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domenica 6 aprile 2014

Tre giorni su cinque di una settimana qualunque - Capp. 1 e 2

Il martedì


Cap. 1

Del perchè a volte bisognerebbe aver dato retta a papà e studiato giurisprudenza*
 
*(sto scherzando. Neanche morta)

Vado a lavorare TRE ORE PRIMA dell'inizio del mio orario per mettermi in pari con i registri.
Quello elettronico mi si pianta dopo aver inserito META' dei voti della recitazione della poesia a memoria.
Quello cartaceo è solo un quadernone del supermercato, si sta già rompendo e devo ripararlo con lo scotch, nonché fare tutta l'impaginazione con biro e righello.
Mi girano i coglioni.

Cap. 2

Del perchè bisognerebbe allargare il proprio giro di frequentazioni anche a gente adulta che non usi assorbenti per quattro giorni al mese
 
Arriva il tipo che ci ha fatto fare il laboratorio di poesia, quello molto tantrico, che non è assolutamente in grado di dirmi se gli basteranno tre ore per raccontare il suo viaggio in India alla terza. Cioè nel senzo che non è tanto per un fatto, quanto per un discorzo de libbertà dai vincoli, no, di lentezza come visione della vita, cioè sai, tipo che dipende anche molto dalla sensazione a pelle del rimando del percepito da parte dei ragazzi, capito? Lov lov lov. Che tra l'altro per carità sei carino, molto alternativo e abbastanza magnetico, ma non abbracciarmi quando mi vieni a parlare a scuola, oh, che poi arriva la collega Troll e vole sapè se stavamo a fà 'e orge. 

Pausa pranzo.
Il tirocinante della collega di ginnastica, che mi posta via messaggio privato cose sullo sciamanesimo, l'abolizione della caccia alle balene e i guerrieri della luce, a mia richiesta di spiegare cosa sia il seminario di movimento arcaico di cui parla bene sulla sua pagina FB, mi tiene un'interessante spiegazione sui corsi di sessualità arcaica. Con estremo diletto della collega Dolcebionda, che frattanto ci sta portando a pranzo nella sua monovolume e se la ghigna. Io commento solo: “Oh vedi, ecco cosa avrei dovuto fare a ventitre anni. Ora, come dire, mi vedo un po' impegnata.” Lui ribatte: “Ma puoi benissimo frequentare in coppia con tuo marito”, e lì sono colta da ilarità convulsa. Muahahahahahahah, iscrivere l'Uomo alle lezioni di trombata primordiale, oddio, muoio, pietà. Quando entro nel bar sto ridendo così forte che si girano tutti.

Intervallo del pomeriggio.
Arriva Bel Ragazzo Pacato, il mio exalunno diciannovenne che fedelmente, dalla fine della terza media, mi viene a trovare due volte l'anno. La Dolcebionda, che non l'aveva mai visto, si scompensa abbastanza. Devo dire che, tra la statura e la corporatura imponenti, la barba lunga, il sorriso fotonico e tutto l'insieme, è piuttosto difficile ricordarsi di lui quando era un bambino con le guancine tonde e gli occhialini da intellettuale.
Il bel figliolo stavolta arriva puntualmente per la fine delle mie lezioni, aspetta che io recuperi la mia roba, io cazzeggio un po' chiacchierando con lui alla macchinetta del caffè, pensando che se ne vada nel giro di qualche minuto, e invece mi segue in sala prof, poi mi segue nel parcheggio, alla mia frase “beh magari adesso devi andare” risponde “no, ho tutto il tempo”, e ignora due tentativi di salutarlo perchè devo andare io.
Che poi io alla fine vado via pensando a) mannaggia perchè proprio uno così appariscente mi si deve affezionare tanto e b) madonna siamo stati cinquanta minuti a parlare sotto il naso di tutta la scuola e c) porca vacca ora che ci penso è venuto direttamente da me e non ha fatto neanche il gesto di salutare altri insegnanti. Roba che poi una si tira delle notevoli pippe mentali. E quando finisce di tirarsele e si ricompone, le resta il dubbio di aver dato la stura a maldicenze, pettegolezzi e/o libere invenzioni da parte delle bidelle (che già mi vedevano scappare con il tipo tantrico tutto vestito debbianco dei laboratori), delle colleghe (note vipere) e anche un po' del marito (che si sta innervosendo di tutti 'sti pranzi col tirocinante... ma questa è una precisa strategia per farlo un po' ingelosire: il risultato serale è ...arcaico.) 

Decido che non è colpa mia se era il primo di aprile e il tirocinante della bionda e il mio exalunno erano in vena di scherzare, né se faccio un mestiere in cui siamo praticamente solo donne e bambini e quindi non riesco a rapportarmi decentemente con i maschi adulti e in particolare con la fascia tra i venti e i trenta, sulla quale mi dichiaro francamente ignorante. Peraltro non è colpa mia nemmeno se si avvicina la crisi degli anta, che in fatto di seghe mentali è tipo una seconda adolescenza. E poi 'sticazzi, oh, io ero al mio posto in trincea, in jeans e camicetta come mio solito, non posso farci niente se a fuori arrivano pericolose incursioni, né se il mio fascino ligure spopola qua tra le colline nebbiose (tzè!).
[Ricordiamo del resto che io sono “la ragazza più bella della spiaggia”, vero Tipa? (Tranquilli, non sono impazzita, è solo una vecchissima battuta che può capire solo una persona. E la spiaggia in questione, in ogni caso, era un rettangolo di spiaggia libera di sei metri per tre, dove io e la Tipa eravamo le uniche due sopra i sette e sotto i sessanta. Il tipo cui gli esegeti del periodo tardoellenistico attribuiscono questa definizione, evidentemente, preferiva le brune)]

A seguire:

Del perchè bisognerebbe ricordarsi sempre che la vita è come la scaletta di un pollaio: corta e piena di merda

Del perchè a volte bisognerebbe piantare un pugno sul tavolo in consiglio di classe e far pesare gli anni di esperienza che, dopotutto, ormai sono dodici

...e altre amenità

1 commento:

Ilaria ha detto...

La crisi degli anta come una seconda adolescenza: parole di vérita!