"Il ministro ha detto che vuol fare le classi separate per gli stranieri."
Sono scoppiati a ridere.
E io, di nuovo, ho pensato: a posto così.
[Non volevo dirlo in classe, ma la collega ha postato la citazione di Valditara sulla chat docenti nell'attimo in cui abbassavo gli occhi sul telefono per andare al registro elettronico e fare l'appello. La mia lingua è andata da sola.
Dopo, ho spiegato che normalmente noi non facciamo politica in classe, che, certo, spieghiamo la storia, le interpretazioni letterarie e culturali dei fatti, parliamo di legalità e di diritti e di Costituzione. Ma che non è nostro compito dire a dei quattordicenni come devono pensarla, bensì dare loro gli strumenti per sapere come la pensano (e saperlo dire). Mi guardavano, presissimi. Qualcuno sorrideva.
Mi spiace per quelli che parlano di scuola senza entrare mai in un'aula. Davanti a occhi come quelli, a quel silenzio, a quell'attenzione, in quei momenti in cui si sente il rumore del germoglio del pensiero che fa capolino dalla terra, il senso della decenza, se non ce l'hai, ti viene.]



1 commento:
Ok dirò una cosa sgradevole, e che sembrerà futile, ma pazienza. Visto il lavoro che fai, e che visibilmente vuoi, ami e sai fare, riusciresti a alfabetizzarli anche infilandogli nella testa che sugli autobus e nei luoghi chiusi non si fuma per fare i gradassi? Che è anche questa una forma di decenza e rispetto degli altri, se vuoi vivere in un mondo migliore come quello che vai cercando via da dove sei nato (o da dove sono nati i tuoi)? Perché vedi in questo momento mi capita di prendere dei bus interurbani stracolmi con gente pigiata in piedi, dove puntualmente dei ragazzini (minorenni) di origine nordafricana e solo di quella, poco più grandi dei tuoi alunni, fumano semplicemente per sfregio e inutile dirgli di non farlo. E pazienza ovviamente se poi qualcuno ha lo stomaco in subbuglio per tutta la sera. Tanto è solo una donna.
Ecco, magari cominciando dalla scuola, si potrebbe anche favorire una convivenza a partire dalla capacità di prendere in considerazione, con fermezza, quelle apparentemente piccole cose così poco pittoresche che però rendono più civile la vita quotidiana.
E già che ci siamo, forse potrebbe anche servire, in generale, ammettere una volta per tutte a livello sociale e collettivo quanto in famiglie di origine straniera ci sia un tasso diffuso di violenza (patriarcale, per chi ci fa caso) più alto che in quelle italiane, dove ovviamente non manca, anche a prescindere dai casi estremi di cronaca nera più recenti.
Perché, stavolta sui treni pendolari, mi capita di vedere nuclei familiari di varia origine con bimbi piccolissimi dagli occhi spauriti e cattivi, bestiole in guardia da tutto e da tutti, chiaramente infelici e abituati a vedere nell’adulto una fonte di terrore imprevedibile da cui guardarsi e soprattutto da odiare per puro spirito di vendetta dettata dal bisogno di sopravvivenza. Occhi che non scordi.
Perché va bene tutto, la funzione dell’insegnante, la solidarietà, il paracattolicesimo, il buddismo e quel che ognuno s’inventa per parare la miseria quotidiana e la propria infelicità. Ma la cecità con cui abbiamo, socialmente, santificato « il migrante » con annessi e connessi più o meno « culturali » semplicemente perché ci serviva per opporsi a « ilrazzista » con urla scandalizzate, in una bega tra bianchi-europei-italici-integrati che non teneva conto della realtà di vita concreta né della mentalità di chi veniva a vivere qui, ha impedito e impedisce tuttora di prendere in considerazione sul serio e di riconoscere problematiche e stile di relazioni che rischiano di alimentare ancora di più ostilità, ghettizzazione, povertà e fratture sociali lungo le barriere etniche peggiorando la vita di tutti coloro che non hanno abbastanza soldi da rinchiudersi in enclave protette. Cioè della maggioranza della popolazione.
Se non abbiamo la forza morale di riconoscerlo e di assumerne le conseguenze in modo attivo, continueremo a usare queste persone per sentirci santi e per definire chi si oppone alla loro presenza come i diavoli, senza realmente affrontare i nodi vieppiù urgenti della convivenza.
Ma tanto è un discorso inutile, quando i santi sono sempre troppo certi di essere tali.
Grazie e buon lavoro.
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