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giovedì 6 luglio 2017

Ma parliamo un po' di scuola 1 – Antologia versus narrativa

Qui ci servono il

Dato di fatto n. 2
I RAGAZZI NON LEGGONO PIU'.
e il

Dato di fatto n. 3
I RAGAZZI, IN COMPENSO, SCRIVONO DI NUOVO.

Allora. Non esiste spendere 27 euro per un testo di cui verranno svolte, forse, un terzo delle pagine. E malvolentieri.

Evitiamo di dire che da quando “La biblioteca”, poi “L'altra biblioteca” e infine “Biblioteca tre” sono state tolte dal commercio la nostra ora di antologia è andata a farsi benedire, perchè praticamente tutte le altre antologie non vanno bene.

Evitiamo di innervosirci citando:
  • racconti dell'orrore di dubbio gusto,
  • pezzi impossibili da spiegare a una prima, o a metà di una seconda, tipo diari di guerra da Sarajevo,
  • la milionesima storia di straniero disadattato o bambina maltrattata,
  • Emily Dickinson, Montale, Pessoa, Saba mischiati a poetucoli da strapazzo e/o filastrocche o, peggio, a pezzi di musica pop
  • vergognose concessioni a saghe giovanili insulse pur di raccattare qualche consenso. (E magari stessi parlando di Harry Potter, eh. Insulse vuol dire peggio di Harry Potter... sì. A me Harry Potter fa cagare. Tiratemi le pietre. Insultatemi la madre. Pazienza. Non che siano brutti storia e personaggi. Ma è scritto male. Se avete letto Michael Ende, o Philip Pullman, capirete. Non è un fatto di traduzione. E' scritto male. E per perdere i miei restanti fans: a me non piace neanche come scrive Tolkien. Eh. Sono una brutta persona, evidentemente.)

Evitiamo di lamentarci (ma è ovvio, se si fanno delle antologie piacione) del fatto che tempo due secondi esce la prima mano: “Io di questo ho visto il film!!!” (Lo dicono anche dell'Iliade. Perchè hanno visto quella troiata, nomen omen, con Brad Pitt. In prima non li uccido, mi limito a spiegare perchè non si può considerare “Troy” un film tratto dall'Iliade. Se me lo ripetono dopo la fine della prima, li crocifiggo coi chiodi a sezione quadrata.)

Limitiamoci a dire quanto è brutto, brutto e cattivo, che di un libro ti si legga un pezzo. Non l'incipit. Un pezzo a caso. Non si legge così. Il punto è che, quando i ragazzi (non tutti, ma parecchi) leggevano a casa, come hobby, citare una parte di un testo poteva eventualmente suscitare due reazioni positive: ricordare il resto della storia, se il libro era già stato letto, o far venire voglia di leggerla.

In compenso, da molti anni ci è stata tolta la meravigliosa, utilissima ora di narrativa. In cui ascoltavamo i testi, santa Madonna, in versione integrale: sembra di dire una cosa sconcia, oggi. E ascoltando ti perdevi, perchè narrativa si faceva il venerdì, da stanchi, o al pomeriggio, o in una giornata da tre ore di Lettere, dopo il compito di Storia. Ma la storia andava avanti e i personaggi erano sempre lì, anche la volta dopo, e recuperavi. E ti abituavi a un ritmo narrativo, a una voce, a uno stile. Da otto anni ho ripreso ad avere la passione di leggere io per loro. Ho capito che piace un casino. Ho capito che con la mia guida ci si ferma a riassumere, a ripetere, a capire le parole, a fare domande sul contesto, ma soprattutto ci si gode una lettura bella, con l'intonazione giusta.
E così io leggo. Faccio comprare in più la prima cantica integrale in seconda, e i Promessi in terza, senza parti riassunte. Poi per carità, c'è la classe a cui si legge la peste, quella a cui si legge la madre di Cecilia, quella a cui si legge la Storia della colonna infame, ma il testo ce lo devono avere davanti tutti. Verso la fine dell'anno interrogo dal canto I al canto XXXIV dell'Inferno e dal primo all'ultimo capitolo di Manzoni. E' che devono abituarsi a seguire, capire e saper raccontare una storia dall'inizio alla fine. Stesso motivo per cui faccio, dall'anno scorso, il cineforum.
E salto l'ora di antologia. Quasi sempre.

E' quel quasi che richiede di parlare del dato di fatto numero 3. (segue)

venerdì 16 maggio 2014

Magnolias


Quando sono arrivata oggi a scuola, per i consigli di classe del pomeriggio, i bambini della prima A correvano e schiamazzavano in cortile. La Bionda Svampita cercava di tenerli un po' calmi, ma era una giornata bellissima, con un cielo scintillante di blu, i monti bianchi là in fondo, l'aria dolce, uno spettacolo. I bambini erano così belli, colorati, pieni di gioia. Una ragazzina però stava ferma a guardare, con gli occhi gonfi, una pianta nuova nel giardino.

Una magnolia da fiore. Donata alla scuola dalle famiglie della prima, in memoria della Compagna Collega. E piantata oggi pomeriggio, poco prima che io arrivassi, alla presenza del vedovo in lacrime, e di uno dei quattro figli, quello più bello, alto, che giocava a basket e ha studiato filosofia, quello iperattivo, che da piccolo le dava tanti problemi, e di cui mi aveva parlato così tanto.

La Compagna Collega è morta di una neoplasia midollare fulminante. A detta dei medici, una di quelle cose che in un mese e mezzo ti si portano via una persona. E, in effetti, lei diceva di non sentirsi bene da un mesetto. Non ci si sarebbe potuto fare molto, pare. La Bionda Svampita mi ha raccontato che il figlio le ha detto: “Se se ne fossero accorti prima, l'avrebbero bombardata di chemioterapia. Ma conoscendo mia madre, dopo tre giorni avrebbe mandato affanculo le infermiere e avrebbe rifiutato di continuare”.

Ho detto: “Sì, è vero.”, e poi sono scoppiata in lacrime.

Sono successe tante cose in questo mese, sto guardando la fine di un anno di lavoro, di tre anni di sezione A, ho in programma dei cambiamenti per l'anno prossimo, ho una cena stupenda con gli exalunni del 2009 (Giovane Lupo, Bel Ragazzo, Enfant Terrible, l'Elfetto Femminista, la Mia Cocca, etc etc) da raccontare, ho vicende familiari plurime piuttosto interessanti da narrare, e invece ogni volta che riapro il blog mi fermo e penso che sono in lutto e che non voglio scrivere, che voglio stare zitta, e ogni tanto andare a raccogliere fiori di campo lungo la strada tra la scuola e il paese e metterli vicino alla foto della Compagna.

L'altra notte l'ho sognata. Parlavo con una delle segretarie (quella che qualche giorno fa ha detto "mi sembra ancora incredibile che una persona così esplosiva, così vitale abbia potuto farci questo"), alla mia destra sentivo la Compagna Collega intromettersi nel discorso con la sua voce calda, e mi giravo piena di gioia perchè la vedevo al mio fianco, salvo poi pensare: ma tu sei morta! e di colpo guardare la segretaria e pensare con terrore: e se la sto vedendo solo io? e se sono pazza?

Non posso dire che ci penso continuamente. Non posso dire che a scuola è ancora tutto tremendo come un mese fa, quando nessuno di noi docenti riusciva a dormire e in classe c'era una cappa di tristezza e nervosismo. Vado di nuovo a lavorare volentieri e rido coi ragazzi e correggo le prove e penso al futuro e da un paio di giorni ho anche ripreso il mio posto in sala professori, dove non riuscivo più ad entrare.

Vorrei parlare d'altro, dicevo. O, anche, vorrei raccontarvi di che persona era lei, vorrei trasmettere come mi sento davvero, anche alla mia famiglia, che temo non capisca: perchè uno i colleghi, soprattutto se sono di una fascia d'età diversa dalla propria, di solito se li vive sul lavoro, non li invita fuori, non li presenta a casa, e quindi nessuno di preciso sa davvero come fosse il mio rapporto con la Compagna. E invece per me questo lutto è enorme, perchè è la prima volta in vita mia che perdo un'amica.

Quando mi hanno detto che la pianta scelta per lei era una magnolia, sono rimasta senza parole. Come avrei potuto non pensare a un film che ho visto penso dieci volte, una storia di donne di età diverse che si incontrano in un loro mondo fatto di forza smisurata, di speranza e di coraggio, una storia di amiche, una storia che contiene anche una morte inaccettabile?

E poi oggi quella frase sul mandare affanculo le infermiere, e il convenire con gli altri che no, lei non era tipo da lasciarsi deperire, da sfinirsi di chemio, lei al marito ha detto "Io muoio" e ha staccato i contatti con tutti quanti, lei se n'è andata come ha vissuto, d'impeto, senza convenevoli, senza smancerie.

E io penso a Julia Roberts che, nel film, dice una frase che io mi sono ripetuta migliaia di volte, da quando ero una ragazzina: "Preferirei sempre tre minuti di meraviglioso a una vita fatta di niente di speciale".

E all'improvviso mi sembra che i conti tornino, perfettamente.







mercoledì 3 luglio 2013

Novità

Ve l'ho detto che c'erano delle novità.

Per tutta l'estate, invece che qui, nella polvere dei gessetti, mi troverete qui, nella seconda versione, quella pubblica, di un diario di bordo privato che risale al 2010.

Si parla di figli, occhio.

venerdì 7 dicembre 2012

Solitamente non mi sbottono

...però questi pomeriggi qua, in cui lui sta via tante ore, sono quelli in cui mi manca l'aria. Sarebbe lunga da spiegare, e questa non è la sede, certo il nostro non è un matrimonio facile, ci sono troppe cose che dovrebbero andare a posto, eccetera. Ma a dodici anni dai nostri primi momenti insieme sono ancora innamorata come un'idiota, ecco, l'ho detto, e pensare che quasi me ne vergogno, che sono talmente stronza e orgogliosa da restare convinta che sia il mio punto debole.

