Nel corso di una corsa la settimana scorsa Castagna, oltremodissimo stressata e agitata e triste e nervosa, passava lungo un parco cittadino ma non da sotto, da sopra, avendo così modo di vedere uno spettacolo di tramonto tutto rosa dietro i rami spogli degli alberi, con le ombre cinesi nettissime dei monti lontani, e pensava, cazzo ma io undici anni fa vivevo qui, ce l'avevo dalla finestra, tutto ciò.
E ricordava se stessa, nell'atto di fare un colloquio con la tipa che metteva a disposizione una stanza mansardata ed un bagnetto. In un glorioso ultimo piano per tenersi il quale Castagna ha pensato più volte se valesse la pena uccidere, prostituirsi o magari anche sposare il fratello della tipa, tra l'altro apprezzabile. La quale tipa era però così disfunzionale che averla come cognata anche no.
Sentiva la propria voce dire: "Vengo da una brutta delusione amorosa, ho un momento di crisi, vorrei stare tranquilla e, come sempre quando sono in crisi, ho dei problemi sul cibo, diciamo che io cucinerei per me e mangerei quando me la sento, va bene?"
La tipa, reduce dall'essere stata mollata, in modo quanto mai contorto ed ambiguo, dal tipo per cui aveva mollato il marito, ovviamente aveva annuito vigorosamente e detto che anche lei crisi e anche lei problemi a mangiare e dormire e grande desiderio di essere lasciata in pace.
Simpatia reciproca, sguardi un po' timidi, e decisione istantanea. Va bene, eccoti le chiavi.
Castagna va a vivere così, di colpo, per tre quattro giorni a settimana in una città dove non ha nessuno, e sarà il vero inizio della vita adulta, più ancora dell'andare a stare da sola, dell'andare a convivere o dell'iniziare a lavorare.
Gli altri due o tre giorni li passa a Genova a cercare di capire se può o non può andare avanti con l'Uomo. Pare che possa, e quell'anno si decide, tra l'altro, di sposarsi.
Undici anni dopo Castagna passa, corricchiando con abbondanti crampi lungo il parco, sotto quella casa. E si chiede cosa direbbe ora a una potenziale coinquilina, se dovesse cercarsi casa in una nuova città.
Teme che, nonostante gli evidenti cambiamenti e molti progressi innegabili da tanti punti di vista, le parole, ahimè, sarebbero all'incirca le stesse. Cosa che la fa sentire veramente tanto giù.



3 commenti:
Da qualche parte occorre comunque ricominciare, forse è un nuovo inizio.
Sì, lo spero anche io. In ogni caso è una riflessione da fare.
Posta un commento