Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

martedì 12 maggio 2015

Ma no, mettiamolo in bella vista

Ho deciso di pubblicare qui la mia risposta a un commento al post precedente.

Nel dubbio che capitino quelle cose strane che a volte capitano sul web, salvo qui il commento, a sua volta. Non insultate la persona che mi ha scritto, prof e maestri che leggete: io le ho risposto in modo che non vuol essere polemico, a parte la frecciata finale (ma giuro che l'ho scritta ridendo, vuoi prendertela per un clichè così trito?). Guardiamo piuttosto cosa pensa parte del nostro Paese di noi. Ci serve saperlo. Poi se avete cose da aggiungere alla mia risposta, o al commento di Mafalda, o a quello di Ellegio, fatelo tutti liberamente, ma per piacere, in modo sensato. Non mettiamoci a battibeccare sulle solite stupidaggini delle ore che i fruitori del servizio non vedono, delle ferie e dei privilegi... che tristezza. Dai. Abbiamo davvero problemi più grossi, per questo ho voluto rispondere e voglio mettere qui in evidenza quel che si è detto.


Mafalda ha scritto: 
"Vuol far passare il decreto nonostante uno sciopero con l'80% di adesioni".
L'80% di voi che nella scuola ci lavorate. E il resto degli italiani - fruitori della scuola - non hanno diritto di pensarla come il governo?
Io sono stufa di sentire il personale scolastico perennemente sulle barricate e, siamo onesti, più per salvaguardia di status e privilegi - sia mai toccare l'orario di lavoro o il "sacrosanto" diritto a fare 3 mesi di ferie in estate - che di reale interesse per le sorti dell'Istituzione.
Della tua buonafede sono profondamente convinta ma Castagna, porca miseria, la scuola è così a scatafascio che qualcosa di sostanziale bisognerà pur farlo. Se nessuna riforma è degna e di volta in volta la si combatte con il rifiuto e l'immbilismo, nulla cambia. La società è cambiata, non si capisce perché la scuola non debba farlo.


E io ho risposto:
Vedi Mafalda, la collega ti ha risposto in modo adeguato, come è giusto rispondere a chi giudica dall'esterno il lavoro altrui, ma secondo me il discorso che ho fatto, lungi dall'essere in difesa dei "privilegi" di una lobby di categoria (ma fatemi il piacere: i membri delle lobby in Italia sono ben altri, hanno ben più che "tre mesi di ferie" e sicuramente non guadagnano 1400 euro al mese) era proprio un discorso molto più strettamente politico. Parlavo infatti del bisogno di essere rispettati come lavoratori, "privilegiati" e "protetti" da un contratto, che non viene rispettato pur essendo siglato in base alle leggi vigenti, e allo stesso modo, parlavo del diritto come cittadini di protestare se le cose sono rese difficili da tagli continui e sordità sempre più spiccata nei confronti delle esigenze del Paese. Del Paese, nella persona degli studenti, cioè proprio dei fruitori della scuola PUBBLICA, che per essere tale NON deve essere al servizio di finanziatori privati. Ma in realtà la sola cosa che mi dà veramente FASTIDIO nel tuo intervento è l'uso della parola riforma. Ti sei fermata a pensare che le riforme riguardano i contenuti, i presupposti culturali e strumentali della scuola, non sono operazioni di budget? Hai letto se per caso da qualche parte nelle proposte, dalla Moratti in poi, si è più parlato di orari, materie, metodi di insegnamento? NO: si parla di riduzioni di ore, di tagli dei posti di sostegno e delle classi, di "autonomia" in senso generico, non certo di riformare la scuola. Il lavoro dell'insegnante è lo stesso di prima, ma fatto con molto più disagio. Guarda che i miei genitori sono stati entrambi nella sanità pubblica, e entrambi vent'anni fa alle prese con i tagli e la semiprivatizzazione del lavoro, esattamente come noi ora in un altro settore: e ora dimmi se ti pare che la sanità ci abbia guadagnato, che i cittadini ci abbiano guadagnato. Il problema sta nel fatto che quelli come te, che ancora guardano ai prof come privilegiati, non si rendono conto che sotto sotto pensano: e ma della sanità si ha bisogno tutta la vita, della scuola solo per un periodo... e quindi una volta sistemati se stessi e i propri eredi credono che il lavoro sia finito. E come si sbagliano! La scuola che fa fatica a funzionare è un sintomo gravissimo in uno Stato. Ma che te lo dico a fare? Io volevo solo difendere i miei TRE MESI DI FERIE.

