Prendiamo un mercoledì, ma di trent'anni fa.
Ci sono una bambina e una donna.
La bambina è incazzata nera perché la mamma le ha fatto tagliare i suoi lunghi e bellissimi capelli castani alla maschietta. Poi è sfigata, e poi è imbranata, e poi è anche con lo scazzo perché deve andare a danza.
La donna è alta, con i capelli lunghi lunghi lunghi tirati su in una crocchia, e ha le parole incrociate in borsa, perchè starà fuori dalla sala di danza tutta l'ora e mezza che ci vorrà, perché è più semplice che andare e tornare dal teatro a casa, e perché la bambina è imparanoiata, ha l'ansia dell'abbandono.
E ogni tanto, d'accordo con la severissima maestra Rossana, che tutte le volte la guarda schifata, la bambina durante l'ora di danza andrà ad aprire la porticina che dà sul teatro, e la donna sarà lì seduta con la schiena ben dritta, a portata d'occhio: la volta che non ce la trovasse, scoppierebbe la tragedia, e poi magari, povera santa, era solo nell'atrio che si faceva fare un caffè, o in bagno. Ma la donna, 99 volte su 100, c'è. La saluta. La bimba la guarda, annuisce, e saperla lì le permette di tornare all'odiata sbarra senza impanicarsi.
Dopo, la donna porterà la bambina a prendere una bella cioccolata calda. E poi a casa a fare i compiti.
Prendiamo un mercoledì, ma della settimana prossima.
Ci saranno un donna e una vecchietta.
La donna avrà i capelli lunghi e una borsa con il lavoro a maglia e un sorriso felice sulla faccia.
La vecchietta avrà i capelli candidi lunghi lunghi legati in una coda o in una treccia come una nativa americana, e si muoverà piano piano con un girello, o verrà spinta in sedia a rotelle.
La donna arriverà dal corridoio, vedrà la vecchietta illuminarsi in viso quando entrerà nella stanza, e la riempirà di baci. E poi cercheranno un posto dove sedersi, nella nuova casa, quella a tre minuti di macchina, finalmente, da casa della donna. E la donna tirerà fuori il lavoro a maglia o una rivista o degli oggetti da guardare con la vecchietta, oppure non farà niente di tutto questo, perché parleranno e si terranno le mani, perché una ravvierà i capelli all'altra e si sorrideranno. Forse berranno anche la cioccolata calda.
Poi la donna saluterà la vecchietta e andrà a casa a far fare i compiti a sua figlia.
Certe cose, tra zia e nipote, non cambiano mai. E di sicuro il fatto che fuori dalla finestra la zia non veda più il mare, ma la neve, sarà secondario rispetto al fatto che i suoi occhi si tuffino ancora nei miei con la stessa gioia.
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mercoledì 19 novembre 2014
domenica 1 gennaio 2012
Rieducandoci anche a comprare
Oltre al megasupermarket aperto fino alle nove di sera cui noi animali di città siamo abituati...

Riflettevo sulla dislocazione dei costosi ma pregiati negozi dove vale veramente la pena comprare la carne e la verdura, e sul fatto che devo convincermi anche a fare come le nonne e andare al mercato, se voglio comprare bene, per cucinare bene e mangiare bene.
Anche perchè quest'anno peggio del solito i mandarini del supermercato sanno di disinfettante, i kiwi sono marci, le patate pessime e la carne, beh, se mi devo rieducare dalle mie mille ansie sul mangiare chiaramente non comincio dalla carne del supermercato, io non voglio sapere la data di confezionamento, voglio quella di macellazione, scusate se sono fobica, ma in tal senso proprio non ce la faccio. Stesso motivo per cui compro le uova con la dicitura extrafresche, perchè sulle altre c'è scritto quando son state impacchettate, ma a me non frega, io voglio sapere che sono fresche, non che sono nella scatola.
