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mercoledì 8 novembre 2017

Quattro giorni presi a caso - Prima parte

Venerdì ore 08.30

Dovevo entrare alle 10,45 al lavoro ma sono entrata alle 08,15. Sono andata prima perchè doveva venire la zia – madre affidataria di Deboroh con la certificazione della neuropsichiatria infantile sull'handicap di Deboroh medesimo. Certificazione che la zia possiede da LUGLIO ma che arriva venerdì tre novembre, quando è un po' tardino per chiamare un insegnante di sostegno eh.
Zia cerca di dare buca.
Impeccabile si agita.
Io prendo telefono.
Zia alza culo di fronte al mio imperioso “sono entrata due ore e mezzo prima apposta per incontrarla signora”.
Zia arriva con cuginetta di Deboroh, duenne, sporca come un animale e completamente piena di croste di varicella. Bimba tocca ovunque, corre ovunque, tende le mani verso il barattolo delle caramelle della sala prof, prendo io una caramella per lei prima che lo scagli in terra, gliela do, la succhia e la SPUTA sul pavimento.
Il foglio della certificazione è incompleto, gli altri fogli cui fa riferimento zia non li ha portati, manca una visita all'ASL col medico competente, Impeccabile mentre zia porta via bimba zozza si agita, io la fulmino e scandisco: “ser-vi-zi”, lei si agita “eh magari sentiamo l'assistente sociale dopo che la zia ha portato Deboroh al controllo”, io la rifulmino e abbaio “no no PRIMA, e poi chiamiamo la NPI per segnalare che manca un pezzo, e poi richiamiamo la zia per verificare che ci vada, al controllo”.
Impeccabile annuisce, mortificata.
Bidella lava pavimento dove bimba zozza ha sputato caramella.
Io mi allontano saettando maledizioni.

Venerdì ore 12,00 circa

Quando posso recuperare?”
Mai, direi, visto che oggi era l'ultimo giorno.”
Ma prof...”
Non do spago.
Quantoso'bono non insiste. Sono ventisei, e venticinque di loro (anche Diddle, che è totalmente spastico e non parla) hanno portato, come da programma, il loro frammento di presentazione in Word, in .ppt, o in qualsivoglia altro formato, contribuendo almeno con un pezzettino alla megaricerca collettiva sul vulcanesimo. Lui ha dichiarato che non c'era, il suo pezzo, nella cartella organizzata dall'Impeccabile sul pc della classe.
Lo abbiamo cercato nelle altre cartelle, se per caso un trascina e incolla avesse scombinato i file. No eh, non c'è da nessuna parte. Boh. Quattro. Non faccio in tempo a mettere i voti sui diari, ma è chiaro che è un'insufficienza, a essere onesti sarebbe un due, ma poi è la prima volta che non sento ragioni e non accetto posticipi. Quattro può bastare.

Venerdì ore 14,40

Sono seduta in bagno a casa mia, sto facendo la seconda pipì della giornata. Il mio cellulare prende a squillare a raffica: sei chiamate di fila da un numero sconosciuto. Tra la quinta e la sesta chiedo di identificarsi. E' la mamma di Quantoso'bono che vuole capire come mai il figlio ha preso quattro, se la ricerca l'ha portata.
La informo via messaggio che i materiali non sono stati presentati dal suo bellissimo quanto rognosisssimo figlio. E suggerisco di parlarne lunedì (e che cazzo sono pur sempre le tre meno un quarto di venerdì, io sono a scuola ogni mattina e vari pomeriggi, anche fuori dal mio orario). Si scusa e specifica che i materiali erano sulla chiavetta. Quale chiavetta, rispondo io, in termini un po' più articolati. No chiavetta no party, il bel bambino si tiene il quattro.

Lunedì ore 07.45

L'Orsone, che in meno di un mese è diventato la mia non dolce ma perfida metà, mi sta caricando come al solito di caffeina senza rimorsi. Morirò di orrendi problemi circolatori, perchè ogni volta che mi vede andiamo a prendere un caffè, non so quanti ne assuma lui in un giorno, però è alto e pesa il doppio di me. Scrivendo ciò, formulo inevitabilmente un pensiero (a dire il vero con un senso di sollievo) su come mi sentirei se fosse il Magnifico che, ogni volta che mi vede, mi toglie praticamente di peso da quel che sto facendo per portarmi nello stanzino. Quasi al buio, tra l'altro, perchè è presto e piove. Ma io e l'Orsone nella semioscurità tramiamo meglio piani malefici, vendette trasversali, punizioni da manuale, trappole di morte.
Parentesi: ieri Missile Coreano (suona meglio di Testata Nucleare, e il concetto è lo stesso) mi ha accolto, mentre tornavo dal bagno, con due dita messe a croce davanti a sé, in stile “vade retro Satana”. Io l'ho guardato senza sorridere e gli ho detto “Missile, la mia oscura potenza non viene fermata da questi mezzucci, io entrerò ugualmente”. E' fuggito verso il suo banco.
Comunque, io e l'Orsone siamo lì che ci affiliamo le zanne per sbranare bambini, e arrivano Quantoso'bono e madre. Accolti sulla porta del tenebroso stanzino, con spiegazione mia su quanto accaduto venerdì, e aggiunta del collega: “Settimana scorsa ho dato delle domande di scienze, da fare scritte, è stato a braccia incrociate e ha consegnato in bianco”. Madre: “A.? Cos'hai da dire?”
Quantoso'bono abbassa le lunghe ciglia e tace. La chiavetta con la ricerca c'era, ok, la madre giura di avergliela messa lei personalmente nell'astuccio. “Però signora, se lui non lo dice...” “Certo, capisco...” “Perchè ti opponi così, A.?” Ciglia. Occhi lucidi. Mascella contratta. Silenzio.
Torchiato un po' il bello e inutile, senza risultato, io affermo che ora lui può andare, lui va, la mamma resta. Poi guardo l'Orsone, gli invio il messaggio subliminale “mo' je faccio er cucchiaio”, e entro secca:
Signora, scusi se chiedo, ma la ragazzina la vede ancora?”
La ragazzina è l'Orientale. Con la quale Quantoso'bono limonava furiosamente da mesi, quando l'abbiamo bocciata. E che si è trasferita in città.
Uh non me lo dica, no che non la vede più, li abbiamo allontanati, sa com'è, E. aveva preso dei brutti giri... Poi due o tre volte si è fatto accompagnare a Piccola Svizzera per vederla e lei non c'era nemmeno. Allora gli abbiamo detto di lasciarla perdere.”
Mmm e questo quando è successo?”
Da poco, due settimane fa.”
Ecco vede, non sarebbero fatti miei eh, però in effetti più o meno due settimane fa A. era talmente fuori che CAMMINAVA SUI SOFFITTI, invece di stare fermo nel banco.”
Madre annuisce, capendo benissimo cosa intendo. Collega assiste al mio goal assestato con precisione chirurgica e annuisce. Annuisco pure io e dico che magari proverò a parlare a Quantoso'bono.

...continua... 

venerdì 5 giugno 2015

Un post che potrebbe pigliarvi anche piuttosto male, io vi avviso


Il giorno in cui ho dato il titolo a questo blog avevo in mente un ben preciso tipo di tempesta, quella ormonale.
 
In realtà era un bel titolo, adatto a me, perchè tutta la mia vita, professionale e non, è un lungo e spesso burrascoso viaggio per mare, in cui a volte sono conciata come Pi(scine Molitor) Patel, cioè sola su un'imbarcazione di fortuna con una grossa tigre feroce, altre volte comando una grande, solida nave da crociera, qualche volta combatto su un incrociatore, e non di rado esploro continenti sconosciuti su un veliero dagli scricchiolii suggestivi.
 