25 commenti:

Mafalda ha detto...

Io di didattica non posso parlare, visto che non ne ho le competenze, mi limito quindi a rilevare che il calendario scolastico è stato concepito in un'epoca nella quale le donne erano perlopiù casalinghe.
Ora le madri in maggior parte lavorano e le medesime lavoratrici, se non hanno la (s)fortuna di lavorare in ambito scolastico stanno a casa, se va bene, 3 settimane in agosto.
Come conciliamo questa esigenza sociale "moderna" con la chiusura delle scuole da metà giugno a metà settembre? Perché parlare di questo deve subito far apparire chi solleva la questione come una persona gretta e provocatrice?
Io da semplice spettatrice mi rendo conto dell'edilizia scolastica vergognosa, dell'inutilità del "baraccone" invalsi, delle classi pollaio, delle certificazioni come se piovessero ...
Voi vi rendete conto, da insider, magari dei programmi ministeriali anacronistici, del vostro contratto di lavoro calpestato, della mancanza di strumenti di lavoro a tutti i livelli ... Ognuno vede quello che può e vuole vedere ma trovo inutile trincerarsi dietro il solito vittimismo nei confronti della società cattiva che vi taccia di essere dei privilegiati.
Che lo siate o meno, posso lamentarmi lo stesso del fatto che l'Istituzione che vi dà lavoro non soddisfa i bisogni delle famiglie mollandole alla ricerca di campi estivi, nonni e vattelapesca per troppo tempo nel corso di un anno?
E, ne butto lì un'altra, così Castagna puoi divertirti a ridicolizzare nuovamente la mia pochezza, mi chiedo spesso come sia possibile riusciate, voi insegnanti oneste, preparate, dedite e illuminate a piegarvi ad una difesa della categoria tout court quando i casi di cialtroneria sono tutt'altro che isolati. Quando ci sono insegnanti che hanno comportamenti totalmente svilenti nei confronti della categoria, io credo dovreste essere voi i primi promotori di qualche sistema che permetta di isolare ed espellere le mele marce. L'autonomia ai presidi non va bene? L'applicazione delle regole sui licenziamenti previste nel settore privato non va bene? Ok, sapete sicuramente meglio voi che siete addentro, cosa va bene. Cosa, di grazia?

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda l'estate, io sono una ferma sostenitrice che, potendo fruire di spazi e strutture adeguati, si potrebbe senz'altro spalnare diversamente l'orario scolastico durante l'anno. A me personalmente continua a non sembrare fisiologico far stare i ragazzini a scuola fin quasi alle 2 per salvaguardare i sabati, e questa è proprio una modifica imposta dalle nuove abitudini delle famiglie. Non vedrei niente di male a stare a scuola un'ora di meno quotidianamente e venirci qualche settimana di più. Se poi non ci si lamenta che la mamma non ha tempo per preparare pranzo, però...

Ti dirò, tra l'altro... io sono una donna che lavora e nessuno mi chiede a che ora mi fa comodo che siano aperti gli uffici pubblici, gli studi medici, le segreterie dei vari amministratori etc, se a vedere dovrei prendere due giorni di permesso al mese anche io che a volte ho solo le mattine, per star dietro a incombenze varie...

Sull'altra questione devo rispondere più estesamente, è
ovvio

CASTAGNA unlogged

lanoisette ha detto...

