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giovedì 11 ottobre 2012

Vista da dove la vede un insegnante di scuola media, però...


Che, poi, potete metterla come volete.

Chi la prende con ansia, chi con empatia, chi con distacco, chi con la solita superficialità.

Siamo insegnanti, non cloni. Ognuno di noi la vive a modo suo.

Ma rimane il fatto che una che gira con il pancione a neanche quindici anni compiuti (non sono impazzita, non la sto ringiovanendo per esigenze letterarie, sia detto a beneficio di chi ha avuto la notizia dalla mia viva voce nei primi giorni: sono solo cretina, avevo creduto alla data di nascita falsa pubblicata sul profilo Facebook) non è solo un’alunna da proteggere, come abbiamo protetto chi ha avuto problemi di salute, di lutti in famiglia, di separazioni, di violenze, e chi più ne ha più ne metta (bel mestiere mi sono scelta, penso a volte).

La minorenne incinta è un problema sociale.

Ora immaginate di avere appena iscritto alle medie vostra figlia Carlotta di dieci anni e tre quarti. Carlotta torna i primi giorni da scuola e vi dice tutta contenta che gli studenti possono scegliersi la merenda alle macchinette (è statisticamente provato che è la prima cosa che raccontano a casa). Vi parla dei suoi professori e della classe (dalle nostre parti, dice sicuramente che sono TANTISSIMI in classe, perché Carlotta, se vive nella mia zona, ha fatto le elementari in una classe di dodici, quindici, sedici alunni al massimo). Del mirabolante viaggio in pulmino e degli intervalli in giardino.

Dopo un mese, Carlotta vi parla dei compiti in classe e delle interrogazioni, delle prime amicizie e delle prime beghe tra compagni (stamattina ho dovuto dettare un avviso a casa per dirimere una terribile questione di merendine sparite, in una seconda media. Sono i momenti in cui desidero lavorare alle superiori).

E poi, un pomeriggio di ottobre, Carlotta esce da scuola con l’aria un po’ turbata perché per i corridoi ha visto girare una ragazza di terza con la pancia.

E qui si vede che genitori siete stati nei precedenti dieci anni e tre quarti, perché o Carlotta ha già avuto tutte le risposte alle domande sui fatti della vita, si fida di voi e se ha dei dubbi chiede, o vi entra in confusione e a questo punto sceglie strade che possono anche non coinvolgervi, che possono spaziare dal cercare su internet al chiedere alle amiche. Che, se vi va di culo, hanno dodici anni e la madre medico, come me che dispensavo lezioni teoriche molto prima di essere minimamente interessata alla pratica e, se non ero sicura, chiedevo a mia madre e poi passavo informazioni scientifiche di impronta assolutamente asettica e laica alle bisognose e alle semplici curiose. Sì… ma se non vi va di culo?

E voi cosa le dite, comunque, se ve lo racconta?

Tra l’altro, la mia prima reazione alla notizia, e, vedo dai commenti, anche la vostra, è stata una cosa tipo “oh mio Dio povera bambina“, ovviamente, oltretutto sapendo che Occhioni ha una tipologia di problemi psicosomatici che rendono la gravidanza assolutamente sconsigliabile per ragioni sia fisiche che psicologiche.

Poi però venite a sapere che Occhioni non è stata presa di sorpresa, come i suoi genitori, dallo spuntare di una pancia dove si credeva ci fosse un uterino denutrito, che non mestruava più per fame. Occhioni, oltre a fare consapevolissimamente sesso con il fidanzatino, aveva pure fatto il test di gravidanza e il bambino se l’è tenuto zitta zitta fino a quando non è più stato possibile nasconderlo. Che, mi direte, è una scelta, e pure una scelta coraggiosa. Vero.

Mi direte anche, ma molto meglio così che tentare l’aborto faidate o disperarsi per mesi in preda al panico. Certo.

Se poi la vedeste ora, ora che ha superato lo scoglio di dirlo alla famiglia e agli insegnanti. La pancia le si è raddoppiata nel giro di due settimane, mangia, mette su peso, ha due tette così dove prima c’era una fila di costoline tipo Biafra e poco altro, è persino meno pallida.

Cioè, alla fin fine le è anche andata bene. Può darsi che per lei sia stato una salvezza, questo bambino.