E' solo che no, non l'avevo scritto qua, perchè qualcuno che legge e che io stimo ha trovato che Hastiwood ci riduce due deficienti abbagliati dal jet set, qualcun altro ha criticato il fatto che io scrivessi solo di begli uomini fascinosi, qualcuno pensa che io dovrei concentrarmi sulla vita reale e fare altro, qualcuno invece pensa che io potrei mollare le mie aule piene di problemi e le mie sveglie alle 5.45 e non fare altro. Ma in realtà, il festival è qualcosa che io e lui, anche se io non c'entro e ci voglio entrare il meno possibile, facciamo insieme. E quando siamo a cena con gente che ci conosce da poco, ci succede ancora adesso di sentirci dire che siamo una bella coppia, quindi, anche se a me a volte sembra impossibile, vuol dire che questa è tuttora la prima cosa che si nota di noi, e tra l'altro in un momento non esattamente gioioso della nostra convivenza. Il festival, dato che è un periodo dell'anno in cui facciamo praticamente tutta la vita sociale che non abbiamo negli altri undici mesi, sta diventando interessante per questi commenti che raccogliamo tra una cena e l'altra, da gente che non ha motivo di farli, che anzi, a volte, vede la mia espressione provata e si scusa di essersi permessa di parlare.

Infatti non è detto che io la prenda bene, ultimamente, quando qualcuno mi fa notare che siamo visibilmente legatissimi. A volte piangerei, chiedendomi cosa e quanto ho dovuto spendere per questo. A volte mi sento come se mi avessero dato una medaglia al valore. Non mi capita mai di pensare quanto sono fortunata, so di essermi sudata ogni millimetro di questa strada, so di aver fuso quasi completamente il motore negli ultimi anni perchè comunque sia lo sforzo non basta mai, mai, la tranquillità in questa storia è un miraggio, è un'allucinazione, non esiste.

Però poi succede che, a distanza di pochi giorni, raccolgo due diversi input: un amico che mi dice "tu sai di avere un marito, sì? Perchè lui lo sa di avere una moglie. Ti guarda dall'altra parte della sala e dice là c'è mia moglie, tutto contento", e io rossa così non ci diventavo da quando avevo tredici anni, credo; e l'altra sera questo, che mi ha sconvolto.

Perciò oggi, che è venerdì e sono sola, invece di essere come vorrei essere sempre, e cioè abbarbicata a lui sul divano, senza cellulari che suonano, senza e-mail, senza Skype che trilla, senza nient'altro che lui e fuori dalla finestra il buio e quest'aria di neve, è uno di quei momenti in cui me lo dico, che sono fortunata, che questo colpo di fulmine irrimediabile capitato, fuori da ogni previsione, per due frasi dette a una lezione di storia, merita tutta la mia energia, tutto quel che posso dare, che se un giorno sarà il momento di lasciare di nuovo tutto quello a cui sono abituata e partire per un'altra avventura lo farò, brontolando e strillando con lui come al solito, ma lo farò, ma che mai da me non fia diviso, mai mai mai. Mai.

martedì 6 marzo 2012

Le mie materie - 1: Geografia

Geografia, apparentemente, è l'ultimo dei problemi.

Intanto è la materia in cui puoi effettivamente prepararti dappertutto, fare lezione dappertutto, collegarti con tutto.
Una collega-guru, che stava a me come Tiziano Terzani sta ai giornalisti, il Che Guevara ai comunisti e Gandhi ai pacifisti, una volta ha detto all'Inflessibile: ecco, tu per essere veramente una brava insegnante, un'insegnante eccezionale, QUALUNQUE COSA VEDI devi pensare alla scuola. Cioè: tu vedi l'insegna di un negozio per la strada e ti fai venire in mente un esercizio, una cosa da discutere in classe, un nuovo approccio alla tua materia, capito?
Beh, con geografia si può proprio fare. Cioè, puoi raccogliere nozioni, esempi e collegamenti sdraiata sulla spiaggia (guarda come stanno cementificando questa zona, quel caseggiato l'anno scorso non c'era, però il mare deve essere pulito perchè ci sono di nuovo le stelle marine...), leggendo il giornale ("Uomo! Uomo! Da ieri pomeriggio esiste il Sud Sudan!"), giocando con Google, guardando dalla finestra, leggendo l'etichetta di un vestito, facendo rovesciare l'astuccio a un bambino e guardando cosa contiene, svitando una lampadina o mettendo in ordine il bagno (il tungsteno! l'indio!), andando a manifestare coi No Tav e restandotene a casa a guardare le Olimpiadi. Quando i bambini scoprono di essere letteralmente circondati dalla geografia è solo l'inizio di un gioco bellissimo.

Poi ci sono le cartine, i grafici, i disegni, le mappe concettuali. Poi ci sono le gare di capitali e i viaggi immaginari e i cataloghi di viaggio e Google Earth e la spesa consapevole... insomma, insegnare geografia è stupendo.

Le due idee più fiche che mi sono venute negli anni: il diario geografico da tenersi in vacanza e il bachecone dei post-it. Il primo lo dovrebbero tenere i bambini, osservando e annotando di tutto nelle giornate morte d'estate e se fanno un viaggio. Il secondo si fa in classe, con un cartellone, su cui, ogni giorno, chi vuole attacca un post-it con una notizia di interesse geografico che ha appreso.

Però c'è un problema. Anzi, ce ne sono tre.

1)
I materiali di lavoro sono di solito un globo rotto, una carta dell'Europa antecedente o contemporanea alla caduta del Muro (la mia carta "nuova" è del 1996, non vi sto a dire com'è spiegare i Paesi balcanici), una dell'Italia tutta strappata e un libro di recentissima edizione.

Il quale libro di recentissima edizione è ASSOLUTAMENTE identico a quello dell'anno precedente e di due anni prima, e contiene gli stessi materiali spostati di due pagine, coi titoli dei capitoli in un altro colore, per non far notare che è lo stesso di prima e alzare il prezzo di 2 euro e 90.
Se sono mostruosamente onesti, aggiornano almeno alcuni dati (nel nostro caso, al 2006, rispetto a quelli del 2005 su cui si basava l'edizione precedente) MA NON E' DETTO CHE AGGIORNINO LE CARTE TEMATICHE che di tali dati sono la rappresentazione.

2)
Inoltre, da quando è cambiato il programma, in prima c'è un microfascicolo sulle regioni e poi il libro svanvera per interi capitoli sui paragoni tra l'Italia e l'Europa, confondendo a morte i ragazzi. Che non conoscono bene l'Italia e hanno un'idea molto vaga dell'Europa.

Il libro di Geografia che dico io è diverso. Ha un fascicolo solo sulla cartografia, ha l'atlantino portatile e tipo 40 esercizi diversi per ogni argomento. Un volume A di geografia generale e un volume B con le regioni italiane in I, gli Stati europei in II e gli Stati extraeuropei in III. Magari delle belle aggiunte di educazione ambientale, le ricette etniche, le storie dei nomi delle città, le traduzioni fichissime tipo Mississippi = padre di tutte le acque, Guatemala = terra degli alberi, Himalaya = casa della neve e Chomolungma (per i non addetti ai lavori, nome tibetano del Monte Everest) = grande madre della terra. I motti dei Paesi.

Esistono, i libri così. Ma naturalmente le colleghe preferiscono "quelli con tante figure".
Lo so, eh, che bisogna far vedere ai ragazzi la tundra e la steppa e la giungla se no non sanno cosa siano. Io un anno ho fatto letteralmente l'album delle figu per far identificare i diversi biomi a una classe. Però insomma, le figure... alle medie... e i cubi della Chicco no?

3)
Il tempo. Nel programma orario settimanale di un'insegnante delle medie a tempo normale, Geografia è UN'ORA ALLA SETTIMANA. Impossibile. Quindi se ne fanno subito due, togliendone una a Italiano.

Ovviare ai problemi: richiede tante, troppe, ore di dettatura (vedi problema 3), e un numero impensabile di fotocopie. Meglio con la LIM. Meglio ancora sarebbe con chiavetta individuale e condivisione di materiali online. Magari l'anno prossimo, eh?

Dai, ora confessatemi le vostre frustrazioni di insegnanti, di studenti e di genitori relativamente alla Geografia e i modi in cui vi siete ingegnati a risolvere i casini.

venerdì 16 dicembre 2011

Ehi, no, un attimo

Please, leggete il commento sotto il post "Come si cambia".

Questo blog è un luogo dove mi lamento a ruota libera e mostro molti difetti, ma le regole le conosco anche io!

domenica 11 dicembre 2011

Dopo il festival - 2

A una settimana dalla fine del festival, penso di poter tirare qualche somma, anche considerando che pian piano mi si sta ristabilendo l'umore che è stato pessimo per giorni.

Ho capito che l'unico modo per raccontare come realmente è andata e come l'ho vissuta è abbandonarsi al bipolarismo più spinto e dichiarare, senza filtri e senza pretendere di essere coerente, tutte le emozioni e i ragionamenti assolutamente contrastanti che mi hanno attraversato la mente in queste settimane.

Per semplicità, userò la dicotomia mi piace / non mi piace che la venerabile Angela, dolcissima monaca e ottima insegnante del mio amato istituto buddhista, ci ha sottoposto come il peggior difetto dell'atteggiamento umano nei confronti della vita.

Ma in certi casi, come questo, probabilmente è l'unico atteggiamento che si può tenere.

Allora.

Mi è piaciuto conoscere tanta gente interessante.

Non mi è piaciuto che mio marito da solo organizzasse questa cosa e da luglio a dicembre in casa mia non si parlasse d'altro.

Mi è piaciuto scoprire che registi e attori pluripremiati attraversano volentieri l'Italia o l'Europa per venire a partecipare con passione e impegno a un microfestival di sconosciuti, che può vantare solo una bella location, e dove non guadagnano una lira.

Non mi è piaciuto litigare a sangue con l'Uomo per settimane perchè era talmente preso da questa cosa che trascurava tutto il resto e non gli si poteva parlare.