Il negozio slow food vale la pena per un motivo: tutti i cereali del mondo, come giustamente vedevo l'altro giorno girovagando con Noisette tra gli scaffali, e imparando che la spelta e il farro sono la stessa cosa, e le patate che sono veramente commestibili, direi le ultime sul pianeta. E' davanti al cinema, per cui potrei mandarci l'Uomo.
Il negozio bio km zero è un posto dove tre frollini costano 4 euro. Però ha tutte le tisane e le paste sfuse, ed è vicino, mentre la cooperativa, che si può raggiungere con la bici nella buona stagione, a quest'epoca non solo risulta lontana, ma è impraticabile per il parcheggio, causa vicinanza del gommista. E poi è assurdamente cara e la roba non è poi così buona.
Il macellaio, soprannominato Tiffany, è una boutique d'alta classe, ma, dato che viene giù persino mio suocero da Milano per comprarci la carne, e date le ricettine sfiziose già preparate che offre, vale la pena. Di solito ci mando il marito, che ci sta un minimo di 40 minuti, perchè lui e il guru delle carni di Asti sono in rapporti di amicizia, forse cementati dalle cifre che ci spende mio suocero. Volendomi immaginare più atletica di quanto sono, potrei farne una meta di passeggiata, perchè si passa per viali verdi e parchi, da casa mia alla gioiell... al negozio. (Anni fa, appena arrivata a vivere in Piemonte, compravo in un altro atelier di macelleria dal nome appropriatissimo di "Oro rosso". E' che gli Astigiani sono di braccino cortissimo su tutto ma per la carne e per il vino non badano a spese, giustamente, visto che hanno quanto di meglio offre l'Italia.)
Il mercato è quello che devo inserire apposta nei giri e non è comodo, ma senza dubbio sarebbe la soluzione ideale per non farsi spiumare completamente dai negozi bio e mangiare roba che sa di verdura e di frutta.
L'Inflessibile aveva detto che facevamo il Gruppo d'Acquisto Solidale, ma poi non ci siamo ancora decise.
Beh, io comincio da sola.

Riflettevo sulla dislocazione dei costosi ma pregiati negozi dove vale veramente la pena comprare la carne e la verdura, e sul fatto che devo convincermi anche a fare come le nonne e andare al mercato, se voglio comprare bene, per cucinare bene e mangiare bene.
Anche perchè quest'anno peggio del solito i mandarini del supermercato sanno di disinfettante, i kiwi sono marci, le patate pessime e la carne, beh, se mi devo rieducare dalle mie mille ansie sul mangiare chiaramente non comincio dalla carne del supermercato, io non voglio sapere la data di confezionamento, voglio quella di macellazione, scusate se sono fobica, ma in tal senso proprio non ce la faccio. Stesso motivo per cui compro le uova con la dicitura extrafresche, perchè sulle altre c'è scritto quando son state impacchettate, ma a me non frega, io voglio sapere che sono fresche, non che sono nella scatola.
Il negozio slow food vale la pena per un motivo: tutti i cereali del mondo, come giustamente vedevo l'altro giorno girovagando con Noisette tra gli scaffali, e imparando che la spelta e il farro sono la stessa cosa, e le patate che sono veramente commestibili, direi le ultime sul pianeta. E' davanti al cinema, per cui potrei mandarci l'Uomo.
Il negozio bio km zero è un posto dove tre frollini costano 4 euro. Però ha tutte le tisane e le paste sfuse, ed è vicino, mentre la cooperativa, che si può raggiungere con la bici nella buona stagione, a quest'epoca non solo risulta lontana, ma è impraticabile per il parcheggio, causa vicinanza del gommista. E poi è assurdamente cara e la roba non è poi così buona.
