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martedì 23 ottobre 2012

Le sessantaquattro arti

Posizioni assunte dalla preside sulla vexata quaestio della minorenne incinta:

1) In consiglio di classe: "Devo parlare con il consultorio, comunque mi hanno assicurato che ci mandano le psicologhe e il medico. Del resto è un bene, i ragazzi a una figura che viene da fuori possono sentirsi  liberi di chiedere molte più cose."

2) Con me sola, in aula computer: "Al consultorio ieri hanno detto di parlare con le classi, tutte le classi, facendo un annuncio abbastanza asettico, cercando di non dare giudizi nè interpretazioni e dicendo che, dopo, i ragazzi avranno modo di parlare con la psicologa e l'assistente sanitaria per qualsiasi dubbio. Comunque su quando fare l'annuncio aspettiamo il loro via, ci manderanno qualcuno per preparare gli insegnanti, e comunque devono parlarne con la ragazza e la madre. Poi, in un secondo momento, ci manderanno l'intervento sui ragazzi."

3) Nel giro di una settimana, si passa a parlare di fare lezione con l'assistente sanitaria solo alle terze, data anche l'opposizione (urlata) della collega di Scienze della mia seconda e quella (sottaciuta) di altri colleghi. Poi la C. tenta di far virare l'intervento solo sulla terza direttamente coinvolta. Riesco faticosamente a convincerla (almeno apparentemente) che dato che la mia alunna, che è in III C, ha una sorellastra in III A, sarebbe bene anche estendere all'altra terza, e allora, buon peso, buttiamoci dentro anche la III B, e finito.

4) Passano alcuni giorni e io riferisco ai colleghi che vedo, che non sono certo tutti, che lei mi ha detto che dovremo dare l'annuncio nelle diverse classi, però solo dopo l'okay della psicologa che discuterà degli aspetti legati alla privacy con la madre di Occhioni e Occhioni stessa. Non succede niente per un po',e io quando vedo la preside le dico che ho riferito la procedura che ci hanno indicato, ma non a tutti, solo a quelli con cui ho potuto parlare. Lei dice: "Eh, no, sì, devo dirlo ai coordinatori, magari oggi che ci sono le riunioni per l'elezione dei rappresentanti li convoco cinque minuti prima, così ci sono tutti e lo diciamo."

5) Una bella mattina il vicepreside mi dice "La psicologa del consultorio ha detto di parlarne con le classi, oggi lo diciamo in III C, vengo anche io." (E le psicologhe che dovevano parlarne con noi prima? Non pervenute.) Lo dico ai colleghi, con alcuni dei quali si era parlato di tutelarci e deciso che dovevamo essere almeno due adulti presenti ad ogni 'annunciazione'... Cadono dal pero. La preside non ha convocato nessuno nè detto a nessuno quel che aveva detto a me. Mi ritrovo con colleghi di ogni credo, razza e colore che mi soffiano contro tipo pantere, come fosse colpa mia, io riferisco testualmente cosa mi è stato detto che lei aveva intenzione di fare, così prendiamo atto che non lo ha fatto; in quella entra il vicepreside e gli sottopongo il problema, lui dice che intanto ora lo diciamo in terza e annunciamo pure che Occhioni a novembre si ferma a casa in maternità, e allora tutti i colleghi tirano un respiro di sollievo e quella di Inglese dice: "Ah beh allora non è neanche necessario dirlo a quelli delle altre classi, se tanto se ne va a novembre." (E' lì che io perdo definitivamente la fiducia nel prossimo, e decido che farò di testa mia dove posso, e mi parerò il culo chiedendo ai genitori l'autorizzazione a parlare di argomenti relativi all'educazione all'affettività coi loro figli, cosa che peraltro ho già fatto n volte in n scuole, senza mai avere un problema. Da cui la mia decisione, puntualmente messa in pratica, di parlarne nella mia seconda non appena uno dei bambini sfiora l'argomento.)

6) Ci ritroviamo io (coordinatrice) il vicepreside (autorità) la collega di Inglese (che era lì perchè aveva l'ora di lezione) e il collega di Religione (che è un ficcanaso) a dire alla terza, che lo sapeva benissimo, che Occhioni è incinta. Il vicepreside annuncia ufficialmente che Occhioni si fermerà a casa tra qualche settimana. Io condisco il tutto dicendo loro di regolarsi con buon senso, e di essere delicati con lei, e dico anche che abbiamo preso contatti col consultorio (stessa cosa avevo detto alle pochissime madri presenti alla riunione) perchè ci aiuti un po' con del personale esperto.

7) Occhioni mi interpella e mi sottopone il problema voti e interrogazioni. Analizziamo un po' la questione. Io le ripeto (già detto a sua madre) che esiste la possibilità di continuare a seguire dopo la nascita del bambino, oppure di ritirarsi e presentarsi da privatista. Le dico che devono parlare con vicepreside e preside per informarsi su cosa possano fare e come farlo.
Questo accade venerdì. Ieri madre e figlia si presentano dalla preside, e oggi la preside mi convoca e si lamenta che io abbia detto alla bambina questa cosa. Io spiego: non ho detto che deve ritirarsi, ho solo detto che la possibilità c'è, che potrebbe considerarla visto che non sappiamo se il suo bambino sarà un angelo o un mostro che non la farà mai dormire, e di parlarne con la dirigente. La quale oggi nicchia su tutto l'universo scibile e addirittura sul fatto che la ragazza stia a casa prima del parto: essendo un'utente di un servizio e non una lavoratrice, se vuole venire può. Io le dico allora che il vicepreside ha detto ufficialmente a noi e alla classe che Occhioni si fermerà a casa, lei ripete che non ne è sicura perchè ha il dubbio che invece possa frequentare, e alla mia domanda "Dove ha preso allora quest'informazione il Gigante?" lei dice testualmente "Se l'è inventato."

In tutto questo di psicologi che vengono a scuola non si parla più, figuriamoci di ginecologhe.

Commento libero.

8 commenti:

lanoisette ha detto...

sinceramente, non capisco cosa c'entri la privacy:
1) privacy de che su Occhioni, visto che immagino che a lei stia iniziando a spuntare una certa pancia che tutti, dai bidelli agli alunni di I, possono tranquillamente vedere
2) privacy de che riguardo all'intervento delle psico/ginecologhe, dato che non dovrebbero parlare di Occhioni ma di questioni legate ad affettività, sessualità, contraccezione.

al massimo, le questioni sul tavolo sono
1) la richiesta di un'autorizzazione scritta dei genitori per partecipare agli incontri (che poi mi chiedo: ma perché? non li porti mica fuori! quando viene u nesperto a parlare di educazione ambientale, di Emergency, di commercio equo e solidale, di risciacquatura dei piatti, non si chiede mai un'autorizzazione alle famiglie!)
2) su quali classi far effettuare l'intervento - in condizioni normali direi sicuramente le III e forse le II, data la situazione specifica, mi sembra opportuno farlo in tutte.

comunque, la tua Preside mi sembra un po' una di quelle persone che mio padre chiama cagadùbi (con la u stretta milanese), ovvero le eterne indecise che non sanno mai che pesci pigliare, un po' quella mia vecchia preside che, di fronte alla mia richiesta di un intervento degli psicologi della ASl per monitorare una classe in cui avevo il sospetto di abusi (mica noccioline), mi rispose che non le sembrava opportuno coinvolgere enti esterni perché, testuali parole "i panni sporchi si lavano in casa".

PS: tu non devi chiedere autorizzazione scritta a nessuno, per parlare di certi argomenti in classe; esiste la libertà di insegnamento e l'educazione all'affettività è una delle componenti della nostra attività didattica.
non farti intimorire.

Castagna ha detto...

No no però in passato l'autorizzazione scritta, che, a parte un singolo caso in cui un papà imam ha preferito che il figlio non stesse in classe, mi hanno sempre dato TUTTI, mi ha messo al sicuro da qualsiasi rottura di coglioni, quindi a maggior ragione stavolta la chiederò.

Anonimo ha detto...

Noisette for president.
Symo

Anonimo ha detto...

Che ti avevo detto circa gli psicologi dell'USL?

Ai tempi, nella mia seconda avevamo un caso particolare, avevamo anche qualche ora di sostegno.
Il preside aveva annunciato un Consiglio di Classe speciale per l'intervento dello psicologo che doveva spiegarci tutto di come trattarlo (noi poveri ignoranti).
Fummo convocati al sabato pomeriggio, perchè il pover'uomo, oberato, poteva solo allora.
Alle 17.00 di sabato ci presentammo, con le insegnanti madri di famiglia che smoccolavano (io ero ancora da sposare): l'uomo si presenta, con 30' di ritardo, solo per dire che si scusava, ma aveva un altro e più importante impegno (non ha usato più di queste parole e se n'è andato). Docenti trasecolati e vaffa... finale. E conoscevo pure la sua famiglia, per la madre meritava il Nobel per la serietà professionale.
Che ti aspetti da questa gente?

Anonimo SQ

Castagna ha detto...

può essere, ma io qua temo che gli esperti esterni siano stati messi in condizioni di non intervenire per una precisa scelta... non mia chiaramente

la povna ha detto...

Mi pare che tu sia circondata (vedi quanto ricordava Noise da lei) da preside assai vile e da colleghi sepolcri imbiancati, oltre che vili anche loro. Ci scommetto che la povera psicologa è ancora lì che aspetta di essere chiamata, ma, per carità, che a scuola di questo non si parli... E io cito il Benza e dico: MORTE, posso?!

ps. e questa sarebbe la scuola in cui mi inviti a prendere l'assegnazione provvisoria?!

Murasaki ha detto...

Capito, ed è una storia molto triste.
E sì, anche a me sembra molto probabile che gli esperti della ASL venissero, se li chiamassero.
E immagino che la vostra scuola sia intitolata a Ponzio Pilato.
E di sicuro i ragazzi non sanno niente, oh no, essento notoriamente ciechi, sordi, muti e financo deficienti. Al contrario di certi insegnanti di scienze.
(Sì, ammetto che in tutta la vicenda quello che mi turba davvero è l'atteggiamento della collega di Scienze. Che è quella che in terza dovrebbe occuparsi di riproduzione, umana e non...)

Murasaki ha detto...

Comunque, tu hai fatto il meglio che potevi, date le disgraziate circostanze.
"Fai quel che devi, avvenga quel che può"