Mi è piaciuto rendermi conto che sono stata infinitamente a mio agio con gente mai vista prima che lavora con l'anima e il corpo a un progetto culturale, anche se io di mestiere faccio tutt'altra cosa.

Non mi è piaciuto che il nome di mio marito non uscisse sul giornale neanche una volta fino alla conclusione del festival e che invece ci fosse quello di Movie Man, che è il presidente dell'associazione sì, ma non ha fatto quasi niente per questo evento.

Mi è piaciuto girare per ristoranti con personaggi famosi e coccolarli a botte di specialità locali, vedendoli rilassarsi ed aprirsi nel contesto di accoglienza caldo e semplice che abbiamo cercato, anche e soprattutto grazie all'attenzione femminile che ci ho messo, di curare nei dettagli.

Non mi è piaciuto che ci abbiano giustamente dato dei poveri ingenui struttati per aver tirato su un festival con registi italiani e non, e con personalità come Cosimo Cinieri, Filippo Mazzarella e Giuseppe Battiston, con quattro soldi e tanta buona volontà, e senza neanche pretendere che il Comune ci sovvenzionasse in anticipo.

Mi è piaciuto che la sera del gran finale con premiazione tutti abbiano collaborato con impegno ed entusiasmo, dai ragazzi che fanno le maschere in teatro agli stessi attori e registi coinvolti, per far filare dritto un meccanismo complicatissimo e mantenere un clima di allegria in un contesto di grande tensione.

Non mi è piaciuto avere delle botte di adrenalina ogni tre minuti scoprendo che n cose restavano da finire all'ultimo minuto per non fare delle figuracce.

Mi è piaciuto che Giacomo Rebuzzi e Cristian Benaglio, che ora sono giovani e ancora poco conosciuti ma sono sicura che sfonderanno visto cosa hanno saputo fare prima dei trent'anni, siano diventati amici di famiglia con cui ci sentiamo un giorno sì e l'altro no e che siamo invitati da loro a Brescia a mangiare la polenta con lo spiedo.

Non mi è piaciuto che abbiamo sforato dal budget e adesso abbiamo qualche problema con le bollette finchè il Comune non sgancia i suoi bravi eurini.

Mi è piaciuto che alla premiazione dietro di me ci fosse seduta Cinzia Mascoli che piangeva per aver appena finito di vedere l'ultimo splendido film con Battiston e che, a un certo punto, mi ha chiesto se aveva tutto il trucco sciolto, dopo di che è andata a prendere un premio meritatissimo per la sua interpretazione nel cortometraggio di Rebuzzi (sulla violenza familiare sulle donne), e quando è tornata piangeva ancora di più e abbracciava tutti con un sorriso bellissimo visto che non le venivano le parole.

Non mi è piaciuto fare una sera le due, una sera le tre, una sera le due meno un quarto, una sera l'una e una sera le cinque durante la stessa settimana lavorativa. E neanche tanto andare a lavorare la mattina sbandando come un'ubriaca.

Mi è piaciuto che Claudio Cipelletti, regista di un bellissimo documentario sui genitori di omosessuali, abbia vinto due premi, di cui uno tra l'altro è stato assegnato dai voti del pubblico, e abbia detto che non è la prima volta che vince con questo suo lavoro, ma è la prima volta che vince al di fuori di un festival del cinema gay. Lì mi sono messa a piangere io.

Non mi è piaciuto che mio marito si sia scordato di bere e mangiare per giorni e abbia smesso di dormire per la fatica una settimana prima della premiazione.

Mi è piaciuto che quando l'Uomo è salito sul palco a presentare i premiati, senza portarsi dietro neanche un foglietto con la scaletta, a me sia venuto un attacco di terrore al pensiero di tutto quello che poteva andare storto, e dalla fila dietro Eric Alexander mi abbia fatto i grattini su una spalla per tranquillizzarmi.

Non mi è piaciuto che ero così stanca e tesa che ho realizzato solo dopo ventiquattro ore suonate che mi erano stati fatti dei grattini da Eric Alexander.

Mi è piaciuto il fatto che in questo ambiente dello spettacolo evidentemente usa abbracciarsi e baciarsi per salutare: ho baciato più gente nelle ultime settantadue ore di festival che negli ultimi dodici anni della mia vita. Uno era Giuseppe Battiston, ve l'ho già detto.

Non mi è piaciuto che abbiamo perso il conto dei soldi che dobbiamo al tassista che ha portato tutti avanti e indietro dagli aeroporti e in giro per Asti, ma abbiamo capito che ci è costato complessivamente un paio di cornee.

Mi è piaciuto che alcuni degli attori come Andrea Bosca (che è di gran lunga più bravo e intelligente che bello... ed è un gran fico!) abbiano dormito in treno pur di presenziare alla masterclass organizzata per i ragazzi del liceo, aggratis e senza neanche il tempo di fermarsi a pranzo.

Non mi è piaciuto l'attorone, che per dispetto non nomino, che ha voluto essere andato a prendere in macchina fino a Bologna - 400 euro di autista solo per lui - e poi quand'è arrivato ha snobbato l'albergo e si è fatto portare nella migliore camera di quello più famoso.

Mi è piaciuto che tanta gente ci abbia lasciato numero di telefono privato e mail dicendo che dobbiamo risentirci presto e poi abbia richiamato per ringraziare e salutare nei giorni successivi.

Non mi è piaciuto che un ragazzo di ventinove anni che lavora per il teatro mi vedesse, nei giorni precedenti al festival, così trascurata dall'Uomo e così infelice e preoccupata (di come l'Uomo si stava gestendo questo impegno: come un giocatore d'azzardo compulsivo che continua a puntare finchè non si vende macchina, barca, casa e moglie), da decidere che se ci provava con me ci sarei sicuramente stata; e non mi è piaciuto essere presa in contropiede dalle mosse ad alto impatto ormonale di un ventinovenne e fare, per le prime ventiquattro ore, la figura della ragazzina scema.

Mi è piaciuto fare colazione al bar con Giorgio Faletti (che seguo dai tempi del suo primissimo personaggio al Drive In: "credete forse che io - e non vi veda???") e con sua moglie Roberta, che è una donna fine elegante gentile e simpatica come poche altre al mondo.

Non mi è piaciuto bere quattro caffè al giorno per mantenere la lucidità, più una dose massiccia di Pocket Coffee, e rendermi conto che non riesco più a smettere.

Mi è piaciuto che il regista gay mi abbia fatto i complimenti per come ero agghindata la sera della premiazione, e abbia detto che sta girando una cosa su Enrico VIII e io gli sembravo proprio uscita da uno scenario medievale, per via del vestito doppiato con corpetto in due toni di marrone e del pendente d'ambra incastonato in argento antico. Anche perchè, dopo il ventinovenne e le sue avances, la mia femminilità residua (poca) si stava nascondendo in un tombino per non essere vista, ma essendo il regista gay il complimento non poteva essere dovuto alla scollatura.

Non mi è piaciuto non avere più tempo per far conoscere persone piacevoli e interessanti a mia madre, che ha potuto fermarsi solo mezza giornata.

Potrei continuare a lungo.

Come ho detto, le ripercussioni economiche, fisiche e purtroppo anche coniugali di questo evento di per sè bellissimo sono pesanti.

Però certo, ieri sera ero a cena per la laurea di mia cognata e mi sono rilassata e divertita, con una bordata di quasi trentenni milanesi molti dei quali conoscevo già, ma andando via ho commentato con l'Uomo "sono stata molto meglio coi nostri amici della settimana scorsa" ed era vero.
Gli amici di mia cognata, ora che vanno verso i trenta e in parte lavorano, se la tirano moderatamente di meno di quando avevano vent'anni ed erano figlidipapà milanesi, pure di quelli parecchio spandimerda ("i miei amici broker navali" "sono stata da Prada e ho comprato un paio di sandalucci" "trovo che New York negli ultimi anni sia molto cambiata" "quella scema di una filippina mi ha rovinato il vestito di Fendi") e la serata è stata piacevole e allegra.
Ma la settimana prima ho conosciuto gente che ha preso premi dalle mani di Francis Ford Coppola, gente che ha fatto teatro con Carmelo Bene, gente che lavora con personalità che plasmano la cultura e in parte la società italiana con le loro opere, ed erano quasi tutti alla mano, beneducati, spiritosi, simpatici e carini: alla fine, giusto in tre, tra i più vecchi, si sono distinti per essere un po' più spocchiosi, ma, nell'ambiente che si era creato alla festa privata conclusiva, spiccavano come drag queen in seminario.

venerdì 9 dicembre 2011

Te lo dò io l'anello debole

Posto che la pagina de ilsussidiario.net è la stessa, incautamente intitolata Educazione, da cui ho tratto la perla di articolo sul vestirsi bene o meno dei docenti.

Posto che se un sito si chiama ilsussidiario.net già a me viene da pensare che lo tengano delle maestre, e non degli esperti di educazione e didattica di tutti gli ordini di scuola.

Posto che sono di un umore di peste in questo periodo.

Poste tutte queste premesse, ora commento punto per punto le affermazioni di questo Marco Gioannini della Fondazione Agnelli.

Fondazione Agnelli:
Gli studenti italiani nel passaggio elementari-medie rallentano molto più degli altri la loro velocità di apprendimento. È un calo fra i più intensi e preoccupanti del mondo. La spiegazione non può essere una sola; è complessa, e noi abbiamo tentato di esplorarne le cause. Dico subito che la responsabilità non è degli adolescenti italiani, che sono simili ai loro coetanei stranieri per capacità, fragilità, aspirazioni.