@mafalda, scusa, ma la scuola deve istruire e formare, non fare da babysitter ai bambini le cui madri lavorano.
sappi che in tutta Europa i giorni di scuola sono sempre gli stessi, circa 200, solo spalmati sull'anno in modo diverso. Fatti un giretto in Francia, dove stanno a casa pure il giovedì e due settimane intere ogni sei di scuola. Solo che lì c'è uno stato sociale che si occupa del babysitteraggio (doposcuola e centri ricreativi comunali come se piovesse), il quale, ripeto, non è compito della scuola. Non solo, in Francia o in Germania i bambini si "descantano" prima, a 6 anni vanno a scuola col bus o con la loro biciclettina, e se devono stare a casa da soli due ore nessuno si strappa i capelli. (tra parentesi, un giretto in Francia, me lo farei anch'io, visto che guadagnerei il triplo lavorando lo stesso numero di ore).
E, come Castagna, anch'io sarei volentieri per una distribuzione diversa delle pause, più rispettosa dei ritmi scolastici e meno del santificare le feste (così come sono una sostenitrice del sabato a scuola, già dalle medie, come si usava quando alle medie ci andavo io, in una classe TP con tee pomeriggi fino alle 16.30). Ma se poi faccio rientrare i ragazzini in classe tra Natale e capodanno o al 2 gennaio, chi li sente i genitori che vogliono andare a sciare?

Mafalda ha detto...

La scuola non ha il compito di fare da babysitter ai bambini le cui madri lavorano. Bene, d'accordo. Istruisce e forma.
Ma perché non può istruire e formare in tempi più ampi?
Sento di orario europeo, inadeguatezza degli spazi scolastici, utilità della pausa per gli studenti, genitori che vogliono tutti andare a sciare (?!).
Nessuno che dica: ho un lavoro che mi permette di farmi i fatti miei almeno due mesi interi in estate, due settimane a natale e una a pasqua, che mi permette di gestirmi l'orario al di fuori della lezione come mi pare, col cavolo che ci rinuncio!
E chi è coscienzioso ed è presente a tutti i colloqui con i genitori, tutte le riunioni, tutte le ore di formazione, prepara seriamente le lezioni, corregge i compiti, fa le sue belle 35 ore a settimana, se no chissenefrega, nessuno può imporlo.
Faccio l'esempio di una dinamica allucinante vissuta da vicino: insegnante di sostegno chiamata dalla Calabria per supplenza lunga in istituto superiore emiliano. Arriva al venerdì mattina, firma e prende l'incarico, la collega le dice che nel primo pomeriggio c'è il colloquio con la psicologa che deve illustrarle il caso del ragazzino a lei assegnato e lei bella bella se ne esce con un: "Non rientra nel mio orario, non sono tenuta a rimanere". Poche ore dopo prende il treno, ritorna in Calabria e al lunedì mattina arriva certificato di malattia. Intanto l'incarico e il conseguente punteggio in graduatoria li ha ottenuti.
E' un caso limite? Sicuramente, ma non credo isolato. Come credo che in tanti ancora scelgano questa professione per i suoi plus e non animati da un reale credo in questo mestiere.
Io sono profondamente convinta che la maggior parte di voi meriti profondo rispetto per l'impegno che mette in un compito così cruciale come la formazione delle future generazioni pur con le difficoltà che si trova ogni giorno ad affrontare ma, dal mio punto di vista, se non prendete le distanze da chi svilisce l'intera categoria, l'opinione pubblica non sarà mai dalla vostra parte.

lanoisette ha detto...