Ma ho sempre pensato che, un giorno, avrei raccolto il coraggio per scrivere un post su un aspetto della vita degli insegnanti che pochi considerano: l'impatto ormonale dei ragazzi su esseri umani adulti che passano le giornate con loro. Ho parlato, qua e là, delle mie classi come di nidi, di cucciolate, di gruppi così "miei" che sapevo dall'odore, per un meccanismo materno di riconoscimento olfattivo, in quale aula fossero appena passati. Ho parlato di tanti ragazzi e ragazze che sono stati sotto i miei occhi durante il loro sviluppo fisico, di cui ho intravisto i primi amori, di cui ho letto o ascoltato le emozioni e i turbamenti, squadernati senza pudore davanti allo sguardo di chi non è nè la mamma, nè la sorella, nè un'estranea. Qualcuno di cui si fidano in modo infantile e a cui involontariamente sottopongono a volte risvolti privatissimi, in barba alle leggi che fanno di noi algidi burocrati, giudici imparziali, severi ufficiali della Repubblica. Perchè a volte è più facile andare a parlare della prima importante esperienza a letto, o della prima vera scottatura, con qualcuno che ti ha visto bambino, e ti ha letto di Paolo e Francesca o di Angelica e Medoro, piuttosto che con un altro sedicenne o con un genitore.
 
 
Quello di cui non abbiamo mai parlato qui è l'effetto che fanno sui prof certe frasi, certi sguardi, il bisogno di condividere, di essere ascoltati e creduti, tutta questa confidenza che, giuro, a volte proprio non è nè incoraggiata nè tantomeno richiesta da noi adulti, presi da tutt'altro, ma ci investe come un acquazzone improvviso.
 
Dall'alto (euh! bum) dei miei quasi tredici anni di mestiere, posso ormai dire serenamente che sì, capita, e come, l'impatto frontale che non ti aspetti. Dopo aver chiacchierato con un po' di gente che, a quarant'anni e oltre, è in grado di discutere con il dovuto distacco delle proprie esperienze passate, emerge con chiarezza che il coinvolgimento tra insegnanti e studenti è più frequente di quanto si creda. Non sempre si avvera nei fatti la mitologica trombata con la supplente di ginnastica o l'infrascata in auto con il docente di filosofia (ah, peraltro, colleghe alle prime armi, mi raccomando: diffidare il più possibile del docente di filosofia, che può senz'altro apparire figo, nella versione tenebrosa o in quella vulnerabile, e intellettualmente arrapante da matti, ma poi si rivela un cinico divorziato senz'anima che devasta le vite delle giovani supplenti di lettere, mandandole in rianimazione dopo mesi di anoressia o tentativi di suicidio: e questa non sono io, ma ne conosco ben due che ci sono passate). In particolare, nella fascia d'età che frequento io il passare alle vie di fatto è decisamente illegale, oltre che professionalmente scorretto (ma attenzione agli/alle ex alunni/e: quelli/e diventano maggiorenni, e a volte ritornano, con intenzioni inequivocabili).
Ma esiste un livello di coinvolgimento, platonico per carità, però a volte davvero profondo, che non si può controllare con nessuna legge. C'è adolescente e adolescente. Non tutti sono teneri boccioli che si affacciano arrossendo alla vita. Non tutti i maschi sono capretti esuberanti che saltellano nel prato, e non tutte le ragazzine sono bamboline innocenti che riempiono il diario di cuoricini rosa. Senza con ciò fare di loro dei piccoli maniaci o delle Lolite senza pudore, sono tutti diversi, l'età mentale e quella fisica coincidono pochissimo nelle loro personcine in evoluzione, e noi "grandi" a volte non abbiamo la prontezza di difenderci e ci ritroviamo la freccia piantata nel fianco prima di aver visto l'arco. Questa cosa l'ho imparata sulla mia pelle, come molti colleghi e colleghe prima di me. Ora che la so, non mi spaventa più. E' che lavoriamo con le anime, i corpi e i caratteri di tanti esseri umani diversi, e che, soprattutto, siamo esseri umani pure noi. E se devo scegliere tra essere la feroce istitutrice senza cuore e la prof Castagna che a volte non riesce a far lezione perchè si butta via dal ridere, o si fa venire il groppo in gola dall'emozione, beh, io voglio essere me tutta la vita. Rischi compresi. Basta saperlo, ecco, che potrebbe arrivare qualcuno che, magari senza volere, ti apre uno squarcio nella diga, ti si presenta inopportunamente nei sogni o ti lascia semplicemente senza parole, in contemplazione di qualcosa di nuovo, fresco, bellissimo, come possono essere belli, dentro e fuori, solo gli adolescenti. Ogni tanto arriva, poi passa e se ne va. E anche noi prof dobbiamo sapere che a volte, molto più per le doti di carattere e di intelligenza, ironia, sensibilità, che per le nostre apparenze esteriori, lasciamo un segno su qualcuno. Che poi potrebbe incontrarci anni dopo, e guardarci con una tenerezza sconvolgente, annullando le proprie difese di fronte a una persona di cui si fida davvero, e rivivendo con il senno di poi le emozioni di un mondo perduto, in cui tutto quello che contava era che il tuo prof preferito ti facesse un complimento perchè eri stato bravo. Dovete pensare all'effetto che può fare essere guardati così. Non è una cosa paragonabile con molte altre.
 
 
Mentre scrivo penso al Danno, che ho rivisto ormai grande dopo l'incidente che lo ha quasi ammazzato, e che ha traversato la sala per venire a salutarmi e a me, solo a me in tutta una stanza piena dove aspettavano di sentirlo parlare della sua vittoria sul coma e della sua riabilitazione, ha detto, a voce bassa e senza minimamente vergognarsi: "Sono agitatissimo". Perchè a me lo poteva dire, anche se non mi vedeva da tempo, io ero ancora la sua prof di allora, quella che lo sgridava quando faceva il figo ma non aveva studiato, e che fingeva di non avere il batticuore quando lui le regalava i fiori raccolti lungo la strada. Ecco, in quella stanza c'erano sua madre, sua sorella, la sua ragazza, un sacco di amici, ma solo tra me e lui c'era quell'istante.
 
 
Capite che, se una cosa così ti succede nel momento sbagliato della tua vita, può aprirti un bel taglio nelle tue sicurezze su chi sei e che ruolo hai. Se poi chi ti riempie di attenzioni e visibilmente dipende dalla tua approvazione e dal tuo affetto passa con te parecchie ore a settimana, in una stanza dove si correggono aridi esercizi ma si parla anche tanto di tutto il resto, è possibile che la cosa ti faccia stare anche un bel po' male. Ma, come detto, passa.
 
 
Però.
 
 
C'è un però.

 
Soprattutto a chi, come noi, si occupa dei più giovani, bisognerebbe dare un minimo supporto psicologico per far fronte a certe cose. Ho trovato molto interessante il libriccino di un collega, intitolato non a caso "Uscirne vivi", in cui si parla delle difficoltà del nostro mestiere. Un capitoletto breve e composto, ma non imbavagliato da inutile ipocrisia, è dedicato al coinvolgimento sentimentale tra insegnanti e studenti. Menomale che qualcuno lo dice, ho pensato. Ovviamente ribadisce che succede, spesso sì, ma va tenuto sotto controllo, e da chi? Da noi, non certo da loro, che sono così ingenui a volte da scambiare le loro emozioni per l'unica legge valida sul pianeta. E io aggiungo: è' bello vedere che non si vergognano di quel che provano, che si sentono invincibili nella loro disarmante sincerità. E' fin troppo dolce, per noi adulti stanchi e disincantati, la sicumera con cui affermano un loro bisogno, molto più interiore che fisico, spesso, senza percepire l'inadeguatezza della situazione. Ma il concetto, una volta scemata l'ondata di tenerezza, imbarazzo, preoccupazione o semplice sorpresa, è semplice. Loro confondono i ruoli, NOI NO. Ci piacerebbe, magari, ma non lo possiamo fare.
 
 
Ecco perchè quest'anno così bello per me rimarrà un ricordo indelebile, di giornate piene di gioia e soddisfazione, ma con una macchia scura che rovina proprio le ultime, importantissime settimane: il pasticciaccio brutto tra uno dei miei "grandi" e una collega, tra l'altro più vecchia di me. Che rischia già la denuncia per altre leggerezze commesse sul lavoro, dal momento che confondere i ruoli, evidentemente, le piace. Ma a me, e non solo a me, leva il sonno perchè non respinge, anzi incoraggia in modo pericolosissimo, una situazione che sì, si poteva creare, l'ho detto appunto finora, ma doveva restare entro un certo limite.
 
