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giovedì 12 novembre 2020

Quelle sere in cui

Non so. Stasera la Princi, temporaneamente convivente con il fidanzato BP causa complicato protocollo di prevenzione del contagio, non ha mandato la buonanotte. 

E mia madre a Genova non si è fatta trovare al telefono. Ha risposto ai whatsapp ma non alle telefonate.

E io non sono andata a sistemarmi nel letto con l'Uomo. E ho le antenne su, per un problema serio di interferenze, sento qualcuno di quelli a cui tengo che ha un problema stasera, credo di sapere chi, ma non sono sicura. 

E adesso sono le 2 di notte e c'è un usignolo che canta, fortissimo, come sempre gli usignoli. E io ascolto e non dormo. Perché? 

Comunque, la prima settimana di didattica metà e metà è stata pesantissima. Ancora due giorni.  


sabato 7 novembre 2020

Il miglio verde, La capanna dello zio Tom, Il principe d'Egitto e minuti di incontestabile bellezza in un panorama di desolazione

Se l'anno scolastico scorso ha visto una chiusura repentina delle scuole, modello scossa sismica: un minuto prima era tutto normale e poi, di colpo, era un panorama di macerie che sembrava Guernica illustrata da Picasso, ora, invece, la ghigliottina è calata dopo attenta preparazione. Martedì,  mercoledì e giovedì, Il miglio verde: abbiamo consapevolmente accompagnato i ragazzi più grandi al patibolo. 

Martedì la terza C era in modalità tuttapposto prof: "Bene, allora, se domani non veniamo a scuola, con Lei abbiamo la terza ora di live, cosa portiamo, storia o geografia?" 

Mercoledì: Bello e Inutile piange di rabbia per un 4 dell'Orsone, seguito a ruota da mia nota perché mi ha risposto di merda. College Britannico  tossisce a raffica,  la sua è sempre stata tosse nervosa, ma oggi sembra stia per morire, ha mal di testa, lo mando a casa. Segue mattinata pseudonormale, un po' troppo silenziosa, con saluti, a me viene il magone, cazzo li conosco da un mese e mezzo e già vorrei scappare nelle grotte in montagna con tutti questi qua, a far lezione nel bosco, tipo partigiani. 

Mattina di giovedì,  siamo di nuovo a scuola, ma stavolta siamo sicuri che è l'ultimo giorno, due si sentono mancare l'aria, gli altri sono tesi, College Britannico è assente, l'Uomo delle Stelle che mi adora e mi sta sempre attaccato ha un crollo infantile, mi sento male prof,  io me ne sbatto dei regolamenti e gli tocco la fronte, è sudato come uno che sta per svenire, ha gli occhi pieni di lacrime. Vorrei coccolarlo, invece lo faccio mettere con la testa sul banco, ma è troppo nervoso, non riesce a starci. La Giunonica è attenta, come sarebbe a dire, la Giunonica ha ininterrottamente chiacchierato per sei settimane durante le mie lezioni, che ci fa tutta concentrata così? Chiede addirittura di leggere. Ho la pressione al soffitto. Quando arrivo a casa mi sento come avessi scalato il Ruwenzori, che, per chi non lo sapesse, ha il versante est pieno di colate di fango, vischioso, faticosissimo. 

Pomeriggio della riunione genitori della I A, qualche settimana fa. Un papà nigeriano si attacca come una cozza al mio collega (ed ex alunno) Altissimo. Testualmente: "Io nero africano povero, non ho soldi, compra tu i libri". Gli porta il foglietto dove il libraio dell'usato gli ha scritto la cifra che manca per ritirare i testi messi da parte per Birimbo Nero: 60 euro e 40 centesimi. Il povero Altissimo gli parla, gli spiega, gli scarica sul telefono l'app per la didattica a distanza, lo consola, ma i libri non glieli può pagare; la Castagna ha già pregato il Vicepreside Faina di concedere un posticipo della presentazione degli ISEE, il capo le ha pazientemente spiegato che papà di Birimbo non sarà probabilmente in grado di presentare alcun ISEE, mentre, se si offre a tutti una secobda possibilità di allungare in segreteria delle certificazioni fiscali oltre la scadenza, arriverà in Mercedes un quarto della comunità nomade della città, a sporgere con sicumera un foglio che li dichiara nullatenenti. Agitando un Rolex da 15.000 euro sul polso.

Castagna comprende,  ma dice in consiglio di classe che, se Birimbo non può guardare il libro di Geografia, non ce la faremo mai a insegnargli qualcosa, visto che non sa bene l'italiano e in più è dislessico, gli servono almeno le carte e le figure. Così, l'altroieri, Castagna, fingendo di sgridarlo, dà al Birimbo Nero un altro libro di Geografia di prima, diverso da quello dei compagni. Gli occhi profondissimi di questo bimbo spesso distratto si illuminano. Passerà due ore a cercare di capire se quello che segue a fatica nelle sue pagine è quello che stiamo facendo noi sul testo ufficiale. Nel primo giorno di lockdown, invece, gli segno tutte le parti che deve fare; sembra che gli abbia regalato chissà cosa. Passeggio tra i banchi (e per forza, questo mestiere non si può fare se non si guarda da vicino) mascherata come un rapinatore: in un raro momento di quiete in cui si sente solo la voce dell'alunno incaricato di leggere, un costante bisbiglio mi disturba. Arrivata all'altezza del banco del Birimbo, lo trovo che segue le parole del "suo" libro con il dito e cerca di leggerle sottovoce. Mi si muove istintivamente una mano per accarezzargli la testa, ma mi fermo, già sto violando 38 dpcm. Più tardi sono di nuovo alla cattedra e lui alza la mano: "Quale libro è per imparare a leggere? Sì, per imparare italiano?" Io, presa in contropiede: "Antologia? Grammatica?" "Sì... no... libro per preci...perci..." "Per principianti, Birimbo? Facilitato?" "Sì!!! Qual è?" "Te lo porto io, Birimbo, ti ho sentito che prima ti esercitavi, bravo, se ti impegni così diventerai bravissimo." 

