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sabato 16 maggio 2020

Per darvi un'idea, anche approssimata

Ho deciso di postare qui, commentandolo pezzo per pezzo, il testo che stamattina (sabato) 16 maggio alle ore 7 (sì, alle 7, ero sveglia da 40 minuti ed era inutile restare a letto con i pensieri) ho postato sulla piattaforma che usiamo con la mia classe terza. In corsivo quel che vorrei poter scrivere davvero.


"Buongiorno,"

(Ragazzi, mi mancate! State bene? Eh? Che belli che siete, lo sapete che vi mangio con gli occhi tutte le volte che comparite nello schermo? E che quando chiudo la videochiamata ho un groppo in gola?) 

Vecchia bastarda sentimentale.

"ricapitoliamo quanto fatto nelle lezioni di ieri per chi se le è perse."

(Cioè pochissimi di voi, anche se adesso un gruppo deve alzarsi "presto", perché vi vedo dalle 9. Lo sapete quanto sono contenta che non saltiate neanche una lezione, e non parlo di quelli che come l'Irresistibile o Pulcino hanno la supermamma che mette la scuola al primo posto, pioggia o neve, pandemia o terremoto.  Parlo di quelli come te, Strepitoso, lo vedo che non passa mai nessuno in quella cucina, che sei da solo in casa ad annoiarti e ti svegli sei secondi prima della lezione e arrivi spettinato e con la voce da sonno, ma spacchi il secondo e sei preparato, parlo di te Cucciolino che sei sballottato tra casa di mamma nelle campagne di Casale e casa di papà a Torino, parlo di quelli di voi che fanno fatica a scaricare i file o che mi vedono o sentono tutta a scatti, ma non mollano. Sono così fiera di voi, ragazzi. Ho sudato tanto,con tanti colleghi diversi, per farvi stare seduti nei banchi, ora mi state restituendo quasi tutti degli ometti e delle donnine attenti  e responsabili che la prendono sul serio. Mi fate scoppiare d'orgoglio.) 

Vorrei vedere la faccia dei colleghi che li hanno avuti  solo in prima, su tutti l'Orsone.

"Mi scuso per aver dovuto interrompere e rimandare il lavoro, ma questa situazione di connessione da casa ha molti inconvenienti, uno su tutti che le reti e i piani di consumo dei computer privati hanno dei limiti."

(E porca troia non sono gli strumenti tecnologici o le competenze  che ci mancano, non è vero che i docenti sono dei cavernicoli informatici, sono i giga che a stare connessi 12 ore al giorno per mettervi su voti e lezioni partono, mica tutti avevamo il wifi in casa, e non è che in tempi di Covid fosse facile farselo installare da un giorno all'altro.)

"Ieri mattina in ogni gruppo, tranne il quarto che doveva connettersi alle 12"

(quello che porca troia è saltato)

"abbiamo:
- parlato dell'elaborato finale che ciascuno di voi presenterà (recuperiamo lunedì perchè ho bisogno di chiedervi alcune cose a voce, individualmente) e delle materie che non risultano comprese nell'elaborato ma verranno portate all'esame per la breve interrogazione in videochiamata;"

Elaborato "snello", e "breve" videochiamata, su cui un team ristretto composto dalla qui scrivente Castagna, dal Genuino, dalla Pallida, dall'Impeccabile e da Undici lavora da giorni senza più orari, per gestire a  insaputa dei ragazzi il proprio lavoro in 6 materie (di cui 3 mie, così, meglio dirlo) e quello dei colleghi nelle altre, per mezzo di una cosa che ho proposto io, la "madre di tutte le tabelle" condivisa su Drive e aggiornata con amore possessivo da noi tre di lettere, matematica e inglese,  senza permettere agli altri docenti di toccarla, di vederla, addirittura di sapere della sua esistenza, fino a due giorni fa. Per gestire la tabella madre (o santa madre tabella,  o la madre tout court, ormai)  dal lunedì al venerdì iniziamo a scriverci sul gruppo ristretto alle 7,30 e finiamo a mezzanotte. No, meglio se lo dico, anche questo. 


"- parlato di come presentare solo all'orale un argomento del programma di Letteratura (guardate nel sottogruppo Italiano, vado tra un attimo a scrivere le indicazioni e aspettate di aver parlato con me lunedì per decidere quale argomento portare)
- terminato il programma di Letteratura con la spiegazione delle "Operette morali" di Leopardi e con cenni su Positivismo, Naturalismo, Verismo, Simbolismo e Decadentismo (guardate sotto Italiano, entro lunedì avrò caricato tutti i file audio con le spiegazioni, gli appunti e gli esempi)."

Il che significa che ho ripetuto la stessa lezione a tre gruppi (ma dovevano essere 4) quasi con le stesse parole, per una maniacale angoscia di non dare a tutti la stessa preparazione, e adesso nel weekend la ripeterò ancora per registrarla e metterla a disposizione degli assenti. È una roba che,  a metà del terzo giro, fa sentire in trance, come un disco troppo usato, e al tempo stesso da Dio, perché una cosa che mi è successa in questo periodo è stato di rimanere sola con le mie materie, con la mia voce che spiega, e intanto pensare: ma che materie meravigliose insegno?

"Inoltre: guardate nel sottogruppo Storia / Geografia per il quiz su comunismo, fascismo e nazismo e troverete anche nei prossimi giorni l'ultima lezione di Geografia e l'ultimo argomento di Storia."

È  che ne insegno un po' tante, di materie. E anche quest'anno, addirittura  così,  con la pandemia e la didattica a distanza, le ricerche da visionare sono NOVANTASEI. E non me le portano neppure all'orale, perché all'orale c'è il fottuto elaborato.

(E quanto odio scrivere ultimo argomento e ultima lezione, ragazzi. Perché lo avrei detto in classe, e a uno di voi sarebbe scappato detto "Prof, siamo alla fine delle medie, ma ci pensa?". E io avrei fatto quella brusca che non si perde in sentimentalismi e dice "ecco appunto, quasi alla fine, vediamo di arrivarci intanto eh, poi se proprio ci tenete potete rifare l'anno"... e voi siete quel tipo di classe in cui qualcuno avrebbe detto anche "e se ci facciamo bocciare tutti insieme, così stiamo ancora un po' qua?") 

"Nella lezione di lunedì ci occuperemo di finire i giri di interrogazione, prendere gli ultimi accordi per l'elaborato d'esame e andare avanti con i Promessi Sposi."

Perché l'Irresistibile, dopo aver preso un 9 di interrogazione a tappeto sulla guerra mondiale,  alla domanda di un compagno "prossima volta cosa facciamo?" ha deciso che la volta dopo leggevamo i Promessi. E va bene, poi voglio dire, se si chiama Irresistibile ci sarà un perché,  infatti ho detto subito di sì.  

Il culo che mi sono fatta per questa classe. E come ricomincerei domani, dal giorno uno della loro prima media, se potessi. L'ultima classe di Scuolina Rosa, quella che per amore contraccambiato sta al numero 2,  subito sotto l'inarrivabile prima classe in cui ho lavorato lì,  a trent'anni,  e a pari merito con la stupenda terza C degli scompleanni. I miei ragazzi.  Il lato bellissimo è che, lavorando in centro città, molti  li vedrò quando arriveranno o andranno via dalle superiori. Magari per allora non avremo più le mascherine e potremo abbracciarci stretti,  e alcuni di loro mi sovrasteranno con la testa, perché io sarò la solita prof di sempre e loro saranno diventati grandi.




giovedì 16 aprile 2020

Dietro il sipario

Emergenza virus, giorno 51.

Oggi mettevo i voti di poesia a memoria.  La settimana scorsa ho interrogato in videochiamata sui sonetti di Foscolo i miei di terza. Sì lo so, sono indietro, tranquilli che ho già spiegato sia Manzoni che Leopardi. Un terzo della classe l'avevo interrogato quando ancora eravamo persone libere. Dovevo finire il giro. Ho sperato che non barassero. Credo che non lo abbiano fatto. Io sono stata attenta a tutto. Non ho dato il voto a Offendino ("prof gliela posso dire la prossima volta?") né a Fulminato ("Se non ti vedo in faccia non posso  considerarla interrogazione, dimmela per esercitarti"). Non ho pianto sentendo la vocetta delicata della mia preferita, la ragazzina del Marocco, non ho pianto con i vocioni di Strepitoso e del Cardinale, non ho pianto davanti agli occhi scuri dell'Irresistibile. Ma gli endecasillabi di "A Zacinto" sono tosti da reggere, le loro espressioni concentrate e i loro sguardi persi nello sforzo di pensare sono così intensi, che mi sembrava di sentire anche il loro profumo.

Mentre mettevo il voto all'Irresistibile mi chiedevo se sua madre fosse nella stanza, quando lui mi ha ripetuto la poesia. Poi mi sono immaginata la scena. Non era nella stanza, lo so. Era in quella a fianco.  Con la porta aperta.  Con le mani impegnate in qualche lavoro silenzioso, come pulire verdura o spolverare, per ascoltare in segreto la voce del suo bambino ormai alto e grande, che solennemente percorreva la metrica foscoliana.