 
E la cosa più grave è che gli altri ragazzi, per quanto noi cerchiamo di proteggerli, se ne sono accorti e sono rimasti davvero turbati.
Credetemi, se vi dico che, pur in questi pochi anni, ne ho viste già molte di cose. Ma sono venuti a parlarmi tutti seri Giudiziosa, la Nonna, Vento del Nord e Svacco e poveri ragazzi, erano così pieni di tatto nel cercare di spiegare che erano a disagio, che ad un certo punto gli occhi di Svacco si sono riempiti dell'angoscia che io non capissi, e davvero, la sua espressione quando è sbottato e mi ha detto cosa pensava, usando peraltro un modo molto controllato di esprimere i suoi dubbi, mi ha fatto un male boia e non me la scorderò facilmente.
 
 
Passo le giornate a guardare in tralice il ragazzo in questione e chiedermi a che punto sia davvero giunto il pasticcio, e se dovrei parlargli: a lui direttamente, visto che la madre problemi su dove sia, su come passi i pomeriggi, su di chi siano le macchine su cui sale, evidentemente non se ne pone. Ho paura. Per lui, prima di tutto, per la collega che, pur richiamata all'ordine con delicatezza sia da me che da altri, non si è fermata, per la classe, per noi prof, per la pace della mia povera Scuolina Rosa.
 
 
E ho anche paura di perdere di colpo la pazienza con la collega, di stancarmi all'improvviso di camminare sulle uova, e creare un casino all'esame. L'anno scorso si è visto bene, in commissione d'esame, con il povero ignorante che ha preso il posto della Compagna Collega, che cosa posso diventare io quando un docente che è in torto e di cui non ho stima mi tocca i miei ragazzi o si mette di traverso al compimento del lavoro di anni. Non vi consiglio di incontrare il mio cammino quando succede una cosa del genere. Ma temo che, con questa prof, la reazione sarebbe ben diversa da quella che il malcapitato supplente, presuntuoso e imprudente ma comunque giovane e inesperto, si è potuto permettere di fronte ai miei ruggiti. E non voglio per nessun motivo danneggiare i ragazzi.
 
 
E così, anche quest'anno all'esame non ci si annoia, vedete. Ma, io, timbrare pacchi alle poste perché non l'ho mai considerato, come opzione, perché? 

lunedì 11 maggio 2015

Scusate...

...ma che gliene può fregare a Renzi se la gente smette di votare PD per protesta contro la sua legge merdosa sulla scuola? E soprattutto: ma vi rendete conto che la parola assurda, nella frase precedente, è VOTARE???

...PERCHE', LO ABBIAMO VOTATO, RENZI? LO HA ELETTO QUALCUNO?

Vuol far passare il decreto nonostante uno sciopero con l'80% di adesioni.

Che c'entra il votare PD. Che c'entrano i precari. Qui parliamo di portare a termine il lavoro della Aprea (gentile signora cui gli insegnanti informati lanciano anatemi da anni, perché è lei che gestisce il lavoro del Ministero da anni, anche se la faccia ce la mettevano le varie Moratti, Gelmini etc... lei di moda non è mai passata) rendendo le scuole delle aziende con sponsor privati, chiamando i prof da una lista di amici del preside (e il preside chi lo sceglie? il politico? allora gli amici sono quelli del politico, non del preside... di bene in meglio, il preside magari di scuola capisce qualcosa, a volte)e continuando imperterriti a finanziare le scuole private, addirittura sgravando fiscalmente le famiglie che ne usufruiscono.

Mentre noi non abbiamo le sedie.

Non sto scherzando.

NOI.
ABBIAMO.
FINITO.
LE SEDIE.

E io non insegno su uno sperduto isolotto delle Eolie, a Barbiana, al quartiere Zen, o in un campo profughi. Insegno in una graziosa, e relativamente nuova, scuolina piemontese di una provincia fino a poco fa ricca. Devo lasciare l'insegnante di sostegno in piedi, quando sono tutti presenti.

Qui parliamo di un contratto nazionale non rispettato da anni, e di balzelli e controbalzelli da pagare per abilitarsi. Parliamo di persone che si sono spese a lavorare per anni in una regione lontanissima da casa, per poi chiedere il trasferimento appena possibile, e che ora scoprono che dovranno autocandidarsi e sperare che il preside della scuola dove vorrebbero andare non abbia amici. Ma chi lo conosce un preside senza amici (e un insegnante senza nemici?).

La buona scuola, un cazzo. La scuola che sta buona, invece. Quella che dovrebbe fare la rivoluzione, bloccare gli esami, far saltare le pagelle. Non obbedire. Non stavolta.



venerdì 6 febbraio 2015

Quando arriva la notte

Il peggiore di tutti è stato il sogno ambientato in montagna. C'è l'Uomo. C'è l'altro. C'è anche Sanguedelmiosangue. C'è un bel sole e siamo proprio in vetta. Non so cosa ci facciamo lì insieme. Ma non è brutto.
Però, in questo sogno, io sono diabetica. E ad un certo punto ci rendiamo conto, tutti contemporaneamente, che non c'è l'insulina.
Non c'è nello zaino, e le città sono lontane. Non ci arriveremo in tempo.
Cugino, marito e amante vanno in agitazione. Si guardano, e mi guardano, consapevoli che è troppo tardi per fare qualcosa.
E io penso: "Beh, ma va bene così, dopotutto, che io levi il disturbo, no?"

Quando ho fatto questo sogno, era l'estate scorsa. Era il picco, in una serie di incubi orribili da cui mi svegliavo piangendo, parlando, gridando.

Ho ripreso a dormire in letto con l'Uomo, e in generale ho ripreso a dormire. Ma ho ancora paura di addormentarmi.

sabato 11 ottobre 2014

Errata corrige

La vittima dell'alluvione non era un ragazzo di ventiquattro anni, come indicato subito dall'ANSA, ma un infermiere di 57.


Ah beh allora.







Io però a fare il conto delle vittime aspetterei i prossimi due mesi. C'è gente che aveva già perso tutto nel 2011. Sono quelle cose per cui bisogna vedere anche il numero di suicidi.


giovedì 11 settembre 2014

Mi lamento un attimo

Allora. Oggi ho diritto di lamentarmi. Perché da sabato ho un male cane nella metà sinistra della bocca, e guarda guarda venerdì era il giorno che operavano mia zia e sabato m'han svegliato telefonando dall'ospedale se potevo correre a tenerla buona, e io a metà pomeriggio un dolore, ma un dolore che mi sono ricoperta di sudore come avessi fatto la doccia, e guidare fino a casa (che è, quella di Genova, a dieci minuti dall'ospedale) è stato veramente difficile.

Mi tengo il dolore fino a ieri, non così tremendo per fortuna a parte i primi due giorni, e finalmente il dentista mi vede.
"Vediamo un po', questo dente dovrebbe essere devitalizzato, aspetta che te lo lavo" e ci spara dentro una siringata di roba. Poi mentre mi fanno scendere, con tante scuse, dal soffitto dove mi sono aggrappata come Spiderman, dice: "No no, qui non è normale, facciamo una lastra" e sapete che c'è?
Stavolta ho vinto il Campionato Europeo di Bruxismo 2014. Mi sono FRATTURATA il pavimento della camera pulpare. Traduco: ho stretto i denti così forte, dormendo, che nella lastra del mio molare si vede un'impressionante riga frastagliata in orizzontale, tra la radice del dente e la parte esterna alla gengiva. Il dente tagliato completamente in due da sinistra a destra, che se fosse un po' più netta la linea di frattura sembrerebbe fatta con una katana.

Insomma, finisce che mi levano anche questo dente. Punti, cloroformio, garza, ghiaccio, ciao ciao ci vediamo la settimana prossima.

Ma ora.

