martedì 21 maggio 2024
Per davvero
Non c'è un modo di dirlo che non mi faccia impressione. È arrivato il momento. Abbiamo la lavatrice, il frigorifero grande, la cucina, anzi, due cucine, che verranno entrambe allacciate a gas e corrente entro la fine della settimana.
Il weekend scorso abbiamo parlato di trasferire su le gatte appena finito questo allacciamento, perché dovrebbero smettere di girarci per casa uomini che lavorano o consegnano pezzi a tutte le ore. E se trasferiamo su le gatte, quella a Paesino da Cartolina diventa casa.
Mi aspettavo di avere un gran magone, dato che la casa che lasciamo è quella in cui ho trascorso più anni di fila in tutta la mia vita. Ci sono entrata da sposina e ne vengo via ora che nostra figlia è sposata. Ci abbiamo passato tanti momenti importanti. E infatti ce l'ho, il magone. Molto forte.
Ma soprattutto ho paura, e questo non me lo aspettavo. Ho paura di non essere all'altezza della vita che voglio fare. Ho paura della routine (che poi, vorrei sapere quale, routine. Sono 23 anni che viviamo come dei disadattati nomadi senza pace, e ci abbiamo pure cresciuto una figlia, cinque gatti, un cane, sbattendo a destra e a manca, macinando chilometri, dormendo in giro, vedendoci di corsa in città diverse, gestendo, negli ultimi anni, sei lavori in due, insomma: "noi, cose semplici, mai" è il motto sullo stemma di famiglia). Ho paura che, alla fine del trasloco di mobili e cose che arrivano da tre appartamenti ed un ufficio, non ci sia più spazio per vivere. Che gli scatoloni da svuotare non finiscano mai, che tra 10 anni ci siano ancora dei quadri da appendere (e questa non è tanto una paura, quanto una dolorosa consapevolezza).
Ho paura di aver trovato il Posto, ho paura che sia davvero il posto giusto per lui oltre che per me, ho un'assurda, gigantesca, stupida paura che questo colpo di testa fatto tre anni fa sia la mia Città di Smeraldo, la torre dell'Infanta Imperatrice, la mia Camelot, che il viaggio arrivi a una destinazione adulta e definitiva. Ho paura che, dopo questo, niente sarà più grande come questo.
Stupido, vero? Ma è così.
Come le prime volte che ho visitato e fotografato la casa dei miei sogni, col cielo azzurro smaltato e una gloria di montagne bianche e blu laggiù in fondo, c'è una piccola, ignorante, danneggiata parte di me che pensa di non meritarselo. E adesso, dopo due anni che ci viviamo, sa esattamente cosa vuol dire svegliarsi lì con la nebbia come un tappeto ai piedi, sentire infinite voci di uccelli che punteggiano le notti estive, convivere con la prepotenza delle piante e degli animali che da fuori entrano dentro e danno vita, colore, sangue e profumo alla casa. E ancora non capisce che è giusto così.
Ma soprattutto, ancora adesso, quella parte di me che è eternamente in punizione e in difetto e in dubbio non se lo sa dire a voce alta, anche se lo sanno tutti, che comprare la casa dei sogni non ha fatto felice solo una persona. Che dentro al sogno ci è venuto ad abitare anche lui. E che quindi, come tutti i posti dove c'è lui, quella sarà casa, e tutto il resto saranno solo luoghi.
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