@mafalda. senza dubbio quello che citi è un caso limite ma non isolato (un anno, in una scuola media in cui insegnavo, avemmo cinque supplenti in maternità morbosa su un congedo di maternità reale). e c'entra molto poco con l'orario dei docenti, quanto con una serie di ingranaggi che sono di TUTTA la pubblica amministrazione, e non solo della scuola - che, tra l'altro, è il comparto più virtuoso della PA: lo disse, a suo tempo, un'indagine commissionata dal Ministro Brunetta (uno che ci chiamava fannulloni, mica Biancaneve) sull'assenteismo.
la questione però è ben diversa, e il tuo stesso commento lo testimonia: se per fare 18h frontali in classe un docente ne lavora il doppio (e spesso anche di più), tra preparazione lezioni, correzioni compiti, colloqui, burocrazia, riunioni e cazzi e mazzi, capisci bene che le altre 18 ore NON possono comunque essere con i ragazzi. e, io, sinceramente, non vedo l'ora che mi facciano un bel contratto all inclusive, con il mio ufficetto, doe posso lavorare con un pc, connessione, carta e penna che non pago io, dove però se alle 18 devo stimbrare, stimbro sul serio e vado a casa, e non faccio riunioni coi genitori fino alle 20, come spessissimo capita).
Una scuola aperta anche al pomeriggio, dove ci siano gli spazi anche solo per far studiare i ragazzi, magari seguiti, è una scuola che ha bisogno di immani risorse in più, non solo di personale (docenti, bidelli, educatori, psicologi scolastici, bibliotecari...), ma innanzitutto per l'edilizia, e non per puntellare i soffitti che crollano, ma per radere al suolo le scuole e ricostruirle da zero secondo un'altra filosofia.
Ripeto, fatti una capatina in Francia: lì tutte le scuole hanno biblioteche funzionanti, sale-studio, palestre, giardini, spesso anche piscine, sale mensa (come fai a tenere i ragazzi a scuola anche il pomeriggio se non puoi farli pranzare?).
Ecco di tutta 'sta roba che servirebbe per tenere le scuole aperte anche nel pomeriggio nel DDL della Buona Scuola non c'è traccia (io ho letto sia il progetto, quello della consultazione online, a cui ho partecipato, sia il testo del ddl, quindi so di cosa parlo), e non è neppure prevista la possibilità di licenziare i prof inadempienti, perché bisognerebbe rivoltare come un calzino tutta la PA. Dicesi propaganda.
Da quando insegno io (2001) ricordo solo due altri grossi scioperi della scuola, contro la Moratti nel 2003/2004 e contro la Gelmini nel 2008. Quando hanno fatto la riforma della scuola media nel 1962 o hanno iniziato le sperimentazioni Brocca negli anni '90, non mi pare che i docenti d'Italia siano scesi in piazza a protestare, e quelli sono stati probabilmente i migliori provvedimenti per la scuola dal dopoguerra ad oggi. Ecco, allora forse non siamo tanto coglioni, e se protestiamo lo facciamo per un motivo. Molto serio, anche.

Castagna ha detto...

Applausi a Noisette. Insomma Mafalda a te di un Paese con la scuola seria, fatta secondo ritmi sensati, non è che ti interessi poi tanto, se leggo bene il tuo ultimo commento nel quale ti contraddici più volte da sola...
L'importante è che si puniscano quelli che hanno il vizio di lavorare secondo orari imposti da altri, perché a chi timbra dalle 9 alle 17 sembra di lavorare di più, e perché ci sono alcuni che lavorano di schifo e non possono essere toccati. Allora scusa... cosa pensi dei politici che nemmeno fanno finta di presenziare in parlamento?

Castagna ha detto...

No perché, con il virtuoso impegno che ci metti a tacciare un'intera categoria di persone di malafede, sarebbe carino mandarti a fare le pulci a qualche altra lobby, saresti senz'altro efficace.

Non so da quanto tu legga il mio blog e che idea ti sia fatta di me o di altri colleghi che scrivono in questo o in altri modi del proprio mestiere.
Ma ti avverto che adesso stai iniziando a essere abbastanza offensiva: riduci il nostro lavoro a una scelta di comodo, le nostre motivazioni a lagne da pigroni, e il nostro pensiero a una sovrastruttura di facciata, creata solo per pararci il culo.
Tutti conosciamo persone che lavorano poco e male e in tutti hli ambienti. Io ho la fortuna di conoscere gente che lavora tanto, bene e nonostante i problemi, e che avrebbe soluzioni per lavorare di più e meglio. E non è cominciando dal tagliare le risorseche si lavora meglio, questo penso lo possa capire anche chi ha interesse solo acontare con il bilancino i minuti timbrati, come pare sia tu dato che lo ribadisci come tua argomentazione principale.

Anonimo ha detto...

