Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers
Visualizzazione post con etichetta il mugugno è un'arte tipicamente genovese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il mugugno è un'arte tipicamente genovese. Mostra tutti i post

giovedì 28 novembre 2013

Quel che proprio non sopporto della vita adulta




Intendiamoci, io non capisco i kidult, quelli che a quarant'anni devono fare cose da ragazzini per stare bene con se stessi; io ho passato molti dei miei primi venticinque anni a desiderare che si spalancassero per me le porte della vita adulta e indipendente, e poi i successivi dieci a spalancarle (i battenti, ahimè, pesavano due tonnellate ciascuno).



Io sono contenta di essere grande.



Certo, avere la mia età significa che puoi avere qualsiasi tipo di grana, lavorativa, familiare, di salute, sentimentale, economica, e dovertela sbrigare. Io mi lamento, e spesso, del fatto che la mia vita è molto pesante: ma guardate che lo è sul serio. E poi non faccio mistero di avere alcune marce in più, tipo un marito che si sbatte parecchio, per affrontare questa vita.



Però ragazzi, c'è un momento ogni tanto in cui io darei qualsiasi cosa per tornare indietro, penso che mi riprenderei perfino la mia vita com'era in seconda media (che non è stata allegra). E' la mattina in cui mi sveglio che sto male e decido di non andare a lavorare.



Fatto salvo che negli ultimi anni ho lavorato a volte con la febbre, la tosse, l'afonia, la cistite, la gastrite, la colite, la congiuntivite, la rinite acuta, gli attacchi di panico e il mal di denti, se una mattina decido di stare a casa i casi sono tre: 1) ho qualcosa che richiede visita medica urgente perchè non capisco di che si tratti (tipo la volta che mi è finito un corpo estraneo nell'occhio, o la prima volta che ho tossito sangue e non sapevo che nel mio mestiere è assolutamente normale) 2) sto malissimo i.e. febbre alta o dissenteria tropicale 3) sono stata di merda per giorni, sono andata al lavoro lo stesso, e sono troppo malridotta per fidarmi a salire di nuovo in macchina. In pratica, il caso 1) richiede di uscire, ma i casi 2) e 3), se esistesse una giustizia a questo mondo, richiederebbero che io premessi un pulsante sul lato del comodino il quale inviasse a) telefonata al medico di base b) avviso telefonico, certificato Inps, schema delle possibili supplenze a scuola c) richiesta a tutti gli altri di arrangiarsi e lasciarmi in pace per 48 ore. E poi mi girassi di là e mi facessi una sana dormita riparatrice.



Ecco, quando invece io mi alzo barcollando, accendo DUE telefoni cellulari, preparo la colazione alla famiglia, mi occupo del cane, dei gatti, del bucato, poi inizio il purgatorio degli sms e delle telefonate (e però alle otto meno cinque da scuola non mi rispondono e alle otto e un quarto dal medico è occupato, e poi richiamo e trovo la segretaria, ma devo richiamare sia lo studio medico che la scuola, il primo dopo le dieci così mi dà il codice Inps, la seconda dopo aver ricevuto il codice Inps), e nel frattempo messaggiare con il vicepreside per le sostituzioni, avvisare eventuali colleghi / genitori con cui dovevo fare cose, disdire appuntamenti del pomeriggio, discutere con il marito su chi tappa i buchi delle cose da fare, e infine vestirmi, portare giù il cane a far pipì, mandare sette otto mail, ecco, QUELLO è il momento in cui baratterei il mio matrimonio, il mio lavoro, la mia casa, tutta la mia libertà conquistata a duro prezzo, con l'attimo in cui mio padre o mia madre mi dicevano “Niente, sei malata, stattene a letto” e io mi giravo di là e dormivo seppellita sotto otto chili di plaid fino alle cinque di pomeriggio.

sabato 25 maggio 2013

And you've got the fucking nerve to call it progress

Purtroppo, da qualche mese ci hanno diagnosticato una tremenda malattia degenerativa: Windows 8.

E' come avere una di quelle patologie che ti paralizzano pian piano.

No, ma io dico.

Mi faccio l'account Microsoft per accedere a tutte le app.

L'account non funge. Tento di accedere alla prima app, tutto bene. Dalla seconda in poi non mi vede online e mi chiede di loggarmi. Mi loggo. Non riconosce la password che gli ho dato, porca paletta, dodici minuti prima.

