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sabato 19 luglio 2014

Non me lo posso mica permettere


Poi alla fine, come tutti potevate prevedere, sono io quella che non è arrivata in fondo alla settimana: sul quarto giorno ho iniziato a perdere i pezzi. Ieri stavo facendo una passeggiata di una bellezza da stordire chiunque ami la montagna, e a un certo punto, brividi e nausea. Una botta di sole. In effetti quando ho guardato l'orologio era l'una e stavo camminando da un'ora sotto il sole a picco. Ma il punto era che mi ero strapazzata davvero tanto mercoledì.



Mercoledì Mamma Tenera era ancora malata, e Mamma Tonica e io abbiamo fatto i botti, si sono ammalati due dei ragazzi in modo abbastanza serio, altri hanno avuto emergenze varie di piccola entità, ma tutte una dietro l'altra: chiudevi lo zaino delle medicine e tac,



  • Mi sono ficcato una scheggia in un dito
  • Ho nausea
  • Posso prendere una tachipirina? ho mal di testa
  • Puoi venire? C'è X che non sta bene?
  • Mi medichi?
  • Y è caduto!
  • Mi è caduto un dente!
  • Mi gira la testa
  • Mi medichi?
  • Mi dai un cerotto?
  • A Z gira la testa
  • Mi dai le gocce?
  • Mi dai le compresse per la pancia?
  • Devo prenderli di nuovo i fermenti lattici?
  • Ho male qui
  • Ho sbattuto lì
  • Mi gira tutto
  • Ho mal di testa
  • Ho mal di pancia
  • Mi si è tolta una crosta
  • Mi fa male il ginocchio
  • Mi medichi?
  • Ho vomitato
  • Mi fa ancora male qui
  • Mi esce sangue
  • Mi sono data un dito in un occhio da sola come una scema
  • Ho trentotto e nove
  • Sono caduto dal letto
  • Mi medichi?
  • Mi fai la fasciatura?



Tutto così. Più o meno dalle undici di mattina a mezzanotte. E prepara, sprepara i tavoli, lava il pavimento, fai la camminata, segui i giochi, prendi sulle ginocchia la Princi che ogni tanto arriva e vuole attenzioni.



Nel mezzo è arrivato il padre di Mamma Tenera con un medicinale che sa solo lei, che la rimette al mondo quando ha queste emicranie da settantadue ore di coma, dolore e vomito. Pian piano è riemersa in superficie, ma un po' rallentata.

Intanto noi arrivavamo dappertutto e cercavamo di arrivare oltre.



Ma appunto, giovedì la sindrome di Wonder Woman è venuta meno. Ho dovuto mollare la passeggiata a metà, e poi alla sera mi hanno trovata nell'atrio che ronfavo su un divanetto, appoggiata storta su un bracciolo di legno, mentre sotto c'era una serata karaoke che ha svegliato i morti (e li ha fatti scappare a gambe levate) in tutti i cimiteri della Val Varaita, della Val Maira e della Valle Po.



E oggi, che è venuto anche l'Uomo a dare man forte, e faceva afa anche qua, io alle sette di sera ho cominciato a sentire lo stomaco che andava giù giù giù giù giù, come fa quando sto per svenire. Allora ho approfittato della messa per andare a crollare su un letto in camera delle mamme / infermeria e quando ho ripreso un minimo di cognizione ho salutato tutti e sono venuta in albergo. Dovo ho cenato in letto con avanzi di merende rimasti nello zaino e ho pianto sulle mie miserie di donna poco allenata alla fatica e assolutamente intollerante del caldo. La quale donna, tra l'altro, ha disperato bisogno di arrivare a casa dai suoi gatti e dal suo cane, di lavarsi nel suo bagno, depilarsi, farsi una pedicure decente, mangiare un po' meglio, dormire nel proprio letto e fare ottantadue lavatrici. Ma ha anche una paura fottuta di rivedere la città, la casa e le strade dove è stata malissimo negli ultimi mesi.

giovedì 28 novembre 2013

Quel che proprio non sopporto della vita adulta




Intendiamoci, io non capisco i kidult, quelli che a quarant'anni devono fare cose da ragazzini per stare bene con se stessi; io ho passato molti dei miei primi venticinque anni a desiderare che si spalancassero per me le porte della vita adulta e indipendente, e poi i successivi dieci a spalancarle (i battenti, ahimè, pesavano due tonnellate ciascuno).



Io sono contenta di essere grande.



Certo, avere la mia età significa che puoi avere qualsiasi tipo di grana, lavorativa, familiare, di salute, sentimentale, economica, e dovertela sbrigare. Io mi lamento, e spesso, del fatto che la mia vita è molto pesante: ma guardate che lo è sul serio. E poi non faccio mistero di avere alcune marce in più, tipo un marito che si sbatte parecchio, per affrontare questa vita.



Però ragazzi, c'è un momento ogni tanto in cui io darei qualsiasi cosa per tornare indietro, penso che mi riprenderei perfino la mia vita com'era in seconda media (che non è stata allegra). E' la mattina in cui mi sveglio che sto male e decido di non andare a lavorare.



