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venerdì 13 settembre 2013

Dacci oggi il nostro zen quotidiano




Con un paio di blogamiche, dai primi di gennaio abbiamo dato inizio alla sana abitudine di appuntarci, per ogni giorno, almeno un istante positivo. Può essere una lunga doccia rigenerante, un piccolo regalo che ci siamo fatte, un momento di pace con la famiglia, un dettaglio del panorama, qualcosa che abbiamo mangiato con gusto; spesso è una bella barzelletta, un pisolino rubato, una sigaretta fumata lentamente, una mezz'ora di lettura di un buon libro alla sera. O anche un angolo di bosco dove abbiamo parcheggiato la macchina per lasciarci andare a un pianto liberatorio.



Funziona.



Dopo un duemiladodici spaventoso, la collezione di attimi buoni sta facendo sembrare il duemilatredici molto veloce, sopportabile, anche simpatico. E' un'abitudine che fa bene.



Adesso io e l'amico Grande Pagliaccio ne abbiamo instaurata un'altra. Abbiamo entrambi problemi di soldi da gestire, famiglie complicatissime, giornate allucinanti, problemi di insonnia e tanti chilometri da percorrere ogni settimana. Da anni ci facciamo coraggio con lunghe chiamate durante i viaggi, saluti su Facebook al mattino molto presto e sms nelle ore più tremende della notte.



E un giorno gli ho detto che ero stufa di rispondere alla domanda “come stai?” con il solito “stanca”. Io sono SEMPRE stanca e ne ho, sei giorni su sette, ottime ragioni. Il settimo sto recuperando per gli altri sei, anche se magari è un giorno tranquillo. Ma da quando ci si è lanciati nell'affido familiare non sono più esistiti settimi giorni. Così non voglio più rispondere che sono stanca, perchè si sa, che sono stanca. E a lui non voglio più chiedere “come va?” perchè, purtroppo, la sequela infinita di problemi tra cui deve barcamenarsi ogni settimana, da anni, prevede di rado una risposta positiva.



Non potendo cambiare le risposte, abbiamo stabilito di cambiare le domande.



Così ora, verso sera, può capitare che io mandi o riceva un sms di questo tenore:

“Oggi hai mangiato qualcosa di buono? Hai il naso che ti cola? Ti sei lavato/a i piedi?”

O anche:

“Oggi hai sentito almeno due amici? Hai nominato i coccodrilli in un discorso? Hai scompigliato i capelli a tuo/a figlio/a? Hai accarezzato un cane?”

Oppure, se non ci sentiamo da un po':

“Questa settimana hai trombato? Hai letto un buon libro? Hai dormito almeno una volta più di sei ore tutte di fila? Hai mandato a fare in culo qualcuno che se lo meritava?”



Le risposte a volte sono telegrafiche: sì, sì, no, sì. A volte, più dettagliate. Lui è un uomo, se ha trombato non mancherà mai di dettagliare, ahimè. Io, se rispondo sì a una domanda su bellezza o igiene, aggiungo i particolari: “mi sono lavata i piedi con lo scrub ai sali del mar Morto e mi sono data lo smalto rosso geranio”. Ma è scrivere e leggere le domande che ci mette di buon umore, anche perchè bisogna usare dell'inventiva, dell'ironia, è un piccolo rito che obbliga a uscire dagli schemi della giornata, dalla distrazione dei convenevoli scontati.



Sto cercando un metodo per applicare questo benefico stravolgimento dei punti di vista anche alle giornate di scuola. Per esempio: arrivo e decido consapevolmente, dato che ho i sandali, di attraversare il prato bagnandomi le dita di rugiada. Entro in classe e, dopo i saluti, passo due minuti a studiare la disposizione dei banchi, a spostare qualche fila, a fare ordine sulla cattedra o nell'armadietto, come se avessi tutto il tempo del mondo. Interrompo la lezione per cinque minuti perchè un alunno decide di raccontare a tutti un film che ha visto. Non sono cose nuove, le facevo anche gli anni scorsi, ma adesso mi intestardisco a contarle, a infilare un momento di assoluta lentezza nello svolgimento frenetico di ogni attività del mattino. Per adesso questo ha permesso a me di uscire sana da due e anche tre ore di fila nella terza A, e forse ha contribuito a tenere calma la classe. Ma di certo la terza A ha trovato grande giovamento soprattutto dal fatto di cambiare corridoio, aula, spazi, luce.



