Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

venerdì 30 ottobre 2009

Se è Divina ci sarà un perchè





Stamattina la II B mi ha di nuovo massacrato. Ma c'è stato anche un momento bello.

La settimana scorsa ho detto di procurarsi un'edizione integrale, ma economica, della Divina Commedia. Naturalmente una collega venuta a saperlo da una madre non poteva credere che io volessi un'edizione INTEGRALE per le medie. I bambini erano un po' preoccupati di dover spiegare, senza una lista libri chiara, alle famiglie cosa intendevo far comprare (infatti diverse madri han capito quel che volevano capire: da quella che li ha portati davanti al liceo classico a comprare un'edizione in tre volumi col commento, a quella che gliel'ha presa ridotta ad usum delphini), io ho specificato che volevo l'edizione integrale per avere modo di starci un po' su, se a loro fosse piaciuta.
Punta di Diamante ha detto: "Ma è brutta, la Divina Commedia", ma poi è venuto fuori che non ne aveva mai letto mezza riga. Goccina di sudore gelato sulla mia fronte: se Punta di Diamante trova noioso Dante, tre quarti di classe gli vanno dietro, fisso sicuro.

Oggi mi han portato a vedere alcune edizioni. Bahama Girl è arrivata con una Divina scolastica di suo nonno, datata 1929, e io subito: "Oddio! Un libro vecchio! Fammi sentire", e l'ho annusato. Stupore e scandalo della II B: "Ma perchè, che odore ha?" Ho preso la mia letteratura italiana del Gioanola del 1992 e gliel'ho fatta sentire paragonata al Dante del 1929.
"Uhh è vero, che buono!!!"
Tutti col naso dentro allo stesso libro, a turno. Se ci vedeva quella di inglese che fa disinfettare le mani a inizio e fine lezione tutte le volte, tirava le cuoia dall'orrore.

Dopo di che, riprendiamo la distinzione tra versione in prosa, parafrasi e spiegazione con commento, che ho iniziato la volta scorsa a instillare nelle loro testoline.
Scrivo alla lavagna una terzina tratta dal canto degli avari e dei prodighi e faccio io, a voce, tutte e tre le cose. Poi dico: "Ora provate voi" e sulla lavagna metto:

"O Tosco, che per la città del foco
vivo ten vai così parlando onesto,
piacciati di ristare in questo loco."



Attimo di silenzio, poi uno sopra l'altro:
"Chi è Tosco?"
"Vuol dire toscano! Vero?"
"Ma Dante era toscano?"
"E sì, eh?"
"....che te ne vai per la città..."
"La città del foco è l'inferno!"
"Sì!"
"Ti piaccia restare qui in questo posto..."
"...parlando onestamente..."

Io, zitta e senza sorridere, aspetto.
"Chi vuol provare a spiegarla tutta?"
"Io!"
"Io!"

Dopodichè:
"Ma se il toscano è Dante, chi è che parla?"
"E' un'anima che è in una tomba arroventata..."
"E perchè?"
"E chi è?"
"Ecco, sapete che abbiamo detto che c'era un amico di Dante che si chiamava Guido Cavalcanti..."
...
...
"Cavalcante Cavalcanti? e che nome è?"
"Ma come, questo di nome si chiama Farinata???"
"Sì, ma queste cose le vedremo dopo, ora quel che mi interessa è che abbiate capito come si analizza il testo, avete visto che siete riusciti a farlo da soli?"

Un attimo di pausa. Sta per succedere, lo sento. Dai. Dai. Lo so, che ci siamo. Tra un attimo lo dicono.

Infatti:
"Ancora!"
"Ce ne scriva un'altra!"

Eheheheh. Brutta, la Divina Commedia? Maddài.

Revitalizing, il weekend e uno scazzo da favola

Alcune sparse osservazioni

Il lettone si è rotto. Nel senso che è saltata una vite di quelle tra l'impalcatura delle doghe e una zampa. In buona sostanza c'è il rischio che voliamo per terra nel cuore della notte. E' successo il weekend scorso e io non ero in forma per affrontare le emergenze, ma per fortuna c'era il letto degli ospiti fatto e non utilizzato. Ci siam fiondati in cameretta. Da allora nessuno ha ancora affrontato il problema di cosa fare del letto, per tre motivi:
1) in cameretta, che non dà sulla piazza ed è più fresca, si dorme da Dio, come io già sostenevo tempo fa;
2) non avete idea di come un semplice cambio di pareti all'interno della stessa casa possa rivitalizzare una coppia un po' adagiata nella routine;
3) il letto non è rivolto da nordest a sudovest ma da sud a nord e io ho smesso TOTALMENTE di soffrire d'insonnia: porca vacca, aveva ragione il libro del feng shui.

Ho rivisto dopo mesi la Tipa e ricominciato a sentire quasi ogni giorno Cavallino, ho un appuntamento a fine mese prossimo con La Frenci, e quindi diciamo che sto rimettendomi in pista per quanto riguarda i rapporti sociali, almeno con le amiche strettissime. Ora vediamo come va con la famiglia (... ... ...Gesù... ...)

Pochi venerdì sono arrivati desiderati come questo, ma dalla quiete del weekend mi dividono ancora:
tre ore con la II B che ieri mi ha fatto INCAZZARE talmente TANTO che non ho nemmeno gridato perchè, giuro, avevo paura di farmi scoppiare una vena
una rognosa telefonata in banca
innumerevoli rotture di coglioni domestiche (ieri che potevo arrivare a casa - alle 14.40 - e svaccarmi perchè l'Uomo non c'era, uno dei gatti aveva vomitato in salotto, e giù a pulire)
una serata di poesia (io DETESTO le serate di poesia) in galleria d'arte con annessa cena di famiglia e poeti ospiti, arrivo a tavola previsto dopo le ore VENTIDUE ('fanculo...)

