Dice che, se fa caldo nei giorni della merla,non è una buona cosa, ci sarà una primavera fredda e umida.
Intanto quello che dico io è che mia figlia è stata chiusa in casa settimane tra influenza e Covid e va benissimo che ci sia un po' di sole quando finalmente ha una domenica libera per farsi due passi, considerando che la vitamina D la vendono sì al supermercato, ma nella Città coi Due Fiumi, a questa stagione, il sole sorge una volta ogni 25 giorni (leggasi il poetico "Elogio della nebbia" a firma dell'indimenticato Umberto Eco).
Per quanto riguarda me navigo a vista, il mio organismo pare si opponga all'idea di vaccinarsi facendosi venire un bellissimo raffreddore proprio sulla fine di gennaio, che era la deadline oltre la quale avrei iniziato tutte le mie procedure per poter tornare a scuola. (La ratio di tutto questo, per chi la volesse capire, è che al mio ritorno avrò accumulato due mesi di sospensione dello stipendio, basandomi sui quali porterò avanti ricorso sindacale e causa collettiva contro il green pass, ma avrò anche il tempo di mettere in salvo le mie tre classi e la mia salute mentale; no, non sono mai stata una no vax, solo e sempre una no pass).
Nel frattempo, c'è un notevole bulesumme*: i sindacati della scuola, della polizia e i siti più e meno seri si agitano, attaccandosi allo spunto 536/2014 del Regolamento Europeo, che però in Italia, come tutte le delibere dell'Europa, verrà messo in pratica soltanto quando farà comodo, e quindi verrà rimandato con una proroga o l'altra per almeno 15 anni. Già così l'applicazione della norma è prevista in un tempo che va dal 2023 al 2025 e, no, non penso di stare a casa fino ad allora, quindi tanto vale. Fagliela capire ai miei amici sul serio no vax, questa.
Ma lasciamo queste beghe disgustose e restiamo centrati: si era detto che il 31 gennaio sarebbe stato l'inizio della fine di questo periodo a casa e lo sarà, raffreddore permettendo. Perciò sto prendendo in esame la situazione e la situazione è che, al posto mio, sta lavorando il Supplente Nerd, 29 anni e un'abilitazione in Storia e Filosofia per le superiori, che è quanto di meglio si potesse desiderare in un contesto in cui a coprire le cattedre ci mettono il fruttivendolo e i ragazzini delle superiori.
[Breve madeleine: "oggi a scuola c'erano le ticinanti!" esclamava nei lontani anni Ottanta una piccola prof. Castagna, facendo scompisciare dal ridere una Mater giovane giovane e pettinata come lady D. Quelle veramente erano ragazzine delle superiori, visto che andavano a fare il tirocinio durante le scuole magistrali, che allora duravano solo 4 anni. Delle minorenni in una classe da 25 creature con una maestra sola per tutte le materie. Uno scenario che, visto oggi, può sconcertare. Eppure.]
Il problema sta nel fatto che il Supplente Nerd, avendo diligentemente ottemperato agli obblighi vaccinali, si è positivizzato e ammalato dopo sei giorni esatti dall'aver messo piede a scuola. Non credo a causa dei ragazzi, visto che i contatti dei contatti dei cugini dei contatti erano già a casa. Comunque è stato assente lui, è stato assente il vicepreside Faina, è stata assente la dirigente, non sono ancora rientrati tutti e tre. La nave era quindi nelle capaci mani dell'Orsone, di Jane Eyre e dell'Amazzone, credo supportati dal Gattopardo della segreteria. La scuola non è crollata, ma solo Dio sa cosa troverò al ritorno. La Valchiria pranza con me ogni 15 giorni, lei e Carter mi tengono informata con cura. Quella Cattiva, che mi ha sostituito come coordinatrice di classe, sta lavorando benissimo. Ma sono i ragazzi che non so come saranno. Non per la mia assenza, cioè, anche, ma in generale per lo sconvolgimento. Il programma è indietro da morire ovunque e di qualunque cosa. La sala prof me la immagino come un luogo di disperate strida (alle 7.35, quando si definiscono le sostituzioni del giorno) e di cupi silenzi nelle ore buche. Ho fatto arrivare sul tavolo cioccolatini e biscottini di meliga tramite la Valchiria e qualcuno mi ha scritto con lacrimuccia grata. Mi mancano in modo esagerato i colleghi, i titani e anche i meno titanici.
Intanto che sono a casa tiro le somme del 2021 e, porca troccola, mi accorgo che sono un rottame. Sono così un rottame a livello emotivo che gli altri non sanno nemmeno quanto sono un rottame, perché ho iniziato a nascondermi sempre meglio. Ormai funziono anche quando non ho più sangue nelle vene. Ovviamente almeno una persona lo sa, come sto. E che lui sia una delle cause, se non la principale, di tale stato, sa anche questo, certo.
Mi ritiro spesso nella Casa dei Sogni a Paesino da Cartolina. Con i giorni della merla sballati e trasformati in una specie di primavera, mi ritrovo a pranzare a base di crackers e barrette seduta fuori, al sole, anche se col cappotto. L'altro giorno c'era un pettirosso.
Non ho alcuna intenzione di darmi per vinta. Questo, almeno, è chiaro.
(Bulesumme*: termine genovese per indicare il mare quando ribolle inquieto e infido, prima di alzare proprio le onde in tempesta)



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