Ehi, ci sei?
Eccoti! Anche stamattina.
Aspetta che mi siedo. Brr. Non fa mica caldo, sugli scogli, a questa stagione.
È meglio, comunque, di quando erano roventi, quest'estate. Sì lo so, tu hai freddo. Come si difende dal freddo un piccolo animale come te? Non hai pelo, la tua corazza rigida ti impedisce di scaldarti mettendoti vicino ai tuoi simili. O forse no? Dormite tutti insieme, voi granchi, o ognuno nel suo anfratto?
Io mi tiro addosso le pellicce, ma il letto è troppo grande, è vuoto. Mi alzo spesso per vedere se Telemaco è sveglio, ormai è un uomo, in fondo al letto escono i piedoni e due polpacci pelosi, quando dorme. Girerei per le sale, ma sotto ci sono quelli là che bevono e ridono, che dicono che Ulisse non tornerà, che devo pensare al futuro, poi diventano molesti, offensivi.
Verrei qui, da te, ma è pericoloso camminare sugli scogli al buio. E anche nelle notti di luna: quel mare nero che mi chiama è troppo vicino. Lasciarsi scivolare giù sarebbe questione di un istante.
Meglio alzarsi poco prima dell'alba. Dormono tutti, anche i Proci, anche i porcari, anche i cacciatori. Solo Argo mi vede passare, povera bestia. Tempo fa veniva con me, ma non ce la fa più, è malato, è sempre stanco. Sogna, e lo vedi che muove le zampe e le labbra. Forse sogna Ulisse, di saltargli addosso, di leccargli la mano.
Anche io sogno. Ma sarebbe meglio se non dormissi, dato quel che sogno.
Euriclea mi ha scoperta, una mattina. È anziana, ha il sonno leggero, si cura che io mangi, mi lavi, dorma. Mi ha seguita, coprendosi i capelli con il suo scialletto. Ha visto che venivo qui. Mi ha studiata, tre o quattro mattine di fila. Poi ha visto che, quando tornavo, ero meno triste. E allora ha capito, e ha smesso di seguirmi.
È che qui, comunque vada, poi il cielo si rischiara. Il vento salato sposta le nuvole, il mare canta, si alzano in volo i gabbiani.
Da qualche parte, lui sta guardando la stessa acqua.
Io ho superato un'altra notte. E tra poco dovrò alzarmi da qui, andare a casa a far funzionare le cose.
Itaca deve vivere. Itaca deve essere prospera e felice. Itaca deve essere la terra da cui non si può stare lontani. Lo so che lui ricorda ogni roccia, ogni tana di animale, ogni cespuglio. Lo so che, là dove si trova, non importa quante battaglie, quante regge, quante spiagge abbia visto, lui non dimentica.
Chissà se il suo odore è cambiato. Chissà i calli nelle sue mani, le rughe intorno ai suoi occhi. Di certo anche io sono diversa, ormai. Ma se immagino il suo ritorno, oh, nella mia fantasia lui è segnato, è abbronzato, ha nuove cicatrici, nuovi segni del tempo e del destino che lo ha tentato, che lo ha chiamato ad andare lontano. E io bacio ogni millimetro, scavo ogni ferita, sfioro ogni macchia, e lo sento, lo sento che riaffiora, eccolo, il mio bellissimo, giovanissimo marito, che alza gli occhi dalla legna che ha tagliato, si scosta i ricci dalla fronte sudata e mi sorride, mentre il sole gioca coi due verdi diversi dei suoi occhi pieni di gioia. Io sono sulla porta, ho i piedi nudi, con una mano tocco il piccolo ventre che sta tendendosi sotto il peplo chiaro, i miei capelli sono mossi dal vento, sono una regina, la sua regina, ogni volta che mi guarda così tutto il mondo si stende ai miei piedi e niente, nessuno, mi farà mai del male.
È una scena di tanto tempo fa, ma io ancora sento l'aria tiepida della primavera che scorre sulla peluria delle mie braccia, il gorgoglio della pancia dove una nuova vita, mia e sua, sta crescendo, e sento il suo respiro affannato dal lavoro, sento la sua voce. Avrà per sempre quell'abbronzatura, quella forza, quel sorriso, non importa in che condizioni il mare lo riporterà da me.
Ognuna di queste onde, vedi? potrebbe aver toccato la sua nave, averla spinta. Ognuna è la gemella identica dell'onda che un giorno lo riporterà a Itaca.
Per questo io vengo qui ogni mattina. Per ringraziare le onde. Finché si muovono, io posso sperare di vedere la sua vela che si avvicina.
Finché si muovono, io lo aspetto.
All'inizio, sai, avevo paura che il mio cuore si spaccasse per il dolore. Telemaco piangeva, le notti non finivano mai. I giorni erano una nebbia confusa, gente che dava consigli, io stessa che esprimevo sospetti, domande, recriminazioni. Il cibo non aveva sapore. Il cielo era nemico. Le piante mi si aggrovigliavano intorno ai piedi quando correvo lontano verso il monte, per trovare un posto abbastanza isolato da mettermi a urlare.
Ora, non so. L'ho aspettato tanto, ho lottato, ho tenuto il mio dolore e le mie speranze in catene. Avrei più che altro paura che il cuore mi cedesse al suono del suo piede che calpesta la sabbia. Che la pelle mi cadesse di dosso quando i suoi occhi, posandosi su di me, vedessero una donna stanca e sola, non la giovane, lucente regina che ogni notte, sotto le sue mani, era morbida creta impastata con polvere d'oro. Di disfarmi in un turbine di ceneri, dopo che tutto questo amarlo mi ha consumata per troppi mesi.
Ho paura, sai, piccolo granchio. Che non torni mai. Che torni troppo tardi. O troppo presto. Che torni per darmi il colpo di grazia, ripartendo un'altra volta.
Ma non posso pensarci, ora. Sta per sorgere il sole. Devo andare, Itaca non si governa da sola, anche se Telemaco ormai è la mia forza e la mia gioia. Sono orgogliosa di lui. Suo padre deve venire a vedere quanto gli assomiglia.
Se a volte sono stata tentata di mollare, di lasciarmi guidare da altri, guardare Telemaco che cresceva mi ha ricordato tutto quel che rischiavo di dimenticare. Ma Telemaco somiglia a Ulisse perché io gli ho trasmesso quel che lui avrebbe voluto insegnargli. In realtà, lui suo padre non lo ricorda. Non c'è in lui la consapevolezza di essere suo complice, suo specchio, nel modo che ha di tendere la mandibola, di passarsi la mano sugli occhi quando ride.
In realtà, la sola che sa quando Ulisse riderebbe, o aggrotterebbe la fronte, o farebbe un gesto di fastidio, e come lo farebbe, e perché, e pensando a cosa, sono io. Io che sono ancora viva perché nell'aria, davanti a me, vedo la sua espressione, sento riecheggiare la sua voce, ogni volta che apro bocca o penso qualcosa.
Vado, adesso. Guarda! Una barca! Ah... ma è il vecchio Laerte che esce a pesca. Poverino, anche lui. Stasera andrò a trovarlo, così parleremo di Ulisse, di quella volta che il vento ha fatto cadere i rami del grande albero al centro del cortile, e lui quasi si è ucciso per salire a spezzare un grosso ramo rimasto penzolante, e io che guardavo da sotto l'ho visto perdere l'equilibrio, e cadere sul tetto. E poi siamo corsi dentro e lui rideva come un demente, perché aveva sfondato il tetto proprio sopra il deposito della lana e non si era fatto niente, davvero niente. E io mi sono messa a piangere e poi a ridere fino a restare senza fiato: come ero giovane e scema! E quando sono stata senza fiato del tutto lui mi ha sorriso, e io ho pensato che avrei potuto non vedere più quel sorriso, e sono svenuta. Laerte non lo sa, ma quella è stata la notte in cui abbiamo concepito Telemaco, dopo che Ulisse mi ha coccolata e consolata e mi ha giurato che mai e poi mai mi avrebbe lasciata sola. Mai. E poi mai.
Maledetta ogni singola onda che lo ha portato via. Maledetta me che gli ho creduto. Maledetti dèi. Maledetta Itaca che non ti sradichi dal fondo del mare per andare a cercarlo. Maledetto tempo che non passa mai.
Maledetto il mio cuore, che anche stanotte non si è spezzato.
Maledetto questo scoglio su cui consumo le mie albe.
Domani tornerò.
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lunedì 7 dicembre 2015
giovedì 7 maggio 2015
Fear of the dark
Anni fa, spiegavo a una prima che l'italiano è una lingua in cui, in linea di massima, a fonema corrisponde grafema e le sorprese, a parte il suono GL di cui sembriamo essere gli unici detentori insieme agli Spagnoli, sono scarse. Mi parte un esempio che mi riporta a quando, sedicenne, ascoltai la mia prima lezione di grammatica inglese in una vera aula inglese di un vero college inglese da un vero professore inglese: "per esempio, gli Inglesi devono studiare lo spelling delle parole, perché certe si scrivono con le stesse lettere ma si pronunciano diversamente, o viceversa, pensate a HERE e FEAR, poi FEAR si dice fìar ma si scrive come BEAR..."
E mi viene una battuta molto basic, di quelle che si fanno per svegliare i primini alle otto e ventidue di una mattina nebbiosa, "Fear of the Bear però suona bene, sembra il nome di un gruppo pop inglese degli anni Ottanta". Da allora, ogni tanto c'è stata, in quella classe, l'evocazione di un fantomatico concerto live dei Fear of the Bear, e tutti sorridevamo. L'Inglesina, Punta di Diamante, l'Incontenibile, Pasticcino Svizzero, Lagnosetta, Babbà, Terremoto, e tutti gli altri.
Ma ora io ho quasi quarant'anni e paura dell'orso non lo so, ma del buio che scende, ne ho eccome.
Addirittura i più vaghi segnali di tramonto mi fanno deglutire il primo groppo d'ansia, anche se sono ancora fuori e ho da fare. E non parlo della paura di non dormire, o di avere incubi, che mi sono portata avanti per buona parte del 2014 (e il 2015 a volte regge il confronto: l'altra notte, nello stesso sogno, ero bloccata su un'autostrada che finiva contro un muro, poi ero completamente nuda in ascensore mentre sul pianerottolo dove dovevo scendere c'erano il mio geometra e un sacco di altre persone... ma sognare che sto per morire perché è finita l'insulina, e che non me ne importa niente di morire, è decisamente peggio). Parlo proprio della paura di avere paura. Non paura: terrore. Cieco, irrazionale, come i bambini al buio appunto.
Non è l'EMDR che ho iniziato, perché è un fenomeno di poco precedente. Penso sia la situazione con l'Uomo. E il fatto che mi manca mio padre: non so perché ma da qualche tempo sono disperata di non poter parlare con lui di quel che sto passando, e sì che i quattro quinti di quel che ho vissuto ultimamente non so se avrei avuto il fegato di raccontarglieli, onestamente. Ma adesso ho bisogno di papà, dei suoi occhi attenti e delle sue parole pacate. Delle nostre lunghe chiacchierate di notte.
Stasera sono sola, Uomo e Princi a Firenze in gita, e ho da occuparmi del povero gatto cui abbiamo di nuovo asportato un tumorazzo e che sta smaltendo (male, tra l'altro) l'anestesia in bagno. Bagno nel quale mi s'è graziosamente fulminata la lampadina proprio stasera. Ho saltato un giorno di lavoro perché non ho chiuso occhio ieri notte, era la terza notte di fila, e mi sono alzata con un'emicrania talmente poderosa che non mi si apriva l'occhio destro. Così ho preso mutua e mi sono calata un'aspirina C alle otto di mattina, che mi ha almeno ridato l'uso dell'occhio, salvo poi accorgermi che mi erano appena arrivate le mestruazioni e quindi traballare per ore con la pressione scesa sotto la piattaforma continentale. Ho preso a male parole la postina e una rappresentante della Vorwerk che hanno osato scampanellare. Ho lasciato solo lo Zio Granduca che ha cenato in un tristissimo all you can eat giapponese per non disturbare il mio sdegnoso ritiro in tuta. Sono andata e tornata dal veterinario con la pinza nei capelli unti e una maglietta con uno strappo all'orlo. Ho mangiato quel che capitava e ridotto la casa un macello spostando cose senza particolare scopo.
Domani tornano grazie a Dio. Ho paura lo stesso, quando ci sono loro, e spesso vago in salotto alle tre di mattina, ma almeno di giorno sono costretta a sembrare normale. Però stavolta, dal medico, a farmi scrivere le goccine della felicità, ci vado davvero. Non posso andare avanti così.
