Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

domenica 1 novembre 2015

Would you please get the fuck out of my silence

Come disse mio cugino (e pensava di metterlo sullo stemma della sua casata nobiliare): "Voglio quietare, cazzo".

Traduco.

Ho ripreso chili, 3 e mezzo sui 4 e mezzo persi, e già questo sarebbe triste. Li ho ripresi in gonfiore in punti assurdi, tra l'altro. Le cosce le braccia etc. La vita no. Il collo sì. Con sopra la faccia che, invece, sembra patita.

Bene. Tutto questo sta per finire, lagne comprese, perché a) non me ne fregherebbe un cazzo di non essere repellente se non fosse che b) devo assolutamente farcela a essere gradevole agli occhi dell'Uomo e c) devo mettere in bolla la pressione arteriosa perché mi hanno trovato la pressione dell'occhio alta e d) devo anche fare un po' caso al discorso zuccheri caffè sale etc perché sto somatizzando di brutto e mi ammalo a nastro. Sono al terzo virus preso in un mese e ora anche basta.

Comunque era per dire che se mi guardo vedo un rottame, a parte per due dettagli, i capelli che oggettivamente sono belli e adesso ben tenuti grazie alle sapienti forbici della Princi, e gli occhi che sembrano più grandi e più verdi che mai, forse a causa del continuo processo di autolavaggio cui sono sottoposti.

Oltre a ciò, la legge non scritta che vige ormai da aprile è
costituita da tre comandamenti: i primi due sono "Donna, tu non vedrai gente", e "Donna, tu metterai la tuta ogni volta che puoi e cioè non quando vai a scuola, non quando esci col marito, non quando vai in giro per lavoro. Ma in tutto il resto del tempo sì". L'altro comandamento è "Donna, tu, salvo impegni di lavoro e uscite col marito, vedrai la luce del sole solo per andare a camminare (quindi in tuta), a yoga (quindi in tuta) o al mattino prestissimo e alla sera tardi nel weekend (quindi in tuta)".

Capite quindi il mio disagio quando, due volte la settimana, devo comparire sugli spalti della piscina comunale vestita come un essere umano di sesso femminile che torna dal lavoro. In pantaloni, perché io la gonna la metto quando non vado a lavorare.

Già, andare alla comunale rappresentava un problema l'anno scorso. Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore, ma non mandarla ANCHE ad aspettare la figlia costringendola, per 45 minuti due volte la settimana, a vedere la corsia di agonistica degli adulti, Dio buono.

Quest'anno poi mio marito ha scelto l'atrio della piscina come luogo di tortura, dato che è lì, nei 15 minuti in cui aspettiamo la Princi mentre si asciuga, che mi spiattella cose, mi butta fuori frasi, mi sega le gambe con proposte.

La corsia agonistica della prima fascia oraria serale merita meno dell'anno scorso, grazie al cielo. In compenso, ho discusso al bar di Memole Follettodeifiori la presenza inquietante, nella seconda corsia nuoto libero, di due, a volte tre manzi, che fanno due vasche con stile sciolto, poi si piazzano statuariamente al bordo con braccia conserte, e passano dai 20 ai 30 minuti a mollo come antichi Romani alle terme, parlando fitto. Dalla faccia serissima si capisce inequivocabilmente che parlano dell'origine del mondo, che Dio la benedica, tutto il resto, come dicevano i colleghi di mia madre, non è che mistificazione.
Sono gradevoli da guardare, ma io più che altro li ho studiati perché mi faccio domande profonde. È evidente che non sono lì per il rimorchio. Altrimenti ciondolerebbero altrettanto statuariamente in palestra, a quell'ora. Lì ci sono pochissime persone, i corsi dei bimbi sono finiti, quindi niente nugolo di madri panterose (quelle si eclissano appena va via il Perfido Lucian, l'istruttore gnocco), non è un'ora da ragazze, ma da exatleti che si mantengono in forma e grosse signore che tentano di fare aquazumba sfidando il ridicolo. Non si guardano in giro, i manzi, parlano secco, deve essere un po' come quando io e la Frenci andavamo all'Ikea e ci stavamo tre ore senza comprare niente, solo per parlarci. È una cosa carina, si vede che sono amici, soprattutto due, il terzo ogni tanto nuota anche. E io mi chiedo quand'è che si fanno la fisicata, se lì non muovono muscolo. E mi chiedo perché non vanno a farsi un aperitivo, che costa quanto un ingresso in corsia nuoto libero, se tanto devono solo parlare.