Il macellaio, soprannominato Tiffany, è una boutique d'alta classe, ma, dato che viene giù persino mio suocero da Milano per comprarci la carne, e date le ricettine sfiziose già preparate che offre, vale la pena. Di solito ci mando il marito, che ci sta un minimo di 40 minuti, perchè lui e il guru delle carni di Asti sono in rapporti di amicizia, forse cementati dalle cifre che ci spende mio suocero. Volendomi immaginare più atletica di quanto sono, potrei farne una meta di passeggiata, perchè si passa per viali verdi e parchi, da casa mia alla gioiell... al negozio. (Anni fa, appena arrivata a vivere in Piemonte, compravo in un altro atelier di macelleria dal nome appropriatissimo di "Oro rosso". E' che gli Astigiani sono di braccino cortissimo su tutto ma per la carne e per il vino non badano a spese, giustamente, visto che hanno quanto di meglio offre l'Italia.)
Il mercato è quello che devo inserire apposta nei giri e non è comodo, ma senza dubbio sarebbe la soluzione ideale per non farsi spiumare completamente dai negozi bio e mangiare roba che sa di verdura e di frutta.
L'Inflessibile aveva detto che facevamo il Gruppo d'Acquisto Solidale, ma poi non ci siamo ancora decise.
Beh, io comincio da sola.
giovedì 6 gennaio 2011
Bene, bene
Due note flash, meglio, tre.
1) Domani vado a rivedere, dopo tre anni, la casa dei miei sogni. Che è tornata in vendita. Giusto mentre io compivo il terzo anno in cui mi mangiavo le mani per non averla comprata.
Commento di SDMS alle foto online: "Comprala. Subito."
Se c'è una certezza nella mia vita, è: Mio Cugino Mi Capisce.
Stasera, sempre SDMS, per telefono: "Prendila, eh? La prendi?"
Risposta mia: "Il problema grave è che io l'ho già presa. Cioè, sono tre giorni che non penso alla casa, penso alla cifra che posso metterci come acconto per bloccarla. Ma devo essere fredda, fredda e razionale, guardarla con occhio critico... e poi... ah sì già, magari parlarne con mio marito."
2) Non sto correggendo un belin di niente e mancano tre giorni alla ripresa della scuola.
Alzino la mano tutte le prof blogger che sanno cosa intendo.
3) Non studiavo così intensamente dai tempi dell'università. Sono molto stanca, nel senso che mentalmente studio anche mentre cucino, mi lavo e dormo. E ho quindici giorni di tempo per completare il modulo. Ma è proprio bello questo corso, e poi adesso apre a Genova il nuovo centro che dipende dall'Istituto, e a una piacevole passeggiata di distanza da casa mia e dei miei. E a febbraio posso andare in ritiro in una specie di nido di meraviglie in mezzo alla campagna toscana. Ciò è molto, molto, molto rasserenante.
1) Domani vado a rivedere, dopo tre anni, la casa dei miei sogni. Che è tornata in vendita. Giusto mentre io compivo il terzo anno in cui mi mangiavo le mani per non averla comprata.
Commento di SDMS alle foto online: "Comprala. Subito."
Se c'è una certezza nella mia vita, è: Mio Cugino Mi Capisce.
Stasera, sempre SDMS, per telefono: "Prendila, eh? La prendi?"
Risposta mia: "Il problema grave è che io l'ho già presa. Cioè, sono tre giorni che non penso alla casa, penso alla cifra che posso metterci come acconto per bloccarla. Ma devo essere fredda, fredda e razionale, guardarla con occhio critico... e poi... ah sì già, magari parlarne con mio marito."
2) Non sto correggendo un belin di niente e mancano tre giorni alla ripresa della scuola.
Alzino la mano tutte le prof blogger che sanno cosa intendo.
3) Non studiavo così intensamente dai tempi dell'università. Sono molto stanca, nel senso che mentalmente studio anche mentre cucino, mi lavo e dormo. E ho quindici giorni di tempo per completare il modulo. Ma è proprio bello questo corso, e poi adesso apre a Genova il nuovo centro che dipende dall'Istituto, e a una piacevole passeggiata di distanza da casa mia e dei miei. E a febbraio posso andare in ritiro in una specie di nido di meraviglie in mezzo alla campagna toscana. Ciò è molto, molto, molto rasserenante.
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