Rifletto che ho lottato ANNI per restarmene qui nel weekend, e ora che ci riesco l'Uomo in ogni weekend mi infila qualche impegno sociale di cui farei a meno...

Rifletto anche su altre cose. Tipo che la settimana prossima le previsioni, tra famiglia e scuola, sono di FATICA BRUTA. E che devo andare a vedere la macchina nuova e anche spicciarmi a comprarla, perchè per la settimana prossima è previsto un drastico calo di temperature con neve etc. La Picanto non sopravviverà a un altro inverno.

E che sono strana, perchè alterno una stanchezza di morte a un sacco di voglia di fare, e la distanza tra uno stato e l'altro è un cioccolatino. E non riesco a gestirmi le energie, i tempi e gli impegni, in modo non dannoso. Volete un esempio?
Mi alzo alle sei per finir di correggere le prove e poi sto qui a scrivere vaccate.

Buona giornata a tutti quanti, un pensiero positivo tratto dalla mia lezione di geografia dell'Europa di oggi:


Chateau de Chenonceaux

giovedì 29 ottobre 2009

Fedeltà

Oggi, prima volta che in III C si fa finalmente Antologia B* e si parla un po' dei massimi sistemi, La Peste trova un momento per dirmi che lui suo padre lo può vedere solo una volta al mese. Lo dice a mezza bocca mentre è vicino a me e alla lavagna, dove sta scrivendo gli ideali che secondo loro valgono la pena di essere coltivati per una vita:
SINCERITA'
LEALTA'
GIUSTIZIA
FEDELTA'
(Uehi, pensa la prof. 'Sti cazzi. E apre un dibattito sulla fedeltà oggi)


[*Antologia B è il volume due dell'antologia, quello i cui testi riguardano grandi tematiche educative tipo l'uguaglianza, i diritti, l'ambiente, l'intercultura, e i cui esercizi servono perlopiù a sviluppare la capacità di dialogare e costruire argomentazioni, sui massimi sistemi appunto (una delle mie ore preferite...)]

La Peste ieri ha preso quattro di Letteratura (veramente era un due: scena muta) e ha convenuto con me che, sebbene Tocco di Figliola sia la sua ragazza da tempo immemorabile, sarà meglio lasciarla nell'ultima fila e spostarsi un po' più avanti per lavorare meglio.

Oggi, mentre si parla delle famiglie di ora, della fedeltà etc, mormora questa cosa su suo padre, e io che ero mezza distratta dagli altri inizio a dire "Cosa?" anche se frattanto mi accorgo che ho capito. La Peste: "No, niente". Ma appena suona l'intervallo mi arriva vicino: "Dicevo che io mio padre posso vederlo solo una volta al mese". E io: "Sono separati." "Sì." "Eh, è dura, lo so, però questa è una decisione degli avvocati che vale ora, quando sarai più grande deciderai tu quando vederlo" (mentre parlo penso: oh ma sei scema? ma perchè non tieni mai ferma quella lingua?)
La Peste: "Ma veramente?"
E io, ormai che ci sono: "Beh sì, a diciotto anni mica ti possono dire chi devi vedere e chi no".
Che credo sia vero. Ma non sono fatti miei. Però bisognava vedere la lucina in fondo ai suoi occhi. Avrò fatto male a dirglielo? Aveva preso un quattro di matematica, l'ora prima. Insomma, quando hai tredici anni un po' di luce in fondo a una settimana di merda avrai anche il diritto di vederla, no?

Più tardi, alla Peste ho dato UNO E MEZZO (portato politicamente a quattro per semplicità contabile, ma pur sempre scritto rosso su bianco) di grammatica scritta. Non ha fiatato, io invece avevo le mani nei capelli: come cazzo si fa a prendere UNO E MEZZO su degli argomenti di ripasso?

Me ne sono andata pensando a due cose: "Ma veramente?" e un dialogo con La Peste svoltosi al primo recupero pomeridiano: "Io e Tocco di Figliola stiamo insieme dal terzo giorno di scuola." E io: "Ah, da due mesi?", pensando che è discretamente tanto. "No, noi ci siamo messi insieme subito, il terzo giorno di prima media."

Da due anni.

D'improvviso, oggi realizzo che Tom Cruise e La Peste sono molto amici, stanno (stavano fino allo spostamento della Peste) nella fila in fondo, in banco con le rispettive ragazze, e che quei quattro si comportano a tutti gli effetti come due nuclei familiari, due coppie di amici che abitano vicine. Basta vedere come Tom Cruise e Visino Tondo si organizzano i materiali sul banco, come una coppia che carica la macchina per partire per l'ennesimo weekend o apparecchia la tavola. E come, ogni volta che chiami alla cattedra uno di loro quattro, gli altri tre sono attenti, coinvolti e partecipi.

E viene fuori che La Peste e Tocco di Figliola stanno insieme da DUE anni. Conosco convivenze fra adulti, e addirittura matrimoni, durati meno.

...
...
...

La fedeltà, già.

mercoledì 28 ottobre 2009

Autocoscienza - La III B 2006/2007, ultimo episodio: Il Danno

Ho già detto che il Danno è molto intelligente. Non ho detto che è anche una promessa del calcio, gioca in una nazionale giovanile, tra parentesi le han date ai giovani del Genoa giusto la settimana scorsa.

