martedì 21 maggio 2024
Risposta dovuta da tempo
Sono rimasta lontana dal blog per un po', per evitare la risposta al lungo commento di Pellegrina al mio ultimo post. Risposta che sentivo di voler dare, ma che volevo dare con cognizione, calma e tempo. Non capisco perché scrivendo dal telefono non padroneggio la spaziatura tra paragrafi e gli a capo, ma tanto fa.
Oggi sono tornata sul blog per dire dei grandi cambiamenti in arrivo, e spero di non dare con ciò adito ad altri commenti di difficile gestione, cioè, per carità, se Pellegrina o chiunque altro vuol commentare che mi LAMENTO di aver paura di stare per trasferirmi in un posto incantevole, essendo una ragazzetta viziata con le paturnie, faccia pure, non credo di restarci particolarmente scossa. Io stessa mi sono chiesta se avesse senso sentirmi come mi sento, e se non dovessi semplicemente scrollare via le esitazioni. Ma credo di aver espresso il fatto di stare per entrare nella seconda parte della mia vita, più che di essermi lamentata, e di aver riconosciuto un lavoro di smontaggio progressivo dei pensieri negativi che faccio da anni su me stessa, più che la metratura di un'abitazione. Credo anche di aver scritto per alcune amiche che non sanno ancora, alla mia età, dirsi che si meritano davvero le cose che hanno raggiunto dopo anni a impegnarsi e a rinunciare, e che impegno, rinuncia, merito non siano legati al saldo complessivo di un conto bancario, ma a come ognuno affronta la vita là dove si trova.
Quindi. Partiamo dalla decenza che "dovremmo" insegnare "anche a scuola". E dalla violenza e dal patriarcato che regnano nelle famiglie di origine straniera, che "potrebbe servire ammettere". Mmm. Come te lo spiego, Pell, che ci lavoriamo tutti i giorni del calendario scolastico, sulla decenza, e la decenza è anche non masticare il chewing gum a bocca aperta e sbadigliare sonoramente davanti al docente e non presentarsi ogni giorno senza libro e con un mucchio di fogli a caso invece che coi quaderni, e in queste cose, almeno dove lavoro io, non ci sono fattori di genere, etnia, credo religioso o strato sociale che tengano, perché la maleducazione è onnipervasiva? Io vent'anni fa a una seconda media mi ricordo di aver spiegato chi fosse e cosa avesse scritto la monaca Roswitha, e ricordo la vocina che dentro la mia testa diceva: beh ma non starai esagerando? mica devono sapere cose che tu hai studiato all'università... Oggi un terzo della lezione, in prima, seconda e terza, ha come contenuto "stai su con la testa" e "finché non avete tutti davanti almeno un libro in due, non posso iniziare la lezione". Oltre a "no, non puoi autorizzarti da solo a non partecipare al progetto, sei minorenne" (giuro che uno recentemente mi ha risposto "eh sì, e allora cosa vuol dire" scuotendo la testa come a intendere: ma tu guarda 'sta poveretta).
Nel frattempo, la poveretta pensa che il fatto che alcuni di questi zoticoni siano seduti lì significa, indipendentemente di nuovo da genere etnia e credo, che 1) sono vivi e a scuola ed è già tanto (ovviamente l'unico suicidio di dodicenne, accertato, di cui io sia a conoscenza diretta, era di pelle bianca, di famiglia presente e in scuola dei quartieri belli, ma ho visto altre morti e saputo di altri rischi), 2) non stanno spacciando, finché sono qui (e se controlliamo bene i bagni), 3) più ce li lavoriamo più siamo sicuri che il giorno che hanno un problema serio lo sapremo e potremo intervenire, con psicologi polizia e servizi sociali e (dettaglio) se lo facciamo e se ci danno retta li metteranno al sicuro e (come per mia figlia) questo significherà essere portati via dal mattino alla sera da famiglia, amici, prof, scuola e città e noi prof in molti casi non riusciremo mai più a sapere come è andata a finire, 4) ah, già, sì, devo andare avanti con il programma.