Lo dicevo oggi all'Uomo e lui sfotteva:

“Cos'è? Una questione di Feng Shui?”

Beh.

Io non so se i miei ragazzi siano sensibili al fluire del Chi. Io sì.



Ho deciso di prenderla come una bella, stimolante vacanza, fino a quando riesco. In effetti, rispetto alla mia vita a casa, potrebbe anche sembrarlo, una vacanza.



Anche Dylan McKay è tornato a scuola carichissimo di buoni propositi, e come lui alcuni degli irriducibili come Topoloso, Momo Docteur e Atreiu. Oggi dettavo cose sulla cartografia e il reticolato geografico e Greenwich e l'arco di parallelo, e siccome lui con certosina concentrazione restava indietro ma non accelerava, ostinandosi a scrivere con cura, ho detto: “Piano, aspettiamo Dylan, che quest'anno ha deciso di essere ordinato e preciso, non voglio turbare questo magnifico equilibrio.” Poi l'ho pubblicamente ribattezzato L. Zen. Sotto il ciuffo che è sempre più sbarazzino, non ha battuto ciglio, e ha continuato a scrivere. Credo stia tenendo duro per non essere spostato, dato che per ora sono ancora distribuiti come si sono messi da sé il primo giorno, e lui ha un invidiabile banco vicino alla finestra, non troppo indietro, ma nemmeno vicino alla cattedra. Pensavo che lo avrebbe usato come trampolino per girarsi a lanciare stronzate a raffica verso tutta la classe, o che avrebbe quantomeno guardato il panorama, ora che abbiamo di nuovo la spettacolare vista su Paesino di Sogno e ci siamo tolti dal rumore della statale. Invece no, sta attento, e anche gli altri, per adesso, non si comportano male. Il Chi fluisce tranquillo.

6 commenti:

ellegio ha detto...

Non mi cola il naso, grazie. Questa settimana non ho nemmeno trombato, troppi figli insonni in giro. Però avevo le unghie dei piedi colorate di azzurro, e avevo deciso che per il primo giorno di scuola sarei rientrata nei ranghi. E invece poi ci ho ripensato, e sono rimasta azzurrina. Mi piacciono le vostre domande, se ne possono avere ancora?

Anonimo ha detto...

Quoto lgo: se ne possono avere altre ?
Se ne possono fare, eventualmente ?

Anonimo SQ

PS Se vuoi iscrivermi al club, il mio e-mail lo sai. Mi sembra un gran bel esercizio, zen o no che sia.

Anonimo ha detto...

Mi associo, anch'io odio il come va? come stai? e aborro il "tutto bene a casa?" per non parlare del e ..."D. che fa?" che vuoi che faccia cresce. Domande, domande: La commessa, cameriera, inserviente è stata gentile con te? e tu con lei? Ti è mai caduto di mano qualcosa oggi? e dopo hai trovati un bacino consolatorio o uno schiaffo? Hai posteggiato facilmente? Hai messo le scarpe estive o già quelle invernali? Me ho mille così potrei andare avanti per ore...SymoSymo

Patalice ha detto...

sai che è una gran bella abitudine apprezzare un piccolo momento della giornata a tal punto da appuntarselo e portarlo con se?
devo iniziare e rubarti l'idea...

Castagna ha detto...

Son contenta che l'iniziativa vi sia piaciuta e sì, facciamocele, le domande originali!

Per rispondere alla Symo:
- sì ho parlato con una signora che faceva da sommelier ed era molto simpatica, quindi anche noi eravamo molto sorridenti
- no!!!! incredibile... ora che mi ci fai pensare oggi non mi sono caduti né il cellulare né le chiavi!!! (che costellazione c'era in cielo???)
- sì ma ho preso una multa :-( e avevo i sandali con la zeppa

Symo ma sei bravissima in questo gioco!!!

Anonimo ha detto...

Non capisco come è possibile fare la multa a una che ha il coraggio dei sandali con la zeppa a fine estate!!!!Non c'è più religione!
Symo