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lunedì 9 novembre 2015

Love, actually

La Caramella è separata da 10 anni e parla spessissimo di suo marito. Più che spessissimo: direi anche di continuo.
La Caramella è sola e non fa mistero di quanto questo le costi, ma anche di quanto le costerebbe rimettersi a dividere la vita con un uomo.
La Caramella si veste di colori allegri e ha sempre il gloss sulle labbra.
La Caramella fa la dieta e dice: uh, sono le nove e sto mangiando la seconda banana, andrà bene?
La Caramella mi è simpatica.

Stamattina arriva con un caffè in mano, e mi trova, china sulla minitrousse che tengo in borsa, che cerco di darmi la matita nera sugli  occhi pesti e bofonchio: "eh, anche io adesso vado a prendere un caffè."
"Te lo offro io!"
"Grazie, arrivo..."
"No ma stai, te lo porto!"
"Uau!"
E me lo porta davvero.

Poi si agita in giro per la sala prof. E sbotta.
"Allora io sabato mi sono vista con questo tipo..."
"...carino?" faccio io.
"Guarda, secondo me è un figo. È un artista, gira..."
"M-mh?"
"E così, niente, no, che poi non è che abbiamo una storia..."
"M-mh? Vedere foto?"
Intanto in sala prof sono arrivate la Generala e la Celhodoro, e dopo arriva anche la Secca.
La Caramella mi mostra un bel tipo sportivo in foto, poi si agita ancora, e lì cogliamo che non ci è solo andata a cena, col tipo:
"Ma le mie amiche mi hanno sgridata tanto! Mi hanno detto che così non è romantico... ma io scusa sono sola, sono libera, e poi non la voglio mica una storia... lui riparte, e sinceramente a me va bene così!"

La Caramella non ha idea di dove stia lavorando quest'anno, evidentemente. Ma io una sorella liberata non la lascio sola in mezzo all'allevamento di beghine dove entrambe siamo capitate, quindi la sostengo: "ma scusa, tu sei padrona della tua vita, sai tu cosa ti fa stare bene no? E poi le tue amiche, da che pulpito parlano?"
"Mah, ci  sono diverse situazioni... alcune sono state fortunate, oh. E altre sono separate ma si sono rifatte una vita... io non voglio dire che si accontentino eh..."

Interviene la Celhodoro, ex bella donna, molto convinta di sé e nota per aver pubblicamente cornificato il marito non una, ma TRE volte, prima che egli decidesse di non riprendersela più, o lei di non tornare più a casa.
"Secondo me con gli anni una persona capisce cosa è irrinunciabile e di cosa può invece fare a meno... la magia è per le ragazzine."
La Caramella le va dietro, sostenendo che lei non sa se troverebbe mai un uomo che non le pesasse mettersi in casa. Ma è chiaro che lei, alla magia, non ha smesso di crederci, e che il pensiero che la sua vita sentimentale si riduca a un weekend ogni tanto con il trombamico un po' la devasta.
Io affermo che comunque, quando deve scattare la scintilla, quella scatta. E allora, una, tanti programmi su cosa se la sente o meno di fare, li polverizza che è una bellezza.
"Tu dici che comunque quando la persona è quella..." inizia la Celhodoro, e la Caramella fa: "È che ormai mi sembra difficile incontrare uno che mi piaccia sia fisicamente che di testa..."
E io, senza pensare: "Oh, se deve arrivare arriva. Io ne ho incontrati due nella mia vita, e quando arriva te ne accorgi."

Ragazzi. Se avessi detto "io quando ero un uomo tutti questi problemi non me li facevo, peraltro menomale che ora mi sono operata e faccio sesso solo coi cammelli e gli alligatori", GIURO, non mi avrebbero guardata così male. La Generala mi ha letteralmente fulminata.
"Uno l'ho sposato, eh" dico in tono di scusa. E intanto, mentre le colleghe accatastano la legna per bruciarmi, penso, offesa: oh ma che cazzo vogliono queste? Mica ho detto se l'altro l'ho incontrato prima dopo o durante, no? Una POTREBBE aver provato cose grandiose assurde e epocali per più di un uomo, nell'arco di 40 anni? Magari sono stata fidanzata dai diciotto ai ventitre anni con un ragazzo fantastico che poi è tragicamente morto in un incidente, ma sono così fortunata da aver incontrato l'Uomo dopo?

Pensavo che oggi quella che si metteva nei guai dicendo apertamente i fatti suoi fosse la Caramella. Invece ho violato un ferreo tabù: donna sposata!!! Donna sposata non conosce uomo a parte il legittimo consorte!!! Donna sposata, gli occhi, bassi li deve tenere!!! Donna sposata, se domani mattina entra in sala prof e trova Cristiano Ronaldo allungato sul tavolone delle riunioni e completamente nudo, manco lo guarda!!!

Ma. Fatemi. Il. Piacere.

Poi ci ho pensato tutto il giorno. E stasera, combinazione, parlavo con la mia amica Elfodark. Che deve decidersi a mollare il fidanzato, inutile e ormai anche molesto. E mestamente mi diceva: "no vedi una poi deve pensarci, se uno magari è un bravo ragazzo con cui se la sente di mettere su famiglia" e io di colpo sento la mia voce rispondere: "No guarda, una deve pensare se lui la rende davvero felice, perché sì, ti puoi anche sposare così, con uno affidabile, magari non è la scelta sbagliata. Ma nella vita di persone giuste per te ne incontri, e il problema è che magari ne incontri più di una. E allora ti conviene che quello che hai sposato sia veramente il Numero Uno, per te. Altrimenti... te ne vai."
Elfodark mi ha dato ragione, ma, da come parla e guarda, si capisce che lei per ora non si è mai innamorata davvero. E, persino adesso, mi viene da pensare: poverina.

Poi allontanandomi ho pensato a queste due diverse conversazioni.
E ho capito una cosa. Che le mie colleghe sposate si sconvolgono più della mia frase che della trombamicizia di una collega divorziata, perché credono sinceramente che esista LA persona, quella che sposi, quella che non lascerai mai, quella da cui nessuno potrebbe mai distrarti. E mi sa che, proprio perché ho navigato e fatto naufragio nei mari tempestosi  del desiderio, io ci credo tanto quanto loro, e mai come ora, ahimè, mi è stato chiaro che io il mio Numero Uno l'ho incontrato e sposato sul  serio.

(Un attimo prima di sparpagliarci verso le aule, la Caramella ha mormorato in tono ancora più insicuro: "Poi secondo me, in quel che hanno detto le mie amiche c'era anche una punta di invidia..." e io: "Sicuro! Intanto tu la tacca su 'sto weekend l'hai messa". Lei ha riso come una diciassettenne. Che fatica che farò, a non raccontarle niente dei fatti miei per tutto l'anno.)





venerdì 15 maggio 2015

Risky business

Lo so, lo so, il lifting, Scientology, etc.

Però quando i genitori partivano e lui ballava in mutande e camicia in giro per casa com'era, eh?

Tom Cruise è come il mio compagno del liceo coi ricci biondi. Non posso dire di averlo mai conosciuto davvero, senz'altro non mi ha mai considerato e adesso probabilmente, a passarci del tempo insieme, non troverei niente che mi ispiri, ma il primo amore ti fa tremare le ginocchia anche decine di anni dopo, e gli perdoni tutto quel che può aver fatto o essere diventato nel tempo, perché al vederlo ti si attivano i neuroni di quando avevi quindici anni e ti batteva forte il cuore per la prima volta.


Comunque qui non si tratta di amori del liceo, né di attori delle cui immagini ricoprirsi la stanza e la Smemoranda.

Si tratta del fatto che TUTTA la vecchia guardia è partita compatta per la gita, portandosi dietro quella baciapile della Cavalla e il ventottenne Borbone Gentiluomo, ma lasciando a scuola la Brava Crista, la collega M. e l'Inutile come decane, e poi tutte le supplenti e le nuove assunzioni*, il Dolce Cowboy e me.

Elenco delle supplenti e delle nuove assunzioni

L'Impeccabile
Centovetrine
Milady
Semmodezena
Bottadicoca
Stepford Wife
Melinda
la Corazziera
la Ragazzina

Come a dire che, essendo l'Inutile inutile, la M. un po' presa dalle sue sempiterne questioni di salute e la Brava Crista notoriamente morigerata, tolti Centovetrine che ha la personalità di un manichino, il Dolce Cowboy che schizza sempre via alla fine delle sue ore e Milady che in questo momento ha altri (e gravi) discorsi in ballo...

...noi ragazze abbiamo fatto casino!

E rinforzato tra l'altro la robusta cellula di oppositori del renziano regime (alcune di loro oltretutto sono precarie e incazzatissime, su tutte la Ragazzina che si è appena sparata tutto il TFA, ma anche la Stepford e la Corazziera). Ma più che altro abbiamo parlato della scuola come la vorremmo. Come la vorrebbe chi capisce che servono interdisciplinarità, collaborazione, apertura, uso massiccio dei recuperi pomeridiani e dei progetti, sforzo di integrazione, sbattimento continuo per arrivare fino all'ultimo dei ragazzi, e un minimo di parità tra le sezioni.

Perché sì, anche Scuolina Rosa, piccola e felice, pur avendo solo tre sezioni, ha la sezione dei fighi, quella dei raccomandati... e la mia.

Già ne parlammo, e sapete la mia posizione. In fondo anche quest'anno io arrivo alla fine senza aver finito il programma, ma, in una seconda con quattro casi conclamati di sostegno e alcuni senza appoggio che però ne avrebbero tanto bisogno, interrogo sull'Inferno ad apertura di libro. E, tutto sommato, le giornate a seconde unificate coi pochi che non sono partiti per la gita lunga mi dicono che di grammatica i miei caproncini e le mie caprette valgono quanto gli altri.