Quando era mio alunno, la sua idea base della vita era articolabile su tre punti: le ragazze (una in particolare, quando io l'ho conosciuto, era molto infelice e tremendamente fedele a un'ex di importanza fondante per la sua educazione sentimentale, poi gli è passata), la carriera sportiva e fare casino.
Il lavoro indefesso operato sulla III B 2006/2007 dalla qui presente e dai suoi colleghi gli ha introdotto un'ulteriore idea: forse, ma solo forse, posso fare bella figura a scuola.
"Al liceo, prof? Io?"
Dopo quella rivelazione, il Danno mi arrivava ogni cinque minuti con un dubbio.
"Ma se poi ho allenamento e arrivo tardi a casa, i compiti di un liceo non li reggo."
"Ma se mi prendono nella tale o talaltra squadra mi trasferisco in una struttura apposta, tipo collegio, dove c'è il liceo sportivo."
"Ma latino è difficile?"
"Ma non lo so se ne ho voglia, di studiare."
"Ma se vado al linguistico cosa studio? ma faccio Shakespeare, davvero?"
Verso l'epoca delle preiscrizioni il suo atteggiamento era: mi faccio trovare alla cattedra già all'inizio dell'ora, con gli occhioni castani pieni di domande e il broncetto da bimbo viziato, e rompo i coglioni con la seguente frase: "prof, le superiori, allora, dove vado? cosa faccio?"; salvo poi, sentita la mia risposta, contorcersi tutto e tornare al banco scuotendo il ciuffo e borbottando: "ma non lo so, non lo so, mi iscriverò a una scuola facile, c'è il calcio...".

Nel frattempo, però, si era messo a lavorare, entrando in competizione non con il Mostro (perchè era impossibile) ma con Mani da Pianista. Scriveva in modo naturalmente poetico, anche se non sempre curato. Gli venivano idee originali e metafore come se niente fosse. Faceva l'analisi logica in inglese per sfidarmi, si firmava "colui ke splende" in cima al compito, ne inventava una diversa ogni giorno per prendermi amichevolmente per i fondelli, gigioneggiava portandomi i fiori e facendo il pazzesco con la più giovane dei suoi prof, ma intanto faceva domande, faceva collegamenti, e prendeva voti sempre più alti di Storia e Geografia.
Avevamo cominciato il corso di latino e lui non lo frequentava, ma un bel giorno, visto che dopo tanti dubbi si era preiscritto al linguistico, l'ho costretto a venire alle lezioni. E' arrivato (in ritardo) che gli altri stavano già cercando di districarsi con il vocabolario e le prime frasi complesse. Ha fatto la prima lezione stando a sentire, ma dopo quaranta minuti alzava la mano per rispondere. E ci azzeccava. La seconda volta che ha seguito, gli altri traducevano già con il vocabolario e lui, seduto alla cattedra di fianco a me, metteva a posto il quaderno copiando le lezioni precedenti, a partire da "rosa rosae rosae", finchè non mi sono accorta che CONTEMPORANEAMENTE cercava di rispondere alle domande che facevo agli altri. E ci azzeccava. Alla terza lezione era alla pari col Mostro, che faceva latino da due mesi e mezzo.

Insomma, non potevo permettere che uno così facesse il calciatore e basta. E' diventato la mia crociata.

Tra il fatto di ronzarmi intorno per risolvere i suoi dubbi sulla scelta della scuola futura e quello di essere sempre in mezzo quando succedeva qualcosa di interessante, dalla battuta al test psicologico, dall'esercizio di scrittura creativa alla spiegazione della seconda guerra mondiale, c'è stato un momento in cui facevo lezione praticamente solo per lui.
Capita, di alzarsi al mattino con in testa quell'unica alunna che è veramente in grado di emozionarsi quanto te quando legge una poesia, o quell'unico ragazzo che vuole capire davvero le cause di un fenomeno storico. Capita di prendere a cuore uno di loro più degli altri, e un giorno vi dirò di Giovane Lupo, di un paio di meravigliose ragazze del liceo talmente speciali che è persino difficile dare loro un soprannome, di Senza Mamma, di Forse Posso, di Punta di Diamante.

Ma un giorno il Danno ha fatto una cosa inaudita, che ha cambiato il mio modo di insegnare. Ha instaurato lui un rapporto con me. Cioè non con la sua prof. Con me come persona.

Era un periodo in cui mi faceva impazzire. Un giorno entrava alle nove e mezza fresco come una rosa dicendo che aveva fatto tardi a una cena coi suoi. Un giorno faceva un'interrogazione di Storia coi fiocchi. Un giorno era senza compiti di Italiano. Un giorno era assente per festeggiare il suo compleanno. Un giorno usciva prima per gli allenamenti, un altro lo beccavo a fare in venticinque secondi il compito assegnato per casa, e invece di rimpicciolirsi perchè lo sgridavo mi si appiccicava dovunque fossi e mi coinvolgeva nei suoi ragionamenti per risolvere l'esercizio, finchè non mi toccava ammettere che lo stava facendo, il compito, e da solo, e bene.

