Intendiamoci, io non capisco i kidult,
quelli che a quarant'anni devono fare cose da ragazzini per stare
bene con se stessi; io ho passato molti dei miei primi venticinque
anni a desiderare che si spalancassero per me le porte della vita
adulta e indipendente, e poi i successivi dieci a spalancarle (i
battenti, ahimè, pesavano due tonnellate ciascuno).
Io sono contenta di essere grande.
Certo, avere la mia età significa che
puoi avere qualsiasi tipo di grana, lavorativa, familiare, di salute,
sentimentale, economica, e dovertela sbrigare. Io mi lamento, e
spesso, del fatto che la mia vita è molto pesante: ma guardate che
lo è sul serio. E poi non faccio mistero di avere alcune marce in
più, tipo un marito che si sbatte parecchio, per affrontare questa
vita.
Però ragazzi, c'è un momento ogni
tanto in cui io darei qualsiasi cosa per tornare indietro, penso che
mi riprenderei perfino la mia vita com'era in seconda media (che non
è stata allegra). E' la mattina in cui mi sveglio che sto male e
decido di non andare a lavorare.
Fatto salvo che negli ultimi anni ho
lavorato a volte con la febbre, la tosse, l'afonia, la cistite, la
gastrite, la colite, la congiuntivite, la rinite acuta, gli attacchi
di panico e il mal di denti, se una mattina decido di stare a casa i
casi sono tre: 1) ho qualcosa che richiede visita medica urgente
perchè non capisco di che si tratti (tipo la volta che mi è finito
un corpo estraneo nell'occhio, o la prima volta che ho tossito sangue
e non sapevo che nel mio mestiere è assolutamente normale) 2) sto
malissimo i.e. febbre alta o dissenteria tropicale 3) sono stata di
merda per giorni, sono andata al lavoro lo stesso, e sono troppo
malridotta per fidarmi a salire di nuovo in macchina. In pratica, il
caso 1) richiede di uscire, ma i casi 2) e 3), se esistesse una
giustizia a questo mondo, richiederebbero che io premessi un pulsante
sul lato del comodino il quale inviasse a) telefonata al medico di
base b) avviso telefonico, certificato Inps, schema delle possibili
supplenze a scuola c) richiesta a tutti gli altri di arrangiarsi e
lasciarmi in pace per 48 ore. E poi mi girassi di là e mi facessi
una sana dormita riparatrice.
Ecco, quando invece io mi alzo
barcollando, accendo DUE telefoni cellulari, preparo la colazione
alla famiglia, mi occupo del cane, dei gatti, del bucato, poi inizio
il purgatorio degli sms e delle telefonate (e però alle otto meno
cinque da scuola non mi rispondono e alle otto e un quarto dal medico
è occupato, e poi richiamo e trovo la segretaria, ma devo richiamare
sia lo studio medico che la scuola, il primo dopo le dieci così mi
dà il codice Inps, la seconda dopo aver ricevuto il codice Inps), e
nel frattempo messaggiare con il vicepreside per le sostituzioni,
avvisare eventuali colleghi / genitori con cui dovevo fare cose,
disdire appuntamenti del pomeriggio, discutere con il marito su chi
tappa i buchi delle cose da fare, e infine vestirmi, portare giù il
cane a far pipì, mandare sette otto mail, ecco, QUELLO è il
momento in cui baratterei il mio matrimonio, il mio lavoro, la mia
casa, tutta la mia libertà conquistata a duro prezzo, con l'attimo
in cui mio padre o mia madre mi dicevano “Niente, sei malata,
stattene a letto” e io mi giravo di là e dormivo seppellita sotto
otto chili di plaid fino alle cinque di pomeriggio.




