Martedì,
tutta la mattina, santiddio, tutta, coi primini
Prima
dell'alba sono già dentro, devo tenere per quattro ore i Gini.
Perché
non ho voluto accompagnare i grandi alle superiori, ben mi sta,
adesso me li tengo io tre ore, ciccia.
Porto
le mie borse in prima.
Arriva
Cucciolino, in corso di certificazione per disturbo classificabile
nello spettro dell'autismo. Mi fa uno stupendo sorriso felice e mi
mostra le mani piene di roba: un pacchetto di croccantelle, uno di
biscotti di farina di riso al cioccolato, un KitKat.
“Cucciolino!
Hai fatto la spesa?”
Lo
guardo da vicino. Ha, come tutte le mattine, i bordi di cioccolato
intorno alla bocca.
“Cucciolino,
hai di nuovo i baffi! Vai a lavarti. Ma senti, questa roba non la
mangi mica tutta in una volta, eh. Dai, metti sotto il banco.”
Saltella
via, sempre felice, con strilletti di entusiasmo.
Scuoto
la testa. Io sono della generazione di Rain Man, “certo, sono un
ottimo guidatore, papà mi fa sempre guidare la Buick lungo il
vialetto, certo. Mancano trentasette minuti alla Ruota della
Fortuna”. E quel che so degli autistici e degli Asperger (tra cui,
visto molto da vicino, il fascinoso quanto folle veterinario che ha
curato la Daisy nell'ultimo mese di vita) è che non si relazionano
agli altri in modo normale, soprattutto per quanto riguarda il
contatto fisico. Ma Cucciolino, a parte che ancora non sappiamo se
quella sia la diagnosi, è diverso. Lui, se lo trovi a metà
intervallo nel corridoio che gira su se stesso, salta e canta da
solo, e gli dici “Dai, accompagnami in sala prof”, perchè smetta
di roteare, infila una minuscola mano nella tua. Se ti deve chiamare
mentre passi tra i banchi durante una prova, cerca di abbracciarti
con quelle braccine magre, dal tocco leggerissimo, sembra un
passerottino che ti si posa su un fianco. All'inizio la reazione era
di saltare indietro come toccata dal ferro rovente, per la sorpresa
più che altro. Poi ho capito che si può fare, agli altri sembra
normale, dato che lui è tutto così strano, e poi le sue dimensioni
lillipuziane (è grande come il suo zaino. Non sto scherzando. Se si
accuccia, ci si può nascondere dietro) fanno sì che l'istinto di
prenderlo in braccio venga a chiunque. Quindi lo coccolo: soprattutto
perchè l'interazione verbale con lui è difficile, a volte non
ascolta, a volte ascolta ma non risponde. Quando lo fa, lo fa con una
voce da bimbo di quattro anni e mezzo. Ma non è che dica stronzate
eh. Non so se sappia contare gli stuzzicadenti a occhio, ma i nomi
degli dei e degli eroi greci se li ricorda a menadito. L'altro giorno
gli ho dato da correggere il dettato: come a tutta la classe.
Dovevano prendere un foglio dal quaderno e riscrivere le frasi con la
correzione. Solo alla fine mi sono accorta che stava riscrivendo le
frasi corrette sopra quelle sbagliate, sul protocollo della prova: e
mi sono data dell'imbecille quasi ad alta voce per non averci
pensato, ma intanto mi è uscito un gemito, nooooo N. cos'hai
fattoooo, e mentre mi chinavo per vedere l'ho preso un po' di colpo
per le spallucce: lui è scoppiato a ridere di pancia, allora ho
caricato la cosa e continuando a frignare ommioooodddioooooo e
adeeeeessoooo come faaaacciaaaamooooo l'ho tutto scrollato, per
gioco. Si è scassato dal ridere, con un pigolio da bimbo piccolo che
ha affascinato tutta la classe.
Comunque,
a metà di martedì mattina la mia lezione viene interrotta da un
caso di cronaca nera: sotto il banco di Cucciolino non ci sono più
tutte e tre le merendine. Mancano le croccantelle. Io decido di
giocarmela secca, alla prima: dopo aver cercato bene, dato che non si
trovano, enuncio che quando sparisce qualcosa, o esce il
responsabile, o si salta l'intervallo tutti finchè non esce. “Ma...
tutti?” “Tutti, certo.”
Per
fortuna, i Gini sono talmente gini che non sono sgamati come altre
classi, e alla notizia vanno in panico. Soprattutto perchè io
riabbasso gli occhi e continuo la lezione. L'intervallo è di lì a
poco. La tensione cresce palpabile. Cicciobello, altro con diecimila
problemi, si offre di comprare le croccantelle a Cucciolino. Ma io
dico che non è così che funziona, tra l'altro sarebbe un gesto
gentile se Cucciolino non avesse più niente per merenda, ma ha il
tesoro degli Atridi sotto il banco.
Fulminato,
il mio adorabile quanto insopportabile macedone, dopo un po' alza la
mano, con gli occhi bassi: “Le ho prese io le croccantelle di N.”
“Ah. E allora ridagliele.” “Non posso. Non ce le ho.” “???”
“E' che volevo fare l'intervallo.” Io e la Pianista riusciamo a
non ridere.