E più il Danno era irresistibile, e acuminato nei ragionamenti, e capriccioso negli atteggiamenti, più io mi ci incazzavo e mi ci fissavo.
Così, una volta che gli ho dato, a distanza di ventisei ore, un'insufficienza grave per un lavoro fatto coi piedi e un voto altissimo per un'interrogazione andata bene, o viceversa, gli ho detto, andandomene dalla classe, piuttosto velenosa:
"Cosa dicono i tuoi genitori, Danno, che una volta porti un voto mostruoso e la volta dopo una nota? Non trovano che ci sia da dire qualcosa?"
E lui, non so spiegarvi con quale tono, bisognava sentirlo: calmo, serio, sincero, e soprattutto gentile, come se veramente gli importasse spiegarmi:
"Sì, va beh, qualcosa dicono... Il punto, però, prof, vede, è che a me di come vado non me ne frega niente".
Ma non detto con strafottenza, giuro. Sereno, mi ha enunciato un dato di fatto, e mi guardava negli occhi cercando di capire la mia reazione, come IO guardo LORO quando cerco di aprire le loro menti a un punto di vista che prima non hanno mai considerato. Io ho mormorato una roba come: "Perfetto, come distruggere il lavoro di un'insegnante in due parole". Ma lui ha insistito a spiegarmi. Me ne sono andata brontolando, ma folgorata dalla sensazione che lui volesse davvero farmi CAPIRE. Che, in qualche modo strano e, dati i contenuti, per me tutto sommato anche deludente, avesse cercato di farmi un regalo.

Lì e' scoppiata una specie di relazione uno a uno con questo studente. In pratica avevo qualcosa di diverso da uno studente interessante. Avevo... cosa? Un alleato? Un amico? Una PERSONA con cui interagire. Il Danno non era solo un interlocutore, era qualcuno che non si può considerare solo in parte, non un bidimensionale elemento di un gruppo classe di cui sai solo come va a scuola e se ha qualche grana a casa o se gli piace uno sport, ma un essere umano completo, di cui ogni sfaccettatura ha la sua importanza, e lui trattava me nello stesso modo. A dire il vero, osservandolo è emerso che lui trattava tutti come persone INTERE, capito cosa intendo? Tutti, gli amici, la compagna Down, adulti e ragazzi, per lui erano pericolosamente ma giustamente uguali.

E' venuta la stagione delle uscite e delle gite e il Danno, Bruno Carino e Faccia di Bronzo non venivano portati in gita, in quanto storicamente tremendi. Abbiamo passato molto tempo insieme, in quei giorni, io e questi reietti della società, certi giorni anche cinque ore su sei. Ci siamo divertiti e abbiamo organizzato giornate che fossero di studio ma anche di divertimento utile. Quando gli altri sono tornati dai cinque giorni in Sicilia e ci simao messi a lavorare sulle ricerche d'esame, io e il Danno ormai eravamo un'entità unica nel decidere cosa era importante fare in classe e come farlo.

Sì, lo so, si capisce benissimo da queste righe che ero anche un po' innamorata di lui. Pazienza. Passate nove mesi nella stessa stanza con una personalità simile, mentre fuori la vostra vita è un disastro, e poi mi dite che effetto fa. Per fortuna non ce ne sono tanti, che a quattordici anni sono già così evidentemente one in a million.

Poi c'è stato l'esame. Quando è andato via l'ho guardato salire sul pullmino e ho provato dispiacere, perchè sapevo che non è il tipo che torna sui suoi passi e non sarebbe mai venuto a trovare i suoi vecchi prof. Ma anche sollievo, perchè era un casino un rapporto così profondo, così personale.

Mi manca, spesso, la sua voce che dice qualcosa di originale, di collaterale ma intelligente e utile rispetto ai miei discorsi. Mi manca essere trattata come una persona INTERA, anche se va bene così, perchè il mio ruolo prevede che io per loro sia soprattutto un contenuto intellettuale, per certi aspetti un simbolo di qualcos'altro, un'istituzione, non un reale essere umano di carne e ossa, con emozioni e sentimenti propriamente suoi.
Non mi manca la sensazione, spaventosa per un insegnante e in generale per un adulto di fronte a un essere umano così giovane, che il controllo dell'interazione stesse a volte più nelle sue mani che nelle mie.
Però mi è rimasto dentro un senso, fastidiosissimo, di incompletezza: i ragazzi seduti di fronte a me sono persone INTERE, e io ora lo so, ma non credo che mi permetteranno e si permetteranno mai di aprire la comunicazione fino a tanto. Mi resta il dubbio che io dovrei arrivare a vederli come persone INTERE, anche quando loro non dicono, non gettano il ponte verso di me. Mi sento inadeguata.
A volte, giuro che chiudo gli occhi e provo a immaginare cosa direbbe il Danno se fosse lì con noi. Può anche capitare che funzioni.

Così, giusto per annoiarvi coi cazzi miei

Rifacendomi a uno degli ultimi post (veramente molto bello) di Sanguedelmiosangue, che a ventidue anni fa delle proiezioni più e meno ottimistiche sul suo futuro, riprendo un vecchio post pubblicato su Facebook, per cercare di orientarmi nel presente pensando a un paio di cose del passato:

5 momenti della tua vita in cui sei stato al massimo delle tue potenzialità:
1 - la vacanza in Scozia nel 1993
2 - le tre settimane da maestra di nido
3 - la sera che ho fumato quella famosa sigaretta su quel famoso terrazzo di Sestri, sotto le stelle con l'Uomo e tutto doveva ancora iniziare
4 - l'anno in cui ho insegnato al liceo
5 - quando abitavo da sola a 25 anni

5 momenti della tua vita in cui non ti sei sentito all'altezza del compito che avevi di fronte:
1- sopravvivere alla seconda media
2- i primi due giorni di lavoro nella scuola
3- la malattia di mia zia
4- ogni mattina quando guardo in che stato è la casa
5- quando la veterinaria ha fatto l'iniezione alla mia gatta

5 periodi della tua vita a cui puoi dire con orgoglio di essere sopravvissuto:
1- la specializzazione
2- il primo anno di convivenza con Riccardo
3- 25 anni di convivenza con mia madre!!!
4- 5 anni di liceo classico
5- il primo anno di lavoro da pendolare

