Prima di tutto. A Paesino da Cartolina, se uno vuole dei lavori in una casa, non chiama i muratori. Chiama IL muratore. Lui, il solo, l'unico, il Michelangelo della Valle Segreta.
Detto così, perché è Colui Il Quale ristruttura in stile ineccepibile ogni angolino del paese, con passione maniacale. Fa anche un'altra cosa con passione, da 4 anni, e la fa rendendo molto felice la Caramella. Ragion per cui, io so di lui molte cose che preferirei non sapere di un uomo che circolerà per casa mia. Ma, a prescindere dal fatto che sia l'uomo di una mia amica, e che di michelangiolesco abbia anche il fisico, avrei comunque chiamato lui. Perché in questi anni in cui la Caramella e io andavamo a camminare e lei fingeva di non conoscerlo, o lo salutava distrattamente, ma le brillavano gli occhi e le scappava un sorriso tutto fossette tipo fidanzatina ventenne, lui ha ristrutturato esternamente in modo impeccabile un terzo delle case di Paesino da Cartolina. E anche perché la precedente proprietaria aveva fatto fare i lavori a lui e suo padre, e quindi conosce già la casa.
Il problema di volere Michelangelo è che i tempi di attesa sono a dir poco rinascimentali. In agosto, gli ho chiesto un sopralluogo e, giuro, meno di 6 minuti dopo ha frenato davanti al mio cancello e mi ha dedicato un'ora. Poi mi ha detto: prima del 2022 non ho un momento libero. E allora io la mattina del giorno 3, primo giorno feriale del 2022, alle ore 9.20 ho mandato il primo Whatsapp. Mi scusi egregio Buonarroti, etc etc, ma si era detto gennaio, ecco, è gennaio. Ha risposto solare e gentile come sempre che mi scrive appena può. E ora io palpito.
Intanto ho conosciuto i giardinieri. Che, anche loro, già sanno della casa, e parecchio stimano la proprietaria di prima che si è disegnata da sola il giardino dei sogni. In negozio, avevo conosciuto il più vecchio dei due: barba da boscaiolo e camicia a quadri, diciamo prevedibile. In giardino, per il preventivo, si sono presentati entrambi i fratelli: il taglialegna e l'artista, abbigliamento e occhiali da dandy, parlantina ipnotica e chiaramente il creativo di famiglia. Anche i prezzi sono quelli di uno stilista di Milano. Mi sa che imparerò a gestirmi da sola molti attrezzi che ora guardo con sospetto.
Per ora ho acquisito la padronanza di uno strumento fondamentale, la bellissima gatta nera della vicina. Ho strategicamente posizionato sotto il portico una cuccia di plastica con copertura e cuscinetto morbidissimo e pelliccioso all'interno. Orientata in modo tatticissimo per ricevere tutto il sole del pomeriggio, pur rimanendo al riparo. Ce la trovo dentro, accucciata comoda, a volte quando arrivo, altre volte dopo che ho finito di pulire o decorare, quando esco, perché non si lascia toccare, ma chiaramente sta appostata sotto la finestra del salotto a farsi i fatti miei, ascolta tutte le lezioni di yoga, la mia voce quando canto e le telefonate. Sì eh, ho detto che canto. Perché io sono morta nel maggio del 2015, e ho lasciato cadere come una pelle di serpente la persona che ero, ma lì, com'è come non è, canto. Soprattutto quando l'Uomo è già passato a fare cose con me o sta per arrivare. Quindi, dicevo, la gatta della vicina col suo manto total black gironzola in giardino, e ciò tiene lontani gli animali innominabili che appunto non definiremo.
Del resto della fauna, bisogna farsi una ragione. Ho deciso che devo per forza passare dallo stato precedente di paralisi e gola secca alla vista di un ragno, a un approccio scientifico ed etologico di impianto strettamente darwiniano. Traduco. I ragni ci sono e ci saranno. Sempre. Ovunque. Sotto le mensole del camino. Nelle finestre. In giardino. Clamorosamente, ma questo si deve al fatto che la casa non è ancora abitata: nell'annaffiatoio, e nel portacarta in bagno (sì, ho urlato e sono partita via dalla tazza con un salto verticale da ferma, come uno shuttle). Quindi adesso io sono una grande lettrice di un sito che si chiama aracnofilia.qualcosa, e ho imparato come si chiama quello veramente grosso che ho trovato morto in salotto. Ho imparato a distinguere chi c'è dietro l'angolo dal tipo di tela che fa. E ho imparato a stimare molto i cosiddetti ragni zampelunghe, che, poverini, esteticamente sono così banali e sfigati, e invece no: sono estremamente aggressivi nei confronti di altri ragni più grossi e pericolosi di loro. Quindi sono la guardia reale che mi difenderà da altre presenze.
Tuttavia persiste un problema non piccolo. La cantina. E in particolare l'infernot, cioè il cunicolo stretto e basso che faceva anticamente da frigo naturale per i vini. Lì vivono Cose. Una delle Cose è stata parzialmente mangiata (eviscerata sarebbe il termine tecnico) da Altra Cosa, chiaramente più feroce. Siamo sempre nel mondo degli insetti, credo, ma come sia fatta l'Altra Cosa io preferirei non saperlo mai, dato il risultato raccapricciante del suo pasto. Che non ho avuto la forza di raccogliere. Resta lì per ora, e si mummifica nel clima immutabile della crota. Ma io prima o poi ci dovrò tornare. E studiando sul sito degli aracnofili ho capito che, se al piano superiore mi bastano gli esili ragni zampalunga, sotto devo schierare la Wehrmacht.
Ora. Esiste un tipo di ragno che ADORA mangiare le Cose e vivere in cantina, soprattutto nel legno vecchio. Se è femmina, sceglie una fessura, ci costruisce un tunnel di ragnatela che può arrivare a due metri (DUE. METRI.) di lunghezza e ci resta. Per tutta la vita. Tre anni garantiti. Esce solo per prendere le Cose, e spolparle. E le vuole grosse, le Cose. Come quella che ho trovato mezza mangiata. Magari proprio da uno di loro. Parentesi: la femmina sta tutta la vita nella stessa fessura, se nessuno la manda via. Il problema è il maschio, che, essendo maschio, va a figa, e quindi girerebbe per la cantina. Io non so se ce ne siano già. So però che sarebbero talmente utili che dovrei procacciarmeli in un negozio specializzato, portarli a casa, liberarli in cantina e sperare che si trovino bene. C'è un dettaglio, però, e mi spiace passare per razzista, e mi spiace passare il messaggio che l'estetica conti più della professionalità... però...