Okay. Mi faccio inviare la nuova password. Me la invia dove vuole lui, e cioè all'account .hotmail che mi ha fatto obbligatoriamente creare. Ora, io già di mio ho un account .libero, da sempre, un account .yahoo. un account .nomedellamiascuola e un account .istruzione. Se fossi una che lo fa, quando mi obbligano a creare un altro account smadonnerei. Comunque: faccio per andare sulla pagina di Hotmail, e guardare la posta con la nuova password. Non si può, perché Windows 8 prevede che Hotmail ti si apra solo con l'app, e per usare l'app devi essere loggato.

Non s'è visto un pc portatile nero volare dal mio terrazzo (quello con le bandierine tibetane, al secondo piano) solo perché lo abbiamo appena pagato.

Niente app.

Perché ci obbligano a cambiare?

Vogliamo parlare del diario di Facebook, quella merda cronologica impestata di bachi?

Del digitale terrestre, che adesso a Asti non abbiamo più la tele e a Genova ci sono diciannove canali religiosi, tre uguali sulle belinate locali, quaranta che non prendono il segnale, e tutto il resto a parte Mediaset trasmette solo Geordie Shore e il programma sulle spose ciccione?

E comunque a me la televisione non manca. Mi spiace solo che prima prendevo le news su Televideo e ora non ce l'ho, anche a Genova si impalla.

Però.

Visto che non abbiamo la tele, l'Uomo porta a casa un lettore BlueRay che aveva comprato per le proiezioni dei film horror del festival. Dice che è troppo meglio avere quello che il lettore dvd e declassa a Genova (dove, scopriremo, il televisore non ha la presa scart adatta) il lettore dvd.

Da qualche tempo, i dvd non si leggono più su questo nuovo apparecchio. Ma adesso, il blueray si pianta. Persino Robert Redford è brutto se si ferma a metà di una frase, con gli occhi chiusi e la bocca storta.

L'unica cosa che il lettore legge senza alcuna fatica è la chiavetta con le puntate di Game of Thrones. Che però, ogni volta che arrivano da non diciamo chi non diciamo come su un contenitore online, piantano il contenitore e rallentano tutto il pc per cinquanta ore.

Ora. Va bene che devo morire, devo lavorare e basta, ho mille cose da fare e poco tempo per stare sul divano e, nell'ultima settimana, dopo essere stata visitata lunedì mattina in farmacia a Paesino di Sogno perché mi sono sentita male arrivando a scuola, sono spesso andata a letto alle otto e quarantacinque. Però volessi vedere un film non credo che farei un tale torto all'umanità.

Non bastasse, da settembre la mia scuola media è la fortunata sperimentatrice del registro elettronico. Non solo quello personale del prof. Quello di classe. Ieri è scoppiata una rivolta in sala professori che sembrava di stare in piazza Tahrir. Non che non si voglia provare. Ma che la C. ci ha comunicato la cosa al collegio docenti, dicendo che tutte le altre dodici scuole del plesso potranno scegliere quando attivarlo, compresa l'altra media, e solo noi abbiamo l'obbligo perché ci ha scelto lei. E alla domanda se non fosse meglio, per sicurezza, avere anche il cartaceo, ha detto chiaro che i 5000 euro che sono arrivati per la dematerializzazione deve spenderli per la dematerializzazione. Oh già.
Io sono vari mesi che non faccio più mistero del fatto che, secondo me, la sola cosa da dematerializzare a Scuolina Rosa è lei. Anche perché l'Uomo ha appena cambiato preside e per l'ennesima volta ci rendiamo conto che veramente di presidi come lei non ne conosciamo molti.

sabato 22 dicembre 2012

Sogni di una scorbutica

Qualche giorno fa, la mia vita, che sotto le feste tocca come sempre pericolose punte di asocialità, è stata momentaneamente rischiarata da una visione paradisiaca. Io e l’Uomo, la mattina di Natale, che ci svegliamo in casa NOSTRA e non dobbiamo andare DA NESSUNO.

Non ve la faccio lunga perché, di anno in anno, le mie lagne natalizie le avete già sentite tutte.

Quest’anno AVREBBE ANCHE POTUTO essere diverso. Con la notizia, veramente bella, che il 25 ognuno si sarebbe fatto i fatti suoi, risparmiandoci così peregrinazioni e altre ordalie, ho avuto un momento di entusiasmo.

