Un po' seccamente, a uno dei post precedenti Pellegrina commenta che ho piagnucolato in punto di morte per due anni poiché mio marito non era più lui.
Libertà di espressione, ovviamente, specialmente da parte di una fedelissima lettrice, tuttavia mi sento come quando, in una sola frase di analisi logica, devo correggere così tanti errori che la riscrivo per intero a bordo pagina.
Prima di tutto, gli anni non sono due. Sono SETTE. Sette E MEZZO, a voler vedere. Che questo possa portare a giudizi o anche solo a caute riflessioni su questo matrimonio, su di me o su di lui, è ovvio, e pazienza. Adesso non è importante spiegare, e non sarà mai più necessario, credo, nella mia esistenza, giustificare alcunché. Troppo vecchia per voler essere capita o approvata. Va bene così.
Seconda cosa, egli tuttora non è più lui. Non credo riavrò mai più la sensazione di ubriachezza felice, di vertigine appagata, che mi dava il vedere la luce sprizzare dai due verdi diversi dei suoi occhi. Non perché io non ne berrei avidamente, ma perché quella luce non c'è più. Adesso, a volte, c'è un colore, quando parliamo della Princi, o in certe mattine rilassate a Paesino da Cartolina. Ed è come il riflesso sul mare, in quei giorni in cui il sole è velato e le onde sembrano di metallo. Il verde acceso e l'oro, e il cristallo puro delle sue risate, sono stati portati via molto tempo fa. Ho fatto ridere di gusto alcuni uomini, in questi anni, e ho riconosciuto il timbro dell'abbandono gioioso che qui, a casa, non sento più.
Ma nemmeno io sono più io. Scambio, avvenuto giusto una decina di giorni fa, in montagna, proprio tra me e l'Uomo: esordisco io con "Ho trovato il biondo platino, adesso quando torniamo me lo faccio". Lui, sgomento: "Ma no, ancora più chiaro di così? Ma no dai, poi non sembri più la stessa persona" e io seria "Uomo, io NON SONO la stessa persona." "Questo lo so, ma è troppo, ancora più biondo".
A riprova del fatto che non sono la stessa di prima, al prossimo giro mi tingo di biondo platino, checché ne dica lui. E anche solo da questo si vede, che non sono la stessa.
Ultima e più importante correzione. Non ero in punto di morte. Sono, anche adesso, morta. Sono così convinta di essere trapassata nel 2015, che una volta sono andata a leggermi come funziona quella sindrome psichiatrica per cui uno crede di essere un cadavere. Ho però visto che i poveretti che ce l'hanno si astraggono dalla vita sociale (e quello può darsi) e lavorativa (e no, quello no, anzi) e a volte si lasciano morire da bun, come dicono qua in Piemonte, perché smettono di mangiare (e non c'è proprio pericolo).
Quindi io non sono una viva in punto di morte. Semmai, è proprio il contrario. Sono una morta che, qua e là, sente l'odore della vita e si ricorda com'era. Uno zombie che spia da dietro i vetri le famiglie sedute a tavola, non per mangiare loro i cervelli, solo per invidiare i loro gesti. A volte sono una trapassata a cui batte, forte forte, il cuore. A volte qualcosa, un abbraccio della Princi, una voce, una risata, uno sguardo, mi fanno sentire che ancora c'è qualcosa nel mio sangue che trasporta ossigeno. A volte la linea di confine tra la mia esistenza da fantasma e la vita vera è quasi cancellata, il sole riesce di nuovo a scaldarmi la pelle, i miei muscoli rispondono, rido, respiro. Amo.
Non so quanti, di voi che leggete, possano capire quanto si apprezza la corrente impetuosa del fiume, quando si è sulla riva e ci si ricorda come si fa a nuotare. Si capisce infinitamente il valore delle cose, ci si arrabbia così poco rispetto a prima, si sorride con tenerezza a tutto.
Vorrei tuffarmi? Oh sì. Ma non è il mio momento, non è il mio destino, adesso. Agito le catene al buio e macchio di sangue il tappeto ogni notte, finché l'equivalente di Virginia verrà a darmi pace, con la sua anima compassionevole. Chi cerca di usare lo smacchiatore Pinkerton, non ha capito niente.



3 commenti:
Non ho scritto che dicevi di essere in punto di morte (una volta hai proprio usato l’espressione “se non sono morta allora”) perché “non era più lui” ma perché “non era più li’” id est con te. Questo alla fine di un post in cui parlavi di “peso simile a un ergastolo” di un marito “che è sempre qui” e che certo fa cose sgradevoli tipo: “non mi valorizza per nulla”.
Tutto questo nuovo post è quindi un’interessante variazione su una sorta di lapsus... (-:
E... se una persona non è più la stessa, in un certo senso non è più lì. Anche se c'è. Comunque tranquilla... dal primo giorno in cui l'ho incontrato sono entrata in un labirinto, i lapsus e le interessanti variazioni sono praticamente la sostanza del nostro malatissimo rapporto.
Lo smacchiatore Pinkerton, tra l'altro, lo usano (per fortuna ormai di rado) le persone benintenzionate che approcciano il problema con "sei una donna in gamba e sei ancora giovane, dovresti uscire e rifarti una vita". Ormai stanno diminuendo, un po' perché non sono più così giovane, un po' perché forse non sono mai stata così in gamba, almeno con gli uomini, un po' perché agli altri sta venendo l'idea che anche questa sia una vita. Io, peraltro, non esco perché non voglio rifarmi alcuna vita e, soprattutto, perché per incontrare chi ti cambia la vita veramente non c'è nessun bisogno di "uscire". Così... sto ad agitare le catene nel castello :-)
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