Non
mi sono dimenticata che dovevo parlare di grammatica, antologia
(oh!!! antologia!!! ho UN SACCO di cose da dire sull'uso
dell'antologia!!!) e letteratura, e scrittura, e storia...
E'
che ho fatto due cose o tre più urgenti, in questo periodo. Tipo
accudire la Zia Buona. Che è stata davvero Buona con la B maiuscola,
povera donna, fino alla fine. Immaginate una risonanza che mostra un
cervello completamente fuso da molte piccole ischemie. Ce ne resta
forse un trentacinque per cento che non è danneggiato. E quel
trentacinque per cento cosa fa? Riconosce me. Carezza il viso a chi
si avvicina. Stringe la mia mano. Getta baci. E alla fine, dopo aver
perso anche la possibilità di muoversi, riesce a formulare un'unica
parola, con giorni e giorni di esercizio: papà. Intendendo mio
padre, suo fratello. La sola persona che ha invocato sempre, oltre a
me.
Adesso
non è più con me, ma è con lui. Insieme alla Zia Bella e ai loro
genitori, amici, cugini. Tutti vestiti di lino chiaro, al sole, nel
giardino in riviera. Eternamente giovani, elegantissimi,
intelligenti, forti e atletici. Nessun cancro, nessuna ischemia,
nessuna cardiopatia. Un bicchiere in mano, l'ombra degli alberi, il
sorriso degli dèi sul viso abbronzato, come nelle foto della loro
famosa festa in maschera. Sono contenta di averti finalmente
traghettata là, zia, era tempo che andassi a raggiungerli, c'è un
senso di grande pace nell'aver ricomposto la Trimurti, il maschio
creatore e padrone, il fascino distruttivo della sorella più
inquieta e la tua capacità di armonizzare. Spero che ci siano tutti
i più bei gialli in inglese da leggere, là, e i marrons glacès.
Tra
le altre cose urgenti che ho fatto si conta imparare a mettermi nella
posizione del loto, che urgente non era forse, se sono diciannove
anni che frequento i tappetini, però fa brutto un'insegnante di yoga
che non la sa fare, e fa brutto anche che in posizione capovolta si
veda che ho la panza, ma ce la giochiamo: sono aperte le scommesse,
otterremo prima che si sciolga la pasta da pane che mi sta appoggiata
sopra gli addominali o che si allunghino i tendini delle ginocchia?
Non importa. Ci arriveremo. Un anno fa, altro che capovolgersi e
annodarsi.
Altra
cosa urgente fatta, o meglio, impostata, è un po' d'ordine nella mia
vita privata. Dove non succede mai niente, ma c'è spesso motivo di
preoccuparsi, fantasticare, spaventarsi e rimanere comunque confusi e
nervosi. Poi di colpo si parla di bere un caffè; no, due!!! Due
diversi caffè? E con chi!!!
Ed
è allora che scopro che, dopo aver immaginato, per mesi e mesi, come
cosa dove e quando, la sola domanda che conta è perchè. E, a conti
fatti, la risposta non è soddisfacente. La cosa soddisfacente è
farlo, il caffè, con la solita moka, nella solita cucina, e guardare
la bellissima bocca dell'Uomo mentre lo beve. Negli ultimi due anni
ho introdotto litri e litri del terribile veleno dal quale, con una
predisposizione alla pressione intraoculare alta e una storia di
infarti e ictus in famiglia, dovrei stare lontana come dal cianuro.
Ma a parte il fatto che, per starne lontana del tutto, mi
servirebbero i dodici passi e una stanza imbottita per le crisi di
astinenza, c'è questo fatto che la frase “io faccio un caffè”
(mia) e la domanda “vuoi/metti su/metto su un caffè?” (sua) ci
hanno salvato da innumerevoli brutti momenti. E poi ci sono le sue
mani mentre gira il cucchiaino, le sue cosce nel pigiama. I suoi
occhi di due verdi diversi. Le sue ciglia che si muovono lentamente
mentre lo assapora. Nella mia vita di coppia tutta piena di graffi,
tagli mal rimarginati, scottature e cerotti, guardarlo bere il caffè
è arrapante come la prima volta che l'ho visto nudo, che tra
parentesi non mi ricordo, devo aver perso i sensi. Mi ricordo
parecchie di quelle dopo, però. Infatti, se un giorno vorrà
uccidermi, basta che metta dell'arsenico nella mia tazzina, io mica
so cosa bevo quando mi siedo lì di fianco, è il mio momento di
contemplazione, è una roba mistica. Gli altri due caffè che si
potevano bere in queste settimane avrebbero avuto altrettanto da
offrire a livello estetico, forse, ma, come disse Robert Redford in
quella Bibbia della mia generazione che è “Proposta indecente”,
non avrei mai guardato uno degli altri due come guardo lui. E poiché
io, anche se mettendo in fila le foto non si direbbe, non scelgo mai
solo in base alla fisicata, al sorriso fotonico, alle mani eleganti e
agli occhi spettacolari, tutti e due gli altri caffè sarebbero
benissimo in grado di capire che io voglia svegliarmi, ogni mattina
della mia vita, con l'Uomo. Perchè lui, anche se a volte se ne
scorda, è il solo che sarebbe disposto a spendere un milione di
dollari, perchè vuole che io abbia l'ippopotamo.



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