Sì sì. Possiamo tirare un bel sospiro di sollievo, soprattutto se deliberatamente sospendiamo il giudizio su come crescerà il bambino in questione, con una mamma di quindici anni, zero papà etc. Potrebbe anche andare bene, poi, come facciamo a saperlo ora. Occhioni non è un’aquila, ma è un tipo dolce e simpatico e evidentemente ha più carattere di quel che sembrava, magari maturerà e farà una vita normalissima, portandosi dietro un figlio in scelte future che alla fine potrebbero anche risultare invidiabili.

Ma parliamo un attimo di Carlotta, di Martina, di Aisha, di Kimberly e di tutte le altre figlie vostre che frequentano l’istituto e che vedono una più grande, che prima era una sfigatella bianca come un fantasma, aggirarsi orgogliosa con l’estasi di Santa Teresa dipinta in faccia, mentre le bidelle le portano lo zaino, il prof di Ginnastica la esonera da quegli esercizi odiosi che loro devono fare anche quando non ne hanno voglia, e la prof di Storia (che NON sono io, sia chiaro) chiacchiera affettuosamente con lei sul nome del bambino e sui cibi che non si possono mangiare in gravidanza.

Cosa pensano Aisha Kimberly Carlotta Martina di ciò? E i vostri figli maschi, i vari Michele, Ivan, Paolo, Mohamed? Di cui i più grandicelli, tra l’altro, giusto ieri dietro il muretto del campo di tamburello erano impegnatissimi a convincere la fidanzatina ritrosa che poteva sicuramente provare a slacciarsi i jeans senza gravi conseguenze?

Ahahah, e io che avevo paura che la mia situazione personale mi rendesse poco professionale, nel gestire questa madre di tutte le grane. Mai stata più fredda, in realtà.

Una quindicenne incinta è una situazione psicologica e pratica pesante, dal punto di vista individuale.

Una quindicenne incinta in una scuola media è un problema sociale.

Una quindicenne incinta contenta come una Pasqua in una scuola media che cos’è?

 

 

 

6 commenti:

profSil ha detto...

Castagna, la questione della liberazione della donna passa anche attraverso la ricezione della gravidanza come un problema sociale. Una gravidanza non è un problema sociale. Mai. E, se permetti, chissenefrega delle altre. Le altre saranno arricchite, vedranno finalmente una pancia come una cosa normale, esistente, che fa parte del mondo che per fortuna non è omologato secondo il pensiero unico dei benpensanti, se va bene. Se va male spettegoleranno come le serpi. Non credo proprio che saranno gettate nello sconforto o nella confusione più totale. Alle medie una mia compagna rimase incinta: mi sembrò parte del mio confronto con un mondo diverso, alieno dal mio, ma che esiste e non morde.
La maternità è un'esperienza totalizzante e sconvolgente, apre nuovi sensi per la vita di una donna e da quando sono diventata madre sento la sorellanza con le altre madri ad un punto che mai avrei creduto prima, a qualsiasi età, in qualsiasi luogo o tempo. Forza Occhioni! Viva Occhioni! Il suo dovrebbe essere il vero modello da seguire quando si dice "l'utero è mio e me lo gestisco io".

lanoisette ha detto...

@profsil: scusa, ma non credo proprio che Occhioni sia un modello di comportamento di "donna liberata", semplicemente perché non credo proprio che abbia consapevolmente scelto di diventare madre.
e, sì, la maternità di una quindicenne, quando è diffusa, è una piaga sociale, per il semplice fatto che accudire un figlio a 15anni, nella nostra società, non è una passeggiata, le 15enni di oggi non sono, perché non sono state cresciute ed educate come, le 15enni del 1870 - loro sì, che avrebbero tranquillamente saputo come tirar su un bimbo, ma era un'altra epoca e, sinceramente, sono ben contenta che quell'epoca sia finita.

poi, per carità, io auguro ad Occhioni tutto il bene del mondo, perché una gravidanza inattesa, se ben vissuta, può anche essere occasione di maturazione, riscatto e rinascita.

e, per tornare alla domanda di Castagna, una 15enne incinta e felice come una Pasqua può essere una grande occasione per tutti ragazzi della scuola: di parlare, discutere e confrontarsi. con esperti, genitori e insegnanti, ma soprattutto con sé stessi.

Castagna ha detto...

