Mercoledì, ore 12 circa
Bussano alla porta della sala prof. Non solo, ma la porta resta chiusa. Quando succede così, è uno di quelli timidi.
"Avanti", esalo. Sperando di non dovermi alzare, perché ho il tubo dell'ossigeno collegato a una macchina che mi tiene in vita: i polmoni li ho sputati tutti e due sul pavimento della prima.
Il mercoledì abbiamo tre ore. Abbiamo fatto il primo tema.
Domande, a inizio mattinata:
"Cos'è un tema?"
"Cos'è un protocollo?"
"Perché ci vogliono un foglio per la brutta e uno per la bella?"
"Ma cosa devo fare?"
"Va bene il foglio piegato così?"
"Posso parlare di quella volta che..."
"Prof, ma tu lo correggi questo?"
"Cosa scrivo?"
"Ma in stampatello?"
Chiudere gli occhi. Respirare profondamente. Visualizzare le maestre impiccate ai pali della luce lungo la strada che sale al paese. Spiegare tutto. Una volta. Due. Dieci. Trentasei volte.
Durante il tema Offendino vuole andare a casa. È malato, ha mal di pancia. Ho trascurato di dirvi che da qualche giorno in prima c'è un nuovo alunno: un virus gastrointestinale grosso come un bambino, che sta facendo il giro dei banchi.
Nel casino generale, dovrei accorgermi che Fulminato non si staglia sulla classe come al solito con le sue strida, e che sta seduto. Ma ci faccio caso solo quando, con un filino di voce, si piega verso la cattedra dalla prima fila e mormora: "Posso andare in bagno? Ho male."
Di lì a poco dovremo mettere in atto la procedura standard ormai consolidata da giorni di pratica: Fulminato vomita in bagno, uno dei barellieri (a turno il Missile, lo Scugnizzo, il Cardinale o il Calunniato) monta di guardia sulla porta per segnalare se il malato di turno cade, sviene o piange, io chiamo un genitore che se lo venga a prendere, le bidelle perché lo prendano in carico, e gli Swat per contenere il resto della classe nel frattempo.
Intanto Cucciolino ha comprato quattro merendine, oggi. Lui mal di pancia non ce l'ha. Gliele sto conservando sulla cattedra. Perché non gliele rubino e perché non le mangi tutte subito.
Il tema, dopo tre ore, è ancora nella mente di Dio. Si sono agitati con fogli, margini, bianchetti, penne, idee vaghe. Il Calunniato è venuto alla cattedra dopo un'ora e mezza. Il Calunniato è il fratello piccolo di Teppa Gentile e di Satana. Da tutti, genitori, fratelli, maestra, definito "il peggiore dei tre". Io, che già stentavo a credere che esistesse qualcuno peggiore di Satana, lo trovo educato e in gamba. Da cui il nomignolo.
Un paio di occhi di un bell'azzurro scuro, che ricorda il mare di Genova quando è appena tornato il sole dopo la pioggia. Resto ogni volta stupita da quante sfumature di azzurro, blu, violetto e celeste possano avere gli occhi delle persone qua in Piemonte. In quindici anni non ho visto due volte la stessa. Comunque il foglio del Calunniato è bianco. E negli occhi azzurri si legge lo smarrimento. Il titolo era: "Descrivo un personaggio di fantasia che mi piace e racconto una sua avventura che mi ha emozionato".
"Io non so chi mettere."
"Ma dai, Calunniato. Un personaggio di una storia!"
"Ma io non leggo."
"Ma di un film, allora."
"Non so..."
"...una serie tv?"
"Non le guardo."
"...un giochino del computer?"
"Ma io non ci gioco..."
"Ma scusa, Calunniato, che fai al pomeriggio? Vai a donne?"
Sguardo da calunniato, appunto:
"Vado a cavallo..."