5 momenti in cui sei stato fiero di te:
1- quando ho passato tutti e tre gli esami d'ammissione alla SSIS
2- quando ho portato all'esame la III B del 2006/7
3- quando ho lavorato e studiato contemporaneamente
4- quando sono andata a vivere da sola
5- quando ho seguito l'istinto contro ogni logica

5 grossi traguardi ancora da raggiungere:
1- diventare mamma
2- far pace con la mia vita
3- superare le paure
4- tenere in ordine la casa (!)
5- essere riconosciuta adulta da mio padre

5 errori che ti hanno insegnato qualcosa:
1- uscire col mio migliore amico
2- insistere per uscire con una persona non interessata
3- trascinare una storia finita da tempo
4- credere di volere una vita dettata solo dall'ambizione di qualcun altro
5- dimagrire troppo

5 momenti di assoluta perfezione:
1- la mattina dello scritto di Latino del I semestre SSIS
2- le chilometrate in centro storico
3- i venerdì mattina in cui saltavo Didattica del Latino
4- il terrazzo dei T.
5- la mattina del mio matrimonio

Questo, Sanguedelmiosangue, per dire che sì, la perfezione c'è, sì, la vita va avanti e ti passa addosso anche se tu cerchi di stare fermo immobile e sì, a volte cavalchi l'onda e ti senti Dio ma anche arrancare ogni singolo giorno senza farti sopraffare è una grossa vittoria, alla lunga.
Ti voglio bene.

Dato il periodino cosmico, metto giù anche qualche altra vaccata.

Cosa volevo diventare:
una prof
una moglie
una mamma
una scrittrice
una regista

Cosa sono diventata mio malgrado:
una prof brontolona e lamentosa
una casalinga (oddio. Oddio come ho potuto farmi questo...)
una trentatreenne senza figli (orrore, mai l'avrei creduto)
una figlia unica e incazzata con i tre quarti dei suoi parenti
una gran pigrona

Cosa non diventerò mai e un po' mi spiace:
una pattinatrice olimpionica (intendo pattinaggio di figura singolo e a coppie su ghiaccio)
una buona fotografa
una figa da paura di quelle che stordiscono gli uomini solo entrando in una stanza
un ministro anglicano
una monaca buddhista

Cosa non diventerò mai e menomale:
di destra
una baciapile
una Donna di Milano
una preside
una che guarda il Grande Fratello
una moglie sottomessa (UAHUAHUAHUAH questa è ancora più improbabile che diventare una preside di destra vestita Prada...)

Cose che non diventerò mai e chìssene:
una cuoca decente
una buona casalinga
una che va in palestra
una che riconosce le marche delle macchine
una coi capelli sempre in ordine
una che prende gli aerei senza morire di paura

martedì 27 ottobre 2009

Momenti cosmici: Torino, 27 ottobre 2009

E' tutta colpa di Luca Queirolo Palmas. Se le poche ore di corso di Sociologia che ci ha tenuto alla specializzazione non fossero state così interessanti. Se non ci avesse portato in aula docenti veri, e soprattutto ALUNNI veri, per fare lezione. Se non fosse stato giovane e gradevole. Se non ci avesse fatto fare una tesina di gruppo da discutere tutti insieme tipo tavola rotonda.
Insomma senza quel docente io non mi sarei appassionata alla Sociologia, non avrei cominciato a ravattare su Internet alla ricerca di un corso che me la insegnasse, non mi sarei imbattuta, dopo pochi giorni di ricerca, in una magnifica facoltà di Psicologia dell'Università di Firenze.
Non sarei arrivata in cucina tutta felice dicendo che appena finita la specializzazione mi sarei iscritta, e l'Uomo non avrebbe piantato un muso così, pensando che alla fine della specializzazione me ne sarei andata da Genova e dalla sua vita, anzi, dalla nostra convivenza iniziata da meno di un anno. Nè,preso dal panico all'idea, mi avrebbe chiesto a bruciapelo di sposarlo, segandomi anche un attimo le ginocchia, perchè non me lo aspettavo mica, perchè avevo 25 anni e perchè, porca vacca, la prima volta che ti senti chiedere la mano (tra l'altro dall'uomo che in effetti poi sposerai) fa un sacco effetto. Infatti mi ricordo esattamente che luce c'era in cucina e ogni particolare di quella mattina decisiva.
Nè avrei speso, negli anni successivi, un sacco di soldi tentando di studiare a distanza. Nè avrei passato magnifici giorni di fuga in giro a piedi per Firenze.
Nè avrei dato un unico, patetico esame, peraltro bene, pochi mesi prima di sposarmi sul serio.

Nè, soprattutto, sarei stata in giro per Torino oggi pomeriggio, a distanza di sette anni e mezzo dalla scoperta di volermi iscrivere a Psicologia, con tutte le intenzioni di farmi trasferire in un ateneo più comodo per poi iscrivermi a una figata galattica, cioè Psicobiologia del comportamento umano. I cui corsi hanno titoli tipo "Teorie della complessità" e "Biologia evolutiva delle emozioni", roba da leccarsi le dita, per me.

Così, per colpa di Queirolo Palmas, io oggi ho fatto un tuffo in quel mondo non più mio che tanto mi manca, fatto di gente seduta per terra, di borse di tela, di localini dove fumare e parlare,tra l'altro beccando una giornata autunnale in cui Torino sembrava avere il centro più elegante e i parchi più struggenti del mondo.

E con ventisei persone davanti in attesa in segreteria, ne hai di tempo per pensare se è quello che veramente vuoi. Ne hai di tempo per dirti se te la senti di girellare tutta allegra in mezzo agli studenti ventenni, in un'età della vita in cui per certi aspetti potresti (già) essere la loro insegnante e terrorizzarli e per altri potresti (ancora) scappare con uno di loro, dotato di jeans strappato, capello lungo e tutto l'apparato tipico dello studente di facoltà umanistica. Ne hai di tempo per domandarti se sei fuori posto, tu, con i tuoi occhialetti e il mutuo da pagare. Ne hai di tempo per guardarti intorno.