Trovo che fare un figlio fuori da una relazione stabile, quando non si ha un'indipendenza nè psicologica nè economica, quando si è in balia delle decisioni di genitori propri e altrui (ci abbiamo pensato che esiste anche un papà, di questo bambino? perchè nessuno mi chiede del papà? e della reazione della famiglia del papà?) quando si è nella fase della vita in cui si confonde l'essere grandi con la prima sigaretta o la prima sbronza, quando si è o si dovrebbe essere ancora liberi di ridere come sciocchi per ore con amici di qualunque stupidaggine, sia TUTTO fuorchè un esempio di liberazione. Liberazione da cosa? Di chi? Cos'è questo buonismo? E dov'è il bambino in tutto questo? Mica è un bambolotto, un pet, un pupazzetto da portare appeso allo zaino!!!

Sono letteralmente inorridita all'idea che si possa pensare a Occhioni come a "un modello". Poi che lei magari se la viva bene, che la sua famiglia le stia vicino, che la cosa non finisca male, può anche darsi. Ma un modello???

profSil ha detto...

Sicuramente mi sono espressa male io, ma per modello non intendevo "facciamo tutti così", ma uno spunto per riflettere sul fatto che siamo sempre troppo abituati a vedere il diritto all'autodeterminazione della donna come il diritto a NON tenere un bambino. E il diritto a tenerlo? E il diritto all'essere madre secondo il proprio modello? E ben dice Noisette, l'emergenza sociale è la società attuale che ti riempie di attesa, di pressioni, rendendoti sovrumano il compito del materno. La piaga sociale non è Occhioni, ma un contorno che stigmatizza la sua pancia fiera, sibilando condanne morali malcelate. Dove sta scritto che un'adolescente debba per forza passare attraverso il NOSTRO percorso scemenza-liceo-cottarelle-amici-università-fidanzato-matrimonio quando ho i soldi? E comunque siam sempre qui NOI DONNE a discettare del corpo altrui, corpo deciso, determinato, definito, invaso, giudicato dall'altro. La mia studentessa il figlio l'avrebbe tenuto, ma in un battibaleno è stato facile inculcarle l'idea che "non era il caso" che "avrebbe potuto far altro". Quando guardo mio figlio penso che se me lo avessero detto prima che esisteva anche questa via della scelta, avrei iniziato a far figli il più presto possibile. Ma tutti volevano facessi "strada" e ho pensato che fosse la cosa giusta da fare. Chiediamoci perchè "la strada" delle donne è ostacolata dai figli, invece di rendere conciliabile la naturalezza della maternità con la libera scelta professionale e umana della donna. Scusate la lungaggine.

Castagna ha detto...

In linea di principio, profSil, dici cose molto giuste, ma io continuo a non vederle affatto applicabili a una quindicenne inconsapevole. Mi sembra che tu ragioni con la testa di un'adulta e non veda il punto, che è che se nella nostra società la quindicenne mamma è un problema ci sono anche delle valide ragioni pratiche, e non sono tutte dovute a una condanna morale.

Parlando di condanna morale, io personalmente avrei molti più problemi a digerire di vedere una ragazza riprendere la sua vita dopo aver abortito che non ad accettare una maternità, anche partita male. Ma mi faccio comunque scrupoli relativamente al ruolo che abbiamo noi insegnanti in questa situazione, ora non vorrei dilungarmi, ma ne parlerò in successivi post.

Sempre a livello assolutamente personale, data anche la mia sfortunata esperienza privata, sono rimasta sconvolta anche dalla facilità con cui donne di ogni età e provenienza hanno detto che bisognava far abortire Occhioni, anche con l'aborto terapeutico se necessario. A parte il fatto che a cinque mesi, non so se avete presente, non si fa un raschiamento, ma ben altra procedura. Ma poi il trauma su questa ragazzina non lo vogliamo contare? E scusate, ma in tutto questo, di nuovo: la donna, la ragazza, l'utero, la società: e il bambino??? che non ha certo chiesto di nascere da una quindicenne un po' svampita, ma nemmeno di morire per darle la libertà di fare quello che fanno di solito le ragazzine della sua età? Mamma mia.

Pellegrina ha detto...

Ma lei ha veramente scelto di restare incinta, di "gestirsi l'utero"?
Ha veramente avuto la possibilità di non restarci?
Ha mai saputo che si poteva e come?
A quell'età non si può parlare di "liberazione della donna". 14, 15 anni: è una bambina.
Come può crescere un bimbo se ancora non ha cresciuto sé stessa?
E il padre, dove sta?
Sono davvero fatti per vivere insieme tutta la vita?
Perché quei due non sapevano un accidenti di contraccezione? Perché quei 4 ignoranti genitori non li hanno messi in grado di saperlo?