Io non è del mal di denti che mi volevo lamentare, e neanche della notte quasi bianca, degli incubi orrendi, della fame, del saporaccio in bocca, del gonfiore. Certo che starei meglio senza tutto ciò. Ma a me cosa deprime è che:

- è iniziata la scuola da tre giorni e io stamattina devo chiedere una sostituzione, quindi non sono al mio posto di prof;
- mia figlia comincia la scuola lunedì e io da una settimana non le guardo i compiti estivi di ripasso, nè sono andata in libreria a prendere i testi mancanti, nè sono stata a parlare coi prof, quindi non sono al mio posto di mamma;
- mia zia è in ospedale con una gamba fratturata e si agita scompostamente ogni sei ore, e io non la vedo da domenica, quindi non sono al mio posto di nipote;
- mia madre si sta sbattendo per trovarle una struttura di ricovero per quando la metteranno fuori dall'ospedale, e io a parte due telefonate non sto facendo niente, quindi non sono al mio posto di figlia;
- la casa è una merda e si mangiano solo surgelati e pasta con sughi pronti, quindi non sono al mio posto di (non fatemi scrivere casalinga, non ce la faccio) organizzatrice della vita familiare;
- e lasciamo stare il ruolo di moglie va', che in questo periodo non so come siamo girati con l'Uomo, tecnicamente s'è parlato anche di vedere se ci farebbe bene una pausa, ma ditemi quando me la prendo, una pausa, adesso, e come me la giostro con la Princi che non sa niente di tutti i nostri recenti casini e vive beata nella convinzione, peraltro fin qui non erronea, di essere semplicemente capitata in una famiglia dove ogni tanto c'è un po' di mare mosso ma va sempre tutto a finire benone.

Inadeguatezza e senso di colpa, portatemi via.

sabato 19 luglio 2014

Non me lo posso mica permettere


Poi alla fine, come tutti potevate prevedere, sono io quella che non è arrivata in fondo alla settimana: sul quarto giorno ho iniziato a perdere i pezzi. Ieri stavo facendo una passeggiata di una bellezza da stordire chiunque ami la montagna, e a un certo punto, brividi e nausea. Una botta di sole. In effetti quando ho guardato l'orologio era l'una e stavo camminando da un'ora sotto il sole a picco. Ma il punto era che mi ero strapazzata davvero tanto mercoledì.



Mercoledì Mamma Tenera era ancora malata, e Mamma Tonica e io abbiamo fatto i botti, si sono ammalati due dei ragazzi in modo abbastanza serio, altri hanno avuto emergenze varie di piccola entità, ma tutte una dietro l'altra: chiudevi lo zaino delle medicine e tac,



  • Mi sono ficcato una scheggia in un dito
  • Ho nausea
  • Posso prendere una tachipirina? ho mal di testa
  • Puoi venire? C'è X che non sta bene?
  • Mi medichi?
  • Y è caduto!
  • Mi è caduto un dente!
  • Mi gira la testa
  • Mi medichi?
  • Mi dai un cerotto?
  • A Z gira la testa
  • Mi dai le gocce?
  • Mi dai le compresse per la pancia?
  • Devo prenderli di nuovo i fermenti lattici?
  • Ho male qui
  • Ho sbattuto lì
  • Mi gira tutto
  • Ho mal di testa
  • Ho mal di pancia
  • Mi si è tolta una crosta
  • Mi fa male il ginocchio
  • Mi medichi?
  • Ho vomitato
  • Mi fa ancora male qui
  • Mi esce sangue
  • Mi sono data un dito in un occhio da sola come una scema
  • Ho trentotto e nove
  • Sono caduto dal letto
  • Mi medichi?
  • Mi fai la fasciatura?



Tutto così. Più o meno dalle undici di mattina a mezzanotte. E prepara, sprepara i tavoli, lava il pavimento, fai la camminata, segui i giochi, prendi sulle ginocchia la Princi che ogni tanto arriva e vuole attenzioni.



Nel mezzo è arrivato il padre di Mamma Tenera con un medicinale che sa solo lei, che la rimette al mondo quando ha queste emicranie da settantadue ore di coma, dolore e vomito. Pian piano è riemersa in superficie, ma un po' rallentata.

Intanto noi arrivavamo dappertutto e cercavamo di arrivare oltre.



Ma appunto, giovedì la sindrome di Wonder Woman è venuta meno. Ho dovuto mollare la passeggiata a metà, e poi alla sera mi hanno trovata nell'atrio che ronfavo su un divanetto, appoggiata storta su un bracciolo di legno, mentre sotto c'era una serata karaoke che ha svegliato i morti (e li ha fatti scappare a gambe levate) in tutti i cimiteri della Val Varaita, della Val Maira e della Valle Po.



E oggi, che è venuto anche l'Uomo a dare man forte, e faceva afa anche qua, io alle sette di sera ho cominciato a sentire lo stomaco che andava giù giù giù giù giù, come fa quando sto per svenire. Allora ho approfittato della messa per andare a crollare su un letto in camera delle mamme / infermeria e quando ho ripreso un minimo di cognizione ho salutato tutti e sono venuta in albergo. Dovo ho cenato in letto con avanzi di merende rimasti nello zaino e ho pianto sulle mie miserie di donna poco allenata alla fatica e assolutamente intollerante del caldo. La quale donna, tra l'altro, ha disperato bisogno di arrivare a casa dai suoi gatti e dal suo cane, di lavarsi nel suo bagno, depilarsi, farsi una pedicure decente, mangiare un po' meglio, dormire nel proprio letto e fare ottantadue lavatrici. Ma ha anche una paura fottuta di rivedere la città, la casa e le strade dove è stata malissimo negli ultimi mesi.

domenica 6 luglio 2014

Holiday, celebrate

In questi giorni, a parte cambiare umore ogni 40 minuti, ho:
- rischiato un frontale, perchè mi è scappata di sotto la macchina su una rotonda
- ballato davanti al mare
- camminato in montagna
- fatto una splendida chiacchierata sulla spiaggia di notte
- mandato seccamente al loro posto, e di brutto, alcune persone
- pianto tanto
- riso parecchio
- avuto mille forme diverse di somatizzazione, come non mi succedeva da un po'
- apprezzato per l'ennesima volta le mie amiche e mio cugino
- sognato Patrick Dempsey (sì, lo so. Che posso dire. Ci vorrà tempo per smaltire gli ormoni)
- coccolato a schifo Black Viper, il gattino nero di Sanguedelmiosangue
- iniziato un denso programma di home teaching su quattro materie con la Princi
- pensato mille volte una cosa e diecimila volte il suo contrario
- pensato di scappare via e lasciar perdere tutto e tutti
- desiderato tanto tanto tanto che alcune cose andassero a posto
- preso atto che sarà ancora molto molto molto lunga prima che ci vadano
- cucinato
- fatto decluttering a bomba

Le vacanze.




mercoledì 4 settembre 2013

Teste di prof

Il registro elettronico. Ovvero come le macchine non potranno MAI sostituirsi all'uomo. Non perché non siano in grado di essere altrettanto intelligenti e perspicaci. Le macchine possono quasi tutto, ormai. Ma il punto è questo: nessun softwarista potrà mai creare un registro elettronico in grado di reggere all'impatto devastante con la psicologia dei docenti. E guardate che da noi si è adottato solo il registro del singolo prof, non quello di classe, al quale siamo fermamente ostili tutti in blocco per ragioni anche serie, che poi vi dirò.

Di lettere, da me, siamo solo cinque. Più uno spezzone di cinque ore. Che corrisponde a ignoto supplente, per ora.

Cinque è un numero ridicolo. Cinque è meno dei nani, degli apostoli, dei comandamenti, dei vizi capitali.