Comunque. Una sera della settimana scorsa si verifica invece uno scenario del tutto diverso. Io poso la Princi ma invece di stare a vedere corro a fare la spesa e preparare cena, ché sono stata in giro tutto il santo giorno. L'Uomo non c'è (...). Ma è la settimana del nostro anniversario di matrimonio (...) e io ho dedicato 4 giorni a ristrutturarmi, pulizia viso depilazione fatta bene e anche nuovo taglio di capelli. Insomma, ricompaio in piscina per prendere la Princi che sono ancora vestita e truccata da lavoro e eccezionalmente ho la piega in perfetto ordine.
Entro correndo e sono già in preda ad un preoccupante giramento di testa, poiché appunto corro da ore, ma anche perché ho il cappotto e in piscina c'è il clima dell'isola di Giava.
Mi abbatto sulla balaustra e guardo se la Princi è ancora in vasca.
Oh.
Ah.
ECCO dove era finito il corso agonistica adulti come Dio comanda, santa Madonna. Questi non stanno a bordo vasca a parlare, no no.
Ma soprattutto. Ecco dove stanno quelli che alle parole preferiscono i fatti.
Il tempo di realizzare che la Princi non è in vasca e neanche a bordo vasca, quindi deve essere uscita da pochi secondi, e in quattro, in due corsie diverse, mi hanno radiografata bene. Addirittura colgo un labiale: "La conosci?" rivolto al miglior pezzo della corsia cinque, che dopo un "No", comunque, si volta di nuovo, forse per stabilire se è il caso di.
Bene, prendo nota. Corsie ad alto impatto ormonale solo dopo le 20,30, è gradito il cappottino sciancrato, astenersi perditempo. Infatti mi asterrò, da ora in poi.

Mi torna in mente una conversazione con SDMS di qualche settimana fa, sull'opportunità di considerare un corso universitario denso di venticinquenni.

Come se questo potesse risolvere qualcosa.

(Il video che segue me lo fece notare su Mtv anni fa l'Uomo, come del resto "My Immortal" del post precedente. Sconsiglio caldamente la visione a chi non ha in corso una relazione sentimentale più che felice. E anche a chi ce l'ha. Io allora ce l'avevo, e adesso é ancora peggio rivederlo.)











giovedì 22 ottobre 2015

La speranza mia dolce

Ieri cercavo parcheggio, con Sanguedelmiosangue, per andare da qualche parte a pranzo. Essendo giorno di mercato, era terribile essere in giro prima di mezzogiorno, la città era invasa da zombie dotati di patente discesi appositamente dai paesini, e posti per le auto zero, fino a sopra la cattedrale.
Appunto lì troviamo posto. Discendendo una stradina pedonale dai ciottoli tondi, gli dico:
"Ma tu l'hai mai vista la cattedrale?"
Risponde di no.
Gliela mostro. Siamo d'accordo entrambi che, sulla porta, a me si inarcherà all'indietro la spina dorsale, mi si gireranno gli occhi e inizierò a sbavare parlando in una variante dell'aramaico antico, mentre a lui, probabilmente, accadrà che si spacchi un lastrone di pietra sotto i piedi, e ne escano quattro nerborute braccia nere puzzolenti di zolfo, per trascinarlo giù giù tra i violenti contro natura. Ma decidiamo di correre il rischio perché il gotico piemontese vale la pena, e dentro, io lo so, le colonne sembrano alberi, tutte dipinte con serti di vite che si avvolgono delicatamente fin lassù in cima.
Solo che l'antico legno del portale è sbarrato. Guardo l'ora: attenzione, è scoccato mezzogiorno. The calling of the agnolotto. Tutta la città sta per svuotarsi e gli zombie dei paesini stanno per essere risucchiati verso le loro tavole, in un vortice di bagna cauda.
Infatti, quando svoltiamo verso il centro, siamo presenti ormai solo noi e i turisti. Stranieri, perlopiù.