Ciao,
ti leggo da tanto, non commento mai. Figlia di due insegnanti e insegnante a mia volta all'estero. So bene che 18 ore non sono 18 ore ma molte di piú. Hai ragione nel dire che i problemi della scuola sono ben altri. Sicuramente gli insegnanti non sono l'unica categoria in cui sono presenti sia gran lavoratori sia fannulloni. Diciamo che sono daccordo con te su tutta la linea. Una cosa però a Mafalda, secondo me, devi lasciarla, tre mesi di vacanza sono tre mesi e sono ingiustificati. Naturalmente a meno che non si voglia fare un calcolo serio e stabilire che i magri stipendi degli insegnanti sono dovuti alle settimane in più di ferie. Tutta la mia vita ho sentito ampie lamentele per gli stipendi bassi e la bassa considerazione sociale che ha ormai questo lavoro ma mai ho sentito (da nessun insegnante e ne conosco evidentemente molti) dire di essere disposto ad avere solo 5-6 settimane di ferie annue per uno stipendio piú alto. Forse se questo ipotetico calcolo venisse fatto (prendendo come base lo stipendio di un laureato nella stessa materia a paritá di anni di servizio) non ci sarebbe sempre questa acredine nei confronti degli insegnanti e si potrebbe parlare più serenamente delle vere riforme da adottare sena cadere nei soliti luoghi comuni.
Con questo spero di non aver offeso nessuno, solo un altro punto di vista.
silvia

Castagna ha detto...

Io appartengo alla categoria di quelli che, se mi chiedessero cosa voglio veramente, non risponderei "gli stessi giorni liberi e le stesse ferie per gli stessi soldi", né "uno stipendio più alto e più giorni di lavoro", ma "maggior flessibilità". Il che significa: fatemi strutturare un orario intelligente con le classi che effettivamente ho: quelle dove servono tanto le compresenze e la divisione in gruppi perché ci sono molti studenti disagiati, quelle dove servono i pomeriggi perché ci sono famiglie assenti e bambini tutto il giorno in strada, quelle dove invece va benissimo un orario standard perché tanto a casa i compiti li fanno e bene. E la flessibilità andrebbe benissimo anche in una diversa distribuzione delle vacanze, anche se complessivamente più brevi non importa: per esempio le due settimane natalizie spezzano il lavoro malamente, e in compenso a febbraio si è tutti fisiologicamente stravolti e si lavora male, le settimane estive sono troppe e invece ci sono momenti in cui si è schiacciati tra gite, fine quadrimestre, impegni sportivi e si fa tutto di corsa... Ogni insegnante lo sa. Quanto allo stipendio, io direi solo: datemi le mie ore pagate, tutte, e se io sono una che si sbatte e fa progetti e aggiunge corsi pomeridiani (come sono, in effetti)automaticamente avrete premiato l'impegno e retribuito la mia prestazione professionale. Al limite chiederei, se si prolungassero i periodi di lezioni, un bonus per chi per insegnare si sposta oltre un tot di chilometri o gira tra più scuole. Non è più il mio caso, ma lo è stato per molto tempo, e quando vedi lo stipendio scivolare via in benzina e abbonamenti, ti accorgi che forse i "tre mesi di vacanza"(ancora tutti a contare tre mesi, eh? ma studiare un po' di matematica? le scuole non chiudono quando finiscono le lezioni dei ragazzi, possibile che non lo sappia nessuno?)hanno una ragion d'essere, altrimenti molti di noi lavorerebbero davvero pro bono.

Concludo dicendo che per l'ennesima volta si è finiti a parlare di soldi degli insegnanti, di orari di lavoro, di ferie, e invece il mio post iniziale riguardava davvero tutt'un'altra cosa, anche perché, nella COSA di Renzi che voi vi ostinate impropriamente a chiamare riforma, non si parla mica di toccare le ferie o gli orari. Secondo voi un preside che si chiama a lavorare i suoi amici li chiama per maltrattarli e negargli le ferie o i giorni di permesso? Ma dai! Dove vivete?

Mafalda ha detto...

Non ci resta che sperare che gli amici dei presidi siano preparati, motivati e soddisfatti del proprio lavoro ...