E mi viene una battuta molto basic, di quelle che si fanno per svegliare i primini alle otto e ventidue di una mattina nebbiosa, "Fear of the Bear però suona bene, sembra il nome di un gruppo pop inglese degli anni Ottanta". Da allora, ogni tanto c'è stata, in quella classe, l'evocazione di un fantomatico concerto live dei Fear of the Bear, e tutti sorridevamo. L'Inglesina, Punta di Diamante, l'Incontenibile, Pasticcino Svizzero, Lagnosetta, Babbà, Terremoto, e tutti gli altri.
Ma ora io ho quasi quarant'anni e paura dell'orso non lo so, ma del buio che scende, ne ho eccome.
Addirittura i più vaghi segnali di tramonto mi fanno deglutire il primo groppo d'ansia, anche se sono ancora fuori e ho da fare. E non parlo della paura di non dormire, o di avere incubi, che mi sono portata avanti per buona parte del 2014 (e il 2015 a volte regge il confronto: l'altra notte, nello stesso sogno, ero bloccata su un'autostrada che finiva contro un muro, poi ero completamente nuda in ascensore mentre sul pianerottolo dove dovevo scendere c'erano il mio geometra e un sacco di altre persone... ma sognare che sto per morire perché è finita l'insulina, e che non me ne importa niente di morire, è decisamente peggio). Parlo proprio della paura di avere paura. Non paura: terrore. Cieco, irrazionale, come i bambini al buio appunto.
Non è l'EMDR che ho iniziato, perché è un fenomeno di poco precedente. Penso sia la situazione con l'Uomo. E il fatto che mi manca mio padre: non so perché ma da qualche tempo sono disperata di non poter parlare con lui di quel che sto passando, e sì che i quattro quinti di quel che ho vissuto ultimamente non so se avrei avuto il fegato di raccontarglieli, onestamente. Ma adesso ho bisogno di papà, dei suoi occhi attenti e delle sue parole pacate. Delle nostre lunghe chiacchierate di notte.
Stasera sono sola, Uomo e Princi a Firenze in gita, e ho da occuparmi del povero gatto cui abbiamo di nuovo asportato un tumorazzo e che sta smaltendo (male, tra l'altro) l'anestesia in bagno. Bagno nel quale mi s'è graziosamente fulminata la lampadina proprio stasera. Ho saltato un giorno di lavoro perché non ho chiuso occhio ieri notte, era la terza notte di fila, e mi sono alzata con un'emicrania talmente poderosa che non mi si apriva l'occhio destro. Così ho preso mutua e mi sono calata un'aspirina C alle otto di mattina, che mi ha almeno ridato l'uso dell'occhio, salvo poi accorgermi che mi erano appena arrivate le mestruazioni e quindi traballare per ore con la pressione scesa sotto la piattaforma continentale. Ho preso a male parole la postina e una rappresentante della Vorwerk che hanno osato scampanellare. Ho lasciato solo lo Zio Granduca che ha cenato in un tristissimo all you can eat giapponese per non disturbare il mio sdegnoso ritiro in tuta. Sono andata e tornata dal veterinario con la pinza nei capelli unti e una maglietta con uno strappo all'orlo. Ho mangiato quel che capitava e ridotto la casa un macello spostando cose senza particolare scopo.
Domani tornano grazie a Dio. Ho paura lo stesso, quando ci sono loro, e spesso vago in salotto alle tre di mattina, ma almeno di giorno sono costretta a sembrare normale. Però stavolta, dal medico, a farmi scrivere le goccine della felicità, ci vado davvero. Non posso andare avanti così.
martedì 1 luglio 2014
Buio
Non posso farci niente se stavo ferma lì e un camion mi ha investita.
Penso a me stessa come a una che da un giorno all'altro ha avuto un brutto incidente, e ora deve lentamente recuperare.
Sono faticosamente arrivata alla fase "come ho potuto essere così stupida?".
Ma ho le allucinazioni, al supermercato, per esempio. Ieri ero carica come una bestia, con tanto di stenditoio nuovo sotto il braccio, e per un attimo ho chiuso gli occhi e sperato che una grande mano abbronzata mi togliesse uno dei pesi. Poi me ne son stata lì, coi nervi a pezzi, in coda a una cassa dove la gente non scorreva mai.
Questa cittadina è orribilmente piccola, e io continuo a rischiare di incontrarlo. Sta diventando intollerabile.
E' ora di partire.
Prima di tutto da sola, perchè con l'Uomo è tutto un sanguinare.
Poi con la Princi. Lei, con le sue molte meraviglie e il suo tono di voce supponente, che stasera le ha pure fruttato una sberla.
E infine tutti insieme. Se ce la facciamo.
Nella mia scuola cambiano la preside (GLOOOOOORIA IN EXCELSIS DEEEOOO), il collega di religione, quella di ginnastica, quella di tecnica, due di matematica, due di italiano e una supplente di inglese.
A settembre ci saranno facce nuove in sala prof, quindi. E forse l'Uomo passerà alle superiori. E la Princi inizierà il professionale.
Chi cazzo lo sa dove sarò a settembre.
Penso a me stessa come a una che da un giorno all'altro ha avuto un brutto incidente, e ora deve lentamente recuperare.
Sono faticosamente arrivata alla fase "come ho potuto essere così stupida?".
Ma ho le allucinazioni, al supermercato, per esempio. Ieri ero carica come una bestia, con tanto di stenditoio nuovo sotto il braccio, e per un attimo ho chiuso gli occhi e sperato che una grande mano abbronzata mi togliesse uno dei pesi. Poi me ne son stata lì, coi nervi a pezzi, in coda a una cassa dove la gente non scorreva mai.
Questa cittadina è orribilmente piccola, e io continuo a rischiare di incontrarlo. Sta diventando intollerabile.
E' ora di partire.
Prima di tutto da sola, perchè con l'Uomo è tutto un sanguinare.
Poi con la Princi. Lei, con le sue molte meraviglie e il suo tono di voce supponente, che stasera le ha pure fruttato una sberla.
E infine tutti insieme. Se ce la facciamo.
Nella mia scuola cambiano la preside (GLOOOOOORIA IN EXCELSIS DEEEOOO), il collega di religione, quella di ginnastica, quella di tecnica, due di matematica, due di italiano e una supplente di inglese.
A settembre ci saranno facce nuove in sala prof, quindi. E forse l'Uomo passerà alle superiori. E la Princi inizierà il professionale.
Chi cazzo lo sa dove sarò a settembre.
giovedì 30 maggio 2013
Alla canna del gas
Lunedì.
Io detto un avviso a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "14 su 23 non mi hanno portato il compito, rifletteteci un attimo".
Più tardi, la collega M. di francese detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "li ho richiamati tutta l'ora e non è servito a un cazzo, rifletteteci un attimo".
Sempre lunedì Dylan prende una nota dalla BN, Momo rutta in classe nell'ora di francese e Atreiu si fa un'ora e mezza di compiti di grammatica nel banco davanti alla porta delle presidenza.
Martedì.
Il collega Orsetto Lavatore di Religione detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "Dopo un anno in cui si dice questo e quest'altro, e loro si comportano uguale anzi peggio, rifletteteci un attimo, io mi riservo di non occuparmi di questa classe l'anno prossimo."
Mercoledì.
Nella mia ora di lettura viene in classe la preside e fa un culo così alla classe.
Giovedì.
Nell'intervallo tra due mie ore, Occhionitristi, che non so se qui ho chiamato diversamente in passato, ma comunque è l'altro alunno marocchino, il fratello dell'Araba Felice, PIANTA UNA MATITA DENTRO A UN BRACCIO DI ATREIU.
Poco più tardi Microlord fa i dispetti a Winnie Pooh, gli fa sparire i fazzoletti, e Winnie gli mette la bottiglia d'acqua fuori dalla finestra. Quando butto fuori Winnie, perchè l'ho visto fare casino, lui con lacrime agli occhi, guanciotte rosse e voce lagnosa sbotta: "Ma lui mi ha nascosto i fazzoletti!!!"
Ho urlato. Che mi faccio sostituire da una maestra dell'asilo e vado a cercarmi una vera seconda media in cui fare il mio mestiere.
Dovevo uscire alle 10,45. Alle 11,50 ero in un angolo del cortiletto, intenta a esaminare la testa di un alunno di prima, insieme alla Bestia Nera e a Orsetto lavatore, in cerca di lendini.
Ogni tanto penso che dovrei davvero essere pagata molto meglio, per questo lavoro.
Io detto un avviso a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "14 su 23 non mi hanno portato il compito, rifletteteci un attimo".
Più tardi, la collega M. di francese detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "li ho richiamati tutta l'ora e non è servito a un cazzo, rifletteteci un attimo".
Sempre lunedì Dylan prende una nota dalla BN, Momo rutta in classe nell'ora di francese e Atreiu si fa un'ora e mezza di compiti di grammatica nel banco davanti alla porta delle presidenza.
Martedì.
Il collega Orsetto Lavatore di Religione detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "Dopo un anno in cui si dice questo e quest'altro, e loro si comportano uguale anzi peggio, rifletteteci un attimo, io mi riservo di non occuparmi di questa classe l'anno prossimo."
Mercoledì.
Nella mia ora di lettura viene in classe la preside e fa un culo così alla classe.
Giovedì.
Nell'intervallo tra due mie ore, Occhionitristi, che non so se qui ho chiamato diversamente in passato, ma comunque è l'altro alunno marocchino, il fratello dell'Araba Felice, PIANTA UNA MATITA DENTRO A UN BRACCIO DI ATREIU.
Poco più tardi Microlord fa i dispetti a Winnie Pooh, gli fa sparire i fazzoletti, e Winnie gli mette la bottiglia d'acqua fuori dalla finestra. Quando butto fuori Winnie, perchè l'ho visto fare casino, lui con lacrime agli occhi, guanciotte rosse e voce lagnosa sbotta: "Ma lui mi ha nascosto i fazzoletti!!!"
Ho urlato. Che mi faccio sostituire da una maestra dell'asilo e vado a cercarmi una vera seconda media in cui fare il mio mestiere.
Dovevo uscire alle 10,45. Alle 11,50 ero in un angolo del cortiletto, intenta a esaminare la testa di un alunno di prima, insieme alla Bestia Nera e a Orsetto lavatore, in cerca di lendini.
Ogni tanto penso che dovrei davvero essere pagata molto meglio, per questo lavoro.
martedì 28 maggio 2013
Cose che si dicono
Cose che si dicono alla fine di un anno scolastico decisamente pesante:
"Se non vi date una regolata provvederò personalmente a farvi fare una terza orrenda"
(alla seconda)
"Insomma, vi sto seguendo uno per uno tipo lezione privata, guardate che più di così da un insegnante statale non potete avere"
(alla terza, mi è uscita malissimo, volevo dire un concetto molto più articolato...)
"Non ci siamo capiti. Se fate così in terza vi faccio piangere, non vi dò respiro un momento"
(alla seconda, due giorni dopo la prima frase)
"Ma possibile che l'obiettivo della tua vita sia ridacchiare tutto il giorno?"
(a Christiane F., che, dopo questa, in effetti, si è messa a piangere)
"Se qualcuno qua dentro pensa di continuare così anche l'anno prossimo, fa prima a cambiare sezione"
(indovinate...)
"Ma tu pensi che io sia totalmente cretina, che non mi accorga che invece di rispondere stai inventando?"
(a Muy Lejos che cerca di intortarmi)
"Ah no eh. Se fate così l'anno prossimo vedrete solo le quattro mura di questa stanza e sarà già tanto se fate l'intervallo"
(...)
...nun gliela fo.
"Se non vi date una regolata provvederò personalmente a farvi fare una terza orrenda"
(alla seconda)
"Insomma, vi sto seguendo uno per uno tipo lezione privata, guardate che più di così da un insegnante statale non potete avere"
(alla terza, mi è uscita malissimo, volevo dire un concetto molto più articolato...)
"Non ci siamo capiti. Se fate così in terza vi faccio piangere, non vi dò respiro un momento"
(alla seconda, due giorni dopo la prima frase)
"Ma possibile che l'obiettivo della tua vita sia ridacchiare tutto il giorno?"
(a Christiane F., che, dopo questa, in effetti, si è messa a piangere)
"Se qualcuno qua dentro pensa di continuare così anche l'anno prossimo, fa prima a cambiare sezione"
(indovinate...)
"Ma tu pensi che io sia totalmente cretina, che non mi accorga che invece di rispondere stai inventando?"
(a Muy Lejos che cerca di intortarmi)
"Ah no eh. Se fate così l'anno prossimo vedrete solo le quattro mura di questa stanza e sarà già tanto se fate l'intervallo"
(...)