Ma in tutto questo io ho fatto una cosa che ormai faccio di rado, cioè sono passata a piedi sotto la cattedrale.
Dove passavo ogni santa mattina, con sole o nebbia, pioggia o neve, per andare a lavorare a Scuolaprivata Delle Stronze, il primo anno d'insegnamento della mia vita, l'anno in cui ho scoperto Asti. L'anno secondo della mia vita con l'Uomo. La cattedrale l'ho vista in tutte le sfumature di luce, e il laterizio monferrino cambiava colore e quasi consistenza, veniva da pensare che Monet avrebbe saputo cosa fare, se fosse passato di lì tre o quattro giorni di fila.

E non solo lui.
Stamattina svegliandomi da sola (di nuovo... ancora... sempre sola) ho pensato alla ragazza di ventisei anni che arrivava sui ciottoli tondi, carica di quaderni, dal vento di Genova e dalle nebbie argentate della pianura, e a tutto quel sangue giovane e felice che pompava nelle sue arterie. E ho scoperto che so a memoria, senza averla mai studiata, ma dopo averla spiegata a dieci terze, una poesia nella quale mai mi ero riconosciuta e che, oggi, mi sta addosso come un guanto.

"Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!"




sabato 17 ottobre 2015

L'amore d'autunno

E questo è.

La mia amica ed ex collega, che quest'anno festeggerà il secondo anniversario di matrimonio con il marito modello, dopo anni di sbagli, stalking, solitudine e vomitate per l'ansia mentre tirava su come riusciva i due figli, che ora viene a yoga con me, lavora in un paesino dall'altra parte della provincia, scomodissimo ma tanto carino, e dice con una stranissima calma: "no, ma io sono felice".

Le foglie gialle e rosse che cadono.

Il sole che sale piano dietro le nebbie.

L'espressione sul viso dei miei alunni, quando spiego che su Internet non c'è, quello che dovrebbero veramente immaginare a proposito del fare l'amore con qualcuno, che ci arrivano molto più vicino assaporando la potenza di un verso o di una pagina di romanzo.

Mia figlia che ride. O che tiene musi. O che ha sonno. O che stende. O che scrive. Mia figlia, sempre.

L'extraterrestre che scende dalla macchina mentre gli sto passando proprio dietro, non mi vede, e una stringa di miei pensieri, tanto diversi da quelli che avrei avuto un anno fa, che rimane attaccata al suo maglione scuro.

Gli occhi, verdi di due verdi diversi, dell'Uomo, che mi fissano dalla panca di fronte, nell'atrio della piscina, e la sua voce indescrivibile che dice "Non guardarmi così".




venerdì 16 ottobre 2015

A grande richiesta

Le due ricette più richieste dopo gli assaggi della settimana. Ma se a cucinarle non ci sono i micidiali bsmbinetti della mia seconda e i miei tormentati preadolescenti di terza, non sono sicura che possano venire bene.





mercoledì 14 ottobre 2015

Cioccolato fuso

Una delle due nuove colleghe di Inglese, la Caramella, sta sororizzando con me. Non è niente male, a dire il vero, è una che non gira con un palo nel chiulo come altre colleghe, questa dice "ohccheppalle, oggi devo interrogare!!! Dai ma l'intervallo non può durare così poco, su!" E non disdegna di arrivare a piedi fino al bar per farsi un caffè. Però poi lavora, eh. Si muove bene, ha esperienza.
Solo che ha sororizzato così bene da passarmi la simpatica gastrointestinale che i suoi figli hanno avuto la settimana scorsa.
 
E qui si vede che le cose sono cambiate di brutto, perché, a parte infilarmi sotto il piumino sabato alle cinque e mezza di pomeriggio e dormire fino alle sette di sera, in realtà me la sono fatta tutta in piedi. Imbottita di antiemetici, sono andata a lavorare, a yoga e anche a cena fuori con il Borbone Gentiluomo e due sue colleghe. E ho portato e riportato la figlia in e da mille posti senza mai chiedere il cambio al marito. 
Arrivata a lunedì con al mio attivo 80 ore circa di malessere abbastanza atroce, e le gambe molle, avevo qualche dubbio sul fatto di poter gestire il laboratorio di cucina, da me stessa medesima previsto per martedì.
Essendo, oltretutto, martedì, il giorno in cui due terzi della scuola partivano per l'Expo di Milano, portandosi via quasi tutti i prof, e alla domanda "ma tu per esempio potresti coprire parte del pomeriggio?" io avevo risposto sì, per poi ritrovarmi a firmare tre ore di supplenza di fila e essere l'unico docente presente nell'edificio dopo le ore 15 e 30, con una pluriclasse da trenta persone. Che stranissima sensazione, tra l'altro. Come fosse casa mia, e come fossi persa su una montagna del Bhutan, al tempo stesso. Boh. Arrivando a casa ho avuto una botta di magone. Che sentimentale del cazzo che sto diventando.