Suona
l'intervallo, me ne vado, lasciandoli con la collega. Espressione sul
volto dei Gini: quella di venticinque gattini lasciati in uno
scatolone ai bordi di una strada. Arrivo fino allo stanzino del caffè
e dopo un minuto, fuori dallo stanzino, si vedono gli ansiosi
occhioni blu del Missile Coreano, che mi stanno puntando. “Cosa ci
fai tu qui?” “Abbiamo trovato le croccantelle di N., prof.”
Giustamente hanno mandato lui a dirmelo, mi sembra di vedere tutti
gli altri che se la facevano sotto all'idea di attraversare la scuola
e incrociarmi. “Va bene, allora di' alla collega che potete
uscire.”
Al
mio rientro, già informata sul caso dalla Pianista, inchiodo
Cicciobello, che balbetta terrorizzato.
Se
Strepitoso è idealmente figlio di Meg Ryan e James Franco,
Cicciobello è il figlio di Anne Hathaway e non saprei quale padre,
comunque attraente. Ed è una palla d'ansia già in una giornata
normale.
“E
allora, spiega un po'?”
“No,
perchè, io sono entrato, no, e ho visto un pacchetto di croccantelle
per terra lì, no? E non sapevo di chi erano...”
“E
quindi hai detto: le metto sul banco e poi chiedo di chi sono?”
“...no.”
Occhioni nerissimi supplichevoli.
“Hai
detto: le metto sulla cattedra e poi chiedo di chi sono?”
“...no.”
Occhioni nerissimi bassi.
“E
dove le hai messe?”
“...nel
mio zaino.” Occhioni nerissimi che ormai puntano rassegnati al
pavimento. Credo che si stia visualizzando mentre, con la tuta
arancione e le catene ai piedi e alle mani, percorre il miglio verde
accompagnato dalle guardie. Là in fondo, anzi, si intravede anche la
sedia elettrica.
“E
magari la prossima volta fai una cosa un tantino più furba?”
Occhioni
nerissimi che mettono di nuovo a fuoco il pavimento.
“Tipo,
non so, lo dici subito, che ti è venuta quest'idea di metterti una
cosa non tua nello zaino?”
“S-sì.”
“Okay,
allora, prendete il libro.”
Sono
mesmerizzati. Non respira nessuno. Ma come? Non lo impicca? No, che
non lo impicco. Sono sicura che non serva.
Poco
dopo, stiamo lavorando indefessamente sui compiti di grammatica. E ad
un tratto, si scatena nella fila centrale un'altra onda di panico:
“N. ha perso un dente!!!”
Cucciolino
si gira e la mia sensazione è che un personaggio di American Horror
Story sia improvvisamente diventato tridimensionale e uscito dallo
schermo. Mi tende senza parlare un moncone di dentino insanguinato, e
nel frattempo spalanca la bocca cercando di produrre quanta più
possibile bava rossastra, la stessa bava con cui si è già
imbrattato ambedue le mani e che gli sta colando sul mento. Giurerei
che sta sorridendo. Per un attimo chiudo gli occhi, sperando di non
averlo visto veramente, e mi riprometto di non leggere mai più un
romanzo di Stephen King e di smetterla per sempre coi caffè e
qualunque altra sostanza psicotropa possa causare allucinazioni. Poi
riapro gli occhi e parto: “Cucciolino!!!Andiamo in bagno!!!”
Tenta di mettermi in mano il dentino. Lo prendo per le spalle e lo
giro su se stesso: “Quello mettilo subito nella tasca dei
pantaloni, Cucciolino, vieni che andiamo fuori!”
Esterrefatto,
un compagno: “Ma così si macchia di sangue i pantaloni!”
Mi
compare sulla fronte una scritta luminosa: “Sai-quanto-cazzo-
me-ne-può-fottere-a-me-dei-pantaloni” e incenerisco con uno
sguardo il compagno che ha parlato. Poi andiamo in bagno e continuo a
non capire se Cucciolino sia terrorizzato o entusiasta, dato che non
parla. Si impegna nel decorare di sputazza sanguinolenta tutto il
lavandino. Per bontà di Dio, sta arrivando la Bidella Gentile,
quella nuova, con lo straccio per i pavimenti. “Signora me lo
guardi qua un attimo, questo, che si sta sciacquando, occhio che
prima di rientrare deve lavarsi le mani bene”. Dall'aula, un
solerte Missile mi ha appena portato un flacone di amuchina gel,
gentilmente offerto da Maestrina. La bidella butta un occhio verso il
bagno, annuisce con aria esperta e prosegue. Dal bagno esce il mio
braccio che la afferra: “No, guardi che non ha capito. Deve stare
qua, e guardare che l'amuchina non se la beva”. Molla lo straccio e
mi libera. Più tardi, quando ci rivedremo in corridoio, io la
ringrazierò e lei mi dirà quello che dicono tutti di Cucciolino
dopo averlo conosciuto: 1.”Che tenero quel bimbo!”, 2. “Ma
com'è piccolo!” e 3. “E' normale?” Sì. Sì. Beh, non direi.
Peraltro, facciamo quattro ore, due di letteratura due di grammatica, e io esco che sono ancora in grado di guidare fino a Genova. E' un risultato. Ma verrà compensato a breve...
...continua...



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