Fatto salvo che negli ultimi anni ho lavorato a volte con la febbre, la tosse, l'afonia, la cistite, la gastrite, la colite, la congiuntivite, la rinite acuta, gli attacchi di panico e il mal di denti, se una mattina decido di stare a casa i casi sono tre: 1) ho qualcosa che richiede visita medica urgente perchè non capisco di che si tratti (tipo la volta che mi è finito un corpo estraneo nell'occhio, o la prima volta che ho tossito sangue e non sapevo che nel mio mestiere è assolutamente normale) 2) sto malissimo i.e. febbre alta o dissenteria tropicale 3) sono stata di merda per giorni, sono andata al lavoro lo stesso, e sono troppo malridotta per fidarmi a salire di nuovo in macchina. In pratica, il caso 1) richiede di uscire, ma i casi 2) e 3), se esistesse una giustizia a questo mondo, richiederebbero che io premessi un pulsante sul lato del comodino il quale inviasse a) telefonata al medico di base b) avviso telefonico, certificato Inps, schema delle possibili supplenze a scuola c) richiesta a tutti gli altri di arrangiarsi e lasciarmi in pace per 48 ore. E poi mi girassi di là e mi facessi una sana dormita riparatrice.



Ecco, quando invece io mi alzo barcollando, accendo DUE telefoni cellulari, preparo la colazione alla famiglia, mi occupo del cane, dei gatti, del bucato, poi inizio il purgatorio degli sms e delle telefonate (e però alle otto meno cinque da scuola non mi rispondono e alle otto e un quarto dal medico è occupato, e poi richiamo e trovo la segretaria, ma devo richiamare sia lo studio medico che la scuola, il primo dopo le dieci così mi dà il codice Inps, la seconda dopo aver ricevuto il codice Inps), e nel frattempo messaggiare con il vicepreside per le sostituzioni, avvisare eventuali colleghi / genitori con cui dovevo fare cose, disdire appuntamenti del pomeriggio, discutere con il marito su chi tappa i buchi delle cose da fare, e infine vestirmi, portare giù il cane a far pipì, mandare sette otto mail, ecco, QUELLO è il momento in cui baratterei il mio matrimonio, il mio lavoro, la mia casa, tutta la mia libertà conquistata a duro prezzo, con l'attimo in cui mio padre o mia madre mi dicevano “Niente, sei malata, stattene a letto” e io mi giravo di là e dormivo seppellita sotto otto chili di plaid fino alle cinque di pomeriggio.

domenica 1 settembre 2013

Ma...

...Dylan McKay li avrà fatti, i compiti delle vacanze?

domenica 10 marzo 2013

A proposito di sangue - un post vomitevole

Già che si parlava di splatter, il momento più rappresentativo di questo weekend abbastanza orrendo è stato quando mi sono portata a casa dall'ospedale il maglione di lana in cui papà, sfilandosi gioiosamente la cannula della flebo mentre dormiva, ha versato tipo mezzo litro di sangue.

Perchè, essendo in un reparto emergenze, dove tutti hanno molto da fare la notte coi nuovi arrivi, ed essendo lui un'emergenza risolta da giorni, non c'era particolare controllo stanza per stanza nelle ore di riposo; il vicino di letto dormiva beato, lui dormiva dissanguandosi, ma non lo sapeva perchè era sotto l'effetto di un sonnifero, e al mattino bello presto l'infermiera ha trovato il disastro, cambiato mio padre, cambiato il letto e messo pigiama e maglione in un sacco di plastica. Che, sul fondo, era diventato come il sacchetto della trota, dopo che l'hanno slamata al laghetto e te l'hanno confezionata per portartela a casa.

Dato che
a) io odio la pesca alla trota, e non da quando ho visto la luce sulla via del buddhismo, ma da quando avevo cinque anni e andavamo al laghetto con i nonni
b) io sento gli odori a distanza di chilometri
c) io tendo a svenire alla vista del sangue
d) io, dopo aver visto dal vivo qualsiasi cosa che abbia a che fare con le macellerie o gli ospedali, tendo a portarmi avanti per 48 ore un sordo mal di stomaco
ci si domanda come abbia potuto pensare di estrarre il maglione dal sacchetto e mettermi a lavarlo.

Ho flashes orrendi del quinto e del sesto risciacquo, in cui continuava a venir giù acqua rossa e io pensavo se, cadendo eventualmente svenuta, mi sarei fatta peggio in avanti, picchiando la faccia sul lavello, o indietro, battendo la testa sul pavimento: ma in quella è arrivata mia madre. Che si è chiesta ad alta voce non se io avessi bisogno di sedermi, di due schiaffetti e di una boccetta di sali, ma se il maglione si sarebbe infeltrito. Non che sia insensibile. E' che è un medico, LEI. Io NO. Le devono essere sfuggiti il pallore cadaverico e l'espressione lugubre con la quale le ho detto che non potevo semplicemente mettere a bagno il maglione e aspettare la Fata Pugliese lunedì, perchè c'era talmente tanto sangue che avrebbe puzzato subito mezza casa.

