Rientrata, pubblico i miei appunti. E per oggi basta, che sono in pieno marasma familiare.
Alcune osservazioni sparse sull’ultima settimana
Uno
Per prima cosa, come già varie volte ho detto, io senza gli amici non esisterei.
E lo posso ben dire perché, essendosi ormai i rapporti ridotti, per periodi a volte molto lunghi, a soli messaggini e telefonate, misuro con precisione quanto siano vicine “le mie persone” anche quando non possono essere fisicamente presenti.
Tutti, dalle colonne storiche che hanno scritto a intervalli regolari, da un orario di visita all’altro, più volte al giorno e durante la notte, ai nuovi amici come Noisette, che ha dimostrato la sua conoscenza esauriente della mappa dei ristoranti di Monza, Brugherio etc, o il Nobile Toscano che, con l’imperturbabile aplomb che lo contraddistingue, nel cuore della notte mi ha fornito con un singolo sms indicazioni chiarissime sulla posizione da far adottare a papà per alleggerire il peso sul rachide, che lo tormenta quando è costretto a letto.
Due
I cigni del laghetto dell’ospedale sono enormi. Ma abbastanza beneducati, per esempio quando vogliono un altro biscotto fanno dei versi delicati come quelli di un gattino. E nessuno sa quanto è grosso un pavone e che becco lungo ha, finchè non lo vede da vicino.
Peraltro mi sono chiesta che effetto straziante faccia, agli sfortunati, uscire da un’unità coronarica con pensieri cupi e attraversare un parco silenzioso con i cigni che si lisciano le penne ai bordi dell‘acqua, nella nebbia. Da tagliarsi le vene. Decisamente, io che amo tanto il verde e mi emoziono per mezzo filo d’erba in un’aiuola, ho sempre detestato i parchi degli ospedali, dove sembra che gli alberi e i fiori si impregnino della preoccupazione e della sofferenza delle persone. Persino le maternità hanno dei viali scuri e inquietanti.
Tre
Sono entrata in classe ancora molto nervosa al pensiero di come sarebbe andata con Gatto Selvatico e con la grana, neanche tanto piccola, di dover ancora sentire i suoi genitori (i quali non firmano il diario da mesi, né sotto i voti né sotto le note, ma due righe per protestare che gli ho “scagliato in faccia” un diario le hanno scritte).
Poi ho visto che espressione aveva il ragazzino e ho aperto la bocca per parlare.
E’ finita che mi è uscita una voce molto più dolce di quella che credevo avrei usato, e ci siamo un po’ spiegati, sotto gli occhi attenti della III B.
E’ finita che abbiamo riletto pezzi della sua letterina affettuosa e deciso quali parti andavano sfrondate perché era molto nervoso quando l’ha scritta e quali andavano prese un po’ più seriamente in considerazione.
E’ finita che non lo abbiamo sospeso ma lui sa di aver due note sul registro e questo ci dà un potere che, personalmente, spero di non dover usare (per chi non è del mestiere, alla terza nota disciplinare su registro la sospensione è automatica per regolamento, nella maggioranza delle scuole medie).
E’ finita che il Gigante mi ha dato conferma che, per il suo comportamento dell’altro giovedì, potevamo sospenderlo secco, senza contare le note, e che la preside mi ha dato man forte su tutta la linea e, alla fine, per quanto io di lei ancora diffidi, mi sono fatta un esame di coscienza sul fatto che lei sembra stimarmi e fidarsi di me e non mi mette i bastoni tra le ruote quando lavoro, anzi da quando ha capito che non me ne vado da lì sembra avermi adottato; così quando mi ha chiesto per la quarta volta se eravamo già passate a darci del tu ho ceduto, anche perché proprio non potevo far di nuovo finta di niente. Ora mi resta solo da aspettare di vedere che faccia mi farà l’Inflessibile quando si accorgerà della novità. Non dubito che mi rivolgerà uno di quei suoi sguardi severi che le permettono di stroncare un adolescente con un battito di ciglia, senza neanche aprire la bocca.
