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sabato 28 dicembre 2024

La pillola dell'eterna giovinezza e la grande bestia nera

La scorsa estate, in preda a un imbarazzante sfogo a puntini e a una manifestazione incredibile di dermografismo, mi presento dalla mia ginecologa con l'aria di una che ha perso le speranze. Mi hanno visitato tre medici e nessuno mi ha saputo risolvere il problema, poi arriva lei con la sua voce calda e le sue spiegazioni pacate e mi considera nell'insieme. Ho un problemino di stress non indifferente e una micosi diffusa. Mi risolve la parte da gestire coi farmaci. I puntini spariscono pian piano, il dermografismo si ripresenta in due occasioni: quando, a settembre, per una settimana intera nessuno mi dice che classi mi daranno, e quando, a dicembre, al corso di sviluppo personale coll'Imperatore dei Paraculi parliamo del rapporto con mia madre. Nel primo caso dura una settimana circa e sparisce IN UNA NOTTE dopo che mi hanno dato l'orario dell'anno. Nel secondo caso dura poche ore, comunque prendo nota che sta diventando un potente indicatore di situazioni nelle quali mi sento orribilmente impotente. Nella stessa occasione in cui mi risolve il problema dermatologico, la ginecologa prende finalmente sul serio anche le mie lamentazioni sulla situazione di perimenopausa in cui mi aggiro disagiata da un paio d'anni e, invece delle erbe poco significative che mi aveva dato la prima volta, mi prescrive un fantastico ormone sostitutivo per tre mesi, "poi se non ti sei regolarizzata torni e te lo faccio continuare". Io prendo religiosamente il mio ormoncino, che in capo a tre settimane viene ribattezzato la pillola dell'eterna giovinezza, perchè: - sono piena di energie - mi vedo bellissima - mi sono scomparsi gonfiori e fastidi vari - il ciclo è regolare - il cervello mi funziona a mille - sono persino di buon umore. Unico neo, essendo ringiovanita, ho perso l'unico vantaggio della perimenopausa, che era dormire come un ghiro per più ore possibili, senza mai svegliarmi, il che, per una che dorme poco e male da quando era una bambina piccola, è una cosa così insperata che ormai credevo sarei morta senza sperimentarla. A conti fatti, alla prossima reincarnazione, un po' di quiete di notte sarebbe stata la prima cosa che avrei chiesto, ero disposta a darne via parecchie altre. Invece, devastata dal ciclo irregolare, dormivo con un abbandono da neonati. La pillola della giovinezza questo me lo porta via, ricomincio a svegliarmi alle 4 di mattina e a circolare per casa come il fantasma di Canterville alle ore più disparate. Ma poco importa, perchè di giorno sto bene. Poi finiscono i tre mesi di cura. Il ciclo sembra stabilizzato, quindi non torno dalla dottoressa. Ricomincio a dormire bene. Prendo altro peso. Mi riempio di dolori articolari. Mi addormento di giorno, continuamente, anche al volante. Diventa obbligatorio, durante gli spostamenti, fermarsi nelle piazzole e negli autogrill per un pisolino, che una volta durava 10 minuti, adesso ne dura 25 o anche di più. Mi sento pesante, gonfia, stufa di tutto, perdo la pazienza, mi annoio. Va bene, mi dico. Sono stati due anni pienissimi, mi sono stancata, gli ormoni, i casini sul lavoro, etc. Ma in fondo, mi dico anche, siamo qui insieme, nella casa più bella del mondo, abbiamo un sacco di progetti, la figlia a sua volta con il maritino nuovo di zecca sta facendo ragionamenti di case lavoro figli e altre robe a lungo termine, la situazione lavorativa si è ristabilita all'85% (su questo bisognerà dire, è una riflessione lunga, che può diventare anche ampia, sui modelli di lavoro in team che non funzionano, o non funzionano più, ai nostri giorni). La famiglia, con la grave eccezione della Suocera Bio, tiene botta. Il resto va o, per dirla coi Liguri giustamente pessimisti, lo facciamo andare. Eppure. Sento un basso suono gutturale che mi accompagna, avverto un odore di umido, sporco, vecchio. Me ne accorgo perchè da un paio di mesi non ho voglia di rispondere ai vocali, non ho voglia di organizzare uscite (se non con Red e El), mi sembra tutto difficile a parte tornare a casa e mettermi in pigiama, perdermi davanti a mille puntate di Homeland e addormentarmi ogni volta che c'è un dialogo di più di quattro battute. Non riesco a leggere un libro, non mi trucco quasi, ho un problema abbastanza serio ad un piede per cui non posso mettere scarpe particolarmente femminili e mi abbasso fino ad andare a scuola con le scarpe da ginnastica, cosa che mi uccide il personaggio costruito con tanta