Comunque. Ieri mattina, grazie a Dio appena guarita, arrivo con dieci sacchi del supermercato e prendo possesso della cucina. Per due giorni di fila, solo perché io sono la veterana del laboratorio che sa dove mettere le mani e loro invece sono nuove, scattano ai miei ordini prima la Bottadicoca, poi l'Impeccabile, e perfino Fraulein Hitler, oltre a un numero imprecisato di bambinetti più e meno imbranati. Risultato: due quiches di zucchine e crescenza, due crostate, un'enorme torta ebraica al cioccolato e arancia (ricetta veramente spaziale della Bottadicoca), crepes dolci e salate, pere Belle Hélène, muffin cioccolato e banane.
Sarebbe a dire spuntino dolce e salato per tutti i presenti, comprese bidelle e segretarie, ieri mattina; "colazione" di stamattina, intesa come assaggino di crostata e torta al cioccolato, per la mia terza rientrata zuppa dalla tirata milanese sotto la pioggia, e per i prof; altro spuntino per tutta la scuola stamattina; e ce n'è ancora per la "colazione" di domani. Cioè, presi dal sacro fuoco, abbiamo cucinato in tempi e dosi così generosi che è avanzata roba da mangiare, in un edificio pieno di bambini: un record. Satana, che in occasione della preparazione delle crepes sfodera un talento divino, è stato due ore d'orologio davanti ai fornelli, a gestire due padelle insieme. Alcuni non hanno la manualità di sbucciare una pera o fare a rondelle delle zucchine, per non parlare del servire le mie elegantissime pere con cioccolato fuso, panna e gelato dopo averle spatasciate, maltrattate e sbattute nel piatto così tanto da farle assomigliare a un budino dell'ospedale vomitato. Ho detto cose irripetibili su come sarebbero stati espulsi da qualsiasi scuola alberghiera, e invocato lo spirito di Simone Rugiati, che venisse a sfotterli per la loro magra abominevole alla prova di presentazione.
Si sono lasciati maltrattare felici.

Ora. Nella lista dei motivi per cui non me ne posso andare da Scuolina Rosa figurano: il fatto di attraversare i corridoi con addosso un grembiule, in mano un vassoio di muffin caldi, della farina su una guancia, attorniata dai ragazzini che hanno il cioccolato fuso fin sulle sopracciglia; il momento splendido in cui chiedendo educatamente permesso ("se lo dite in giro, vi faccio sospendere") mi ficco in bocca il cucchiaio con cui abbiamo spalmato la marmellata di pesche o la Nutella e vedo le faccine illuminarsi di simpatia; la mezz'oretta di calma in cui restano in pochi a pulire e magari si parla a cuore aperto del più e del meno, senza ruoli, senza cattedra; la scoperta di un alunno che in classe si agita come un posseduto o si distrae di niente, e in cucina invece è preciso, sereno, a suo agio. Sono giornate di felicità intensa e innocente. Il massimo dei massimi è ricevere nel frattempo la visita di un prof in pensione, o di un exalunno grande: che, regolarmente, alla vista della cucina inondata di marmocchietti imbranati e al riempirsi le narici del profumo di crostata e biscotti, ha un momento proustiano e si commuove.

