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lunedì 9 maggio 2022

A volte, la soluzione è lì seduta

 ...proprio come E.T. in mezzo ai pupazzi. Non la vedi perché ce l'hai proprio sotto il naso. 

Questa primavera, nella quale apparentemente non ho fatto altro che alternare lavorolavorolavoro con scanzonati momenti di svago (io? Scanzonati? Svago? Ok. Solo svago. Scanzonata lo ero solo sabato mattina a Genova quando cantavo "Una notte a Napoli" con l'Uomo), sembra aver segnato una battuta d'arresto rispetto al 2021, anno tremendo con lutti, decisioni toste da prendere, contraccolpi vari. 

In realtà,  come sul monte Toc, c'era un piano di scivolamento della cima friabile su una lastra di roccia dura. Pian pianino, la vetta spostava il suo peso. 

A nostro rischio e pericolo, arriviamo a metà maggio con una situazione apparentemente immutata. Nella quale, però,  si parla di nuovo al plurale. 

Andiamo a Genova questo weekend

Potremmo spostarci in questo appartamento, ora che si è sfittato. Ma non volevamo ristrutturare l'Avito Maniero di Famiglia? [State calmi, è solo un appartamento molto grande.] Ah già,  è vero.

Prendiamo un gatto [un altro??? No: un'altra.]

Naturalmente il piano di scivolamento di un singolo pezzo della crosta terrestre si interfaccia, interseca e intercondiziona con tutta la placca, che a sua volta si modifica in base a quanto accade sotto etc etc. La farfalla che sbatte le ali etc, l'entropia etc. Poi, noi, cose una alla volta, mai. E figurati quindi se adesso non iniziano a succedere altre cose, stanotte ho sognato il bellissimo alieno, conoscendo il suo modo telepatico di preannunciarsi facilmente me lo ritroverò tra i piedi o tra le braccia a breve, poi si muovono creature nell'ombra, poi vai a sapere, che quando credo di aver capito qualcosa mi precipita sempre un gaio asteroide sul tetto, mi si apre una voragine in giardino o si mescolano le carte dell'universo e salta fuori un casino a piacere, tra i mille che possono toccarti in una vita tutto sommato normale.

Comunque, la gattina la recuperiamo oggi pomeriggio. Intanto. Ci complicherà l'esistenza, perché dovremo portarla a vivere nella casa nuova: evidente segno che, lavori fatti o meno, stiamo cominciando a viverci anche noi. E così,  oltre al fornello da campo, penso sia arrivato il momento di portare su anche un letto. 

Lo so, che gli adulti non fanno le cose così.  Che ci vogliono un geometra e una ditta e un mobilificio e l'imbianchino e non so nemmeno ancora come si fa a far funzionare correttamente un impianto di irrigazione (l'ho fatto apposta a non imparare, così posso salire a bagnare il prato quasi ogni giorno). Ma so anche che noi abbiamo sempre fatto le cose a modo nostro: si rompeva il vecchio divano letto, e in attesa di un matrimoniale come si deve buttavamo il materassino sottile a terra e ci dormivamo, e non solo, tutti felici, pazienza il mal di schiena, io, lui e il nostro gattino grigio, contenti come i bambini quando gli fai fare il finto campeggio in giardino o in salotto. Non si poteva cucinare, e ci portavamo borse e borsine di cibo da mangiare in mezzo agli scatoloni, pizze nel cartone, e le brioches che uno dei due, arrivando all'alba da un'altra regione, prendeva in autogrill. Mai fregato un cazzo. Io, lui e la nostra carovana di animali. Stupidi. Socialmente inadatti. Noi. 

L'approssimarsi dei cinquanta non pare indicare molti miglioramenti,  dal punto di vista organizzativo.  Saremo due nonni molto interessanti,  il giorno in cui ci toccherà. Ammesso che nostra figlia si fidi mai a lasciare la sua prole a due disadattati senza pace. 

Per adesso, la famiglia si allarga, ancora una volta, e, come tutte le altre volte,  sarà un'iniezione di allegria. Segue documentazione fotografica della nostra ultima, piccola, nera follia. 

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