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domenica 4 giugno 2017

Ba-boom-a-rang-rang-rang

Cose che tornano indietro. O no.

A volte guardo la tua pagina Pinterest, con una certa amarezza. Sono passati tre anni. Continui a postare cose sul farcela nonostante, sull'essere soli ma forti, sul chiudere fuori dalla tua vita cose e persone, stabilire limiti, rinunciare a rapporti.

Inevitabilmente penso che tu sia ancora molto infelice, inevitabilmente mi chiedo se dopo di me hai chiuso fuori altri, mi chiedo se sei ancora sposata (ma certo che lo sei), mi chiedo se hai avuto un altro figlio (possibile, anche se non te lo auguro), mi chiedo se pensi a quella primavera e quell'estate che ci hanno costrette a fare i conti con noi stesse (è ovvio che ci pensi, se devi continuamente ribadire che non ci stai pensando), se a volte vedi anche tu quel che posto io sul blog o sulle bacheche e ti sei accorta di quante cose sono successe (non direi. Ti fai un credo del saper troncare, se anche leggessi o spiassi le bacheche, non lo ammetteresti mai).

Ti ho pensato ieri sera, perché si sta concretizzando un mio grande sogno, e mi sembra assurdo che tu non lo sappia. Proprio tu.

Però non ti penso quanto avrei creduto all'inizio, quando ti ho perso. Una volta capito che non si parlava di torti o ragioni, che chiedere scusa o domandare spiegazioni era inutile, che ognuna era responsabile delle sue scelte. Sei uscita tu dalla mia vita e mi limito a chiedermi, quello sì abbastanza spesso, se un giorno tornerai. Non ho mai chiuso la porta, non ho mai pensato che eliminare delle persone fosse la soluzione, ho solo provato a capire perché tu dovessi così disperatamente allontanare me. E perché non fosse possibile guardarsi allo specchio e dirsi: ok, va bene tutto, ma non è di Castagna che devo avere paura. Credo di saperlo. E mi dispiace molto, preferirei sbagliarmi. Vivo da quarantun anni di fianco ad una persona che fa come te, so quanto è infelice e sola. Quando penso a questi comportamenti, ho due reazioni. Anzi, tre. Subito, un grande dispiacere per voi, per quelle che sembrano situazioni irreversibili. Poi il ripetermi la ferma promessa che io non farò così. E infine, il sentirmi leggera, anche se così vulnerabile. Potevo costruire muri e bunker per non vedere cosa avevo fatto, per non dovermi confrontare con la verità, con gli altri. Invece ho abbattuto pareti e imparato a vivere con quattro stracci svolazzanti che mi fanno a malapena da tenda.

Tu avrai anche girato il mondo, ma la persona che, restando ferma qui, ha viaggiato di più, in questi tre anni, sono io.  Perché al momento di scegliere tra chiudere e aprire la mente, ho accettato che un bombardamento da più fronti distruggesse ogni riparo, e imparato cose nuove. Come vorrei che tu sapessi quanto si sta bene liberi.



PS
Parte di quanto sopra scritto per te potrebbe applicarsi anche all'Uomo. Ma lui ha già capito. Non so se è possibile il perdono. Ma è possibile lasciar andare la paura. Con la paura se ne va molta rabbia. E io spero che possa succedere anche a te, un giorno, anche se non sarò lì a vedere.




4 commenti:

Anonimo ha detto...

Alle paure uno finisce per affezionarsi: lasciarle andare è tanto necessario quanto difficile

Anonimo ha detto...

Forse in una vita precedente eravamo la stessa persona. O forse lo saremo in un'altra vita.

Castagna ha detto...

Adesso però mi state incuriosendo, anonimi. Una vaga idea di chi siate? Anche quello/a che mi ha chiesto, in un altro gruppo di commenti, "come stai?" (la Domanda del Millennio...)

Anonimo ha detto...

Eccomi! Macabea. Per la vita passata e il come stai. Domanda difficile, lo so. Ma nel tuo lungo silenzio me la sono concessa...