Qualche mamma mi ha scritto che ascolta volentieri i miei audio, in fondo io parlo di cose belle e accessibili a tutti, ma più che altro penso a quanto sia particolare e interessante, per un adulto che fa un altro mestiere, poter sbirciare nella nostra quotidianità di classe,  nel vissuto di ogni giorno dei loro figli. Sentire il tono con cui rispondono, capire la modalità con cui li mettiamo alla prova. Io li convoco, 6 alla volta, per verificare se stanno studiando, e ragioniamo ad alta voce, i compagni intervengono, io chiedo a uno, e nella chat a fianco qualcun altro scrive iooooooo proooof ioooo la soooo. Io rido felice. Adesso, presi in gruppetto così, col lavoro ben avviato, me li godo. Imparo nuove cose sul nostro modo di lavorare, di incidere solchi nuovi nei loro cervellini. 

Scopro che il gatto della BastianaBaldassarra è sempre lì con lei mentre si connette, vengo interrotta durante un'interrogazione sulle date da un nipotino del Cinghiale ("cosa è successo a Wittenberg nel 1517?" "Baaa ba ba bbaaabbaba." "Eh?"), guardo Codino preparare la pasta con le zucchine mentre ascolta i suoi compagni interrogati sulle dorsali oceaniche ("Ma ci metti la maggiorana?" "Nooo. Il finocchietto essiccato." "Ah, scusa...")

Una mamma passa dietro con la tazza del caffè in mano e mi fa ciao.
Nell'altra stanza, l'Uomo pronuncia cognomi in lingue misteriose e vocine di primini leggono per lui i brani dell'antologia. Mia figlia entra in punta di piedi e si fa il caffè senza sbattere le stoviglie, poi si mette tutta storta per non entrare nell'inquadratura della fotocamera e li spia. "Carini", mi dice dopo. E io mi sciolgo: "Sono meravigliosi, poi c'erano tutti e hanno anche studiato, sai?"

Non sanno che sono probabilmente i miei ultimi alunni a Scuolina Rosa. Né credo arrivino a percepire quanto mi manchino. Ma l'ennesima sfida mi sta facendo sentire di nuovo giovane e piena di voglia di cambiare,  di crescere. Poi ci sono i giorni in cui odio il tavolo di cucina che è diventato  la mia cattedra, odio i mille cavi (caricabatterie,  modem, altro caricabatterie, prolunga, auricolari) che mi intrappolano sul divano come un insetto catturato da un ragno, odio il silenzio e vorrei un intervallo fragoroso, odio l'assenza di orari: ieri, tolte 2 ore per spesa, giro della salute intorno all'isolato e preparazione pasti, ho lavorato dalle 7 e mezza del mattino alle 23.
E, soprattutto, mi sembrano anni che la scuola è questo, e non quel che era prima, che doveva essere.

Eppure, come sempre, è più quel che il mio lavoro mi dà che quello che mi toglie.
Posso farcela, posso fare qualsiasi cosa, se sopravvivo a questo disastro mondiale continuando a insegnare senza perdermi d'animo.

domenica 26 novembre 2017

Psicologhe, carte degli angeli, cuscini e straccetti di tacchino

Dice che devo farla uscire, la rabbia. Lo dico anche io: lo dicevo l'altra sera nell'antro magico di Guru Cri, mentre commentavamo la carta degli angeli che avevo estratto a metà lezione ("Condivisione") e quella presa alla fine ("Progresso"). Dicevo che io mi sento in progresso, e senz'altro condivido molto più ora di me stessa di quanto fossi mai stata capace di fare in passato. Ma che ho queste bolle di rabbia repressa che a volte mi devastano. In forme varie: una sensazione di cadere improvvisa a metà della corsia ortofrutta, la gola che si chiude, un bisogno spasmodico di urlare, una spossatezza rassegnata prima ancora di arrabbiarmi per qualcosa che pure richiederebbe un mio intervento energico.
Ho pensato per diverse settimane alle soluzioni e alla fine ne ho parlato con la psicofata, che come tutte le fate buone mi lascia andare, se ne ho bisogno, ma mi dà un bacio profumato e un consiglio magico. E io, come tutti i protagonisti di avventure fiabesche, le prometto solennemente di ricordarmene. E sono anche diventata una che le mantiene, le promesse. Svolgo come una solerte piccola Dorothy tutti i passaggi sulla stradina lastricata per arrivare alla Città di Smeraldo, e mi ritrovo a crocettare sul frigorifero i giorni in cui eseguo gli esercizi prescritti. E a pensare a come mi sento eseguendoli.
Tipo che ieri ho preso a pugni una pila di cuscini e ansimato contro i medesimi almeno trenta volte "troia puttana, puttana puttana puttana". E se anche ero partita credendo di prendermela con l'Uomo, poi era inequivocabile che stessi insultando me stessa, e molte altre che conosco. Diciamo che era un troiaputtana universale: se anche solo per un nanosecondo avete mai nella vita fatto qualcosa che arrecava danno dolore inganno e offesa a vostro marito, o alla moglie di un altro, sentitevi pure chiamate in causa. E ringraziate che i pugni li mollavo nei cuscini, visto che adesso a forza di chaturanga dandasana e cane a faccia in su e a faccia in giù ce li ho ridefiniti, i muscoli nelle braccia.
Comunque oggi l'ho rifatto ma con meno impegno, e i pugnazzi, non accompagnati da litania di insulti ma solo da un senso di svuotamento, erano per una tizia dalla pelle ambrata che mi fa masticare chiodi ogni volta che papino ci lascia sole, per quanto ciò avvenga sempre meno. Tizia dalla pelle ambrata che oggi tra l'altro ha salutato il mio guizzo di haute cuisine, straccetti di tacchino alle nocciole, con l'ennesima dimostrazione di totale disinteresse per quel che mangia, ma scartando amorevolmente una per una tutte le nocciole. Che bello.
Domani di nuovo scuola: come si diceva oggi con un amico al telefono, benediciamo i lunedì, che almeno il lavoro distrae.

mercoledì 8 novembre 2017

Quattro giorni presi a caso - Prima parte

Venerdì ore 08.30

Dovevo entrare alle 10,45 al lavoro ma sono entrata alle 08,15. Sono andata prima perchè doveva venire la zia – madre affidataria di Deboroh con la certificazione della neuropsichiatria infantile sull'handicap di Deboroh medesimo. Certificazione che la zia possiede da LUGLIO ma che arriva venerdì tre novembre, quando è un po' tardino per chiamare un insegnante di sostegno eh.
Zia cerca di dare buca.
Impeccabile si agita.
Io prendo telefono.
Zia alza culo di fronte al mio imperioso “sono entrata due ore e mezzo prima apposta per incontrarla signora”.
Zia arriva con cuginetta di Deboroh, duenne, sporca come un animale e completamente piena di croste di varicella. Bimba tocca ovunque, corre ovunque, tende le mani verso il barattolo delle caramelle della sala prof, prendo io una caramella per lei prima che lo scagli in terra, gliela do, la succhia e la SPUTA sul pavimento.
Il foglio della certificazione è incompleto, gli altri fogli cui fa riferimento zia non li ha portati, manca una visita all'ASL col medico competente, Impeccabile mentre zia porta via bimba zozza si agita, io la fulmino e scandisco: “ser-vi-zi”, lei si agita “eh magari sentiamo l'assistente sociale dopo che la zia ha portato Deboroh al controllo”, io la rifulmino e abbaio “no no PRIMA, e poi chiamiamo la NPI per segnalare che manca un pezzo, e poi richiamiamo la zia per verificare che ci vada, al controllo”.
Impeccabile annuisce, mortificata.
Bidella lava pavimento dove bimba zozza ha sputato caramella.
Io mi allontano saettando maledizioni.

Venerdì ore 12,00 circa

Quando posso recuperare?”
Mai, direi, visto che oggi era l'ultimo giorno.”
Ma prof...”
Non do spago.
Quantoso'bono non insiste. Sono ventisei, e venticinque di loro (anche Diddle, che è totalmente spastico e non parla) hanno portato, come da programma, il loro frammento di presentazione in Word, in .ppt, o in qualsivoglia altro formato, contribuendo almeno con un pezzettino alla megaricerca collettiva sul vulcanesimo. Lui ha dichiarato che non c'era, il suo pezzo, nella cartella organizzata dall'Impeccabile sul pc della classe.
Lo abbiamo cercato nelle altre cartelle, se per caso un trascina e incolla avesse scombinato i file. No eh, non c'è da nessuna parte. Boh. Quattro. Non faccio in tempo a mettere i voti sui diari, ma è chiaro che è un'insufficienza, a essere onesti sarebbe un due, ma poi è la prima volta che non sento ragioni e non accetto posticipi. Quattro può bastare.