Ma siamo cinque INSEGNANTI DI LETTERE.
Di cui solo una (io) è in grado di entusiasmarsi alla notizia che a scuola adesso c'è il sistema wireless, e ci sono, oltre ai portatili, due tablet per gli insegnanti ("posso averne uno nella mia classe? eh? posso giocarci io? eh? posso?"). E solo una (io) può farsi scintillare gli occhi alla vista della grossa teca termoregolata per il server che è comparsa nell'atrio, e battezzarla Mamma. Il primo alunno che capisce la citazione, ho deciso, prende un dieci di Italiano orale, per il semplice fatto di avermi fatto sentire meno sola. Nei colleghi non ripongo speranze, da questo punto di vista, dopo che nemmeno l'Inflessibile ha raccolto l'allusione, e dire che suo marito è Movie Man.

Comunque.

Siamo cinque, dicevo.

Il registro elettronico e Castagna:
"Che bello, finalmente avrò un registro che non sembra un incidente ferroviario. Mi dai la password, Gigante? Eh? dai... daidaidaidai me la dai la password, che vado a casa e ci gioco?"

Il registro elettronico e l'Inflessibile:
"Dove annoto se un alunno consegna in bianco? o fa scena muta? posso dare voti sotto il 4?"

Il registro elettronico e la Bestia Nera:
"Umm. Io però devo farmi aiutare da qualcuno, non sono mica capace."

Il registro elettronico e il Troll:
"Umm. Vediamo..."

Il registro elettronico e la Bionda Svampita:
"O mamma mia."

E fin lì, tra tutte e cinque, abbiamo comunque fatto miglior figura della Barbie di Inglese, che ha esordito con:
"Aspetta, non ho capito, dove devo scriverlo l'indirizzo del sito? Nella barra? Quale barra?"

Ma ieri c'è stata la grande discussione in merito al Problema con la P maiuscola sollevato dall'uso del registro elettronico dei docenti. E cioè: come facciamo quando abbiamo i consigli di classe, o i colloqui con le famiglie? Non potendo pretendere che ognuno di noi si schieri alle riunioni pomeridiane con un portatile personale, nè che facciamo i consigli o i colloqui girati di schiena gli uni rispetto agli altri in aula di informatica, bisognerà avere davanti a sè un qualcosa di cartaceo che si possa consultare.

Prima opzione:
stampare.

E ma no. Se facciamo tutto questo per risparmiare carta, to save the rain forest, e inquinare il pianeta con resti di circuiti, plastica e schede madri in silicio invece che con cartucce di toner esaurite. Il tasto stampa è il male.

Seconda opzione:
avere un qualcosa di cartaceo che si usi a monte, prima di inserire i voti nel sistema, e che resti per queste occasioni in cui serve, appunto, il supporto fisico, o per le riunioni di gennaio, quando fuori infuria la tormenta e salta la luce. E non fate quella faccia, che l'anno scorso una volta siamo arrivati a -26 gradi, roba che guardavi fuori e invece del Monviso c'erano gli Urali, santo Dio.

Comunque, questa seconda opzione ha senso anche perchè, usando un supporto tradizionale, possiamo annotarci i voti e poi inserirli nel sistema senza mai accendere il pc in classe (e se avete avuto una classe come la mia, dove già abbassare gli occhi su un diario poteva costarvi caro, capirete che guardare dentro a uno schermo mentre si devono tenere seduti e buoni venticinque animali selvatici è impossibile), risparmiandoci così anche le attese, il rischio di lasciare la propria pagina aperta e non fare il logout, il rischio di dimenticare dei voti e altro se per caso un giorno il server si pianta, etc. Del resto, io che sono una pasticciona ho sempre scritto i voti su quaderni e agende, per poi riportarli sul registro nella calma dell'aula profess... okay, va bene, va bene, a casa, in camicia da notte, a panza in giù sul letto, la domenica mattina quando il marito parte per lo stadio.  

Perciò inizialmente, senza particolare scandalo di nessuno, abbiamo convenuto che useremo delle griglie, o dei quaderni, o delle agende, e ognun per sè e il MIUR per tutti.

Ieri, invece, se vi foste affacciati alla sala prof alle dodici avreste potuto assistere al Peggio del Peggio della collezione Insegnanti Sfacciatamente Testardi e Privi di Pudore:

L'Inflessibile:
"E ma io devo scrivere anche gli obiettivi parziali di alcune prove. E ma devo poter rendere conto ai genitori del voto che dò, se è motivato da problemi con il lessico, con l'ortografia, con il contenuto... Quindi mi sono fatta un insieme di fotocopie, con questi obiettivi declinati nel dettaglio. Le rilego, e via."

La Bionda Svampita:
"E non potremmo farlo anche noi?"

Il Troll (subdolamente):
"Anzi, mi faresti vedere come ti è venuto, Inflessibile?"

La Bestia Nera (spudoratamente):
"Anzi, scusa, non potremmo direttamente prenderlo da te, se il lavoro è già fatto?"

Castagna:
"Mah, io non uso mettere valutazioni dei singoli obiettivi, quindi non mi serve. Mi basta poter specificare che tipo di prova era."

La Bionda Svampita:
"Eeee ma se lo facciamo è necessario che lo abbiamo tutte uguali, altrimenti, davanti ai genitori..."

Castagna:
"Beh... ma se io non li ho mai usati, i parziali, perchè scrivo il giudizio tema per tema e lo faccio copiare sul quaderno durante la correzione?"

La Bestia Nera: 
"E quando vengono i genitori, come fai a spiegare perchè hai dato un certo tipo di voto?"

Castagna (con un certo scazzo):
"Beh: ho la bocca, e parlo!"

La Bionda Svampita:
"Sì però se risulta che facciamo tutti lo stesso è meglio, no? Tanto anche tu te li scrivi da qualche parte i voti, allora poi li riporti sul registro cartaceo e anche su quello elettronico..."

Castagna:
"Ma io per comodo mio me li segno come ho sempre fatto sull'agenda, e poi per legge devo metterli sul registro elettronico, chi me lo fa fare di scriverli tre volte? ...non si faceva tutto questo per snellire il lavoro?"

Il Troll:
"Mmm. Comunque, cosa costerà farsi le fotocopie come ha fatto l'Inflessibile e rilegarle con una spiralina?"

La Bestia Nera:
"E cosa costerà comprarsi un vero registro di carta? Ora vado in segreteria e chiedo. [va e torna] Costa dodici euro! ma allora io me lo compro."

Il Troll e la Bionda Svampita in coro: "Anch'io!!!"

Il Gigante, che da maggio si fa un mazzo così dietro al wireless, alle LIM, ai portatili, al tablet, al software del registro elettronico e alle Barbie di Inglese che non sanno accendere il pc, ha colto giusto quest'ultima parte della conversazione. Non mi sarei stupita se, uscendo dopo qualche minuto, lo avessi trovato seduto per terra nel parcheggio, in lacrime.











mercoledì 15 maggio 2013

Interrogo, ma soprattutto MI interrogo. Sul perchè di tutto questo

1)
"Dai, Olivia. Chi incontra Dante nella zona dove sono puniti i traditori della patria? Ti ricordi? Uno che sta facendo una cosa schifosissima... dai... il conte...?"
E Vomitino: "...Dracula."

2)
"Capitale di Malta?"
Verace: "La Valletta."
"Che prende il nome da?"
"La Valette."
"E chi era?"
"..."
"Dai, era un comandante dei militari che controllavano l'isola, e si chiamavano, appunto...? I cavalieri...?
Huck Finn: "...dello zodiaco."

3)
"E quindi" Spettacolo sta offrendo il suo contributo al ripasso a domandine della lezione della volta scorsa "secondo Verga se ti allontani dal luogo, dalla situazione, in cui sei nato, non ce la fai, vieni schiacciato."
"Sì, e in una famosa novella fa un paragone..." suggerisco io.
Interviene l'Arcangelo Nero: "Sì, dice che è come per la piattola."




Uccidetemi. E' un atto di pietà, vi restituirà un karma positivo. Uccidetemi.


sabato 30 marzo 2013

Quando una se la chiama

Posto due righe per dire che, con il precedente "morte di salute" mi sono autoscagliata addosso una maledizione.

E lo sapevo che non dovevo parlare di malattie, troppi blog parlano di malattie. Ma io credevo di parlarne in senso ironico, apotropaico, di reagire, di invitare la blogpopolazione a farsi del bene, a non piangersi addosso, a non soccombere.