...nun gliela fo.
sabato 16 marzo 2013
Sogni e delitti
Insomma, mio padre l'abbiam caricato prima su un'ambulanza per una cosa di reni poco funzionanti, ed era tutto sommato roba non grave (disidratazione a causa di un farmaco, corretta subito con una banale flebo) ma, naturalmente, data l'età, date le patologie croniche, dato l'insieme, ci sono volute due settimane per riportarlo indietro. Dopo le quali, soli tre giorni dopo le quali, un altro piccolo episodio, stavolta cardiaco, di notte, ci ha riportato tutti lì e di nuovo, come già l'anno scorso, in un reparto dove la gente sta tre giorni ci siamo stati una settimana secca, sebbene il fatto in sè fosse stato risolto in poche ore.
E poi è tornato a casa lunedì e mercoledì mia madre si è sentita male, anche lei tutto sommato una cosa non grave, anche lei in poche ore era di nuovo in piedi, e se non fosse che in generale ha l'energia di un vulcano hawaiano in piena attività non sarebbe poi stato il caso di allarmarsi molto, credo, nel vederla due giorni a letto. Soprattutto se si considera che aveva passato tre settimane a strapazzarsi in corse avanti e indietro dall'ospedale. Ma comunque, aveva le gambe tagliate e a letto c'è proprio dovuta stare.
Potremmo mettere in conto a questo mesetto dimmerda magari anche il mio ciclo mestruale che si è presentato due volte in venti giorni, cosa inaudita, o il fatto che l'altra mattina, andando a lavorare, a un certo punto ho sentito dello sterrato sotto la ruota anteriore destra, così ho riportato la macchina dritta sulla strada e ho, molto lentamente, pensato: "come mai avevo una ruota sul bordo della strada? non stavo andando dritta?" e così, sempre molto lentamente, ho capito che non mi ricordavo niente dei tre secondi precedenti, perchè, ma guarda un po', per la terza volta in vita mia mi ero addormentata al volante. Solo che le altre due volte era pomeriggio tardo, o proprio sera. Stavolta ERANO LE ZEROSETTE E TRENTOTTO DI MATTINA. E io ero uscita da casa cinque minuti prima.
Buttandola in caciara, potrei lanciare una sfida a raccontare il posto più strano dove l'avete fatto, di addormentarvi, intendo. Quanto a me, the winner is: in piedi durante la fila alla cassa del supermercato, qualche anno fa.
E' che la cosa è un po' seria per buttarla in caciara.
Perchè qua non abbiamo ancora risolto l'accudimento di mio padre, nè peraltro in un anno quasi intero le sue condizioni e la sua autonomia si possono dire migliorate, anzi.
Perchè qua non abbiamo risolto gli strapazzi di mia madre.
Perchè qua l'altro giorno (nella breve pausa tra dimissione di papà e malore di mamma) mio marito è entrato in casa, ha annusato l'aria e ha detto, tutto sorpreso: "Hai cucinato?" e io, che comunque non sono certo stata sposata per meriti culinari, mi sono sentita una merda.
Perchè il Maalox e il Lexotan sono entrati nelle nostre vite e sembra non vogliano uscirne.
Perchè siamo fermi a come eravamo mesi fa, quando io ho detto che da sole non potevamo farcela e che io, che abito lontano, non posso essere una soluzione e nemmeno un'alternativa per quanto riguarda la salute di papà e la sua sicurezza.
Perchè non abbiamo quasi mai tempo di sederci e parlare del più e del meno, o anche di cose importanti, cercando di fare del nostro meglio per passare bene insieme i giorni che abbiamo a disposizione. Io non ho più un padre e una madre e loro non hanno più una figlia, qui ci sono solo tre persone che, per evidenti difficoltà pratiche, tirano a campare mettendo pezze a destra e a manca e arrabattandosi tra stanchezza, grane, spaventi, incastri rocamboleschi nello spazio-tempo, rancori e tristezza.
E così, anche se sono le due di notte, io non posso dormire finchè non mi chiedo ad alta voce:
ma è un delitto desiderare che le cose vadano meglio? E' un delitto dire chiaro e tondo che in questa situazione, l'unica cosa che veramente non possiamo, purtroppo, migliorare è l'autosufficienza di un uomo malato di novantadue anni? E' un delitto dire che devo per forza mandare avanti la mia vita qui, il mio matrimonio, il mio lavoro, tutti quei progetti che mi aspettano da tempo? E' un delitto pensare che sarebbe semplicissimo avere contemporaneamente mio padre accudito con ogni cura, mia madre libera di avere i suoi spazi senza lasciarlo solo, me a casa con mio marito, magari a mangiare lo stesso surgelati e piatti pronti ma, almeno, insieme, almeno senza la stanchezza, la preoccupazione, il dispiacere continuamente sul viso?
Questo lo scrivo qui, sputtanando platealmente numerose mancanze da parte mia e altrui, perchè oggi parlavo al telefono con quell'anima buona di Sanguedelmiosangue e all'improvviso, mentre mi sfogavo per la duecentomiliardesima volta con lui di questo stillicidio mortale che va avanti dal giugno 2011, ho avuto una visione. Una visione così bella che ho pensato di essermi fatta a mia insaputa di qualche sostanza, perchè ero seduta in macchina, esausta dopo l'ennesima discussione, eppure il mio spirito, di fronte a questa epifania, si è letteralmente librato in cielo, privo di catene, per un momento.
Ho visualizzato come POTREBBE essere la nostra vita tra qualche mese se, per un caso assolutamente incredibile, la generazione precedente avesse la bontà di dare per un momento retta alla nostra generazione, invece di impegnarsi sistematicamente nel renderci la vita impossibile. E qui non mi riferisco solo alla questione salute di mio padre.
Se ci dessero retta, tra qualche mese:
- mio padre sarebbe sempre anziano e malato, ma su questo non ci sono soluzioni;
- mia madre sarebbe scaricata dell'enorme peso del suo accudimento quotidiano e potrebbe, salvo emergenze, mantenere i suoi normali interessi di persona sana di neppure settant'anni;
- io potrei venire a trovare sia lui che lei senza avere l'ulcera, cercando di portare serenità invece che liti e angosce continue, e sarei tranquilla sulla salute di entrambi, nei limiti del possibile;
- delegheremmo un buon numero di grane a consulenti e esperti, venderemmo qualche proprietà e cercheremmo di minimizzare la mole di questioni di cui occuparci;
- ci guadagneremmo tutti del tempo di qualità da trascorrere insieme, a due per volta o tutti e tre;
- la Zia Buona sarebbe dov'è, con la sua badante e con noi che la andiamo a trovare per passare, come già facciamo, del tempo tutto sommato gradevole con lei, cosa che, ultimamente, abbiamo avuto sempre meno agio di fare, dato che avevamo sempre qualche emergenza;
- mio cugino avrebbe una casa sua, sulla quale quel farabutto del fidanzato di sua sorella non potrebbe avanzare alcuna pretesa, e abiterebbe da solo, con tutto quel che ciò comporta in termini di crescita personale;
- lo Psicozio avrebbe messo a posto suo figlio, togliendo tra l'altro al disgraziato che sta con sua figlia la possibilità di chiedere altri soldi, con la scusa che ora se ne spendono un po' per SDMS che, finora, non ha chiesto niente;
- la Psicozia avrebbe uno stimolo per uscire, cioè andare a trovare suo figlio, e forse si riscuoterebbe un po' (o forse no) dalla sua situazione psicologica mica tanto sana;
- mio marito avrebbe una moglie che, non sempre ma spesso, partecipa alle sue attività, oltre che portare avanti dei progetti di famiglia e di casa insieme a lui, e soprattutto le conversazioni tra noi potrebbero evitare di finire sempre con uno sconsolato sospiro e la sensazione di doversi accontentare, ancora per chissà quanto, di una vita in standby;
e non ho voglia di mettermi a scrivere cos'altro potrebbe rientrare nella mia vita, tra tutto quel che ne è uscito: gli altri parenti che trascuriamo da anni, i weekend buddhisti, oddio, persino i pomeriggi con le mie amiche, cazzo, se ci penso mi viene il capogiro, anzi, mi scoppiano i polmoni come ai sub che tornano in superficie troppo in fretta, perchè la superficie è tanto, adesso, che non la vediamo, siamo sempre sott'acqua, sempre con l'ansia di nuotare per non affondare, con l'ossigeno stantio delle bombole, e adesso, padre o non padre, madre o non madre, beh, adesso io ne ho abbastanza.
Sarà anche un delitto; ma non può rimanere un sogno per sempre.
E poi è tornato a casa lunedì e mercoledì mia madre si è sentita male, anche lei tutto sommato una cosa non grave, anche lei in poche ore era di nuovo in piedi, e se non fosse che in generale ha l'energia di un vulcano hawaiano in piena attività non sarebbe poi stato il caso di allarmarsi molto, credo, nel vederla due giorni a letto. Soprattutto se si considera che aveva passato tre settimane a strapazzarsi in corse avanti e indietro dall'ospedale. Ma comunque, aveva le gambe tagliate e a letto c'è proprio dovuta stare.
Potremmo mettere in conto a questo mesetto dimmerda magari anche il mio ciclo mestruale che si è presentato due volte in venti giorni, cosa inaudita, o il fatto che l'altra mattina, andando a lavorare, a un certo punto ho sentito dello sterrato sotto la ruota anteriore destra, così ho riportato la macchina dritta sulla strada e ho, molto lentamente, pensato: "come mai avevo una ruota sul bordo della strada? non stavo andando dritta?" e così, sempre molto lentamente, ho capito che non mi ricordavo niente dei tre secondi precedenti, perchè, ma guarda un po', per la terza volta in vita mia mi ero addormentata al volante. Solo che le altre due volte era pomeriggio tardo, o proprio sera. Stavolta ERANO LE ZEROSETTE E TRENTOTTO DI MATTINA. E io ero uscita da casa cinque minuti prima.
Buttandola in caciara, potrei lanciare una sfida a raccontare il posto più strano dove l'avete fatto, di addormentarvi, intendo. Quanto a me, the winner is: in piedi durante la fila alla cassa del supermercato, qualche anno fa.
E' che la cosa è un po' seria per buttarla in caciara.
Perchè qua non abbiamo ancora risolto l'accudimento di mio padre, nè peraltro in un anno quasi intero le sue condizioni e la sua autonomia si possono dire migliorate, anzi.
Perchè qua non abbiamo risolto gli strapazzi di mia madre.
Perchè qua l'altro giorno (nella breve pausa tra dimissione di papà e malore di mamma) mio marito è entrato in casa, ha annusato l'aria e ha detto, tutto sorpreso: "Hai cucinato?" e io, che comunque non sono certo stata sposata per meriti culinari, mi sono sentita una merda.
Perchè il Maalox e il Lexotan sono entrati nelle nostre vite e sembra non vogliano uscirne.
Perchè siamo fermi a come eravamo mesi fa, quando io ho detto che da sole non potevamo farcela e che io, che abito lontano, non posso essere una soluzione e nemmeno un'alternativa per quanto riguarda la salute di papà e la sua sicurezza.
Perchè non abbiamo quasi mai tempo di sederci e parlare del più e del meno, o anche di cose importanti, cercando di fare del nostro meglio per passare bene insieme i giorni che abbiamo a disposizione. Io non ho più un padre e una madre e loro non hanno più una figlia, qui ci sono solo tre persone che, per evidenti difficoltà pratiche, tirano a campare mettendo pezze a destra e a manca e arrabattandosi tra stanchezza, grane, spaventi, incastri rocamboleschi nello spazio-tempo, rancori e tristezza.
E così, anche se sono le due di notte, io non posso dormire finchè non mi chiedo ad alta voce:
ma è un delitto desiderare che le cose vadano meglio? E' un delitto dire chiaro e tondo che in questa situazione, l'unica cosa che veramente non possiamo, purtroppo, migliorare è l'autosufficienza di un uomo malato di novantadue anni? E' un delitto dire che devo per forza mandare avanti la mia vita qui, il mio matrimonio, il mio lavoro, tutti quei progetti che mi aspettano da tempo? E' un delitto pensare che sarebbe semplicissimo avere contemporaneamente mio padre accudito con ogni cura, mia madre libera di avere i suoi spazi senza lasciarlo solo, me a casa con mio marito, magari a mangiare lo stesso surgelati e piatti pronti ma, almeno, insieme, almeno senza la stanchezza, la preoccupazione, il dispiacere continuamente sul viso?
Questo lo scrivo qui, sputtanando platealmente numerose mancanze da parte mia e altrui, perchè oggi parlavo al telefono con quell'anima buona di Sanguedelmiosangue e all'improvviso, mentre mi sfogavo per la duecentomiliardesima volta con lui di questo stillicidio mortale che va avanti dal giugno 2011, ho avuto una visione. Una visione così bella che ho pensato di essermi fatta a mia insaputa di qualche sostanza, perchè ero seduta in macchina, esausta dopo l'ennesima discussione, eppure il mio spirito, di fronte a questa epifania, si è letteralmente librato in cielo, privo di catene, per un momento.