Venerdì ore 14,40

Sono seduta in bagno a casa mia, sto facendo la seconda pipì della giornata. Il mio cellulare prende a squillare a raffica: sei chiamate di fila da un numero sconosciuto. Tra la quinta e la sesta chiedo di identificarsi. E' la mamma di Quantoso'bono che vuole capire come mai il figlio ha preso quattro, se la ricerca l'ha portata.
La informo via messaggio che i materiali non sono stati presentati dal suo bellissimo quanto rognosisssimo figlio. E suggerisco di parlarne lunedì (e che cazzo sono pur sempre le tre meno un quarto di venerdì, io sono a scuola ogni mattina e vari pomeriggi, anche fuori dal mio orario). Si scusa e specifica che i materiali erano sulla chiavetta. Quale chiavetta, rispondo io, in termini un po' più articolati. No chiavetta no party, il bel bambino si tiene il quattro.

Lunedì ore 07.45

L'Orsone, che in meno di un mese è diventato la mia non dolce ma perfida metà, mi sta caricando come al solito di caffeina senza rimorsi. Morirò di orrendi problemi circolatori, perchè ogni volta che mi vede andiamo a prendere un caffè, non so quanti ne assuma lui in un giorno, però è alto e pesa il doppio di me. Scrivendo ciò, formulo inevitabilmente un pensiero (a dire il vero con un senso di sollievo) su come mi sentirei se fosse il Magnifico che, ogni volta che mi vede, mi toglie praticamente di peso da quel che sto facendo per portarmi nello stanzino. Quasi al buio, tra l'altro, perchè è presto e piove. Ma io e l'Orsone nella semioscurità tramiamo meglio piani malefici, vendette trasversali, punizioni da manuale, trappole di morte.
Parentesi: ieri Missile Coreano (suona meglio di Testata Nucleare, e il concetto è lo stesso) mi ha accolto, mentre tornavo dal bagno, con due dita messe a croce davanti a sé, in stile “vade retro Satana”. Io l'ho guardato senza sorridere e gli ho detto “Missile, la mia oscura potenza non viene fermata da questi mezzucci, io entrerò ugualmente”. E' fuggito verso il suo banco.
Comunque, io e l'Orsone siamo lì che ci affiliamo le zanne per sbranare bambini, e arrivano Quantoso'bono e madre. Accolti sulla porta del tenebroso stanzino, con spiegazione mia su quanto accaduto venerdì, e aggiunta del collega: “Settimana scorsa ho dato delle domande di scienze, da fare scritte, è stato a braccia incrociate e ha consegnato in bianco”. Madre: “A.? Cos'hai da dire?”
Quantoso'bono abbassa le lunghe ciglia e tace. La chiavetta con la ricerca c'era, ok, la madre giura di avergliela messa lei personalmente nell'astuccio. “Però signora, se lui non lo dice...” “Certo, capisco...” “Perchè ti opponi così, A.?” Ciglia. Occhi lucidi. Mascella contratta. Silenzio.
Torchiato un po' il bello e inutile, senza risultato, io affermo che ora lui può andare, lui va, la mamma resta. Poi guardo l'Orsone, gli invio il messaggio subliminale “mo' je faccio er cucchiaio”, e entro secca:
Signora, scusi se chiedo, ma la ragazzina la vede ancora?”
La ragazzina è l'Orientale. Con la quale Quantoso'bono limonava furiosamente da mesi, quando l'abbiamo bocciata. E che si è trasferita in città.
Uh non me lo dica, no che non la vede più, li abbiamo allontanati, sa com'è, E. aveva preso dei brutti giri... Poi due o tre volte si è fatto accompagnare a Piccola Svizzera per vederla e lei non c'era nemmeno. Allora gli abbiamo detto di lasciarla perdere.”
Mmm e questo quando è successo?”
Da poco, due settimane fa.”
Ecco vede, non sarebbero fatti miei eh, però in effetti più o meno due settimane fa A. era talmente fuori che CAMMINAVA SUI SOFFITTI, invece di stare fermo nel banco.”
Madre annuisce, capendo benissimo cosa intendo. Collega assiste al mio goal assestato con precisione chirurgica e annuisce. Annuisco pure io e dico che magari proverò a parlare a Quantoso'bono.

...continua... 

mercoledì 9 novembre 2016

Amor materno

Oggi mi fermo a scuola con un gruppetto di III C. Nosferatu, Attimo Fuggente, Mammina, Sveglia, lo Stuonato, Cavallona, Carotina, l'Adorabile,  la Gnocca.

Con  55 minuti di pausa tra lezioni del mattino e del pomeriggio, posso ovviamente solo pranzare al baretto. Mi aggrego, visibilmente non invitata, alla collega Troll e al Genuino, che pranzano con otto alunni della loro terza. Mentre andiamo, la collega dice ai suoi pargoli: "Visto? Abbiamo trovato anche una zia" e poi spiega con aria complice: "Sai, abbiamo deciso che io sono la mamma, lui è il fratello grande, perché è un po' giovane per fare il papà, e allora tu puoi essere la zia". Il Genuino giustamente bofonchia: "Ma, ora magari il fratello grande..." E io secca: "Già, in rapporto agli alunni fratello grande è pericoloso. E anche mamma, considerato che molte madri raccattano calzini e stanno zitte... Io continuo a preferire professore e professoressa."

Dite che sono stronza?

Bravi, allora stavate attenti, sono proprio stronza. È che il Troll se lo merita. Eccome. È iniziata la guerra. Il Gigante ha cercato di avvisarmi, con una frase che suonava: "Tu hai preparato qualcosa per la manifestazione del 4 novembre?" E il cui significato reale era: "Occhio che si stanno organizzando senza di te, le tue colleghe di storia, ti smerderanno". Io capisco dopo, quando incontro la collega Troll che nel corridoio, falsa come Giuda, mi dice zuccherosamente: "Oh scusami, spero che tu non ci sia rimasta male, non volevamo tagliarti fuori, credevo che ti avessero avvisata, nella confusione abbiamo dimenticato di dirti che..."
Io taglio corto: "Cosa? avete preparato qualcosa da leggere davanti a sindaco alpini etc? Ah ok, non c'è problema. I vostri leggono, i miei no, niente di grave, tanto guarda in questo periodo ho altro di cui occuparmi" e tiro dritta, perché ho grane una sull'altra. Tra cui una segnalazione ai servizi sociali e un altro alunno in arrivo dalla comunità, pare.
Ormai comunque mancano meno di 24 ore, e qualsiasi bella idea mi venga non faremmo in tempo a realizzarla.
Mi limito a dire alla terza, in assenza di testimoni: "Di là le colleghe hanno fatto preparare delle letture da fare alla cerimonia. Io vi ho spiegato di che si tratta, e a parte questo mi limito a sapere che siete quelli che di storia ne capiscono di più, quindi mi aspetto che siate i più attenti ed educati. E, anche se non farete domande perché non ce ne sarà tempo, dò per scontato che le vostre sarebbero domande intelligenti." Come non far battere ciglio a ventitre alunni per una durata di due ore di alzabandiera, filmato, trombettista, discorso del sindaco e abbassabandiera. Sono talmente attenti che non si accorgono che al suono de "Il silenzio" io piango. Non che me ne stracatafotta una sega del 4 novembre, io detesto tutto ciò che ha a che fare coi militari, pace sia alle anime dei caduti eh. Ma mio padre era un alpino, ha fatto la guerra, al famoso pezzo per tromba gli scendeva sempre una lacrima. E mi manca da star male.

Comunque nei giorni successivi rifletto sui ruoli similgenitoriali che a noi prof toccano, volenti, nolenti e più o meno affetti da manie di protagonismo e/o tendenza a porsi come complici dei propri alunni (aggiungerei: a trattare i propri alunni come bimbetti dementi in terza media. Io ai miei che escono a pranzo dico: "e vedete di sedervi due tavoli più in là, che non sono in servizio e voglio mangiare in santa pace. Chiaro?")

