Il Fidanzato BP e Castagna hanno trascurato un particolare, che la carbonella richiedesse il liquido apposito per prendere bene fuoco.
Alle 12,35 questo non pare un problema, il fidanzato BP ha sentenziato che ce la faremo benissimo aspettando solo un po' di più, mentre alle 13,25, in cima alla collina, di domenica, con il primo supermercato aperto a 20 minuti di macchina, comincia a delinearsi un'ipotesi di digiuno, dacché nella Casa dei Sogni di Paesino Cartolina non esiste ancora una cucina, e la spaghettata di rimedio non è un'opzione praticabile. Qua, si griglia o si muore.
Dopo che, tre o quattro volte a testa, la Princi, Castagna e Madre di BP hanno suggerito che sarebbe forse il caso di scendere a valle a recuperare il liquido, la Princi con dolcissima fermezza si impone: "BP, se non ci decidiamo chiude il supermercato" e mamma Castagna, nota per le sue performances nei rally, si spara giù per la valle. Prima delle 14, non solo è stata al supermercato e ha comprato il tossicissimo composto chimico, ma è già nuovamente parcheggiata di fianco all'ulivo e il BP armeggia con il liquido, dei curiosi riccioli di legno incerato e altra carbonella. Ma ahimè, il lavoro iniziato male andrebbe rifatto da zero, e alle 16 la famiglia si accontenta di verdure semicrude, formaggio poco sciolto, due o tre salamelle e un paio di bistecche di maiale. Per fortuna Castagna è stata generosa con il dolce.
Il primo sfortunato tentativo di grigliata lascia l'uomo di casa, in questo caso il BP, molto abbattuto. Si tratta niente meno che di trovare una soluzione praticabile per invitare 10 persone a Pasquetta, e il grigliatore ufficiale dovrà mostrarsi all'altezza della situazione. Egli peraltro, con sana ostinazione, non rinuncia a domare la carbonella disobbediente: chiama in aiuto il BPino, fratello assai più giovane e silenzioso ma davvero efficace, che arriva, con un grugnito timido saluta, si posiziona massiccio davanti alla griglia, e, affiancato dal più snello e nervoso BP, svuota tutta la griglia della cenere bollente, rifà tutto da capo e ottiene una splendida fiamma alta. La famiglia, che si era allontanata dalla griglia giusto il tempo di una passeggiata di un'oretta e di mezz'ora al sole sul prato, riapparecchia prontamente il tavolo e giù di costine di maiale, salsiccia e tutto quello che si può ancora grigliare. Il BPino mangia in silenzio, con tale entusiasmo che Castagna inizia a temere voglia grigliarsi anche il cane del vicino.
Nel frattempo. Il sorriso della Princi di fronte a qualsiasi cosa, ma letteralmente qualsiasi cosa, una gerbera bianca, il BP che combatte con il fuoco, me, la consuocera, il prato, il cielo, le stanze ancora da arredare, il panorama, il tubo dell'acqua per bagnare le aiuole, è talmente incantevole e sereno che io stessa mi farei tagliare a pezzi e grigliare con le salamelle senza smettere un secondo di gongolare. Mai vista mia figlia con lo stesso umore positivo per così tante ore di seguito.
Sul prato, mentre lei mi accarezza i capelli e il sole mi scalda la schiena, il buco enorme che mi passa da parte a parte è vuoto di qualsiasi sentimento o sensazione, non so più niente, fuorché che il mio disperato desiderio di dare a me stessa e alla mia famiglia una casa che sembri una casa, un focolare, un posto bello, sembra stia realizzandosi. Ho ripubblicato il post in cui ne parlavo, che avevo dovuto estrapolare di corsa per un leak sulla mia privacy che non riuscivo a risolvere.
E intanto che la Princi fa sommessamente le fusa, godendosi la mamma, il fidanzato, il sole e la domenica di meritato riposo, ecco questa cosa a cui non sono abituata: la tempesta è ferma. Il vento ci tace. E non "si tace", come è erroneamente riportato in alcune edizioni. Il vento che sempre soffia attraverso quel buco sanguinolento nel mio petto, il frusciare costante dei pensieri che ho avuto per anni, spariti. Un silenzio assordante, che quasi non va bene, dopo tutto quel dolore. Lo so che così non sono io. Lo so che sono immobile in un'altra dimensione, circondata come da tante statue, che sono le possibilità ora evidenti, alle quali ho chiesto di congelarsi in un fotogramma e di non muoversi per qualche giorno. Lo so che cos'è questo. L'ho già vissuto, è l'occhio del ciclone, il secondo di aria ferma prima del terremoto, il risucchio di energia dell'esplosione che l'orecchio non ha ancora potuto sentire sotto forma di boato. Ho paura, ma è una paura bella, quella degli innamorati, dei tuffatori, delle persone vive.




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