Ho visualizzato come POTREBBE essere la nostra vita tra qualche mese se, per un caso assolutamente incredibile, la generazione precedente avesse la bontà di dare per un momento retta alla nostra generazione, invece di impegnarsi sistematicamente nel renderci la vita impossibile. E qui non mi riferisco solo alla questione salute di mio padre.
Se ci dessero retta, tra qualche mese:
- mio padre sarebbe sempre anziano e malato, ma su questo non ci sono soluzioni;
- mia madre sarebbe scaricata dell'enorme peso del suo accudimento quotidiano e potrebbe, salvo emergenze, mantenere i suoi normali interessi di persona sana di neppure settant'anni;
- io potrei venire a trovare sia lui che lei senza avere l'ulcera, cercando di portare serenità invece che liti e angosce continue, e sarei tranquilla sulla salute di entrambi, nei limiti del possibile;
- delegheremmo un buon numero di grane a consulenti e esperti, venderemmo qualche proprietà e cercheremmo di minimizzare la mole di questioni di cui occuparci;
- ci guadagneremmo tutti del tempo di qualità da trascorrere insieme, a due per volta o tutti e tre;
- la Zia Buona sarebbe dov'è, con la sua badante e con noi che la andiamo a trovare per passare, come già facciamo, del tempo tutto sommato gradevole con lei, cosa che, ultimamente, abbiamo avuto sempre meno agio di fare, dato che avevamo sempre qualche emergenza;
- mio cugino avrebbe una casa sua, sulla quale quel farabutto del fidanzato di sua sorella non potrebbe avanzare alcuna pretesa, e abiterebbe da solo, con tutto quel che ciò comporta in termini di crescita personale;
- lo Psicozio avrebbe messo a posto suo figlio, togliendo tra l'altro al disgraziato che sta con sua figlia la possibilità di chiedere altri soldi, con la scusa che ora se ne spendono un po' per SDMS che, finora, non ha chiesto niente;
- la Psicozia avrebbe uno stimolo per uscire, cioè andare a trovare suo figlio, e forse si riscuoterebbe un po' (o forse no) dalla sua situazione psicologica mica tanto sana;
- mio marito avrebbe una moglie che, non sempre ma spesso, partecipa alle sue attività, oltre che portare avanti dei progetti di famiglia e di casa insieme a lui, e soprattutto le conversazioni tra noi potrebbero evitare di finire sempre con uno sconsolato sospiro e la sensazione di doversi accontentare, ancora per chissà quanto, di una vita in standby;
e non ho voglia di mettermi a scrivere cos'altro potrebbe rientrare nella mia vita, tra tutto quel che ne è uscito: gli altri parenti che trascuriamo da anni, i weekend buddhisti, oddio, persino i pomeriggi con le mie amiche, cazzo, se ci penso mi viene il capogiro, anzi, mi scoppiano i polmoni come ai sub che tornano in superficie troppo in fretta, perchè la superficie è tanto, adesso, che non la vediamo, siamo sempre sott'acqua, sempre con l'ansia di nuotare per non affondare, con l'ossigeno stantio delle bombole, e adesso, padre o non padre, madre o non madre, beh, adesso io ne ho abbastanza.
Sarà anche un delitto; ma non può rimanere un sogno per sempre.
lunedì 10 dicembre 2012
I capricci di madame
"E' una bibliografia relativa a Erodoto, in particolare ti devi leggere il libro II delle "Storie", paragrafi 1-98, guardare l'introduzione ed il commento a questo testo fatti da Lloyd, su un'edizione del testo delle Storie della Fond. Valla, del 1989, che penso troverai alla Berio o in universitaria (o sul precedente del 1976 ma in inglese, 'scia perdere), poi ti devi leggere la seconda parte del cap I di Le mirage égyptien (te lo leggo io, dato che è in francese?) di Froidefond, il testo di Dorati e quello di Thomas (che è in inglese). Non perdere la calma, si può fare. Questa è quella che io chiamo una bibliografia cazzuta, ma cose del genere erano il mio pane quotidiano quando lavoravo per Bertini."
Questa la mia risposta a un messaggio allarmato del cugino SDMS, il quale ha appena ricevuto un'enigmatica e-mail dalla docente di Storia greca, relativamente alla tesina su Erodoto che deve scrivere.
Il problema è che, mentre lui faticava a decifrare il bibliografese, io, alla lettura di:
Biblio: Hdt II (limitatamente alla parte descrittiva di usi e costumi, 1-98);
vd. introduzione e commento di A.L. LLoyd, in Erodoto, Le Storie, Libro II,
Milano Fondazione Valla, 1989; dello stesso Lloyd esiste una versione più
estesa e ricca di note esegetiche: Herodotus Book II. Introduction, “ EPRO” 43,
Leiden 1975; Commentary I, Leiden 1976); in generale, vd. Chr. Froidefond, Le
mirage égyptien, Aix-en-Provence 1971 (in partic. parte II, cap. I) ; M.
Dorati, Le «Storie» di Erodoto: etnografia e racconto (Pisa/Roma 2000); R.
Thomas, Herodotus in Context: Ethnography, Science, and the Art of Persuasion
(Cambridge 2000)
vd. introduzione e commento di A.L. LLoyd, in Erodoto, Le Storie, Libro II,
Milano Fondazione Valla, 1989; dello stesso Lloyd esiste una versione più
estesa e ricca di note esegetiche: Herodotus Book II. Introduction, “ EPRO” 43,
Leiden 1975; Commentary I, Leiden 1976); in generale, vd. Chr. Froidefond, Le
mirage égyptien, Aix-en-Provence 1971 (in partic. parte II, cap. I) ; M.
Dorati, Le «Storie» di Erodoto: etnografia e racconto (Pisa/Roma 2000); R.
Thomas, Herodotus in Context: Ethnography, Science, and the Art of Persuasion
(Cambridge 2000)
ho reagito all'incirca come Jamie Lee Curtis quando Kevin Kline le parla in spagnolo in quel vecchio film.
E questo, unito al fatto che, al messaggino "che studi di bello?" che le ho mandato, la dottoranda, pardon, la cultrice di materia Noisette ha risposto "questioni di sociologia della letteratura: evoluzione del sistema letterario, pubblico borghese, realismo..." e io sono andata in cucina, correndo, a staccarmi un pezzo di nocciolato dal volume preoccupante, mi dice che sarebbe davvero venuto il momento di riorganizzare le mie priorità.
Non dico l'anno sabbatico, addirittura, ma qualche pomeriggio di solitario e intenso godimento in una biblioteca, o un bel convegno, neh.
martedì 20 novembre 2012
Ve la faccio breve
Sono cresciuta nell'età dorata delle soap operas. Sentieri, Dallas, Quando si ama, Dinasty, Capitol, Santa Barbara. Quando ero una ragazzina, con mia mamma facevamo un gioco divertentissimo una volta la settimana, quando usciva la guida tv: leggevamo i resoconti delle intricate vicende delle varie famiglie delle soap, che, per necessità editoriali, suonavano all'incirca così:
Shana rivela a Tess di essere ancora innamorata di Todd, che è tornato con Becky, ma ha sposato segretamente Brenda, che aspetta un figlio da lui. Bradley si risveglia dal coma e Peggy Sue è al suo fianco, mentre Paula, che è in Europa, non sa dell'incidente. Josh rivela a Ron di essere il padre naturale di Jared: sconvolto, Ron affronta Jill.
Contavamo quanti nomi riuscivano a farci stare in sette otto righe di riassunto, e quale soap vinceva per numero di personaggi coi nomi cretini.
Ecco, ora provo a riassumervi così la giornata di oggi, ma per forza di cose non mi bastano sette otto righe.
Il Gigante rivela a Huck e Dylan che sono stati sospesi. La madre di Fiona l'Orchetta dice a Castagna che Muy Lejos prende in giro Fiona, che è tesa perchè ha un problemino al seno. Castagna sgrida Muy Lejos, che nega. James Dean viene sgamato a fumare nei bagni, e Castagna consiglia al Peruano di smettere di frequentare James. Telefona in lacrime la madre di Huck. Microlord si affetta un pollice con il cutter. Castagna rinuncia alle sue ultime due ore buche per fare delle attività personalizzate con Occhioni, che ormai è al settimo mese. Frattanto, una scossa di terremoto mette in agitazione il sindaco di Paesino di Sogno, che scende a scuola, spingendo il Gigante a fare un giro delle classi per ricordare le procedure d'emergenza. Dopo pranzo arriva la madre di Huck e si riuniscono Compagna Collega, Grande Puffo, Orsetto Lavatore e Castagna per un cazzione di gruppo, mentre lei piange e si dispera. Nel frattempo, in palestra il Bufalo si sloga malamente una caviglia. All'intervallo delle sedici, Atreiu dà un calcio in zona reni a Huck, che lo prendeva in giro da settimane. La C. dà mandato a Castagna di dare una nota rossa sul registro a entrambi. Mentre si svolge l'ultima lezione, in cui l'intera seconda è affiancata agli otto di terza che sono a scuola per il recupero di italiano, Winnie Pooh esclama una bella parolaccia e prende una nota.
In tutto questo vorrei solo dire che se, alle cinque meno cinque, quando ormai all'agognata fuga verso casa mancava solo un quarto d'ora, fosse anche entrato un pazzo armato e ci avesse sequestrato tutti dentro la scuola, io avrei probabilmente detto, con tono pacato: "Ah, eccola, aspettavamo giusto lei."
Shana rivela a Tess di essere ancora innamorata di Todd, che è tornato con Becky, ma ha sposato segretamente Brenda, che aspetta un figlio da lui. Bradley si risveglia dal coma e Peggy Sue è al suo fianco, mentre Paula, che è in Europa, non sa dell'incidente. Josh rivela a Ron di essere il padre naturale di Jared: sconvolto, Ron affronta Jill.
Contavamo quanti nomi riuscivano a farci stare in sette otto righe di riassunto, e quale soap vinceva per numero di personaggi coi nomi cretini.
Ecco, ora provo a riassumervi così la giornata di oggi, ma per forza di cose non mi bastano sette otto righe.
Il Gigante rivela a Huck e Dylan che sono stati sospesi. La madre di Fiona l'Orchetta dice a Castagna che Muy Lejos prende in giro Fiona, che è tesa perchè ha un problemino al seno. Castagna sgrida Muy Lejos, che nega. James Dean viene sgamato a fumare nei bagni, e Castagna consiglia al Peruano di smettere di frequentare James. Telefona in lacrime la madre di Huck. Microlord si affetta un pollice con il cutter. Castagna rinuncia alle sue ultime due ore buche per fare delle attività personalizzate con Occhioni, che ormai è al settimo mese. Frattanto, una scossa di terremoto mette in agitazione il sindaco di Paesino di Sogno, che scende a scuola, spingendo il Gigante a fare un giro delle classi per ricordare le procedure d'emergenza. Dopo pranzo arriva la madre di Huck e si riuniscono Compagna Collega, Grande Puffo, Orsetto Lavatore e Castagna per un cazzione di gruppo, mentre lei piange e si dispera. Nel frattempo, in palestra il Bufalo si sloga malamente una caviglia. All'intervallo delle sedici, Atreiu dà un calcio in zona reni a Huck, che lo prendeva in giro da settimane. La C. dà mandato a Castagna di dare una nota rossa sul registro a entrambi. Mentre si svolge l'ultima lezione, in cui l'intera seconda è affiancata agli otto di terza che sono a scuola per il recupero di italiano, Winnie Pooh esclama una bella parolaccia e prende una nota.
In tutto questo vorrei solo dire che se, alle cinque meno cinque, quando ormai all'agognata fuga verso casa mancava solo un quarto d'ora, fosse anche entrato un pazzo armato e ci avesse sequestrato tutti dentro la scuola, io avrei probabilmente detto, con tono pacato: "Ah, eccola, aspettavamo giusto lei."
mercoledì 31 ottobre 2012
martedì 3 aprile 2012
Quando gli alunni non collaborano
E all'inizio dell'inizio dell'inizio era la Bestia Nera che, dovendo dividere con me le ore di lettere in I A, affermava che avrebbe fatto Storia (ah, grazie per avermi chiesto il mio parere), motivazione "Chi le fa tre ore alla settimana di Geografia???". Risposta: "Beh, avendo il tempo prolungato, io".
Poi, non so cosa sia accaduto.
Insomma, siamo ad aprile e abbiamo prodotto troppo poco. Il primo quadrimestre resterà nella storia come quello in cui ho dato meno voti su una disciplina. Ma non si riesce a interrogarli a piccoli gruppi, perchè si finisce sempre per buttarne fuori due, dare note ad altri tre, rimandarne a posto uno che invece di stare lì buono e farsi interrogare fa il buffone, sentir suonare la fine dell'ora insoddisfatti del lavoro svolto e con alcuni che hanno diritto ad almeno un paio di domande ancora.
