Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

giovedì 6 luglio 2017

Ma parliamo un po' di scuola 1 – Antologia versus narrativa

Qui ci servono il

Dato di fatto n. 2
I RAGAZZI NON LEGGONO PIU'.
e il

Dato di fatto n. 3
I RAGAZZI, IN COMPENSO, SCRIVONO DI NUOVO.

Allora. Non esiste spendere 27 euro per un testo di cui verranno svolte, forse, un terzo delle pagine. E malvolentieri.

Evitiamo di dire che da quando “La biblioteca”, poi “L'altra biblioteca” e infine “Biblioteca tre” sono state tolte dal commercio la nostra ora di antologia è andata a farsi benedire, perchè praticamente tutte le altre antologie non vanno bene.

Evitiamo di innervosirci citando:
  • racconti dell'orrore di dubbio gusto,
  • pezzi impossibili da spiegare a una prima, o a metà di una seconda, tipo diari di guerra da Sarajevo,
  • la milionesima storia di straniero disadattato o bambina maltrattata,
  • Emily Dickinson, Montale, Pessoa, Saba mischiati a poetucoli da strapazzo e/o filastrocche o, peggio, a pezzi di musica pop
  • vergognose concessioni a saghe giovanili insulse pur di raccattare qualche consenso. (E magari stessi parlando di Harry Potter, eh. Insulse vuol dire peggio di Harry Potter... sì. A me Harry Potter fa cagare. Tiratemi le pietre. Insultatemi la madre. Pazienza. Non che siano brutti storia e personaggi. Ma è scritto male. Se avete letto Michael Ende, o Philip Pullman, capirete. Non è un fatto di traduzione. E' scritto male. E per perdere i miei restanti fans: a me non piace neanche come scrive Tolkien. Eh. Sono una brutta persona, evidentemente.)

Evitiamo di lamentarci (ma è ovvio, se si fanno delle antologie piacione) del fatto che tempo due secondi esce la prima mano: “Io di questo ho visto il film!!!” (Lo dicono anche dell'Iliade. Perchè hanno visto quella troiata, nomen omen, con Brad Pitt. In prima non li uccido, mi limito a spiegare perchè non si può considerare “Troy” un film tratto dall'Iliade. Se me lo ripetono dopo la fine della prima, li crocifiggo coi chiodi a sezione quadrata.)

Limitiamoci a dire quanto è brutto, brutto e cattivo, che di un libro ti si legga un pezzo. Non l'incipit. Un pezzo a caso. Non si legge così. Il punto è che, quando i ragazzi (non tutti, ma parecchi) leggevano a casa, come hobby, citare una parte di un testo poteva eventualmente suscitare due reazioni positive: ricordare il resto della storia, se il libro era già stato letto, o far venire voglia di leggerla.

In compenso, da molti anni ci è stata tolta la meravigliosa, utilissima ora di narrativa. In cui ascoltavamo i testi, santa Madonna, in versione integrale: sembra di dire una cosa sconcia, oggi. E ascoltando ti perdevi, perchè narrativa si faceva il venerdì, da stanchi, o al pomeriggio, o in una giornata da tre ore di Lettere, dopo il compito di Storia. Ma la storia andava avanti e i personaggi erano sempre lì, anche la volta dopo, e recuperavi. E ti abituavi a un ritmo narrativo, a una voce, a uno stile. Da otto anni ho ripreso ad avere la passione di leggere io per loro. Ho capito che piace un casino. Ho capito che con la mia guida ci si ferma a riassumere, a ripetere, a capire le parole, a fare domande sul contesto, ma soprattutto ci si gode una lettura bella, con l'intonazione giusta.
E così io leggo. Faccio comprare in più la prima cantica integrale in seconda, e i Promessi in terza, senza parti riassunte. Poi per carità, c'è la classe a cui si legge la peste, quella a cui si legge la madre di Cecilia, quella a cui si legge la Storia della colonna infame, ma il testo ce lo devono avere davanti tutti. Verso la fine dell'anno interrogo dal canto I al canto XXXIV dell'Inferno e dal primo all'ultimo capitolo di Manzoni. E' che devono abituarsi a seguire, capire e saper raccontare una storia dall'inizio alla fine. Stesso motivo per cui faccio, dall'anno scorso, il cineforum.
E salto l'ora di antologia. Quasi sempre.

E' quel quasi che richiede di parlare del dato di fatto numero 3. (segue)

1 commento:

Pellegrina ha detto...

Concordo con il principio e pure con i no a quasi tutte le letture citate, ma se mi avessero messo davanti solo quei testi del programma gentiliano e non avessi sostanzialmente mai letto altro prima, oggi credo che avrei giurato odio eterno alla lettura, personalmente.
Li trovo accettabili e molto interessanti solo se vengono decifrati come tecnica letteraria e come opere con forte impronta ideologica, ricondotte a un contesto storico e politico (serio, non la solita banalità patriottica cui li ha ridotti la critica risorgimentale) che invece viene sempre trattato come se stesse fuori e non dentro ogni riga. Se devo badare alla trama, più delle due vittime madre&figlia, mi appassiona la vivandiera di Waterloo.
In compenso sull'antologia delle medie ho scoperto (da sola) le letture e le non letture della mia adolescenza e giovinezza. Le prime non erano italiane non erano cattoliche e non erano cosi' disperatamente convenzionali e piene di buoni sentimenti. Una gabbia, credo rappresentino esattamente tutto quello che ho detestato nella scuola (per poi adorare l'università dove ho scoperto che c'era effettivamente un mondo diverso, prima soltanto intravisto).
P.S.: la traduzione italiana di Tolkien, che ho letto da adulta, è comunque assai criticata, personalmente non sono in grado di apprezzarlo in inglese ma potrebbe effettivamente essere molto diverso.