E’ finita che sono entrata in presidenza quando è arrivata la madre del Gatto, mi sono seduta con un po’ di paura, ma poi, di fronte alla prima opportunità di parlare, le ho fatto educatamente e senza un’esitazione un culo così, perché non sapeva che suo figlio stava accumulando note sul registro e richiami scritti da quasi tutti i docenti, perché non firmava i voti, perché il bambino era a disagio e stava cercando attenzione e aiuto nel modo sbagliato.
E’ finita con meno sangue sparso di quel che credevo e Gatto Selvatico, che era abbacchiato quanto me il venerdì, negli ultimi giorni è sembrato di nuovo se stesso, ma più composto e meno provocatorio. Speriamo.
Quattro
Sono state settimane pesantissime, e ho a lungo invocato l’arrivo rassicurante di un exalunno o exalunna che mi portasse un po’ di luce da fuori.
Poi lunedì alla penultima ora si è aperta la porta ed è entrato, rifulgendo di notevole splendore, Biondo Cavaliere, della scorsa III C. E dietro di lui Tom Cruise. E dietro di lui Testa di Ricci. E per ultimo Smilzo Carino. Belli, cresciuti (persino Tom Cruise), atletici e con un gran sorriso in faccia, tutti e quattro.
A parte che una o due delle mie bambine di III B si sono scompensate malamente alla vista improvvisa di cotanta fighitudine, io ero a mia volta rossa come un peperone e contentissima. Son cose che fanno piacere, dopo che hai lottato un anno con la classe più stronza che ti sia mai capitata, soprattutto quando viene fuori che son contenti della scuola scelta, che vanno bene e non hanno note sul registro, che sono ancora molto amici tra loro. E poi è così carino notare come, dopo solo tre mesi di superiori, sembrano più adulti nel modo di fare, non solo il Cavaliere e Tom che hanno sempre avuto una gran faccia di bronzo, ma anche Testa di Ricci e Smilzo Carino che erano ancora dei bambini timidissimi, a giugno, e ora sono dei ragazzi disinvolti.
Nell’intervallo di mezzogiorno hanno ripreso possesso del termosifone che era loro postazione ufficiale l’anno scorso, e i ragazzini giravano loro attorno con sguardi rispettosi. E Biondo Cavaliere mi fa: “Santo cielo, prof, ma come sembra diverso… come sono piccoli… guardi quelli!”
Detto mentre passava la Puffetta Bruna di I C, che sembra la dolce Memole, uscita dalla corolla di una petunia tutta rugiadosa dieci minuti fa, con altri due o tre gagnetti di taglia extrasmall.
Cinque
A proposito di graziosi folletti e di fatine dei fiori, io sarò noiosa con la mia storia dell’educazione sessuale alle medie, ma sono stati intercettati in I C bigliettini in cui Vomitino magnificava le proprie dimensioni genitali paragonate a quelle di Arcangelo Biondograno e perciò, con logica inappuntabile, invitava proprio la tenera Puffetta a mettersi con lui. E la Puffetta, duole dirlo, rispondeva per le rime.
Ma, ben più pericoloso, in III A è arrivato un biglietto di una non ancora identificata animuccia gentile di I C che invitava uno dei ragazzi in bagno, “così ti faccio vedere cosa so fare”. Ora, la III B ha degli stangoni furbastri che torreggiano sui compagni, la III C degli armadi con il torace largo come quello dell’Uomo, ma la III A è tristemente famosa per contenere tre o quattro mandrilli da competizione che si fanno belli delle loro esplorazioni su siti internet di cui io, per mia fortuna, manco sospetto l’esistenza e delle loro precoci esperienze sessuali. Uno è il Fratello Fico di Bel Ragazzo che, a differenza del grande che è un timido, ha sempre avuto l’aria di uno che avrebbe usato la sua intelligenza per tutto fuorchè per studiare e la sua bellezza per fare più danno della grandine. Gli altri non so chi siano ma, a detta di Orsetto Lavatore, le bimbe della mia prima non potevano scegliere peggior bersaglio per fare profferte amorose.