E però la Bottadicoca, che non è una supplentina dell'ultima ora ma una con quindici anni di lavoro sulla schiena e la ferma intenzione di scavarsi il suo buchetto e piantare radici a Paesino di Sogno, e per quanto all'inizio mi abbia messo in allarme con la sua esuberanza in realtà mi è sempre più simpatica, è fermamente convinta di dover scalzare la superiorità del Troll, della Bestia Nera, della Stronza di Arte e della Bionda Svampita, per ottenere il rispetto che merita. E mi dice, facendo spuntare l'inequivocabile punta di un canino affilato che luccica al sole, che siamo a maggio e c'è gente che nei corridoi ancora non la saluta. E che la sezione C è la sola senza una LIM, mentre la A ne ha due e la B anche.  L'ultima che è arrivata doveva essere nostra, il Gigante era venuto a chiedere a me, in quanto titolare solida di sezione, se la volevo in seconda o in terza, e poi è stata montata in auditorium. Da cui la mia scarsissima tolleranza, quando arrivo con la classe dopo essermi prenotata e ci trovo gente che lavora al pc, insegnanti di sostegno, gente che fa lezioni a gruppi etc.

La Bottadicoca è una donna temibile e, anche se non penso di esserle simpatica davvero, ha finito per ritrovarsi nel mio stesso caruggio, diremmo a Genova, più e più volte. Se continuiamo a vederla allo stesso modo, spaccheremo tutto, lei con i canini e io con la mia famigerata alzata sprezzante di sopracciglio sinistro. Ma negli ultimi giorni mi è arrivata una notizia ancora migliore.

Pare che la prossima assegnazione di matematica, il posto della Compagna Collega che quest'anno è andato in supplenza temporanea, tocchi a Fräulein Hitler la Sanguinaria, che fu mia collega a Paesino Sperduto e che, udite udite, io adoro. Donna di intelligenza sopraffina, dal pessimo carattere, capace di sfuriate apocalittiche, di tenere testa a chiunque fra gli adulti, a torto o a ragione, e di bere il sangue di intere classi, riducendo anche i più tremendi a uno stato di silenzio ultraterreno e attenzione spasmodica che confina da presso con la sindrome dissociativa da stress post traumatico. Ma anche di inchiodare una persona al suo vero ritratto con una singola frase, detta con voce bassa e musicale, e di leggere i problemi dei ragazzi ai raggi X e fornire reali e circostanziate strategie di soluzione. Quando ci incontriamo ci facciamo realmente una festa ogni volta, l'anno passato insieme a Paesino Sperduto è stato indimenticabile. E questo pericolosissimo e affascinante esemplare sta per abbattersi dritto sparato sulla Bionda Svampita e la Bestia Nera.

Qualcosa mi dice che la mia cronica e non programmata affinità di vedute con gli insegnanti di Scienze MFN sta per mettermi in una posizione veramente strategica nella Guerra dei Tre Corridoi che si scatenerà a settembre.









martedì 4 novembre 2014

La gente banalizza


Domenica scorsa la Tipa ha avuto uno di quei momenti stupendi, la gioia di ogni moglie figlia e madre, in cui pensi: “O li ammazzo tutti, o muoio io”. Non so se lei la metta esattamente in questi termini, ma di certo non ne poteva più.
Per pura combinazione ha incocciato una domenica in cui io ero rientrata prima dalle mie rogne genovesi.
Allora alla sera è spuntata da me e ce ne siamo andate a cena io e lei, in una strana situazione rovesciata: di solito lei è la madre di famiglia con tutto sotto controllo e io sono la nomade sciroccata sempre in tragedia per qualcosa, stavolta lei, pur sempre molto carina e ben tenuta, era struccata e con lo scazzo, io invece sono uscita con un bel sorriso sereno, lasciando due piccole teglie di pizza fatta in casa pronte da infornare e una famiglia più o meno ridotta alla normalità.

La conversazione, a tavola, mentre io cercavo la morte per agnolotto ai tre arrosti, ad un certo punto si è volta verso alcuni concetti interessanti, che vorrei qui condividere.

Prima di tutto (questo, per la verità, è uno sviluppo successivo che, nel mio foro interiore, ho dato ai discorsi, tramite attente riflessioni notturne) ci giunge dal cielo una consapevolezza.

Non sono io che ho la crisi degli anta.
Sono gli altri che non riescono ad adattarsi ad avere a che fare con una persona che, finalmente, sa chi è e cosa vuole. In crisi ci vanno loro, non io che all'improvviso, pur sul mio mare agitato, vedo l'orizzonte con chiarezza.
In crisi ci va mia madre che non sa più come ricattarmi. In crisi ci va mio marito che non sa più come maneggiare le mie sicurezze. In crisi ci vanno i colleghi che non possono più trattarmi come la più giovane.

Di pari passo con questa rivendicazione di raggiunta età della ragione e, soprattutto, della facoltà decisionale, con la Tipa abbiamo fatto un discorso.
Il discorso potrebbe essere argomento di una nutrita serie di brevi articoli, intitolata: “La gente banalizza”.

Benedetta la mia educazione stracattolica e repressiva, io milioni di volte mi sono ritrovata nelle condizioni di subordinazione in cui davo ragione agli altri e pensavo di essere io quella che doveva migliorare, o recuperare. Ma adesso guardo la mia vita e mi rendo conto che faccio molte cose, produco, combatto, e nessuno può permettersi di dirmi chi devo essere. Però vedo anche un'altra cosa. La maggior parte della gente non ti dice cosa devi fare perchè si sente superiore, perchè è cattiva o perchè ama esercitare potere. La maggior parte della gente, semplicemente, non capisce un cazzo. Vive ad un livello di profondità diverso e con un'assoluta incapacità di empatia nei confronti delle sensazioni e dei sentimenti altrui. Il che, pensandoci, deve essere come stare dieci mesi l'anno in vacanza in Polinesia francese. Palme, spiagge, bungalow col tetto di paglia e non un problema al mondo.

Posso portare esempi fino a cadere morta, e starei ancora scrivendo.


I medici

I medici che non si rendono conto che tu non sei un chirurgo. Ti chiedono di tenere fermo il cane mentre gli spremono del pus fuori da un occhio, e ridacchiano se svieni. Ti chiedono di stare ore in piedi schiacciato tra le barelle in una corsia di ospedale che puzza di vomito, piscio e medicinali, e poi si meravigliano se non mangi. Ti chiedono di indossare degli occhiali che ti fanno venire il capogiro e la nausea e di “fare un po' di sforzo” per abituarti, poi ti sgridano se non li porti. Ma belli miei. Se io devo uscire, guidare, portare mia figlia a scuola, controllare i quaderni dei ragazzi, tenere d'occhio venti persone contemporaneamente, scrivere al computer, a mano e alla lavagna, poi saltare in auto e correre per cento chilometri a fare mille cose in un'altra città, e poi ritornare su e magari fare dei lavori di casa che prevedono di piegarsi, non posso avere nausea fino a piangere, e capogiro fino a dover stare sdraiata ferma con gli occhi chiusi, tutto il giorno per un numero imprecisato di giorni. E il punto non è che io devo fare un po' di sforzo, è che tu devi darmi una strategia che mi corregga la vista gradualmente, senza rovinarmi la vita. Perchè la mia vita non ha la minima possibilità di fermarsi dieci giorni per la mia vista, e tu questa cosa, nell'essere il mio oculista, devi considerarla.

Quelli che ti danno un appuntamento

Guardi, io esco dal lavoro alle 13, 30, e sono fuori Asti. Non posso essere da Lei nel primo pomeriggio.”
Bene, allora possiamo vederci da me per le tre, okay?”
Ma brutto stronzo di un avvocato / notaio / immobiliarista / inquilino / specialista / operaio / impiegato. Se t'ho detto che alle 13,30 esco dal lavoro a cento chilometri da te, di giorno feriale, con i camion in autostrada, il traffico della città, etc etc, come cazzo pretendi che io sia lì alle tre? Lo sai che io non posso andarmene finchè non suona la campanella, non è che se ho un impegno esco un po' prima del solito, semplicemente interrompendo il lavoro e schiacciando il tasto “salva in bozze” sul computer? Lo sai che per essere a un appuntamento alle quattro a Genova io devo saltare pasto o mangiare in macchina, sulle ginocchia, perchè se passo da casa o entro in un locale dove devo aspettare non ce la faccio? E che l'autostrada, il meteo e il traffico non li governo io? E che per correre dietro a tutti voi bastardi, che pranzate sotto l'ufficio all'ora che volete, io da anni non posso permettermi di rimanere con la macchina in riparazione per un giorno, senza avere un attacco di panico e litigare con qualche membro della famiglia che non si rende conto della situazione?

I commentatori delle altrui vite sentimentali

Fase 1
Mi sono impelagata con un tipo. Più giovane, molto bello e che appena parla mi fa perdere completamente il controllo. Non so assolutamente cosa farci.”
Il sogno di ogni quarantenne!!! E chissà a letto com'è!!!”
Il sogno di chi??? Prenderti una sbandata mentre sei sposata con un uomo che ami? Incasinarti con una persona al di fuori del matrimonio, mentre hai una figlia adolescente che viene da una famiglia sfasciata? Ritrovarti con le responsabilità di una donna adulta e gli ormoni di una ventenne, a non dormire di notte perchè ti bolle il sangue, a non riuscire a concentrarti su niente di giorno perchè hai il cuore a pezzi???
Ma è una tragedia, non è un sogno!!! Ma dove cazzo vivete? A Centovetrine?

Fase 2
E così se n'è andato e io, è inutile che faccia finta di vergognarmi, sto malissimo.”
Ma va beh, tanto cosa t'aspettavi, al massimo era una bella scopata.”
Una bella scopata??? Cristo, come fai a non capire che io non sono mai stata il tipo da belle scopate e basta? E secondo te starei qui a demolirmi di incubi la notte, se si fosse trattato di 'una bella scopata'?
Comunque, ora che sai cosa vuoi, guarda che il mondo è pieno di begli uomini giovani e disponibili.”
E io che devo fare? Mettermi su un marciapiede e aspettare che uno di loro accosti e mi tiri su? Che cazzo significa? Che cosa risolve nel mio matrimonio, mettermi su piazza? Che cosa risolve nel mio stare male per non poter avere una persona, sostituirla con un'altra? Ma di che parliamo, di un paio di mocassini, di uno spazzolino da denti? Ma che cazzo di relazioni avete con gli altri esseri umani, voi?