Sul pezzo successivo, che riporto qua sotto per eventuale ulteriore dibattito:
"Perché va bene tutto, la funzione dell’insegnante, la solidarietà, il paracattolicesimo, il buddismo e quel che ognuno s’inventa per parare la miseria quotidiana e la propria infelicità. Ma la cecità con cui abbiamo, socialmente, santificato « il migrante » con annessi e connessi più o meno « culturali » semplicemente perché ci serviva per opporsi a « ilrazzista » con urla scandalizzate, in una bega tra bianchi-europei-italici-integrati che non teneva conto della realtà di vita concreta né della mentalità di chi veniva a vivere qui, ha impedito e impedisce tuttora di prendere in considerazione sul serio e di riconoscere problematiche e stile di relazioni che rischiano di alimentare ancora di più ostilità, ghettizzazione, povertà e fratture sociali lungo le barriere etniche peggiorando la vita di tutti coloro che non hanno abbastanza soldi da rinchiudersi in enclave protette. Cioè della maggioranza della popolazione.
Se non abbiamo la forza morale di riconoscerlo e di assumerne le conseguenze in modo attivo, continueremo a usare queste persone per sentirci santi e per definire chi si oppone alla loro presenza come i diavoli, senza realmente affrontare i nodi vieppiù urgenti della convivenza.
Ma tanto è un discorso inutile, quando i santi sono sempre troppo certi di essere tali."
...capisco l'intento di critica politica e sociale, condivido il punto che non è tanto la differenza etnica ma la sempre crescente povertà economica di strati sempre più larghi della popolazione che rende la situazione insostenibile, sommata inoltre alla povertà culturale e a quella educativa e politica che sono trasversali, ma ti chiedo, Pellegrina, e giuro che ho aspettato tanto per poterti parlare come con un'amica, in un confronto su posizioni diverse: ma ti senti come parli? Santificare il migrante? Sentirsi santi? Usare le persone per definire santi e diavoli? Partendo tu stessa, tra l'altro, dal fatto di essere infastiditi dal gesto ribelle, maleducato e illegale di fumare sui mezzi pubblici dei ragazzi stranieri, come una piccoloborghese qualunque col golfino beige?
Sai cara, anni fa avrei risposto di getto e molto diversamente. Invece, poiché sono una volpe col pelo già un po' grigio, e poiché da 4 anni lavoro in mezzo al crogiolo di un centro storico pieno di microcriminalità, ho pensato tanto, e ho elaborato diverse riflessioni sul santificare i migranti e sul sentirsi la buona dama bianca che civilizza i piccoli selvaggi. E mi serve rifletterci, senza dubbio, tutti i giorni. A te servirebbe leggerti un po' di cose che scrivono i ragazzi, sentirli parlare, vedere le facce dei miei colleghi alle cinque di pomeriggio (ma certe settimane anche il martedì alle 8 è abbastanza) dopo essere stati a prendere decisioni tremende, che poco hanno a che fare con i quattro di matematica o la monaca Roswitha. E aver avuto le ultime disposizioni dall'alto, che legano ulteriormente mani e piedi al tempo da dedicare al fare cultura, al generare sapere, bellezza,conoscenza, consapevolezza dentro a vite già segnate dalla nascita. E allora vedresti, presumo con una certa chiarezza, che, altro che paracattolicesimo, altro che buddhismo, altro che missione civilizzatrice, l'unica cosa ormai santificabile, e in questo mondo sbagliato, è 'sto gran cazzo. Ma sul serio.
Aspetto tue. Se ci metterai un po', capirò.
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5 commenti:
Temo proprio che il pelo grigio non c’entri molto in questo lungo post che ho letto ora.
Fumare sul pullman dà fastidio agli altri. Punto. Quindi non si fa. Punto.
Il golfino non c’entra niente: sta nelle fantasie personali.
E potenzialmente in un pullmann strapieno di gente in piedi fumare è pure pericoloso.
Ma forse il punto è che io sono non fumatrice.
La “santificazione” non è ovviamente termine tecnico: è un atteggiamento di difesa e protezione acritica di qualsiasi episodio rivelatore di una mentalità che va risolutamente combattuta, da qualsiasi parte si manifesti. Una certa parte movimentista e politica, purtroppo, non lo fa, anzi taccia di razzismo chiunque lo metta in evidenza, perché deve polemizzare contro un’altra parte politica e lo fa, anzi lo fanno entrambe, si’ anche sul corpo delle persone (ad esempio: https://www.carmillaonline.com/2022/06/29/banlieue-del-garda/ ) accettando di fatto o rubricando a questione secondaria comportamenti https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/04/peschiera-del-garda-sei-ragazze-molestate-sul-treno-ridevano-e-ci-dicevano-le-donne-bianche-qui-non-salgono/6615787/ https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/04/nel-centro-sociale-occupato-di-milano-sfrattato-da-spacciatori-e-senzatetto-attivita-sospese-pericolo-troppo-alto/6377870/ che attuati da persone di diversa origine sarebbero giustamente definiti inaccettabili e al centro dell’attenzione e della condanna.