Mia madre non si ricorda di quella volta che è arrivata a casa, tanti anni fa, e non trovava più il sacchetto del macellaio, tanto che alla fine si era convinta di averlo posato sul bancone, pagando, e essere uscita dal negozio senza prenderlo. Senonchè tre giorni dopo, andando a fare la spesa con la sua Mini rossa, saliamo in macchina e notiamo un odore: che attribuiamo al fatto che ha piovuto e forse si sono un po' ammuffiti i tappetini. Poi lei scende, va nel supermarket e io no. Io cerco la fonte dell'odore che, al mio supernaso, non è per niente di muffa e viene dal sedile dietro. E così scopro conto che la Mini dietro ha come due tasconi portaoggetti, a fianco dei sedili, e in uno cosa c'è? Un sacchetto bianco. Con dentro qualcosa di marrone. Semisciolto. Che puzza, non fatemi dire di cosa, avete capito benissimo. Ecco, io dovevo avere tipo dodici anni e l'incoscienza della gioventù perchè ho preso il sacchetto, l'ho buttato in un bidone, sono tornata in macchina e poi le ho raccontato tutto, senza nemmeno vomitare. Succedesse di nuovo ora, smetterei di mangiare per una settimana.

Comunque, ho un attimo esagerato con il Napisan e il detersivo, quindi devo a mio padre un maglione di shetland grigio, perchè questo qua, che è profumatissimo e perfettamente pulito, è uscito dal lavaggio con la consistenza di un Muppet.

Però non sono svenuta, eh. Forse, Noise, dopotutto sono pronta per provare la Mooncup. Ma dopo la butto via perchè non me la sento di lavarla.

  

sabato 22 dicembre 2012

Sogni di una scorbutica

Qualche giorno fa, la mia vita, che sotto le feste tocca come sempre pericolose punte di asocialità, è stata momentaneamente rischiarata da una visione paradisiaca. Io e l’Uomo, la mattina di Natale, che ci svegliamo in casa NOSTRA e non dobbiamo andare DA NESSUNO.

Non ve la faccio lunga perché, di anno in anno, le mie lagne natalizie le avete già sentite tutte.

Quest’anno AVREBBE ANCHE POTUTO essere diverso. Con la notizia, veramente bella, che il 25 ognuno si sarebbe fatto i fatti suoi, risparmiandoci così peregrinazioni e altre ordalie, ho avuto un momento di entusiasmo.

Ho persino comprato degli addobbi: gli altri anni avevo completamente rinunciato ad addobbare la casa, tanto eravamo sempre fuori e poi, con due gatti, qualsiasi pallina, nastro, lucetta, decorazione di fiori si traduce in un disastro, da riordinare rientrando a casa la sera. Però candele, angioletti che ruotano mossi dall’aria calda del lumino, fiocchi colorati sull’albero, quelli, se mai mi lasciassero un po’ in pace a casa mia, potrei metterli, soprattutto perchè potrei sorvegliarli a vista.

Poi stamattina ho fatto la lista delle cose da fare, degli appuntamenti che abbiamo, dei regali (avevo detto che non ne avremmo fatti, per un discorso di soldi: pagare l’IMU di tutta la famiglia ha prosciugato i conti. Poi però l’Uomo ne ha comprati tre. Quindi, se fai il regalo a tre persone, automaticamente lo fai anche alle altre venti. Cazzo. Non sono capace di regalare una saponetta o un paio di presine, è contro la mia etica. Devo mettermi DI NUOVO a pensare a qualcosa di decente per ogni membro della famiglia. E ciò mi devasta.)

Finita la lista, abbiamo scaglionato le cose da fare in ordine di urgenza. Scoprendo così che, almeno per quanto riguarda me e i miei, devo fare tutto oggi, perché da domani siamo in ballo con le visite di auguri. Ovvero, che l’unica cosa che ci ho guadagnato, inseguendo il miraggio di non passare il Natale in macchina, è che ho due giorni di meno rispetto agli altri anni per fare le cose.

Non c’è soluzione. Non finirà mai. Dovrò aspettare di essere una vecchietta dimenticata in un ospizio. E le infermiere si domanderanno come mai, in un periodo in cui tra i pazienti aumentano le crisi depressive, i tentativi di suicidio, i deliri mistici, quella della stanza 16 invece canticchia, sfoggia un largo sorriso sdentato ma soddisfatto, e si raggomitola in poltrona con un libro, o un lavoro a maglia, o anche semplicemente con il mento sulla mano, a guardare il cielo invernale fuori dalla finestra e pensare ai cazzi suoi.

 

sabato 24 novembre 2012

Il sabato prima della tempesta

Ultimo giorno di calma prima del tuffo nella tregenda dell'ultima settimana.

