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venerdì 12 ottobre 2012

The time of my life

Togliamoci per un momento dai discorsi sulla pancia di Occhioni, che hanno occupato gran parte dei miei pensieri per settimane. Anche perchè le ultime notizie non sono buone, la ragazzina ora è a casa, non sta bene, e di tanti scenari cui avevamo pensato, alcuni di voi con incredibile ottimismo, altri con evidente pessimismo, forse avevamo trascurato di immaginarne alcuni che lascerebbero tutti, pessimisti e ottimisti, veramente rattristati. Fredda, sul lavoro sono fredda; ma sono un essere umano, ho tipo sette diversi transfert legati all'immagine di questa alunna, e sono preoccupata per lei.

Sono anche preoccupata per noi, comunque vada, dato che il mandato, da parte della psicologa del consultorio, è di gestircela da soli noi prof coi ragazzini. (Grazie dell'aiuto, eh? Evviva la cooperazione tra servizi pubblici sul territorio. Ma porca miseria, per una volta che abbiamo chiesto aiuto, dopo anni in cui ci gestiamo da soli tutto quanto riguarda l'educazione alla salute, tra mille ostacoli e senza una lira...)

Parliamo un momento d'altro, che non voglio farmi ancora del nervoso.

Avevo deciso di smettere per un po' con auleintempesta. Perchè quest'estate avevo ripreso, a un certo punto, contatto con la mia vita, e mi ero ripetuta, come un mantra, per giorni e giorni e giorni, che non posso, non posso, non posso lasciare che la mia vita diventi l'ombra della vita dei miei genitori. Che i problemi di salute, i problemi di vecchiaia, le grane di soldi e di case e di tasse e di cause, non sono la MIA vita, sono la loro. Che io qui ho da fare altre cose in cui non sono sostituibile da nessuno. Così avevo intrapreso alcuni progetti. alcuni li condividerò poi con voi ma non subito, uno ve lo posso dire già ora, ed è far partire un blog con il mio nome vero, contenente materiali e spunti per il lavoro che svolgo coi ragazzi, come già fanno vari insegnanti della generazione digitale.
In più nella mia scuola è stata attivata una piattaforma su cui dovremmo condividere materiali appuntamenti calendari etc etc e io, con il Gigante e una maestra delle elementari, sono stata tra i primi a metterci mano. Mi sono picchiata 2 settimane con la gestione di un sito internet, per poi concludere che da sola non sono capace, ma non mi sono mica arresa. In più, stavo dietro ad una serie di altre faccende personali e matrimoniali mica da ridere, perchè qua vi siete persi un certo numero di puntate anche relativamente ad Hastiwood. e avevo deciso di farmi un supermegaregalo per festeggiare i dieci anni di insegnamento (me lo sono fatta ieri, poi vi dirò) e un altro regalone per risanare me e il mio matrimonio, dopo gli ultimi anni di grigiore e tristezza legati a una vita con zero figli e tante grane.

Ma adesso ho ripreso, sull'onda della notiziona legata alla mia alunna di terza, e anche perchè forse tra poco auleintempesta esce con un lavoro a più mani su Genitori Crescono, nella sezione Scuole crescono curata da Silvietta di qualcosastacambiando.blogspot.com .

E poi volevo raccontarvi alcuni aspetti di questa nuova fase della mia vita, fase in cui prima viene la MIA, di vita, appunto. Ho preso le distanze da molte cose. E così ho recuperato molto tempo, o forse dovrei dire molto spazio, mentale e fisico, per le cose che volevo fare bene. La prima e la più importante, sì anche più importante del mio matrimonio: il mio lavoro.

Sono entrata al lavoro il 3 settembre più o meno con questa idea:
"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."
Ho iniziato a succhiare il midollo del mio mestiere fin dai primi giorni, prendendo posizioni più chiare, più scomode anche, coi colleghi, e non usando giri di parole per dire quel che volevo e quel che non ero disposta a fare.

Poi ho iniziato le lezioni, con una seconda da cui mi aspetto molto e una terza da cui mi aspettavo poco, pochissimo. E subito ho fatto una cosa che, stupidamente,  non facevo più da anni. Ho preso la classe da cui mi aspettavo meno e l'ho messa al centro di ogni mio sforzo, della mia creatività nell'inventare qualcosa per interessarli.