Bene, comunque, non lo farò più. Sono due giorni che vado avanti a melaleuca alternifolia (chi può capire capisce) e bevo mirtillo rosso (anche qui, decodificate) e, ahimè, non c'entra niente lo honeymoon disease, solo un estemporaneo crollo totale del mio sistema immunitario.  

Sob. E io ce la stavo mettendo tutta.

Va beh, fuori piove eh. Quindi non è che sarei andata in molti posti. Poi per carità con le mani in mano non ci sono rimasta lo stesso, vi dirò poi.

mercoledì 27 marzo 2013

Morte di salute - uno sfogo dovuto

E quindi, dopo l'epidemia di scarlattina, quella di congiuntivite e quella di influenza intestinale, adesso i bambini stanno passando la fase di tosse e febbre alta.
La scarlattina non l'ho presa, la congiuntivite nemmeno, l'intestinale l'ho fatta tra lavoro e reparto dove era ricoverato mio padre e non ho detto bah perchè tanto in quelle settimane avrei comunque avuto un'imponente gastrite - colite da stress, quindi tanto valeva metterci dentro il virus.
Poi però ho starnutito settecento volte in due ore, mi sono soffiata il naso ogni minuto e mezzo per tutta la mattina e, arrivata a casa, sono precipitata nel cuscino e non mi sono alzata più.

Questo ieri.

Oggi (sempre immersa nel copripiumone Ikea) rifletto su questo fatto della salute.

No perchè, una volta, la telefonata o la chattata con l'amica era così:
Come stai?
Bene e tu?
Mah io oggi male, ho il ciclo, sono gonfia e ho un po' di nausea.
Io ho avuto la tosse e niente voce fino a ieri, ma ora è passata.

Poi si parlava di fidanzati, mariti, lavoro, casa, serate, impegni, traslochi, etc.

Naturalmente le cose si sono andate un po' complicando quando le amiche hanno iniziato a riprodursi:

Come stai?
Eh, così, scusa se ieri non t'ho risposto quando hai chiamato, ero impegnata a vomitare la cena.
Ommamma!
Sì ma va bene eh? se no sai che balena che divento!
Ma oggi come stai?
Ma bene a parte un sonno boia, poi di notte quando vado a letto questo qua comincia a ballarmi la samba nella pancia. E così dormo male.

E poi si parlava: del bambino in arrivo, del marito, del lavoro, della casa, delle cose fatte in settimana etc.

Poi sono nati i bambini:

Come stai?
Bene, un po' stanca
Il/La/I bambino/a/i?
Eh guarda è venuta la pediatra, c'abbiamo la tosse / la febbre / la varicella / la gastrointestinale / il pancino duro / uno strano sfogo che spero non sia rosolia / etc etc

Poi si parlava: dei bambini e di quel che dicevano e facevano, dei mariti, del lavoro, della casa, etc.

Non so quando sia successo, non so se sia l'età, la crisi politico-economica che stiamo tutti somatizzando, la sfiga (nel 2012 era sicuramente la sfiga), ma a un certo punto le telefonate sono diventate dei bollettini di guerra, perchè, dopo la domanda tipica sui figli e il resoconto delle loro magagne (perchè, sappiatelo, i bambini in una certa fascia d'età o sono sempre malati o si sono appena fatti male con qualcosa) si passa ai genitori (e sappiamo che io detengo il record di papà più anziano, ma non è detto che gli altri, pur essendo più giovani, siano per forza messi bene) e per finire ai mariti (che ovviamente sono sanissimi ma fingono di prendere l'influenza per essere coccolati, essendo protervamente gelosi di tutti i bambini / i malati / gli anziani che dobbiamo imboccare) e a se stesse (spesso tagliando corto: chi ce l'ha il tempo di ammalarsi con tutto quel che dobbiamo fare?) e a varie ed eventuali che comprendono fratelli e sorelle, zii e zie, colleghi, alunni, amici etc. Quando finisce la parte sulla salute, o è finito il credito o si è troppo stanche per parlare d'altro.

Per dire, oggi ho sentito cinque persone e se metto insieme le sfighe di salute più e meno grandi che mi hanno detto di se stesse o di altri, o che hanno sentito da me, ci faccio un elenco in cui cito almeno venti malattie e sei interventi diversi.
No, ma scusate, qua c'è bisogno di Gino Strada, siamo ridotti come Dresda dopo i bombardamenti.

Poi per carità. In parte è tutto tragicamente vero, purtroppo: siamo piene di grane, e le gestiamo tutte noi,  per cui non è che stiamo inventando, le preoccupazioni sanitarie sono davvero preoponderanti in certi momenti. In parte è che la stiamo prendendo troppo male.

Sapete che io mi sforzo di fare in modo che il 2012 sia definitivamente passato. E che il 2013, nei limiti del possibile, sia un po' meno schifoso. E lo faccio ricordandomi con coraggio ogni giorno di almeno una cosa buona.

Però qua dobbiamo smetterla di telefonarci così, con la lista dei caduti e dei dispersi. Dobbiamo fare uno sforzo. E siccome non è facile essere in grande forma, di questi temi, proviamo almeno ad ammalarci di cose più allegre.

Tipo: quand'è stata l'ultima volta che abbiamo avuto l'honeymoon disease? Facciamocelo un po' venire di nuovo, che sicuramente andremo in giro con un largo sorriso, nonostante il disagio. Quand'è l'ultima occasione in cui avete dovuto usare con cautela un braccio perchè avevate un tatuaggio fresco? (qui parlo di voi perchè io non mi tatuo). Quand'è che abbiamo dovuto spalmarci ululando una crema perchè ci eravamo scottate al sole, in vacanza (esistono, eh? le vacanze. Esistono. Non si sa dove e soprattutto non si sa quando, ma non le hanno vietate)? Quand'è che siamo arrivate al lavoro zoppicando perchè abbiamo preso una storta su un sentiero di montagna, o ci siamo stirate un polpaccio prendendo lezione di tennis da un appetitoso e scattante maestro (rigorosamente venticinquenne: il maestro di tennis venticinquenne era un must quando avevamo tredici anni, figurarsi ora che andiamo per i quaranta)? Perchè non starnutiamo più dopo essere state sorprese da un acquazzone mentre giravamo per negozi con un'amica, perchè non ci facciamo venire quei bei mal di stomaco della domenica mattina quando, con un grugno così, ci toccava lavarci i denti prima di colazione e pensare che forse il rum bianco non è il miglior amico della single? Dove sono quei bei maschi che avevano delle cicatrici dovute alla marmitta incandescente della moto, o alla ginocchiata in uno scoglio durante la pesca subacquea, invece di lamentarsi del tunnel carpale e dell'acidità di stomaco???

Avanti, su. Facciamoci venire qualcosa che valga la pena avere. Prendiamocelo come un impegno per la fase A dell'uscita dal tunnel. La successiva fase, la B, prevede che stiamo benino / moderatamente bene, e parliamo di tutt'altro. E la C che arriviamo al totale equilibrio psicofisico (beh, che c'è? io credo nelle vite successive a questa, mi è lecito almeno sperare, no?). Nell'attesa cerchiamo di farci del male facendoci del bene.

La prima che si strappa facendo sport vince un premio. Se si strappa facendo sesso, è da considerarsi già premiata, ma avrà pubbliche attestazioni di stima e invidia.

Vi voglio bene, rottami.

domenica 10 marzo 2013

A proposito di sangue - un post vomitevole

Già che si parlava di splatter, il momento più rappresentativo di questo weekend abbastanza orrendo è stato quando mi sono portata a casa dall'ospedale il maglione di lana in cui papà, sfilandosi gioiosamente la cannula della flebo mentre dormiva, ha versato tipo mezzo litro di sangue.