Annoterei qui che da quando il festival è iniziato non ho più studiato una riga, ho corretto pochissimo, ho lasciato di nuovo indietro i pagamenti delle bollette, ho lasciato accumulare conti, documenti e altri papiri e pergamene, ho raggiunto i 5 gg consecutivi a pane e formaggio (in varie forme eh: pane e formaggio propriamente detti, crackers e spalmabile, toast con sottiletta, tortino di formaggi...) pagandoli con un mal di stomaco atavico, ho rimandato, spostato e delegato impegni e, per concludere, lottato con botte di stanchezza insensate alle ore più incredibili del giorno (tipo addormentarmi, con la roba sul fuoco, alle 13,40).

Lasciamo stare la solitudine pressochè totale dal lunedì al venerdì e le crisi maniaco-depressive del mercoledì sera (SDMS è un santo).

Oggi mi aggiro per casa malinconica, consapevole che la prossima volta che avrò tempo per fare le MIE cose con calma sarà martedì 4 dicembre. E neanche sul serio, perchè quel giorno andrò a parlare con le strafottutissime psicologhe del maledetto consultorio, a proposito della mia alunna incinta (zero veleno...).  

Bah. Poi, ha detto, ci dedichiamo a noi due, ai nostri progetti. Intanto oggi mi ha chiesto se ero triste e io gli ho detto di sì, che sarò triste tutta la settimana, fino a sabato quando arriva Argentero. Si è offeso.

Che poi a me, Luca Argentero, onestamente. Magari Filippo Nigro sì, ma boh. Sono troppo stanca, demoralizzata e consapevole che il sabato sta finendo. Voglio la mia casa in montagna, i miei gomitoli, un tè caldo e i dolcetti. Voglio mio marito e non quel tizio indaffarato e sempre al telefono che mi gira per casa. E voglio mio cugino, i libri di storia e farmi una panciata di risate.

mercoledì 3 ottobre 2012

Un inizio spettacolare, proprio

Sì, lo so, la pausa non è durata molto. Ma ho i miei validi motivi

sabato 31 marzo 2012

Weekend




Alla vostra sinistra, pila di robe da smistare, archiviare, vistare, correggere, classe II.

Alla vostra destra, pila di robe da smistare, archiviare, vistare, correggere, classe I.

Di fronte a ciò, mi sono sentita autorizzata a mandare il marito a picchiarsi con le massaie al supermercato e a risparmiarmi la corvée della spesa di sabato mattina.

lunedì 12 marzo 2012

Ouch

Venerdì, le quattro del mattino, dopo serata VIPPS con partecipazione della Tipa e bella chiacchierata sul mio divano con la Tipa medesima.

Sabato, in piedi alle 08.30, partenza per Genova.

Tra sabato e domenica, ho dormito 13 ore, e ci voleva anche il pisolino pomeridiano perchè ero suonata.

Così ovviamente ieri sera non avevo sonno... ma stamattina la sveglia era alle sei.

Qualcuno spieghi al mio organismo che deve andare a lavorare.

Oddio.

martedì 24 gennaio 2012

E ma allora

Pazienza la caffeina, ma insomma.

Arrivo a scuola e vengo aggredita dalla Bestia Nera per una questione di rientri pomeridiani.

Varco la soglia dell'aula e invece di far lezione mi ritrovo a gestire un'evacuazione di massa degli alunni che vengono rapidamente tradotti nell'aula della LIM, mentre al centro della stanza resta il responsabile di cotanto fuggifuggi, l'Arcangelo Occhiviola che ha vomitato. Mai visto un arcangelo che non si sente bene? E' sempre bellissimo, ma sotto le lentiggini è color cenere, e piange di vergogna.

Poi mi si sente male anche Muy Lejos.

Poi cambio (grazie a Dio) aula e mi viene riferito da Cowboy Gentile che stamattina tra i camionisti che manifestavano fuori dall'autostrada c'è scappato il morto.

Poi la prima non aveva voglia di lavorare.

Rientro a casa e la lavatrice ha perso acqua.

...
...
...

Ma toglietemi una curiosità. Secondo i Maya, la fine del mondo era una roba improvvisa tipo esplosione o collisione con asteroide, o piuttosto un lento stillicidio letale di sfighe, disgrazie, contrattempi e fastidi?

No, perchè, se è la seconda, qui a Asti è già iniziata.

Dilla tutta

Castagna 1. "Castagna 2 sta cercando di cantarvi la mezza messa. Digliela tutta, su."

Castagna 2: "Ahiahiahiohiohiohi stommale"

Castagna 1: "Guarda che glielo dico io eh?"

Castagna 2: "Lasciami staaare..."

Castagna 1: "Te la sei voluta. Allora, la scema, qui, ha avuto l'influenza gastrointestinalepaticappendicitgravissima, è stata male come un cane, ma ha avuto la brillante idea, dovendo per forza di cose togliere i caffè dalla sua dieta, di disintossicarsi."

Castagna 2: "Ahhh. Soooffrooo. Cioccolato! Sigaretta!"

Castagna 1: "Nel far ciò ha avuto il buonsenso di imbottirsi di vitamine, e comunque di mantenere un caffè al giorno per non morire di emicrania. Tuttavia, come vedete, è in crisi nera, brama altri generi di conforto che a loro volta portano a dipendenza, e come ogni bravo tossicodipendente a rota è intrattabile, malaticcia, piena di sintomi misteriosi non legati ad alcuna reale patologia, e depressa."

