Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

domenica 12 novembre 2017

Quattro giorni presi a caso, parte terza


Martedì, tutta la mattina, santiddio, tutta, coi primini


Prima dell'alba sono già dentro, devo tenere per quattro ore i Gini.

Perché non ho voluto accompagnare i grandi alle superiori, ben mi sta, adesso me li tengo io tre ore, ciccia.

Porto le mie borse in prima.

Arriva Cucciolino, in corso di certificazione per disturbo classificabile nello spettro dell'autismo. Mi fa uno stupendo sorriso felice e mi mostra le mani piene di roba: un pacchetto di croccantelle, uno di biscotti di farina di riso al cioccolato, un KitKat.

Cucciolino! Hai fatto la spesa?”

Lo guardo da vicino. Ha, come tutte le mattine, i bordi di cioccolato intorno alla bocca.

Cucciolino, hai di nuovo i baffi! Vai a lavarti. Ma senti, questa roba non la mangi mica tutta in una volta, eh. Dai, metti sotto il banco.”

Saltella via, sempre felice, con strilletti di entusiasmo.

Scuoto la testa. Io sono della generazione di Rain Man, “certo, sono un ottimo guidatore, papà mi fa sempre guidare la Buick lungo il vialetto, certo. Mancano trentasette minuti alla Ruota della Fortuna”. E quel che so degli autistici e degli Asperger (tra cui, visto molto da vicino, il fascinoso quanto folle veterinario che ha curato la Daisy nell'ultimo mese di vita) è che non si relazionano agli altri in modo normale, soprattutto per quanto riguarda il contatto fisico. Ma Cucciolino, a parte che ancora non sappiamo se quella sia la diagnosi, è diverso. Lui, se lo trovi a metà intervallo nel corridoio che gira su se stesso, salta e canta da solo, e gli dici “Dai, accompagnami in sala prof”, perchè smetta di roteare, infila una minuscola mano nella tua. Se ti deve chiamare mentre passi tra i banchi durante una prova, cerca di abbracciarti con quelle braccine magre, dal tocco leggerissimo, sembra un passerottino che ti si posa su un fianco. All'inizio la reazione era di saltare indietro come toccata dal ferro rovente, per la sorpresa più che altro. Poi ho capito che si può fare, agli altri sembra normale, dato che lui è tutto così strano, e poi le sue dimensioni lillipuziane (è grande come il suo zaino. Non sto scherzando. Se si accuccia, ci si può nascondere dietro) fanno sì che l'istinto di prenderlo in braccio venga a chiunque. Quindi lo coccolo: soprattutto perchè l'interazione verbale con lui è difficile, a volte non ascolta, a volte ascolta ma non risponde. Quando lo fa, lo fa con una voce da bimbo di quattro anni e mezzo. Ma non è che dica stronzate eh. Non so se sappia contare gli stuzzicadenti a occhio, ma i nomi degli dei e degli eroi greci se li ricorda a menadito. L'altro giorno gli ho dato da correggere il dettato: come a tutta la classe. Dovevano prendere un foglio dal quaderno e riscrivere le frasi con la correzione. Solo alla fine mi sono accorta che stava riscrivendo le frasi corrette sopra quelle sbagliate, sul protocollo della prova: e mi sono data dell'imbecille quasi ad alta voce per non averci pensato, ma intanto mi è uscito un gemito, nooooo N. cos'hai fattoooo, e mentre mi chinavo per vedere l'ho preso un po' di colpo per le spallucce: lui è scoppiato a ridere di pancia, allora ho caricato la cosa e continuando a frignare ommioooodddioooooo e adeeeeessoooo come faaaacciaaaamooooo l'ho tutto scrollato, per gioco. Si è scassato dal ridere, con un pigolio da bimbo piccolo che ha affascinato tutta la classe.

Comunque, a metà di martedì mattina la mia lezione viene interrotta da un caso di cronaca nera: sotto il banco di Cucciolino non ci sono più tutte e tre le merendine. Mancano le croccantelle. Io decido di giocarmela secca, alla prima: dopo aver cercato bene, dato che non si trovano, enuncio che quando sparisce qualcosa, o esce il responsabile, o si salta l'intervallo tutti finchè non esce. “Ma... tutti?” “Tutti, certo.”

Per fortuna, i Gini sono talmente gini che non sono sgamati come altre classi, e alla notizia vanno in panico. Soprattutto perchè io riabbasso gli occhi e continuo la lezione. L'intervallo è di lì a poco. La tensione cresce palpabile. Cicciobello, altro con diecimila problemi, si offre di comprare le croccantelle a Cucciolino. Ma io dico che non è così che funziona, tra l'altro sarebbe un gesto gentile se Cucciolino non avesse più niente per merenda, ma ha il tesoro degli Atridi sotto il banco.

Fulminato, il mio adorabile quanto insopportabile macedone, dopo un po' alza la mano, con gli occhi bassi: “Le ho prese io le croccantelle di N.” “Ah. E allora ridagliele.” “Non posso. Non ce le ho.” “???” “E' che volevo fare l'intervallo.” Io e la Pianista riusciamo a non ridere.