Sono costretta a riflettere sui ruoli perché l'Orientale di seconda continua a tampinare tutti i prof dicendo che sua madre la picchia e la spinge sulle scale e qua e là e sa io fumo prof, e non mangio da due giorni, no però mio padre è meglio di no non lo chiamate sono separati, e c'era un uomo in casa l'altra sera e non so chi era e io qua io là, no, poi, però, ma cosa succede ora se chiamate i servizi. E la madre, in un italiano impossibile fatto di parole incollate a caso e pronunciate in modo stranissimo, prova a spiegare alla preside che lei è sola e non sa leggere e deve lavorare tutto il giorno fuori e la figlia non le obbedisce etc etc e forse meglio casa famiglia, poi però quando io dico che i servizi possono mandare un educatore a casa scoppia in lacrime perché gliela portano via, la figlia, oddio. Ma no signora, però avete bisogno d'aiuto, lo state chiedendo in due. (La ragazzina è una ninfetta pallista, la madre una poveretta confusa. Ma hanno ragione tutte e due: non si va avanti così, qualcosa bisogna fare.)
Insomma la ragazza le sta provando tutte, e il contrario di ciascuna, per attirare l'attenzione, e io ho detto la mia, e la mia è: sta inventando, ma sta male, la madre ammette di avere problemi, lasciarla sola, alzarle le mani e non riuscire a gestirla, e se le succede qualcosa noi eravamo informati. Al che la preside Chic si decide e fa scrivere la segnalazione. Il Genuino mi chiama preoccupato perché la ragazzina all'idea che la lettera parta è impazzita. Così ci ritroviamo a saltare mezz'ora di lezione e calmarla in tre. Tre su quattro che lei ha interpellato, perché ormai da un mese siamo sulla questione, e fondamentalmente oltre alla preside e al vice la ragazzina ha visto il Genuino che è il suo coordinatore, me che sono autorevole per esperienza sul campo, la Pianista e il Magnifico che sono di sostegno. E quindi si è creata una specie di task force che sembra una strana famigliola.  La Pianista va in ansia e trema a ogni confessione della ragazzina. Il Genuino suda, le parla con tono gentile e tratta le cose burocratiche con il suo piglio un po' orsacchiottoso, ma con grande efficienza. Il Magnifico ascolta, annuisce, non si sbilancia e le fa domande, senza farle sconti. Io le spacco il mazzo ogni volta che si contraddice e cerco di prepararla al fatto che i servizi faranno molte domande e lei deve essere coraggiosa e magari anche sincera.
Lingua mortal non dice quanto mi sento merda dentro, di aver assunto il ruolo della Madre Normativa. Proprio io con la mia Princi preziosissima strappata a cose orrende e messa in salvo dai suoi prof.
Comunque, anche se nessuno ci chiama mamma zia fratellone o "bella, cuggi", alla fin fine siamo una specie di ipergenitore quadrimensionale multisfaccettato. Io, fossi nell'Orientale, mi fiderei. Ora speriamo che i servizi facciano il loro lavoro.




lunedì 9 novembre 2015

Love, actually

La Caramella è separata da 10 anni e parla spessissimo di suo marito. Più che spessissimo: direi anche di continuo.
La Caramella è sola e non fa mistero di quanto questo le costi, ma anche di quanto le costerebbe rimettersi a dividere la vita con un uomo.
La Caramella si veste di colori allegri e ha sempre il gloss sulle labbra.
La Caramella fa la dieta e dice: uh, sono le nove e sto mangiando la seconda banana, andrà bene?
La Caramella mi è simpatica.

Stamattina arriva con un caffè in mano, e mi trova, china sulla minitrousse che tengo in borsa, che cerco di darmi la matita nera sugli  occhi pesti e bofonchio: "eh, anche io adesso vado a prendere un caffè."
"Te lo offro io!"
"Grazie, arrivo..."
"No ma stai, te lo porto!"
"Uau!"
E me lo porta davvero.

Poi si agita in giro per la sala prof. E sbotta.
"Allora io sabato mi sono vista con questo tipo..."
"...carino?" faccio io.
"Guarda, secondo me è un figo. È un artista, gira..."
"M-mh?"
"E così, niente, no, che poi non è che abbiamo una storia..."
"M-mh? Vedere foto?"
Intanto in sala prof sono arrivate la Generala e la Celhodoro, e dopo arriva anche la Secca.
La Caramella mi mostra un bel tipo sportivo in foto, poi si agita ancora, e lì cogliamo che non ci è solo andata a cena, col tipo:
"Ma le mie amiche mi hanno sgridata tanto! Mi hanno detto che così non è romantico... ma io scusa sono sola, sono libera, e poi non la voglio mica una storia... lui riparte, e sinceramente a me va bene così!"

La Caramella non ha idea di dove stia lavorando quest'anno, evidentemente. Ma io una sorella liberata non la lascio sola in mezzo all'allevamento di beghine dove entrambe siamo capitate, quindi la sostengo: "ma scusa, tu sei padrona della tua vita, sai tu cosa ti fa stare bene no? E poi le tue amiche, da che pulpito parlano?"
"Mah, ci  sono diverse situazioni... alcune sono state fortunate, oh. E altre sono separate ma si sono rifatte una vita... io non voglio dire che si accontentino eh..."

Interviene la Celhodoro, ex bella donna, molto convinta di sé e nota per aver pubblicamente cornificato il marito non una, ma TRE volte, prima che egli decidesse di non riprendersela più, o lei di non tornare più a casa.
"Secondo me con gli anni una persona capisce cosa è irrinunciabile e di cosa può invece fare a meno... la magia è per le ragazzine."
La Caramella le va dietro, sostenendo che lei non sa se troverebbe mai un uomo che non le pesasse mettersi in casa. Ma è chiaro che lei, alla magia, non ha smesso di crederci, e che il pensiero che la sua vita sentimentale si riduca a un weekend ogni tanto con il trombamico un po' la devasta.
Io affermo che comunque, quando deve scattare la scintilla, quella scatta. E allora, una, tanti programmi su cosa se la sente o meno di fare, li polverizza che è una bellezza.
"Tu dici che comunque quando la persona è quella..." inizia la Celhodoro, e la Caramella fa: "È che ormai mi sembra difficile incontrare uno che mi piaccia sia fisicamente che di testa..."
E io, senza pensare: "Oh, se deve arrivare arriva. Io ne ho incontrati due nella mia vita, e quando arriva te ne accorgi."

Ragazzi. Se avessi detto "io quando ero un uomo tutti questi problemi non me li facevo, peraltro menomale che ora mi sono operata e faccio sesso solo coi cammelli e gli alligatori", GIURO, non mi avrebbero guardata così male. La Generala mi ha letteralmente fulminata.
"Uno l'ho sposato, eh" dico in tono di scusa. E intanto, mentre le colleghe accatastano la legna per bruciarmi, penso, offesa: oh ma che cazzo vogliono queste? Mica ho detto se l'altro l'ho incontrato prima dopo o durante, no? Una POTREBBE aver provato cose grandiose assurde e epocali per più di un uomo, nell'arco di 40 anni? Magari sono stata fidanzata dai diciotto ai ventitre anni con un ragazzo fantastico che poi è tragicamente morto in un incidente, ma sono così fortunata da aver incontrato l'Uomo dopo?

Pensavo che oggi quella che si metteva nei guai dicendo apertamente i fatti suoi fosse la Caramella. Invece ho violato un ferreo tabù: donna sposata!!! Donna sposata non conosce uomo a parte il legittimo consorte!!! Donna sposata, gli occhi, bassi li deve tenere!!! Donna sposata, se domani mattina entra in sala prof e trova Cristiano Ronaldo allungato sul tavolone delle riunioni e completamente nudo, manco lo guarda!!!

Ma. Fatemi. Il. Piacere.

Poi ci ho pensato tutto il giorno. E stasera, combinazione, parlavo con la mia amica Elfodark. Che deve decidersi a mollare il fidanzato, inutile e ormai anche molesto. E mestamente mi diceva: "no vedi una poi deve pensarci, se uno magari è un bravo ragazzo con cui se la sente di mettere su famiglia" e io di colpo sento la mia voce rispondere: "No guarda, una deve pensare se lui la rende davvero felice, perché sì, ti puoi anche sposare così, con uno affidabile, magari non è la scelta sbagliata. Ma nella vita di persone giuste per te ne incontri, e il problema è che magari ne incontri più di una. E allora ti conviene che quello che hai sposato sia veramente il Numero Uno, per te. Altrimenti... te ne vai."
Elfodark mi ha dato ragione, ma, da come parla e guarda, si capisce che lei per ora non si è mai innamorata davvero. E, persino adesso, mi viene da pensare: poverina.

Poi allontanandomi ho pensato a queste due diverse conversazioni.
E ho capito una cosa. Che le mie colleghe sposate si sconvolgono più della mia frase che della trombamicizia di una collega divorziata, perché credono sinceramente che esista LA persona, quella che sposi, quella che non lascerai mai, quella da cui nessuno potrebbe mai distrarti. E mi sa che, proprio perché ho navigato e fatto naufragio nei mari tempestosi  del desiderio, io ci credo tanto quanto loro, e mai come ora, ahimè, mi è stato chiaro che io il mio Numero Uno l'ho incontrato e sposato sul  serio.

(Un attimo prima di sparpagliarci verso le aule, la Caramella ha mormorato in tono ancora più insicuro: "Poi secondo me, in quel che hanno detto le mie amiche c'era anche una punta di invidia..." e io: "Sicuro! Intanto tu la tacca su 'sto weekend l'hai messa". Lei ha riso come una diciassettenne. Che fatica che farò, a non raccontarle niente dei fatti miei per tutto l'anno.)





domenica 21 giugno 2015

Trenta giorni feat. "Torno indietro e cambio vita" ovvero i Vanzina non saranno Kant e Hegel ma persino loro fanno pensare, in certe situazioni

Trattenute da una questione di regolamenti di conti con mafiosi (questo perché la Princi è drogata di Prison Break da prima che finisse la scuola, e io ieri ho rivisto Vento di passioni), io e mia madre siamo in un curioso garage dipinto color albicocca, da qualche parte sulla Riviera di Ponente, con un'autovettura anni Venti.