Comunque lascio perdere, ci parliamo da galassie diverse, voi continuate pure a protestare, a scioperare e a minacciare il blocco degli scrutini, e soprattutto continuate a guardavi l'ombelico.
Non credo che al di là degli studenti (che abbracciano qualunque causa purchè la protesta consenta di saltare le lezioni), molti altri cittadini che - continuo grettamente a sottolinearlo - lavorano 8 ore al giorno per 11 mesi l'anno con mansioni a volte anche più gravose e stressanti delle vostre e con meno tutele, per il vostro stesso stipendio o anche meno, vorranno sostenere la vostra protesta.

Castagna ha detto...

In effetti è impossibile dialogare se tu non vuoi leggere tutte le parti in cui discutiamo di cosa potrebbe rendere davvero la scuola (ho detto LA SCUOLA: NON il contratto degli insegnanti) migliore e, anche con più di un interlocutore che ti sottopone questioni diverse, continui a credere che stiamo parlando delle ferie. Peccato. Credevo che circostanziare le nostre argomentazioni servisse ad aprire le vedute per un confronto un po' più vasto, ma chiaramente qui c'è chi preferisce asserragliarsi su quello che ha capito e non osare guardare un po' più in là. E taccia gli ALTRI del guardarsi l'ombelico... Ripeto: peccato.

lanoisette ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
lanoisette ha detto...

@mafalda (Castagna, perdona l'invasione di campo sul tuo blog, ma sai che su queste cose fatico a tenermi), ogni categoria di lavoratori fa i conti dei pro e dei contro. noi abbiamo orari di lavoro diversi (magari vado a fare la spesa alle tre del pomeriggio, ma correggo i compiti alle 10 di sera o la domenica pomeriggio), ma allora chi ha contratti che prevedono 14esime, avanzamenti di carriera, bonus di produttività e cotillons vari? Credo che la nostra sia l'unica categoria di lavoratori dipendenti che non prevede nessuna di queste belle cose.
Il nostro lavoro E' usurante, e non lo dicono i prof, lo dicono le statistiche di medicina del lavoro, dove siamo i primi per burnout ed uso di psicofarmaci (tanto è vero che, sempre nella famosa Francia, gli insegnanti sono l'unica categoria di lavoratori ad avere lo psichiatra di base, oltre al medico). Per questo abbiamo bisogno - sì, BISOGNO - di tante vacanze, perché quando finisci (al 30 giugno, se insegni alle medie, al 15 luglio, se fai esami di maturità) vorresti solo strozzare il primo adolescente che ti passa a meno di cinquanta metri. Quelle settimane di pausa ci servono: per ricaricarci, per aggiornarci, per farci venire nuove idee per lavorare in classe.
Insomma, il nostro lavoro è pagato ANCHE in tempo, ed è giusto che sia così - visto che per il resto il nostro stipendio non è certo adeguato a quello di una professione che richiede almeno una laurea e spesso u ntitolo aggiuntivo di specializzazione. E se pensi che non lo sia, spera solo di nonessere una di quelle madri che vedrà i propri figli pagare il dazio dello stress lavorativo di uno o più maestri e professori.
E se pensi che ci sono anche tanti prof incompetenti che usufruiscono di questo tempo, considera anche che l'orario massimo di apertura di un ambulatorio medico è di 15h/settimana, e le ore di lezione di un docente universitario non più di 120 all'anno. E pensa a quanto guadagnano queste categorie.

Comunque boh, se la preoccpazione principale di un italiano rispetto alla scuola sono le vacanze dei prof e non la loro qualità, beh, siamo a posto.

Castagna ha detto...

Esatto, il problema è che mi pare che non si riesca a parlare della SCUOLA, che è quello che ci sta a cuore e che viene minacciato dalla manovra renziana e da diverse altre manovre prima della sua, perché c'è questa urgenza di rivalsa sugli orari comodissimi, le ferie sfacciate e gli stipendi faraonici del nostro mestiere. Mah. La gente se la canta e se la suona fottendosene alla grande del resto dell'orchestra, evidentemente. Intanto le sperimentazioni delle scuole con orario estivo esistono, e non mi pare che gli insegnanti coinvolti scioperino per questo.

Anonimo ha detto...