Ho persino comprato degli addobbi: gli altri anni avevo completamente rinunciato ad addobbare la casa, tanto eravamo sempre fuori e poi, con due gatti, qualsiasi pallina, nastro, lucetta, decorazione di fiori si traduce in un disastro, da riordinare rientrando a casa la sera. Però candele, angioletti che ruotano mossi dall’aria calda del lumino, fiocchi colorati sull’albero, quelli, se mai mi lasciassero un po’ in pace a casa mia, potrei metterli, soprattutto perchè potrei sorvegliarli a vista.

Poi stamattina ho fatto la lista delle cose da fare, degli appuntamenti che abbiamo, dei regali (avevo detto che non ne avremmo fatti, per un discorso di soldi: pagare l’IMU di tutta la famiglia ha prosciugato i conti. Poi però l’Uomo ne ha comprati tre. Quindi, se fai il regalo a tre persone, automaticamente lo fai anche alle altre venti. Cazzo. Non sono capace di regalare una saponetta o un paio di presine, è contro la mia etica. Devo mettermi DI NUOVO a pensare a qualcosa di decente per ogni membro della famiglia. E ciò mi devasta.)

Finita la lista, abbiamo scaglionato le cose da fare in ordine di urgenza. Scoprendo così che, almeno per quanto riguarda me e i miei, devo fare tutto oggi, perché da domani siamo in ballo con le visite di auguri. Ovvero, che l’unica cosa che ci ho guadagnato, inseguendo il miraggio di non passare il Natale in macchina, è che ho due giorni di meno rispetto agli altri anni per fare le cose.

Non c’è soluzione. Non finirà mai. Dovrò aspettare di essere una vecchietta dimenticata in un ospizio. E le infermiere si domanderanno come mai, in un periodo in cui tra i pazienti aumentano le crisi depressive, i tentativi di suicidio, i deliri mistici, quella della stanza 16 invece canticchia, sfoggia un largo sorriso sdentato ma soddisfatto, e si raggomitola in poltrona con un libro, o un lavoro a maglia, o anche semplicemente con il mento sulla mano, a guardare il cielo invernale fuori dalla finestra e pensare ai cazzi suoi.

 

sabato 24 novembre 2012

Il sabato prima della tempesta

Ultimo giorno di calma prima del tuffo nella tregenda dell'ultima settimana.

Annoterei qui che da quando il festival è iniziato non ho più studiato una riga, ho corretto pochissimo, ho lasciato di nuovo indietro i pagamenti delle bollette, ho lasciato accumulare conti, documenti e altri papiri e pergamene, ho raggiunto i 5 gg consecutivi a pane e formaggio (in varie forme eh: pane e formaggio propriamente detti, crackers e spalmabile, toast con sottiletta, tortino di formaggi...) pagandoli con un mal di stomaco atavico, ho rimandato, spostato e delegato impegni e, per concludere, lottato con botte di stanchezza insensate alle ore più incredibili del giorno (tipo addormentarmi, con la roba sul fuoco, alle 13,40).

Lasciamo stare la solitudine pressochè totale dal lunedì al venerdì e le crisi maniaco-depressive del mercoledì sera (SDMS è un santo).

Oggi mi aggiro per casa malinconica, consapevole che la prossima volta che avrò tempo per fare le MIE cose con calma sarà martedì 4 dicembre. E neanche sul serio, perchè quel giorno andrò a parlare con le strafottutissime psicologhe del maledetto consultorio, a proposito della mia alunna incinta (zero veleno...).  

Bah. Poi, ha detto, ci dedichiamo a noi due, ai nostri progetti. Intanto oggi mi ha chiesto se ero triste e io gli ho detto di sì, che sarò triste tutta la settimana, fino a sabato quando arriva Argentero. Si è offeso.

Che poi a me, Luca Argentero, onestamente. Magari Filippo Nigro sì, ma boh. Sono troppo stanca, demoralizzata e consapevole che il sabato sta finendo. Voglio la mia casa in montagna, i miei gomitoli, un tè caldo e i dolcetti. Voglio mio marito e non quel tizio indaffarato e sempre al telefono che mi gira per casa. E voglio mio cugino, i libri di storia e farmi una panciata di risate.

martedì 27 marzo 2012

Altro che dolce dormire

Meno sei giorni al colloquio coi genitori.

Dio, quando finisce tutta questa carta che aspetta la mia penna rossa?

E soprattutto, se io correggo e basta, chi le prepara le lezioni?

E se a scuola facciamo mattinate intere di revisione degli errori e metodologia della scrittura, chi interroga?

Sono sotto col lavoro, ormai siamo a circa nove settimane da quando ho praticamente annullato gli impegni a Genova per poter avere tutti i pomeriggi a casa, ho ripreso a bere caffè, ma anche a fare yoga e meditazione perchè tutte e tre le cose aiutano a tenere il cervello attivo.