Appena chiusa la faccenda guardiamo l'ora e io le dico: ma manca pochissimo! Dobbiamo sbrigarci...

Devo andare a Genova a risposare l'Uomo. Non perché ci siamo persi e ritrovati, ma perché ricelebriamo il matrimonio dopo circa 15 anni.

Siamo in un ritardo atomico. Mi rendo conto che invece di mettermi l'abito che avevo predisposto andrò a sposarmi in tailleur marrone e camicetta color pesca, ma poi dico a mia madre: facciamo una cosa, fammi guidare, pazienza per il vestito ma almeno arriviamo in tempo. E quando salgo dalla parte del guidatore, nella macchina che a questo punto è la mia Hyundai, mi rimbocco tutto intorno un magnifico vestito da sposa, di linea semplice, bianco azzurrino, leggero, aereo, senza decorazioni, addirittura ho in testa il velo.

Vado a risposare l'uomo della mia vita.

venerdì 6 febbraio 2015

Quando arriva la notte

Il peggiore di tutti è stato il sogno ambientato in montagna. C'è l'Uomo. C'è l'altro. C'è anche Sanguedelmiosangue. C'è un bel sole e siamo proprio in vetta. Non so cosa ci facciamo lì insieme. Ma non è brutto.
Però, in questo sogno, io sono diabetica. E ad un certo punto ci rendiamo conto, tutti contemporaneamente, che non c'è l'insulina.
Non c'è nello zaino, e le città sono lontane. Non ci arriveremo in tempo.
Cugino, marito e amante vanno in agitazione. Si guardano, e mi guardano, consapevoli che è troppo tardi per fare qualcosa.
E io penso: "Beh, ma va bene così, dopotutto, che io levi il disturbo, no?"

Quando ho fatto questo sogno, era l'estate scorsa. Era il picco, in una serie di incubi orribili da cui mi svegliavo piangendo, parlando, gridando.

Ho ripreso a dormire in letto con l'Uomo, e in generale ho ripreso a dormire. Ma ho ancora paura di addormentarmi.

martedì 13 gennaio 2015

Eccerto.

Interrogata su Jenner e Pasteur, Sandra Bullock non sa dire se ha mai fatto una vaccinazione. Le chiedo della prevenzione del papilloma e tutte le ragazzine ricordano di essere state vaccinate.
Sgamo, piccato: "Perché loro, e noi no?"
"Perché il vaccino previene un virus che predispone al tumore delle zone genitali femminili, Sgamo, voi non ne avete bisogno"
"Ahhh quindi una cosa come l'AIDS?"
"Guarda che c'è differenza tra tumori e malattie sessualmente trasmissibili... Non avete fatto adesso il compito di scienze su questi argomenti???"
Scatto, come sempre gridando: "Ma dai, Sgamo, l'AIDS si trasmette di padre in figlio, dai!"

martedì 4 novembre 2014

La gente banalizza


Domenica scorsa la Tipa ha avuto uno di quei momenti stupendi, la gioia di ogni moglie figlia e madre, in cui pensi: “O li ammazzo tutti, o muoio io”. Non so se lei la metta esattamente in questi termini, ma di certo non ne poteva più.
Per pura combinazione ha incocciato una domenica in cui io ero rientrata prima dalle mie rogne genovesi.
Allora alla sera è spuntata da me e ce ne siamo andate a cena io e lei, in una strana situazione rovesciata: di solito lei è la madre di famiglia con tutto sotto controllo e io sono la nomade sciroccata sempre in tragedia per qualcosa, stavolta lei, pur sempre molto carina e ben tenuta, era struccata e con lo scazzo, io invece sono uscita con un bel sorriso sereno, lasciando due piccole teglie di pizza fatta in casa pronte da infornare e una famiglia più o meno ridotta alla normalità.

La conversazione, a tavola, mentre io cercavo la morte per agnolotto ai tre arrosti, ad un certo punto si è volta verso alcuni concetti interessanti, che vorrei qui condividere.

Prima di tutto (questo, per la verità, è uno sviluppo successivo che, nel mio foro interiore, ho dato ai discorsi, tramite attente riflessioni notturne) ci giunge dal cielo una consapevolezza.

Non sono io che ho la crisi degli anta.
Sono gli altri che non riescono ad adattarsi ad avere a che fare con una persona che, finalmente, sa chi è e cosa vuole. In crisi ci vanno loro, non io che all'improvviso, pur sul mio mare agitato, vedo l'orizzonte con chiarezza.
In crisi ci va mia madre che non sa più come ricattarmi. In crisi ci va mio marito che non sa più come maneggiare le mie sicurezze. In crisi ci vanno i colleghi che non possono più trattarmi come la più giovane.

Di pari passo con questa rivendicazione di raggiunta età della ragione e, soprattutto, della facoltà decisionale, con la Tipa abbiamo fatto un discorso.
Il discorso potrebbe essere argomento di una nutrita serie di brevi articoli, intitolata: “La gente banalizza”.

Benedetta la mia educazione stracattolica e repressiva, io milioni di volte mi sono ritrovata nelle condizioni di subordinazione in cui davo ragione agli altri e pensavo di essere io quella che doveva migliorare, o recuperare. Ma adesso guardo la mia vita e mi rendo conto che faccio molte cose, produco, combatto, e nessuno può permettersi di dirmi chi devo essere. Però vedo anche un'altra cosa. La maggior parte della gente non ti dice cosa devi fare perchè si sente superiore, perchè è cattiva o perchè ama esercitare potere. La maggior parte della gente, semplicemente, non capisce un cazzo. Vive ad un livello di profondità diverso e con un'assoluta incapacità di empatia nei confronti delle sensazioni e dei sentimenti altrui. Il che, pensandoci, deve essere come stare dieci mesi l'anno in vacanza in Polinesia francese. Palme, spiagge, bungalow col tetto di paglia e non un problema al mondo.

Posso portare esempi fino a cadere morta, e starei ancora scrivendo.


I medici

I medici che non si rendono conto che tu non sei un chirurgo. Ti chiedono di tenere fermo il cane mentre gli spremono del pus fuori da un occhio, e ridacchiano se svieni. Ti chiedono di stare ore in piedi schiacciato tra le barelle in una corsia di ospedale che puzza di vomito, piscio e medicinali, e poi si meravigliano se non mangi. Ti chiedono di indossare degli occhiali che ti fanno venire il capogiro e la nausea e di “fare un po' di sforzo” per abituarti, poi ti sgridano se non li porti. Ma belli miei. Se io devo uscire, guidare, portare mia figlia a scuola, controllare i quaderni dei ragazzi, tenere d'occhio venti persone contemporaneamente, scrivere al computer, a mano e alla lavagna, poi saltare in auto e correre per cento chilometri a fare mille cose in un'altra città, e poi ritornare su e magari fare dei lavori di casa che prevedono di piegarsi, non posso avere nausea fino a piangere, e capogiro fino a dover stare sdraiata ferma con gli occhi chiusi, tutto il giorno per un numero imprecisato di giorni. E il punto non è che io devo fare un po' di sforzo, è che tu devi darmi una strategia che mi corregga la vista gradualmente, senza rovinarmi la vita. Perchè la mia vita non ha la minima possibilità di fermarsi dieci giorni per la mia vista, e tu questa cosa, nell'essere il mio oculista, devi considerarla.

Quelli che ti danno un appuntamento

Guardi, io esco dal lavoro alle 13, 30, e sono fuori Asti. Non posso essere da Lei nel primo pomeriggio.”
Bene, allora possiamo vederci da me per le tre, okay?”
Ma brutto stronzo di un avvocato / notaio / immobiliarista / inquilino / specialista / operaio / impiegato. Se t'ho detto che alle 13,30 esco dal lavoro a cento chilometri da te, di giorno feriale, con i camion in autostrada, il traffico della città, etc etc, come cazzo pretendi che io sia lì alle tre? Lo sai che io non posso andarmene finchè non suona la campanella, non è che se ho un impegno esco un po' prima del solito, semplicemente interrompendo il lavoro e schiacciando il tasto “salva in bozze” sul computer? Lo sai che per essere a un appuntamento alle quattro a Genova io devo saltare pasto o mangiare in macchina, sulle ginocchia, perchè se passo da casa o entro in un locale dove devo aspettare non ce la faccio? E che l'autostrada, il meteo e il traffico non li governo io? E che per correre dietro a tutti voi bastardi, che pranzate sotto l'ufficio all'ora che volete, io da anni non posso permettermi di rimanere con la macchina in riparazione per un giorno, senza avere un attacco di panico e litigare con qualche membro della famiglia che non si rende conto della situazione?