Di stamattina mi resterà la prima mezz'ora. Quando sono arrivata in seconda, ho visto che erano in pochi perché, dopo le dodici ore di file, visita in piedi, e pioggia battente, molti stamattina erano a pezzi e non si sono alzati. Allora ho annullato il tema in classe e preferito continuare con le ricette tutti insieme.
"Prima però voglio sapere una cosa. Brad, l'hai tirata tu la matita che è finita in faccia a Orsetta, vero?"
Ecco, Brad Pitt quello vero, da piccolo, quando lo sgridavano e si vergognava tanto che gli veniva da piangere, ve lo figurate quanto poteva essere da mangiare di baci? Questo qua appunto era così. Occhi azzurri pieni di lacrime, deglutizione faticosa, pallore mortale. Annuisce muto e attende il destino che, sicuramente, a giudicare dalla sua espressione disperata, sta per polverizzargli la famiglia, la casa, la vita.
Il destino in questo caso sono io, e detesto iniziare la giornata facendo piangere un dodicenne. Ma dura lex etc. Quindi dico in termini semplificati al ragazzino che credo che sia poco furbo, dopo che i tuoi ti hanno spostato da ScuolaFiga dei Quartieri Alti, dove morivi d'ansia, in una scuola tranquilla dove stai bene con la tua classe, portare a casa una nota che dice chiaro che te ne approfitti e esageri.
Posso vedere, come se avesse la fronte di cristallo, che Brad Pitt pensa a una punizione esemplare tipo accademia militare e si chiede se sia il caso di fare testamento. Invece faccio una cosa strana e gli chiedo di scriversi la nota da solo, cosa che fa, in calligrafia ordinata, riuscendo a non bagnare la pagina di lacrime, perché tiene i denti stretti e risponde solo a cenni, ma guardandomi con un'espressione che dice "oh no ti prego mi sento una merda, mi stavi anche simpatica e non volevo deluderti, oddio scusa, come ho potuto". Roba che io mi devo allontanare di corsa dal suo banco, altrimenti gli stamperei un bacio secco in fronte e gli comprerei le caramelle.
"Informo i miei genitori che l'altro giorno durante la lezione ho tirato una matita che è arrivata in faccia alla mia compagna F. Non ho detto che ero stato io e così ho fatto prendere una nota sul registro a tutta la classe." Gliela firmo, gli chiedo di portarla controfirmata, andiamo in cucina.

"Adesso qualcuno porta le crostate alla mia terza" dico.
"VADO IOOOO" strillano.
"Ah no, vado io" rispondo, "altrimenti finisce come ieri, che alcune crepes sono partite ma non sono mai arrivate..."
Poi ci ripenso: "No anzi, ci mando Brad Pitt. Che ne ha già combinata una e adesso non si sognerebbe mai di farmene un'altra, vero?"
Che bello, vedere le nuvole sparire dagli occhi azzurri. Parte come un soldatino. Per il resto della mattinata, ce l'avrò attaccato al fianco destro come un'ombra, al bancone della cucina, in mezzo a dieci ragazzini ululanti che si fanno dire le cose sei volte eseguirà, in un silenzio trappista, qualsiasi mia richiesta nell'attimo in cui la formulerò, e non lo sentirò mai nemmeno respirare.

Vado a omaggiare di persona la terza, durante la distribuzione della crostata. La Boscaiola ha già fatto capolino in cucina per salutare, sorridendo. La Vagabionda, quando arrivo in classe, mi viene incontro a braccia tese. "Bisogno di coccole?" chiedo sorpresa. "Sììì." E mi ritrovo così sollevata di vederle lì tutte e due, contente di essere a scuola, che la abbraccio davvero.

Stasera, in salotto da noi asciugano sullo stenditoio una dozzina di grembiuli. Domani lezione, ora basta giocare col Dolceforno, cazzo siamo indietro, scattare, fuori i quaderni. Pomeriggio coi genitori in riunione e, mannaggia, non ho scritto i Pdp e neanche i progetti, scadenza per la presentazione: domani, vacca maiala.  Eh. Qualcuno vuole un muffin?

Ah scusate. Guardate con che grembiule si è presentato Satana, per la serie: paraculi fin da piccoli. Ma, in effetti, è il Michelangelo delle crepes, per cui gli abbiamo perdonato il full frontal.












 

Al cuore, Ramon

Okay. Ieri avevo 4 ore di lezione. Ho fatto le prime 2. Poi sono uscita alla fine della sesta. Perché le 4 successive le ho passate a gestire, con un vicepreside molto preoccupato, il fatto di avere 3 (TRE) alunne che si sono inflitte tagli con il cutter. Una aveva uno sbrego di 15 centimetri su un avambraccio.

