Con
un paio di blogamiche, dai primi di gennaio abbiamo dato inizio alla
sana abitudine di appuntarci, per ogni giorno, almeno un istante
positivo. Può essere una lunga doccia rigenerante, un piccolo regalo
che ci siamo fatte, un momento di pace con la famiglia, un dettaglio
del panorama, qualcosa che abbiamo mangiato con gusto; spesso è una
bella barzelletta, un pisolino rubato, una sigaretta fumata
lentamente, una mezz'ora di lettura di un buon libro alla sera. O
anche un angolo di bosco dove abbiamo parcheggiato la macchina per
lasciarci andare a un pianto liberatorio.
Funziona.
Dopo
un duemiladodici spaventoso, la collezione di attimi buoni sta
facendo sembrare il duemilatredici molto veloce, sopportabile, anche
simpatico. E' un'abitudine che fa bene.
Adesso
io e l'amico Grande Pagliaccio ne abbiamo instaurata un'altra.
Abbiamo entrambi problemi di soldi da gestire, famiglie
complicatissime, giornate allucinanti, problemi di insonnia e tanti
chilometri da percorrere ogni settimana. Da anni ci facciamo coraggio
con lunghe chiamate durante i viaggi, saluti su Facebook al mattino
molto presto e sms nelle ore più tremende della notte.
E
un giorno gli ho detto che ero stufa di rispondere alla domanda “come
stai?” con il solito “stanca”. Io sono SEMPRE stanca e ne ho,
sei giorni su sette, ottime ragioni. Il settimo sto recuperando per
gli altri sei, anche se magari è un giorno tranquillo. Ma da quando
ci si è lanciati nell'affido familiare non sono più esistiti
settimi giorni. Così non voglio più rispondere che sono stanca,
perchè si sa, che sono stanca. E a lui non voglio più chiedere
“come va?” perchè, purtroppo, la sequela infinita di problemi
tra cui deve barcamenarsi ogni settimana, da anni, prevede di rado
una risposta positiva.
Non
potendo cambiare le risposte, abbiamo stabilito di cambiare le
domande.
Così
ora, verso sera, può capitare che io mandi o riceva un sms di questo
tenore:
“Oggi
hai mangiato qualcosa di buono? Hai il naso che ti cola? Ti sei
lavato/a i piedi?”
O
anche:
“Oggi
hai sentito almeno due amici? Hai nominato i coccodrilli in un
discorso? Hai scompigliato i capelli a tuo/a figlio/a? Hai
accarezzato un cane?”
Oppure,
se non ci sentiamo da un po':
“Questa
settimana hai trombato? Hai letto un buon libro? Hai dormito almeno
una volta più di sei ore tutte di fila? Hai mandato a fare in culo
qualcuno che se lo meritava?”
Le
risposte a volte sono telegrafiche: sì, sì, no, sì. A volte, più
dettagliate. Lui è un uomo, se ha trombato non mancherà mai di
dettagliare, ahimè. Io, se rispondo sì a una domanda su bellezza o
igiene, aggiungo i particolari: “mi sono lavata i piedi con lo
scrub ai sali del mar Morto e mi sono data lo smalto rosso geranio”.
Ma è scrivere e leggere le domande che ci mette di buon umore, anche
perchè bisogna usare dell'inventiva, dell'ironia, è un piccolo rito
che obbliga a uscire dagli schemi della giornata, dalla distrazione
dei convenevoli scontati.
Sto
cercando un metodo per applicare questo benefico stravolgimento dei
punti di vista anche alle giornate di scuola. Per esempio: arrivo e
decido consapevolmente, dato che ho i sandali, di attraversare il
prato bagnandomi le dita di rugiada. Entro in classe e, dopo i
saluti, passo due minuti a studiare la disposizione dei banchi, a
spostare qualche fila, a fare ordine sulla cattedra o
nell'armadietto, come se avessi tutto il tempo del mondo. Interrompo
la lezione per cinque minuti perchè un alunno decide di raccontare a
tutti un film che ha visto. Non sono cose nuove, le facevo anche gli
anni scorsi, ma adesso mi intestardisco a contarle, a infilare un
momento di assoluta lentezza nello svolgimento frenetico di ogni
attività del mattino. Per adesso questo ha permesso a me di uscire
sana da due e anche tre ore di fila nella terza A, e forse ha
contribuito a tenere calma la classe. Ma di certo la terza A ha
trovato grande giovamento soprattutto dal fatto di cambiare
corridoio, aula, spazi, luce.