Castagna 2: "Dov'è il mio tèèèèèè..."

Castagna 1: "Ma la cosa che veramente contraddistingue la furbizia di questa specie di ameba a uno stadio primitivo è che la cretina, dopo aver avuto a disposizione le ultime quattro estati, le vacanze di Natale lunghissime degli insegnanti, i ritiri buddhisti etc etc etc etc, ha pensato bene di fare questa cosa di togliersi la caffeina SOTTO SCRUTINI DI GENNAIO."

Castagna 2: "Non infierire... sto male..."

Castagna 1: "E così l'idiota ieri è stata a scuola oltre l'orario di lezione, precisamente dalle 9 e 50 alle 13 e 10 e, in tutto questo tempo, sapete cosa ha prodotto?"

Castagna 2: "Smeeettilaaa... sto morendo..."

Castagna 1: "Due o tre documenti prestampati dsa compilare per la segreteria, il conteggio delle ore di recupero e di progetto e le medie di una sola materia per una sola classe. Con qualcosa come novanta temi da correggere a casa."

Castagna 2 (si accascia singhiozzando)

venerdì 20 gennaio 2012

Come dice giustamente Cavallino...

...quando finisce 'sto 2012?

Perchè è partito malino eh?

Non so voi.

Qui comunque è un certo delirio. Partendo dalla salute: ho fatto il calcolo che da settembre ho avuto mal di denti complessivamente per cinque settimane, la faringite per quattro giorni, un paio di weekend con la febbriciattola, diciassette giorni di stampella, e ora siamo al quarto consecutivo di influenza. Curiosamente non ho ancora avuto il raffreddore, ma per quello c'è sempre tempo con le allergie primaverili.

Di tutto il resto si taccia pure, che è meglio, come diceva quel puffo. A parte che a me i Puffi stavano sul cazzo e guardavo il cartone solo perchè mi faceva scompisciare la gatta di Gargamella con quella voce strascicata.

Comunque, tra ieri e oggi ho raggiunto il picco di sfighe, se vi dico che a un certo punto eravamo in due con la testa tra le mani seduti sul divano e ci domandavamo affranti come cazzo fare per farlo smettere, intendendo far smettere la girandola costante di cose che non vogliamo fare, di impegni che ci strozzano, di dinamiche familiari pessime. A proposito delle quali vi dico solo che a casa mia viene usata sempre la leva dell'"ecco vedi tu non fai abbastanza", mentre a casa dell'Uomo se mai la frase è "fallo tu che in queste cose sei bravo". Dovrei essere la più sfigata dei due, visto che vengo ricattata coi sensi di colpa e lui invece coi complimenti; in realtà non è vero, perchè dal mio lato comunque si sbattono anche gli altri, dal suo invece la scena è regolarmente: casino casino faida faida tragedia tragedia e poi "Oh!, Ecco è arrivato R., menomale che ci sei tu tesoro, ora fallo tu che sei capace, ciao eh?" e poi lui resta lì e intorno fischia il vento e rotolano i cespugli e sono tutti cazzi suoi.

Da ciò escludo mia suocera, quella biologica, che invece ha tutt'altro genere di difetti nelle interazioni con gli altri: avete presente la copertina di "Donne che amano troppo"? Ecco, era lei quella del disegno. La vocazione al martirio più pura che si sia mai vista dopo Santa Teresa del Bambin Gesù.
Posso escludere anche mia cognata, la quale poverina si sbatte, tiene presente che noi ci sbattiamo, e sta a sua volta per essere risucchiata nell'orrenda spirale dell' "ho trent'anni quindi pesa tutto sulla mia schiena, passato presente e futuro di tutta la famiglia, e puttana merda sono troppo grande per sedermi per terra e piangere dicendo no io non lo faccio".

Comunque sto stilando mentalmente una lunghissima lista di parola che vorrei tanto non poter sentire più. Mai più.

Ve ne cito due o tre a caso, in disordine alfabetico:
- relazione (chi ha fatto il percorso adottivo sa di cosa parlo)
- devitalizzazione
- catasto
- nota sul diario
- bisognerebbe (una frase su tre di mio padre comincia con questo verbo)
- tutelarsi (questa la capisce mio cugino)
- badante
- amministratore
- accertamento
- aggiornamento
- modulo

Ne ho due coglioni ma due coglioni ma due coglioni che spero tanto, ma tanto, che in queste settimane dal pH acidissimo non succeda niente di significativo almeno a scuola. Ma è gennaio. E sperare una cosa del genere sotto pagelle è come pensare che prima o poi i politici escano dal Parlamento, vengano a chiedere scusa agli Italiani per le loro porcate e si offrano di metterci del loro per sanare il debito pubblico.

venerdì 13 gennaio 2012

Overload

"Bene, prima di cominciare fatemi scrivere gli assenti."
"Manca Teppa Gentile. E Fiona l'Orchetta." dice uno dei ragazzi.
"Ecco. Di nuovo."