Il Principe del Deserto, fratello della Regina del Deserto, mi guarda dall'altra fila, pensoso. Lui non spiccica quasi sillaba, non legge, capisce poco: a parte essere bellissimo, elegantissimo e molto gentile, come sua sorella in seconda, non fa molto. Il collega Altissimo che fa alfabetizzazione dice che lui è il più difficile da trattare, fa scarsi progressi, forse è troppo grande per memorizzare alla velocità dei bambini. Eppure, in classe è volenteroso, vuole tutti gli appunti, mi chiama se resta indietro, addirittura ieri giocavamo con l'alfabeto greco per distrarci un po' dopo due ore filate, e lui se lo copiava tutto bene, era contento, ha voluto il suo nome scritto in lettere greche alla lavagna. "Ok Principe, ma tu questo non lo devi studiare eh, stiamo solo giocando, tu devi imparare l'italiano!" Mi fulmina con un'occhiata che denuncia oltraggio: "Sua Altezza intende imparare il greco". È un principe anche perché noi siamo intimiditi dalle sue sopracciglia, che indicano innegabile superiorità. Poi va be', l'altro giorno ho fatto per togliergli un quaderno e appoggiarlo  nel sottobanco, ignara che il sottobanco fosse chiuso di lato e incastrandomi goffa, ci siamo messi a ridere, per un istante era un ragazzino come gli altri, solo infinitamente più bello. Sua sorella è umile e molto dolce, ma quando la vedi passare per i corridoi te la immagini sulle dune, semisvestita e coperta d'oro, con uno stuolo di schiavi, cammelli e cavalli che la segue e il popolo che la ammira a rispettosa distanza. 

Quando arrivo in sala professori dopo tre o quattro ore di nomi albanesi, egiziani, marocchini, tunisini, maliani, nigeriani, romeni, tamarri (abbiamo una Marissa e una Chanel) o totalmente privi di etimologia, dire ai colleghi "Buongiorno Roberto, ciao Annamaria" mi fa strano. E anche il silenzio,  dopo queste aule coi soffitti appesi metri e metri sopra di noi, che risuonano come cattedrali gotiche. Ieri poi la scuola era inquietante,  solo il corridoio delle prime era abitato, io e l'Orsone passeggiavamo nei corridoi immensi e vuoti, sentendoci un po' sovreccitati,  come due studenti di Hogwarts che si fossero persi appena arrivati nel castello. 

Dalla macchinetta del caffè, eccezionalmente tutta per noi due come quando eravamo a Scuolina Rosa,  io gli dico: "Sai, io cerco di mettere gli argomenti delle lezioni puntualmente sul registro" e lui, prendendo in prestito espressioni tipiche della mia regione, ride: "Io me ne batto o belin". "Boh, sai, penso che mi stiano un po' controllando e ci tengo a far vedere che lavoro" e lui si inalbera. "No, ma non farlo, non devi!" Lui mi ha prelevata da Scuolina Rosa,  ha personalmente trapiantato le lunghe radici che avevo sviluppato sotto la terra solforosa della Valle delle Meraviglie, e ci tiene che io mi trovi bene lì, mi toglie ogni fastidio se può, sono la sua creatura e si preoccupa che mi ambienti. Io rispondo: "Va beh, ma non scrivo dei poemi come la Melensa, cerco solo di far notare che ho un certo ritmo." Lui beve un sorso, abbassa di nuovo gli occhi su di me, e con aria seria: "Non lo fare, se ti pesa." "Adesso posso, ho tempo, se capiterà un periodo in cui sarò incasinata lascerò stare", mento con lo sguardo fermo, per rassicurarlo. 

Non so ancora se il monumento che voglio fargli lo preferisco in bronzo, in marmo di  Carrara, o criselefantino. Senza di lui sarei ancora a Scuolina Rosa a strapparmi le penne dalle ali per non farle crescere. Qui ho il Vicepreside Faina che, se volo troppo in alto, mi richiama giù prima che mi bruci come Icaro, ma poi, quando torno a terra, trovo sempre qualche regalo, un orario fatto bene, una proposta di lavoro allettante, un alleggerimento del carico, preparati in silenzio sotto il mio albero dal mio grosso amico della foresta, mentre io ero distratta. È un bel modo di lavorare, avere spazio e avere sponda al tempo stesso. 





mercoledì 14 ottobre 2020

Geografia, anche umana, di Scuola Vintage

A metà del corridoio della presidenza, c'è la Barriera. In un punto preciso tra un finestrone napoleonico e l'altro, la temperatura precipita di 7 gradi. Ti aspetti metalupi, giganti e Whitewalkers, invece incontri solo bimbetti color dattero che, dalla porta di una prima, zampettano verso il bagno maschile. Quello femminile è così lontano dalle classi che l'assorbente, se una ragazzina è in emergenza, è  meglio se se lo cambia dietro a uno dei giganteschi hibiscus in vaso che segnano l'ingresso delle stanze dei bottoni. 

Arrivi all'unico, angosciante, bagno dei docenti (illuminazione, cubatura e piastrelle: tutto preso di peso da un istituto psichiatrico di inizio Novecento, avete presente le foto raccapriccianti dei manicomi abbandonati? Quelle) e se non ti sei fatto la pipì addosso sei un Guardiano della Notte. Comunque, te la fai sotto dallo spavento quando entri. Io controllo sempre che non ci siano punteruoli per la lobotomia appoggiati sul termosifone.  

Il corridoio delle prime è una scuola a sé, sta nel corpo ulteriore dell'edificio, quello che si allunga oltre il cortile settecentesco e finisce nella torre medievale. Ci sono tre aule, una con vetrate laterali e pavimento stupendo (quella della sezione musicale, o sezione figa) una piccola sfigata e buia che sembra un orfanotrofio delle suore, ma che guarda la piazza coi platani e il retro della cattedrale (quella della Mia Prima),  e una grossa e brutta che però ha tre finestre enormi (l'Altra Prima). Poi c'è una stanza archivio che contiene cartoni, scaffali in legno e ratti. Non ci metterò piede nemmeno se mi pagano quanto il ministro dell'Istruzione. Poi c'è un fichissimo laboratorio di informatica con 24 postazioni e la torre del XII secolo annessa. 