Castagna: Ma certo che la responsabilità non è dei ragazzi. Se le maestre danno nove a un alunno che fa sette errori di ortografia in una frase, in quinta, e poi io faccio un dettato in prima media e gli dò tre, non è l'apprendimento che cala, è il metodo di valutazione che è diventato realistico. Non succede quando i ragazzi arrivano da scuole le cui maestre, famose per essere "severissime, cattive, iene", li torchiano di dettati. Dicasi lo stesso per la matematica: ormai arrivano senza sapere le tabelline. Dicasi lo stesso per storia e geografia: se fino a dieci anni a scuola giocano a ricostruire il castello medievale coi Lego, o colorano le figure del libro di geografia, non avranno la stessa facilità di studiare una pagina di storia di quelli che hanno imparato a mettere insieme causa ed effetto. Noi ci troviamo regolarmente davanti un terzo della classe che non è in grado di spiegare un percorso "vai dalla chiesa alla farmacia" sulla piantina stilizzata di un paese. Poi però dobbiamo spiegare la deriva dei continenti e la tettonica a zolle (e i libri non aiutano: è un argomento da terza, ma ora "lo accennano" in prima, creando confusione nelle teste delle creature).
Il problema, e lo so che sono antipatica e classista, ma lo penso davvero e da anni, è questo: una volta le maestre facevano le magistrali e il tirocinio, arrivavano in classe a diciannove anni e si rimboccavano le maniche. I professori erano laureati e le maestre no, e bene o male questo si sentiva: le elementari si facevano con coraggio e umiltà un mazzo così e alle medie si poteva entrare a fare lezione con una classe di ventisette senza dover insegnare prima di tutto a stare seduti. Ora le maestre sono laureate in Scienze della Formazione e invece di prendere l'abaco e i gettoncini colorati e insegnare a contare fanno il percorso pedagogico-motivazionale di avvicinamento psicocognitivo alla matematica attraverso il gioco e il disegno. Che, almeno a descriverlo così, sembra una roba più adatta alla scuola materna. Poi non gli puoi andare più a dire niente: le vecchie sono esperte e ti mandano giustamente a fare in culo, le giovani sono laureate e quindi pari livello con te ma con una specializzazione diversa dalla tua, quindi sei tu l'ignorante e ti mandano giustamente a fare in culo.


Fondazione Agnelli: La scuola media è oggi una scuola senza missione. Quella che aveva, l’ha tradita: doveva essere scuola per tutti e al tempo stesso di qualità.

Castagna: signor Gioannini, ma che cazzo sta dicendo? E' esattamente quello che cerchiamo di fare!!!

Ma aspettate, perchè dopo dice una perla favolosa:

Fondazione Agnelli: Cosa non ha funzionato nella riforma della scuola media unica, introdotta nel ’62?

Quella riforma va collocata nel suo contesto storico. Parliamo di un periodo in cui il primo problema in Italia era ancora quello di alfabetizzare quanta più gente possibile, e la scuola media unica nacque per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni, elevando il livello dell’istruzione elementare. Il problema era di «quantità» e la scuola media riuscì a compiere questa missione abbastanza in fretta, perché la scolarità raggiunse il 100 per cento già negli anni settanta. Però nel frattempo il mondo cambiava e passare un certo numero di anni sui banchi per conseguire un titolo non bastò più; diventava molto più importante ciò che si impara realmente. È la nozione di successo scolastico.


La scuola media è riuscita a fare la prima cosa, ma non la seconda: non garantisce più a tutti gli allievi le stesse opportunità di successo scolastico. E non lo fa perché finisce per fare emergere nei risultati scolastici i divari di origine socioculturale: quello che conta, in altre parole, è la famiglia da cui si proviene. Quanto più questa è istruita, tanto più sono buoni i risultati degli alunni.

È un gap che non si colma più?

Lo dicono gli studi internazionali: dappertutto, in tutti gli ordini di scuola, piaccia o meno, l’origine socioculturale continua a contare moltissimo nei risultati scolastici; però ci sono Paesi in cui queste distanze sono contenute e vengono accorciate, nella nostra media invece esplodono in modo sensibile.

Le cause?

Sono di natura strutturale. Innanzitutto un passaggio troppo brusco elementari-medie: si passa da una scuola empatica, dove il lavoro coinvolge realmente tutti, e dove chi insegna usa talvolta metodologie didattiche innovative e personalizzate, a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori: il docente entra in classe, fa la sua lezione, esce. Stop. E la scuola finisce lì


Ma attenzione, sotto dice addirittura:

Non mi addentro nel problema della lezione frontale: molti docenti sono bravissimi in questo, il punto però è che nella scuola media di oggi gli insegnanti non sanno fare altro. Magari sanno che esistono altre metodologie, talvolta anche più efficaci, ma non le sanno usare perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo.

Castagna: questa del professore che entra spiega e esce non la voglio neanche commentare.
Se penso a cosa ho fatto in questi dieci anni per motivare delle classi a lavorare con impegno e per coinvolgere i meno collaborativi, signor Gioannini, le dò una testata. Peraltro non si può pensare che dalle medie escano senza essere in grado di reggere ANCHE un'ora di lezione frontale, altrimenti alle superiori poi come fanno?
Sul classismo non lo so. A me pare che si lavori per dare a tutti delle buone opportunità. Ma non potrei dire cosa succede in tutte le scuole italiane. Invece sul fatto di fare lezione gelidamente frontale, senza empatia, sono sicura che non parlo solo della mia scuola e dei miei colleghi.


Fondazione Agnelli: I nuovi docenti devono essere assunti con modalità che li rendono dei professionisti di questo livello scolastico: non solo devono conoscere la loro materia, ma avere anche la «cassetta degli attrezzi» pedagogica e didattica per insegnare a persone di 11-13 anni, un’età che non assomiglia a nessun’altra. Dobbiamo evitare di avere docenti parcheggiati nelle medie in attesa di finire al liceo.

Castagna: Pensando ad alcuni colleghi che usano le medie come un trampolino di lancio per fare carriera, in effetti, rabbrividisco.
Può darsi che questa sia una buona idea, ma bisogna vedere come viene declinata nella pratica. Io sono una docente da liceo che ha scelto di restare nella media, proprio perchè si è posta di fronte la scelta tra soddisfazione personale e utilità sociale. Quelli come me SERVONO alle medie, proprio perchè pensano da insegnanti di liceo e capiscono che in tre anni devono mettere i ragazzi, che liceali non sono e forse non saranno mai, in grado di poter anche scegliere di andarci, al liceo, e di sopravviverci. Ma se intendiamo preparare un docente per la fascia 11-13 anni nel senso di far fare anche a quelli del mio ordine di scuola i giochini motivazionali invece delle materie, io resterò con la vecchia guardia, diventerò "severissima, cattiva, iena" e i miei alunni continueranno ad andare alle superiori con la preparazione tradizionale, poi mi verrete a dire chi passa l'anno, tra i miei e quelli degli altri.


Fondazione Agnelli: Il tempo scuola?

Occorre dilatarlo. È il contrario di quello che si è fatto finora: noi crediamo molto nella scuola del pomeriggio, il che non vuol dire essere sempre a lezione, ma fare lezione, approfondimenti, recupero, musica, teatro, sport, eccetera.


Castagna: Su questo sono d'accordo. Anche perchè fuori gli stimoli spesso sono pochi, ripetitivi e non di rado anche negativi. Meglio un corso collaterale alla scuola, che sia di musica, di teatro, di cucina o sportivo, non importa. Comunque sarà più socializzante e più motivante che stare in piazza a ciondolare o da soli davanti al computer.
Qui anzi ne approfitto per contestare quel che dice labiondaprof di concerto con Gioannini, di cui a sua volta commenta l'articolo:


Le materie sono troppe: undici. L’origine del “peccato” sta nella nascita della scuola media unica, che ha unificato la scuola “media” che preparava alle superiori e la scuola di “avviamento” al lavoro. Quindi si sono accorpate le materie umanistiche scientifiche e linguistiche e le varie materie “pratiche” o laboratoriali: musica, ed. tecnica, disegno e storia dell’arte. In più l’ora di religione. Troppe materie. Secondo molti esperti, basterebbero le ore di italiano storia geografia matematica scienze una lingua straniera (fatta bene) e poco altro. Modestamente sono d’accordo…

Castagna: Ma no. Le materie sono tante perchè è giusto poter capire, in questa fascia d'età, per cosa un ragazzo è tagliato. Se aboliamo tecnica, arte o musica, perdiamo delle informazioni importantissime sulle reali capacità, talvolta sui talenti, dei nostri alunni... e effettivamente facciamo perdere loro l'elasticità mentale di collegare gli argomenti e le discipline, secondo un modello americano per cui se io mi specializzo in una cosa tutte le altre per me non esistono. Per differenziare gli interessi e i curricula ci sono invece le superiori.

Pronti via, dibattito aperto.

lunedì 28 novembre 2011

Non che stessimo parlando di questo

...nel post su Scattone: non si metteva certo in discussione la questione della pena, della lunghezza della pena nè della sua funzione punitiva /riabilitativa etc, nè si intendeva dire che uno come lui dovrebbe penzolare da una forca (dicevo solo che se mi avessero detto che aveva scontato i suoi anni e faceva l'impiegato avrei di gran lunga preferito).

Comunque, se volete sapere come la penso sulla pena di morte, non dovete vedere "Il miglio verde" e nemmeno "Dead Man Walking" (entrambi da me apprezzati tantissimo, e sono anche andata a sentire Sister Helen, quella vera, anni fa, con Donna Popcorn e Silvietta).

Dovete fare un passo più in là e vedere "The Life of David Gale". Che tra l'altro contiene una delle prove attoriali più splendide di Kevin Spacey, Laura Linney e Kate Winslet, cioè di tre dei miei attori preferiti di tutti i tempi. (Non che Susan Sarandon e Sean Penn, nevvero, non siano delle creature mitologiche, secondo me. E neanche Tom Hanks.)

Però occhio, perchè a me il film e tutte le sue implicazioni hanno devastato per settimane. Non è una robina leggera, non solo per quel che dice sulla pena di morte, ma per quel che dice sulle persone che credono in qualcosa.

Io l'ho adorato. Sono quei film per i quali vorrei TANTO aver finito di abilitarmi anche per storia e filosofia e insegnare in un triennio superiore, perchè alle medie ovviamente non si possono far vedere. Sappiatemi dire.

giovedì 17 novembre 2011

Outing

No, capisco che sia molto nerd e un po' patetico l'entusiasmo con cui ho riabbracciato il bloguniverso, ma è che c'ho veramente tanto, TANTO da dire su quel che sta succedendo a scuola. Il confronto con voialtri è importante, e anche i miei mille tentativi di rianimazione del senso del dovere della II C valgono la pena di essere raccontati.