"Muy Lejos, lo sapevi che avrei interrogato di letteratura, e vorrei farti sapere che una scena muta..."
"... vale due, non quattro" dice Peste Romena.
"Esatto."
"Sì, pero... Yo hé estudiato otra cosa."
"E no, non va bene. E cosa?"
"..."
"La morte di Orlando?"
"Euh... Sì."
"Tranquilla che poi ti chiedo anche quella."

"Lunedì manca M., devo chiederti di fermarti fino all'ultima ora."
"Sì, qualunque cosa, basta che mi diate un permesso di un'ora martedì mattina per il medico legale e tutto mercoledì per il tribunale. Te ne faccio anche sei, di ore, lunedì."
(Due ore dopo ho scoperto che lunedì pomeriggio dovrò di nuovo essere a Genova e stavolta gli appuntamenti di lavoro saranno tre. Con gli operai della Fincantieri che bloccano le strade, probabilmente, visto il periodino.)

Poi Atreiu fa i versi, il Bambino di Formaggio impesta l'aula con le scarpe da ginnastica e probabilmente i calzini non lavati da due mesi,
oggi nemmeno Tostissima aveva ripassato l'Europa, e il Malinconelfo è tornato a scuola con i capelli rasati e dei graffi sulla faccia così evidenti che ho cercato di sdrammatizzare: "hai litigato con un roseto o con un gatto?", e lui mi ha fatto il solito sorrisino dolce, ma stavolta i suoi occhi non ridevano affatto e a me è venuto mal di stomaco.

E da qualche giorno mi sono messa a pensare che tra quello con la mamma malata, quella orfana, quelli con i servizi sociali addosso, quelli il cui padre beve, quelli con l'handicap, quelli stuonati ma non certificati, quelli che non hanno i soldi per la mensa, quelli che qua e quelli che là, io un lazzaretto di casi critici simile ce l'ho avuto solo alle scuole di Paesino Sperduto e di Inculoailupi, che notoriamente servivano l'area più depressa di tutta la provincia.

Poi Winnie Pooh, altro figlio di separati, è tornato dalle vacanze agitato e fa casino a vanvera, e di solito basta un commento per ridurlo alla tranquillità, invece il terzo giorno di rottura di balle gli ho servito un "Winnie è tornato dalle vacanze così riposato che ora ha troppa energia e non sa dove metterla, così rompe" e poi, con quel tremendo vizio che ho io di leggere attraverso i bambini, l'ho guardato, e come ti sbagli, sul suo viso è passata la stessa ombra di disperazione che avevo visto sul viso di Malinconelfo. C'avevo preso.

E però ragazzi, che io dica "permafrost" e un Winnie Pooh ispirato dica "sperma" facendo scoppiare a ridere Huck Finn, Docteur Momo e Dylan McKay, posso anche rendermi conto che esista, ma quando le Azzorre mi diventano "§%orre", e menomale che quasi nessuno l'ha capita (ma Dylan Mckay sì), divento cattiva.

Risultato, mi tocca maciullare uno dei miei preferiti di tutti i tempi, un bambino simpatico da mangiarselo di baci, in gamba da portarlo in palma di mano come un trofeo, un ragazzino così adorabile in tutti i sensi che, ve lo giuro, io sono qua che mi chiedo, già da settimane, con che coraggio un padre se ne vada e accetti di non vederselo più davanti tutti i giorni.

E ovviamente mi viene un senso di schifo alla bocca dello stomaco, soprattutto quando lui rimane in classe nell'intervallo mentre io gli scrivo la nota, una delle più lunghe e severe della mia carriera, e nasconde la faccia dietro alla fila di cappotti per piangere. Poi mi siedo lì vicino e gli chiedo se gli pareva il caso; in quella arriva il collega di sostegno e io gli spiego cos'è riuscito a dire, e lui sempre con la testa tra le mani. Io gli passo una mano sul collo, che è sudato e bollente, e dico: "Ma io ho visto la faccia l'altro giorno, quando ti ho detto che ti eri riposato troppo in queste vacanze: invece non sono state delle belle vacanze, ho capito bene? E' per quello che sei così agitato?" e lui fa un cenno e singhiozza più forte, al che sia io che il Cowboy Gentile dedichiamo un momento di silenzio ai drammi di tutti questi fanciulli che passano dall'infanzia inconsapevole all'affrontare le schifezze della vita senza possibilità di scampo, e poi gli facciamo notare che prendere una notaccia non gli migliora l'esistenza, anzi, e quindi che almeno cerchi di non crearsi altri guai, se già non è un momento felice.

E poi Winnie, che di solito è color miele e pesche mature, resta bianco e con gli occhi cerchiati di rosso per un'ora, e io mi sento come se mi fosse passato sopra un autobus, vorrei ficcare la testa nel cesso e annegarmici, ma ho uno sporco lavoro da fare e infatti vado avanti a farlo, e, porco mondo, non mi è mai pesato tanto quanto in questo periodo.

domenica 8 gennaio 2012

Sapete la verità?

E' che quest'anno il lavoro mi pesa. Per anno intendo l'ultimo anno trascorso. Compreso finire l'anno scolastico scorso.