Il libro fa schifo e ripete tredicimila volte le stesse cose in modo confuso e inutile, mette le informazioni più importanti nelle didascalie delle figure e dà per scontata un sacco di roba. Io detto, ma non faccio in tempo a sopperire a tutto.
In compenso, ho la classe splendidamente decorata da cartelloni sui principali fiumi italiani. Ma anche quelli hanno richiesto troppo tempo.
Mi restano da interrogare quasi tutti delle quattro suddivisioni della materia: Geografia Generale, Geografia dell'Italia Geografia delle regioni italiane e Geografia dell'Europa.
Ho in ballo un lavoro di cartelloni sui biomi europei che è ancora da far partire.
Ho in ballo un lavoro sotto il tutoring di quelli di seconda che è ancora da finire e valutare.
Ho in ballo un giro di lettura delle carte geografiche ed un altro di lessico, più tre o quattro giri di domande da posto, la correzione di due pacchi di prove e un'ulteriore prova scritta di ripasso a fine anno.
Oggi dopo l'ennesima delusione ho deciso di levarmi due giri di voti con le interrogazioni a tappeto subito dopo Pasqua, ma temo che non basterà, perciò mi vedo costretta a ricorrere alle interrogazioni programmate, che sono una cosa che io ODIO e ABORRO e considero IL MALE ASSOLUTO.
Sono incazzatissima con me stessa per essermi ridotta così e mentre cerco di fare un calendario sensato tutta la famiglia ha deciso che dovevo essere disponibile per fare altro e quindi il gatto mi cammina addosso, la gatta mi chiama, il cane mi porta il guinzaglio con intenzione e il marito mi gira intorno come un'anima in pena. Si accettano scommesse su quale di loro per primo prenderà un vaffanculo e uno spintone sgarbato.
Anche perchè ieri era il 2 aprile, giorno dei colloqui coi genitori, ed era il giorno in cui le mie fatiche peggiori dovevano considerarsi finite, invece siamo da capo e anzi abbiamo anche l'incubo del conto alla rovescia perchè, ormai, mancano complessivamente nove settimane e mezzo, e non vedo nessun Mickey Rourke disposto a imboccarmi mentre me ne sto bendata e semisdraiata sul pavimento davanti a un frigorifero.
Mannaggia.
Poi, non so cosa sia accaduto.
Insomma, siamo ad aprile e abbiamo prodotto troppo poco. Il primo quadrimestre resterà nella storia come quello in cui ho dato meno voti su una disciplina. Ma non si riesce a interrogarli a piccoli gruppi, perchè si finisce sempre per buttarne fuori due, dare note ad altri tre, rimandarne a posto uno che invece di stare lì buono e farsi interrogare fa il buffone, sentir suonare la fine dell'ora insoddisfatti del lavoro svolto e con alcuni che hanno diritto ad almeno un paio di domande ancora.
Il libro fa schifo e ripete tredicimila volte le stesse cose in modo confuso e inutile, mette le informazioni più importanti nelle didascalie delle figure e dà per scontata un sacco di roba. Io detto, ma non faccio in tempo a sopperire a tutto.
In compenso, ho la classe splendidamente decorata da cartelloni sui principali fiumi italiani. Ma anche quelli hanno richiesto troppo tempo.
Mi restano da interrogare quasi tutti delle quattro suddivisioni della materia: Geografia Generale, Geografia dell'Italia Geografia delle regioni italiane e Geografia dell'Europa.
Ho in ballo un lavoro di cartelloni sui biomi europei che è ancora da far partire.
Ho in ballo un lavoro sotto il tutoring di quelli di seconda che è ancora da finire e valutare.
Ho in ballo un giro di lettura delle carte geografiche ed un altro di lessico, più tre o quattro giri di domande da posto, la correzione di due pacchi di prove e un'ulteriore prova scritta di ripasso a fine anno.
Oggi dopo l'ennesima delusione ho deciso di levarmi due giri di voti con le interrogazioni a tappeto subito dopo Pasqua, ma temo che non basterà, perciò mi vedo costretta a ricorrere alle interrogazioni programmate, che sono una cosa che io ODIO e ABORRO e considero IL MALE ASSOLUTO.
Sono incazzatissima con me stessa per essermi ridotta così e mentre cerco di fare un calendario sensato tutta la famiglia ha deciso che dovevo essere disponibile per fare altro e quindi il gatto mi cammina addosso, la gatta mi chiama, il cane mi porta il guinzaglio con intenzione e il marito mi gira intorno come un'anima in pena. Si accettano scommesse su quale di loro per primo prenderà un vaffanculo e uno spintone sgarbato.
Anche perchè ieri era il 2 aprile, giorno dei colloqui coi genitori, ed era il giorno in cui le mie fatiche peggiori dovevano considerarsi finite, invece siamo da capo e anzi abbiamo anche l'incubo del conto alla rovescia perchè, ormai, mancano complessivamente nove settimane e mezzo, e non vedo nessun Mickey Rourke disposto a imboccarmi mentre me ne sto bendata e semisdraiata sul pavimento davanti a un frigorifero.
Mannaggia.
lunedì 6 febbraio 2012
Corso di ceramica
Ecco la prossima compensazione. E' deciso.
Dopo la giornata di oggi, che proprio NON vi sto a raccontare, dovreste ringraziare che compenso al tornio e non mettendomi a sparare per strada alla 'ndo cojo cojo.
Dopo la giornata di oggi, che proprio NON vi sto a raccontare, dovreste ringraziare che compenso al tornio e non mettendomi a sparare per strada alla 'ndo cojo cojo.
lunedì 23 gennaio 2012
Lamentatio non petita
Ora.
Che mi sia accasciata miseramente esalando un pietoso "non mi sento bene..." sulla scrivania del medico legale, in preda a capogiro e sudori freddi, okay.
MA ERA MARTEDI' SCORSO.
Adesso è lunedì sera.
E ho mangiato il primo pasto normale da sei giorni.
Per cui adesso il malditestacapogironauseagustoschifosoinboccastrizzoneallapancia direi che potrei anche bypassarlo, eh?
#cheduecoglioni
Che mi sia accasciata miseramente esalando un pietoso "non mi sento bene..." sulla scrivania del medico legale, in preda a capogiro e sudori freddi, okay.
MA ERA MARTEDI' SCORSO.
Adesso è lunedì sera.
E ho mangiato il primo pasto normale da sei giorni.
Per cui adesso il malditestacapogironauseagustoschifosoinboccastrizzoneallapancia direi che potrei anche bypassarlo, eh?
#cheduecoglioni
venerdì 20 gennaio 2012
Come dice giustamente Cavallino...
...quando finisce 'sto 2012?
Perchè è partito malino eh?
Non so voi.
Qui comunque è un certo delirio. Partendo dalla salute: ho fatto il calcolo che da settembre ho avuto mal di denti complessivamente per cinque settimane, la faringite per quattro giorni, un paio di weekend con la febbriciattola, diciassette giorni di stampella, e ora siamo al quarto consecutivo di influenza. Curiosamente non ho ancora avuto il raffreddore, ma per quello c'è sempre tempo con le allergie primaverili.
Di tutto il resto si taccia pure, che è meglio, come diceva quel puffo. A parte che a me i Puffi stavano sul cazzo e guardavo il cartone solo perchè mi faceva scompisciare la gatta di Gargamella con quella voce strascicata.
Comunque, tra ieri e oggi ho raggiunto il picco di sfighe, se vi dico che a un certo punto eravamo in due con la testa tra le mani seduti sul divano e ci domandavamo affranti come cazzo fare per farlo smettere, intendendo far smettere la girandola costante di cose che non vogliamo fare, di impegni che ci strozzano, di dinamiche familiari pessime. A proposito delle quali vi dico solo che a casa mia viene usata sempre la leva dell'"ecco vedi tu non fai abbastanza", mentre a casa dell'Uomo se mai la frase è "fallo tu che in queste cose sei bravo". Dovrei essere la più sfigata dei due, visto che vengo ricattata coi sensi di colpa e lui invece coi complimenti; in realtà non è vero, perchè dal mio lato comunque si sbattono anche gli altri, dal suo invece la scena è regolarmente: casino casino faida faida tragedia tragedia e poi "Oh!, Ecco è arrivato R., menomale che ci sei tu tesoro, ora fallo tu che sei capace, ciao eh?" e poi lui resta lì e intorno fischia il vento e rotolano i cespugli e sono tutti cazzi suoi.
Da ciò escludo mia suocera, quella biologica, che invece ha tutt'altro genere di difetti nelle interazioni con gli altri: avete presente la copertina di "Donne che amano troppo"? Ecco, era lei quella del disegno. La vocazione al martirio più pura che si sia mai vista dopo Santa Teresa del Bambin Gesù.
Posso escludere anche mia cognata, la quale poverina si sbatte, tiene presente che noi ci sbattiamo, e sta a sua volta per essere risucchiata nell'orrenda spirale dell' "ho trent'anni quindi pesa tutto sulla mia schiena, passato presente e futuro di tutta la famiglia, e puttana merda sono troppo grande per sedermi per terra e piangere dicendo no io non lo faccio".
Comunque sto stilando mentalmente una lunghissima lista di parola che vorrei tanto non poter sentire più. Mai più.
Ve ne cito due o tre a caso, in disordine alfabetico:
- relazione (chi ha fatto il percorso adottivo sa di cosa parlo)
- devitalizzazione
- catasto
- nota sul diario
- bisognerebbe (una frase su tre di mio padre comincia con questo verbo)
- tutelarsi (questa la capisce mio cugino)
- badante
- amministratore
- accertamento
- aggiornamento
- modulo
Ne ho due coglioni ma due coglioni ma due coglioni che spero tanto, ma tanto, che in queste settimane dal pH acidissimo non succeda niente di significativo almeno a scuola. Ma è gennaio. E sperare una cosa del genere sotto pagelle è come pensare che prima o poi i politici escano dal Parlamento, vengano a chiedere scusa agli Italiani per le loro porcate e si offrano di metterci del loro per sanare il debito pubblico.
Perchè è partito malino eh?
Non so voi.
Qui comunque è un certo delirio. Partendo dalla salute: ho fatto il calcolo che da settembre ho avuto mal di denti complessivamente per cinque settimane, la faringite per quattro giorni, un paio di weekend con la febbriciattola, diciassette giorni di stampella, e ora siamo al quarto consecutivo di influenza. Curiosamente non ho ancora avuto il raffreddore, ma per quello c'è sempre tempo con le allergie primaverili.
Di tutto il resto si taccia pure, che è meglio, come diceva quel puffo. A parte che a me i Puffi stavano sul cazzo e guardavo il cartone solo perchè mi faceva scompisciare la gatta di Gargamella con quella voce strascicata.
Comunque, tra ieri e oggi ho raggiunto il picco di sfighe, se vi dico che a un certo punto eravamo in due con la testa tra le mani seduti sul divano e ci domandavamo affranti come cazzo fare per farlo smettere, intendendo far smettere la girandola costante di cose che non vogliamo fare, di impegni che ci strozzano, di dinamiche familiari pessime. A proposito delle quali vi dico solo che a casa mia viene usata sempre la leva dell'"ecco vedi tu non fai abbastanza", mentre a casa dell'Uomo se mai la frase è "fallo tu che in queste cose sei bravo". Dovrei essere la più sfigata dei due, visto che vengo ricattata coi sensi di colpa e lui invece coi complimenti; in realtà non è vero, perchè dal mio lato comunque si sbattono anche gli altri, dal suo invece la scena è regolarmente: casino casino faida faida tragedia tragedia e poi "Oh!, Ecco è arrivato R., menomale che ci sei tu tesoro, ora fallo tu che sei capace, ciao eh?" e poi lui resta lì e intorno fischia il vento e rotolano i cespugli e sono tutti cazzi suoi.
Da ciò escludo mia suocera, quella biologica, che invece ha tutt'altro genere di difetti nelle interazioni con gli altri: avete presente la copertina di "Donne che amano troppo"? Ecco, era lei quella del disegno. La vocazione al martirio più pura che si sia mai vista dopo Santa Teresa del Bambin Gesù.
Posso escludere anche mia cognata, la quale poverina si sbatte, tiene presente che noi ci sbattiamo, e sta a sua volta per essere risucchiata nell'orrenda spirale dell' "ho trent'anni quindi pesa tutto sulla mia schiena, passato presente e futuro di tutta la famiglia, e puttana merda sono troppo grande per sedermi per terra e piangere dicendo no io non lo faccio".
Comunque sto stilando mentalmente una lunghissima lista di parola che vorrei tanto non poter sentire più. Mai più.