Perchè, essendo in un reparto emergenze, dove tutti hanno molto da fare la notte coi nuovi arrivi, ed essendo lui un'emergenza risolta da giorni, non c'era particolare controllo stanza per stanza nelle ore di riposo; il vicino di letto dormiva beato, lui dormiva dissanguandosi, ma non lo sapeva perchè era sotto l'effetto di un sonnifero, e al mattino bello presto l'infermiera ha trovato il disastro, cambiato mio padre, cambiato il letto e messo pigiama e maglione in un sacco di plastica. Che, sul fondo, era diventato come il sacchetto della trota, dopo che l'hanno slamata al laghetto e te l'hanno confezionata per portartela a casa.

Dato che
a) io odio la pesca alla trota, e non da quando ho visto la luce sulla via del buddhismo, ma da quando avevo cinque anni e andavamo al laghetto con i nonni
b) io sento gli odori a distanza di chilometri
c) io tendo a svenire alla vista del sangue
d) io, dopo aver visto dal vivo qualsiasi cosa che abbia a che fare con le macellerie o gli ospedali, tendo a portarmi avanti per 48 ore un sordo mal di stomaco
ci si domanda come abbia potuto pensare di estrarre il maglione dal sacchetto e mettermi a lavarlo.

Ho flashes orrendi del quinto e del sesto risciacquo, in cui continuava a venir giù acqua rossa e io pensavo se, cadendo eventualmente svenuta, mi sarei fatta peggio in avanti, picchiando la faccia sul lavello, o indietro, battendo la testa sul pavimento: ma in quella è arrivata mia madre. Che si è chiesta ad alta voce non se io avessi bisogno di sedermi, di due schiaffetti e di una boccetta di sali, ma se il maglione si sarebbe infeltrito. Non che sia insensibile. E' che è un medico, LEI. Io NO. Le devono essere sfuggiti il pallore cadaverico e l'espressione lugubre con la quale le ho detto che non potevo semplicemente mettere a bagno il maglione e aspettare la Fata Pugliese lunedì, perchè c'era talmente tanto sangue che avrebbe puzzato subito mezza casa.

Mia madre non si ricorda di quella volta che è arrivata a casa, tanti anni fa, e non trovava più il sacchetto del macellaio, tanto che alla fine si era convinta di averlo posato sul bancone, pagando, e essere uscita dal negozio senza prenderlo. Senonchè tre giorni dopo, andando a fare la spesa con la sua Mini rossa, saliamo in macchina e notiamo un odore: che attribuiamo al fatto che ha piovuto e forse si sono un po' ammuffiti i tappetini. Poi lei scende, va nel supermarket e io no. Io cerco la fonte dell'odore che, al mio supernaso, non è per niente di muffa e viene dal sedile dietro. E così scopro conto che la Mini dietro ha come due tasconi portaoggetti, a fianco dei sedili, e in uno cosa c'è? Un sacchetto bianco. Con dentro qualcosa di marrone. Semisciolto. Che puzza, non fatemi dire di cosa, avete capito benissimo. Ecco, io dovevo avere tipo dodici anni e l'incoscienza della gioventù perchè ho preso il sacchetto, l'ho buttato in un bidone, sono tornata in macchina e poi le ho raccontato tutto, senza nemmeno vomitare. Succedesse di nuovo ora, smetterei di mangiare per una settimana.

Comunque, ho un attimo esagerato con il Napisan e il detersivo, quindi devo a mio padre un maglione di shetland grigio, perchè questo qua, che è profumatissimo e perfettamente pulito, è uscito dal lavaggio con la consistenza di un Muppet.

Però non sono svenuta, eh. Forse, Noise, dopotutto sono pronta per provare la Mooncup. Ma dopo la butto via perchè non me la sento di lavarla.

  

martedì 4 dicembre 2012

Begli incontri

Psicologa del consultorio: “Quindi, noi strutturiamo il lavoro in due incontri, il primo lo faccio io da sola ed ha una durata di un’ora e mezza, massimo due. Voi che orario fate?”

Castagna: “Otto - tredici e trenta.”

PdC: “In ore di sessanta minuti?”

Castagna (con sopracciglio divertito): “No, di cinquantacinque. Quindi sono sei unità orarie al mattino, perciò, se sono tre terze potrebbe fare due ore, due ore e due ore.”

PdC (seccata): “Beh no, un momento, tutte nella stessa mattina?”

Castagna: “Ah non so, io lo dicevo per lei, visto che mi dice che non avete molta disponibilità per spostarvi dall‘ASL, almeno così riducevate le uscite.”

PdC (sostenuta): “E però insomma, sono sei ore, voglio dire, seguire dei lavori di gruppo, no, io penso anche alla nostra salute mentale. No no, bisogna che io faccia due classi una mattina e la terza un altro giorno.”

Primo piano di Castagna (occhi verdi fissi sulla psicologa, con palpebra immobile)

PdC: “Vediamo la disponibilità sulle singole classi, per prevedere i giorni utili.”

Il Troll: “Sì, guardi, per facilitare le cose e non dover fare tanti scambi d‘ora coi colleghi, io per esempio con la III B ho tre ore di seguito il giovedì. O altrimenti, ho le prime due al martedì.”

PdC: “Ah però io alle otto non posso esserci, perché noi comunque dobbiamo prima passare di qui, comunque.”

Castagna (rivolge un pensiero all’incubo dell’ora di timbratura del cartellino che ha condiviso con sua madre, dipendente ASL, per diciassette anni, e infatti tace e guarda il tavolo)

Bionda Svampita: “Ah quindi lei dice magari meglio partire dalle nove? Bene, allora guardi, nella III A io il mercoledì ho le ultime due ore, se magari…” (e forse voleva dire qualcosa sul fatto di fare prima le ore dal Troll o da Castagna e passare in coda nella sua classe, ma non ci arriva)

PdC (espressione crucciata): “Mm. Sì… ma magari le ultime due ore, i ragazzi, voglio dire, l’attenzione potrebbe essere minore…”

Castagna (incolla gli occhi alla faccia della psicologa, palpebra fissa, sopracciglia in posizioni acrobatiche, labbra strette a fessura, ostilità visibile in tutto l’atteggiamento del corpo, e, mentre mentalmente ripassa i molti colloqui con psicologi, psicoanalisti e psicoterapeuti della sua esistenza, gioisce con ferocia di sapere che la psicologa, per mestiere, sa perfettamente cosa lei stia trasmettendo in questo momento. Le pare quasi di vedere le lettere luminose e colorate che si disegnano in stampatello nell’aria sopra il tavolo: M, A, V, A, I, A, F,,,)



Ma forse non dovevo essere così negativa. Quanto meno, costei non sarà una di quelli che sostengono che fare lezione agli adolescenti per un’intera mattinata non è un vero lavoro.

Oh, sì, in effetti questo proprio mi consola.

martedì 23 ottobre 2012

Le sessantaquattro arti

Posizioni assunte dalla preside sulla vexata quaestio della minorenne incinta:

1) In consiglio di classe: "Devo parlare con il consultorio, comunque mi hanno assicurato che ci mandano le psicologhe e il medico. Del resto è un bene, i ragazzi a una figura che viene da fuori possono sentirsi  liberi di chiedere molte più cose."

2) Con me sola, in aula computer: "Al consultorio ieri hanno detto di parlare con le classi, tutte le classi, facendo un annuncio abbastanza asettico, cercando di non dare giudizi nè interpretazioni e dicendo che, dopo, i ragazzi avranno modo di parlare con la psicologa e l'assistente sanitaria per qualsiasi dubbio. Comunque su quando fare l'annuncio aspettiamo il loro via, ci manderanno qualcuno per preparare gli insegnanti, e comunque devono parlarne con la ragazza e la madre. Poi, in un secondo momento, ci manderanno l'intervento sui ragazzi."

3) Nel giro di una settimana, si passa a parlare di fare lezione con l'assistente sanitaria solo alle terze, data anche l'opposizione (urlata) della collega di Scienze della mia seconda e quella (sottaciuta) di altri colleghi. Poi la C. tenta di far virare l'intervento solo sulla terza direttamente coinvolta. Riesco faticosamente a convincerla (almeno apparentemente) che dato che la mia alunna, che è in III C, ha una sorellastra in III A, sarebbe bene anche estendere all'altra terza, e allora, buon peso, buttiamoci dentro anche la III B, e finito.