Dovrei andare in Toscana questo weekend e meditavo di andarci senza iscrivermi a nessun corso, semplicemente portandomi giù una valigia di carta e diverse biro rosse, per vedere se facendo le pause nel giardino del tè e in sala di meditazione e mangiando vegetariano scavalco questa settimana di sbattimento atomico con un po' di risultati in mano.

mercoledì 21 marzo 2012

No, ma io no

Non so cosa sia.

Cioè, lo so ma non si dice.
E' la stagione, mettiamola così. Stagione che si associa alle peggiori stronzate ormonali fatte in vita mia.

Sono pessima, perdo la pazienza per niente, un articolo sui professori visti come sfigati rifiuti della società sottopagati e babysittanti mi getta in depressione, mi trascino, lavoro benissimo di mattina e zero a casa, vorrei dormire diciannove ore, non rispondo al telefono, ai messaggi su FB, mi girano i coglioni.

Acquisto vestiti su Internet incurante del bancomat bloccato e dei dieci giorni mancanti alla fine del mese.

Non cucino.

Non cammino.

Non studio.

La ragazza è capace, ma in questo periodo è distratta, ci mette poco impegno, ha la testa da un'altra parte, insomma io lo vedo che non rende, anche se forse sta ancora studiando, magari deve cambiare metodo.

Magari deve depilarsi le gambe e mettersi un vestitino corto coi leggings e comprare un rossetto rosa scuro brillante e del profumo, e andare a fumarsi una sigaretta su quel famoso piazzale. E farsi un piantino sugli anni che passano.

Più realisticamente, cercherò di correggere un po' di prove e quando sarò un po' più in bolla andrò a farmi un giro con un'amica, preferibilmente in un centro commerciale dove ci siano a) un negozio Lush b) un outlet di scarpe c) una gigantesca libreria. Si accettano volontarie.

Non proprio subito però perchè sono di una pallosità mortale quando mi sento così, mi piango addosso, mi tiro delle gran seghe mentali, di solito le condivido con SDMS e con il Pagliaccio al telefono, ma SDMS è sotto esame e sotto ritorno di fiamma con Canappia, e il Pagliaccio mi ha scritto che per lui sono sempre bella e quindi mi sono chiusa a riccio, come ho fatto ogni santa volta che mi ha fatto un complimento negli ultimi dodici anni.

Vorrei svegliarmi una mattina in un albergo fichissimo in mezzo a mille cuscini di piume e fare colazione sulle ginocchia dell'Uomo e non pensare. A niente.

lunedì 9 gennaio 2012

La mattina nel dettaglio

...no, perchè poi a volte si dice cosa c'ha da lamentarsi quella, che lavora quattro ore al giorno e poi è sempre su internet, e c'ha la Fata Romena, e c'ha un marito d'oro e d'argento e la quarta naturale.

Allora, intanto mi alzo dal divano (sì dal divano, il marito è d'oro e d'argento ma a volte russa) dopo aver dormito due ore.
Due. Sì.

Perchè in questa casa, se voi entrate a qualsiasi ora del giorno compresa tra le 07.00 e le 23.30, vedete due gatti in posizioni varie indicanti uno stato di morte, di cui questa è un esempio:



Ma non appena si va a dormire, si chiude la porta della camera e si spegne la luce, i due cadaveri si zombificano e iniziano a correre per il salotto spingendo il divano avanti e indietro e ribaltando tutto (quel poco che gli lasciamo intorno). Quindi: trumtrumtrum eeek (i piedi del divano) stomp (zuccata sul pavimento o in una porta) fhthththth trumtrumtrumtrum me-e-e-auwwwwh kabrang! (il portaombrelli) Sbonk! Me-e-auwh!

Allora Castagna si alza in forma di divinità vendicatrice. Uno corre sul terrazzo l'altra dietro il mobile tv. Castagna deve fingere di mettersi sul divano a leggere tranquilla o a messaggiare, al che la cretinetta esce da dietro il mobile e viene presa e lanciata fuori dalla finestra.