La scuola non è un parcheggio per risolvere i problemi dei genitori. io m lo ricordo, forse voi no, apparentemente, come arrivavo a fine anno: distrutta, stufa, senza più nessuna voglia di concentrazione sulle lavagne o sui quaderni (e non ho mai avuto problemi di rendimento). Poi magari l'estate la passavo a leggere, mica ad abbrutirmi di tv o playstation (che non mi avrebbero mai comprato, se all'epoca ci fosse stata, peraltro, lo vogliamo dire questo?). Il riposo ci vuole, anche per i piccoli, così come il tempo di fare e scoprire altro che la scuola non dà e che non ha il compito di dare. Le carenze sono altre, non quelle di un guardiano che se li smazzi mentre i genitori lavorano... dato che il problema pare essere quello lì: magari i salari troppo bassi e l'assenza di servizi NON scolastici che diano l'opportunità di conoscere e sperimentare altro, senza pesare sulle famiglie. Chiedete questo al governo, non trasformate gli insegnanti (categoria di cui non faccio parte e per scelta) in cerberi che li tengan chiusi in un recinto.
Quanto alle regole sui licenziamenti, fanno tanto comodo ai padroncini, ai disonesti e ai soprusi (chi si rifiuterà di commettere o avallare illeciti, sapendo che può essere buttato fuori dall'oggi al domani?), ed è un obborbrio che siano state introdotte da pochi mesi, peraltro, e che vi sia chi le difende, dato che vanno contro i più deboli, non che i dipendenti pubblici non vi siano soggetti. Il loro scopo è quello di costringere la massa ad accettare senza lamentarsi condizioni di lavoro peggiori, a vantaggio di pochi che guadagneranno di più dal taglio dei salari: sono un via libera allo sfruttamento senza limiti e chi le difende si qualifica da sé. Come stupirsi poi se le stesse persone manifestano tanta malafede verso chi ancora può tentare di vivere con dignità?

Anonimo ha detto...

@Mafalda: l'unica che si guarda l'omebilico qui sei tu. Ti si è risposto su molte cose (ad esempio dicendoti che altrove, come in Francia i giorni di scuola sono ESATTAMENTE gli stessi di numero, ma con vancaze disposte in altro modo); ti sono stati opposti diversi argomenti, a nessuno, dico a nessuno hai risposto. Poi però ti lamenti di scarsa attenzione. Questo si chiama trollare; si fa sempre più spesso per pura propaganda, e non c'entra niente con una reale discussione.
Ah, tanto per precisare: la mia famiglia è di origini modeste, tutta, dalla generazione dei miei nonni tutti hanno lavorato, ma nessuno ha mai invocato la scuola come soluzione ai problemi delle madri che lavorano (e i padri?).

Anonimo ha detto...

Umilmente, mi sembra che, e parlo da profana, questa sia una riforma che mette, per una volta, denaro nella scuola e che aggiunge più ore di lingua inglese, più ore di educazione fisica e in generale, da quanto ho capito, una maggiore considerazione per la formazione (stage). Onestamente, a prescindere dal problema ferie degli insegnanti, che è marginale sia per gli studenti che per gli insegnanti stessi, mi pare sia una riforma più pensata rispetto alle ultime attuate. Certo, io introdurrei un maggiore controllo sui presidi e un controllo, o almeno un giudizio, anche dal basso (studenti e genitori) e sì, anche io trovo molto pericolose le sponsorizzazioni, pero è una riforma che può essere migliorata, non respinta in blocco. Ora come ora, mi pare ci siano troppe storture e troppo da migliorare per lasciare tutto com'è.

Castagna ha detto...

La cosa agghiacciante, ultimo anonimo che scrivi, è che a tutti si chiede un parere: agli utenti, ai presidi, alle famiglie, al ministro, ma si ignorano sistematicamente le proposte dei professionisti che la scuola la fanno, che sanno cosa serve a farla funzionare, a far rendere bene le risorse, i tempi e gli spazi che già abbiamo, e a far star bene i ragazzi nel loro ambiente educativo. Come qualcuno mostra bene qua sopra, noi di idee ne avremmo tante e NO, non riguardano tutte le nostre ferie. Menomale che il confronto si è allargato a persone dell'ambiente e esterne al medesimo che hanno apportato commenti utili.

viviana ha detto...