E ne hai di botte di sudore freddo quando ti accorgi che due persone oltre te c'è seduta una tizia dall'aria simpatica e semplice, con un pancione di sette mesi, e che tu, in parte, eri così a tuo agio in mezzo agli studentelli del quartiere universitario perchè LI' potevi non pensare al tuo test di gravidanza di nuovo negativo. Potevi immaginare il futuro in un altro senso, allungare l'età della ragazza e negare quella della donna. E dirti con tutta calma "ma sì sì non importa poi arriverà, c'è tempo, chi se ne frega, stiamo bene così".

Per poi uscire dalla segreteria con la certezza che devi ricominciare da capo perchè, in sette anni, sono cambiati tutti gli ordinamenti, una gran voglia di piangere e di camminare per Torino in mezzo ai colori dell'autunno immaginandoti con quel pancione. E mille domande su quali siano le tue VERE priorità.

Qualche risposta me la sono data. Intanto, vado a fare la rinuncia agli studi a Firenze e poi aspetto l'anno prossimo per entrare a Torino, tanto devo ripartire da zero.

E poi, invece della guida dello studente e di tre o quattro tomi universitari, sono tornata con questo:

domenica 25 ottobre 2009

UN DECALOGO POSSIBILE (?)

Okay, basta divagare.
Torniamo al tema di fondo per cui esiste questo blog. La mia visione della scuola e alcune esperienze, più o meno condivisibili, fatte sul lavoro.

Posto una roba che ho scritto tempo fa a una collega che è stata la tutor dell'Uomo alla specializzazione. Che deve servirmi come linea guida per rientrare in tema nel blog, ma anche per rientrare in equilibrio sul lavoro.

"Senza pretesa alcuna fuorchè quella di condividere con una collega e amica... ti mando qualche riflessione di un'ex-sissina, maturata nel rendermi conto che la mia primissima esperienza di insegnamento, sia pure come semplice volontaria in un doposcuola, è situata ormai a 15 anni da oggi...

Mi piacerebbe sapere cosa direbbero altri prof se provassero anche loro a segnalare dieci cose importanti per fare il nostro mestiere al meglio, per cui se vuoi essere la prima...


UNO DEI POSSIBILI DECALOGHI DELL'INSEGNANTE DELLE MEDIE

(OVVERO QUEL CHE HO IMPARATO FINORA FACENDOMI UN MAZZO COSI' IN DIVERSE SITUAZIONI)

1) Non mentire mai ai ragazzi. Sii il più possibile diretto e onesto. Spiega le cose che stai facendo e i motivi per cui le fai.
2) Loro sono gli alunni, tu il professore. Devi essere severo anche quando non ne hai voglia, perchè è quello che si aspettano da te. Se sei solido e coerente, si fideranno.
3) Chiedi alla classe di dirti cosa c'è che non va. Lo faranno, e la loro analisi dei problemi è quasi sempre illuminante.
4) Concordate insieme la maggior parte delle soluzioni, ma, una volta decise, le regole non si cambiano per nessuno.
5) Non seguire il programma. Ogni classe è una nave con caratteristiche diverse, e le correnti cambiano, anche se il mare è sempre quello. Bisogna saper navigare, saltare qualche porto, seguire il vento e fermarsi più a lungo su qualche isola che vale la pena esplorare.
6) Porta a vedere fisicamente alla tua classe le cose per cui hai passione e interesse: libri, foto, animali, hobbies. Se loro fanno altrettanto con te, scoprirai che sono molto più avanti di quel che credi
7) Ricordati sempre che sono ancora giovani. Hanno al massimo quattordici anni e quando si trovano di fronte un problema pensano che sia insormontabile. Se hanno sei materie sotto, sei tu che devi spiegare loro che non si possono riparare tutte e sei contemporaneamente e che devono gestirsele una per volta. Se papà e mamma stanno divorziando, sei tu che devi suggerire loro che hanno ragione di essere arrabbiati, ma non di sentirsi in colpa. Qualche volta falli piangere, ma non sgridarli mai perchè piangono.
8) Parla sempre di argomenti più grandi di loro. Detestano essere trattati da bambini. E su molte questioni ci vedono meglio di tanti tuoi coetanei.
9) Ascoltali. Hanno un bisogno tremendo di esprimersi. E tu di capire.
10) Falli felici: gioca, ridi a gola spiegata delle battute azzeccate e stai agli scherzi. In un ambiente sereno imparano tutti meglio.


DEDICATO A TUTTI I MIEI INSEGNANTI DI OGNI FASE DEI MIEI STUDI, E A TUTTI I MIEI COLLEGHI

SI RINGRAZIANO SVARIATE DECINE DI ALLIEVI PER AVERMI INSEGNATO TUTTO QUESTO, SI ATTENDONO LE PROSSIME LEVE PER IMPARARE ALTRO

Una persona fortunata che fa il lavoro che ama"

E fin qui, rileggendo, vedo che sono convinta di quel che ho scritto, sebbene consideri il tutto migliorabile e modificabile in futuro. Però devo entrare nel merito di quel che devo fare fisicamente per svolgere questo lavoro al meglio, se non voglio perdere il filo. In questo periodo, la mia vita si sta comportando come un quadro iperrealista dove all'improvviso i colori si sono fusi, sono sgocciolati uno sull'altro e hanno formato un pasticcio psichedelico di macchie, e io invece voglio aggrapparmi ai progetti che ho, che ho sempre avuto, e riportare le cose al loro posto.