fatica che era ormai la mia seconda natura, e mi deprime moltissimo. Sottovaluto il problema: quante volte sono già venuta fuori da momenti ben più di merda? So bene cosa ci vuole, la disciplina, la routine sana, gli amici, il riposo, dei progetti da seguire, qualche paletto piantato bene. Ma una parte di me l'ha vista, la bestia, la grande bestia nera. Alle botte d'ansia siamo abituati, all'attacco di panico improvviso con fame d'aria e tremori siamo già in grado di mettere una pezza, ma quando diventano sempre più frequenti è pesante, e poi c'è lei. Acquattata sotto il letto, buia, pesante, con quell'odore rancido. Mi pesa addosso mentre guardo tramonti incantevoli, appena mi siedo in sala professori un attimo da sola, mentre aspetto che bolla l'acqua della pasta. Sapere che passerà non serve a niente, la bestia mangia la speranza, mangia il futuro e se ne frega del passato, mi blocca in questo eterno presente infelice. Inghiotte lentamente, come una pozza di sabbie mobili, le stelle che brillano qua e là nel buio, come i momenti con la Princi o qualche risata di cuore fatta con l'Uomo, con gli amici, coi colleghi. La parte peggiore è che questo animale è stato alle mie calcagna in altri momenti della vita, ma la mia quotidianità non era questa, allora: non avevo figli e non dovevo occuparmi di molto se non di andare a lavorare (cosa che mi riesce comunque ancora bene) e di sopravvivere un po'; certo, questo se non consideriamo il danno che facevo alle relazioni con gli altri che convivevano con il fantasma della me a cui volevano bene. Grande Pagliaccio, in qualità di amico trentennale, sta cercando di dirmi che mi devo fermare, come io ho detto a lui, con un tono reso quasi isterico dalla preoccupazione, un giorno d'estate di un anno e mezzo fa, quando la fidanzata Erszebet Bathory lo stava sbattendo su e giù come uno straccio della polvere, il lavoro gli andava storto e io avevo paura che morisse d'infarto. Ma la mia vita al momento ha una velocità che non saprei come ridurre. Negli ultimi 5 anni ho lavorato in tre ambiti diversi, da 4 anni insegno in un contesto sociale estremo, negli ultimi 3 ho aggiunto un'altra città alle mie peregrinazioni settimanali, da 2 anni e mezzo abbiamo cambiato casa e, non bastasse, nell'ultimo anno siamo stati anche senza una base in Liguria, dove però abbiamo continuato ad andare per gestire la famiglia. In più, a me è venuta una forma di orrore all'idea di rallentare, di dire di no all'amica che ha bisogno di sfogarsi, di rimandare gli impegni, forse perchè la persona che sono diventata non è germogliata da sola ma è stata frutto di un lavoro duro e impegnativo negli ultimi anni e non esiste, dopo tutta questa fatica, tornare al punto di partenza. Quindi siamo qui, nella Casa dei Sogni baciata dal sole invernale: io, l'Uomo, le gatte, e la grande bestia nera. Oddio: forse dovremmo conteggiare anche la monumentale angoscia che accompagna l'Uomo, ma quella, tutto sommato, ormai fa parte dell'arredamento, anche perchè a mille profferte e proposte per trovare soluzioni lui si è sempre sottratto, e poi ultimamente ruggiva meno forte, forse è per questo che io ho percepito il respiro pesante della mia bestia, perchè la sua occupava almeno apparentemente meno spazio. Non so. Cioè, so. So che non devo mollare, so anche che, se è destino che molli, mi verrà qualcosa che mi bloccherà al palo costringendomi a mollare, almeno in parte, almeno per un po'. So che come è arrivata se ne andrà, solo che la durata in passato era di minimo due anni e io, adesso, non so se ce li ho, due anni da buttare in un pozzo. Diciamo che a gennaio vado di nuovo dalla ginecologa e glielo racconto. Diciamo che una cosa che mi ha fatto felice è stata trovare una piscina bella lunga utilizzabile anche d'inverno, per cui appena mi passa l'influenza ci tornerò. Diciamo che posso ricominciare a insegnare yoga e anche iniziare un altro corso da allieva. Diciamo che so come si fa. Diciamo che non ho voglia di perdere tempo a far finta di non saperlo. Per cui al mattino scavalco la bestia e vado, anche se lei fa quel suono basso e dolente. Un bel giorno, semplicemente, scenderò in cucina, farò colazione, mi preparerò per la scuola, e ad un certo punto delle cose che sto facendo mi renderò conto che la bestia non mi ha seguito.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sempre bellissimo leggerti. Così diversa da me eppure simile sotto tanti aspetti. Come già ti scrissi, mi sento in colpa a prendere a piene mani da te senza dare nulla in cambio
Giallocromo