Ore 04.00: ti sveglia l'emicrania, sono 2 giorni che trascini la tua misera carcassa col raffreddore, e oggi dovresti a) arrancare a piedi fino alla stazione - 25 min, b) prendere regionale fino in Piemonte - 1h 34 min, c) andare a casa a piedi - 25 min, o più probabilmente in taxi - 10€, d) farti la doccia truccarti vestirti e) andare a scuola e tirare fino alle 16.30 f) andare a fare yoga fino alle 9 di sera.
Capisci che non hai la minima possibilità di farcela.
Decidi che adesso è troppo presto per fare alcunché e che la priorità è non staccarti la testa dal collo con un coltello da arrosto, quindi ti raggomitoli nella penombra e cerchi di dormire.
Ore 07.17: la tua educazione cattolica improntata sul senso di colpa e la tua etica del lavoro calvinista ti svegliano suonando le trombe del giudizio, nel minuto esatto in cui il tuo treno avrebbe dovuto lasciare la stazione.
Ore 07.30: ti scrive tuo marito che sta valicando le colline da Paesino da Cartolina a Paesino a Punta per andare a lavorare, immerso nella nebbia. Mandi messaggio al Vicepreside Faina. Chiami scuola.
Ore 08.00: stai iniziando a pensare come suddividere il lavoro della giornata tra cose di scuola e cose di casa (visto che sei malata ma the show must go on e stare a casa, da anni, vuol solo dire lavorare in pigiama) quando un messaggio sul gruppo dei docenti ti fa inorridire: oggi pomeriggio oltre a te mancherà qualcun altro, una classe (la tua, sospetti) rimarrà scoperta, stanno affannandosi a cercare sostituti. Cazzo.
Ore 08.30: chiami lo studio medico. Occupato. Molto male. Un antichissimo testo cinese, impartito come lettura del mattino ai giovani monaci shaolin, impone di non rilassarsi assolutamente mai finché non si è ottenuto il numero del certificato medico e non lo si è trasmesso alla scuola. Pertanto attenderai nella posizione della gru che sta per tuffarsi, su un piede solo, senza mai e poi mai iniziare un lavoro, finché non avrai parlato con la segretaria del medico.
Ore 09.10: parli con la segretaria. Ti dà il numero della sostituta del tuo medico. Suona libero. Hai istruzione di non richiamare perché ti chiama lei. Cazzo. Cambi gamba, attivi la suoneria e resti in ansia. Non inizi alcun lavoro. Frattanto ti scrivono tua madre e tua figlia.
Sai già come andrà il resto della mattinata: non te la sentirai di dormire perché ogni 2 per 3 saresti svegliata da un messaggino, non puoi disattivare la suoneria, non riuscirai a lavorare perché hai una forma di disturbo ossessivo per cui più passano gli anni più, per concentrarti, ti servono condizioni di imperturbabilità e il cellulare con la suoneria accesa, la vicina che ciancia al telefono in ufficio sotto di te a voce altissima e quella che ripete vocalizzi al neonato sopra di te, praticamente, garantiscono che la mattina sarà buttata.
Però hai scritto su un foglietto tutte le cose che devi fare. Quindi adesso sudi, guardando il foglietto.
L'ansia ti fa pensare ossessivamente al cibo. Hai appena fatto colazione e il mal di testa non tollera pasti pesanti. L'ora di pranzo è lontanissima. E hai in casa solo gli avanzi di ieri sera.
L'ansia ti fa venire voglia di lavarti. Ma se devi ancora fare tutto il viaggio in treno non ha molto senso lavarti i capelli ora. Inoltre, devi poter rispondere quando chiama la dottoressa.
L'ansia ti fa venire voglia di uscire. Ma sei in mutua, e poi stai male, vestirsi sarebbe terribile. E deve chiamarti la dottoressa, non puoi essere in giro. Tra l'altro, per il tipo di scuola in cui sei, fisso sicuro che ti chiamerà anche qualcuno dei colleghi, sebbene tu sia in mutua, perché è venerdì e quei malati di lavoro tra i quali tu, stranamente, ti senti al tuo posto devono, assolutamente, avere alcune informazioni non rimandabili a lunedì, per poter lavorare nel weekend.
L'ansia ti porterà a controllare ogni 2 ore sul registro elettronico se nelle tue classi qualcuno ha preso una nota, perché è venerdì e il venerdì stronzifica gli alunni, e perché le supplenze sono un campo minato.
L'ansia farà di te tutto quello che vuole almeno finché non avrai sentito il medico. Dopo sarai così stanca di esser stata in tensione che non riuscirai a fare un cazzo. Il senso di colpa arriverà a livelli di allerta rossa e scenderà solo lunedì, quando, tornando al lavoro, constaterai che non è crollato il mondo senza di te.
C'è una sola cosa, un potere supremo, un incantesimo infallibile, che può sopire contemporaneamente ansie, sensi di inadeguatezza, morale calvinista, fastidio per i rumori e forse anche parte dei sintomi, e si chiama Netflix. L'arma finale grazie a cui gli ansiosi, che sono grandi lavoratori, consumatori compulsivi e utenti di vari servizi legati al benessere psicologico, stanno diventando delle tranquille piante da appartamento, dei bradipi inoffensivi. Costa meno dello psicologo, dello yoga e alla lunga anche degli psicofarmaci. E anche stavolta funzionerà.



Nessun commento:
Posta un commento