Certo, avevo un sacco di problemi. Certo, quest'anno ho tanta roba in ballo a livello vita privata (e a voi non sto a dire come siamo messi con gli affari di famiglia, ora che mio padre sta lentamente passando la mano e vengono fuori le magagne che ha prodotto lui negli ultimi tempi, quando cominciava a non riuscire più a star dietro a tutto).

Comunque oggi è l'ultimo giorno di ferie e sul pavimento della cameretta ci sono pacchi di fogli, da archiviare, da finire di correggere, da rimettere nei quadernoni dei ragazzi, da vistare. Oltre a una pila di documenti legali e finanziari, ai quadernoni della rieducazione alimentare, a un po' di roba avanzata di Natale da mettere via.

E vi dico già che il mese di gennaio sarà: un mese con tanta commercialista e un po' di avvocato, qualche ora dal dentista (che finchè reggo rimanderò) e dal medico, molta banca, molte fotocopie di documenti da vedere e riordinare, molte cose da fare a livello burocratico (verbali progetti resoconti organizzazione del corso di latino) e ovviamente tutti da finire di interrogare, tutte le prove di recupero degli assenti, tutti gli ultimi colloqui coi genitori adrenalinici, tutte le medei e i riordini dei registri, per finire con le pagelle. E naturalmente uscirà l'ennesima circolare dell'ultimo minuto per cui, nell'attimo in cui stai rimettendo gioiosamente l'elastico sulle ultime 46 pagelle di novanta appena terminate, la preside arriva dicendo che al voto di condotta va abbinato un "giudizio descrittivo" che deve essere scritto dal coordinatore, ovviamente a mano. E sapete che c'è? Che quest'anno io sulla carta coordino la prima, ma nella pratica coordino anche la seconda, perchè la Brava Crista è in attesa di un intervento agli occhi e scrive il meno possibile, quindi siamo d'accordo già da settembre che verbali, relazioni e giudizi sono un problema mio.

Però sarà anche un mese con tre si spera deliziosi weekend, escludendo questo: il prossimo sarà ripartito tra un sabato di scuola aperta e una domenica a me dedicata (il fatidico compleanno cadrà di martedì, che è una giornata sempre impegnatissima, così ho supplicato il marito di non lasciarmi sola per andare alla partita del Genoa), quello dopo sarò a Genova perchè viene Olivier Rossi a tenere un corso al centro buddhista di corso Torino, e quello dopo ancora (SE DIO VUOLE! INSCIALLAH! ADONAI ELOHIM!- che non so cosa voglia dire ma ci stava bene! - GRAZIE AI TRE RARI E PREZIOSI GIOIELLI! HARE HARE KRISHNA KRISHNA! eccetera) sarò a Pomaia con Sanguedelmiosangue (sempre che a quest'ultimo nel frattempo non si siano manifestati a) il colera b) la legionella c) il morbo di Kreuzfeld-Jacob, che non è quello per cui ti trasformi in un nativo americano licantropo, d) la porfiria, eccetera: il ragazzo ultimamente è stato assai cagionevole di salute).

Sullo scarso entusiasmo per la mia professione (crisi del decimo anno?) sto lavorando, poi vi racconto come.

Per ora vi dò solo una dritta: simplify. Che è una regola di vita e il titolo di un testo che mi ha letteralmente salvata, anche perchè, a differenza di chi me lo ha regalato, io lo applico alla lettera!!! (Ti voglio bene Frenci!)

domenica 1 gennaio 2012

E anche quest'anno è andata, dai

Ecco il momento migliore della serata di Capodanno: rientrati a casa.

Tranquillizzati cane e gatta, che devono aver sentito meno botti del solito, ma comunque erano molto afflitti.

Bevuta una tisana calda, acceso un incenso al limone, sistemata sul divano (l'Uomo dorme da solo, russando come un orso asmatico: c'ha una ciucca generosa, stasera, anche se come sempre non intende ammetterlo; ma va bene, è Capodanno, guidavo io che ho toccato un dito di spumante, di pessima qualità, e un sorso di liquore al gianduia, disgustoso, in tutta la sera, solo che come altre volte l'alcool lo rende litigioso e adesso si è innervosito bestialmente perchè gli ho detto che russava. Di solito mi abbaia "ma cosa russavo, che non dormivo nemmeno!!!" ma stasera non ha fatto in tempo, perchè mentre protestava si è riaddormentato).

I gatti mi si piazzano vicino ma non addosso, c'è silenzio, tra un pochino prenderò in mano il romanzo di Amado e mi schianterò anche io.

Domattina una passeggiatina col cane fino al Bancomat, per ricaricare il cellulare e rispondere agli auguri.

Anche quest'anno ne siamo usciti, se Dio vuole.

venerdì 30 dicembre 2011

Rieducational channel

Eravamo a settembre e Castagna tornava da un mese di aspettativa e due di ferie, quasi del tutto spersonalizzata, e si gettava a capofitto nel recupero della sua professionalità.

Poi eravamo a ottobre e Castagna correva come una pazza per star dietro al lavoro che andava a rotoli, causa immani disgrazie abbattutesi su Scuolina Rosa.