Ve ne cito due o tre a caso, in disordine alfabetico:
- relazione (chi ha fatto il percorso adottivo sa di cosa parlo)
- devitalizzazione
- catasto
- nota sul diario
- bisognerebbe (una frase su tre di mio padre comincia con questo verbo)
- tutelarsi (questa la capisce mio cugino)
- badante
- amministratore
- accertamento
- aggiornamento
- modulo
Ne ho due coglioni ma due coglioni ma due coglioni che spero tanto, ma tanto, che in queste settimane dal pH acidissimo non succeda niente di significativo almeno a scuola. Ma è gennaio. E sperare una cosa del genere sotto pagelle è come pensare che prima o poi i politici escano dal Parlamento, vengano a chiedere scusa agli Italiani per le loro porcate e si offrano di metterci del loro per sanare il debito pubblico.
venerdì 13 gennaio 2012
Overload
"Bene, prima di cominciare fatemi scrivere gli assenti."
"Manca Teppa Gentile. E Fiona l'Orchetta." dice uno dei ragazzi.
"Ecco. Di nuovo."
"Muy Lejos, lo sapevi che avrei interrogato di letteratura, e vorrei farti sapere che una scena muta..."
"... vale due, non quattro" dice Peste Romena.
"Esatto."
"Sì, pero... Yo hé estudiato otra cosa."
"E no, non va bene. E cosa?"
"..."
"La morte di Orlando?"
"Euh... Sì."
"Tranquilla che poi ti chiedo anche quella."
"Lunedì manca M., devo chiederti di fermarti fino all'ultima ora."
"Sì, qualunque cosa, basta che mi diate un permesso di un'ora martedì mattina per il medico legale e tutto mercoledì per il tribunale. Te ne faccio anche sei, di ore, lunedì."
(Due ore dopo ho scoperto che lunedì pomeriggio dovrò di nuovo essere a Genova e stavolta gli appuntamenti di lavoro saranno tre. Con gli operai della Fincantieri che bloccano le strade, probabilmente, visto il periodino.)
Poi Atreiu fa i versi, il Bambino di Formaggio impesta l'aula con le scarpe da ginnastica e probabilmente i calzini non lavati da due mesi,
oggi nemmeno Tostissima aveva ripassato l'Europa, e il Malinconelfo è tornato a scuola con i capelli rasati e dei graffi sulla faccia così evidenti che ho cercato di sdrammatizzare: "hai litigato con un roseto o con un gatto?", e lui mi ha fatto il solito sorrisino dolce, ma stavolta i suoi occhi non ridevano affatto e a me è venuto mal di stomaco.
E da qualche giorno mi sono messa a pensare che tra quello con la mamma malata, quella orfana, quelli con i servizi sociali addosso, quelli il cui padre beve, quelli con l'handicap, quelli stuonati ma non certificati, quelli che non hanno i soldi per la mensa, quelli che qua e quelli che là, io un lazzaretto di casi critici simile ce l'ho avuto solo alle scuole di Paesino Sperduto e di Inculoailupi, che notoriamente servivano l'area più depressa di tutta la provincia.
Poi Winnie Pooh, altro figlio di separati, è tornato dalle vacanze agitato e fa casino a vanvera, e di solito basta un commento per ridurlo alla tranquillità, invece il terzo giorno di rottura di balle gli ho servito un "Winnie è tornato dalle vacanze così riposato che ora ha troppa energia e non sa dove metterla, così rompe" e poi, con quel tremendo vizio che ho io di leggere attraverso i bambini, l'ho guardato, e come ti sbagli, sul suo viso è passata la stessa ombra di disperazione che avevo visto sul viso di Malinconelfo. C'avevo preso.
E però ragazzi, che io dica "permafrost" e un Winnie Pooh ispirato dica "sperma" facendo scoppiare a ridere Huck Finn, Docteur Momo e Dylan McKay, posso anche rendermi conto che esista, ma quando le Azzorre mi diventano "§%orre", e menomale che quasi nessuno l'ha capita (ma Dylan Mckay sì), divento cattiva.
Risultato, mi tocca maciullare uno dei miei preferiti di tutti i tempi, un bambino simpatico da mangiarselo di baci, in gamba da portarlo in palma di mano come un trofeo, un ragazzino così adorabile in tutti i sensi che, ve lo giuro, io sono qua che mi chiedo, già da settimane, con che coraggio un padre se ne vada e accetti di non vederselo più davanti tutti i giorni.
E ovviamente mi viene un senso di schifo alla bocca dello stomaco, soprattutto quando lui rimane in classe nell'intervallo mentre io gli scrivo la nota, una delle più lunghe e severe della mia carriera, e nasconde la faccia dietro alla fila di cappotti per piangere. Poi mi siedo lì vicino e gli chiedo se gli pareva il caso; in quella arriva il collega di sostegno e io gli spiego cos'è riuscito a dire, e lui sempre con la testa tra le mani. Io gli passo una mano sul collo, che è sudato e bollente, e dico: "Ma io ho visto la faccia l'altro giorno, quando ti ho detto che ti eri riposato troppo in queste vacanze: invece non sono state delle belle vacanze, ho capito bene? E' per quello che sei così agitato?" e lui fa un cenno e singhiozza più forte, al che sia io che il Cowboy Gentile dedichiamo un momento di silenzio ai drammi di tutti questi fanciulli che passano dall'infanzia inconsapevole all'affrontare le schifezze della vita senza possibilità di scampo, e poi gli facciamo notare che prendere una notaccia non gli migliora l'esistenza, anzi, e quindi che almeno cerchi di non crearsi altri guai, se già non è un momento felice.
E poi Winnie, che di solito è color miele e pesche mature, resta bianco e con gli occhi cerchiati di rosso per un'ora, e io mi sento come se mi fosse passato sopra un autobus, vorrei ficcare la testa nel cesso e annegarmici, ma ho uno sporco lavoro da fare e infatti vado avanti a farlo, e, porco mondo, non mi è mai pesato tanto quanto in questo periodo.
"Manca Teppa Gentile. E Fiona l'Orchetta." dice uno dei ragazzi.
"Ecco. Di nuovo."
"Muy Lejos, lo sapevi che avrei interrogato di letteratura, e vorrei farti sapere che una scena muta..."
"... vale due, non quattro" dice Peste Romena.
"Esatto."
"Sì, pero... Yo hé estudiato otra cosa."
"E no, non va bene. E cosa?"
"..."
"La morte di Orlando?"
"Euh... Sì."
"Tranquilla che poi ti chiedo anche quella."
"Lunedì manca M., devo chiederti di fermarti fino all'ultima ora."
"Sì, qualunque cosa, basta che mi diate un permesso di un'ora martedì mattina per il medico legale e tutto mercoledì per il tribunale. Te ne faccio anche sei, di ore, lunedì."
(Due ore dopo ho scoperto che lunedì pomeriggio dovrò di nuovo essere a Genova e stavolta gli appuntamenti di lavoro saranno tre. Con gli operai della Fincantieri che bloccano le strade, probabilmente, visto il periodino.)
Poi Atreiu fa i versi, il Bambino di Formaggio impesta l'aula con le scarpe da ginnastica e probabilmente i calzini non lavati da due mesi,
oggi nemmeno Tostissima aveva ripassato l'Europa, e il Malinconelfo è tornato a scuola con i capelli rasati e dei graffi sulla faccia così evidenti che ho cercato di sdrammatizzare: "hai litigato con un roseto o con un gatto?", e lui mi ha fatto il solito sorrisino dolce, ma stavolta i suoi occhi non ridevano affatto e a me è venuto mal di stomaco.
E da qualche giorno mi sono messa a pensare che tra quello con la mamma malata, quella orfana, quelli con i servizi sociali addosso, quelli il cui padre beve, quelli con l'handicap, quelli stuonati ma non certificati, quelli che non hanno i soldi per la mensa, quelli che qua e quelli che là, io un lazzaretto di casi critici simile ce l'ho avuto solo alle scuole di Paesino Sperduto e di Inculoailupi, che notoriamente servivano l'area più depressa di tutta la provincia.
Poi Winnie Pooh, altro figlio di separati, è tornato dalle vacanze agitato e fa casino a vanvera, e di solito basta un commento per ridurlo alla tranquillità, invece il terzo giorno di rottura di balle gli ho servito un "Winnie è tornato dalle vacanze così riposato che ora ha troppa energia e non sa dove metterla, così rompe" e poi, con quel tremendo vizio che ho io di leggere attraverso i bambini, l'ho guardato, e come ti sbagli, sul suo viso è passata la stessa ombra di disperazione che avevo visto sul viso di Malinconelfo. C'avevo preso.
E però ragazzi, che io dica "permafrost" e un Winnie Pooh ispirato dica "sperma" facendo scoppiare a ridere Huck Finn, Docteur Momo e Dylan McKay, posso anche rendermi conto che esista, ma quando le Azzorre mi diventano "§%orre", e menomale che quasi nessuno l'ha capita (ma Dylan Mckay sì), divento cattiva.
Risultato, mi tocca maciullare uno dei miei preferiti di tutti i tempi, un bambino simpatico da mangiarselo di baci, in gamba da portarlo in palma di mano come un trofeo, un ragazzino così adorabile in tutti i sensi che, ve lo giuro, io sono qua che mi chiedo, già da settimane, con che coraggio un padre se ne vada e accetti di non vederselo più davanti tutti i giorni.
E ovviamente mi viene un senso di schifo alla bocca dello stomaco, soprattutto quando lui rimane in classe nell'intervallo mentre io gli scrivo la nota, una delle più lunghe e severe della mia carriera, e nasconde la faccia dietro alla fila di cappotti per piangere. Poi mi siedo lì vicino e gli chiedo se gli pareva il caso; in quella arriva il collega di sostegno e io gli spiego cos'è riuscito a dire, e lui sempre con la testa tra le mani. Io gli passo una mano sul collo, che è sudato e bollente, e dico: "Ma io ho visto la faccia l'altro giorno, quando ti ho detto che ti eri riposato troppo in queste vacanze: invece non sono state delle belle vacanze, ho capito bene? E' per quello che sei così agitato?" e lui fa un cenno e singhiozza più forte, al che sia io che il Cowboy Gentile dedichiamo un momento di silenzio ai drammi di tutti questi fanciulli che passano dall'infanzia inconsapevole all'affrontare le schifezze della vita senza possibilità di scampo, e poi gli facciamo notare che prendere una notaccia non gli migliora l'esistenza, anzi, e quindi che almeno cerchi di non crearsi altri guai, se già non è un momento felice.
E poi Winnie, che di solito è color miele e pesche mature, resta bianco e con gli occhi cerchiati di rosso per un'ora, e io mi sento come se mi fosse passato sopra un autobus, vorrei ficcare la testa nel cesso e annegarmici, ma ho uno sporco lavoro da fare e infatti vado avanti a farlo, e, porco mondo, non mi è mai pesato tanto quanto in questo periodo.
mercoledì 28 dicembre 2011
Ohcchebbellaggiornatina
Ore 09,00: stampellando, Castagna entra dal dentista. Ne esce alle dieci con un dente ricostruito e una carie un po' dolente da rivedere tra dieci giorni.
Ore 10,10: stampellando, Castagna entra in banca, dove deve pagare una fucilata atroce di F24, e dove i codici sembra non vadano bene. Due telefonate con la commercialista e 40 minuti dopo, esce con la gamba pulsante e senza aver concluso (la scadenza dei pagamenti è domani) e corre le Paraolimpiadi fino allo studio della Fata Bionda, dove si schiera con onesti 30 minuti di ritardo. La Fata Bionda in pratica le fa solo gli auguri di buon anno, ascolta un breve resoconto delle procedure adottive, rilascia le ultime due fatture del 2011.
Ore 11,27: stampellando, con avvisaglie di crampi alla coscia, Castagna entra nell'atrio dell'ospedale dove l'Uomo la attende per metterle in bocca tre cioccolatini e una caramella alla menta, ossia la botta di glucosio che le serve per arrivare fino alle scale (senza ascensore) del reparto psicologia clinica.
Ore 11,30-12.35: incontro di pugilato con la psicologa del servizio adozioni, nel quale Castagna arriva a tanto così dall'usare la stampella per sbatterla sulla scrivania strillando: "se ho detto che NON diamo la disponibilità a prendere un minore con problemi mentali vuol dire che NOI NON DIAMO LA DISPONIBILITA', è inutile che ci giriamo intorno! Non è che se diciamo no vuol dire nomanonproprionoinrealtàunpo'anche sì!!!! Mettiamo quella dannata risposta sul foglio e BASTA!!!"
Ore 12,36: stampellando, con un crescente senso di bruciore alla spalla, e soffiando come una pantera isterica, Castagna torna a casa, dove l'Uomo dedica i successivi settantacinque minuti a impedirle di lanciare il divano dalla finestra per la rabbia, a cercare di nutrirla (un particolare dell'essere zoppa è che ci si mette il quadruplo del tempo a far tutto e alla fine si rinuncia, quindi, in questi tre giorni, di cui due passati senza marito, Castagna s'è dimenticata di mangiare), a ricopiarle manualmente tutti i calcoli dell'F24 sul modulo nuovo e a cercare di farla ridere.