sabato 24 ottobre 2009

Autocoscienza - Devo smetterla di essere così

Sensibile, fin troppo, lo son sempre stata.
Piena di casini psicologici, anche.
Sul lavoro però non ero così. Saltare una festa, una cena, una riunione familiare per l'ennesimo malessere più o meno psicosomatico, non riuscire a imbrigliare il mio corpo costringendolo a fare una cosa che mi fa paura, mi succede, in misura maggiore o minore, da sempre. Va a fasi.
Ma l'aula, la scuola, è sempre stato il posto dove NON andavo in tilt. Dove la lucidità non la perdevo mai. Dove non avevo mai, MAI, paura. Se mai, tensione. Se mai, nervosismo. Non ansia. E' il MIO pianeta. E' casa. Alcune scuole che ho visto, con pregi e difetti, erano un luogo di felicità: e penso col batticuore al fruscio degli abeti fuori da una finestra (sempre piena di spifferi) nella Scuolafica dei Quartieri Alti, penso ai corridoi antichi delle suore, penso al liceo torinese, alla scuoletta da trenta anime e profumo di campagna sulle colline, con affetto.
Questa scuola, poi, è casa, è proprio il mio posto, sì anche con la BN, sì anche con le colleghe ipocondriache, sì anche con il sangue marcio che a volte mi ci faccio con la preside, sì anche fidandosi di poche persone. Lo è perchè è rosa. Lo è perchè ha quella strana forma esagonale, bassa. Lo è perchè è come un uomo di cui ti innamori e i suoi difetti sono i suoi, quindi ami anche quelli. Il parcheggio fangoso (ghiacciato, d'inverno) è il parcheggio della mia scuola quindi è meraviglioso. L'esposizione a sud ovest della sezione B è tremenda da aprile in poi, ma è il corridoio della B, quindi è casa. Il campanile lassù sulla collina è casa. La strada nel bosco per arrivarci è casa.
E' casa perchè il primo anno che ci lavoravo ero mostruosamente infelice dappertutto fuorchè lì. E' casa perchè mia zia è morta dopo mesi di una malattia spaventosa e io la mattina dopo il funerale ho detto all'allora I B che ero stata via per la perdita di una persona cara e loro, piccini, hanno detto col cuore: "ci dispiace, prof" e mi guardavano per vedere come stavo anche se io stavo, come sempre, distaccata dalla mia vita privata perchè in quel momento ero in classe. E' casa perchè c'è stata la III B 2006/2007, perchè c'è stato il Danno, di cui ancora non ho parlato, e ci sono stati alcuni genitori che mi hanno adottata e alcuni colleghi a cui voglio davvero bene anche se non sanno, a ben vedere, niente di me. E' casa perchè l'Inflessibile e io abbiamo preso cattedra lì insieme, ci siamo presentate insieme alle preside e insieme abbiamo imparato a muoverci in questa realtà fatta di piccinerie e di gruppuscoli rivali che i colleghi tenevano ben salda, e ci siamo fatte pianti, risate e botte di sarcasmo o di scazzo insieme in macchina mentre andavamo o tornavamo.
E' casa. E il confine col mio privato si è perso, ai punti che quest'estate non POTEVO accettare che il mio lavoro venisse spostato altrove. Anche per ovvie ragioni politiche, non potevo accettarlo, ovviamente. Ma il cuore, nelle altre scuole, a svuotare il cassetto mi si è sempre stretto con malinconia, quest'anno invece mi andava a fuoco, era un dolore rabbioso paragonabile solo alla gioia spavalda con cui lo avevo riempito quando era venuto fuori che sì, la mia sede di ruolo, per un capriccio del destino, sarebbe alla fine stata quella.
Ora la mia emotività dilagante sta travolgendo anche il mio lavoro. Devo smetterla. Ci vuole equilibrio. Ci vuole serenità e io non ce l'ho. Ci vuole serietà e io sono distratta. Non va bene.

Magari serve

Oggi c'è un bel sole.

Io sono alla seconda minestrina, a quota aspirine 1 e caffè 2, con un'emicrania aureolata di lampi nella parte sinistra della testa, a tre quarti di un capolavoro di Fruttero e Lucentini e a decine di anni luce da dove vorrei essere con la mia vita.

Ieri è stata una giornata merdosa e oggi non è andata niente meglio, ma sono meno agitata, ho messo a fuoco alcuni input delle ultime 24 ore.

1) L'Uomo che mi dice "non sei lucida". Vero, almeno ieri pomeriggio. E dentro di me una vocetta: "Fossi lucida cambierebbe qualcosa?" e un gigantesco vaffanculo a quelli che continuano a giudicarmi e poi non si ascoltano quando parlano (Uomo escluso da questa categoria).

2) Io stessa che penso "non me la devo prendere così tanto, devo semplicemente SMETTERE di aspettarmi qualcosa dagli altri e prenderla come un lavoro". E penso che questa cosa l'ho già pensata di altre situazioni e mi è costata tantissimo, e che finchè mi incazzo è perchè ci tengo, quando non mi incazzo più la mia vita è una gigantesca ipocrisia, e io so che morirò e andrò nel più profondo degli inferni senz'altro, ma sicuramente non tra gli ipocriti...

3) Cognatina comprensibilmente offesa e desiderosa di ripartire, la mia punizione per il forfait dato ieri sera. L'Uomo comprensibilmente deluso e stanco, la mia punizione per due forfait consecutivi e molte altre mancanze.