Il corridoio delle terze è vasto e luminosissimo. Nelle terze splende il sole tutta la mattina, e tutti i docenti si tolgono tre strati di abbigliamento prima ancora di sedersi in cattedra. Le aule delle terze, soprattutto quella della mia che è la più numerosa, sono talmente grandi che non sono ancora arrivata fino in fondo a vedere cosa ci sia. Non ho mai avuto così tanto spazio per muovermi, proprio quando, in teoria, non dovrei spostarmi dalla cattedra.

Le seconde sono le cenerentole, sparse a macchia di leopardo lungo la costruzione. Una, della sezione informatica, è una piazza d'armi, e credo che originariamente facesse parte di una parete dell'edificio col porticato verso il cortile interno, perché ha delle finestre che danno verso il corridoio. La mia, della Seconda Scalcinata, è bruttina e richiede immediato intervento creativo per addobbarla (non sarebbe brutto neanche se si ricordassero di pulirla, a dire la verità). La seconda della sezione figa è in esilio oltre le scale, ma ha il vantaggio di avere un corridoio tutto suo e le ragazze arrivano al bagno  in tempi ragionevoli.

Le mie 4 classi, parlando di popolazione, sono sono diverse come i 4 punti cardinali. La Mia Prima sembra una succursale della materna. Sono piccini e non ne fanno mistero. Sorridono, tutti voltati verso la porta come girasoli, quando mi vedono passare, io per loro sono la Grande Madre Coordinatrice, colei che racconta i miti greci e fa ripetere l'alfabeto e i digrammi giocando. Li maltratto con affetto.

L'Altra Prima è una qasba, sembra di entrare di botto nella piazza di un mercato levantino, i colori della stanza e dei ragazzini sono quelli pulsanti dell'Africa, il rumore quello di una curva dello stadio. Per iniziare lezione bisogna sparare verso il soffitto con un AK47, poi però sono soddisfazioni: "La scuola non è democratica, è un'oligarchia, perché comandate in pochi e non c'è un re." Questo era, stamattina, il Piranha, il piccolo Albanese iperattivo che, in effetti,  aveva prodotto una delle prove di ingresso di storia migliori della classe. Solo che, poi, rompe a voce alta tutto il tempo, saltella ovunque alla velocità di Quicksilver, è un piranha. Attaccato ai cabasisi. 

La Seconda è Scalcinata, tutta. Buoni sono buoni. Ma sono piatti, sonnolenti, avulsi da qualsiasi aspetto scolastico. A parte Polpettina Quattrocchi che mi fa impazzire con i suoi occhiali a fondo di bottiglia, i suoi codini lunghi come lei e un eterno fiducioso sorriso da bimba. E a parte la Nemesi, che non sta MAI zitto. Mai. "Nemesi, devi andare in bagno, vero?" "No!" "Sì, sì che ci devi andare. E ci stai, non so, venti minuti? Così forse io spiego."

Sulla Fantastica Terza, un post dedicato a breve. 



martedì 6 ottobre 2020

Quelle belle giornate tipo spremiagrumi che mi sono mancate tanto

Ventotto settembre 

Ore 14.27, aula professori di Scuola Vintage. 

Faina entra con un mezzo sospiro e, per una volta, non si dirige sparato verso uno dei colleghi per dare indicazioni /fare domande / controllare che sia stato fatto tutto quello che aveva chiesto, piroettando per i vasti e luminosi corridoi e sparandosi da un angolo all'altro del grande edificio settecentesco. Guarda invece, con sguardo stranamente calmo, il tavolo a cui sono sedute la Rossa e Castagna, poi sposta gli occhi sulla macchinetta del caffè. 

Castagna (sapendo già la risposta): -S.? Sei riuscito ad andare a mangiare?

Faina: - No. E come facevo, che ne abbiamo uno in aula Covid ancora adesso?

Castagna: - Ma! ti posso prendere qualcosa?

 Faina: - No, ma ho pranzato eh. Questo - (accenna con gli occhi alla macchina del caffè).

Infila cinquanta centesimi nella macchinetta. Poi abbassa gli occhi sull'orologio. 

- Tre minuti.

Castagna lo guarda, e, per la dodicesima volta negli ultimi sette giorni, le si scolpisce in mente la frase: 'quest'uomo è straordinario'.

Cioè, Castagna per gli ultimi quattordici anni ha lavorato per il Gigante, e il Gigante è un'istituzione, rispettato, indiscusso e imponente come uno dei presidentoni effigiati sul Mount Rushmore. Ma questo quarantenne piccolino, che gioca a calcetto con l'Uomo, che a seconda di come lo guardi e della faccia che sta facendo è bruttino o molto dolce, ha l'incredibile talento di ricordarsi assolutamente tutto di tutto e tutti, e gestire dalle sei alle dieci cose contemporaneamente, in uno stato di perenne concitata mobilitazione, parlando alla velocità della luce e sfrecciando come una faina nel bosco. Poi all'improvviso, come la stessa faina, si immobilizza per un secondo e al suo sguardo d'acciaio si sostituisce un musino di una tenerezza disarmante, mentre ammette di essere a) terrorizzato, b) stanchissimo, c) sollevatissimo dal fatto che qualcun altro abbia risolto un problema o se la sia cavata senza di lui. Assolutamente adorabile. 

Castagna lo ha tempestato di migliaia di domande negli ultimi ventotto giorni (e sono sempre un terzo della quantità imbarazzante di domande che, nel frattempo, faceva all'Orsone, di persona o via whatsapp in qualunque orario del giorno o della notte o giorno della settimana, tanto con l'Orsone si fa così da quando ha lavorato a Scuolina Rosa). E si è perdutamente innamorata della sua passione per il suo mestiere e della sua gestione delle cose, già da questa tarda primavera, quando si sono telefonati per scambiarsi un po' di impressioni su come fosse andata nelle rispettive scuole con la fottutissima didattica online. Quel giorno ha scritto all'Orsone "ho capito, adesso, perchè vuoi lavorare per lui", e l'Orsone, come sempre senza farsi spiegare un cazzo, ha risposto imperturbabile "hai visto".