Suona l'intervallo, me ne vado, lasciandoli con la collega. Espressione sul volto dei Gini: quella di venticinque gattini lasciati in uno scatolone ai bordi di una strada. Arrivo fino allo stanzino del caffè e dopo un minuto, fuori dallo stanzino, si vedono gli ansiosi occhioni blu del Missile Coreano, che mi stanno puntando. “Cosa ci fai tu qui?” “Abbiamo trovato le croccantelle di N., prof.” Giustamente hanno mandato lui a dirmelo, mi sembra di vedere tutti gli altri che se la facevano sotto all'idea di attraversare la scuola e incrociarmi. “Va bene, allora di' alla collega che potete uscire.”

Al mio rientro, già informata sul caso dalla Pianista, inchiodo Cicciobello, che balbetta terrorizzato.

Se Strepitoso è idealmente figlio di Meg Ryan e James Franco, Cicciobello è il figlio di Anne Hathaway e non saprei quale padre, comunque attraente. Ed è una palla d'ansia già in una giornata normale.

E allora, spiega un po'?”

No, perchè, io sono entrato, no, e ho visto un pacchetto di croccantelle per terra lì, no? E non sapevo di chi erano...”

E quindi hai detto: le metto sul banco e poi chiedo di chi sono?”

...no.” Occhioni nerissimi supplichevoli.

Hai detto: le metto sulla cattedra e poi chiedo di chi sono?”

...no.” Occhioni nerissimi bassi.

E dove le hai messe?”

...nel mio zaino.” Occhioni nerissimi che ormai puntano rassegnati al pavimento. Credo che si stia visualizzando mentre, con la tuta arancione e le catene ai piedi e alle mani, percorre il miglio verde accompagnato dalle guardie. Là in fondo, anzi, si intravede anche la sedia elettrica.

E magari la prossima volta fai una cosa un tantino più furba?”

Occhioni nerissimi che mettono di nuovo a fuoco il pavimento.

Tipo, non so, lo dici subito, che ti è venuta quest'idea di metterti una cosa non tua nello zaino?”

S-sì.”

Okay, allora, prendete il libro.”

Sono mesmerizzati. Non respira nessuno. Ma come? Non lo impicca? No, che non lo impicco. Sono sicura che non serva.




Poco dopo, stiamo lavorando indefessamente sui compiti di grammatica. E ad un tratto, si scatena nella fila centrale un'altra onda di panico: “N. ha perso un dente!!!”

Cucciolino si gira e la mia sensazione è che un personaggio di American Horror Story sia improvvisamente diventato tridimensionale e uscito dallo schermo. Mi tende senza parlare un moncone di dentino insanguinato, e nel frattempo spalanca la bocca cercando di produrre quanta più possibile bava rossastra, la stessa bava con cui si è già imbrattato ambedue le mani e che gli sta colando sul mento. Giurerei che sta sorridendo. Per un attimo chiudo gli occhi, sperando di non averlo visto veramente, e mi riprometto di non leggere mai più un romanzo di Stephen King e di smetterla per sempre coi caffè e qualunque altra sostanza psicotropa possa causare allucinazioni. Poi riapro gli occhi e parto: “Cucciolino!!!Andiamo in bagno!!!” Tenta di mettermi in mano il dentino. Lo prendo per le spalle e lo giro su se stesso: “Quello mettilo subito nella tasca dei pantaloni, Cucciolino, vieni che andiamo fuori!”

Esterrefatto, un compagno: “Ma così si macchia di sangue i pantaloni!”

Mi compare sulla fronte una scritta luminosa: “Sai-quanto-cazzo- me-ne-può-fottere-a-me-dei-pantaloni” e incenerisco con uno sguardo il compagno che ha parlato. Poi andiamo in bagno e continuo a non capire se Cucciolino sia terrorizzato o entusiasta, dato che non parla. Si impegna nel decorare di sputazza sanguinolenta tutto il lavandino. Per bontà di Dio, sta arrivando la Bidella Gentile, quella nuova, con lo straccio per i pavimenti. “Signora me lo guardi qua un attimo, questo, che si sta sciacquando, occhio che prima di rientrare deve lavarsi le mani bene”. Dall'aula, un solerte Missile mi ha appena portato un flacone di amuchina gel, gentilmente offerto da Maestrina. La bidella butta un occhio verso il bagno, annuisce con aria esperta e prosegue. Dal bagno esce il mio braccio che la afferra: “No, guardi che non ha capito. Deve stare qua, e guardare che l'amuchina non se la beva”. Molla lo straccio e mi libera. Più tardi, quando ci rivedremo in corridoio, io la ringrazierò e lei mi dirà quello che dicono tutti di Cucciolino dopo averlo conosciuto: 1.”Che tenero quel bimbo!”, 2. “Ma com'è piccolo!” e 3. “E' normale?” Sì. Sì. Beh, non direi.

Peraltro, facciamo quattro ore, due di letteratura due di grammatica, e io esco che sono ancora in grado di guidare fino a Genova. E' un risultato. Ma verrà compensato a breve... 

...continua...







































Nessun commento: