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lunedì 8 dicembre 2014

Questa parte della mia vita si potrebbe chiamare: crampi

Siamo a dicembre e fa un caldo strano, ci sono foglie e fiori e funghi e rami bagnati mentre corro lungo la recinzione dell'ospedale.
Il muscolo che mi sono strappata anni fa chiede di non esagerare
(Che razza di persona sono Cos'ho fatto cosa TI ho fatto Perché mi hai cercata PERCHÉ)
La schiena è fluida e calda dopo la ripresa dello yoga, il cuore ho deciso io che ce la fa se sto un po' attenta al potassio, il respiro lo alleno man mano
(Non posso stare ancora COSÌ dopo tanto tempo non posso stare ancora così per tanto tempo)
L'importante è non incontrare nessuno. Non per la tuta di mio marito o i capelli impazziti. Non per il fiatone e le guance rosse. Per la frase "Va tutto bene?" che ispiro alla gente ultimamente. Gente che non sa un cazzo. Gente per cui io sono la première dame di Hastiwood, la prof Castagna o la mamma affidataria in piena fioritura
(Maledizione devi smetterla di mancarmi devi smetterla VATTENE dai miei pensieri lasciami vivere)
cioè quel che appunto ero prima di questa catastrofe e quel che sarò forse ancora, non che del festival possa mai fottermene qualcosa anzi se mai meno che degli altri anni, ma dell'Uomo sì che me ne importa ancora e piango
(Ma mai come ho pianto quel giorno sotto il castello medievale quando avrei dovuto aprirmi la testa con un'ascia e lobotomizzare SUBITO quella parte di me che pensava quel che pensava)
e cerco di sorridere e di parlare e di farlo parlare e di ascoltare e di salvarci contro ogni previsione e di non lasciare che il dolore apra nuovi tagli
(Ero già tutta tagliata quando tu alle spalle mi guardavi e voltandomi ho preso in piena faccia il tuo sorriso e una manata di sale grosso un dolore così accecante che mi ha liberato i centri del piacere)
né in me né in lui perché mi dispiace davvero, mi dispiace
(Sii felice sii felice per sempre ogni tanto ripensaci ma sii felice che almeno tu te lo meriti e quando tutto ti farà un male porco come a me adesso resterò almeno io ancora da qualche parte nel mondo ad augurarti del bene)
Anche quest'anno mi dicono che non è possibile essere esonerati dal Natale ma io cerco di farmelo piacere
Cercherò di farmi piacere l'inverno anche se per la prima volta nella mia vita volevo l'estate
Mi farò il fiato a correre e i muscoli elastici a curare le sequenze yoga e respirerò e starò in cucina e verrà la primavera e per l'estate prossima voglio essere davvero un'altra
(Ed è grazie a te ed è anche per te e non dovrai saperlo mai ma se mi incontri voglio che tu te ne accorga voglio che TUTTI se ne accorgano Cristo che male non posso restare la stessa dopo tutto questo dolore e infatti sono già cambiata e voglio andare avanti voglio correre voglio correre ma tu LASCIAMI VOGLIO DIMENTICARE TUTTO VATTENE)

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Vivo una storia di congiuntivi condizionali che forse non è neppure una storia. Vivo la vita all'indicativo presente perché è quella che ho tano faticato a costruire e che amo. Non lo so. Io non riesco a chiudere quella porta sulla vita che non avrò. Cammino. Con i pensieri confusi e le braccia ben aperte attenta a perdere l'equilibrio. Ti leggo e mi leggo.

Castagna ha detto...

È doloroso. E imperdibile.

HerMione ha detto...

- E tu come stai?
( a te come sembra che io stia??? a me pare di avercelo scritto in faccia che sta andando tutto a putt@ne, che non dormo, che respiro a fatica e che la mia mente va il loop ogni cinque minuti)
- Tutto bene, grazie.
Al prossimo che me lo chiede dico la verità, cosi impara ...
Un abbraccio Castagna.

valentina ha detto...

Sembra banale, ma il tempo è davvero galantuomo (con o senza apostrofo?) e tu devi volerti bene. Un abbraccio da chi ti legge ma non commenta (quasi) mai.

Anonimo ha detto...

no va beh ma uscire da questo autocompiacimento adolescenziale no eh? ma soprattutto l'intelligenza di capire che, dai dettagli che fornisci di te, sei riconoscibilissima e prima o poi qualcuno farà sapere a tuo marito o tua figlia che ti struggi sul web per un altro?
non lo so se questi grattini che ti fai all'ego valgano l'andare a monte di tutta una famiglia ...

Castagna ha detto...

Ma secondo te, solito coniglio che invece ci tiene a non essere né riconosciuto né identificabile, come tutti i poveri sfigati, io costringo qualcuno a leggere? Sul mio blog scrivo quel che mi pare e piace, ovvio che scrivo di me. Dovrei invece andare in giro per la rete a sputare sentenze sui fatti altrui? Se a te fa bene continua pure. Io preferisco continuare a esorcizzare qui le mie vicende e ho gente dotata di sensibilità e intelligenza che a volte mi dice una parola consolante. Non sto neanche a rispondere sul fatto che qualcuno mi identifichi e pensi sia suo compito andare a dire i fatti miei alle persone a cui tengo. Io le cose che dovevo dire a casa mia le ho già dette e anche incasinata vado in giro guardando le persone dritte negli occhi. Non penso si possa dire lo stesso di gente piccina e gretta come te.

Anonimo ha detto...

Io, che non conosco bene la tua storia, che ho fatto le mie pazzie un po' di anni fa e che , dopo essermi maritata, ho messo la testa a posto..se così si può dire...mi immedesimo. Non dico che mi struggo per te, che sarebbe esagerato, ma una certa ansia me la fai venire..E così, perchè la tua esperienza "mi faccia tesoro", starò alla larga dai bei ragazzi, anche se sono molto belli e molto appetibili. Anche se ne vale la pena. Dopo il parto mi piace stare lontana dal dolore.

Castagna ha detto...

Ho detto in altri punti del blog che non avrei potuto perdermelo. E lo ripeto, ma non per l'appetibilità del soggetto o, come pensano alcuni amabili commentatori, per pruriti miei di prof frustrata.
Solo perché quando mi ci sono ritrovata ero dentro fino al collo, e allora l'unica era essere me stessa e non mentire.
Ma l'entità delle conseguenze è veramente grande. A conti fatti, non si augura a nessuno di stare così.