Personalmente sentire persone del genere sfogare la propria frustrazione con espressioni “Donna bianca sul mio cazzo” sull’autobus non è comportamento accettabile, golfino o nudismo che sia, poco importa se diretta a me o a altre. Come non è accettabile sul lavoro trovarsi a coordinare un gruppo in cui l’unico maschio di seconda generazione vuole imporre alle ragazze di stare ai suoi ordini, dicendo che le donne devono essere sottomesse agli uomini e di non accettare che siano altre donne a dirgli cosa fare. O di trovarmi personalmente le mani addosso in modo pesante durante un dibattito in una serata all’aperto proprio di quell’ambiente politico, da parte esattamente di un santo di quel tipo che guarda caso è venuto a sedersi accanto all’unica femmina non accompagnata della platea. E di non sapere a chi rivolgersi per farlo allontanare perché poverino.
Che il maschilismo le violenze sessuali e quant’altro anche estremi non siano prerogativa di un gruppo etnico è ben noto e il primo a ricordarlo è il mio precedente commento: ma quanto meno qui ha imparato, grazie appunto a una ferma opposizione, e sempre con molta strada da fare e episodi spaventosi, forme più caute, più subdole anche, ma che lasciano più spazio di manovra e anche di denuncia.
Le persone non sono li’ per farsi oggetto dei desideri unilaterali di altre persone. Punto.
Non mi sembra una conquista, per gli individui, per i gruppi, per le stesse etnie che devono convivere, tornare indietro in nome delle decisioni terribili o quant’altro, a quando una femmina non doveva provocare il maschio cacciatore mettendosi il bikini o uscendo per strada, non parliamo poi del lavorare.
Cioè al di là del caso concreto, non è profittevole interpretare l’integrazione come una questione di carità versus razzismo, ciechi a tutto il resto che si porta dietro (violenza più diffusa nelle relazioni interpersonali, patriarcato più forte, rappresentazione delle occidentali come donne disponibili a prescindere, degrado ambientale ecc.), perché non risolve a lungo andare un problema che è collettivo e non una somma di casi individuali più o meno drammatici.
E infatti la scuola è un presidio collettivo sul territorio.
Penso che lo sradicamento e lo spaesamento di due o tre generazioni conti parecchio nel creare difficoltà all’integrazione. Il problema non è nell’ accogliere a braccia aperte o con la sindaca di Monfalcone. Non è questa l’alternativa. Il problema sono i limiti a comportamenti e mentalità che improntano la convivenza civile cui non vogliamo rinunciare, incluso il diritto di non subire suffumigi sull’autobus per stupida sfida a un mondo che si percepisce come in conflitto con la famiglia nei ruoli e nella mentalità, e il modo con cui farla passare senza se e senza ma.
Ma appunto è un discorso che non si vuole prendere in considerazione, preferendo strillare.
La scuola è un’opportunità per insegnare regole di convivenza civile, in fondo questo ho scritto. E va colta, quanto meno dagli insegnanti più coscienti. Non penso che tu non sia d’accordo.
Con “precedente commento” intendo il mio commento all’origine di questo tuo post.
Ah, last but not least, questione Roswitha: no io sono convinta che non debbano esistere saperi di serie A e di serie B, e nel lavoro che faccio, ogni volta che ne ho l’occasione, purtroppo non abbastanza di frequente secondo me, porto tutto quel che ho imparato fino al giorno prima anche a chi secondo altri dovrebbe o potrebbe farne a meno per ragioni che non sto a precisare.
Non solo: lo ritengo mio preciso dovere.
Conoscendo la Francia, paese che ha sia investito di più nelle banlieue sia immigrazione più antica e maggiore, li vedo confrontati a problemi di questo stesso tipo ma assai più esacerbati. Con tutta evidenza, accogliere e sussidiare non basta.
Vogliamo ritrovarci a metterci il golfino dietro a un altro Paty?
Francamente lo trovo profondamente sbagliato.
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