4) Un momento in cui ho pensato fortemente di stare per vomitare, in reazione alla rabbia e alla frustrazione, ma mi è passato per la mente anche qualcosa come: "devo smettere di essere arrabbiata, potrei essere solo delusa e triste senza sfoderare i denti, in fondo se non è colpa mia la stronzaggine altrui perchè devo sprecare la mia salute?" e invece di vomitare, inspiegabilmente, ho fatto una roba che non mi succedeva da non so quando, e cioè sono scoppiata in lacrime e mi sono rannicchiata in un angolino come quando ero una ragazzina. E forse mi ha fatto bene. Sicuramente più che arrabbiarmi, così l'ho rifatto anche stamattina. E ho pensato che una volta ero più fragile e non mi sapevo difendere per cui piangevo spesso, ma forse sfogavo meglio. Ora sono piena di spine e di punte e mi difendo, ma non piango mai, mi avveleno la vita e gli altri, intanto, restano quel che sono, le delusioni si accumulano, l'unica a rimetterci sono io (e quando dico rimetterci: quest'estate il giochino del perdere cattedra e le affettuose frasi di circostanza "ma non hai mica perso il lavoro, cosa ti lamenti?" mi sono costati due denti, me li sono spaccati di netto a forza di digrignarli). Piangere non risolve, ma aiuta a non spendere milleduecento euro di dentista e non permette agli altri di girare la fottutissima frittata dicendo che sono una strega (non che mi aspetti mai che li faccia sentire in colpa: se piango, non sono una strega, sono una debole. Se mi arrabbio, sono una prevaricatrice, quindi una strega. L'alibi per loro è comunque garantito, la colpa è mia, sono io che prendo tutto male, l'innocenza dall'altro lato è specchiata).

In conclusione. Divano, luce arancione dalla finestra attraverso la tenda di voile, Uomo che si riposa nel bel lettone che avevo preparato per Cognatina e Fidanzato, vago mal di stomaco, inconfondibile emicrania, mezza giornata ancora da passare in casa tra:
- maglia
- lavoro (ma un po' serio, per piacere) sulle materie scolastiche
- blog e altro sul web
- riordino vestiti
- riflessioni sul mio modo di affrontare le cose.
Da cui, finchè l'Uomo non si sveglia e rivendica il pc, nasce il successivo post.

venerdì 23 ottobre 2009

Autocoscienza - Ri-Riprendiamo

Ahia. Che mal di panza.
Va bene. Dov'ero rimasta.
Dai che magari metto qualcosa di utile anche agli altri invece di piangermi addos...
Porcaputtanaladra lo sto facendo ANCORA! Okay. Basta giudicarsi. Volevo solo dire che mi è venuto in mente, pensando al come farcela, un esercizio fatto con la Fata Bionda, alias la mia più recente psicoterapeuta.

Breve introduzione, per i meno esperti
La psicoterapia comportamentale cerca di insegnare a sostituire cattive abitudini psicologiche, come i rigiri mentali che portano agli attacchi d'ansia, le ossessioni, i tic, con abitudini sane, usando un po' il ragionamento, un po' tecniche fisiche.
La Fata Bionda mi ha avuto come paziente più o meno per due anni e per adesso abbiamo interrotto perchè io (ahahahah, cazzo, mi vien da ridere... e magari va anche bene visto che sono ore che non sorrido) ho detto che ce la facevo meglio di prima e che provavo le tecniche per un po' da sola (e che dovevo tenermi i soldi per rifare la cucina, visto che non tutte le fate sono gratuite). Abbiamo un appuntamento per fine novembre così vediamo come va col panico (risposta, allo stato attuale delle cose: bene) e con le ansie (risposta, allo stato attuale delle cose: male!!! altrimenti cosa starei facendo qui sotto le coperte a torcermi dal mal di pancia?).
Prima di tutto, all'inizio inizio, mi ha fatto fissare gli obiettivi che IO volevo raggiungere (NON quelli che i Due, la società, il buon senso richiedevano da me). Poi mi ha fatto fare tante diverse cose, cominciando da alcune riflessioni guidate per capire come, effettivamente, vedevo la mia situazione e dove stessero i nodi da sciogliere.

Qui cito solo un esercizio tra i tanti perchè è MOSTRUOSAMENTE significativo di chi sono.

La mia vita è come...
seguito da una sfilza di immagini di luogo, tra cui x es. una nuvola, un pozzo, un palcoscenico, un ponte...
IO: la mia vita è come una strada nebbiosa
FATA BIONDA: e come vorrebbe che fosse invece?
IO (scorro per un po' le immagini, poi dico che quella che penso io non c'è e la aggiungo): una grande nave
(da notare che alla domanda di un esercizio successivo "descrivi il luogo di lavoro" ho risposto un mare in tempesta , e alla domanda "descrivi una relazione importante" io, pensando all'Uomo, ho detto un oceano . Credo si capisca perchè mi serve una grande nave... e anche il nome del mio blog.

Poi ne facciamo uno, quello a cui appunto pensavo stasera, che si intitola il kit di pronto soccorso: in un disegno, inserire le cose che mi aiutano quando sono in crisi. Stupido? Beh, è il foglio che ho riguardato più spesso. A volte son apparenti vaccate a rivelarsi le soluzioni più efficaci.

Il mio disinfettante: uscire a passeggiare
La mia garza: fare "vita da universitaria"
I miei cerotti: mettere a posto casa e cucinare per Ricky (uh Gesù ho scritto veramente cucinare?)
La mia benda: cura del corpo
La mia stecca: la maglierista
Le mie compresse: la Diavolessa e lo shopping
La mia aspirina: cantare
Le mie pastiglie: telefonare agli amici
La mia bustina effervescente: lo yoga