Castagna torna a letto.
Da fuori, allora, possono venire i seguenti rumori:
a)stum. Stomp. Stum. Me-auwh. (continuano a giocare nella gigacuccia di plastica dura)
b) crunk crunk crunk (Bontcho mangia i croccantini)
c) crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk crunk (Matilda, che è bulimica, mangia moltissimi croccantini)
d) uhgh. Uhghgh. Blearghhh. Bluagh. (Matilda, che è bulimica, restitiuisce i croccantini mangiati)
e) stank stank stank (Matilda cerca di scardinare la tapparella)
f) pausa di silenzio, poi: peum! (Matilda prende la rincorsa, si alza sulle zampe di dietro e colpisce la tapparella con le due zampe davanti - e non sto scherzando, gliel'abbiamo visto fare dall'altra finestra, una volta)
g) mau. Mau. Mmmmaau. (Matilda, con un impressionante accento torinese, supplica la mamma di non lasciare fuori al freddo la sua brava gattina, neh)

Quando, dopo un paio di urli, un pugno secco sull'interno della tapparella e diverse imprecazioni, si convincono che è l'ora di dormire, dormiamo.

Però se sono sul divano può capitare che nel cuore della notte (tipicamente alle tre) io senta anche la Daisy che sogna a voce alta nella cuccia in cucina: Mmbbbuf. Buf. Buf buf buf buf buf buf.

Insomma, con le occhiaie e un vago senso di vertigine arrivo a scuola.

La Bidella di Burro mi rende noto che il mio nome figura con altri cinque (scelti da chi?) tra quelli iscritti a un corso di aggiornamento di CINQUE MERCOLEDI' CONSECUTIVI TRA GENNAIO E FEBBRAIO. Oltre naturalmente a quello sulla lavagna multimediale (che ho già fatto l'anno scorso, ma non potevo scegliere, mi ha comunicato la preside che serviva che andassi) di cui non si sanno nè luogo, nè durata, nè date. Io bestemmio in ucraino e firmo.

Sono in sala prof, sola con l'Inflessibile, entra la Bestia Nera, noi salutiamo, lei no.

Alle otto e dieci sto firmando la terza nota "manca il compito di italiano" in prima, quando la BN apre la porta della mia aula e mi presenta il Bambino di Formaggio. Ex alunno della precedente prima A, bocciato, trasferitosi con la famiglia e appena tornato.
Un altro caso da servizi sociali, lui e tutta la tribù, con il particolare che lui, come una volta che sono stata a far supplenza nella sua classe ho potuto apprezzare, puzza fortemente di stalla e in particolare di quel tostissimo formaggio caprino che qua chiamano la robiola del bec. Oggi a dire il vero no, ma comunque è un bambino agitato, poco scolarizzato, senza sostegno e che arriva a DICIASSETTE giorni dagli scrutini senza nè un quaderno nè un libro.

Io chiaramente della prima sono la coordinatrice, ma nessuno si è sognato di dirmi un cazzo.

Ecco, no, poi non sto a dirvi che c'erano venti persone davanti dal medico e trentuno a ritirare gli esami del sangue, che dei due bancomat uno era fuori servizio, che la commercialista mi voleva vedere nel pomeriggio oggi e che il tecnico che mercoledì scorso mi ha rapito la lavatrice non me l'ha più riportata.

martedì 27 settembre 2011

Una donna non può

Non può SEMPRE E SOLO occuparsi di grane, casa e lavoro.

Non può.

Devo andare a fissare gli appuntamenti col dentista, e chiamare avvocato e commercialista, sì.

MA PRIMA passo dal centro commerciale e compro della biancheria nuova.

Siete avvisati. Chi si mette sulla mia strada può considerarsi ufficialmente morto.

mercoledì 24 agosto 2011

Agenda




Il dentista perchè è urgentissimo prima che di colpo mi metta a ululare di dolore.

Il commercialista tassativamente entro il 30 del mese prossimo, e non una volta sola.

La Fata Bionda perchè bisogna un attimo fare il punto del loop in cui sono caduta.

I miei.

Gli affari di famigghia, minchia.

Il lavoro.

Qualche sparuto impegno sociale tipo amici/che.

Il cinecircolo.

Un po' di attività varie (il campo sportivo con l'Inflessibile, poi forse volevo rientrare nel coro, e mi interessano alcune conferenze al dojo).

Il corso sul buddhismo.

Ecco, certe mattine di fine estate, anche se sei in mutande seduta sul letto, hai in mano due cellulari, due agende, un foglio con scritto Cose da fare e un altro con scritto Cose da fare arretrate e, con la migliore buona volontà, anche se sei contenta di organizzare tutto ciò, alle dieci di mattina sei già stanchissima.