Fase 3
E adesso che hai provato questa cosa, con tuo marito? Vi separate?”
Ho mai parlato di separarmi a causa di una sbandata? Ho mai detto 'oh che bello, Mister Bella Scopata (?!) mi ha dato le chiavi del portone, ora so che fuori c'è un vasto mondo di Begli Scopatori (?!) e non vedo l'ora di uscire da qui'?
Oh ma fatevi furbi. Esistono persone che, pur nella più nera tempesta, i punti di riferimento se li ricordano. Non è che farsi travolgere da un'emozione inaspettata possa formattare l'hard disk. E poi: potrei benissimo separarmi, senz'altro per motivi ben più gravi di una storia extraconiugale nemmeno portata fino in fondo, ma non è fisicamente possibile che qualcuno veramente creda che separarsi da un uomo (che, tra l'altro, continui ad amare anche quando va tutto malissimo) significhi “allora bene, domani alle 17 firmo la separazione consensuale, poi vado dall'estetista e ci vediamo alle sette per un aperitivo in centro, porta il tuo collega, quello carino”.

I commentatori dell'adozione / dell'affidamento

...no, questi ve li risparmio. Molti discorsi che ho sentito offenderebbero l'intelligenza di un organismo monocellulare. Poi per carità, quasi tutti sono animati dalle migliori intenzioni, quando parlano, e non è che sia un argomento banale, me ne rendo conto. E di recente, essendoci ormai dentro fino al collo, in realtà sentiamo sempre più spesso “come siete coraggiosi” come chiosa ultima della situazione. Che vorrei tanto sapere che significa, applicato alla vita quotidiana.Salvo poi trovare la coda in fondo allo scorpione, quando la Princi ci fa sputare sangue e gli altri commentano “beh ma del resto non è sul serio vostra figlia, voglio dire, non vi viene mai da chiedervi chi ve l'ha fatto fare?”.
Eh beh, grazie, ora che mi hai detto questa perla mi sento senz'altro sollevata. 

Morale. La gente è ingenua, nella migliore delle ipotesi, perchè parla di cose che non conosce. Stupida, in molte situazioni, perchè apre la bocca anche se non ha niente da dire. Cattiva, solo raramente.
Ma di certo un privilegio dei quarantenni è poter comunque perseverare per la propria strada, e anche, ormai, dire a chiunque: “Ehm, no guarda, qua tu non hai capito, adesso ti spiego una cosa.”
E l'altra sera, parlando di tali situazioni con la Tipa, mi sono accorta, ce ne fosse ancora stato bisogno, che io appartengo alla categoria di quei quarantenni che non solo perseverano, ma ti mettono anche di fronte alla necessità di capire che non tutti ragionano allo stesso modo.
Perchè, non pare, ma saperlo arricchisce, e molto. Non risolve un cazzo dei problemi che si hanno, ma permette di vedere molto più in profondità. E secondo me, anche quando la vita fa schifo, vale la pena guardarla. La propria, e quella degli altri.




sabato 14 giugno 2014

Temi d'esame e altre vicende


E' andata così: ero lì tranquilla che facevo le mie cose e sono stata rapita dagli alieni. Pare che sia stata via tutto sommato solo qualche settimana, ma io non mi ricordo più bene, il tempo è trascorso in modo strano.

Un giorno poi ve lo racconto.

Ora scusate, mi hanno appena sbarcato giù, non ho le idee tanto chiare su cosa mi sia successo e su come riprendere la vita che facevo prima.

Mi hanno spiegato che mentre ero via c'era un ologramma di me che ha fatto fare alla terza A il tema d'esame.

E infatti sulla mia agenda verde sono comparsi degli appunti, che condivido volentieri con voi.

1. Catapultata alle superiori. Le mie, nel 1993.

"Prof? Ma facciamo prima francese o inglese?"

"Non lo so, vado a chiedere."

"Okay, mi dicono che martedì avete prima il compito di inglese, poi quello di francese, il che va bene, così su inglese siete belli freschi"

Il Malinconelfo in fondo all'aula: "Francese si studia nella mezz'ora di pausa"
Dylan si gira dal primo banco e lo fissa severamente: "Francese si studia?"

2. Paraculi si nasce

 Prof. Castagna: "Ora potete iniziare a consegnare, ma mi raccomando, c'è ancora un'ora di tempo, rileggete con calma e datemi il tema solo quando siete sicuri di aver controllato tutto. Non è una gara"

Dylan McKay: "No no, io consegno e vado, che ho lasciato la play in pausa."

 

3. Anime gemelle, io e Atreiu, l'ho sempre detto

dal tema di Atreiu:

"Mi mancherà l'odore della scuola"

 

4. Cosa resterà

dal tema della Isinbayeva:

"Mi mancheranno i loro sorrisi, perchè sì, tutti i professori almeno una volta in questi anni hanno sorriso"

 

...e come si faceva a non sorridere.


domenica 6 aprile 2014

Tre giorni su cinque di una settimana qualunque - Capp. 1 e 2

Il martedì


Cap. 1

Del perchè a volte bisognerebbe aver dato retta a papà e studiato giurisprudenza*
 
*(sto scherzando. Neanche morta)

Vado a lavorare TRE ORE PRIMA dell'inizio del mio orario per mettermi in pari con i registri.
Quello elettronico mi si pianta dopo aver inserito META' dei voti della recitazione della poesia a memoria.
Quello cartaceo è solo un quadernone del supermercato, si sta già rompendo e devo ripararlo con lo scotch, nonché fare tutta l'impaginazione con biro e righello.
Mi girano i coglioni.

Cap. 2

Del perchè bisognerebbe allargare il proprio giro di frequentazioni anche a gente adulta che non usi assorbenti per quattro giorni al mese
 
Arriva il tipo che ci ha fatto fare il laboratorio di poesia, quello molto tantrico, che non è assolutamente in grado di dirmi se gli basteranno tre ore per raccontare il suo viaggio in India alla terza. Cioè nel senzo che non è tanto per un fatto, quanto per un discorzo de libbertà dai vincoli, no, di lentezza come visione della vita, cioè sai, tipo che dipende anche molto dalla sensazione a pelle del rimando del percepito da parte dei ragazzi, capito? Lov lov lov. Che tra l'altro per carità sei carino, molto alternativo e abbastanza magnetico, ma non abbracciarmi quando mi vieni a parlare a scuola, oh, che poi arriva la collega Troll e vole sapè se stavamo a fà 'e orge. 

Pausa pranzo.
Il tirocinante della collega di ginnastica, che mi posta via messaggio privato cose sullo sciamanesimo, l'abolizione della caccia alle balene e i guerrieri della luce, a mia richiesta di spiegare cosa sia il seminario di movimento arcaico di cui parla bene sulla sua pagina FB, mi tiene un'interessante spiegazione sui corsi di sessualità arcaica. Con estremo diletto della collega Dolcebionda, che frattanto ci sta portando a pranzo nella sua monovolume e se la ghigna. Io commento solo: “Oh vedi, ecco cosa avrei dovuto fare a ventitre anni. Ora, come dire, mi vedo un po' impegnata.” Lui ribatte: “Ma puoi benissimo frequentare in coppia con tuo marito”, e lì sono colta da ilarità convulsa. Muahahahahahahah, iscrivere l'Uomo alle lezioni di trombata primordiale, oddio, muoio, pietà. Quando entro nel bar sto ridendo così forte che si girano tutti.

Intervallo del pomeriggio.
Arriva Bel Ragazzo Pacato, il mio exalunno diciannovenne che fedelmente, dalla fine della terza media, mi viene a trovare due volte l'anno. La Dolcebionda, che non l'aveva mai visto, si scompensa abbastanza. Devo dire che, tra la statura e la corporatura imponenti, la barba lunga, il sorriso fotonico e tutto l'insieme, è piuttosto difficile ricordarsi di lui quando era un bambino con le guancine tonde e gli occhialini da intellettuale.
Il bel figliolo stavolta arriva puntualmente per la fine delle mie lezioni, aspetta che io recuperi la mia roba, io cazzeggio un po' chiacchierando con lui alla macchinetta del caffè, pensando che se ne vada nel giro di qualche minuto, e invece mi segue in sala prof, poi mi segue nel parcheggio, alla mia frase “beh magari adesso devi andare” risponde “no, ho tutto il tempo”, e ignora due tentativi di salutarlo perchè devo andare io.
Che poi io alla fine vado via pensando a) mannaggia perchè proprio uno così appariscente mi si deve affezionare tanto e b) madonna siamo stati cinquanta minuti a parlare sotto il naso di tutta la scuola e c) porca vacca ora che ci penso è venuto direttamente da me e non ha fatto neanche il gesto di salutare altri insegnanti. Roba che poi una si tira delle notevoli pippe mentali. E quando finisce di tirarsele e si ricompone, le resta il dubbio di aver dato la stura a maldicenze, pettegolezzi e/o libere invenzioni da parte delle bidelle (che già mi vedevano scappare con il tipo tantrico tutto vestito debbianco dei laboratori), delle colleghe (note vipere) e anche un po' del marito (che si sta innervosendo di tutti 'sti pranzi col tirocinante... ma questa è una precisa strategia per farlo un po' ingelosire: il risultato serale è ...arcaico.) 

Decido che non è colpa mia se era il primo di aprile e il tirocinante della bionda e il mio exalunno erano in vena di scherzare, né se faccio un mestiere in cui siamo praticamente solo donne e bambini e quindi non riesco a rapportarmi decentemente con i maschi adulti e in particolare con la fascia tra i venti e i trenta, sulla quale mi dichiaro francamente ignorante. Peraltro non è colpa mia nemmeno se si avvicina la crisi degli anta, che in fatto di seghe mentali è tipo una seconda adolescenza. E poi 'sticazzi, oh, io ero al mio posto in trincea, in jeans e camicetta come mio solito, non posso farci niente se a fuori arrivano pericolose incursioni, né se il mio fascino ligure spopola qua tra le colline nebbiose (tzè!).
[Ricordiamo del resto che io sono “la ragazza più bella della spiaggia”, vero Tipa? (Tranquilli, non sono impazzita, è solo una vecchissima battuta che può capire solo una persona. E la spiaggia in questione, in ogni caso, era un rettangolo di spiaggia libera di sei metri per tre, dove io e la Tipa eravamo le uniche due sopra i sette e sotto i sessanta. Il tipo cui gli esegeti del periodo tardoellenistico attribuiscono questa definizione, evidentemente, preferiva le brune)]

A seguire:

Del perchè bisognerebbe ricordarsi sempre che la vita è come la scaletta di un pollaio: corta e piena di merda

Del perchè a volte bisognerebbe piantare un pugno sul tavolo in consiglio di classe e far pesare gli anni di esperienza che, dopotutto, ormai sono dodici

...e altre amenità

martedì 21 gennaio 2014

Il pasto delle pantere

Era una normale pausa pranzo del martedì, al baretto, ma si svolgeva, come di solito al martedì, in assenza di barbagianni, beghine, portinaie e baciapile. Solo noi due cougar, direbbe la mia amica Cavallino, che si è recentemente specializzata in letteratura mommyporn, e una new entry, del tutto ignara di essersi ficcata in un grosso guaio accettando il tirocinio a Paesino di Sogno.