Sei
Pare che torniamo a casa, a breve. Niente operazione, il che, a giudicare da come si è comportato papà di fronte a una tutto sommato tranquilla coronarografia, è un bene, perché in ospedale ci impazzisce e ci fa impazzire.
Però il fatto che non lo operino proprio ci dice che il cuore è veramente malmesso.
Comunque adesso, se riusciamo a convincerlo a mangiare, alzarsi solo quando gli danno il permesso e non deprimersi ancora per quarantotto ore, probabilmente tra poco ce ne torniamo alla vita di prima, nella quale, in fondo, lui male non stava.
E così risolveremo il fatto che papà, che soffre di artrosi lombare, tenuto fermo in un letto in una posizione obbligata diventa cattivo con l’universo (devo dire, più con gli altri e con mia madre che con me, ma ignoro il motivo). Che la gatta di papà, ospite dalla Zia Buona e da Frau Blucher, sta fissando la porta d’ingresso da giorni con aria scocciatissima in attesa che la riportino a casa, dove, appunto in un raggio massimo di dieci centimetri dalla persona di mio padre, è solita trascorrere le sue giornate. Che il bagno del residence ha le piastrelle rosso sangue e questo colore così yang mi agita, e magari un bagno rilassante me lo farei volentieri, ma mi sembra di essere immersa in una scena di un film di Dario Argento.
Che mia madre è a) elegantissima e senza un capello fuori posto anche nel freddo umido di Monza o nel caldo torrido dell’ospedale, e senza aver mangiato né dormito, b) lucidissima dal punto di vista medico e c) pazientissima dal punto di vista dell’accudimento ospedaliero, ma poi a casa si perde in un bicchier d’acqua (nella fattispecie, ha tentato di causarsi un cancro fulminante, e probabilmente anche di fare esplodere l’appartamento, usando il microonde come un fornetto normale, e non ha capito minimamente le funzioni delle piastre elettriche).
Che il compagno di camera di mio padre, elegante imprenditore dal cognome ebreo tedesco, di ottima posizione sociale, con la passione del golf e della vela, è un piacevole ed educato conversatore ma tiene il televisore costantemente acceso su Retequattro (quando va bene su Canale Cinque) e a forza di Emilio Fede, “Tempesta d’amore“, Mara Venier, pubblicità martellante, siamo esausti tutti e tre (e poi i commenti spocchiosi di Fede sulle proteste degli studenti contro la Mezza Calzetta Gelmini mi hanno mandato vicinissima a essere intubata d’urgenza per choc anafilattico).
Che con i faretti impietosi del bagno rosso sangue mi sono vista una quantità preoccupante di capelli grigi in cima alla testa e anche un bel po’ di segni di cedimento cellulare sulla faccia, ed è meglio se mi attrezzo per non dimostrare quarantasette anni quando devo ancora farne trentacinque.
Che in questo letto si dorme bene, l’appartamento è silenzioso e confortevole e portarsi il cane è stata un’idea furba perché tiene un sacco di compagnia, ma io devo dormire un paio di notti addosso all’Uomo prima di tornare a lavorare, se no muoio.
A proposito, essendo una stataledimerda, ho deciso che se torno a Asti domenica mi prendo ancora tutto lunedì di ferie. E forse anche martedì.
Non per altro, ma non ho voglia di sapere quale deliziosa fragile bimba di I C ha invitato nei cessi della scuola un rischiosissimo quattordicenne di III A. Mi servono un paio di giorni di recupero, prima.
domenica 5 dicembre 2010
Di cigni, gatti selvatici, cavalieri, fatine e vita fin troppo reale
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2 commenti:
la parte sui pruriti adolescenziali è impagabile!!!
mentre mi dispiace per tuo padre.. sono capitata qui in punta di piedi e il primo post che ho letto è proprio quello in cuiparlavo di questo problema... speravo in notizie migliori!
ah, ci sei: meno male, mi stavo preoccupando...
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