Comunque, oggi, alla Castagna si è piantata in mente quell'immagine del vicepreside Faina che si prende uno e mezzo di quei tre minuti per tracannare un caffè, mentre non smette neanche per un nanosecondo di tenere il mondo intero sotto accuratissimo controllo. Ed era sinceramente emozionata quando si è resa conto di cosa è successo addì 28 del mese di Settembre, giorno che non dimenticherà presto. 

Sette ore prima 

 Il lunedì, la Castagna entrerebbe alle 10.38 e inizierebbe la giornata con l'assistenza al tristissimo intervallo nei banchi dei suoi alunni della prima B. Invece, nel primo lunedì di orario definitivo, la Castagna compare sulla porta dell'ingresso secondario di Scuola Vintage alle 7.55 insieme al Dolcissimo, il prof di sostegno e informatica, perchè deve individuare, all'ombra dei platani, il ragazzino che arriva da due settimane di quarantena  e deve ancora mettere piede nella sua classe.  Quel che vede la lascia commossa: tre gruppetti di cuccioli di vario colore e diversa corporatura, tutti in fila abbastanza distanziati lungo i due marciapiedi della strada del centro storico, che aspettano il momento di spostarsi come una frotta di anatroccoli sul lato giusto, dove con pazienza presentano il diario, se necessario si fanno misurare la temperatura e poi si mettono davanti al bidello, con le manine a coppa, per prendere una dose di disinfettante come fosse la santa comunione.

Sorridenti e fiduciosi, nei confronti degli adulti impazziti tutto intorno a loro, e di questo mondo di merda, come solo gli undicenni sanno essere. Castagna chiede mentalmente scusa alla propria intelligenza e a generazioni di maestri  educatori  e pedagoghi prima di lei, e,  non trovando il reduce da quarantena, pinza subito il reduce da assenza normale, che si presenta con la giustificazione sbagliata e ... una tosse catarrosa che lo sbatte tutto. [...]


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Chiariamo. Questo post AVEVA un inizio e una fine. Non sono mai riuscita a scriverlo tutto. Ma soprattutto, dal 28 settembre a oggi che fa 6 ottobre, le cose si sono evolute e sono andate a una velocità tale che non so già più cosa avrei voluto scrivere. 

So solo che il 28 è stata la prima giornata da 11 ore filate, ed è stato bellissimo. Anche perchè è stato il primo lunedì con 6 ore di lezione, il primo lunedì coi consigli di classe, il primo lunedì con le grane che ti piovono a raffica come colpi in un videogame con le astronavi aliene, il primo lunedì in cui Castagna è di nuovo stata Castagna, "miscusisignoramiservecheleifotocopiquesto, fermolìtudovevai, scusacapodevoparlarti, siaccomodisignorachelespiegocomefunzionaperlegiustificazioni, haivistoilcapo?, cipensoio, nonotranquillohogiàfattofirmareilgenitore, prontosignorasonolacordinatricedellaclassediCarletto, midatel'elencodiquesto, prendoilfaldonediquello", e intanto l'Opossum ha iniziato a studiare l'alfabeto in classe ("Opossum, ma tu da quanto sei in Italia?" "Eeeeh!" "Ma le elementari le hai fatte tutte qui o in parte in Tunisia?" "Qua, qua" "E IN CINQUE ANNI NON HAI IMPARATO L'ALFABETO??????") e il mio fidanzatino zingaro ha espresso categoricamente la necessità di essere spostato in primo banco per amarmi e venerarmi più da vicino. Questo nella Mia Prima. Perchè poi c'è l'Altra Prima, anche detta Prima Frizzante, poi c'è la Fantastica Terza, poi c'è la Seconda Scalcinata. Ottantaquattro anime. 

Come già fatto altre volte per riassumere periodi particolarmente congestionati della mia vita, andrò per fotogrammi, importando impressioni, battute, sensazioni, anche dal telefono. Da ciò spero vi facciate un'idea di Scuola Vintage, dei suoi ritmi assurdi, della sua variopinta composizione etnica, e delle dimensioni del monumento che erigerò all'Orsone per aver insistito per il mio trasferimento lì.

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Primo settembre

Mia figlia per il primo giorno di scuola mi ha fatto un nuovo taglio di capelli. Mi guardo allo specchio: "Ma sai cosa sembra? il taglio corto di Lady Diana." La Princi si sbrodola dalla gioia: "E' esattamente quello che avevo in mente!!!"
Due settembre

Al collegio docenti in Zoom apprendo che la chiesa che deve offrire gli spazi per le classi in esubero delle elementari vuole essere PAGATA. Ma soprattutto... il parroco, VE LO GIURO, si chiama Don Rodrigo.

Tre settembre

Prima riunione in presenza con gli altri quindici titolari di cattedra. Forse ho esagerato un pochino col "camminare per smaltire le emozioni". Il contapassi alla sera segna: 2146 kcal, 17,76 km, 26.359 passi, 261 minuti di movimento. Resterò azzoppata, con cerotti ai talloni, per una settimana.
Quattro settembre

Castagna: "Dove sta scritto nel vostro regolamento cosa si fa se uno bestemmia in classe?" L'Orsone: "Non lo so, non l'ho mai letto per intero" Castagna: "Ah certo, tu usi la legge del taglione nelle tue classi?" L'Orsone: "Sono io la legge, in classe" Dieci settembre (da una conversazione WhatsApp di Castagna)

"Sono contentissima. Contentissima. Felice Oggi raccontavo a mia madre come è andata stamattina e mi sono resa conto che va ESATTAMENTE come mi ero immaginata. Io, l'Orsone e il Vicepreside Faina seduti al tavolo insieme a cercare soluzioni."

Quindici settembre (da una conversazione WhatsApp di Castagna)

"È la scuola per me... nessuno va via se non è strettamente tenuto a recuperare figli da qualche parte, un ragazzo(*) che poteva prendere la mia cattedra a Scuolina Rosa e abita lì vicino ha preferito tornare anche solo per 15 ore. Facciamo riunione in coda alle lezioni e nessuno si lamenta, la scuola è aperta fino alle 19 e i progetti del pomeriggio sono a piacere. I bidelli non fanno una piega."
"Sono felice come una bambina a Natale."

