...fanno dei giri immensi...
Tipo che ne avrei anche abbastanza, ecco, di avere delle grane, e sempre io, e sempre sola come un cane, in mezzo a colleghi di cui mi fido sempre meno, e sempre alle 7.55 di mattina.
Tipo che ormai quando entro a scuola alle 7.54 e mi dirigo verso il corridoio est per posare le mie borse, sempre più traboccanti di lavoro arretrato, in classe, e poi tornare indietro e posare la giacca in sala prof, scambiare due parole coi colleghi e aspettare la campanella (che ormai le bidelle hanno rinunciato a suonare puntualmente alle 7.55, tanto arriviamo comunque tutti in classe alle otto e amen... statalidimerda!), intravedo subito la mole ragguardevole del Gigante, e penso: "Fa' che non sia lì per me..." e lui si gira e io spero che i suoi occhi castani mi oltrepassino, invece si fermano su di me, e allora per un millesimo di secondo spero che lo facciano per prendere nota che sono io e salutarmi, magari con un sorriso, ma NO: apre la bocca, senza assolutamente sorridermi, e mi annuncia una grana. Che io incasso, con le chiavi della macchina in mano, la borsa a tracolla, la giacca addosso.
E così, quando entro in classe, ho già la testa piena di frasi che riguardano psicologhe assistenti sociali vigili urbani polizia postale problemi di disciplina genitori che devono essere convocati presidi che devono parlarmi colleghi che devono essere informati etc etc. E uno scazzo che solo la regina matrigna, la mattina che lo specchio le ha detto che ahimè Biancaneve era di molto più gnocca di lei.
La giornata si svolge perdendo pezzi per ogni dove e recuperandoli a prezzo di improbabili acrobazie. E Bambino di Formaggio che non ha i libri, e questo che deve recuperare il compito e non si presenta, e quella che si sente male e bisogna chiamare la mamma, e il consultorio che non ci manda la ginecologa, e l'Inutile che non c'è mai quando serve ma si materializza pachidermicamente tra i coglioni quando nessuno la vuole, etc etc etc etc. E a volte mi perdo delle cose, delle sensazioni, che in altri periodi coltivavo con gioia.
Prendiamo questo ragazzino, che l'anno scorso era tra le mie passioni e ora, un po' cresciuto, un po' inscorbutichito, un po' troppo sbruffone e malizioso, sono più le volte che si fa sgridare che quelle in cui mi colpisce positivamente. Sono settimane che prende note ogni giorno, i colleghi lo buttano regolarmente fuori. E' una bella spina nel fianco. E poi ho altre grane per le mani, ho poco tempo per stare a guardarlo mentre cresce, lui almeno è uno che si arrangia.
...e poi ritornano.
Oggi avevano tema e io cercavo di mettere in ordine il registro in pace.
"Prof?"
"Prof?"
"Prof, come si scrive...?"
"Prof, come si dice...?"
"Prof, ma così è troppo corto il tema?"
"Prof, ma a me non l'ha messo il voto di Geografia?"
"Prof, ma..."
"Prof?"
"Prof?"
Sono ventisei. Mi hanno chiamato, in media, tre volte a testa. Alla fine della seconda ora avevo il mal di mare.
Inizia la terza ora, dopo l'intervallo, e, ormai disperando di riuscire a finire i miei lavori, a un certo punto gironzolo in mezzo ai banchi, perchè a quelli di seconda fa ancora piacere essere presi per il cappuccio della felpa e strapazzati quando dicono una cazzata, o che io mi chini sul foglio per controllare come stanno scrivendo. Arrivo nell'angolo in fondo, dalla finestra, che da sempre è l'antro di Dylan McKay. E come sempre la sua personalità ingombrante ha preteso il suo spazio: c'è roba sua intorno al banco nel raggio di tre metri, e non è semplice in una classe dove ventisei anime si portano zaino, cartellina di tecnica, giacche e scarpe di ricambio per l'ora di fisica. Per terra, vicino al banco, c'è anche la confezione di plastica di una torta del Mulino Bianco.
"Cosa diavolo è? Ti sei portato una torta?"
Ride. Alzo gli occhi. Sul calorifero c'è la base della confezione, quella a forma di vassoietto, con sopra una fetta di torta al limone.
Che si sta scaldando sul calorifero tiepido, pronta per un'ottima degustazione.
...
...
...
Volevo esibirmi nel solito gesto di disprezzo assoluto e indignato, fare la faccia schifata e la voce grossa. Ma mi è partita una risata, gli ho spettinato il ciuffo castano e l'ho abbracciato. Più tardi, dalla cattedra, ho dato uno sguardo al fondo della classe, e l'ho beccato con mezza fetta infilata in bocca. "Dylan..." Ha alzato le sopracciglia, deglutito e detto: "E' BUONISSIMA!"
Mi è toccato ricordarmi che, l'anno scorso, quando le sue maestre delle elementari mi hanno chiesto come andava, la domanda è stata letteralmente questa: "Ha fatto innamorare anche te?".
giovedì 18 ottobre 2012
Certi amori non finiscono
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l'ossigeno non è un optional,
li adoro
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2 commenti:
Ok, allora il nome di Dylan, che ti suggerii illo tempore, è proprio azzeccato :-)
... e bentornata.
:-)
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