I commentatori delle altrui vite sentimentali

Fase 1
Mi sono impelagata con un tipo. Più giovane, molto bello e che appena parla mi fa perdere completamente il controllo. Non so assolutamente cosa farci.”
Il sogno di ogni quarantenne!!! E chissà a letto com'è!!!”
Il sogno di chi??? Prenderti una sbandata mentre sei sposata con un uomo che ami? Incasinarti con una persona al di fuori del matrimonio, mentre hai una figlia adolescente che viene da una famiglia sfasciata? Ritrovarti con le responsabilità di una donna adulta e gli ormoni di una ventenne, a non dormire di notte perchè ti bolle il sangue, a non riuscire a concentrarti su niente di giorno perchè hai il cuore a pezzi???
Ma è una tragedia, non è un sogno!!! Ma dove cazzo vivete? A Centovetrine?

Fase 2
E così se n'è andato e io, è inutile che faccia finta di vergognarmi, sto malissimo.”
Ma va beh, tanto cosa t'aspettavi, al massimo era una bella scopata.”
Una bella scopata??? Cristo, come fai a non capire che io non sono mai stata il tipo da belle scopate e basta? E secondo te starei qui a demolirmi di incubi la notte, se si fosse trattato di 'una bella scopata'?
Comunque, ora che sai cosa vuoi, guarda che il mondo è pieno di begli uomini giovani e disponibili.”
E io che devo fare? Mettermi su un marciapiede e aspettare che uno di loro accosti e mi tiri su? Che cazzo significa? Che cosa risolve nel mio matrimonio, mettermi su piazza? Che cosa risolve nel mio stare male per non poter avere una persona, sostituirla con un'altra? Ma di che parliamo, di un paio di mocassini, di uno spazzolino da denti? Ma che cazzo di relazioni avete con gli altri esseri umani, voi?

Fase 3
E adesso che hai provato questa cosa, con tuo marito? Vi separate?”
Ho mai parlato di separarmi a causa di una sbandata? Ho mai detto 'oh che bello, Mister Bella Scopata (?!) mi ha dato le chiavi del portone, ora so che fuori c'è un vasto mondo di Begli Scopatori (?!) e non vedo l'ora di uscire da qui'?
Oh ma fatevi furbi. Esistono persone che, pur nella più nera tempesta, i punti di riferimento se li ricordano. Non è che farsi travolgere da un'emozione inaspettata possa formattare l'hard disk. E poi: potrei benissimo separarmi, senz'altro per motivi ben più gravi di una storia extraconiugale nemmeno portata fino in fondo, ma non è fisicamente possibile che qualcuno veramente creda che separarsi da un uomo (che, tra l'altro, continui ad amare anche quando va tutto malissimo) significhi “allora bene, domani alle 17 firmo la separazione consensuale, poi vado dall'estetista e ci vediamo alle sette per un aperitivo in centro, porta il tuo collega, quello carino”.

I commentatori dell'adozione / dell'affidamento

...no, questi ve li risparmio. Molti discorsi che ho sentito offenderebbero l'intelligenza di un organismo monocellulare. Poi per carità, quasi tutti sono animati dalle migliori intenzioni, quando parlano, e non è che sia un argomento banale, me ne rendo conto. E di recente, essendoci ormai dentro fino al collo, in realtà sentiamo sempre più spesso “come siete coraggiosi” come chiosa ultima della situazione. Che vorrei tanto sapere che significa, applicato alla vita quotidiana.Salvo poi trovare la coda in fondo allo scorpione, quando la Princi ci fa sputare sangue e gli altri commentano “beh ma del resto non è sul serio vostra figlia, voglio dire, non vi viene mai da chiedervi chi ve l'ha fatto fare?”.
Eh beh, grazie, ora che mi hai detto questa perla mi sento senz'altro sollevata. 

Morale. La gente è ingenua, nella migliore delle ipotesi, perchè parla di cose che non conosce. Stupida, in molte situazioni, perchè apre la bocca anche se non ha niente da dire. Cattiva, solo raramente.
Ma di certo un privilegio dei quarantenni è poter comunque perseverare per la propria strada, e anche, ormai, dire a chiunque: “Ehm, no guarda, qua tu non hai capito, adesso ti spiego una cosa.”
E l'altra sera, parlando di tali situazioni con la Tipa, mi sono accorta, ce ne fosse ancora stato bisogno, che io appartengo alla categoria di quei quarantenni che non solo perseverano, ma ti mettono anche di fronte alla necessità di capire che non tutti ragionano allo stesso modo.
Perchè, non pare, ma saperlo arricchisce, e molto. Non risolve un cazzo dei problemi che si hanno, ma permette di vedere molto più in profondità. E secondo me, anche quando la vita fa schifo, vale la pena guardarla. La propria, e quella degli altri.




mercoledì 22 ottobre 2014

Buoni propositi

Vi devo raccontare
- del primo scontro a fuoco dell'annata 2014/2015, ovviamente scatenato da me che mi sono mossa in modalità elefante e ho impattato male con Bottadicoca (se devi litigare con qualcuno, scegli qualcuno con cui puoi farlo in modo spettacolare)
- del mio alunno nero nero solo solo triste triste zitto zitto
- di gente che arriva e gente che se ne va, e di me che resto lì.

E' giusto un promemoria, sono giornate troppo piene. Non riesco a fermarmi, tanto ho corso. E non vedo termine alle corse né ora né dopo. Forse per il 28, 29 di dicembre.

giovedì 11 settembre 2014

Mi lamento un attimo

Allora. Oggi ho diritto di lamentarmi. Perché da sabato ho un male cane nella metà sinistra della bocca, e guarda guarda venerdì era il giorno che operavano mia zia e sabato m'han svegliato telefonando dall'ospedale se potevo correre a tenerla buona, e io a metà pomeriggio un dolore, ma un dolore che mi sono ricoperta di sudore come avessi fatto la doccia, e guidare fino a casa (che è, quella di Genova, a dieci minuti dall'ospedale) è stato veramente difficile.

Mi tengo il dolore fino a ieri, non così tremendo per fortuna a parte i primi due giorni, e finalmente il dentista mi vede.
"Vediamo un po', questo dente dovrebbe essere devitalizzato, aspetta che te lo lavo" e ci spara dentro una siringata di roba. Poi mentre mi fanno scendere, con tante scuse, dal soffitto dove mi sono aggrappata come Spiderman, dice: "No no, qui non è normale, facciamo una lastra" e sapete che c'è?
Stavolta ho vinto il Campionato Europeo di Bruxismo 2014. Mi sono FRATTURATA il pavimento della camera pulpare. Traduco: ho stretto i denti così forte, dormendo, che nella lastra del mio molare si vede un'impressionante riga frastagliata in orizzontale, tra la radice del dente e la parte esterna alla gengiva. Il dente tagliato completamente in due da sinistra a destra, che se fosse un po' più netta la linea di frattura sembrerebbe fatta con una katana.

Insomma, finisce che mi levano anche questo dente. Punti, cloroformio, garza, ghiaccio, ciao ciao ci vediamo la settimana prossima.

Ma ora.

Io non è del mal di denti che mi volevo lamentare, e neanche della notte quasi bianca, degli incubi orrendi, della fame, del saporaccio in bocca, del gonfiore. Certo che starei meglio senza tutto ciò. Ma a me cosa deprime è che:

- è iniziata la scuola da tre giorni e io stamattina devo chiedere una sostituzione, quindi non sono al mio posto di prof;
- mia figlia comincia la scuola lunedì e io da una settimana non le guardo i compiti estivi di ripasso, nè sono andata in libreria a prendere i testi mancanti, nè sono stata a parlare coi prof, quindi non sono al mio posto di mamma;
- mia zia è in ospedale con una gamba fratturata e si agita scompostamente ogni sei ore, e io non la vedo da domenica, quindi non sono al mio posto di nipote;
- mia madre si sta sbattendo per trovarle una struttura di ricovero per quando la metteranno fuori dall'ospedale, e io a parte due telefonate non sto facendo niente, quindi non sono al mio posto di figlia;
- la casa è una merda e si mangiano solo surgelati e pasta con sughi pronti, quindi non sono al mio posto di (non fatemi scrivere casalinga, non ce la faccio) organizzatrice della vita familiare;
- e lasciamo stare il ruolo di moglie va', che in questo periodo non so come siamo girati con l'Uomo, tecnicamente s'è parlato anche di vedere se ci farebbe bene una pausa, ma ditemi quando me la prendo, una pausa, adesso, e come me la giostro con la Princi che non sa niente di tutti i nostri recenti casini e vive beata nella convinzione, peraltro fin qui non erronea, di essere semplicemente capitata in una famiglia dove ogni tanto c'è un po' di mare mosso ma va sempre tutto a finire benone.

Inadeguatezza e senso di colpa, portatemi via.

martedì 9 settembre 2014

E no!


Il primo di settembre il cielo e gli alberi etc etc e casa mia e che bella la mia scuolina, etc.



Il due di settembre il primo collegio docenti con questo preside che chiameremo il Tipo da Barca (definizione con cui, nella mia famiglia, si indicano gli uomini bellocci, abbronzati, spettinati e con le scarpe da barca classiche, pelle marrone e suola in gomma bianca; solitamente poco affidabili, e dal punto di vista economico, e da quello sentimentale: come presidi, non saprei per il momento).