“Ma tu, esattamente, quanti anni hai?” chiese Dolcebionda, la collega nuova di educazione fisica con cui, dal primo giorno, Castagna è diventata amicissima.  

Il tirocinante, normalissimo ragazzo castano con pizzetto, dal sorriso allegro, al suo primissimo giorno di esperienza nella scuola, rispose: “Venticinque.”

Sia Castagna che Dolcebionda rimasero con la tazzina di caffè a mezz'aria, poi si guardarono tra loro e in coro dissero: “Oh... ma che carino!!!”, con quello che la mia giovane segretaria definirebbe un altissimo indice di pucciosità.

Dopodichè Dolcebionda estrasse dall'iPhone la foto del maestro di sci di suo figlio, ventitreenne valdostano dalla barba bionda, e disse: “Guarda cosa non è.”, mostrando il bel figliolo alla collega Castagna, e anche al tirocinante, che chiameremo Barbatello, visto che non è sbarbato. Al che Castagna, assolutamente serafica, spiegò al giovanotto: “Scusa eh, sai, siamo alle soglie dei quaranta, per le donne della nostra età tutto quello che sta tra i venti e i trenta è assolutamente delizioso”. E Barbatello non fece una piega, sorridendo.

Castagna, pensando al livello medio di umorismo dei colleghi di Scuolina Rosa, ringraziò per la duecentomilionesima volta Jemanjà, Pallade Atena e Vajrayogini che Celhoduro avesse chiesto il trasferimento alle superiori, e si disse che, forse, arrivare all'età in cui puoi dire un po' quel cazzo che ti pare, e a chiunque, meritava proprio il viaggio.



 

domenica 1 dicembre 2013

auleintempesta featuring Veronica Mazza: celo, celo, manca

Un po' di gelosia è normale, ma attenzione al modo in cui vi rivolgete all'insegnante di vostro figlio, potreste mettere a rischio il rapporto che il bambino stesso instaura con lei e provocare una crisi di fiducia. I consigli della psicoterapeuta per gestire al meglio ogni dialogo, e le frasi da evitare, sempre e in qualsiasi situazione
di Veronica Mazza
10 cose da non dire alla maestra di tuo figlio
È il tuo alter ego quando il tuo bambino va a scuola, che lo sostiene e lo aiuta nel suo percorso formativo. Il rapporto che instauri con la maestra di tuo figlio influirà moltissimo nella sua educazione, ecco perché è fondamentale stabilire un rapporto di fiducia. "La relazione che si crea dovrebbe assomigliare ad un "passaggio" nell'affidamento del figlio, che in questo modo imparerebbe a vedere la maestra come il suo punto di riferimento nell'ambiente scolastico. Se da parte dei genitori c'è stima, anche il bimbo riconoscerà il suo ruolo autorevole." spiega Nicoletta Suppa, psicoterapeuta e sessuologa. Ma non sempre comunicare con l'insegnante è facile, perché alcune volte si rischia di usare parole non giuste, dando adito a fraintendimenti e malumori.

Come non dire le cose in modo sbagliato
La base per dar vita a un dialogo costruttivo è non porsi su un piano superiore rispetto alla maestra. "A volte molte madri lo fanno consapevolmente, convinte di conoscere meglio di ogni altro il proprio figlio. Vero, ma andrebbe ricordato loro che ogni mamma conosce il proprio bambino appunto nel ruolo di figlio, non di alunno. Il rapporto quindi può essere differente. È importante porsi in modo paritario con l'insegnante, cooperando con lei nel processo educativo, provando - e riuscendo per quanto possibile -  di mantenere ruoli diversi" afferma l'esperta. Inoltre, è fondamentale che il genitore rispetti le sue dinamiche d'insegnamento senza criticarla davanti al figlio. Se c'è qualcosa che non condivide, dovrebbe parlarne direttamente con lei. "Attenzione però a non confondere i due ruoli: se quello di madre, ad esempio, è impostato su una determinata modalità educativa, quello della maestra non dovrà necessariamente ricalcare lo stesso approccio. Anzi, per il bambino è più formativo confrontarsi con stili adulti tra loro diversi" dice Suppa.

Collaborare in armonia
Per farla entrare in confidenza con il bambino, può essere d'aiuto parlare con lei della personalità del bambino e delle sue eventuali difficoltà emerse a casa, come ad esempio il suo timore per la scuola o per la stessa insegnante. "Raccontare alla maestra quali sono i modi di reagire di tuo figlio nei momenti in cui si sente in difficoltà, può aiutarla a 'leggerè i suoi segnali non verbali, senza fraintendere. È un modo per indirizzarla a capire il problema e a non sottovalutarlo, a sostenere il bimbo nell'inserimento in classe in maniera più serena". Attenzione però a non intervenire in maniera continua: una volta passato alla maestra il compito di comprendere eventuali problematiche o le caratteristiche caratteriali e comportamentali del bambino, bisogna lasciarle spazio, libera di relazionarsi nel modo migliore con il suo allievo.

Per evitare di incrinare il rapporto con la maestra, ecco le frasi che è meglio non dirle, suggerite da Suppa.

1. Sono in ansia quando lo lascio a scuola
Questo fa intendere che non hai fiducia in lei, che non le stai affidando il bambino fino in fondo. La maestra potrebbe interpretare una frase come questa in modo molto svilente. Se la madre si mostra eccessivamente ansiosa, il bambino potrebbe assorbire questo stato d'animo, sentirsi fuori luogo a scuola ed avere difficoltà a fidarsi a sua volta della maestra. E ciò potrebbe renderle il lavoro di  molto difficoltoso.
 
[Celo]
 
2. Mio figlio non viene volentieri
È un'affermazione che sottintende una responsabilità dell'insegnante, perché sembra voler dire "è colpa tua". Questa frase potrebbe essere sostituita da "secondo lei mio figlio si trova bene, o ha qualche difficoltà?" per lasciare aperta la possibilità di confronto.

 
[Manca]

3. Non mi piace il suo metodo
Una dichiarazione di guerra. Una frase del genere svaluta lei e il suo ruolo, pone la madre su un piedistallo da cui la maestra viene guardata dall'alto in basso. I due ruoli, invece, sono differenti e ben scissi. Non è quindi il caso di darle direttive su come deve lavorare. Se qualcosa non va, bisognerebbe piuttosto cercare di rintracciare origini e motivi del problema, incontrarsi su un terreno di confronto e non di scontro.
 
[Celo]


4. Penso ci sia disparità di trattamento tra mio figlio e gli altri alunni
È una frase con una sfumatura paranoica, da evitare perché fa sentire la maestra controllata. Non esiste una frase sostituiva, questo atteggiamento non fa bene a nessuno perché crea un clima teso. Esprime un atteggiamento intrusivo, un non-rispetto dei confini tra o ruoli. La maestra potrebbe sentirsi giudicata nel suo mestiere e quindi infastidita. Questo è l'atteggiamento più sbagliato, da evitare assolutamente se si desidera che il proprio figlio si senta in sintonia con il gruppo-classe. Potrebbe rischiare di isolarsi, condizionato dall'atteggiamento materno.
 
[Manca]
5. I compiti per casa assegnati sono troppi
È un giudizio critico, che detto così chiude il discorso senza lasciare possibilità di controbbattere, e che costringe la maestra a mettersi sulla difensiva. Meglio dire: "mio figlio ha difficoltà a finire tutti i compiti", cercando di capire insieme a lei il perché, quale sia il suo problema.
 
[Celo, e ho anche il contrario: i compiti per casa sono pochi. Peccato che io sono sempre la stessa, e a volte me lo sento dire da madri della stessa classe. Questo fa riflettere, eh?]

6. Quel voto non mi sembra sia giusto!
Questa affermazione implica un desiderio implicito di sostituirsi alla maestra nella valutazione scolastica del bambino. Il concetto si può riformulare in una domanda che esprima cooperazione, che faccia sottintendere che il bambino ha volontà di migliorare e che la mamma è pronta da sostenerlo. Ad esempio, si potrebbe dire: "c'è un modo in cui posso aiutare/seguire mio figlio per recuperare?". In questo modo si rende evidente alla maestra la delusione del bambino, non in termini polemici ma motivazionali.


[Celo, quella ce l'abbiamo tutti]


 

7. Non ha finito il tema perché il pomeriggio ha lezioni di basket
Frasi simili danno a intendere che si dà più importanza all'attività sportiva che alla scuola. Potrebbe indispettire la maestra, oltre a dare un'idea sbagliata sull'importanza dei vari impegni al bambino. Certo, qualche volta può accadere, ma non va usata come scusa né di abitudine.

[Celo]


8. Il bimbo si annoia in classe
Una frase simile sminuisce il lavoro dell'insegnante, perché l'accusa di non essere capace di insegnare nel modo corretto. La noia potrebbe essere vista dalla maestra in senso autocritico: come se le sue lezioni non fossero abbastanza interessanti o condotte male. La noia dà responsabilità all'altro. È importante, invece, mantenere aperto il discorso, riportandolo sul bambino, mantenendo il ruolo attivo della maestra. Si potrebbe per esempio dire: "mio figlio dice che ha problemi a mantenere l'attenzione, potrebbe aiutarlo a trovare il modo di concentrarsi?" lasciando aperto il confronto con l'insegnante.
[Direi che manca, le mie lezioni hanno tanti difetti ma noiose non lo sono spesso]


9. Dovrebbe cambiare posto a mio figlio perché non va d'accordo con il compagno di banco

Non intromettersi mai nelle dinamiche della classe, a meno che non si sospettino cose gravi. Un'antipatia va gestita autonomamente dal bambino, ed è compito della maestra valutare l'equilibrio del gruppo. Si potrebbe in questo caso consigliare al bambino stesso di parlarne con la maestra. Se il piccolo frequenta le elementari vale lo stesso discorso, in termini più semplici. Oppure si potrebbe informala che questo disagio esiste, senza suggerirle come risolvere la situazione, ovvero spostarlo di banco, ma chiedendole di approfondirne le ragioni. In questo caso si porta alla luce il problema, ma si lascia a lei il compito di trovare il modo migliore per risolverlo.
[Celo, praticamente una volta al mese. Manco a morire, si incontra un genitore che si ricorda che tu nella stessa stanza del figlio e del compagno di banco hai altre ventitré persone da sistemare. Più rompe il genitore, più puoi star certo che il figlio ha già girato come la merda nei tubi da una fila all'altra, e non si trova modo di sistemarlo senza far scoppiare una guerra di bande]

10. Il prossimo anno cambieremo scuola
Questo è un annuncio di guerra, da evitare perché va a incrinare il rapporto con la maestra, creando un'atmosfera tesa e controproducente per il bambino. Anche se si sta valutando questa opzione, non è il caso di esprimerlo platealmente. Meglio cercare un confronto con la maestra, per capire se il rapporto si possa riparare prima di prendere decisioni drastiche. 
[Questa manca. In compenso esistono altre due dichiarazioni analoghe: "gli cambio sezione", che mi manca, e "suo fratello a settembre va nell'altra sezione", e questa celo, e siamo in un paese libero, quindi, si accomodi, tanto per ora sono comunque di più quelli che il fratello me lo mandano.]
 
 
           

mercoledì 4 settembre 2013

Teste di prof

Il registro elettronico. Ovvero come le macchine non potranno MAI sostituirsi all'uomo. Non perché non siano in grado di essere altrettanto intelligenti e perspicaci. Le macchine possono quasi tutto, ormai. Ma il punto è questo: nessun softwarista potrà mai creare un registro elettronico in grado di reggere all'impatto devastante con la psicologia dei docenti. E guardate che da noi si è adottato solo il registro del singolo prof, non quello di classe, al quale siamo fermamente ostili tutti in blocco per ragioni anche serie, che poi vi dirò.

Di lettere, da me, siamo solo cinque. Più uno spezzone di cinque ore. Che corrisponde a ignoto supplente, per ora.

Cinque è un numero ridicolo. Cinque è meno dei nani, degli apostoli, dei comandamenti, dei vizi capitali.

Ma siamo cinque INSEGNANTI DI LETTERE.
Di cui solo una (io) è in grado di entusiasmarsi alla notizia che a scuola adesso c'è il sistema wireless, e ci sono, oltre ai portatili, due tablet per gli insegnanti ("posso averne uno nella mia classe? eh? posso giocarci io? eh? posso?"). E solo una (io) può farsi scintillare gli occhi alla vista della grossa teca termoregolata per il server che è comparsa nell'atrio, e battezzarla Mamma. Il primo alunno che capisce la citazione, ho deciso, prende un dieci di Italiano orale, per il semplice fatto di avermi fatto sentire meno sola. Nei colleghi non ripongo speranze, da questo punto di vista, dopo che nemmeno l'Inflessibile ha raccolto l'allusione, e dire che suo marito è Movie Man.

Comunque.

Siamo cinque, dicevo.

Il registro elettronico e Castagna:
"Che bello, finalmente avrò un registro che non sembra un incidente ferroviario. Mi dai la password, Gigante? Eh? dai... daidaidaidai me la dai la password, che vado a casa e ci gioco?"

Il registro elettronico e l'Inflessibile:
"Dove annoto se un alunno consegna in bianco? o fa scena muta? posso dare voti sotto il 4?"

Il registro elettronico e la Bestia Nera:
"Umm. Io però devo farmi aiutare da qualcuno, non sono mica capace."

Il registro elettronico e il Troll:
"Umm. Vediamo..."

Il registro elettronico e la Bionda Svampita:
"O mamma mia."

E fin lì, tra tutte e cinque, abbiamo comunque fatto miglior figura della Barbie di Inglese, che ha esordito con:
"Aspetta, non ho capito, dove devo scriverlo l'indirizzo del sito? Nella barra? Quale barra?"

Ma ieri c'è stata la grande discussione in merito al Problema con la P maiuscola sollevato dall'uso del registro elettronico dei docenti. E cioè: come facciamo quando abbiamo i consigli di classe, o i colloqui con le famiglie? Non potendo pretendere che ognuno di noi si schieri alle riunioni pomeridiane con un portatile personale, nè che facciamo i consigli o i colloqui girati di schiena gli uni rispetto agli altri in aula di informatica, bisognerà avere davanti a sè un qualcosa di cartaceo che si possa consultare.

Prima opzione:
stampare.

E ma no. Se facciamo tutto questo per risparmiare carta, to save the rain forest, e inquinare il pianeta con resti di circuiti, plastica e schede madri in silicio invece che con cartucce di toner esaurite. Il tasto stampa è il male.

Seconda opzione:
avere un qualcosa di cartaceo che si usi a monte, prima di inserire i voti nel sistema, e che resti per queste occasioni in cui serve, appunto, il supporto fisico, o per le riunioni di gennaio, quando fuori infuria la tormenta e salta la luce. E non fate quella faccia, che l'anno scorso una volta siamo arrivati a -26 gradi, roba che guardavi fuori e invece del Monviso c'erano gli Urali, santo Dio.

Comunque, questa seconda opzione ha senso anche perchè, usando un supporto tradizionale, possiamo annotarci i voti e poi inserirli nel sistema senza mai accendere il pc in classe (e se avete avuto una classe come la mia, dove già abbassare gli occhi su un diario poteva costarvi caro, capirete che guardare dentro a uno schermo mentre si devono tenere seduti e buoni venticinque animali selvatici è impossibile), risparmiandoci così anche le attese, il rischio di lasciare la propria pagina aperta e non fare il logout, il rischio di dimenticare dei voti e altro se per caso un giorno il server si pianta, etc. Del resto, io che sono una pasticciona ho sempre scritto i voti su quaderni e agende, per poi riportarli sul registro nella calma dell'aula profess... okay, va bene, va bene, a casa, in camicia da notte, a panza in giù sul letto, la domenica mattina quando il marito parte per lo stadio.  

Perciò inizialmente, senza particolare scandalo di nessuno, abbiamo convenuto che useremo delle griglie, o dei quaderni, o delle agende, e ognun per sè e il MIUR per tutti.

Ieri, invece, se vi foste affacciati alla sala prof alle dodici avreste potuto assistere al Peggio del Peggio della collezione Insegnanti Sfacciatamente Testardi e Privi di Pudore:

L'Inflessibile:
"E ma io devo scrivere anche gli obiettivi parziali di alcune prove. E ma devo poter rendere conto ai genitori del voto che dò, se è motivato da problemi con il lessico, con l'ortografia, con il contenuto... Quindi mi sono fatta un insieme di fotocopie, con questi obiettivi declinati nel dettaglio. Le rilego, e via."

La Bionda Svampita:
"E non potremmo farlo anche noi?"

Il Troll (subdolamente):
"Anzi, mi faresti vedere come ti è venuto, Inflessibile?"

La Bestia Nera (spudoratamente):
"Anzi, scusa, non potremmo direttamente prenderlo da te, se il lavoro è già fatto?"

Castagna:
"Mah, io non uso mettere valutazioni dei singoli obiettivi, quindi non mi serve. Mi basta poter specificare che tipo di prova era."

La Bionda Svampita:
"Eeee ma se lo facciamo è necessario che lo abbiamo tutte uguali, altrimenti, davanti ai genitori..."

Castagna:
"Beh... ma se io non li ho mai usati, i parziali, perchè scrivo il giudizio tema per tema e lo faccio copiare sul quaderno durante la correzione?"

La Bestia Nera: 
"E quando vengono i genitori, come fai a spiegare perchè hai dato un certo tipo di voto?"

Castagna (con un certo scazzo):
"Beh: ho la bocca, e parlo!"

La Bionda Svampita:
"Sì però se risulta che facciamo tutti lo stesso è meglio, no? Tanto anche tu te li scrivi da qualche parte i voti, allora poi li riporti sul registro cartaceo e anche su quello elettronico..."

Castagna:
"Ma io per comodo mio me li segno come ho sempre fatto sull'agenda, e poi per legge devo metterli sul registro elettronico, chi me lo fa fare di scriverli tre volte? ...non si faceva tutto questo per snellire il lavoro?"

Il Troll:
"Mmm. Comunque, cosa costerà farsi le fotocopie come ha fatto l'Inflessibile e rilegarle con una spiralina?"

La Bestia Nera:
"E cosa costerà comprarsi un vero registro di carta? Ora vado in segreteria e chiedo. [va e torna] Costa dodici euro! ma allora io me lo compro."

Il Troll e la Bionda Svampita in coro: "Anch'io!!!"

Il Gigante, che da maggio si fa un mazzo così dietro al wireless, alle LIM, ai portatili, al tablet, al software del registro elettronico e alle Barbie di Inglese che non sanno accendere il pc, ha colto giusto quest'ultima parte della conversazione. Non mi sarei stupita se, uscendo dopo qualche minuto, lo avessi trovato seduto per terra nel parcheggio, in lacrime.











giovedì 27 giugno 2013

Ultimo giorno di esami

Scandalosi.

Non avevano preparato NEMMENO gli argomenti a loro scelta, quasi nessuno di loro, tranne un paio.

Se Dio vuole è finita. Abbiamo licenziato 18 studenti, una privatista, un progetto antidispersione, e buon peso anche A. ha finito i suoi esami, anche se non stiamo a dire come. Peraltro è stato promosso pure lui.

Io però sono incorreggibile.

Ho comprato l'agenda 2013/2014, ho praticamente fatto la composizione della mia prossima prima, deciso le prove d'ingresso per la III A che torna e previsto le future ore di compresenza.

Ma ora basta però eh. Domani ultimo giorno di riunioni, e al massimo mi concederò di giocare un pochino con il registro elettronico. Poi... tutto il resto (e quest'anno non è poco... no no).

E con questa immagine...




...auleintempesta va in vacanza! Ci rivediamo a settembre, credo che ci saranno dei cambiamenti...

giovedì 30 maggio 2013

Alla canna del gas

Lunedì.
Io detto un avviso a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "14 su 23 non mi hanno portato il compito, rifletteteci un attimo".
Più tardi, la collega M. di francese detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "li ho richiamati tutta l'ora e non è servito a un cazzo, rifletteteci un attimo".
Sempre lunedì Dylan prende una nota dalla BN, Momo rutta in classe nell'ora di francese e Atreiu si fa un'ora e mezza di compiti di grammatica nel banco davanti alla porta delle presidenza.

Martedì.
Il collega Orsetto Lavatore di Religione detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "Dopo un anno in cui si dice questo e quest'altro, e loro si comportano uguale anzi peggio, rifletteteci un attimo, io mi riservo di non occuparmi di questa classe l'anno prossimo."

Mercoledì.
Nella mia ora di lettura viene in classe la preside e fa un culo così alla classe.

Giovedì.
Nell'intervallo tra due mie ore, Occhionitristi, che non so se qui ho chiamato diversamente in passato, ma comunque è l'altro alunno marocchino, il fratello dell'Araba Felice, PIANTA UNA MATITA DENTRO A UN BRACCIO DI ATREIU.
Poco più tardi Microlord fa i dispetti a Winnie Pooh, gli fa sparire i fazzoletti, e Winnie gli mette la bottiglia d'acqua fuori dalla finestra. Quando butto fuori Winnie, perchè l'ho visto fare casino, lui con lacrime agli occhi, guanciotte rosse e voce lagnosa sbotta: "Ma lui mi ha nascosto i fazzoletti!!!"
Ho urlato. Che mi faccio sostituire da una maestra dell'asilo e vado a cercarmi una vera seconda media in cui fare il mio mestiere.

Dovevo uscire alle 10,45. Alle 11,50 ero in un angolo del cortiletto, intenta a esaminare la testa di un alunno di prima, insieme alla Bestia Nera e a Orsetto lavatore, in cerca di lendini.

Ogni tanto penso che dovrei davvero essere pagata molto meglio, per questo lavoro.

giovedì 4 aprile 2013

L'altra faccia del mobbing

Dal Dizionario Italiano Sabatini Coletti (con un pensiero di stima allo splendido Coletti che teneva lezioni entusiasmanti sul lessico poetico di Montale e che ha portato fisicamente agli studenti Travaglio quando ancora non era "Travaglio", e la Guzzanti quando Berlusconi era da poco diventato "Berlusconi")

MOBBING Molestie, mortificazioni inflitte a un lavoratore per emarginarlo, per ostacolarne la carriera, il successo, per screditarlo; le patologie che ne derivano nelle vittime

Il mobbing, è noto, si fa a un lavoratore capace che ti sta in culo, piuttosto che a un incapace, che sicuramente si mette da solo nella condizione di attirarsi problemi e anche provvedimenti. Quindi, per definizione, il mobbing, se devi farlo a qualcuno, richiede che tu sia intelligente, sottile, attento.

Possibilmente, dovresti essere più intelligente del lavoratore cui fai mobbing. O almeno tanto quanto.
Altrimenti finisce che fai qualcosa di stupido.
E allora si verificano cose come quella di stamattina.
Per cui una solitamente sorridente e accomodante Castagna, che di recente, consapevole di avere per certe cose la coda di paglia sul lavoro, e per altre gli occhi di certi colleghi addosso, andava a lavorare con la gastrite e il senso di svenimento, stamattina invece è scesa dal letto e, senza il minimo accenno di disturbo psicosomatico, ma anzi con una bella espressione combattiva da guerriera irlandese e gli occhi pieni di vita, si è fiondata nel tuo ufficio e si è tolta diverse soddisfazioni.

Tipo ricordarti con abili e inequivocabili giri di parole i concetti di:
scelta didattica,
professionalità,
libertà di organizzare l'insegnamento in base a parametri personali all'interno del programma,
esperienza sul campo,
diritti dei lavoratori,
leggi che tutelano le persone che, pur mantenendo il posto di lavoro, hanno situazioni familiari da risolvere.

Poi (e questa era la parte che pregustavo fin da ieri pomeriggio) è andata a cercare la tua complice e compagna di intrighi Bestia Nera e le ha detto in faccia diverse cosine, usando espressioni ancora meno equivocabili però, e sentendo, oh con quanto piacere, tutti quei fastidiosi sassolini acuminati che scivolavano finalmente fuori dalla scarpa.

Perché, cara C., cara BN, quello riportato sopra è solo il SECONDO significato della parola mobbing.

Il primo è
in etologia, l'insieme dei comportamenti di minaccia esibiti dagli uccelli di fronte all'attacco di un predatore

E siccome la BN scema non lo è, brutta dentro sì ma scema, glielo riconosco, no, tra me e lei la partita si gioca esattamente dal primo settembre 2006, quando io sono entrata nella scuola, tra l'altro, preceduta da un'ottima pubblicità che a mia insaputa mi aveva fatto una collega con cui avevo lavorato prima, e la BN in pochi secondi ha capito di trovarsi di fronte a un predatore. Io, che tendo a entrare in ambienti nuovi con il massimo della disponibilità, e che comunque ero più giovane, invece ci ho messo un po' di più a capire di avere di fronte un'arrogante ducetta fondamentalista. Mi ci sono voluti, direi, tre o quattro giorni. Da allora lei fa versi, agita le ali, zampetta mimando colpi di becco, e io regolarmente in sua presenza tiro fuori tre generazioni di batusaggine genovese, non mi scosto di un millimetro, e lascio partire la piega della bocca e il sopracciglio sinistro, che vadano dove la natura li porta.

Comunque, quando si lavora con certi stronzi, e si aspetta per anni il momento giusto per reagire, si arriva addirittura a ringraziarlo, il mobbing, per le soddisfazioni che ci si possono togliere a un certo punto.



giovedì 10 gennaio 2013

Scusa, puoi ripetere? Non ho sentito bene

Dicevo appunto che a me parlare coi genitori degli alunni piace.

Naturalmente non tutte le giornate sono come martedì: non tutte le madri riescono col buco, la vita non è tutta rose e fiori, ogni medaglia ha il suo rovescio e così via, quindi mi capita anche di avere a che fare con papà gigioneggianti, con madri nevrotiche, con gente presuntuosa o sfuggente o così ignorante che mi fa scappar da ridere. Qua e là (ma sono una minoranza nella minoranza) ho incontrato dei veri e propri stronzi, come capita in tutte le situazioni in cui si ha a che fare con il pubblico.

Però in genere io vengo ben digerita, spesso trovata simpatica, e a volte anche ascoltata, perchè tendo a essere accogliente, se necessario anche con gli stronzi (ma solo nel caso in cui ci sia in gioco il bene superiore dell'istruzione di un minore. Con tutti gli altri stronzi solitamente sono una iena, vedansi  recenti assemblee di condominio). Lo so, che chi mi conosce nel mondo fuori dalla scuola non se lo immaginerebbe mai, ma a me non costa fatica mettermi da parte, di fronte a una persona che, minimo minimo, dice quel che dice mossa dal sincero convincimento di fare qualcosa di buono per suo figlio. Poi se è il caso discuto, contesto, dico la mia, e so essere molto insistente, ma di base i genitori li rispetto e parto dal presupposto che di crescere un adolescente ne sappiano più di me.

Capita ovviamente a volte il genitore che ritiene di saperne più di me anche della materia che insegno e delle tecniche didattiche da applicare. E' come il paziente che spiega la malattia e la cura al medico, ma poichè l'essere umano è quel che è, io non mi scompongo, spiego lo stesso il mio punto di vista e solitamente ne approfitto per farmi un rapido esame di coscienza, sia mai che il mio lavoro faccia acqua da qualche parte. Nel lavoro bisogna sì essere sicuri di sè, ma non presuntuosi.

Poi esiste anche il genitore che preferisce denigrare il professore o la scuola piuttosto che il figlio. E anche quelli, per quanto chiaramente non siano tra i miei preferiti, li ho sempre gestiti, tanto poi c'è sempre lo stanzino del caffè per sfotterli pubblicamente con i colleghi.

Quindi, se io ti dico "Tostissima prende voti più bassi dell'anno scorso" e tu mi rispondi "Ma vede, è confusa, non sa bene cosa deve studiare perchè parte di Letteratura è sul libro e parte è sul quaderno", io ti spiego con calma che questo, invece, dovrebbe essere considerato un arricchimento, perchè io ho corretto il tiro sullo stilnovismo che sul testo era spiegato male, ho aggiunto cose su Dante e su Petrarca, e sto facendo di sana pianta il riassunto dei canti della Commedia, così come l'anno scorso avevo dettato il riassunto di TUTTI i canti dell'Iliade e di TUTTI i canti dell'Eneide.

Se io specifico che i voti si sono abbassati in Geografia, e tu dici con aria insoddisfatta che la geografia di quest'anno è diversa da quella dell'anno scorso, io ti spiego serenamente che l'anno scorso abbiamo fatto geografia generale, che adesso stiamo facendo gli Stati e c'è da studiare in modo più mnemonico.

Se tu dici che Tostissima si era preparata su tutto, e invece io nel compito in classe ho chiesto solo il Regno Unito e l'Eire nei dettagli, io contesto, pacata ma decisa, dicendo che io dò sempre indicazioni precise sul diario su quel che metterò nelle prove. Se tu rispondi "Sì, ma così, da una settimana all'altra, lei invece aveva iniziato a studiare con me molto prima", io non sto neanche a risponderti, perchè ti stai palesemente arrampicando sui vetri. Oppure potrei risponderti che non sei tu che devi decidere a metà ottobre che cosa ci sarà nella mia prova di metà novembre, perchè magari io alcuni argomenti li valuto oralmente e altri per iscritto, e sono francamente cazzi miei e della mia strategia didattica con la classe, if you know what I mean. Ma non lo faccio.

Allora tu, sempre con l'aria di chi ha appena annusato una puzza schifosa e storce la bocca, mi attacchi sul fatto che i ragazzi scrivono troppo poco. E io, che a dicembre mi sono sentita dire questa cosa dalla preside, perchè una delle rappresentanti evidentemente aveva parlato con te, non faccio fatica ad ammettere che me lo hanno già fatto notare, spiego che me ne sono accorta anche io, che hanno bisogno di fare altro esercizio, quando ho rilevato che riempiono di strafalcioni le prove scritte di Geografia, e quindi li ho già fatti esercitare correggendo uno per uno gli esercizi che ho dato, in occasione delle lezioni in compresenza, quando posso lavorare su dodici o tredici persone invece che su ventisei.

Se tu mi dici che "io la faccio scrivere, sa, Tostissima, anzi se lei mi dice cosa posso farle fare d'altro, perchè già io le faccio tenere un diario, tutte le sere, poi però chiaramente non posso darlo a lei da correggere nè correggerlo io" e io penso "perchè non glielo leggi mica, no?", però tu continui "perchè non sono un'insegnante di italiano" (ah no? mi sembrava proprio che fossi il presidente della facoltà di Lettere alla Normale di Pisa, guarda), io penso un gigantesco "ma povera bambina, con 'sta madre stracciacazzi", e lo penso così forte che quasi mi si materializza la scritta sopra la testa, ma non ti dico che sei un mostro da rinchiudere, anzi ragiono con te, con la massima disponibilità, sul come e sul perchè possiamo potenziare la scrittura.

Tu dici che tuo figlio faceva un testo di compito ogni settimana e io ribatto che io temi a casa non ne dò, per non correggere cose scaricate da Internet o scritte da altri, che preferisco gli esercizi di scrittura creativa, e perdo anche del tempo a spiegarti cosa intendo e farti vedere degli esempi, e ti prometto che cercherò un testo che tu possa usare a casa per sfracellare le palle a tua figlia, che già guarda tutti dall'alto in basso, ma presto sarà proprio una disadattata sociale.

Ed è allora che tu fai l'errore. Quello madornale.

Dici che bisogna dare più compiti. Che bisogna abituare i ragazzi a lavorare di più, perchè poi tu hai visto tuo figlio alle superiori che salto che ha fatto. E che se si mantiene questa idea di mandare Tostissima allo scientifico, tu sei disposta a farla lavorare anche a casa aggiungendo cose dietro mia supervisione, perchè ti rendi conto che alle medie magari si fa un po' quel che si può.

Cioè.

Cioè.

Fermi tutti.

Aspetta un attimo.

Tu hai appena detto ALLA PROFESSORESSA CASTAGNA che non sta preparando per il liceo la classe migliore che le sia capitata negli ultimi sei anni.

Tu hai detto questo ALLA CASTAGNA, che in questa classe ha iniziato Latino IN PRIMA MEDIA.

ALLA CASTAGNA, che prepara le lezioni sui testi dell'università, e non su quelli che ha in casa e bon, ma sui migliori, che siano i grandi classici di una volta o manuali recenti e aggiornati rubati al cugino.

ALLA CASTAGNA, che ogni volta che ha una terza si ricompra il Calendario Atlante De Agostini nuovo, e lo usa in classe per integrare i dati del libro di Geografia, tra l'altro con tanta passione che alcuni suoi alunni lo chiedono ai genitori come regalo.

ALLA CASTAGNA, che spacca il mazzo ai suoi studenti se il fiume Tago non diventa Tejo passando dalla Spagna al Portogallo, e guai a sbagliare la pronuncia di un nome geografico nelle principali quattro lingue straniere studiate in Italia: addirittura la II A ci resta male quando lei ammette di non sapere come si pronuncia una cosa in finlandese o in croato e quindi dice "leggetemelo pure com'è scritto".

ALLA CASTAGNA, che fa comprare la Divina Commedia integrale invece di fare solo i tre canti morti dal sonno che ci sono sul libro, e OLTRE a svolgere il programma di letteratura va avanti con Dante QUATTRO MESI, facendolo diventare una materia a sè come al TRIENNIO SUPERIORE.

ALLA CASTAGNA, che se leggi un romanzo per ragazzi consigliato da lei niente niente è capace di essere la trilogia della Allende, altro che i Piccoli Brividi de me' cojoni.

ALLA CASTAGNA, che se un alunno alla prima lezione di Latino sbaglia e legge kaelum invece di celum, ne approfitta per spiegare la pronuncia ecclesiastica e quella restituta.

ALLA CASTAGNA, i cui alunni ti dicono tutti contenti che la Sibilla divinava il futuro lanciando delle foglie su cui erano tracciati dei segni e che questo è un dato storico, perchè l'alfabeto di derivazione fenicia e poi greca è probabilmente arrivato a Roma passando per Cuma.

ALLA CASTAGNA, i cui alunni chiamano la Divina Commedia COMEDìA e se vedono scritto RVF XXVII sanno che cosa significa.

Tu hai appena trattato LA CASTAGNA come una che poverina insegna solo alle medie.

Tu hai appena osato suggerire che quel che la Castagna fa andrà forse bene al massimo per quelli che vanno al professionale, e che ci devono pensare le mammine care come te a preparare i figli per fare carriera in un liceo.

Tu vuoi morire, no, tu sei già morta, stasera respiri perchè io te lo concedo ancora per qualche tempo. Ti lascio in vita solo perchè tu possa vedere dove saranno tra due o tre anni i miei alunni. E non parlo di Tostissima, che è brava e che ha te che glielo meni. Parlo degli altri, quelli che di Italiano e Geografia, quando arriveranno alle superiori, avranno in saccoccia "solo" quello che gli ho insegnato io.

Comunque ora so come si sentono le persone che stanno per cadere al suolo in preda a un colpo apoplettico causato da un'incazzatura repentina di proporzioni galattiche. Praticamente sono in vita anche io solo perchè devo farti mangiare tanta, ma tanta, ma tanta di quella merda che alla fine la troverai persino buona.

 



 

 

 

martedì 4 dicembre 2012

Begli incontri

Psicologa del consultorio: “Quindi, noi strutturiamo il lavoro in due incontri, il primo lo faccio io da sola ed ha una durata di un’ora e mezza, massimo due. Voi che orario fate?”

Castagna: “Otto - tredici e trenta.”

PdC: “In ore di sessanta minuti?”

Castagna (con sopracciglio divertito): “No, di cinquantacinque. Quindi sono sei unità orarie al mattino, perciò, se sono tre terze potrebbe fare due ore, due ore e due ore.”

PdC (seccata): “Beh no, un momento, tutte nella stessa mattina?”

Castagna: “Ah non so, io lo dicevo per lei, visto che mi dice che non avete molta disponibilità per spostarvi dall‘ASL, almeno così riducevate le uscite.”

PdC (sostenuta): “E però insomma, sono sei ore, voglio dire, seguire dei lavori di gruppo, no, io penso anche alla nostra salute mentale. No no, bisogna che io faccia due classi una mattina e la terza un altro giorno.”

Primo piano di Castagna (occhi verdi fissi sulla psicologa, con palpebra immobile)

PdC: “Vediamo la disponibilità sulle singole classi, per prevedere i giorni utili.”

Il Troll: “Sì, guardi, per facilitare le cose e non dover fare tanti scambi d‘ora coi colleghi, io per esempio con la III B ho tre ore di seguito il giovedì. O altrimenti, ho le prime due al martedì.”

PdC: “Ah però io alle otto non posso esserci, perché noi comunque dobbiamo prima passare di qui, comunque.”

Castagna (rivolge un pensiero all’incubo dell’ora di timbratura del cartellino che ha condiviso con sua madre, dipendente ASL, per diciassette anni, e infatti tace e guarda il tavolo)

Bionda Svampita: “Ah quindi lei dice magari meglio partire dalle nove? Bene, allora guardi, nella III A io il mercoledì ho le ultime due ore, se magari…” (e forse voleva dire qualcosa sul fatto di fare prima le ore dal Troll o da Castagna e passare in coda nella sua classe, ma non ci arriva)

PdC (espressione crucciata): “Mm. Sì… ma magari le ultime due ore, i ragazzi, voglio dire, l’attenzione potrebbe essere minore…”

Castagna (incolla gli occhi alla faccia della psicologa, palpebra fissa, sopracciglia in posizioni acrobatiche, labbra strette a fessura, ostilità visibile in tutto l’atteggiamento del corpo, e, mentre mentalmente ripassa i molti colloqui con psicologi, psicoanalisti e psicoterapeuti della sua esistenza, gioisce con ferocia di sapere che la psicologa, per mestiere, sa perfettamente cosa lei stia trasmettendo in questo momento. Le pare quasi di vedere le lettere luminose e colorate che si disegnano in stampatello nell’aria sopra il tavolo: M, A, V, A, I, A, F,,,)



Ma forse non dovevo essere così negativa. Quanto meno, costei non sarà una di quelli che sostengono che fare lezione agli adolescenti per un’intera mattinata non è un vero lavoro.

Oh, sì, in effetti questo proprio mi consola.

lunedì 12 novembre 2012

Guerra fredda. Ma neanche tanto


Se una cosa si chiama contributo facoltativo per le spese scolastiche, io mi rifiuto di dire ai ragazzi che DEVONO portare i soldi (tra l'altro, da 5 euro siamo passati a 10 negli ultimi due anni). O peggio, di dettare l'avviso con la scadenza della raccolta TOGLIENDO APPOSITAMENTE la parola facoltativo dal testo.

Cose che invece la Bestia Nera fa regolarmente.

Io sono contrarissima a chiedere soldi alle famiglie per cose come fotocopie, toner, gessetti etc.
Un conto è far pagare la fotocopia allo stordito di turno che s'è scordato il libro. Questo ha valore educativo, perchè i libri, che i genitori hanno pagato, devono arrivare a scuola il giorno giusto per essere usati, e poi evita che a inizio lezione si perdano sempre cinque minuti buoni ad aspettare che gli storditi si facciano fare la copia.
Invece, quando sono incaricata di dire alle famiglie o ai ragazzi che ci aspettiamo un aiuto, sottolineo sempre che sono a disagio nel chiederlo, perchè in una scuola PUBBLICA le nostre necessità sono (sarebbero, dovrebbero essere, parrebbe giusto che fossero) GIA' pagate dalle tasse.

Comunque, quando portano pecunia, io raccolgo. Se non portano, io non insisto. Alla scadenza, consegno alla Bestia Nera, che, come è logico data la sua natura luciferina, ha SEMPRE a che fare con TUTTO quello che riguarda i marenghi, i talleri e i dobloni nella scuola, dalla mensa all'assicurazione.

Sono caduta dal pero quando stavolta la BN ha voluto I NOMI di chi aveva versato. Le ho fatto notare che io non me li ero nemmeno scritti, come avrei invece fatto in caso di contributo obbligatorio (per esempio per i soldi dell'assicurazione), perchè allora avrei dovuto chiederli e richiederli, sincerandomi che ciascuno avesse versato il dovuto.

Poi le ho detto che me li sarei scritti e, a raccolta finita, glieli avrei dati. Sperando non me li domandasse più.

Quando mi è tornata sotto, poco prima della scadenza prevista, le ho chiesto PERCHE', se trattasi di contributo facoltativo che va ridistribuito sulla totalità dei ragazzi, dobbiamo sapere chi ha versato e chi no: “Mica promuoviamo o bocciamo in base a questo, no?”
No, però per esempio a chi li ha versati possiamo far fare le fotocopie gratis, gli altri invece se le pagano.”
Ma scusa, le fotocopie, abbiamo stabilito, sono a pagamento per tutti, infatti quelli che ne hanno bisogno se le pagano già.”
Non ribatte.

Poi io venerdì 9/11 (raccolta contributo facoltativo conclusasi il giorno 31/10), sto a casa per malattia.

E lei che fa, la brutta adoratrice di Mammona?

Sì.

Lo fa.

Va in terza (dove non ha materie, né coordina, né niente) e si fa dare i nomi di chi ha versato. Che, se me li avesse chiesti a fine raccolta, io le avrei comunque dato, pur malvolentieri.

Siccome sono pochi, fa il mazzo per mezz'ora a tutta la classe.

Sì.

Lo ha fatto.

E sapete cosa dice? Che, la fotocopiatrice scordiamocela pure, ma inoltre non avranno più accesso ai computer, alla LIM, etc etc perchè non contribuiscono alle spese della scuola.

A questo punto, stamattina, di fronte alle rimostranze della classe, io spiego i due punti di vista.

Il suo: che è un'orrenda succhiasangue di destra, che sotto sotto non vede l'ora di lavorare in una scuola privatizzata e, possibilmente, anche di stretta ortodossia papalina che non ce la facciamo più perchè lo stato, il comune etc ci danno sempre meno.

Il mio: che la mia collega è un'orrenda succhiasangue di destra che sotto sotto non vede l'ora di lavorare in una scuola privatizzata e, possibilmente, anche di stretta ortodossia papalina che il servizio pubblico è pubblico, è vero che siamo in difficoltà, ma finchè c'è un centesimo viene diviso tra tutti e poi, quando non ci sarà più neanche quel centesimo, resteremo tutti senza e tu querida presencia, comandante Che Guevara...

Giuro sulla mia vita alla III C che, finchè io sono presente nella scuola bandiera rossa sventolerà loro avranno esattamente tutto quello che hanno gli altri, a parte pagarsi le fotocopie quando si scordano il libro a casa.

E faccio notare (ad alta voce, non lo faccio mai davanti alle classi, ma cazzo, stavolta per farmi stare zitta ci sarebbe voluto un elettrochoc che mi mandasse al tappeto per il resto della settimana) che la collega è veramente in gamba a scegliere il giorno in cui io non ci sono, per venire a fare la strategia del terrore in mezzo ai miei studenti.

Non so. A volte, quando per un po' va tutto bene, mi dico che sono io che sono rancorosa e mi lego le cose al dito, che forse questa rivalità sotterranea costante è un parto della mia fantasia bolscevica e dei miei tragici trascorsi con il cattolicesimo. Poi no, poi vedo con chiarezza, e mi domando cosa crede di ottenere, la creatura delle tenebre, con queste sue simpatiche manovrine. Il mio trasferimento? E io invece, più fa così, più mi abbarbico, e cresco, e mi infiltro, come un cazzo di tumore comunista.

Balliamoci sopra.

martedì 23 ottobre 2012

Le sessantaquattro arti

Posizioni assunte dalla preside sulla vexata quaestio della minorenne incinta:

1) In consiglio di classe: "Devo parlare con il consultorio, comunque mi hanno assicurato che ci mandano le psicologhe e il medico. Del resto è un bene, i ragazzi a una figura che viene da fuori possono sentirsi  liberi di chiedere molte più cose."

2) Con me sola, in aula computer: "Al consultorio ieri hanno detto di parlare con le classi, tutte le classi, facendo un annuncio abbastanza asettico, cercando di non dare giudizi nè interpretazioni e dicendo che, dopo, i ragazzi avranno modo di parlare con la psicologa e l'assistente sanitaria per qualsiasi dubbio. Comunque su quando fare l'annuncio aspettiamo il loro via, ci manderanno qualcuno per preparare gli insegnanti, e comunque devono parlarne con la ragazza e la madre. Poi, in un secondo momento, ci manderanno l'intervento sui ragazzi."

3) Nel giro di una settimana, si passa a parlare di fare lezione con l'assistente sanitaria solo alle terze, data anche l'opposizione (urlata) della collega di Scienze della mia seconda e quella (sottaciuta) di altri colleghi. Poi la C. tenta di far virare l'intervento solo sulla terza direttamente coinvolta. Riesco faticosamente a convincerla (almeno apparentemente) che dato che la mia alunna, che è in III C, ha una sorellastra in III A, sarebbe bene anche estendere all'altra terza, e allora, buon peso, buttiamoci dentro anche la III B, e finito.

4) Passano alcuni giorni e io riferisco ai colleghi che vedo, che non sono certo tutti, che lei mi ha detto che dovremo dare l'annuncio nelle diverse classi, però solo dopo l'okay della psicologa che discuterà degli aspetti legati alla privacy con la madre di Occhioni e Occhioni stessa. Non succede niente per un po',e io quando vedo la preside le dico che ho riferito la procedura che ci hanno indicato, ma non a tutti, solo a quelli con cui ho potuto parlare. Lei dice: "Eh, no, sì, devo dirlo ai coordinatori, magari oggi che ci sono le riunioni per l'elezione dei rappresentanti li convoco cinque minuti prima, così ci sono tutti e lo diciamo."

5) Una bella mattina il vicepreside mi dice "La psicologa del consultorio ha detto di parlarne con le classi, oggi lo diciamo in III C, vengo anche io." (E le psicologhe che dovevano parlarne con noi prima? Non pervenute.) Lo dico ai colleghi, con alcuni dei quali si era parlato di tutelarci e deciso che dovevamo essere almeno due adulti presenti ad ogni 'annunciazione'... Cadono dal pero. La preside non ha convocato nessuno nè detto a nessuno quel che aveva detto a me. Mi ritrovo con colleghi di ogni credo, razza e colore che mi soffiano contro tipo pantere, come fosse colpa mia, io riferisco testualmente cosa mi è stato detto che lei aveva intenzione di fare, così prendiamo atto che non lo ha fatto; in quella entra il vicepreside e gli sottopongo il problema, lui dice che intanto ora lo diciamo in terza e annunciamo pure che Occhioni a novembre si ferma a casa in maternità, e allora tutti i colleghi tirano un respiro di sollievo e quella di Inglese dice: "Ah beh allora non è neanche necessario dirlo a quelli delle altre classi, se tanto se ne va a novembre." (E' lì che io perdo definitivamente la fiducia nel prossimo, e decido che farò di testa mia dove posso, e mi parerò il culo chiedendo ai genitori l'autorizzazione a parlare di argomenti relativi all'educazione all'affettività coi loro figli, cosa che peraltro ho già fatto n volte in n scuole, senza mai avere un problema. Da cui la mia decisione, puntualmente messa in pratica, di parlarne nella mia seconda non appena uno dei bambini sfiora l'argomento.)

6) Ci ritroviamo io (coordinatrice) il vicepreside (autorità) la collega di Inglese (che era lì perchè aveva l'ora di lezione) e il collega di Religione (che è un ficcanaso) a dire alla terza, che lo sapeva benissimo, che Occhioni è incinta. Il vicepreside annuncia ufficialmente che Occhioni si fermerà a casa tra qualche settimana. Io condisco il tutto dicendo loro di regolarsi con buon senso, e di essere delicati con lei, e dico anche che abbiamo preso contatti col consultorio (stessa cosa avevo detto alle pochissime madri presenti alla riunione) perchè ci aiuti un po' con del personale esperto.

7) Occhioni mi interpella e mi sottopone il problema voti e interrogazioni. Analizziamo un po' la questione. Io le ripeto (già detto a sua madre) che esiste la possibilità di continuare a seguire dopo la nascita del bambino, oppure di ritirarsi e presentarsi da privatista. Le dico che devono parlare con vicepreside e preside per informarsi su cosa possano fare e come farlo.
Questo accade venerdì. Ieri madre e figlia si presentano dalla preside, e oggi la preside mi convoca e si lamenta che io abbia detto alla bambina questa cosa. Io spiego: non ho detto che deve ritirarsi, ho solo detto che la possibilità c'è, che potrebbe considerarla visto che non sappiamo se il suo bambino sarà un angelo o un mostro che non la farà mai dormire, e di parlarne con la dirigente. La quale oggi nicchia su tutto l'universo scibile e addirittura sul fatto che la ragazza stia a casa prima del parto: essendo un'utente di un servizio e non una lavoratrice, se vuole venire può. Io le dico allora che il vicepreside ha detto ufficialmente a noi e alla classe che Occhioni si fermerà a casa, lei ripete che non ne è sicura perchè ha il dubbio che invece possa frequentare, e alla mia domanda "Dove ha preso allora quest'informazione il Gigante?" lei dice testualmente "Se l'è inventato."

In tutto questo di psicologi che vengono a scuola non si parla più, figuriamoci di ginecologhe.

Commento libero.