E la cosa più brutta è che delle tre questa è l'unica che sta zitta e non dice perché. È la nostra boscaiola bisessuale dichiarata, coi capelli strani. Che non avevo mai visto piangere e che ha il pelo sullo stomaco di fare a ME scena ostinatamente muta, una volta, prova di resistenza, per 75 minuti.  Ma ha pianto quando le ho preso la mano gentilmente per girare il braccio e esaminare di nuovo la ferita. Ha pianto anche mentre continuavo a tenergliela, la mano.

Dopo la vista delle ferite, lo spiegone in classe e la discesa in presidenza, in piena crisi isterica, di padre e madre della Vagabionda, mi hanno dovuto dare dieci minuti di bonus per farmi bere un caffè battendomi su una spalla. La Bottadicoca, che sul serio sta diventando mia amica, si è fatta carico di fornirmi in fretta e furia un argomento del più e del meno su cui concentrarmi, mentre io stupefatta realizzavo che avevo il labbro inferiore che tremava. E non mi ci hanno MAI vista, così. Tolte le occasioni strettamente legate alla morte della Compagna Collega.

Poi dopo poco il Gigante torna a cercarmi per dirmi che anche la Gnocca ha dei tagli. La aspettiamo insieme, parlando, un bel po' sconsolati, mentre fa la prova di Tecnica. Poi lui, che ha lezione, me la lascia. Questa ha meno recriminazioni esplosive sulle persone che ti ghettizzano perché sei bisex, rispetto alla Vagabionda, e una parlantina che compensa abbondantemente il mutismo doloroso della Boscaiola. Parla a ruota libera e intanto trema come un pulcino.

Adesso tra me e il vicepreside è insorta la questione se affrontare l'argomento sessualità con le famiglie. Lui dice che preferirebbe sapere. Io dico che devono essere le ragazze a parlare. La Boscaiola non ha niente da dire che a casa non sappiano già. Le altre due potrebbero essere solo molto confuse.

Tutte e tre stanno male, però. Con una differenza. La Gnocca è in una classe-caserma di machisti, caciaroni, infantili, simpatici e svegli per carità, ma insomma, persino io lì ho dato una nota di classe sul registro. Per un mozzicone di matita volato durante una lezione, tra l'altro in faccia  a Orsetta Marrone. E, ahiahia, nessuno ha rivendicato il gesto insano. Ma Brad Pitt, durante l'interrogatorio, era bianco come un lenzuolo. Qualcosa mi dice che a casa Pitt non la prenderebbero bene se portasse una notazza dalla scuola dove lo hanno trasferito per farlo andare a lezione sereno. Insomma, la Gnocca ha compagni di classe che vanno ancora civilizzati (che cazzo ha fatto per UN ANNO INTERO la mia collega Stepford Wife?).
Invece la terza C della Boscaiola e della Vagabionda, in occasione della scena penosa in cui ho fatto tirare su le maniche a entrambe, e poi le ho fatte parlare (una, l'altra piangeva), ha dato ottima prova. Seri, forti, compatti, non una parola fuori posto, partecipi senza drammatizzare. Anche Jojen, il nuovo arrivato da Scuolafiga delle Classi Alte, ormai è parte della classe e ha coccolato la Vagabionda, sua compagna di banco, non prima però di essersi alzato sulle sue assurde gambe da trampoliere per andare fino al banco della Boscaiola, a batterle amichevoli buffetti sulla schiena, con sincera simpatia.
E così l'ho detto: "Sentite, VOIALTRI, prima che vada devo dire ancora una cosa: siete una classe coi fiocchi,veramente". Al che i fotoni del sorriso di CCCP, che già normalmente sono rilasciati in quantità di tutto rispetto durante le mie ore, hanno dato un lampo che ha attraversato la classe, tipo quando prendi in pieno un autovelox. Non che fosse l'unico che sorrideva eh. Io invece a sorridere non ce la facevo. Ma quando ce vo', ce vo'. Sono davvero in gamba, i rospetti.

Sulla porta, partiti i pullmini, io e il Gigante ci salutiamo stancamente.
"E questo era il lunedì", mormoro io.
"Era il lunedì", ripete lui.
"Ciao, a domani."
"Ciao."