Nella notte tra il due e il tre la Zia Buona (91 anni e 10 mesi) decide di alzarsi senza chiamare la badante Frau Bluecher. Fa il giro del letto e cade. Livido sull'arcata sopracciliare. Un avambraccio completamente blu. Una gamba, la destra, ferita superficialmente. E la sinistra, rotta. Per la seconda volta. Che, se aggiungiamo la precedente frattura della destra, fa tre: tre femori rotti, tre ricoveri, tre interventi. Più, sei anni fa, un bell'attacco ischemico.



Allora.

Noi si doveva partire per la capitale, per il matrimonio della Cugina Bella. Parte solo l'Uomo e io mi ritrovo a pendolare tra qua e Genova, e usare il giorno di ferie che avevo preso per il viaggio per attendere che fissino il femore della zia, con una paura nera che mi vengano a dire che non ce l'ha fatta.



La zia ce la fa. Poi, però, sbarella con la testa: non sa dov'è, non sa perchè si sente male, non sa cosa succede e forse non sa nemmeno chi sono io. Poi si riprende anche dallo sbarellamento, ma alterna fasi in cui sta benissimo ed è la mia sempre coccolosissima Zia Buona a fasi in cui è una furia degna di un poema epico greco, e urla e scaglia le cose e prende tutti a sberle. Nonché scavalca (col drenaggio, la flebo, il catetere e il tubo dell'ossigeno che le pendono da tutte le parti) le sbarre del letto e cerca di andarsene. Tutta la famiglia di mio padre essendo dotata di fisico grande e atletico e avendo praticato sport di ogni genere fino alla terza età, anche a novantadue anni e con un osso rotto, se la zia vuole scavalcare, la zia scavalca, per impedirglielo bisogna legarla. Da cui un corri corri in ospedale di tutta la famiglia (che ormai siamo io, mia madre e Frau Bluecher) a tutte le ore del giorno e della notte, perchè gli infermieri, pur gentilissimi e molto competenti, però non possono smettere di guardare tutto il reparto per tenere ferma lei.



Minchia.



Che rientro.



Comunque.



Adesso tra una settimana la dimettono. Poi deve stare un mese senza caricare sulla gamba. E poi deve andare in riabilitazione, e vediamo se ce la fa (di testa e di gambe) a recuperare un po' di mobilità.

Partirei dall'assunto di base che io, all'idea di vivere di nuovo come due anni fa, quando stava male mio padre, e cioè perennemente terrorizzata che succeda qualcosa, sempre in autostrada, a scapito del mio tempo libero e va beh, ma più che altro del lavoro e del matrimonio, e ormai anche della figlia... beh, metto la quinta, chiudo gli occhi e punto dritta verso il guardrail di un cavalcavia altissimo. Voi non potete capire come vivevo di merda. Non lo rifarei mai, per quanto io adori mia zia e sia, a tutti gli effetti, la sola parente di sangue ancora viva di cui lei disponga.

Incredibilmente, l'imminenza del mio suicidio deve essere stata recepita anche da mia madre, perchè dopo sole due discussioni, civili tra l'altro, siamo d'accordo che no, basta, a casa la zia, purtroppo per lei, non ci tornerà più. Andrà in una struttura dove un anziano non autosufficiente sia sempre controllato anche da medici, e gestito in modo professionale, con spazi e strumenti adatti. Il che costituirà modo e ragione anche per liberarci della Frau, che con mia zia è attenta e capace, ma con noi è un pezzo di stronza della risma peggiore.



Ora vedremo. Tra l'altro, l'appartamento di mia zia è allo stato dell'arte invendibile e inaffittabile. Quindi, se non ci torna a stare lei, ci sarà un trasloco in vista per noi, e neanche tra tanto tempo, mentre cercheremo di far rendere il nostro, che è piccolino e si affitta bene.



In effetti un bel traslochino era una cosa di cui si sentiva la mancanza, in un anno come questo, in cui è successo più o meno TUTTO quel che può succedere in un nucleo familiare.



Noi annoiarci due minuti no, eh.


mercoledì 16 luglio 2014

Find the cure


Intricate questioni sentimentali vi tormentano?

Il vostro partner si comporta male?

Vi siete impelagati in una cosa terribilmente stupida e autolesionista ma non riuscite più a uscirne o, perlomeno, a uscirne senza trasporto in barella?

Ho la soluzione.

Andate ad un campo estivo per ragazzini dagli 8 ai 18 anni.

Dove, se come me siete una madre affidataria da poco tempo, vi accorgerete che vi viene ancora uno strano pizzicorino alla base della gola quando vi rendete conto che gli adulti presenti sono identificati con l'espressione collettiva “il Don, Suor L. e le mamme” e voi, non essendo il Don, e men che mai la suora, siete per forza una delle mamme.
E tra l'altro il concetto di mamma qui è applicato in modo massiccio: siamo tre, due insegnanti e un'infermiera, e formiamo una specie di strano animale dotato di tre teste e sei mani, con comunicazioni di servizio verbali già ridotte al minimo e intese telepatiche tra un piano e l'altro, dopo due sole giornate di attività. Ripartendo sulla carta le creature presenti, abbiamo trenta figli a testa. Impegnativo.

Proiettata all'improvviso in una sorta di condizione di ipermammità, in poche ore ho dovuto imparare a distinguere novantun facce, a mettere e togliere tavola tre volte al giorno per cento persone, a ricordare chi ha l'intolleranza al lattosio e quali bambini hanno mangiato poco a pranzo, ad avere gli occhi dietro le orecchie per scannerizzare con un colpo solo la sala e registrare che Pinco non è sceso dalla stanza, Pallina ha gli occhi rossi, Tizio ha cambiato tavolo, Caio deve prendere i fermenti lattici, Sempronio sta giocando con il cibo e la Princi? Oddio la Princi? Ah okay è là, ma sta mangiando? Sì, sta mangiando. Sorride? Sì, sorride. L'avrà mangiata la verdura? Vado a dirle di mangiare la frutta? No dai, non voglio starle addosso.

I pasti sono una fetta gigantesca della nostra attività. Per qualche motivo sono diventata fin dal primo giorno la Grande Madre della Merenda o, più cattolicamente, Nostra Signora della Nutella, e adesso, quando devo chiedere qualcosa a qualcuno, vedo che questo si gira, riflette per un attimo se sfancularmi, e poi associa la mia faccia alla distribuzione della magica crema di nocciole e decide di darmi ascolto. Tipo cane di Pavlov.

Poi ci sono le piccole medicazioni, il monitoraggio allergie e il pronto soccorso ai piccoli acciacchi. Anche queste cose cementano i rapporti, soprattutto con i più piccoli.

Però a me sembra che la vera soluzione ai disastri sentimentali stia nella fatica fisica. Che è titanica, ripetitiva, senza sosta e mostruosamente soddisfacente. Ieri tra la camminata per i paesini sotto il sole, la gestione della sala mensa, il tirare su e giù le sedie dai tavoli, lo spazzare il salone, il fare centosessantadue volte le scale etc, mi facevano male anche i muscoli delle narici. Con mia enorme gioia. Sono entrata in un trip in cui se mi dicessero che devo lavare il pavimento del refettorio con una spugnetta da strucco, o tutte le vetrate della struttura con i cottonfioc, o togliere il muschio dalle tegole del tetto con le pinzette, credo che partirei come una scheggia, e con un largo sorriso.

Per evitarmi l'assuefazione allo sforzo, con conseguente ricaduta in pianto, incubi, fantasticherie malate, insonnia, rimorsi etc., una delle altre mamme ieri sera s'è sentita male e, siccome oggi non si riprende, credo che domani tornerà a casa. Così rimarremo in due, e il mazzo si ripartirà su entrambe in modo ancora più insistito. Bene. Molto bene.

domenica 6 luglio 2014

Holiday, celebrate

In questi giorni, a parte cambiare umore ogni 40 minuti, ho:
- rischiato un frontale, perchè mi è scappata di sotto la macchina su una rotonda
- ballato davanti al mare
- camminato in montagna
- fatto una splendida chiacchierata sulla spiaggia di notte
- mandato seccamente al loro posto, e di brutto, alcune persone
- pianto tanto
- riso parecchio
- avuto mille forme diverse di somatizzazione, come non mi succedeva da un po'
- apprezzato per l'ennesima volta le mie amiche e mio cugino
- sognato Patrick Dempsey (sì, lo so. Che posso dire. Ci vorrà tempo per smaltire gli ormoni)
- coccolato a schifo Black Viper, il gattino nero di Sanguedelmiosangue
- iniziato un denso programma di home teaching su quattro materie con la Princi
- pensato mille volte una cosa e diecimila volte il suo contrario
- pensato di scappare via e lasciar perdere tutto e tutti
- desiderato tanto tanto tanto che alcune cose andassero a posto
- preso atto che sarà ancora molto molto molto lunga prima che ci vadano
- cucinato
- fatto decluttering a bomba

Le vacanze.




martedì 1 luglio 2014

Buio

Non posso farci niente se stavo ferma lì e un camion mi ha investita.
Penso a me stessa come a una che da un giorno all'altro ha avuto un brutto incidente, e ora deve lentamente recuperare.