Lo
dicevo oggi all'Uomo e lui sfotteva:
“Cos'è?
Una questione di Feng Shui?”
Beh.
Io
non so se i miei ragazzi siano sensibili al fluire del Chi. Io sì.
Ho
deciso di prenderla come una bella, stimolante vacanza, fino a quando
riesco. In effetti, rispetto alla mia vita a casa, potrebbe anche
sembrarlo, una vacanza.
Anche
Dylan McKay è tornato a scuola carichissimo di buoni propositi, e
come lui alcuni degli irriducibili come Topoloso, Momo Docteur e
Atreiu. Oggi dettavo cose sulla cartografia e il reticolato
geografico e Greenwich e l'arco di parallelo, e siccome lui con
certosina concentrazione restava indietro ma non accelerava,
ostinandosi a scrivere con cura, ho detto: “Piano, aspettiamo
Dylan, che quest'anno ha deciso di essere ordinato e preciso, non
voglio turbare questo magnifico equilibrio.” Poi l'ho pubblicamente
ribattezzato L. Zen. Sotto il ciuffo che è sempre più sbarazzino,
non ha battuto ciglio, e ha continuato a scrivere. Credo stia tenendo
duro per non essere spostato, dato che per ora sono ancora
distribuiti come si sono messi da sé il primo giorno, e lui ha un
invidiabile banco vicino alla finestra, non troppo indietro, ma
nemmeno vicino alla cattedra. Pensavo che lo avrebbe usato come
trampolino per girarsi a lanciare stronzate a raffica verso tutta la
classe, o che avrebbe quantomeno guardato il panorama, ora che
abbiamo di nuovo la spettacolare vista su Paesino di Sogno e ci siamo
tolti dal rumore della statale. Invece no, sta attento, e anche gli
altri, per adesso, non si comportano male. Il Chi fluisce tranquillo.



6 commenti:
Non mi cola il naso, grazie. Questa settimana non ho nemmeno trombato, troppi figli insonni in giro. Però avevo le unghie dei piedi colorate di azzurro, e avevo deciso che per il primo giorno di scuola sarei rientrata nei ranghi. E invece poi ci ho ripensato, e sono rimasta azzurrina. Mi piacciono le vostre domande, se ne possono avere ancora?
Quoto lgo: se ne possono avere altre ?
Se ne possono fare, eventualmente ?
Anonimo SQ
PS Se vuoi iscrivermi al club, il mio e-mail lo sai. Mi sembra un gran bel esercizio, zen o no che sia.
Mi associo, anch'io odio il come va? come stai? e aborro il "tutto bene a casa?" per non parlare del e ..."D. che fa?" che vuoi che faccia cresce. Domande, domande: La commessa, cameriera, inserviente è stata gentile con te? e tu con lei? Ti è mai caduto di mano qualcosa oggi? e dopo hai trovati un bacino consolatorio o uno schiaffo? Hai posteggiato facilmente? Hai messo le scarpe estive o già quelle invernali? Me ho mille così potrei andare avanti per ore...SymoSymo
sai che è una gran bella abitudine apprezzare un piccolo momento della giornata a tal punto da appuntarselo e portarlo con se?
devo iniziare e rubarti l'idea...
Son contenta che l'iniziativa vi sia piaciuta e sì, facciamocele, le domande originali!
Per rispondere alla Symo:
- sì ho parlato con una signora che faceva da sommelier ed era molto simpatica, quindi anche noi eravamo molto sorridenti
- no!!!! incredibile... ora che mi ci fai pensare oggi non mi sono caduti né il cellulare né le chiavi!!! (che costellazione c'era in cielo???)
- sì ma ho preso una multa :-( e avevo i sandali con la zeppa
Symo ma sei bravissima in questo gioco!!!
Non capisco come è possibile fare la multa a una che ha il coraggio dei sandali con la zeppa a fine estate!!!!Non c'è più religione!
Symo
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