(*) Il "ragazzo" ha 29 anni. In prima media, aveva una prof di Geografia di 26 anni che arrivava tutte le mattine col treno da Genova. Non riesco a riprendermi dal trauma. L'ho riconosciuto io, alla prima riunione dei coordinatori, quando si è tolto la mascherina e, ad un certo punto, ha fatto una faccia un po' preoccupata guardando verso il banco. Di colpo il suo nome si è associato alla stessa identica espressione preoccupata, sulla faccia di un bambino a sinistra della cattedra. Porca Eva. Un mio exalunno è prof di lettere, oltretutto è coordinatore di una classe in cui io faccio Storia e Geografia, oltretutto è cazzutissimo. Oggi pomeriggio mi ha telefonato per darmi delle dritte sulla Prima Frizzante, e io ancora devo riprendermi dallo choc di quando abbiamo ricostruito dove ci eravamo già visti.

Ventinove settembre (da una conversazione WhatsApp di Castagna)

"Ho detto di sì a una roba così spaventosa che in cambio ho chiesto un ufficio tutto mio nella torre medievale. E credo proprio che me lo daranno. Ti racconto domani perché sono le otto, i consigli sono finiti da mezz'ora e quei pazzi dei miei colleghi sono già online a commentare le mail arrivate nel frattempo, è una scuola di assatanati. Ma hanno una visione pazzesca."


Trenta settembre

Il colleghino di matematica della Mia Prima, 27 kg di peso se lo infradici, ferocissimo e scattante come un gatto nevrotico, mentre mi complimentavo per come aveva magistralmente asfaltato i tre o quattro alunni che già dopo dieci giorni di prima media si stavano allargando, mi ha confidato che il suo soprannome è La Morte. Volevo dirgli che i miei ultimi alunni di Scuolina Rosa mi avevano finalmente promossa al titolo di Lucifero. Ma ho deciso che lo scoprirà da solo.


Oggi

Sono coordinatrice della Mia Prima, domani 7 ottobre mi prendo il ruolo di coordinatore di dipartimento di Lettere, ho fatto domanda per entrare in commissione Continuità e orientamento, su richiesta espressa dell'Orsone lavorerò alla gestione della piattaforma per i PAI, Lady S. (la dirigente) mi ha chiesto di diventare referente della formazione docenti. Terrorizzata, iperattiva e entusiasta, come il Vicepreside Faina.




mercoledì 2 settembre 2020

Momenti

 Ieri mattina siamo usciti così:

- io, Castagna, in rosa antico e nero, protetta da amuleto di famiglia, cioè la collana che io stessa regalai alla Zia Buona per i suoi 80 anni, direzione: presa di servizio nella nuova scuola; 

- la Princi, in tubino nero e Doc Martens altrettanto nere, con giacca lunga rosa, occhiale scuro, espressione da Mariangela Melato al suo meglio, direzione: il colloquio di lavoro con il responsabile delle assunzioni dell'agenzia immobiliare;

- l'Uomo,  bermuda blu scuro e polo, stavolta azzurro Ischia la polo, gnocco come sempre, direzione: Paesino a Punta dove, era inevitabile, quest'anno lo faranno probabilmente vicepreside.


Ci siamo ritrovati dopo le ore 15, al baretto in piazzetta del mercato che ci ha visti crescere come famiglia, in questa formazione:

- io, Castagna, che ero ripassata da casa, in tubino bianco a fiori rosa, tacco 6 e titolarità appena nata a Scuola Vintage;

- la Princi, coi nervi a pezzi ma contenta, in fermento per l'imminente settimana di prova, dopo aver ben impressionato col suo sorriso fotonico il capo;

- l'Uomo, che stavolta, come ancora mi succede ogni tanto, mi è entrato nel campo visivo da dietro mentre ero immersa nei miei pensieri e per un attimo mi ha fatto fare il classico glitch neuronale "minchia, ma chi è 'sto fico?" ( e mi si deve essere letto in faccia, perché mi ha abbracciata come si prende al volo una che sta per svenire), di ritorno da una riunione con mille grane, ma molto motivato a procedere.


Il caffè io l'ho preso con l'Uomo, che poi è fuggito per altri suoi impegni, è subentrata la Princi col suo groviglio di agitazione, io ad un certo punto ci ho viste sedute lì, a bere caffè con tanta schiuma alla salute dei nostri nuovi inizi, e ho avuto la precisa visione di una donna castana spettinata con le occhiaie, agitatissima, e di una ragazzetta ringhiosa con i capelli rasati da un lato e verdi dall'altro, nello stesso bar, diversi milioni di anni luce fa. 

Io ho ancora le occhiaie e lei ringhia sempre, appena più sommessamente.  Ma intanto qui siamo. Lei al mattino mi ha telefonato tutta tremante per dirmi che l'avevano presa, mentre aspettavo in corridoio che mi chiamasse la segretaria, e, quindi, la prima volta che negli spazi di Scuola Vintage è risuonata la mia voce, era quella di quando la riempio di rallegramenti e complimenti chiamandola amore. Ora però che non ci si abituino, grazie. 

 


venerdì 21 agosto 2020

Come la scaletta di un pollaio

 Non ricordo più chi fosse, qualcuno mi insegnò questo detto: "La vita è come la scaletta di un pollaio, corta e piena di merda". 


Ogni tanto mi torna in mente.

Chiariamo: non mi sto lamentando.  Sto considerando i fatti. 


Gennaio: tutto regolare. Cioè, a parte che una mia vecchia conoscenza ha un incidente in auto e io, CHE NON LO SAPEVO, passo una settimana a lamentarmi di dolori a collo e schiena e a essere nervosa e piagnucolante. Questa fin qui la sapevano in pochi. 

Febbraio: pandemia. Caracas rischia di morire. 

Marzo: pandemia, scuole chiuse, lockdown, ci ammaliamo in 2 su 3. Guariti con poco danno (ma a me l'olfatto per intero è tornato a luglio). Caracas inizia a curarsi seriamente. 