Okay, pausa: ho preso un cane apposta per poter dire la fatidica frase "sì va bene ma dopo, ora il cane deve scendere o se la farà sotto" e sparire mezz'ora al parco.



domenica 21 agosto 2011

Che dire

Okay, un post di prova. Solo per vedere se Blogger mi fa ancora postare, dato che secondo lui io non ho più l'autorizzazione per commentare i commenti ai miei post sul mio stesso blog.

E per dirvi che domattina, se
a) non mi sciolgo dal caldo durante la notte,
b) non mi sento malissimo (vi ho detto le gioie di un'ora e venti di viaggio con la gatta che miagola, il gatto che miagola E l'influenza di stomaco?),
c) non devo correre dalla dentista causa roba ORRENDA che mi si è verificata stamattina in bocca e di cui vi risparmio la raccapricciante descrizione... ma PER ADESSO è solo molto brutto da vedere e molto un casino masticarci sopra, ma non mi fa ANCORA male,

...insomma se non sono, come al solito, un rottame col tifo, la rogna, la sindrome di Marfan e due o tre ceppi diversi di peste*

V
A
D
O

A

S
C
U
O
L
A

...evento che non si verifica da TROPPO tempo!!!!!!!!

Così finalmente il blog riprenderà la sua corretta funzione! E io la smetterò di identificarmi coi piatti che lavo e le magliette che piego... stava pericolosamente cominciando a piacermi fare la casalinga: salvo scrosci isolati di pianto dovuti alla spersonalizzazione e al senso di atrofia cerebrale.

No no io domani valigetta, agenda, tacco e trucco...
GHGHGHGHGHGH speriamo davvero di non svegliarmi col dente che batte o con gli strizzoni allo stomaco! Ho bisogno di lavorare!!!**

_________________________


* Solo perchè mettere una roba alla Dr. House fa sempre fico: lo so, che il Marfan è congenito, credo tra l'altro soprattutto maschile, e legato a una statura che io no, proprio non ho.

** anche se oggi, dati i trentasei gradi del pomeriggio, ho per un momento valutato che quasi quasi invece che la prof in certe stagioni farei molto ma molto volentieri un altro mestiere, tipo la cassiera all'Esselunga: cazzo, avevano la cappa abbottonata fino al collo, e io scompensavo di brutto in piedi in fila, i vasi sanguigni impazziti per l'improvvisa botta di freddo entrando, e già terrorizzati per l'inevitabile successiva botta di caldo uscendo.






mercoledì 3 agosto 2011

Things I'd like today

L'ho mica già detto che io al mare mi scogliono irreparabilmente?

Oggi oltretutto è brutto tempo.

Va bene, io sono una donna dalle molte risorse. Alle nove ero in macchina in direzione del centro commerciale, per levarmi almeno la spesa e per stare un po' sola, fumare una sigaretta e cantare un po' con l'autoradio.

Ho visualizzato, a random , alcune cose che mi farebbero piacere:

1) prendermi un caffè macchiato e una megabrioche ai cereali nel bar di Bellissimo Padre di Bel Ragazzo, a Paesino di Sogno

2) essere in montagna e godermi il mio salotto

3) comprare vestiti inutili

4) che la peperonata si autofacesse mentre io sono in giro e al ritorno ci fosse la casa che profuma appetitosamente

5) che quelli della TAV venissero colti da una crisi mistica e si rifiutassero di portare avanti i lavori, dopodichè scavalcassero le transenne e se ne andassero, coi militari e coi No TAV, a farsi una polenta con la carbonnade e poi un génépy guardando le montagne

6) una dormita di sette ore (ma dalle 12 alle 19) sul mio letto a Asti mentre i vicini di sopra sono via per il weekend, il telefono non suona per la millesima televendita e l'intero quartiere tace

7) un aperitivo con la Frenci, ma a Genova e vicino al liceo

8) la camminata nel bosco di cui si diceva ieri con Cavallino

9) le terme con la Tipa, ma magari non solo mezza giornata: tipo un weekend

10) che mi chiamasse Musica

11) fare un po' d'ordine sull'agenda nella mia sala prof al mattino verso le dieci, quando poi arriva l'Orsetto Lavatore e insieme pecchiamo di caffeina, brioche, tabacco e maldicenze

12) dare una schienata su un prato d'alta quota e guardare le aquile

13) NON sentire al telegiornale che è arrivato un altro barcone con donne incinte, bambini e cadaveri

14) che il cane si autoportasse a pisciare e i gatti si autopulissero la cassetta (stress da vita in un bilocale con tre animali)

15) che non mancasse ancora un mese al rientro nella vita normale