Risultato: per un mese ho avuto sempre gli stessi zombie nell'ora di letteratura e di grammatica. Ma ho sfoderato i migliori laboratori di scrittura del repertorio mio e altrui, ore di orientamento, ore di dibattito su temi di attualità, lezioni moooolto alternative in aula LIM (vedasi la volta in cui, per esemplificare il mestiere del fotografo, ho mostrato il bellissimo sito del Benzina) e un progetto pomeridiano di giornalino, articolato in due diverse redazioni che si sfidano.

E all'improvviso tutto è diventato così dolce. Entrare accolta da sorrisi sereni. Fare lezione a una classe silenziosa, rendendomi conto che non devo più dire loro in che giorno faremo certe cose o metteremo certi compiti in classe, perchè sanno gestirsi da soli. Arrivare e dire alla Puffetta bibliotecaria di registrarmi un libro, alla Principessa Russa di scrivermi i compiti da mandare a casa a Occhioni, a Arcangelo Occhiviola di raccogliermi le prove firmate, e sedermi a compilare il registro con calma e senza alzare gli occhi, perchè le cose vengono fatte e fatte come ho chiesto io. Capirmi a sguardi con lo Scoiattolo, che si lascia sgridare e maltrattare neanche tanto scherzosamente per dieci minuti per aver prodotto un aeroplanino di carta, così riusciamo a far ridere Puffetta, che un minuto prima si era fatta un pianto perchè avevamo toccato il tema della morte e lei aveva pensato alla sua mamma. Guardare gente che non faceva un tubo partire tutta organizzata per fare un'intervista alla segretaria e una alla bidella, e rendermi conto che negli "articoli" prodotti di pomeriggio, durante il progettino di giornalismo, ci sono molti meno errori di quanti ne facciano di solito scrivendo sotto dettatura.

Questo per la terza, che dà, sì, tanti problemi e, no, non è la classe che tutti sognerebbero, ma finalmente va per la sua strada senza spintoni e sgridoni e sembra avere una fisionomia da classe di grandi.

Poi ci sono gli altri.

I pestiferi della scuola. Quelli che fanno spolmonare persino la gelida Barbie di Inglese. Quelli che per metterli seduti col quaderno davanti bisogna urlare.

E però, quando poi sono finalmente seduti e gli è fioccata la nota sul registro per come si sono comportati nel cambio d'ora o nell'intervallo o a mensa: faccio Letteratura, e mi prendo il gusto di leggere Marco Polo, di spiegare a braccio la leggenda di Avalon e del pozzo del Graal, di fare riferimenti a roba fatta l'anno scorso e di anticipare roba che faremo l'anno prossimo; faccio Geografia, e uso strumenti, lessico, metodi che nemmeno in una terza, ma che dico, in una prima superiore, mi potrei permettere; faccio Antologia, e parliamo della condizione della donna nel mondo, dello stravolgimento culturale delle popolazioni che vivevano secondo le tradizionali leggi della tribù quando si trasferiscono in città a contatto con le abitudini occidentali, del perchè il comunismo sovietico non poteva reggere, di cosa sarà di noi se il pianeta continua a appesantirsi di persone che producono rifiuti, dell'inquinamento elettromagnetico... roba che, se andiamo avanti così, in terza non avremo più niente di cui discutere.

E poi Latino. Ragazzi, Latino ripreso in seconda media dopo averlo cominciato in prima. Un esperimento mai visto, quindi di per sè stimolante per me. E, intanto, in questa classe di ventisei Latino lo fanno in venti. Quindi escono i due col sostegno, le due ripetenti e due ragazze che hanno preferito non aggiungersi una materia. Ma resta dentro anche gente tipo Huck Finn, Dylan McKay, Atreiu, cioè gente che normalmente fa casino e viene spesso sbattuta fuori a metà lezione. E comunque venti sono tanti, per una materia difficile e delicata come Latino. Oh: ho fatto la prima lezione di ripasso ieri. Sembrava di essere all'università: attenzione assoluta di tutti per cinquanta minuti. Non volava la proverbiale mosca. Non hanno perso un colpo. Si sentiva il rumore dei cervellini in piena attività.

Una goduria come questa, sono anni che non mi capita più, altro che stare in aspettativa, altro che andare in maternità, io di questi non mi voglio perdere neanche mezza giornata, sai che terza che tiriamo su di questo passo.

3 commenti:

Fede ha detto...

E brava Castagna. Sono passata anch'io - ma insieme a madre e sorelle - a periodi di accudimento e casini folli e quindi un pochino ti capisco. Ti seguiro' anche su Genitori crescono, che gia' bazzico.

Anonimo ha detto...

Bentornata ci mancavi!
Symo

lanoisette ha detto...

bravissimissima.