Aprile: ancora lockdown. Riusciamo a non dare di testa, ma non è facile.

Maggio: non riaprono le scuole, figlia terrorizzata all'idea di uscire, pian piano la supera. Rivedo mia madre. 

Giugno: sta male, all'improvviso e seriamente, mio suocero. Panico anche organizzativo, l'Uomo viene risucchiato a Milano per un po'. Alla Fraulein trovano un cancro, anche brutto e anche raro. Glielo dicono il giorno in cui io sono arrivata a riprenderla a Città con la Torre Pendente. Gestiamo la cosa io e Dolce Cugino (cugino suo corretto ed affettuoso, pure un po' sexy, con cui vado subito d'accordo, peccato conoscersi così). Poi la riporto a casa e passo 3 settimane tra medici e  telefonate con nipote, cugino e amiche che devono gestirla insieme a me. E con lei, che è terrorizzata. Intanto alla Princi hanno fatto un intervento in bocca e insorgono complicazioni. 

Luglio: arriva mia madre e corriamo in pronto soccorso perché la Princi è peggiorata, poi a Milano per secondo intervento. 

Agosto: la Fraulein comincia la chemio.  A mia madre capita un episodio cardiaco, non grave da ospedale, ma abbastanza grave da interompere di botto la sua vacanza in montagna e venire qua a fare un giro di controlli. A mia suocera compaiono preoccupanti sintomi di smemoratezza. Marito verrà risucchiato tra visite neurologiche, Paesino sulla Costa e Paese in cima ai Bricchi, a breve, lasciandoci qua tra nausea della Fraulein e ansie della Mater. 

In tutto questo io sono stata tre settimane per i fatti miei a gestire i lavori a Via del Golf 13 e ho dato segnali abbastanza evidenti di essere esaurita. Ma mi sono presa cura di me. In pubblico ho pianto (e tanto) solo la volta in cui ho dovuto salutare la Fata Romena, che se ne tornava per sempre in Valacchia. In privato, beh, quella è un'altra storia. Ma perché cambiare costa fatica, e paura. Parleremo anche dei supermegacorsi che sto facendo e vedrete che c'è un motivo se annaffio di abbondanti lacrime le mie povere ostinate radici. 


E, tuttavia, anche dalla scaletta di un pollaio è possibile guardare il cielo, e io lo faccio. Ieri sono stata inserita, dall'Orsone, sempre sia benedetto, nel gruppo Whatsapp di Scuola Vintage. Devo andare a svuotare il cassetto a Scuolina Rosa, e sarà dura, ma sono così contenta della nuova vita che mi aspetta che ho riguadagnato la taglia di pantaloni numero 44. Traguardo a cui avevo praticamente rinunciato. Eh beh. Sono momenti. 

 




domenica 9 agosto 2020

Cose di cui non stiamo parlando - La n.1 e la n.2

 La n.1

Con oggi mancano 21 giorni all'attracco. VENTUNO.  

SONO POCHISSIMI.

La navigazione nel tempestoso mare dell'istruzione italiana post Covid, che mi aveva causato abbondanti conati di vomito e altri simpatici sintomi di chinetosi, si è molto calmata quando ho deciso di chiedere ufficialmente al vicepreside Faina cosa sarebbe accaduto a Scuola Vintage a settembre. Per fortuna l'ho fatto nella settimana in cui i vicepresidi e i presidi erano stati convocati in comune dal sindaco, per fare il punto sulla situazione degli spazi scolastici, degli orari, degli ingressi eccetera. Il vicepreside mi ha tranquillizzato molto, soprattutto dicendomk che tutte le ore in presenza devono essere svolte in presenza, con lo stesso orario di prima. Quindi, qualunque cosa accada agli orari di ingresso e di uscita ci saranno delle ore di recupero e le materie non verranno toccate o svolte a distanza. Adesso resta da chiedersi se dovremo fare lezione con la mascherina. Sono assolutamente dell'idea di farmi fare un simpatico certificato medico che mi esoneri dal portarla per 6 ore di fila (a volte avere una tiroidite autoimmune fa comodo), ma adesso non fasciamoci la testa prima di esserci di essercela rotta. Nel mio caso, e in quello dell'Uomo, dovrebbero comunque bastare da un lato il test sierologico che dice probabilmente che sono già vaccinata, essendomi ammalata a marzo, dall'altro il distanziamento per proteggere i ragazzi, i colleghi e i collaboratori. (Voglio vedere se io, l'Orsone e il Faina non prendiamo il caffè tutti insieme nella pausa, voglio proprio vedere). Il breve messaggio vocale del vicepreside Faina mi ha talmente tranquillizzato che dopo mi sono rifiutata di leggere qualsiasi emanazione di bozza, di decreto di linee guida o altra cagata proveniente dal governo e dal ministero. Ovviamente farò in modo di aggiornarmi a ridosso del primo collegio docenti, di modo che tutti sappiano subito, dalla prima volta che alzerò la mano o interverrò in una Zoom call, che razza di rompicoglioni si sono messi in casa.

In ogni caso, per il momento a me non resta che guardarmi allo specchio e pensare se voglio lasciarmi crescere i capelli o farmeli lunghi, quando esattamente devo fare la tinta  per non avere la ricrescita  il giorno dell'inizio delle riunioni ma nemmeno il giorno dell'inizio delle lezioni, e che vestiti devo mettermi/comprarmi/abbinare a nuove scarpe  per il mio debutto. Sembrerà frivolo, ma sono 12 anni che non metto piede in un ambiente nuovo e ci tengo.

La n.2 

La Fräulein è malata, e io questa cosa la vivo molto male.  Siamo in parecchie, colleghe e amiche, a darle una mano, poi c'è suo nipote. Ma le giornate sono lunghe e piene di paura. Per ora ha fatto soltanto visite di controllo in 4 città diverse, non ha ancora iniziato le cure, i fastidi sono ancora pochi e si riescono a fare la maggior parte delle cose che si facevano prima. 