Come direbbero alcuni exalunni, poi boh, tipo che stamattina mi sono candidata per il Consiglio di Istituto.




giovedì 8 ottobre 2015

Then I will love what (s)he becomes

E adesso è ottobre.
Ho le gambe di legno e questa strada che tanto amo, che fa il giro delle colline a nordovest della città, mi pare un calvario, pur con le sue ville di mattoni rossi, le sue staccionate all'inglese che dividono i paddock, le foglie gialle che punteggiano i rami ancora verdi.

In questa magnifica giornata di tiepido sole, la Princi smaltisce con una bella dormita le fatiche del nuovo corso di nuoto e dei giochi matematici del progetto Diderot. Sanguedelmiosangue, dopo aver superato brillantemente il periodo di prova, nel suo caso durato circa 40 minuti, è stato ufficialmente assunto, a un anno da che ho licenziato Tuttapanna che non mi dava sufficiente continuità, quindi ora è nel mio ufficio a smazzare faldoni.

Io ho lavorato alle sudate carte martedì, poi ho avuto una di quelle serate in cui l'Uomo, la mia personale fetta di sole in questa vita, mi sbatte in faccia le cose che, finchè vivremo qui quantomeno, dovremo pagare. E mi ributta giù nel buio.
Stavolta, dalle pagine locali di un quotidiano, un ben noto viso ci fissava e lui prima me lo schiaffa davanti e poi, con raffinato sadismo, si alza per fare una telefonata, serafico, mentre io sto lì impietrita con le guance ustionate dal rimorso. Scenario: la zona bar delle piscine. Temporaneamente trasfiguratasi nel grigio New England di Hawthorne.

Poi beh, diciamo che gli ultimi mesi, e le conversazioni delle sei di mattina con Agatha, la mia amica whatsappica del lontanissimo Nord Europa, mi hanno insegnato tanto. Così sollevo i miei molti chili di tristezza, colpa e smarrimento dalla panca e mi sfilo le scarpe per entrare nello spogliatoio, dove la Princi sta asciugando i suoi bellissimi capelli ormai lunghetti e vaporosi.
Diciamo che ormai sono addestrata a piangere solo lo stretto indispensabile, e di certo non più perchè ho subito un rapimento da parte di quella creatura ultraterrena. Piuttosto piango per tutto quel che assolutamente non sono più in grado di capire, evitare o quantomeno attutire nella mia, ora terrenissima, per non dire ctonia, esistenza attuale.
Comunque, quando arrivo a piedi nudi, buongiorno verruche, dalla Princi, le due lacrime di numero che mi hanno scottato le palpebre nel breve spostamento si sono già asciutte, come direbbe mia figlia.
E il resto della serata passa senza intoppi davanti a una pizza, il che, dice Agatha, dimostra molte cose. E, secondo il resto dell'universo creato, dimostra una cosa sola, e incontestabilmente: che sono una povera scema.

Ma io tengo duro. E anche mercoledì, dopo un po' che cammino sentendomi da schifo, totalizzo i miei 45' di aria aperta e attività fisica. E al ritorno si sa che ci sono i capelli da lavare e tante cose da finire, e anche a stasera dai che ci siam quasi arrivati anche se è ottobre.

Questo penso. Ma c'è una sorpresa, la sera. Non al cinema, dove arriviamo in ritardo per vedere "Inside out" e l'Uomo è molto scocciato, perché abbiamo perso il cortometraggio iniziale, che lui ha già visto. Io gli chiedo di cosa parlasse, mi risponde "di due vulcani, ma bisogna vederlo, non si può raccontare". Allora gli prometto che tornerò a vederlo e sento che è contento. La sorpresa ce l'ho quando, rientrando, ne trovo una versione parziale su Youtube.

(Che stai facendo, esattamente, Uomo? Va beh. Io, comunque, ti amo.)

martedì 22 settembre 2015

Primi spunti - 3

"E adesso che abbiamo scritto la frase facciamo quello che facevamo già l'anno scorso..."
"...sbagliare."
Vocione che proviene dalla taiga: è la versione 3.1, potrnziata a livello ormonale, di  CCCP, la gioia della mia vita in questa terza.

Ah, mi sono innamorata. In seconda. Di Attimo Fuggente. Che sembra uscito dal suddetto film. Ciuffo bruno, pallidino, fragile, poco concentrato, ma mica scemo. Quando ride è stupendo, ma lui non lo sa. Le ragazzine sono impallate per Brad Pitt, ovviamente, e per i bei ragazzi alti della terza A (i fratelli piccoli di Winnie Pooh, Atreiu e Huck Finn, e un paio di loro compagni). Io punzecchio Attimo Fuggente: "caffè? Cappuccino? Su su sveglia!!" perché al mattino è nella nebbia fitta.

