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mercoledì 8 maggio 2013

When Dylan met Oscar

Sono dieci anni che faccio questo mestiere e a volte penso di non aver capito una beata mazza degli studenti.

Esempio. La lettura in classe.
Intendo quando io, insegnante, prendo un testo e lo leggo alla classe.

Per dire: la terza C, che è una classe di zombie, quando leggo i Promessi sposi partecipa. Non dorme nessuno, la volta dopo si ricordano le cose, fanno domande: sì sì, loro, gli stessi che mentre io cerco con tutta l'anima di trasmettere la bellezza immortale delle Ricordanze o faccio una lezione magistrale sul Verismo hanno l'elettroencefalogramma piatto, bisbigliano, fissano il vuoto, fanno un'altra materia, ridacchiano, disegnano, dormono (letteralmente).
Cioè, l'altro giorno Teppa Gentile seguiva con la bocca aperta l'ingresso di Renzo a Milano, quando vede la farina e il pane sparsi sul selciato: e oggi, siccome Christiane F. protestava ad alta voce di essersi persa un capitolo, perché mentre io leggevo questo episodio lei era a farsi interrogare di Geografia, gli altri in tre minuti le hanno riassunto la parte che ha saltato, con la stessa foga con cui mio cugino mi aggiorna sull'ultima puntata di Game of Thrones.
Che dire. A me a volte sembra tempo buttato, mancano cinque settimane alla fine della scuola e sono a Verga, e invece di fare letteratura tre volte la settimana vado nei dettagli su Gertrude e l'Innominato: ma che sono scema?
Poi però penso che questa terza scalcinata avrà almeno un argomento su cui sentirsi sicura all'esame. E dopotutto è Manzoni. Cazzo, mi starà anche antipatico ma è un bell'italiano da leggere a voce alta.

Poi da qualche tempo si verifica un fatto che, invece, non ho capito.

Con la seconda, colta da frattura gemellare degli zebedei dopo l'ennesima settimana in cui per fare lezione dovevo (dovevamo: anche i colleghi) dare punizioni, gridare, riempire di note il registro (SESSANTUNO. Ne hanno SESSANTUNO, e direi che venti sono mie), picchiare la mano sulla cattedra e scaraventare in corridoio Dylan o Huck o Winnie o Atreiu, a un certo punto mi sono messa una maglietta con la scritta 'STOCAZZO CHE MI FATE PERDERE LA CALMA UN'ALTRA VOLTA e, di punto in bianco, a metà di una lezione di antologia, mi sono fatta portare "Il fantasma di Canterville" e ho iniziato a leggerlo a voce alta. Adesso ce l'ho in borsa e, quando mancano venti minuti alla campanella e noi abbiamo terminato un lavoro, lo sfodero, lo apro e leggo.

E così ho visto succedere una cosa che non mi sarei mai aspettata. Alla mia lettura, il più possibile briosa, delle avventure dello sfortunato Sir Simon, più di metà classe va in coma. Sì, lo stesso gruppo classe che l'altro giorno rabbrividiva all'immagine del mare che si richiude inabissando per sempre la nave di Ulisse, che sgranava occhi avidi alla descrizione di Lucifero, che si è studiato tutto l'Orlando Furioso minuto per minuto coniando (questo è Atreiu) un immortale personaggio dal nome di Brodomonte e litigando tipo assemblea di condominio sul vero aspetto dell'Ippogrifo: cavallo alato come Pegaso, o grifone col becco come in Harry Potter?
E invece crollano sui banchi, guardano nella quarta dimensione, si riempiono di tic nervosi, fanno a pezzetti la gomma da cancellare o si trafiggono la pelle con i compassi. Però. C'è un però. Alla lettura di Oscar Wilde non si zombifica tutta la classe. Solo la maggioranza. E sapete chi sta fermo, concentrato e attento?

Esatto. Quelli che di solito, nelle altre lezioni, si fanno scagliare con urla furibonde fuori dalla porta.

In particolare il chiodo della mia bara. Che in questo periodo è INSOPPORTABILE. E' l'unico a cui abbiamo DI NUOVO spedito la lettera che lamenta un comportamento negativo.

Ma, quando io leggo Wilde, di colpo mi sento Orfeo che addormenta Cerbero con la sua musica. Si mette con la testa appoggiata sulle braccia piegate e non mi molla un attimo. Anche Atreiu, che è in primo banco, non si perde una sillaba, non si agita nel banco e sta perfino seduto dritto. E Huck, che invece seduto giusto tra sedia e banco non ci sta mai, dondola un piede ma non con i soliti scatti nervosi, guarda per terra ma non si distrae un attimo.

Però Dylan proprio si trasforma. Ha il banco talmente vicino alla cattedra che sento il suo respiro e vi giuro che cambia, come quando si entra in meditazione. E oggi, che leggevamo il bellissimo dialogo tra il fantasma e la dolce Virginia, siccome dopo un paio di minuti c'era ancora qualcuno che parlottava, si è girato e ha detto, seccatissimo, ai compagni distratti: "oh piantatela un po'", per poi immediatamente rituffarsi nell'ascolto. Mi è venuto un groppo in gola.

Gli altri scimmioni esagitati, che stanno attenti alle parole di Wilde, mi fanno una piacevole sorpresa. Ma lui proprio BEVE, come una pianta che fosse stata dimenticata al chiuso e senz'acqua. Mi fa venire voglia di materializzarmi ogni sera in camera sua, spuntando sul davanzale come Peter Pan, fargli una breve carezza sui capelli morbidi come seta, e leggergli una storia, per permettergli di deporre l'armatura da stronzo che tiene addosso tutto il santo giorno e di godersi un momento di pace.


4 commenti:

la povna ha detto...

Il fantasma di Canterville ha sempre questo effetto stregante su qualcuno... Succede sempre anche a me! :-)

(però, se posso dire, semi-OT: secondo me se avete dato 61 note sul registro, mi pare chiaro che lo strumento sia, ehm, come dire, per lo meno didatticamente sovrastimato...).

Anonimo ha detto...

Questo post ha risposto a una domanda che mi facevo qualche sera fa: è giusto che io legga ancora alla sera ai miei figli di 6 e 8 anni o dovrebbero leggere da soli?
Direi che le due cose possono coesistere! Grazie.

lanoisette ha detto...

su manzoni: fregatene! io spessissimo alle medie facev brani extra antologia, come quella volta che ho letto in classe praticamnete TUTTA l'Allegria di Ungaretti, con loro che si bevevano le poesie come assetati nel deserto. io credo che lo scopo del fare letteratura alle medie sia quelo di fargli comprender che qualcuno ha scritto cose grandi e belle, non importa quali. la storia della letteratura completa arriverà dopo.

e sul resto, che dire? nessuno dei teorici della lettura ha ancora capito perché qualcuno si appassiona alla lettura di A e qualcun altro alla lettura di B...

Squa ha detto...

Fantastico...
(Io -professione scienziata- ho riletto i Promessi Sposi qualche anno fa, restandone a dir poco rapita. Al liceo non lo avevo apprezzato come meritava)