Ma le giornate sono comunque lunghe e il clima è di angoscia per il futuro. Ogni volta che la guardo ridere penso:  Dio mio, voglio essere da un'altra parte, non voglio essere qui, a pensare quante altre volte potrò sentire questa risata. Poi penso alla Compagna Collega che non ho mai potuto salutare, e mi rendo conto che è una fortuna poterci essere, comunque vada a finire.

La Fräulein è sempre lei. Ridiamo, perdiamo la pazienza, mi raccoglie quando arrivo con le mie avventure sentimentali, ci scambiamo confidenze che ad altri sono vietate, ci prendiamo cura una dell'altra. Mi ripete: "Cerca di riposare, sei stanca." Ed è vero. È un'estate senza pace. 







 

giovedì 6 agosto 2020

Per rispondere a Pellegrina

Non c'è pericolo che mi funzioni la possibilità di cambiare account nei commenti.  Faccio prima a fare un post dedicato. Pell. Mi dispiacerebbe lasciarti senza risposta, perché ho sentito molta sofferenza nel tuo commento. Posso solo dirti che i cambiamenti enormi di alcune delle persone intorno a me d i miei hanno origini sicuramente precedenti alla quarantena. Diciamo che, dopo questo periodo di inattività forzata, si nota molto di più il rimettersi in moto delle cose, e anche il fatto che alcune ondate iniziano sempre tutto in una volta per tante persone: non è mai solo un amico che si sposa, non è mai solo una coppia che si separa, non è mai solo qualcuno che si rimette a studiare o cambia lavoro, ma c'è una specie di valanga che travolge più di una persona, di solito. E secondo me in questo momento sta succedendo questo, commentavo proprio stamattina con Cavallino. Spero che, se per te esistono persone che mostrano riconoscimento, approvazione, ammirazione e dedizione, voglia dire che comunque anche tu stai diventando qualcosa di migliore. E poi ricordati che il cambiamento comincia sempre nel punto dove si può cominciare. L'importante è avere la consapevolezza di voler cambiare. Detto giapponese: "là dove sei stato posato, fiorisci". Te lo auguro. Poi da cosa nasce cosa.

Genesi

"Con dolore partorirai figli" disse alla donna un permaloso Jahveh, e intanto avvisò l'uomo che erano finiti i giorni del cibo gratis e dello starsene in panciolle, d'ora in poi zappare. Avete voluto assaggiarla, la differenza tra male e bene? eccola qua, d'ora in poi in ogni cosa che fate ne sentirete l'orrendo gusto, e ogni vostro passo dovrà essere una scelta, e ogni volta che sceglierete sentirete lo strappo di tutto quel che lasciate indietro. E per avere un unico piccolo risultato, un buon raccolto, la macchina nuova, un aumento, un momento di gloria, suderete mesi. 
Ah, e poi, visto che nella realtà ci sarà chi sta meglio e chi sta peggio, per fare un po' di ginnastica tutti e non dare le cose per scontate, quando meno ve lo aspettate vi schianterò a terra un fulmine, crollerà un edificio o scoppierà un'epidemia, verrà giù una montagna, si allagherà una vallata, salterà per aria un vulcano, cose così, a random, per chiarire che non importa se sei Don Rodrigo o un barelliere del lazzaretto, se ti becchi la peste sei solo un essere umano. 

Così va la vita, in effetti. Il 2020 è stato un bagno d'umiltà per molti, tranne per certi irriducibili va beh, tipo quella cosa volgare con i capelli gialli che comanda negli Stati Uniti o altri simpatici figuri. Non è servito a staccare da Facebook tanta gente, tra cui i politici del tristo movimento 5 Stelle, ma è stato utile a ridare il senso dei giusti valori a parecchie persone.

E ha portato cambiamento.  Sostanziale, profondo cambiamento. Molti si sono arresi a qualcosa. Ma non solo. A forza di stare appesi alla roccia nuda, alcuni si sono resi conto della forza che avevano nelle braccia e hanno dato il colpo di reni. 

Elfodark va via. Con un amore fresco e pieno di progetti, verso un orizzonte di montagne e laghi. La Fata Romena torna a casa, con il gigantesco marito, i giganteschi cani, e lasciandoci tra le materne braccia di una gigantesca sostituta, sua connazionale. La Romania, tra vampiri, castelli, gente con sei dita, persone di stazza gargantuesca, io me la immagino proprio come il paese delle favole. 
A casa a Genova arriva invece una specie di visione dagli occhi di velluto nero, dolcissima, talmente leggera che quando lavora sembra non si muova nemmeno, invece, op, giri le spalle per posare un oggetto, e quando ti volti la casa è tutta pulita. Magica Eri, la chiameremo per ora. 
La casa di via del Golf 13 è in mano a Barbosa e alla sua ciurma che la stanno rimettendo a nuovo. 
La Princi ha assunto un nuovo titolare, che non
ha ancora un soprannome per cautela somma della qui presente, che ormai si tiene il più possibile indietro. Ma fin qui il giovane e denutrito soggetto ha avuto un comportamento ragionevole, speriamo bene. Si baciano con schiocchi preoccupantemente forti e la Princi, quella tiranna senza pietà, è stata sorpresa a chiamarlo "topino". TOPINO??? 
E io sto per andare a Scuola Vintage. Il suono delle radici che stanno strappandosi da sotto la terra del parcheggio di Scuolina Rosa riecheggia nella Valle delle Meraviglie, e continuerà per un po'.  Ma oggi è il 6 agosto, quindi mancano solo 25 giorni. E il conto alla rovescia è scattato nella mia testa già una settimana fa. Sto già disobbedendo al mio nuovo vicepreside, piccolo e scattante quanto  il Gigante è grande e possente: l'ordine di servizio era "Riposati, che a settembre sarà dura", ma l'ultima cosa che sto facendo quest'estate è riposarmi. 

