A casa mia si sogna forte.
Mia madre, mio cugino, io. Grandi insonni e grandi sognatori.
Grandi narratori di sogni al mattino in cucina, o per telefono al pomeriggio, o sui blog.
Stavolta, sfruttando la prima notte in tre mesi in cui ho dormito otto ore, ho superato me stessa in vividezza, anche se il sogno era breve, e dentro ci ho messo tanti di quei significati che un analista potrebbe lavorarci un mese.
Siamo a Genova, un qualsiasi pomeriggio feriale.
Io e il mio uomo abbiamo parcheggiato l'auto e siamo per strada. Io sono io, ma molto giovane, molto magra, molto bella. Lui è Hugh Jackman, non in tiro da Wolverine, in versione pantaloni color sabbia e camicia rosa pallido, urban sexy, con i capelli lunghi e un po' sconvolti ma non troppo. Molto gnocco, molto alto, molto Hugh Jackman, bocca sottile naso fine torace grandioso (la prima legge sui sogni di Castagna: quando fai un sogno erotico, fallo senza porti dei limiti). Siamo molto innamorati e abbiamo un momento di trasporto così intenso, baciandoci in mezzo a un marciapiede, che ancora un attimo e ci si incendierebbero i vestiti. Decidiamo (e anche da questo si vede che io sono giovane giovane) di andare a casa dei miei, che non è lontana, per fare l'amore. Mentre ci incamminiamo lungo una delle grandi arterie di collegamento con il centro, che per qualche motivo non è popolata tanto da macchine quanto soprattutto da gente a piedi, all'improvviso lui ha un malore, come un ictus, si piega in due con un dolore lacerante a una tempia, paonazzo, con i conati di vomito, crolla a terra.
Io lo soccorro, ma, mentre mi chino su di lui, sulla gente poco distante iniziano a piovere palle di fuoco verde, incenerendo bambini, un'anziana, persone di ogni tipo. Alzo gli occhi e in cielo ci sono due o tre grossi animali alati, verdastri e metallici, come pterodattili ma con il cranio dei cuccioli di Alien, che si librano pochi metri sopra la strada e sputano con evidente intenzione omicida questo fuoco fosforescente. Trascino Hugh al sicuro in qualche modo, mentre il cielo diventa nero come fosse notte.
Più tardi siamo dai miei e ci sono mia madre e la nostra colf, hanno curato il mio compagno, non si parla granchè di quel che è successo fuori, lui però non sta bene, è debilitato.
Infine c'è una scena apparentemente tranquilla: lungo una via cittadina si apre uno sfondato tra due palazzi dove si trovano un giardino molto curato e due villette vicine, illuminate dal sole. Io so che una di queste è la nuova casa di mia madre. Sono in piedi sul prato con Hugh Jackman e lo abbraccio, ancora un po' scossa da tutto quel che è accaduto. Lui è triste e agitato. Io capisco, da qualcosa che lui dice o fa, che nel momento in cui s'è sentito male per strada anche lui avrebbe dovuto trasformarsi in una creatura volante, un arcangelo dell'Apocalisse (penso proprio questo: "erano arcangeli cattivi, dell'Apocalisse, venuti a distruggerci"), ma lui non è mutato, e invece è stato male, perchè in quel momento era legato a me dalla potenza del desiderio e dell'amore che provavo per lui.
Se ve lo chiedete: ho parlato di un alieno, poco fa su questo blog, sì, lo so, ma non assomiglia affatto a Hugh Jackman. Che invece è castano, e con il torace spesso e peloso, come l'Uomo. I vestiti erano dell'Uomo, anche se, beh, su Jackman ammetto che facevano un'altra scena.
Ed era un arcangelo. E il mio amore e il mio desiderio lo legavano a me e gli impedivano di diventare una creatura malvagia destinata a portare la distruzione.
E che cazzo. Quando sogno, io mica vado per il sottile.
domenica 22 giugno 2014
City of Angels
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2 commenti:
"Ed era un arcangelo. E il mio amore e il mio desiderio lo legavano a me e gli impedivano di diventare una creatura malvagia destinata a portare la distruzione."
C'è tanto in questo sogno, mi pare.
Che forse spiega anche parte del post precedente.
Non so darti consigli, e d'altra parte non ne chiedi né forse ne hai bisogno.
Ti auguro di farti del bene, adesso e nel tempo che verrà.
Hai una grande sensibilità e so che terrai conto anche del bene degli altri, quindi il senso di colpa ci sta però non auto-massacrarti: c'è una ragione se è successo, e spesso dipende anche dal come è successo.
Solo, forse: datti un tempo entro cui chiarirti con te stessa, perché queste situazioni hanno lo spiacevole side effect di logorare, a lungo andare.
Sono sicura che ci riuscirai.
Ti abbraccio.
Susi
'Ccipicchia che sogno!
Io dovrò studiare un modo per sbloccare ol mio mondo onirico. Non sogno niente da anni, o meglio non ricordo nulla. La voglia che avrei di fare dei bei sogni nitidi...
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