La collega M. è rientrata oggi.
Maligno.
Ce lo ha raccontato e, povera donna, mentre ci faceva il quadro riprendeva colore, come se condividere fosse già una cura.
Glielo hanno già levato e in circolo pare non ce ne siano altri. Ma è la seconda volta che la operano. Ora le hanno proposto di levarle il seno e metterle le protesi, così non c'è troppo tessuto da analizzare, dato che è dotata di un generosissimo davanzale che, alla sua età, le dà ormai solo fastidio. Ha una figlia giovane che fa l'università, M. E non vuole morire. Il suo lavoro le piace. E stare a casa la deprime.
C'è da chiedersi se, di fronte alla radioterapia che la aspetta, la C. che ci dirige (M. è l'abbreviazione di un nome, C. di un epiteto...) troverà opportuno convocare una supplente, o se lascerà che nove classi saltino le ore di francese ancora non si sa quante volte da qui alla fine dell'anno.
C'è da chiedersi se ce la faremo a essere collaborativi e corretti almeno nei suoi confronti, mentre affronterà quest'altra puntata della sua storia di donna dolce e solida, o se invece le solite facce di merda se ne serviranno per alimentare i loro sordidi intrighi di palazzo.
C'è un clima tale, a Scuolina Rosa, in questo periodo, che ci si può aspettare di tutto.
E già queste son cose per le quali non è facile trovare le parole. Ma lei fa bene a parlare con franchezza e dire come si sente, che ha paura, che vuole combattere. Si può solo volerle bene e ammirarla, questo non è difficile.
Lo sarà invece trovare le parole per mandare a fare nel culo chi, di fronte a esempi del genere, continuerà imperterrito a fare le sue porcate per raggiungere chissà quale infiinitesimo granello di gloria transeunte, a spese dei colleghi, solitamente, ma anche, in generale, a riprova della piccineria della natura umana.
martedì 2 marzo 2010
Dispiaceri e preoccupazioni
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1 commento:
mammamia. ci sono passata, una tristezza infinita.
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