Ore 15,00: stampellando, con polpaccio dolorante, ginocchio indolenzito, coscia contratta e spalla infiammata, Castagna ritorna minacciosamente in banca, dove terrorizza una cassiera che stava per sbagliarle con leggerezza un pagamento da 9000 euro e farglielo fare doppio, e infine compie l'atto definitivo di pagare le fottute tasse.
Poi si gira e l'Uomo, che la sta aspettando, vede distintamente che sta per scoppiare in lacrime dalla stanchezza e dal male e la porta a casa. Dove lei dà un paio di risposte brutali a padre, madre e Grande Pagliaccio, al telefono e via sms, e si accascia sul letto con i muscoli delle gambe bollenti che neanche quando andava a cavallo. E l'Uomo, che di Castagna oggi ha visto solo il peggio del peggio, esce, purtroppo, perchè la cassiera del cinema ha l'influenza e deve sostituirla (gli altri dicono che devono assolutamente comprare le sigarette).
Insomma, in tutto questo o il Nobile Toscano torna da Dubai e le fa un po' di fisioterapia come Gesù comanda, deliziandola intanto con i suoi difficilissimi quiz medici, o Castagna ne ha già le palle piene di avere una gamba fuori uso, ne ha le palle sfracellate, proprio, e non ce la può fare.
Ore 10,10: stampellando, Castagna entra in banca, dove deve pagare una fucilata atroce di F24, e dove i codici sembra non vadano bene. Due telefonate con la commercialista e 40 minuti dopo, esce con la gamba pulsante e senza aver concluso (la scadenza dei pagamenti è domani) e corre le Paraolimpiadi fino allo studio della Fata Bionda, dove si schiera con onesti 30 minuti di ritardo. La Fata Bionda in pratica le fa solo gli auguri di buon anno, ascolta un breve resoconto delle procedure adottive, rilascia le ultime due fatture del 2011.
Ore 11,27: stampellando, con avvisaglie di crampi alla coscia, Castagna entra nell'atrio dell'ospedale dove l'Uomo la attende per metterle in bocca tre cioccolatini e una caramella alla menta, ossia la botta di glucosio che le serve per arrivare fino alle scale (senza ascensore) del reparto psicologia clinica.
Ore 11,30-12.35: incontro di pugilato con la psicologa del servizio adozioni, nel quale Castagna arriva a tanto così dall'usare la stampella per sbatterla sulla scrivania strillando: "se ho detto che NON diamo la disponibilità a prendere un minore con problemi mentali vuol dire che NOI NON DIAMO LA DISPONIBILITA', è inutile che ci giriamo intorno! Non è che se diciamo no vuol dire nomanonproprionoinrealtàunpo'anche sì!!!! Mettiamo quella dannata risposta sul foglio e BASTA!!!"
Ore 12,36: stampellando, con un crescente senso di bruciore alla spalla, e soffiando come una pantera isterica, Castagna torna a casa, dove l'Uomo dedica i successivi settantacinque minuti a impedirle di lanciare il divano dalla finestra per la rabbia, a cercare di nutrirla (un particolare dell'essere zoppa è che ci si mette il quadruplo del tempo a far tutto e alla fine si rinuncia, quindi, in questi tre giorni, di cui due passati senza marito, Castagna s'è dimenticata di mangiare), a ricopiarle manualmente tutti i calcoli dell'F24 sul modulo nuovo e a cercare di farla ridere.
Ore 15,00: stampellando, con polpaccio dolorante, ginocchio indolenzito, coscia contratta e spalla infiammata, Castagna ritorna minacciosamente in banca, dove terrorizza una cassiera che stava per sbagliarle con leggerezza un pagamento da 9000 euro e farglielo fare doppio, e infine compie l'atto definitivo di pagare le fottute tasse.
Poi si gira e l'Uomo, che la sta aspettando, vede distintamente che sta per scoppiare in lacrime dalla stanchezza e dal male e la porta a casa. Dove lei dà un paio di risposte brutali a padre, madre e Grande Pagliaccio, al telefono e via sms, e si accascia sul letto con i muscoli delle gambe bollenti che neanche quando andava a cavallo. E l'Uomo, che di Castagna oggi ha visto solo il peggio del peggio, esce, purtroppo, perchè la cassiera del cinema ha l'influenza e deve sostituirla (gli altri dicono che devono assolutamente comprare le sigarette).
Insomma, in tutto questo o il Nobile Toscano torna da Dubai e le fa un po' di fisioterapia come Gesù comanda, deliziandola intanto con i suoi difficilissimi quiz medici, o Castagna ne ha già le palle piene di avere una gamba fuori uso, ne ha le palle sfracellate, proprio, e non ce la può fare.
martedì 8 novembre 2011
Non posso arrendermi
...ma ne avrei tanta voglia.
Da quando ho scritto il post sulla reazione che intendevo avere (e che infatti sto avendo) con la II C, ho corretto un'altra prova: comprensione del testo tipo Invalsi, con risposta chiusa.
Ho dato 12 insufficienze.
Arcangelo Occhiviola ha preso quattro e mezzo.
Ho anche interrogato di letteratura, quattro degli ultimi cinque che erano senza voto. Spettacolo, Arcangelo Occhiviola, l'Ingegnere e Principessina Russa.
Una cosa straziante.
Alla domanda: "Ma l'avete studiata?" due hanno risposto no, uno "un po'" e una "sì, ma non bene".
Due 4, un 5 e un 5 e mezzo. Ora, se voi a maggio dell'anno scorso mi aveste chiesto che studenti erano questi quattro, dell'Ingegnere avrei risposto testualmente: "un fancazzista", della Principessina "vende fumo", ma di Spettacolo avrei detto "brava, a volte veramente molto brava" e dell'Arcangelo "bravissimo, uno dei tre migliori della classe".
Oggi il Gigante ha tolto gli intervalli alla classe, dopo una prova di teoria della musica disastrosa.
Dopo questo non sappiamo cos'altro fare.
Io ho chiesto: "Ma scusate, ma se prendete quattro, sei o otto per voi è indifferente? Dolce Castoro, tu sei l'unico che ha preso otto della prova Invalsi, che sensazione ti dà?"
"Non mi fa differenza."
"Ah se ti davo un quattro per te andava bene lo stesso?"
"No, no."
"Ma se questo è quel che pensate, allora posso dare sei politico a tutti?"
Mezza classe non ha risposto, nella restante mezza si sono divisi tra borbottii indistinti e sì.
Goffetta: "Ma no, e allora chi prende un voto più alto?!?"
"Certo", ho detto io. "E' ingiusto per chi prenderebbe di più. Ma è anche ingiusto per chi prenderebbe sei veramente, che uno che aveva quattro gli passi avanti, no?"
Peste Romena: "E no, chi se ne frega?"
"Ah sì? E quando sul lavoro ti passerà avanti qualcuno che vale meno di te, sarà lo stesso?"
Lo Scoiattolo: "Va beh, lo ammazzo, e ho risolto."
Capite perchè poi una viene a casa e spera che, ALMENO, oggi pomeriggio cada il governo Berlusconi?
Mica si può vivere così.
Ora cosa faccio?
Da quando ho scritto il post sulla reazione che intendevo avere (e che infatti sto avendo) con la II C, ho corretto un'altra prova: comprensione del testo tipo Invalsi, con risposta chiusa.
Ho dato 12 insufficienze.
Arcangelo Occhiviola ha preso quattro e mezzo.
Ho anche interrogato di letteratura, quattro degli ultimi cinque che erano senza voto. Spettacolo, Arcangelo Occhiviola, l'Ingegnere e Principessina Russa.
Una cosa straziante.
Alla domanda: "Ma l'avete studiata?" due hanno risposto no, uno "un po'" e una "sì, ma non bene".
Due 4, un 5 e un 5 e mezzo. Ora, se voi a maggio dell'anno scorso mi aveste chiesto che studenti erano questi quattro, dell'Ingegnere avrei risposto testualmente: "un fancazzista", della Principessina "vende fumo", ma di Spettacolo avrei detto "brava, a volte veramente molto brava" e dell'Arcangelo "bravissimo, uno dei tre migliori della classe".
Oggi il Gigante ha tolto gli intervalli alla classe, dopo una prova di teoria della musica disastrosa.
Dopo questo non sappiamo cos'altro fare.
Io ho chiesto: "Ma scusate, ma se prendete quattro, sei o otto per voi è indifferente? Dolce Castoro, tu sei l'unico che ha preso otto della prova Invalsi, che sensazione ti dà?"
"Non mi fa differenza."
"Ah se ti davo un quattro per te andava bene lo stesso?"
"No, no."
"Ma se questo è quel che pensate, allora posso dare sei politico a tutti?"
Mezza classe non ha risposto, nella restante mezza si sono divisi tra borbottii indistinti e sì.
Goffetta: "Ma no, e allora chi prende un voto più alto?!?"
"Certo", ho detto io. "E' ingiusto per chi prenderebbe di più. Ma è anche ingiusto per chi prenderebbe sei veramente, che uno che aveva quattro gli passi avanti, no?"
Peste Romena: "E no, chi se ne frega?"
"Ah sì? E quando sul lavoro ti passerà avanti qualcuno che vale meno di te, sarà lo stesso?"
Lo Scoiattolo: "Va beh, lo ammazzo, e ho risolto."
Capite perchè poi una viene a casa e spera che, ALMENO, oggi pomeriggio cada il governo Berlusconi?
Mica si può vivere così.
Ora cosa faccio?
martedì 12 luglio 2011
Qualcuno conosce uno sciamano? - 2

Castagna è fobica, ossessivo-comupulsiva, ansiosa e psicotica quanto volete.
In sindrome premestruale è anche un tantinello paranoica.
In più, è stressata nera ultimamente, lo sapete.
Ma non è mai stata superstiziosa.
Però...
Resoconto del viaggio di ieri per ricongiungersi con l'Uomo.
Faccio presente che Genova - Asti sono 120 km di autostrada circa, niente di drammatico, e che avevo appositamente evitato di rientrare di domenica per non trovare caos. Anche perchè dovevo viaggiare con tutto lo zoo al completo, dato che erano tutti a Genova con me, mentre paparone si divertiva come un pazzo a Trieste a un festival del cortometraggio dove ha legato in modo praticamente inscindibile con il protagonista de "Il figlio più piccolo", i registi di "Et in terra pax" e la Di Cioccio delle Iene. Quindi sapevo di dover affrontare il viaggio con il gatto che miagola come un cantante soul baritono e il contralto molto country di Matilda, più eventuale vomitata del cane, che tossiva tipo Dame aux camélias.
Nella notte tra domenica e lunedì sto male, e mi sveglio lunedì mattina con il cane che tossisce e sputazza in giro per casa, un'emicrania di quelle dietro l'occhio che ti fan venir voglia di cavartelo con un cucchiaino da gelato, e nausea. E va beh, rimando la partenza, me ne torno a letto dopo aver fatto un po' d'ordine e mi sveglio alle 14, nausea passata, cane che tossisce, un vago indolenzimento dietro l'occhio, ok. Mi preparo e alle 15 e 30 sono in macchina, con il cane che tossisce, i due gatti che strillano, l'orso grizzly, i cavalli lipizzani e l'elefante, tutto lo zoo insomma.
Alle 16 sto uscendo dall'autostrada per tornare indietro perchè i gatti urlano e a me è tornato il mal di testa. Decido di ritentare verso sera, parcheggio all'ombra e riporto in casa tutti i gatti i cani i coccodrilli e un paio di ippopotami raccattati per strada , mi allungo sul letto in mutande nella penombra, e dormo ancora un po'. Mi sveglio, mal di testa passato, cane tossisce meno, gatti dormono. Faccio per prepararmi ma per fortuna mi avvisano in tempo che a Sestri Ponente una squadra dell'azienda gas e acqua municipale ha trivellato sotto il piano strada... centrando in pieno una tubatura di gasolio che va dal porto petroli a un impianto di raffinazione (o si dice raffinamento? va beh: a una raffineria, ho caldo e non mi vengono le parole). 2000 metri cubi di benzina bianca a cielo aperto: i presenti dicono che ha fatto uno zampillo tipo pozzo di petrolio texano. Protezione civile, vigili del fuoco, evacuazione dei residenti, blocco dei treni sulla linea, blocco stradale, l'autostrada in tilt, chiusura caselli, puzza di benzina fino alle alture (testimone la Nonna Infera), insomma, un casino. Resto in mutande a guardare le reti locali e televideo finchè la situazione non si sblocca.