In seconda c'è Satana, ma in prima c'è Belzebù. Penso che ci ucciderà tutti. È tremendo.
Paddy è un DSA grave. Portato dalla sottoscritta in primo banco, d'urgenza, a metà della prima lezione seria di Geografia, ha smesso di alzarsi. Ma resta indietro come Tarzan a un pranzo di gala.




domenica 13 settembre 2015

Primi spunti - 2

In prima sono cinquemila, o almeno tali sembrano.

E sono PICCOLISSIMI. Soprattutto se rapportati agli exalunni che per tutta la settimana hanno descritto ampi giri a passi rilassati e distesi nei corridoi, perché le superiori iniziano dopo. E' difficile credere che anche questi cosini implumi, questi gattini abbandonati nello scatolone, diventeranno altrettanto grandi e spavaldi.

E ce n'è uno che si chiama come il santo protettore dell'Irlanda, ed è biondo come un bambino anglosassone e viene da una famiglia troppo numerosa e scalcinata, come appunto gli emigranti irlandesi. Perciò lo chiameremo Paddy.
E ce n'è un altro che chiameremo Lexotan, perché ha tutta l'aria di averne bisogno. Fisicamente, è la versione maschile di Mercoledì Addams. Ma più ansioso.
E mille bimbe castane di varia etnia e provenienza ma tutte uguali uguali uguali, per cui spiccano la cuginetta di Punta di Diamante, che è castana pure lei ma con due fanali celesti, talmente grandi da essere destabilizzanti, al posto degli occhi, l'unica mora che chiameremo Frangetta, e le rare bionde. Di cui una sembra la Fatina dei Fiori. E l'altra è la mia strappacuore di quest'anno.
E' piccola in modo assurdo. Ha la coda mossa e un po' sfatta, e gli occhi azzurri, ha gli occhiali, ed è tutta un tic nervoso. Hffh hfffh. Tira su col naso. E dicono le maestre che quando è tesa scatta anche con la testa, verso la spalla, da non riuscire a scrivere. Hffh hffh. Me la mangerei di bacioni, di quelli con lo schiocco proprio. Non so ancora come chiamarla, ma ha anche un nome incantevole che più adatto a lei non si potrebbe. Ed è sveglia, sarà nevrotica quanto si vuole, ma fatevelo dire, io e lei insieme faremo grandi cose. Devo trovarle il soprannome più bello e tenero del mondo. Aiutatemi.



giovedì 10 settembre 2015

Primi spunti - 1

In seconda già vedo che sarà croce e delizia.
C'è la piccola dislessica disprassica che però ci mette coraggiosamente del suo meglio.
C'è Orsetta Marrone, sorellina di Orsetto Marrone, che va in ansia quando sbaglia. Anzi, va proprio in ansia quando risponde, parte convinta poi si accartoccia.
C'è Satana. Ebbene sì me lo sono ripreso, uguale identico a quando l'ho bocciato.
C'è la Gnocca, che però è anche in gamba.
C'è Brad Pitt. Che è quello che l'anno scorso aveva attacchi di panico urlati a metà corridoio (più verso la porta) e nooo nooo io voglioandareacaaaasaaaa. Frutto di un anno quasi intero a Scuola Fica dei Quartieri Alti. Dove allevano la super razza, primi in tutto, pieni di soldi, pieni di boria, primi alle gare, criteri di valutazione da liceo. I Fiumi di porpora, se capite cosa intendo. Infatti qui sta benone e quest'anno si è iscritto anche un suo compagnuccio di pallone, l'Albarino. Che è grazioso, castano e tutto firmato, e impostato in modo militare da accademia ufficiali, tanto quanto Brad che è biondino, tutto firmato e perdutamente, rapinosamente, quasi fastidiosamente bello, come Brad Pitt quello vero.
"Voi due la fatica non la temete, tanto, prima di andare a scuola, flessioni nel cortile alle sei e mezza di mattina sotto la pioggia, l'anno scorso, no?" Brad mi guarda con aria pensosa. L'Albarino mi sorride grato.