4) Passano alcuni giorni e io riferisco ai colleghi che vedo, che non sono certo tutti, che lei mi ha detto che dovremo dare l'annuncio nelle diverse classi, però solo dopo l'okay della psicologa che discuterà degli aspetti legati alla privacy con la madre di Occhioni e Occhioni stessa. Non succede niente per un po',e io quando vedo la preside le dico che ho riferito la procedura che ci hanno indicato, ma non a tutti, solo a quelli con cui ho potuto parlare. Lei dice: "Eh, no, sì, devo dirlo ai coordinatori, magari oggi che ci sono le riunioni per l'elezione dei rappresentanti li convoco cinque minuti prima, così ci sono tutti e lo diciamo."

5) Una bella mattina il vicepreside mi dice "La psicologa del consultorio ha detto di parlarne con le classi, oggi lo diciamo in III C, vengo anche io." (E le psicologhe che dovevano parlarne con noi prima? Non pervenute.) Lo dico ai colleghi, con alcuni dei quali si era parlato di tutelarci e deciso che dovevamo essere almeno due adulti presenti ad ogni 'annunciazione'... Cadono dal pero. La preside non ha convocato nessuno nè detto a nessuno quel che aveva detto a me. Mi ritrovo con colleghi di ogni credo, razza e colore che mi soffiano contro tipo pantere, come fosse colpa mia, io riferisco testualmente cosa mi è stato detto che lei aveva intenzione di fare, così prendiamo atto che non lo ha fatto; in quella entra il vicepreside e gli sottopongo il problema, lui dice che intanto ora lo diciamo in terza e annunciamo pure che Occhioni a novembre si ferma a casa in maternità, e allora tutti i colleghi tirano un respiro di sollievo e quella di Inglese dice: "Ah beh allora non è neanche necessario dirlo a quelli delle altre classi, se tanto se ne va a novembre." (E' lì che io perdo definitivamente la fiducia nel prossimo, e decido che farò di testa mia dove posso, e mi parerò il culo chiedendo ai genitori l'autorizzazione a parlare di argomenti relativi all'educazione all'affettività coi loro figli, cosa che peraltro ho già fatto n volte in n scuole, senza mai avere un problema. Da cui la mia decisione, puntualmente messa in pratica, di parlarne nella mia seconda non appena uno dei bambini sfiora l'argomento.)

6) Ci ritroviamo io (coordinatrice) il vicepreside (autorità) la collega di Inglese (che era lì perchè aveva l'ora di lezione) e il collega di Religione (che è un ficcanaso) a dire alla terza, che lo sapeva benissimo, che Occhioni è incinta. Il vicepreside annuncia ufficialmente che Occhioni si fermerà a casa tra qualche settimana. Io condisco il tutto dicendo loro di regolarsi con buon senso, e di essere delicati con lei, e dico anche che abbiamo preso contatti col consultorio (stessa cosa avevo detto alle pochissime madri presenti alla riunione) perchè ci aiuti un po' con del personale esperto.

7) Occhioni mi interpella e mi sottopone il problema voti e interrogazioni. Analizziamo un po' la questione. Io le ripeto (già detto a sua madre) che esiste la possibilità di continuare a seguire dopo la nascita del bambino, oppure di ritirarsi e presentarsi da privatista. Le dico che devono parlare con vicepreside e preside per informarsi su cosa possano fare e come farlo.
Questo accade venerdì. Ieri madre e figlia si presentano dalla preside, e oggi la preside mi convoca e si lamenta che io abbia detto alla bambina questa cosa. Io spiego: non ho detto che deve ritirarsi, ho solo detto che la possibilità c'è, che potrebbe considerarla visto che non sappiamo se il suo bambino sarà un angelo o un mostro che non la farà mai dormire, e di parlarne con la dirigente. La quale oggi nicchia su tutto l'universo scibile e addirittura sul fatto che la ragazza stia a casa prima del parto: essendo un'utente di un servizio e non una lavoratrice, se vuole venire può. Io le dico allora che il vicepreside ha detto ufficialmente a noi e alla classe che Occhioni si fermerà a casa, lei ripete che non ne è sicura perchè ha il dubbio che invece possa frequentare, e alla mia domanda "Dove ha preso allora quest'informazione il Gigante?" lei dice testualmente "Se l'è inventato."

In tutto questo di psicologi che vengono a scuola non si parla più, figuriamoci di ginecologhe.

Commento libero.

giovedì 11 ottobre 2012

Vista da dove la vede un insegnante di scuola media, però...


Che, poi, potete metterla come volete.

Chi la prende con ansia, chi con empatia, chi con distacco, chi con la solita superficialità.

Siamo insegnanti, non cloni. Ognuno di noi la vive a modo suo.

lunedì 2 aprile 2012

auleintempesta featuring quando ti cadono le braccia

Penso che il neretto parli chiaro senza che io commenti.

L'unico lato buono è che questa merda era sul sito news di Yahoo, non su un giornale.

Me l’ha detto la maestra” è sempre stata la frase tipica dello studente delle scuole di ogni ordine e grado, perché la professione dell’insegnante è da sempre caratterizzata da una prevalente presenza femminile. Le motivazioni storiche sono varie e vanno ricondotte schematicamente alla maggiore predisposizione delle donne a prendersi cura dei bambini e degli adolescenti, e al loro desiderio/necessità di un mestiere che non impieghi l’intera giornata, per poter occuparsi della propria famiglia, nel tempo rimanente.

Tuttavia se le società cambiano e mostrano modelli sempre più variegati di distribuzione dei carichi di lavoro e delle responsabilità, tra uomini e donne (basti notare che ricopre il ruolo di Ministro del lavoro, Segretario del maggior sindacato nazionale e Presidente di Confindustria, in Italia, a tutt’oggi) la percentuale di personale docente di sesso maschile rimane ridotta e, anzi, in certe aree, in via di diminuzione. È possibile calcolare, per esempio, che un bambino che faccia il suo ingresso nella scuola elementare oggi, abbia il 4,6 per cento delle le probabilità di avere un maestro. Il tutto deriva dalla scarsa partecipazione maschile ai corsi di laurea in Scienze della Formazione (ex Magistero) che è costantemente calata nell'ultimo decennio, fino a toccare, nel 2009, la quota del 12 per cento (dati Almalaurea).

Il rischio è che le nuove generazioni siano allevate da donne dalla culla all’università, con risvolti negativi sul fronte della necessaria “variabilità” di cui gli esseri umani “in formazione” necessitano, come dimostrano tutti gli studi del settore. L’area meno colpita è quella dell’insegnamento post diploma, forse perché garantisce maggiori rendite economiche e si coniuga con posizioni di maggior potere, che è sempre stata storicamente appannaggio degli uomini.

Ma nella scuola primaria (per non parlare della materna) l'estinzione del maestro maschio è quasi completa mentre nelle medie e in alcune materie al liceo è prossima. Difficile immaginare una controtendenza, con i dati sulle iscrizioni universitarie a disposizione. “La deriva è irreversibile” sostiene il prof. Duccio Demetrio “perché si tratta di professioni che subiscono un calo progressivo di prestigio sociale.”

sabato 31 marzo 2012

Weekend




Alla vostra sinistra, pila di robe da smistare, archiviare, vistare, correggere, classe II.

Alla vostra destra, pila di robe da smistare, archiviare, vistare, correggere, classe I.

Di fronte a ciò, mi sono sentita autorizzata a mandare il marito a picchiarsi con le massaie al supermercato e a risparmiarmi la corvée della spesa di sabato mattina.

giovedì 2 febbraio 2012

auleintempesta featuring una che non lo rifarà,

il numero di parlare a voce alta di certe sue opinioni discutibili sulla vita e l'educazione dei figli, soprattutto se è seduta di fianco a una giornalista.

Scusate, ma la mia unica reazione a questo articolo è una goduria sconfinata per lo sputtanamento grandioso al quale la mamma imbecille si è esposta.