uomo. 

Praticamente mi manca sempre, quando sono a casa, tranne in quella meravigliosa prima ora della giornata che, da oltre vent'anni, è solo mia. E di notte. Di notte dormo come un ghiro, confortata dal fatto che adesso è il BP ad avere il sonno leggerissimo e aggiornarmi con la massima precisione su quando lei ha avuto un incubo, ha parlato nel sonno o aveva due linee di febbre. 

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Aggiungo l'aggiornamento. Hanno retto, fin qui, a notevoli difficoltà su entrambi i posti di lavoro, a numerosi guasti della macchina, a due traslochi, a coliche renali di lui e febbre alta con delirio di lei. 

Si sono fatti un albero di Natale alto 2 metri che a disfarlo ci vorrà un team di operai. 

La casa sembra uscita da una rivista di arredamento.

E lei mangia verdura e frutta anche se lui non le vuole. E insiste perché lui impari a mangiarne.

Ho riguadagnato un pezzettino di armadio e qualche cassetto in camera della Princi, ma sono comunque svuotata. Anche e soprattutto perché di questo fidanzato non ci si può lamentare, si nota proprio che mi manca lei, non è che sono preoccupata o che non condivido le loro scelte, è proprio che volevo fare la madre ancora un po'. Si è  visto soprattutto da quando ha avuto zero giorni liberi sul lavoro, perché in negozio era rimasta sola e c'era l'apertura domenicale del periodo prenatalizio. Ha smesso di venire a dormire qua una volta a settimana, e ho perso le domeniche mattina che mi rendevano tutta trillante già il venerdì. 

E però io sono qui sola con l'Uomo. Adesso sono passati sei mesi e sempre qui siamo, e, posso essere sincera? Non stava scritto da nessuna parte. Invece.

Sarebbe lunga la riflessione in merito. 

Nel dubbio, due giorni fa ho battezzato i tre ulivi del giardino della Casa dei Sogni. Ovviamente Penelope quello più solido e ombroso sotto cui mi siedo, un ulivo pensato per fare ombra a una panchina rotonda di pietra non se ne va tanto facilmente. Telemaco il più giovane, addossato alla casa. E Ulisse quello più vicino alla via di fuga, quello che, a detta dei giardinieri, ha meno radici. Eppure sta lì anche lui. Io gli parlo, perché voglio convincerlo a mettere su una chioma bella frondosa come quella degli altri due. E a non andarsene dal cancello.

Due giorni fa l'Uomo ha guardato i frutti del melograno spaccati, caduti nel giardino roccioso, e ha detto: "Tutti i melograni rotolati giù". Ho risposto:"È vero, è un casino", e lui fa: "Avremo altri alberi di melograno". 

Ecco. Avremo altri alberi di melograno. Questo, voglio sentirmi dire. 



 

  







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