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giovedì 28 novembre 2013

Quel che proprio non sopporto della vita adulta




Intendiamoci, io non capisco i kidult, quelli che a quarant'anni devono fare cose da ragazzini per stare bene con se stessi; io ho passato molti dei miei primi venticinque anni a desiderare che si spalancassero per me le porte della vita adulta e indipendente, e poi i successivi dieci a spalancarle (i battenti, ahimè, pesavano due tonnellate ciascuno).



Io sono contenta di essere grande.



Certo, avere la mia età significa che puoi avere qualsiasi tipo di grana, lavorativa, familiare, di salute, sentimentale, economica, e dovertela sbrigare. Io mi lamento, e spesso, del fatto che la mia vita è molto pesante: ma guardate che lo è sul serio. E poi non faccio mistero di avere alcune marce in più, tipo un marito che si sbatte parecchio, per affrontare questa vita.



Però ragazzi, c'è un momento ogni tanto in cui io darei qualsiasi cosa per tornare indietro, penso che mi riprenderei perfino la mia vita com'era in seconda media (che non è stata allegra). E' la mattina in cui mi sveglio che sto male e decido di non andare a lavorare.



Fatto salvo che negli ultimi anni ho lavorato a volte con la febbre, la tosse, l'afonia, la cistite, la gastrite, la colite, la congiuntivite, la rinite acuta, gli attacchi di panico e il mal di denti, se una mattina decido di stare a casa i casi sono tre: 1) ho qualcosa che richiede visita medica urgente perchè non capisco di che si tratti (tipo la volta che mi è finito un corpo estraneo nell'occhio, o la prima volta che ho tossito sangue e non sapevo che nel mio mestiere è assolutamente normale) 2) sto malissimo i.e. febbre alta o dissenteria tropicale 3) sono stata di merda per giorni, sono andata al lavoro lo stesso, e sono troppo malridotta per fidarmi a salire di nuovo in macchina. In pratica, il caso 1) richiede di uscire, ma i casi 2) e 3), se esistesse una giustizia a questo mondo, richiederebbero che io premessi un pulsante sul lato del comodino il quale inviasse a) telefonata al medico di base b) avviso telefonico, certificato Inps, schema delle possibili supplenze a scuola c) richiesta a tutti gli altri di arrangiarsi e lasciarmi in pace per 48 ore. E poi mi girassi di là e mi facessi una sana dormita riparatrice.



Ecco, quando invece io mi alzo barcollando, accendo DUE telefoni cellulari, preparo la colazione alla famiglia, mi occupo del cane, dei gatti, del bucato, poi inizio il purgatorio degli sms e delle telefonate (e però alle otto meno cinque da scuola non mi rispondono e alle otto e un quarto dal medico è occupato, e poi richiamo e trovo la segretaria, ma devo richiamare sia lo studio medico che la scuola, il primo dopo le dieci così mi dà il codice Inps, la seconda dopo aver ricevuto il codice Inps), e nel frattempo messaggiare con il vicepreside per le sostituzioni, avvisare eventuali colleghi / genitori con cui dovevo fare cose, disdire appuntamenti del pomeriggio, discutere con il marito su chi tappa i buchi delle cose da fare, e infine vestirmi, portare giù il cane a far pipì, mandare sette otto mail, ecco, QUELLO è il momento in cui baratterei il mio matrimonio, il mio lavoro, la mia casa, tutta la mia libertà conquistata a duro prezzo, con l'attimo in cui mio padre o mia madre mi dicevano “Niente, sei malata, stattene a letto” e io mi giravo di là e dormivo seppellita sotto otto chili di plaid fino alle cinque di pomeriggio.

3 commenti:

Shaula ha detto...

...e alle cinque mamma entrava con una tazza di thè bollente e le fette biscottate e diceva "ora vai un po' sul mio letto che apro un po' la tua camera, poi torni qui tranquilla".
bei tempi!
io ora non sto lavorando, ma in questi giorni sono un rottame, e se non fosse per la tisana calda con il miele che mi ha preparato ieri sera mio marito, non credo sarei riuscita ad affrontare questa mattina di "risvegli, vestizioni, colazioni, porta all'asilo la grande e cuccati il piccolo"
solidarietà!

VittoriosSecret ha detto...

Io ero l'unica a cui mia madre diceva "paracula non hai niente smettila di taroccare il termometro, se entro due minuti non sei fuori dal letto ti ci faccio uscire io"?

Ad ogni modo ho trent'anni ma la sensazione che hai tu ce l'ho pure io, quella dei due portoni pesantissimi. Nonostante ai più la mia esistenza appaia quasi perfetta e senza grane evidenti. La bellezza (?) della relatività.

Anonimo ha detto...

Effettivamente, ci sono giornate veramente di guano.
Come questa di oggi, anche per me, anche se fisicamente sei (quasi) sano, ma moralmente hai esaurito le capacità di metabolizzare le palate di merda che il mondo ti tira in faccia.
Un abbraccio di condivisione,

Anonimo SQ