Peraltro, se mancano 25 giorni all'inizio della scuola, vuol dire che ne mancano 46 all'esame finale del teacher training di yoga, e io sono indietro, ma indietro, ma indietro. E ogni volta che provo a rimettermi in pari devo partire per andare a vedere cosa fa il comandante Barbosa dei miei muri a Via del Golf, o cosa succede a Genova coi lavori condominiali, o di cosa ha bisogno la Princi prima di partire con il suo bello per la Costiera Amalfitana, o altro. Altro è anche camminare con la musica nelle orecchie lungo il mar Ligure per mantenere le chiappe sode, altro è anche scegliere di dedicarsi mezz'ora in più di restyling casalingo per non avere la pelle spenta, altro è anche farsi delle foto da mettere nelle cartelle del corso yoga e poi perdersi a guardare questa sconosciuta, dai capelli ormai inequivocabilmente biondi, che per la prima volta nella sua vita, alla buon'ora!, sta con l'anima e la testa dentro ad un corpo che ama. E quando si sente fare un complimento non si imbarazza più, e quando si scopre un difetto non si agita più.  E anzi, adesso si congratula con se stessa per alcune scelte. Tra cui, sembra impossibile ma è vero, quella delle persone che negli anni ha lasciato entrare nella sua vita. Perché adesso, forse, il riscontro del dolore con cui certe cose sono state partorite, del sudore con cui la terra è stata faticosamente dissodata, sta iniziando ad arrivare. È vero che può esplodere un vulcano da un momento all'altro. Ma è anche vero che il 3 agosto resterà nella storia per uno degli apprezzamenti più belli mai ricevuti, che ha permesso di guardare il campo ricco di spighe e dire: ecco finalmente il mio raccolto. Allora non ho sudato per niente. 





martedì 28 luglio 2020

Una fiaba

C'erano una volta, in un bosco del Nord America, una sequoia e una margherita selvatica. La margherita cresceva non lontano dalla sequoia e la guardava svettare sopra gli altri alberi, enorme, possente, e si disperava perché non poteva essere una sequoia, ma era soltanto una sottile margherita.
La sequoia, dall'alto, invece, vedeva brillare i petali della margherita nel prato, si sentiva pesante e ingombrante con tutto quel legno, e avrebbe voluto dondolare al vento con la leggerezza della margherita e avere i suoi bei colori.

Una mattina, la margherita disse alla sequoia: "Quanto vorrei essere te! Io sono così piccola, tutti mi calpestano..." e la sequoia rispose: "No, io vorrei essere te, che sei così giovane e fresca! Sai quanti anni ho?"
La margherita rispose: "Ma infatti ti invidio anche per questo: io vivo soltanto poche settimane, e poi può sempre passare qualcuno che mi strappa dal terreno per portarmi a casa a morire in un vaso, com'è successo ad alcune mie compagne." La sequoia replicò: "Io, invece, ho visto nascere, crescere e morire tantissimi amici qua intorno, perché tante stagioni sono passate, mentre io diventavo così grande e pesante; e, anche così, rischio, da un giorno all'altro, di morire perché qualcuno taglia il mio tronco all'improvviso."

Le due piante si guardavano, entrambe molto dispiaciute. Ad un certo punto, quella stessa mattina, nel bosco arrivò una scolaresca in gita. La guida mostrò ai bambini la gigantesca sequoia, considerata monumento nazionale. I bambini guardavano in su con le bocche rotonde come la lettera O, sforzandosi di spingere gli occhi fino in cima al grandissimo albero. Una bambina con gli occhiali si lasciò scappare scappare a voce alta: "Ma è bellissimo!" e indietreggiò di un paio di passi per vederlo meglio. Così facendo, inciampò in un'irregolarità del terreno e ruzzolò a terra, fino a ritrovarsi a faccia avanti sul prato. Gli occhiali le erano scappati e rimase per un attimo stordita, ma un suo compagno di classe gentilmente li raccolse e glieli porse. Mettendoli sul naso, la bambina, che era ancora sdraiata per terra, vide proprio davanti a sé la margherita, che per fortuna non aveva schiacciato, e sorrise: "Ma è bellissima!", esclamò. Il compagno di classe, sottovoce perché gli altri bambini non sentissero, le disse: "Come te..." e le diede  la mano per aiutarla ad alzarsi. Lei si alzò in piedi, si rimise in ordine i vestiti spazzolando via un po' di terra, poi lo guardò, indicò la sequoia e gli disse: "Tu sei bello come lei." Si sorrisero e tornarono verso i compagni, camminando lentamente.

La sequoia e la margherita avevano assistito in silenzio alla scena, e soltanto quando i bambini se ne furono andati la margherita sospirò lievemente. Allora la sequoia le chiese: "Cosa c'è?" e la margherita rispose: "Sai, pensavo al discorsi che facevamo prima... e volevo quasi dirti che, riflettendoci, io e te in fondo abbiamo entrambe radici che succhiano dalla terra, foglie che si estendono per ricevere la luce del sole, un verde luccicante, un aspetto sano. Poco importa se io sono piccola e vivo poco e tu sei grande e quasi eterna, abbiamo comunque molte cose in comune."
La sequoia rispose: "Anche io volevo farti un discorso del genere, perché è stupido passare il tempo a invidiare gli altri e non essere contenti di quello che si è. Però, alla fine, preferisco aver sentito quello che si sono detti quei due bambini qua sotto.  Perché non sono le differenze e i punti in comune che fanno di noi due belle piante. Su quelli potremmo discutere in eterno. Quello che, invece, non si discute, è l'amore che rende ogni essere unico e speciale per qualcun altro."
Fece una pausa, poi continuò: "Io ti guardo pensando che sei bellissima dal giorno in cui sei sbocciata."
La margherita, emozionata, esclamò: "Anche io penso che tu sia bellissima, dal primo giorno in cui ti ho vista."
La grande sequoia sussurrò: "È l'unica cosa che conta." E la margherita ripetè: "Sì, è l'unica cosa che conta."


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Questa favola è per F.N., che è andata in crisi perché il libro di anatomia descrive il bacino maschile e quello femminile elencandone le differenti proprietà. E per tutte le attente, delicate e intelligenti persone che hanno dedicato tempo, questa sera; a risponderle sul gruppo del teacher training per farla sentire meglio. Siamo in un mondo strano, dove sembra che i pronomi siano un tabù, ma avere paura di un pronome non ha senso, cercare di abolire o sostituire un aggettivo neppure. L'unica cosa che conta... sappiamo bene qual è.