All'improvviso ho la visione di una famiglia di cinque, di cui quattro, i due genitori e i due figli grandi, tendenti all'irresponsabilità cronica, tutti presi da sbevazzate con amici, calcio, giochi online e telefonini, e uno che arriva alle otto di sera, stanco morto e con odore di stalla, dopo aver strigliato per bene il suo cavallo e anche altri del maneggio, mangia e crolla a letto fino al mattino dopo, sognando praterie e steccati da saltare.
Mi vergogno come un ladro.
"Oh, ehm, tesoro, è un bellissimo passatempo, sei sempre all'aria aperta. Ma come facciamo per questo tema?"
Alla fine si decide a parlare di un personaggio di Squadra antimafia che si ricorda. Mi appunto mentalmente di dare un titolo sui cavalli la prossima volta.
Alla fine delle tre ore comunque sono stravolta. Ho strillato tanto per sgridarli al momento della consegna, che la terza nell'aula a fianco la trovo già col giubbotto antiproiettile addosso, e muta.
E quindi arriviamo a una timida bussata alla porta della sala prof, verso mezzogiorno.
"Avanti!"
Spuntano sei o sette faccine preoccupate. Non ricordo esattamente chi sono, ma il mio cervello registra che mi hanno mandato una selezione dei miei prediletti, assortendoli anche per colore come in una pubblicità di Benetton: dal biondissimo Missile ai ricci sparati dell'Irresistibile, che è etiope e sembra fatto di cioccolata col cacao al 99%. Uno di loro mi tende un ordinato foglio arancione con le scuse di tutta la classe.
"Siete dei fetenti. Disgraziati. Sparite dalla mia vista..." rantolo, mentre mi scappa un sorriso che mi scioglie come burro.
I colleghi presenti restano immobili, affascinati. È uno di quegli attimi perfetti, che tutti noi sappiamo essere la ragione per la quale, sempre e comunque, al suono della campanella, anche domani saremo lì.
Quando i ragazzi sono usciti, guardo il foglio. Le firme di tutti i presenti, un grosso scusi scritto sotto il nome del Cinghiale, che è quello che mi ha fatto sclerare per ultimo, e poi una che si distingue: "il suo amico Missile Coreano".
Due giorni dopo, il collega Orsone arriverà a sua volta decorato da un foglietto del "suo amico" Missile. E con una specie di uovo di Pasqua della Juve, ritagliato tutto storto dal Cinghiale, che glielo ha donato con la scritta "per il proffessore più bravo alluniverso".
E come fai a non amarli.
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4 commenti:
Noo, è finita già la saga? Non è che ci sarà una nuova serie?
Anche se vuoi impiccare le maestre, io rimarrò in vita perché insegno il corsivo dalla prima elementare!
Leggo spesso lamentele,anche giustificate,di prof senza più speranza. Poi leggo te e mi si apre il cuore. Spero i miei figli incontrino insegnanti che hanno scoperto il meraviglioso valore del loro lavoro. M.
Menomale che c'è qualche maestra che lavora "old style"... ben vengano, come i prof (sono tanti, a dire il vero) che ci mettono speranza indefessa. Ci sono anche da noi, eh. Ma le quinte vanno ad annate. Quest'anno purtroppo è un raccolto gramo, in fatto di basi apprese alle elementari, ma non è sempre così. Io spero di andare in pensione con la stessa fama del mitico maestro T., del paese vicino: quello che per prima cosa insegnava loro l'educazione. Infatti i suoi, in visita all'istituto, erano dei soldatini precisi e attenti. Questi sono materiale umano grezzo. La frase che abbiamo detto di recente in sala prof, tutti, dal prof di Tecnica a quella di Educazione Fisica, è: "sembra non siano stati a scuola neanche cinque minuti, fino a undici anni. Ma hanno il lato buono che sono talmente poco scolarizzati che possiamo fare di loro tutto quello che vogliamo". Praticamente, l'enfant sauvage della letteratura francese del Settecento.
Ho avuto anch'io la fortuna di incontrare un'insegnante come lei sul mio cammino di studente. A decenni di distanza, ne conservo ancora un bellissimo ricordo... Leggendo le sue parole, mi sono chiesta: chissà quale soprannome mi sarò aggiuducata ai tempi!
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