E poi, la mia chiavetta internet è impazzita e ha delirato sette giorni di fila proprio quando stavo per decidermi a fare outing.

Perchè alcuni di voi già lo sanno, ma in generale non ho fatto molta pubblicità. Non c'entra tanto qui, per ora, se escludiamo un veloce commento alle facce o alle frasi dei colleghi e degli exalunni informati da poco, ma se le cose vanno in porto c'entrerà eccome, dato che magari mi fermerò per mesi dal lavoro.

No, non sono incinta. Ma avete indovinato lo stesso.

Stiamo portando avanti le pratiche per l'adozione nazionale.

Futura Mamma Castagna, Futuro Papà Uomo, oh già.

Quindi, adesso che lo sapete, posso analizzare con voi le mattinate scolastiche come quella di oggi, iniziata alle 11 dopo che per un'ora e cinquanta ho raccontato di me all'assistente sociale.

E poi a scuola ero normale, eh. Credo. Perchè penso che a Malinconelfo, Huck Finn, Topoloso, Little John e Dylan McKay gliel'avrei comunque data, la punizione di scrivere 100 volte per domattina "Non è il caso di passarsi bigliettini durante la lezione".

lunedì 17 ottobre 2011

Domani riunione

"I vostri figli, ultimamente: non fanno i compiti, anzi non scrivono nemmeno i compiti sul diario, non ripassano le lezioni, non riguardano gli appunti, non rileggono le prove prima di consegnarle, sono incapaci di capire una consegna, si dimenticano i libri, i quaderni, il diario, le autorizzazioni, i soldi, le firme da far fare sul diario, non si preoccupano di finire sul registro e/o in presidenza, assistono con aria di sopportazione alle sceneggiate dei professori esasperati, stanno sdraiati sul banco invece di seguire, fanno domande cretine, non ascoltano la risposta, parlano quando pare a loro e non a proposito, ridono di qualsiasi cosa compreso del furto da ventimila euro che abbiamo subito.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."

Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.

Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)

I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.


venerdì 6 maggio 2011

Gite

Mi sto preparando psicologicamente alle prossime gite.

La gita a Genova con il cane e i due gatti. Che di per sè non sarebbe un problema. E' la strada dell'orto e il cane in macchina sta così bravo che me lo scordo, il gatto solitamente anche. Ma devo portare anche Matilda. E, a meno che non dorma in quella posizione pazzesca che assume solo nella gabbietta e che ricorda un gatto anestetizzato sul tavolo operatorio o investito da un camion al bordo di una strada, Matilda piange tutto il tempo, in macchina. Miauu. Miiiaaauuu. Meoaoaoao. Maaaao.

La gita che devo fare domani dal luogo dove si sposa la Suocera Bio al luogo del ricevimento. Leggi: un'ora e mezza tra autostrada e Appennino. E con in macchina la Nonna Infera. Che, in macchina e altrove, parla tutto il tempo gesticolando a voce altissima. Miauu. Miaaauuu. Moaoaoao. Meaauu.
Se veniva anche mia madre, come inizialmente sembrava facesse, almeno potevo schiaffarle sul sedile dietro e lasciarle gesticolare e parlare a voce altissima mentre io, davanti, mi concentravo sulle curve ascoltando musica anni Ottanta a volume 28.
(Va beh, non sarà, non può essere peggio di quella Pasqua in cui ho portato a Ovada la Zia Matta che fumava e gesticolava parlando a voce altissima, ma in più mi stava appiccicata per sentirmi dato che è mezza sorda e mi toccava il braccio mentre guidavo. E quel giorno in autostrada abbiamo preso una grandinata gigantesca e per dieci minuti ho guidato sui pallini di ghiaccio. Sono esperienze che uno non dimentica. La prima cosa che ho fatto arrivando è stata sfanculare il Biosuocero per i suoi pranzi di famiglia del cazzo.)

Va beh, questo per dire, domani la Suocera Bio sposa il Suocero Aggiunto, dopo qualcosa come ventisette anni insieme, e a parte dover andare al ricevimento in cima agli Urali, ciò è cosa bella, gradita e anche emozionante.
Sarà molto più emozionante se, come è altamente probabile, l'Uomo, che fa da testimone a sua madre, dimenticherà ad Asti le scarpe che deve mettere con il completo.
(E quando stamattina gli ho detto delle scarpe, di ricordarsi di portarle a Genova, mi ha guardato con l'aria che la Frenci definirebbe "da mucca che guarda passare il treno". Cioè con la faccia di uno che alle scarpe non aveva minimamente pensato. Speriamo bene.)

Intanto, oggi tornano dal profondo Sud parte dei miei alunni, che hanno visitato costiera amalfitana, Napoli, Cassino, Caserta etc.
Parte soltanto, perchè le gite, cari miei, costano.
E se due anni fa alla gita in Spagna (cinque giorni in cui hanno visto di tutto, dormito in begli alberghi, mangiato bene, insomma fatto un viaggio che, bambini vomitosi sul pullman a parte, avrei fatto volentieri anche io) ha partecipato più di mezza scuola, stavolta le classi sono praticamente piene.

Perchè ci hanno detto che la crisi c'era ma che era solo in America. Poi che c'era ma non in Italia. Poi che c'era ma non riguardava tutte le categorie. Poi che c'era ma era colpa degli immigrati.
Poi che c'era ma ne saremmo usciti subito.
E ora parlano di una manovra da otto miliardi di euro per l'estate.

Intanto oggi io sciopero, per i 19.700 docenti e i 14.500 tra bidelli, tecnici e segretari che vengono tagliati alle scuole italiane. Dopo i precedenti tagli, che non erano stati certo inferiori.
Il prossimo che perde cattedra, qui, è l'Uomo. Per la seconda volta consecutiva.
Io invece riesco a rientrare, ma hanno tagliato la I C, quindi tra due anni sarò di nuovo fuori da Scuolina Rosa. O anche prima, se continuano a tagliare.

Okay. Mi preparo. Per il viaggio a Genova, per quello a Calizzano, e per tutti i viaggi che ancora mi toccheranno per la faccia come il culo di gente come Brunetta, Tremonti, etc etc.

venerdì 28 gennaio 2011

Genitori moderni... o poveri ingenui???

Care mamme, cari papà, cari lettori e lettrici in generale, ora vi sottopongo un fenomeno.

La blogamica Polly di quasi ventisette anni e già tre figlie mi si agita al pensiero che la vita sessuale degli adolescenti oggi cominci a metà della terza media. E non è certo l'unica cui questo pensiero mette i brividi.

Ora, premesso che, a parte uno o due casi di confessione esplicita, noi insegnanti non abbiamo il diritto di sapere niente della vita privata dei nostri fanciulli e quindi non facciamo domande, dirò che quando parlo di vita sessuale io di preciso non so se mi riferisco a rapporti sessuali veri e propri, o a cose che ci somigliano parecchio ma senza sconfinare in niente che richieda un anticoncezionale. Inoltre è pur vero che nei corridoi delle scuole medie si riesce a cogliere solitamente solo la mano nella mano, il braccio sulla spalla e un bacino veloce, niente a che vedere con i baci veri da apnea che a volte intravedo passando di fronte allo scientifico all'ora dell'uscita. Quindi più o meno quel che si vedeva già all'epoca mia tra quelli di terza, solo che ora diciamo che, dopo la prima settimana di prima media, se non sei proprio un roito, hai già la possibilità di fidanzarti, e se sei carino/a sono quelli e quelle di terza che ti puntano dal primo giorno. Però non rilassatevi, madri e padri: i colleghi che portano i ragazzi in gita lunga hanno a volte trovato gente imboscata in camera a limonare duro, e anche con qualche cerniera calata.

Okay, ora voglio che smettiate di visualizzare vostra figlia tredicenne lunga distesa sotto un giovanissimo campione di basket che sta armeggiando coi suoi jeans. Respirate. State calmi.
I professori che beccano queste scene le beccano proprio perchè ci stanno attenti, a non lasciare la vostra principessina sola e incustodita col giovane atleta. Quindi asciugatevi il sudore e andiamo avanti col discorso, che poi devo chiedervi una cosa importante.

Peraltro esistono anche delle scene di una tenerezza disarmante, i ragazzini delle medie credo siano gli unici che ancora scrivono lettere d'amore con carta e pennarelli e che fanno trovare il pacchettino infiocchettato sul banco del loro amorino, e bisognerebbe essere perversi noi adulti per sospettare che nel loro interesse per un compagno di scuola ci sia per forza un secondo fine sessuale.

Ma se non si può essere perversi non si può nemmeno essere sordi e ciechi. L'anno scorso una mamma è venuta a dirmi che il tenero fidanzatino UNDICENNE di sua figlia dodicenne le aveva chiesto una prestazione "che solitamente si concede solo al proprio marito" (e neanche sempre, secondo molte donne che conosco) e, ricevuto un imbarazzato rifiuto dalla ragazzina, era andato a procurarsi questo favore da una di terza che era famosa in tutta la scuola per concedersi in modo quanto mai generoso.
E' che una volta, permettetemi la franchezza, i ragazzini di una certa età molte cose che uomini e donne fanno non se le andavano granchè a immaginare. Oggi il pompino è abbondantemente sdoganato nei film, nelle serie tv, nelle barzellette e sui giornali (un grazie a Bill Clinton e alla sua stagista per aver imposto il fenomeno all'attenzione del mondo...), così come è sdoganato il bacio saffico (grazie a Madonna e Britney Spears).

Ora, per favore, pulite dove avete vomitato il pranzo all'idea di vostra figlia tredicenne che fornisce una prestazione orale a quel compagnetto tanto carino che le telefona tutti i giorni alle quattro per controllare i compiti, poi andate a sciacquarvi la faccia, respirate lentamente e profondamente, e riprendiamo.

Perchè ora viene la domanda.
Non è la prima volta che mi sento dire candidamente da un ragazzino o da una madre che il fidanzatino o la fidanzatina di dodici anni è ammesso in famiglia, a merenda, a fare i compiti e a cena. E ho anche letto in un tema di una ragazzina (14 anni) LASCIATA A DORMIRE DAL FIDANZATINO (13). Presenti i genitori di lui, chiaro. Però, cavolo.

Ecco, se non fosse che non puoi fare certe domande ai ragazzi e nemmeno ai loro genitori, qui era da chiederlo: ma a dormire dove? in un'altra stanza? sul divano? o nel lettino degli ospiti in camera del pargolo? E quando lei sta a casa di lui al pomeriggio a fare i compiti, sono soli o no? E la porta della stanza dove fanno i compiti è aperta? E' chiusa? E i genitori mettono la testa dentro la camera per chiamarli a fare merenda o sono al piano di sotto?

Ora vi chiedo, perchè onestamente non lo so, all'epoca mia non usava proprio questa cosa, ma a voi pare sensata questa politica del tenere a dormire il fidanzatino? Sapendo che è il fidanzatino, intendo.

Certo io andavo a fare i compiti da qualche compagno a tredici anni, ma se mia madre avesse mai sospettato che stavamo insieme avrebbe attuato una politica di controllo ben precisa, per esempio saremmo stati da me e non da lui, e con un adulto (mio padre, che col suo cipiglio britannico serissimo terrorizzava i miei fidanzati anche quando erano ventenni) sempre praticamente a portata d'orecchio quando non d'occhio. Sull'andare al cinema, alle feste, in pizzeria o al luna park con i compagni okay, ci siamo, si poteva fare, c'era qualche coppietta, sì, ma stavamo sempre in gruppo. Del dormire da qualcuno, a meno che non fosse l'amica del cuore, non se ne parlava proprio.

Voi cosa ne dite?
Non è che sia di facile definizione, dato che nella fascia undici - quattordici esistono i giovani mandrilli in crescita e le ninfette, ma anche gli innocenti inconsapevoli e le animucce romantiche: chi rischia di più, il genitore che non permette alla ragazzina di andare sola a fare la ricerca di storia a casa del fidanzatino alle quattro di pomeriggio (e magari contribuisce a far venire delle curiosità pruriginose a fanciullini dallo sguardo puro) o il genitore che li vede ancora come bambini e li lascia dormire insieme? Chi è più lontano dalla realtà, chi pensa che a tredici anni con un bacetto e un abbraccio hai fatto tutto quel che desideravi o chi teme che, con tutto quel che vedono in tv e su internet, le coppiette saltino quasi il bacetto per passare subito a una gara coi compagni e le compagne a chi si è già spinto oltre un certo limite?

A qualcuno gira la testa adesso, eh? A me sì, e figli non ne ho, mi fa solo effetto pensare che nel 1989 eri una sfigata se a quindici anni non avevi baciato nessuno, adesso magari sei una sfigata se a quattordici non hai già dato prova di competenze tecniche pari a quelle di una professionista.

Voi cosa fate/ fareste? e in generale che ne dite?

martedì 25 gennaio 2011

Ammissione di sconfitta

Okay, posso ufficialmente smettere di fingere che andrò di nuovo a fare GAG.
Non mentivo quando dicevo che mi è piaciuto, ma il fatto è che se devo fare un'ora di quella roba troppe altre cose della stessa giornata devono ruotare attorno ad essa.
La cosa che io trovo veramente difficile dei corsi di ginnastica non è la fatica, sono gli orari. Se io avessi la giornata libera andrei a fare attività fisica alle dieci e mezza di mattina, sarebbe perfetto per una che fa colazione alle sei e il cui marito si siede a tavola dopo le due, non è assolutamente lo stesso che andare alle sette di sera dopo aver pranzato alle due e mezza e con la consapevolezza che uscire alle otto tutta sudata da una lezione significa sballare l'orario di cena verso le ventidue, con prevedibili conseguenze di andare a letto tardissimo e sentirsi una chiavica il giorno dopo.

Devo trovare una soluzione, però, qua non mi stanno i pantaloni.

Per favore, smettetela di suggerirmi il nuoto. Anche a me piace, lo so che fa bene, ma se trovo troppo complicato organizzare i miei pasti, i miei vestiti e il processo di lavaggio e asciugatura capelli intorno a un orario, non gestirei certo i preparativi e i postparativi di una piscina. Ho nuotato per anni e per fortuna ho ben chiaro da una vita un punto fermo: se mi asciugo male i capelli ho male al collo e alla testa per due giorni. E negli spogliatoi delle piscine i capelli si asciugano SOLO male, non c'è alternativa. Calcolando poi che la temperatura esterna qui in questo periodo è di otto sotto la mattina e circa tre sotto la sera, e che ho il brutto vizio di mestruare una volta al mese, non se ne parla proprio.

Qualcuno mi ha suggerito la Wii. Ci sto facendo un pensiero. Ha l'innegabile vantaggio di essere a casa, disponibile in qualsiasi momento io abbia tempo e voglia, e soprattutto non abbia l'Uomo per i coglioni, visto che l'unica stanza della casa dove potrei fare movimento è il salotto.

Prima di spendere altri soldi però vorrei recuperare un paio di dvd di ginnastica, con quelli (anzi, con le vecchie vhs) in passato avevo raggiunto qualche valido risultato, soprattutto perchè vedere il fisico di una Jane Fonda all' età di Jane Fonda è veramente motivante e i suoi corsi erano bellissimi, allegri e molto bilanciati. Ricordo un emozionante momento in cui a forza di yoga e di dvd di aerobica potevo fare le scale in discesa senza che le mie tette si muovessero a ogni gradino (certo ero più giovane, ma le tette si sa sono influenzate dalla gravità terrestre in proporzione al loro peso e per me questo, dopo gli undici anni, non è mai stato lieve).

Per ora, rientro con somma mestizia nella categoria Chiattoni e chiamo a mia discolpa per un'altra settimana la fine del quadrimestre. Ma prometto che dopo gli scrutini cerco i dvd e li provo.

venerdì 24 dicembre 2010

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il quaquaraquà

La riforma "è passata".

Anna Finocchiaro: ”Una cosa che il ministro Gelmini non dice mai è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà che Camera e Senato tornino con le commissioni a occuparsene. Mi auguro che in quella sede si possa ancora fare qualche passo in avanti”. Ma Mariastella Gelmini promette: “La riforma dell’università verrà attuata fin dal prossimo anno accademico”. Il ministro sottolinea poi che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.

Questa situazione riportata dai giornali non si verifica oggi per la prima volta. Negli ultimi anni infatti molte manovre sia finanziarie che didattiche sulla scuola sono state varate con decreti legge generali o con "bozze" (testuale) di regolamenti attuativi che venivano distrubuite dal Ministero come leggi da applicare, prima di aver ricevuto approvazione in Parlamento o di essere state controfirmate dalle commissioni dell'esecutivo a ciò preposte. In altre parole, carta straccia. Io però questa carta straccia me la ritrovo nella cartella delle circolari da leggere e firmare, quando lavoro.

Anni fa, quando uno dei regolamenti non ancora validati della riforma Moratti propose l'orario opzionale alle medie, un collegio docenti di Asti discuteva animatamente sulle proposte da esporre ai genitori per il successivo anno scolastico. 27 ore? 30? 33? 27 + 6 fornite da cooperativa esterna?
Il clima si scaldava. Una supplente di 28 anni fece notare che si stava discutendo di qualcosa che non era legge e che, forse, non lo sarebbe mai diventato.
Ci fu un momento di respiro nella discussione.
E infatti la scuola media con 27 ore di lezione non esiste, e delle 30 ore che si fanno al tempo normale dobbiamo recuperare ogni minuto se l'orario (che non è MAI stato di 53 o 55 minuti a unità oraria, perchè i recuperi si sono sempre fatti) non ha le ore di 60 minuti.

La stessa persona, oggi, non è più supplente e di anni ne ha 35, e continua a stupirsi che i suoi concittadini e addirittura alcuni suoi colleghi non si informino a sufficienza quando una legge riguarda loro o i loro figli.

Certo, se attueranno quanto proposto controfirmandolo, come sostiene la Gelmini, le cose cambieranno. Ma vorrei che qualcuno, magari il mio amico Perboni che non se ne lascia scappare una, mi aiutasse a contare le volte in cui la Gelmini ha dichiarato che una cosa era stata varata / fatta / stabilita / resa legge e poi invece ha fatto una marcia indietro silenziosa di fronte all'inapplicabilità di alcune regole che andavano in palese contraddizione con altre o che venivano rigettate dalle famiglie che, chiamate a scegliere un'offerta formativa, sceglievano il contrario di quel che lei aveva pubblicizzato.

Un'altra cosa che noto e che mi lascia perplessa è la continuamente ripetuta affermazione che la Gelmini ha reintrodotto nelle scuole la materia "Cittadinanza e Costituzione". Ora, il programma di Storia non si chiama "Storia", si chiama "Storia e Educazione civica", proprio sulla dicitura della classe di concorso. E negli anni, anche se l'abbiamo ribattezzata "Educazione alla Cittadinanza" e "Educazione alla convivenza civile", questa materia è sempre stata presente nei programmi ministeriali, negli obiettivi didattici e nei libri di testo.

Ma perchè questo non lo fa mai notare nessuno? Non è che la Fiat, quando lancia un nuovo modello di macchina, dice con orgoglio di aver inventato la ruota.

lunedì 8 novembre 2010

Ecco

Per chi si racconta agli altri su un blog viene quasi ogni volta un momento, nell'atto di scrivere, in cui si deve frenare, per fermarsi a riflettere un momento davanti a un invisibile confine. E' il punto in cui si decide se una cosa veramente personale verrà resa pubblica o meno.