Alle nove finalmente ricarico in macchina cani gatti lupi carovane di cammelli e la gabbia dell'orango e riparto. Traffico cittadino scorrevole. Gatti ululanti, cane tranquillo.
Lavori a Voltri, e va bene, ci sono da due mesi.
Poi prendo per la Gravellona Toce. Fino a Ovada, è tutto un passare da tre corsie a due, da due a una, e di nuovo a tre, due, una, tre, due, una, ma tipo nove volte. E menomale che son le dieci di sera e non ci sono quasi camion, tranne uno che cerca di spiaccicare me e tutto lo zoo ad un restringimento.
Poi liscio fino a dopo Alessandria, ma i gatti miagolano sempre. Il cane non ha vomitato e non lo sento tossire da un po'. Forse è morto.
Prendo il cellulare per dire all'Uomo che sto arrivando e in quella, in mezzo ad altri lavori (ci sono da otto anni, tutto normale) vedo scritto: "Uscita obbligata Asti Est". E io dovevo uscire a Asti Ovest. Bene. Esco a Asti Est. Corsia Viacard per far prima. Viacard del tizio di due macchine avanti si blocca. Retromarcia, altra corsia Viacard. Si blocca la mia, di Viacard. Finalmente passo il casello, enorme TIR piantato in mezzo al bivio tra i due svincoli, si apre la portiera lato conducente, scende in mezzo alla carreggiata un albanese alto due metri e mezzo che si mette a urlare qualcosa nella sua lingua a un connazionale sulla carreggiata opposta. Scarto l'albanese enorme. La macchina davanti a me però entra nello svincolo a una corsia sola, rallenta, riaccelera, rirallenta e si ferma. Si ferma, capite. In mezzo a uno svincolo autostradale, senza freccia, senza accostare, restando in mezzo, insomma.
Ho dato un colpo di clacson con una tale violenza che l'han sentito anche in India.
La macchina riparte, sulla corsia d'emergenza, senza freccia, senza blinker, senza niente, e io penso ma no, adesso lo supero 'sto drogato, che cazzo fa? e lo affianco. In quella il suddetto coglione si accorge che è in corsia d'emergenza e rientra. E menomale che andavamo tutti pianissimo. Stavolta il mio colpo di clacson ha fatto venir giù una valanga dalla catena dei Tien Shan. Ho detto cose che una signora neanche dovrebbe sapere. Urlando. Coadiuvata dai gatti, che non avevano smesso di miagolare un attimo dalla porta di casa a Genova.
In sintesi, mentre finalmente entravo in Asti, mi sono accorta che tremavo. Ho cominciato ad aver paura che mi venissero addosso a uno stop, che mi tagliasse la strada un cinghiale, che mi si fermasse la macchina, che scendessero gli alieni e mi rubassero con un enorme ago quei quattro ovuli morti di sonno che ancora possiedo.
Quando sono entrata in casa, dopo aver sistemato cani gatti struzzi orsi pinguini e orche assassine, sono corsa a aprire la finestra in camera per arieggiare, nella speranza di non morire di caldo perchè l'appartamento era una tomba, e non ho visto un vaso con una piantina che ho messo io stessa sul davanzale 4 giorni fa, per cui ho sfracellato a terra la pianta e il piatto di ceramica su cui era posata. E non so come sia possibile che non mi sia tagliata con i cocci.
Poi mio marito mi ha fatto vedere che ha di nuovo l'onfalite.
Stamattina al cane han fatto i raggi e vien fuori che ha una roba bronchiale infettiva.
Ecco, allora io oggi sono in uno stato di allarme. Tipo che ho fatto la spesa stando attentissima a ripararmi le spalle con un maglioncino di cotone, per non prendere freddo, perchè ero sudata fradicia e mi ci manca la febbre. E quella davanti a me stava pagando un bottiglione di candeggina e io ero agitatissima perchè ero SICURA che la candeggina si sarebbe rovesciata e aperta proprio sopra alle mie fragole e ai miei cubetti di grana padano.
Poi siam rientrati a casa e un tizio non ha rallentato alla rotonda (non lo fanno mai) e io, anche se lo abbiamo evitato, mi son vista in piedi sotto il sole a compilare un cid fino a insolazione, a arrivo di un'altra macchina che prende male la curva e mi gambizza, o a atterraggio della stessa astronave marziana che mi aspettavo ieri sera. O magari si sarebbe spaccato l'asfalto della rotonda e dalle viscere di una falda acquifera sarebbe emerso un tentacolo gigantesco che mi avrebbe tirato sotto.
L'avete mai visto "Look both ways"? E' un film australiano bellissimo, con una canzone anni sessanta altrettanto bella come pezzo forte della soundtrack. Ecco, io sto come la protagonista, oggi.
Qualcuno conosce uno sciamano? - 1
Elenco in ordine sparso dei medici e paramedici visti sentiti e consultati negli ultimi 37 giorni da Castagna e dalla sua famiglia
2 cardiologi
3 cardiologi d'urgenza
2 medici pronto soccorso
6 o 7 infermiere/i
2 caposala
1 tecnico ecg
radiologi, ecografisti in numero imprecisato
1 dentista
1 ginecologa
1 urologo
1 tecnico di laboratorio
2 medici di base
1 otorinolaringoiatra
2 veterinari
...e attenzione che devo ancora fare i miei esami ospedalieri.
Però è interessante che persino il cane abbia scelto queste giornate per prendersi una forma infettiva detta "tosse dei canili" (suono della tosse del cane, con vomitatina finale: chch chch chch ch chhhh coff coff urgglll uoach uoaaagghhhh sbletch) col risultato di farsi imbottire con siringone di antibiotico antiinfiammatorio e diuretico. (Avere in casa un cane che ha fatto del diuretico, nelle disgrazie casalinghe, è pari solo ad avere in casa un canguro con, I'm sorry, la diarrea, e menomale che la De è abituata a usare il quadrato di pannolino per le emergenze, se no sai come mi divertivo).
Fa trentasei gradi, e neanche io mi sento troppo bene.
Ora, se qualcuno conosce uno sciamano, uno di quelli che girano per casa mezzi nudi bruciando cespi di piante secche e cantilenando per purificare le negatività, per piacere mi dà il suo numero di cellulare?
2 cardiologi
3 cardiologi d'urgenza
2 medici pronto soccorso
6 o 7 infermiere/i
2 caposala
1 tecnico ecg
radiologi, ecografisti in numero imprecisato
1 dentista
1 ginecologa
1 urologo
1 tecnico di laboratorio
2 medici di base
1 otorinolaringoiatra
2 veterinari
...e attenzione che devo ancora fare i miei esami ospedalieri.
Però è interessante che persino il cane abbia scelto queste giornate per prendersi una forma infettiva detta "tosse dei canili" (suono della tosse del cane, con vomitatina finale: chch chch chch ch chhhh coff coff urgglll uoach uoaaagghhhh sbletch) col risultato di farsi imbottire con siringone di antibiotico antiinfiammatorio e diuretico. (Avere in casa un cane che ha fatto del diuretico, nelle disgrazie casalinghe, è pari solo ad avere in casa un canguro con, I'm sorry, la diarrea, e menomale che la De è abituata a usare il quadrato di pannolino per le emergenze, se no sai come mi divertivo).
Fa trentasei gradi, e neanche io mi sento troppo bene.
Ora, se qualcuno conosce uno sciamano, uno di quelli che girano per casa mezzi nudi bruciando cespi di piante secche e cantilenando per purificare le negatività, per piacere mi dà il suo numero di cellulare?
venerdì 1 luglio 2011
Lettere dal confino - 2
No, diciamo che è interessante passare da
“Stefi, amore, mangiane ancora dieci grammi, dai” tenendo sulle ginocchia un’orfanella di 40 giorni che poppa da un biberon
a
“Si vede il tessuto cicatriziale apicale, vedi, sarebbe da fare una stratigrafia, ma oggi più facilmente per queste cose fanno una TAC, comunque c’è dell’essudato secondo te?”
a
“Signor Taldeitali, lei ci deve secondo i nostri calcoli 6 mesi d’affitto, oltre al fatto che devo portarle l’inquilina nuova a fare il sopralluogo dell’appartamento, e le ricordo che la sua comunicazione di cessato rapporto di locazione non è valida perché non ce l’ha mandata sotto forma di raccomandata con ricevuta di ritorno, non vorrei dover adire le vie legali”
passando per
“Ritengo che se una persona è presente a uno scrutinio e la procedura corretta di calcolo della media dei voti non è tenuta a suo parere in considerazione dai colleghi, si abbia l’estrema risorsa di impuntarsi e non firmare il voto finale, non è il caso di farsi venire gli scrupoli dopo”
e per
“Se ragioniamo in termini di psicologia tibetana l’esistenza di ogni cosa, compreso della nostra coscienza, è un assurdo poiché esiste tutto in quanto catena di cause ed effetti e nulla in assoluto”
E’ stato un mese istruttivo, impegnativo… così TANTO istruttivo e impegnativo che credo che quando FINALMENTE andrò al mare a Santo Stefano getterò il cellulare nel depuratore e leggerò SOLO Vanity Fair. Anzi, guarderò solo le figure di Vanity Fair. In una spiaggia dove l’età dei bagnanti sia tra i 15 e i 60 anni e NON CI SIA UN MEDICO NEL RAGGIO DI SETTANTA CHILOMETRI.
“Stefi, amore, mangiane ancora dieci grammi, dai” tenendo sulle ginocchia un’orfanella di 40 giorni che poppa da un biberon
a
“Si vede il tessuto cicatriziale apicale, vedi, sarebbe da fare una stratigrafia, ma oggi più facilmente per queste cose fanno una TAC, comunque c’è dell’essudato secondo te?”
a
“Signor Taldeitali, lei ci deve secondo i nostri calcoli 6 mesi d’affitto, oltre al fatto che devo portarle l’inquilina nuova a fare il sopralluogo dell’appartamento, e le ricordo che la sua comunicazione di cessato rapporto di locazione non è valida perché non ce l’ha mandata sotto forma di raccomandata con ricevuta di ritorno, non vorrei dover adire le vie legali”
passando per
“Ritengo che se una persona è presente a uno scrutinio e la procedura corretta di calcolo della media dei voti non è tenuta a suo parere in considerazione dai colleghi, si abbia l’estrema risorsa di impuntarsi e non firmare il voto finale, non è il caso di farsi venire gli scrupoli dopo”
e per
“Se ragioniamo in termini di psicologia tibetana l’esistenza di ogni cosa, compreso della nostra coscienza, è un assurdo poiché esiste tutto in quanto catena di cause ed effetti e nulla in assoluto”
E’ stato un mese istruttivo, impegnativo… così TANTO istruttivo e impegnativo che credo che quando FINALMENTE andrò al mare a Santo Stefano getterò il cellulare nel depuratore e leggerò SOLO Vanity Fair. Anzi, guarderò solo le figure di Vanity Fair. In una spiaggia dove l’età dei bagnanti sia tra i 15 e i 60 anni e NON CI SIA UN MEDICO NEL RAGGIO DI SETTANTA CHILOMETRI.
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venerdì 17 giugno 2011
Quando due stanno insieme da dieci anni
...e c'è un periodo complicato come questo, può succedere che ci si veda poche ore la settimana, ma non è un problema.
Perchè sono dieci anni che siamo insieme e quindi siamo capacissimi di farci bastare un pomeriggio per:
- ridere
- corteggiarci
- litigare
- chiarire alcuni punti fondamentali di carattere esistenziale
- parlare di soldi
- piangere di stanchezza
- parlare di ferie
- parlare del passato
- parlare del futuro
- dormire
- stare abbracciati
- ri-litigare
- ri-ridere
- ri-stare abbracciati
Ovvio che c'è una sola attività che richiede più calma e più tempo, perchè, no, a trentacinque anni non ne hai più venticinque e l'atmosfera conta, quindi se mi levate quei manifesti con Gassmann che dicevamo preferisco, grazie.
Comunque, a volte, penso che se ci fosse un premio per il matrimonio vissuto più intensamente saremmo tra i candidati a riceverlo.
Perchè sono dieci anni che siamo insieme e quindi siamo capacissimi di farci bastare un pomeriggio per:
- ridere
- corteggiarci
- litigare
- chiarire alcuni punti fondamentali di carattere esistenziale
- parlare di soldi
- piangere di stanchezza
- parlare di ferie
- parlare del passato
- parlare del futuro
- dormire
- stare abbracciati
- ri-litigare
- ri-ridere
- ri-stare abbracciati
Ovvio che c'è una sola attività che richiede più calma e più tempo, perchè, no, a trentacinque anni non ne hai più venticinque e l'atmosfera conta, quindi se mi levate quei manifesti con Gassmann che dicevamo preferisco, grazie.
Comunque, a volte, penso che se ci fosse un premio per il matrimonio vissuto più intensamente saremmo tra i candidati a riceverlo.
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