Il tema della scuola, della riforma e dell'educazione in generale è molto ampio anche perché riguarda un settore strategico e che risente anche dei cambiamenti culturali e socio-familiari degli ultimi anni. Ci sarebbero tante cose da dire ma se ne dovessi scegliere una sola su tutte non avrei dubbi: diminuire drasticamente il numero di alunni per classe. Io credo che aumenterebbe la qualità del lavoro e della vita dei docenti.

Unknown ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Unknown ha detto...

@Viviana, guarda, per la mia piccola esperienza, in classe di mia figlia sono in 20, ha 2 brave insegnanti, ma ugualmente c'è una carenza didattica e di formazione che va al di là del numero di alunni per classe o della qualità professionali fortunosamente trovate nelle maestre in questione. Parlo del fatto che si insegna, per quantità e qualità, la lingua inglese in maniera insufficiente, così come lo è l'educazione motoria in un paese in cui l'obesità infantile è in costante aumento. Parlo del fatto che le Lim diventano uno status symbol per la classe miracolata, ma nessuno sa niente di coding, che sembra una parolaccia...e tanto altro..
Allora, i bambini di famiglie dalle spalle larghe integrano queste mancanze e gli altri ..rimangono indietro. Questa, così com'è, sicuramente non è la buona scuola. Accanto a insegnanti meritevoli ve ne sono altri che dovrebbero essere invitati a svolgere un altro lavoro. E invece sono SCANDALI INAMOVIBILI. Anche questa non è buona scuola.

Anonimo ha detto...

Ma SUL SERIO credete che con la chiamata diretta dei presidi diminuiranno i casi di inamovibili che scaldano sedie prendendo stipendi statali per far niente?

Non ho capito: gli insegnanti sono una genia di fannulloni, una razza infida, e invece i presidi sono tutti modelli di virtù, arcangeli mandati da Dio a portare la giustizia in terra?

Castagna

Unknown ha detto...

@Castagna, capisci pure quello che vuoi capire. Ho appena scritto di avere per mia figlia due ottime insegnanti, ma che la qualità dell'insegnamento impartito non può dipendere da una botta di culo, per usare un francesismo. E poi ho parlato anche d'altro, come altri hanno parlato d'altro e non hanno, come me, avuto un sano confronto.

Unknown ha detto...

Dividi et impera. Questo astio contro la LOBBY (ahahah!) degli insegnanti (che Sì, sono vittime dello smantellamento dello stato sociale come tutti i lavoratori pubblici) dimostra solo che sono riusciti a dividerci in una ridicola guerra fra poveri.e se provassi mo per una volta la strategia innovativa di sostenerci gli uni gli altri? E poi mi fa ridere questo bisogno di riforme che fa accettare qualunque tipo di cambiamento, anche se è in peggio, ma forse sono io che non capisco la logica

Castagna ha detto...

@Olvido: scusa tanto, ma quel che dovevo dire sulla "riforma" l'ho detto prima di rispondere al tuo commento, e non pensavo di ripeterlo. Tu fai notare cose vere, a proposito delle materie e delle modalità di lavoro, dell'aggiornamento casuale e non mirato impartito agli insegnanti. Tutto giusto ma purtroppo non si parla di questo, nella "riforma" Renzi... genericamente parlano di cambiare l'impatto settimanale di alcune materie ma a noi, che siamo dentro e sappiamo come è strutturata la scansione oraria, non giunge alcuna novità in questo senso. Questa purtroppo non è una "riforma" in quel senso, è se mai una ridistribuzione, dei soldi e dei ruoli. E insisto, se la chiamata avviene come nel privato, invece che per ordine di graduatoria, certo ci saranno ottimi presidi che ci tengono alla didattica e scelgono gente preparata e motivata, ma ce ne saranno parecchi anche a scegliere sulla base di raccomandazioni e simpatie, insomma non smetteremo certo di vedere scandali inamovibili. E chi sceglie i presidi, a proposito?