A me, dei blog altrui, a volte dà fastidio tutta l'esternazione di alcune cose private, o che io percepisco come tali, e questo era il motivo per cui all'inizio, quando la Frenci mi ha sentito parlare per la prima volta di scrivere un blog, ho detto che non faceva per me. Poi (HA! commenta lei, con Calvin e Hobbes) non solo ho iniziato a scrivere, ma è stato impossibile fermarmi.
Ma è successo perchè sono partita parlando di un preciso argomento, che conosco e che mi appassiona, la scuola, e precisamente la scuola vista dall'interno delle mie classi. Sono poi capitate spesso pagine di sfogo personale, privato, a volte privatissimo, ma in genere c'è un bel po' di roba che non intendo discutere qui.

Però sono un bel po' di volte che, soprattutto in concomitanza dei weekend, mi sentite acciaccata, lamentosa e in preda a emozioni che tutto generano fuorchè karma positivo. Vado per accenni, dico e non dico, e quando rileggo cosa ho scritto mi dò fastidio da sola.
Però non volevo spiegarvi, fino ad ora.

Non mi piace discutere approfonditamente della mia famiglia nè della salute di chicchessia, non voglio domande nè commenti su certe cose.
Ma, come si è visto sui blog di Silvietta, di Soleil e di qualche altro in questi mesi, a volte le cose che capitano nella vita sono un po' troppo significative per passarle sotto silenzio, e dal momento che l'alternativa allo spiegarmi è smettere di scrivere, e sospetto che di scrivere invece avrò un bisogno terribile per le prossime angoscianti settimane, è meglio se metto giù qualche informazione, non fosse altro allo scopo di evitare di scrivere cose incomprensibili e poi reagire in modo incontrollato a commenti o domande posti innocentemente da chi non è, non per colpa sua, a conoscenza di quel che sta succedendo.

E' un po' tanto (tantissimo) faticoso per me fare questa cosa, ma credo che sia necessario e sospetto che dalla rete di blogamici non mi possa che venire del bene. Perciò, ecco i dati salienti, nel modo più asettico che conosco. Mi corre l'obbligo di ricordarvi che un Genovese quanto più è spaventato e sofferente tanto più stringe i denti (nel senso che parla e sorride poco) e parla chiaro, come in quel famoso detto.

Dati salienti

La mia famiglia, quella stretta, è composta da mio marito, mio padre, mia madre e mia zia.

Mio marito, attraverso queste pagine, un po' sapete com'è fatto e cosa fa.

Mio padre ha ottantanove anni, mia madre sessantatre. Mia zia (Zia Buona) è la sorella di mio padre, ha un anno meno di lui, non è sposata, non ha figli e da piccola ho passato più tempo con lei che con mia madre, almeno nei giorni feriali.

A parte l'Uomo, sono tutti a Genova. Mia madre ogni tanto viene a trovarmi. Mio padre no. Mia zia non esce quasi più di casa.

Di così stretto al mondo ho soltanto mio cugino, ma lui ha un nucleo familiare suo, anche se io un tantino tendo a scordarmelo e a prevaricare e lui finora non mi ha mai sfanculato per questo, non so come mai, ma sarebbe suo diritto farlo.

Allora. Dal 2008 si parla di operare al cuore mio padre, solo che il 2008 è stato particolare, funestato da un attacco ischemico della Zia Buona, che per fortuna si è ripresa benissimo, e dalla morte improvvisa dello Zio Grande, e poi ci sono scivolati addosso due anni.

Quest'anno la nostra vita è cambiata, perchè mio padre ha cominciato ad accusare qualche fastidio, giusto all'inizio dell' estate.

E' partito un lungo tira e molla tra medici, chirurghi e esami, per capire se voleva / poteva / doveva operarsi. Con discorsi, che non riferisco perchè la gastrite ce l'ho già, sulle conseguenze del fare e del non fare l'intervento. Discorsi che, se li metto tutti in fila da quando li abbiamo iniziati e li riconsidero senza fare pause, la valvola aortica cede a me.

Contestualmente, mia madre e io, che non andiamo per niente d'accordo, siamo arrivate al punto di rottura, una tragedia abbastanza annunciata, dopo trentaquattro anni, di cui almeno ventitre vissuti per buona parte in conflitto.
La cosa quindi, se già non era allegra, è pure stata gestita male ed è partita storta. Il che non modifica la sostanza del problema, ma di certo ha contribuito a intorbidire le nostre già agitate notti di non-sonno (le loro, per la verità: io reagisco dormendo due volte più profondo, ma con gli incubi).

Ora, il cardiologo di papà è uno di quei medici di una volta, che hanno il muro tappezzato di diplomi universitari (giuro che ho visto anche Yale e Cornell) ma che guardano il paziente e i suoi familiari dritti negli occhi, e dicono le cose in genovese, con calma e senza fronzoli, intuendo d'istinto in che modo farle arrivare a ciascuno dei presenti perchè abbia chiara la situazione e al tempo stesso intraveda una speranza.

Costui dice, e io gli credo, che val la pena fare gli esami preoperatori per capire se, nonostante l'età, gli acciacchi e tutto, papà può sostenere l'intervento di sostituzione della valvola cardiaca. Che, più che allungargli la vita, gliene migliorerebbe la qualità, se andasse tutto bene.

Stasera mi è stata comunicata la data di inizio di questi accertamenti, con conseguente ricovero di papà e trasferta di tutta la famiglia a Monza, periodo di aspettativa sul lavoro, e mille incognite, tra cui se l'operazione si debba fare subito in coda agli accertamenti o più avanti.

Devo pensare: al lavoro, agli spostamenti, a come fare per non tagliar fuori la Zia Buona visto che non saremo a Genova, a come trovare una soluzione che, se la cosa si prolunga, consenta a me e mia madre di risiedere entrambe vicino a mio padre senza andare avanti e indietro per l'Italia e senza scannarci (sembra orribile che questa ora sia una tra le preoccupazioni da calcolare, ma probabilmente ci sono ottimi motivi per cui i nostri nodi hanno deciso di venire al pettine in modo drammatico proprio adesso).

Devo pensare a non arrivare alla fatidica settimana di accertamenti già così agitata da non reggere la tensione di un banale controllo preoperatorio. Non sono per niente brava in queste cose.

Devo pensare a chi cazzo si occuperà di tutto quel che serve in una situazione del genere.

Devo pensare a stare lontana da mio marito e a essere abbastanza organizzata e forte da non dover fare io, nè far fare a lui, troppe ore di autostrada per stare vicini in un momento difficile.

Devo pensare a non pensare a tutto insieme troppo di corsa, se non voglio sclerare.

mercoledì 1 settembre 2010

Una giornata a Farmington

Non so se avete mai visto una puntata della pluripremiata serie "The Shield". Noi l'abbiamo scoperta nel 2005 quando ancora vivevamo in zona stazione e la sera, oltre a un'occasionale puntata in gelateria o dall'uomo delle caldarroste, non uscivamo molto, anche perchè non avevamo il cane nè il cinecircolo.
Comunque. "The Shield" è la storia di una squadra d'assalto della polizia a Farmington, un quartiere parecchio brutto di Los Angeles. Tra spaccio, faide tra bande, crimini di strada e serial killer non c'è da annoiarsi, ma all'interno della polizia a momenti è peggio. Corruzione, insabbiamenti, sparizione di corpi del reato, arrivismo politico e una tendenza generalizzata a inchiappettare (excuse my french) colleghi, subalterni e superiori, per il proprio tornaconto.

Ecco, oggi c'è collegio docenti e, a parte le pistole, i pacchi di cocaina e i distintivi, le scene che si vedranno a Paesino di Sogno sembreranno tratte direttamente da quella serie.

Ora, io sono veramente serena, tant'è che le cose che sto per raccontarvi qui le so da giorni e non sono corsa subito a frignare sul blog per sfogarmi, ma ve le racconto lo stesso perchè è necessario che vi faccia un quadro chiaro a inizio anno, così poi ci capiremo.
Premetto che, sul serio, non sono agitata, solo consapevole della situazione. In realtà credo che i ragazzi non saranno danneggiati dalle novità del nostro orario, quindi non ho motivo di arrabbiarmi, per ora, a meno che la nuova divisione dei compiti non sia stata pensata a regola d'arte per rendere la vita impossibile a me o all'Inflessibile, cosa anche probabile a causa della Maledizione della Cattedra Politica che incombe sulla nostra scuola, di cui avremo poi modo di parlare.

Dunque, la situazione era questa fino a due anni fa:
i corsi sono tre
corso A, a tempo prolungato, 15 ore di Lettere per classe
corso B e corso C, a tempo normale, 11 ore di Lettere.

I docenti erano distribuiti così:
corso A, una quindicista per ogni classe: Bestia Nera, Bionda Svampita e Brava Crista.
corso B, il Troll e Castagna
corso C, l'Inflessibile e una supplente
Vi ricordo che era prassi comune, nel tempo normale, che in prima i ragazzi avessero un docente per Italiano e un altro per Storia e Geografia, l'anno dopo invece passavano a un docente unico. In pratica noi ci trovavamo ad avere un anno 15 ore e l'anno dopo 18, a turno, essendo in due su un corso.

Poi la Gelmini ha fatto saltare l'undicesima ora di Lettere e la cattedra a tempo normale è diventata 9 ore + 1 gestita da un altro docente (la cosiddetta decima ora o completamento, che doveva essere Italiano, secondo il Ministero). Ogni prof quindi aveva 9 + 9 e poi qualcuno si beccava le decime ore.
Da noi, la situazione è diventata:
corso A, una classe (la terza) mantiene una quindicista e le altre due prestano una docente a fare le decime ore nei corsi B e C
il corso B, quindi, avrà il Troll e Castagna più Brava Crista a fare le decime ore
il corso C avrà l'Inflessibile, Castagna (perchè tagliando un'ora per ogni classe è saltato un posto di Lettere) più la Bestia Nera a fare le decime ore.

Col risultato che la decima ora era un jolly: chi era in grado di organizzarsela benissimo, facendo magari esercizi di grammatica, la gestiva, chi invece tentava la terribile strada dell'antologia o aveva un po' meno polso si garantiva un anno con una classe che non lo considerava nemmeno.
Io sono stata collega di entrambe le prof che completavano le ore e, ovviamente, essendo Castagna più cattiva di Brava Crista e meno di Bestia Nera, la mia II B usava le ore di Brava Crista (che faceva antologia) per farsi i cazzi propri, mentre la temibile III C scattava, agli ordini della Bestia Nera, a fare esercizi per la prova Invalsi dell'esame.

Il problema comunque sta nel fatto che il collega che fa la decima ora non dà voti, non partecipa a consigli e scrutini (ma viene all'esame) e in pratica non ha potere sui ragazzi ed è subalterno al collega titolare della materia, a meno che non abbia forte personalità e un'ottima capacità organizzativa (oltre che una paura fottuta di veder sminuita la propria augusta figura, come nel caso della Bestia Nera).

Ora, quest'anno abbiamo cambiato registro e, sebbene sia proverbialmente cretina, la Cretina ha suddiviso le decime ore a pacchetti di due o tre, come hanno già fatto tutte le scuole più lungimiranti, in modo da scorporare o Storia o Geografia o tutte e due e dare a ogni professore una materia.

Da noi, il quadro viene così:
corso A: non si tocca perchè il prolungato non si tocca, ma le docenti hanno tutte qualcosa da fare anche al di fuori del tempo prolungato perchè la figura della quindicista viene abolita su tutti e tre gli anni
corso B: in prima, il Troll + Brava Crista che fa 2 ore di Storia; in seconda solo il Troll; in terza Castagna + Brava Crista che fa un'ora di Geografia (sì, perchè secondo il Ministero meno sappiamo del mondo esterno meglio è... Geografia sulla carta vale 1, Storia 2 e Italiano 6)
corso C: in prima, Castagna + la Bionda Svampita che fa quattro ore di Storia e Geografia; in seconda, l'Inflessibile + la Bestia Nera che fa Storia; in terza, solo l'Inflessibile.

(Per finire, dato che la mia cattedra è composta da pezze varie, io farò anche tre ore a Paesino Blu, che presumibilmente saranno 2 di Storia in una classe e una di mensa, o una Geografia, in un'altra. Ma di questo si parlerà oggi, spero.)

Ribadisco: trovo sensato dividere le ore così, è più chiaro per noi, per i ragazzi e per le famiglie.
Inoltre non mi disturba il pensiero di finire a lavorare su una classe per sole due ore o per solo una alla settimana; m'è già successo in una scuola dove scorporavamo un'ora di Geografia alla pluriclasse, ed è andata benone.

Ma avrei alcune domande.
Perchè Geografia vale un'ora in una terza media e due in una prima?
Perchè l'unica terza a non avere l'insegnante unico di Lettere è la mia, dopo tutto il bordello che ho fatto per mantenere la continuità?
Perchè la seconda dell'Inflessibile si becca la Bestia Nera per un anno e poi torna sotto l'Inflessibile che, manco a dirlo, per insegnare Storia ha un metodo tutto diverso?
Cosa succederà quando, passando dalla prima alla seconda, gli alunni della C troveranno me a interrogarli di Storia, al posto della Bionda Svampita che gli fa tutto il ragionamento e gli mette le parole in bocca?

Perchè Brava Crista che è a un anno dalla pensione e la più anziana di tutte si ritrova con tre classi?
Perchè la Cretina non ha ancora parlato con le colleghe Brenda, Wanda e Guendalina di Paesino Blu per chiarire le mie tre ore su chi vanno e a fare cosa?
Perchè di questa cosa siamo state informate a scaglioni, non tutte (all'Inflessibile l'ho detto io al telefono e Brava Crista, se non l'ha chiamata la preside, ne è ancora totalmente ignara perchè io ieri non sono riuscita a contattarla)?
Perchè la Cretina e la Bestia Nera erano terribilmente sulla difensiva nel dirmi questa cosa e continuavano a ripetere che c'era poco da discutere, mentre io ribadivo che a me va bene, ma forse era il caso di sottoporlo alle colleghe con maggiore anzianità perchè dicessero la loro?
Perchè deve sempre essere un gioco di potere?
Perchè ci sono persone che ritengono di essere realizzate quando riescono a schiacciare qualcuno sotto il tacco, che si sentono bene quando dimostrano di fare il bello e il cattivo tempo in un ufficio a scapito di altri?
Perchè credono che mi faccia paura dividere le ore con qualcuno?
Perchè pensano che qualcuno abbia paura dei loro miseri giochini?
Perchè pensano che io non abbia notato che sotto il mio naso hanno parlato di completare le ore delle due docenti raccomandate del tempo prolungato, la Bionda e la Bestia Nera, con ore di compresenza (vietate dalla Gelmini) e ore di prescuola (che non fanno parte della didattica e quindi non costituiscono cattedra)?
Perchè pensano che io, Brava Crista e l'Inflessibile non sappiamo di essere le uniche docenti di Lettere che non possono mai mettere un'ora di recupero come servirebbe a loro ma devono fare supplenze in ogni dove come delle cazzo di precarie, mentre le altre si sentono molto gnocche e molto superiori perchè usano le loro ore sulle loro due classi?


Verrà mai, a qualcuna di queste donnette mediocri dedite a strani giochi di ripicche e cattiverie, il sospetto che se tu metti una docente nella condizione di fare i salti mortali per lavorare e questa, per caso, ci riesce perchè è brava, sei tu quella che fa la figura di merda, che con tutte le ore che hai a disposizione non finisci nemmeno il programma?

Beh, oggi i nodi vengono tutti al pettine contemporaneamente, poi vi saprò dire.

giovedì 19 agosto 2010

Tanto per portarmi un po' avanti

...a proposito delle tre Desperate con cui dovrò probabilmente lavorare l'anno prossimo a Paesino Blu, ero lì che le immaginavo e ho dato loro i blog-nomignoli, per portarmi avanti.

Una è alta, un po' grossa ma ben tenuta, con unghia di tre centimetri laccata in rosso, ciglia supermascarate e vestitini fascianti.

Una è piccola, abbastanza magra, con zeppe leggendariamente alte, fuseaux sottovuoto e capelli riccissimi a criniera.

Una è piccola altrettanto ma più chiatta, con taglio di capello corto, occhialetto e accessori in oro tipo Madonna di Pompei. Ed è quella viperina, che non ho mai capito se è falsa o davvero scema.

Sono tutte e tre incommensurabilmente tettone (beh, quello anche io) o comunque con reggiseni imbottitissimi.

Come potevo chiamarle se non Brenda, Wanda e Guendalina.

Eh. Scusate.

domenica 13 giugno 2010

REGOLA NUMERO UNO

Non e sottolineo NON e ripeto NON e porca vacca NON FATE MAI LITIGARE una persona che ha problemi alimentari ALL'ORA DI METTERSI A TAVOLA.

SOPRATTUTTO se l'ora di mettersi a tavola è passata da quasi due ore e io ho gli occhi fuori dalla testa dalla fame, fa caldo e sono stanca.

lunedì 29 marzo 2010

Excursus sulle estreme cose

Ho letto un post che mi ha colpito, di Mammamsterdam.
Tutti ogni tanto ci pensiamo (poi ci sono quelli che ci pensano troppo).

Io ho fatto un incubo tremendo un po’ di tempo fa e così in quel periodo ho pensato molto alla morte.
Non sono superstiziosa, ma nel dubbio ho aspettato un momento di discorsi cosmici con l’Uomo, per dirgli quelle cosucce allegre che qualcuno deve sapere perché è meglio, non si sa mai.

Riassumo in quattro passaggi, dovesse capitarmi ora che sono a metà strada tra due religioni:

- il funerale lo voglio a Asti in parrocchia N. S. di Lourdes perché c’è della brava gente che ci lavora
- ma voglio una messa in Sacro Cuore a Genova perché è lì che sono stata battezzata e ho imparato a pregare
- voglio esser messa nella terra, a Sant’Alberto, magari sotto un albero, con lo spazio per l’Uomo al mio fianco (alla mia sinistra, come nel letto matrimoniale)
- tutto quello che ho che non sono case e che non serve all’Uomo o a mia madre va ai monaci tibetani in esilio, per adesso direi a quelli di Pomaia, ma proprio tutto, il resto dei beni a mia madre che ne farà buon uso a sua volta, son sicura, per le case fate voi, ma continuate a invitare a Sauze SDMS e i miei amici. E trattate bene i miei libri, che sono la cosa terrena dalla quale mi dispiacerà di più separarmi.

Ultime volontà da intendersi in corso di evoluzione, verranno aggiornate quando si capirà cosa diavolo sta succedendo in questa casa, dove sul comodino c’è un crocifisso e sullo scaffale la testina del Buddha con la candelina davanti. E non stiamo a dire della Sacra Famiglia sul comodino di quell'altro, che quando l'ho conosciuto era agnostico e scarsamente interessato a matrimonio e figli. Le persone evolvono, appunto.

Nel caso, sia chiara una cosa: sono contenta di essere stata battezzata e cresciuta nel Cristianesimo (un po’ meno nel cattolicesimo, ma va beh) e non ritiro nessuno dei miei impegni già assunti (madrina di Cresima e testimone di nozze), ma non sono affatto pentita di non essermi sposata in chiesa. Più passa il tempo più penso che ho fatto bene a tenere almeno il mio rapporto con l’Uomo che amo A UNA BELLA DISTANZA dai dettami di Santa Madre Chiesa. Che a me quella cosa che la donna sarà sottomessa al marito CONTINUA a non convincere proprio (in qualsiasi senso la si voglia leggere). Per non parlare di altre piacevolezze che potete leggere nel Catechismo ufficiale dei preti.

Comunque due bandierine tibetane appendetemele, dai, che sono allegre e idealmente sul mio terrazzo a Sestri sventoleranno per sempre, insieme alla bandiera arcobaleno della pace.

Tranquilli, me lo dico da sola: "Uh! Dai! E' solo un po' di sindrome premestruale!!!")