Poi eravamo a novembre e Castagna sudava per far quadrare lavoro, percorso adottivo, affari di famiglia e festival del cinema con Uomo totalmente impazzito.

Poi eravamo a dicembre e il festival del cinema era finito, ma il lavoro no, il percorso adottivo era nel pieno, la commercialista chiamava un giorno su due e oltretutto qualche virus di stagione si era fatto strada fino ai vari apparati di Castagna e dell'Uomo, che arrancavano miseramente senza potersi fermare.

Infine giunsero le vacanze di Natale. E non è che mi facessi illusioni: quando ho contato i diciannove giorni a casa che avevo davanti, facevo già la sottrazione dei primi due (faringite), dei successivi tre (festività in famiglia), di quelli tra Natale e Capodanno (appuntamenti e pratiche per adozione), del 31 e dell'1 (veglione organizzato da Cognatina e postumi dello stesso): e non calcolavo ovviamente che, in tutto ciò, mi sarei ritrovata zoppa la mattina del 25.

Avevo ben chiaro che non sarebbe stato proprio semplice arrivare al 9 gennaio con un po' di cose finite e un po' di tempo da dedicare senza correre alla scuola, cosa imprescindibile, dato che gennaio non è mica un mese che per gli insegnanti possa essere riposante, insomma.

Però...

- l'assistente sociale è malata e poi ha ferie e quindi il percorso dei colloqui per l'adozione è rimandato a dopo il 12 gennaio.

- la commercialista, dopo averci presentato i calcoli di quanto dovevamo per il 2010, oltre che gli arretrati, le correzioni, i rimborsi e i conguagli per il 2009, il 2008, il 2007 e il 2006, ora vuole giustamente che ci presentiamo con tutti i contratti d'affitto e le altre cose per dare un andi un po' meno farraginoso al 2011. Quindi dobbiamo vederla il 9 o il 10 al più tardi.

- il dentista si raccomanda (e direi da qualche fittarella che ha ragione) che mi faccia vedere ai primi di gennaio, quando lui torna dalle ferie, per sistemare un molare sospetto. E di andarci con la panoramica della bocca per parlare di tutti gli altri interventi che vanno fatti.

- mia madre si raccomanda di andare a farmi vedere la gamba e magari farmi scrivere un'ecografia per verificare che il tessuto connettivo non sia danneggiato, cosa che andrà ovviamente fatta in questi giorni prossimi, perchè la gamba non ha l'aria di sistemarsi tanto facilmente.

- la psicologa si raccomanda di rispettare un po' due o tre appuntamenti di seguito, visto che finora abbiamo dato spazio ad altre priorità, e di cominciare un percorso di rieducazione alimentare decente, a partire dalla seconda settimana di gennaio.

Insomma, è chiaro che il mese di gennaio, salvando forse i giorni tra il 2 e l'8 (ma ci credo poco) sarà un altro delirio di appuntamenti sovrapposti, agende a orologeria, corse (o saltelli con la stampella? speriamo di no) e sbattimenti.

E allora cominciamo col parlare della rieducazione alimentare, che evidentemente è meglio iniziare durante le ferie, non al rientro sul lavoro.

Bene, da diverso tempo abbiamo elaborato una tabella dotata di senso sulla ripartizione dei nutrienti durante la settimana: dicendo dotata di senso vorrei chiarire che abbiamo tenuto conto della fretta, degli orari da professori, della scarsa voglia mia e soprattutto dell'Uomo di rispettare una tabella, della necessità di non ripetersi, ma anche delle aspettative (minime) per quanto riguarda la varietà dei cibi durante la settimana tipo. Abbiamo anche lasciato due o tre pasti alla belìn di gatto nell'arco della settimana, proprio perchè ci sforzavamo di essere realistici.

Poi ho elaborato un gigaquadernone che tiene conto di:
- questa tabella di riferimento molto generica
- un po' di consigli ayurvedici-lunari-yogici-di buon senso su come non ingrassare
- gli alimenti che comunque, un giorno, se qui in casa ci sarà un bambino, dovrò mettere in tavola con regolarità (quindi ahimè niente dieta vegetariana ancora per molti anni)
- le cose che in effetti io SO cucinare.

Dotata di questo quaderno mi sono molto tranquillizzata, intanto perchè ad avere un minimo di voglia anche io sono capace di variare, e poi perchè praticamente ho delegato il pensiero al quaderno: quando sono le sei di sera e io vado in crisi all'idea di cosa devo cucinare, apro e leggo le opzioni del giorno, e tra tutte le possibilità un'idea o due le trovo sempre.

Tuttavia, per quando si tratterà di entrare di fisso nella rieducazione alimentare e di provare anche a cimentarmi con qualcosa che mi terrorizza e/o mi abbatte, come una pasta non in bianco e/o un'intera cena per ospiti, ho preparato due nuove etichette per i post, così potrò dare sfogo alla mia disperazione qui nel mio refugium pecccatorum.

E sono quelle qua sotto, il che dà già un'idea di quanto me la sento.