E' quando, a marzo, ti dan da fare cinque ore di compresenza, cinque lunedì, su una terza che non hai mai visto, della quale terza devi tenerti i soli che non fanno latino, che, ti viene in mente all'improvviso, vorresti aver accettato un posto come impiegata in quell'agenzia immobiliare vicino al mare.
Poi però non va così male. Sono otto maschi, e c'è il Tremendo Paulista, che è solito accompagnare le lezioni delle supplenti con questo tipo di performances:
1) fischiare
2) cantare
3) urlare
4) picchiare sul banco
5) simulare orgasmi urlando "sììììì sìììì" con ansimi vari
(tutto ascoltato dal vivo dalla sala professori dieci giorni fa, mentre la supplente di Italiano cercava di far fare il tema agli altri).
Ma oggi è QUASI educato e, complice il fatto che lo sbalordisco parlando tre parole di portoghese e che lo mando immediatamente alla lavagna sollevandolo dall'obbligo di scrivere, si comporta QUASI bene. Perlomeno mi risparmia i gemiti.
Faccio diecimila punti, con lui e con gli altri, quando gli levo di mano una vite lunga sette centimetri che ha trovato su un armadietto (siamo nell'aula di arte e ci sono oggetti non omologati per una lezione di grammatica) e cito la famosissima vite di Prison Break.
Poi, mentre analizziamo una frase di loro creazione ("Lo scoiattolo che ho investito ieri oggi è morto, e questo mi fa felice"), li guardo. La seconda fila sembra United Colors of Benetton. Gli unici italiani presenti hanno due nomi inglesi e uno spagnolo. Tutti gli altri sono della più varia provenienza: Perù, Brasile, Romania, Albania. Uno ha degli occhi slavi incredibili, tagliati come quelli di una lince, di un assurdo azzurro metallico. L'altro ha gli occhi da indio. Un altro ancora è pallido come un vampiro. Uno è completamente sferico, di faccia e di corpo. Il Paulista, quasi bianco di carnagione, ricorda un nero quando si muove, con quell'assenza di peso che ti spiega come mai i Brasiliani ballino la samba per notti intere senza morire.
Ho deciso che prenderò una carta del mondo e ci metterò una bandierina per ogni Stato del pianeta di cui ho avuto almeno un alunno. Per adesso, come continente mi manca solo l'Oceania.
Amo pensare a quanti fili, provenienti da mille posti e da centinaia di culture, paesaggi e storie, finiscono per incrociarsi e aggrovigliarsi in una scuola italiana. Dato che sono una comparatista mancata, vado pazza per le mattine in cui devo pronunciare cognomi e nomi in più lingue, salutare dicendo bom dìa, ringraziare dicendo shukràn o spassiba, chiedere per favore dicendo if you don't mind, dire di smetterla chiedendo di non scassarmi las pelotas. E, comunque, è veramente fico chiamare alla lavagna uno che di nome fa Dragos.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)



4 commenti:
io ho Dragan! :D
anche a me manca solo l'Oceania... e quando facevo geografia mi piaceva molto farla partendo da loro!
bello!
ps. quasi OT: in che senso "comparatista mancata" (firmato: una comparatista ancora in - acrobatica - attività!)
In classe di mio figlio ci sono l' Oceania (un bambino metà NZ e metà Ghana, ma nato qui) e una bambina che si chiama Tsunami. Vuoi venire a fare una supplenzina da ' ste parti?
Oddio, una che si chiama Tsunami dovrei presentarla al mio Terremoto.
Il mio regno per un Maori, così, come dice mia madre, completo l'album.
Posta un commento