Sono faticosamente arrivata alla fase "come ho potuto essere così stupida?".
Ma ho le allucinazioni, al supermercato, per esempio. Ieri ero carica come una bestia, con tanto di stenditoio nuovo sotto il braccio, e per un attimo ho chiuso gli occhi e sperato che una grande mano abbronzata mi togliesse uno dei pesi. Poi me ne son stata lì, coi nervi a pezzi, in coda a una cassa dove la gente non scorreva mai.

Questa cittadina è orribilmente piccola, e io continuo a rischiare di incontrarlo. Sta diventando intollerabile.

E' ora di partire.
Prima di tutto da sola, perchè con l'Uomo è tutto un sanguinare.
Poi con la Princi. Lei, con le sue molte meraviglie e il suo tono di voce supponente, che stasera le ha pure fruttato una sberla.
E infine tutti insieme. Se ce la facciamo.

Nella mia scuola cambiano la preside (GLOOOOOORIA IN EXCELSIS DEEEOOO), il collega di religione, quella di ginnastica, quella di tecnica, due di matematica, due di italiano e una supplente di inglese.
A settembre ci saranno facce nuove in sala prof, quindi. E forse l'Uomo passerà alle superiori. E la Princi inizierà il professionale.

Chi cazzo lo sa dove sarò a settembre.

domenica 22 giugno 2014

City of Angels

A casa mia si sogna forte.

Mia madre, mio cugino, io. Grandi insonni e grandi sognatori.

Grandi narratori di sogni al mattino in cucina, o per telefono al pomeriggio, o sui blog.

Stavolta, sfruttando la prima notte in tre mesi in cui ho dormito otto ore, ho superato me stessa in vividezza, anche se il sogno era breve, e dentro ci ho messo tanti di quei significati che un analista potrebbe lavorarci un mese.

Siamo a Genova, un qualsiasi pomeriggio feriale.

Io e il mio uomo abbiamo parcheggiato l'auto e siamo per strada. Io sono io, ma molto giovane, molto magra, molto bella. Lui è Hugh Jackman, non in tiro da Wolverine, in versione pantaloni color sabbia e camicia rosa pallido, urban sexy, con i capelli lunghi e un po' sconvolti ma non troppo. Molto gnocco, molto alto, molto Hugh Jackman, bocca sottile naso fine torace grandioso (la prima legge sui sogni di Castagna: quando fai un sogno erotico, fallo senza porti dei limiti). Siamo molto innamorati e abbiamo un momento di trasporto così intenso, baciandoci in mezzo a un marciapiede, che ancora un attimo e ci si incendierebbero i vestiti. Decidiamo (e anche da questo si vede che io sono giovane giovane) di andare a casa dei miei, che non è lontana, per fare l'amore. Mentre ci incamminiamo lungo una delle grandi arterie di collegamento con il centro, che per qualche motivo non è popolata tanto da macchine quanto soprattutto da gente a piedi, all'improvviso lui ha un malore, come un ictus, si piega in due con un dolore lacerante a una tempia, paonazzo, con i conati di vomito, crolla a terra.

Io lo soccorro, ma, mentre mi chino su di lui, sulla gente poco distante iniziano a piovere palle di fuoco verde, incenerendo bambini, un'anziana, persone di ogni tipo. Alzo gli occhi e in cielo ci sono due o tre grossi animali alati, verdastri e metallici, come pterodattili ma con il cranio dei cuccioli di Alien, che si librano pochi metri sopra la strada e sputano con evidente intenzione omicida questo fuoco fosforescente. Trascino Hugh al sicuro in qualche modo, mentre il cielo diventa nero come fosse notte.

Più tardi siamo dai miei e ci sono mia madre e la nostra colf, hanno curato il mio compagno, non si parla granchè di quel che è successo fuori, lui però non sta bene, è debilitato.

Infine c'è una scena apparentemente tranquilla: lungo una via cittadina si apre uno sfondato tra due palazzi dove si trovano un giardino molto curato e due villette vicine, illuminate dal sole. Io so che una di queste è la nuova casa di mia madre. Sono in piedi sul prato con Hugh Jackman e lo abbraccio, ancora un po' scossa da tutto quel che è accaduto. Lui è triste e agitato. Io capisco, da qualcosa che lui dice o fa, che nel momento in cui s'è sentito male per strada anche lui avrebbe dovuto trasformarsi in una creatura volante, un arcangelo dell'Apocalisse (penso proprio questo: "erano arcangeli cattivi, dell'Apocalisse, venuti a distruggerci"), ma lui non è mutato, e invece è stato male, perchè in quel momento era legato a me dalla potenza del desiderio e dell'amore che provavo per lui.

Se ve lo chiedete: ho parlato di un alieno, poco fa su questo blog, sì, lo so, ma non assomiglia affatto a Hugh Jackman. Che invece è castano, e con il torace spesso e peloso, come l'Uomo. I vestiti erano dell'Uomo, anche se, beh, su Jackman ammetto che facevano un'altra scena.

Ed era un arcangelo. E il mio amore e il mio desiderio lo legavano a me e gli impedivano di diventare una creatura malvagia destinata a portare la distruzione.

E che cazzo. Quando sogno, io mica vado per il sottile.

venerdì 16 maggio 2014

Magnolias


Quando sono arrivata oggi a scuola, per i consigli di classe del pomeriggio, i bambini della prima A correvano e schiamazzavano in cortile. La Bionda Svampita cercava di tenerli un po' calmi, ma era una giornata bellissima, con un cielo scintillante di blu, i monti bianchi là in fondo, l'aria dolce, uno spettacolo. I bambini erano così belli, colorati, pieni di gioia. Una ragazzina però stava ferma a guardare, con gli occhi gonfi, una pianta nuova nel giardino.

Una magnolia da fiore. Donata alla scuola dalle famiglie della prima, in memoria della Compagna Collega. E piantata oggi pomeriggio, poco prima che io arrivassi, alla presenza del vedovo in lacrime, e di uno dei quattro figli, quello più bello, alto, che giocava a basket e ha studiato filosofia, quello iperattivo, che da piccolo le dava tanti problemi, e di cui mi aveva parlato così tanto.

La Compagna Collega è morta di una neoplasia midollare fulminante. A detta dei medici, una di quelle cose che in un mese e mezzo ti si portano via una persona. E, in effetti, lei diceva di non sentirsi bene da un mesetto. Non ci si sarebbe potuto fare molto, pare. La Bionda Svampita mi ha raccontato che il figlio le ha detto: “Se se ne fossero accorti prima, l'avrebbero bombardata di chemioterapia. Ma conoscendo mia madre, dopo tre giorni avrebbe mandato affanculo le infermiere e avrebbe rifiutato di continuare”.

Ho detto: “Sì, è vero.”, e poi sono scoppiata in lacrime.

Sono successe tante cose in questo mese, sto guardando la fine di un anno di lavoro, di tre anni di sezione A, ho in programma dei cambiamenti per l'anno prossimo, ho una cena stupenda con gli exalunni del 2009 (Giovane Lupo, Bel Ragazzo, Enfant Terrible, l'Elfetto Femminista, la Mia Cocca, etc etc) da raccontare, ho vicende familiari plurime piuttosto interessanti da narrare, e invece ogni volta che riapro il blog mi fermo e penso che sono in lutto e che non voglio scrivere, che voglio stare zitta, e ogni tanto andare a raccogliere fiori di campo lungo la strada tra la scuola e il paese e metterli vicino alla foto della Compagna.

L'altra notte l'ho sognata. Parlavo con una delle segretarie (quella che qualche giorno fa ha detto "mi sembra ancora incredibile che una persona così esplosiva, così vitale abbia potuto farci questo"), alla mia destra sentivo la Compagna Collega intromettersi nel discorso con la sua voce calda, e mi giravo piena di gioia perchè la vedevo al mio fianco, salvo poi pensare: ma tu sei morta! e di colpo guardare la segretaria e pensare con terrore: e se la sto vedendo solo io? e se sono pazza?

Non posso dire che ci penso continuamente. Non posso dire che a scuola è ancora tutto tremendo come un mese fa, quando nessuno di noi docenti riusciva a dormire e in classe c'era una cappa di tristezza e nervosismo. Vado di nuovo a lavorare volentieri e rido coi ragazzi e correggo le prove e penso al futuro e da un paio di giorni ho anche ripreso il mio posto in sala professori, dove non riuscivo più ad entrare.

Vorrei parlare d'altro, dicevo. O, anche, vorrei raccontarvi di che persona era lei, vorrei trasmettere come mi sento davvero, anche alla mia famiglia, che temo non capisca: perchè uno i colleghi, soprattutto se sono di una fascia d'età diversa dalla propria, di solito se li vive sul lavoro, non li invita fuori, non li presenta a casa, e quindi nessuno di preciso sa davvero come fosse il mio rapporto con la Compagna. E invece per me questo lutto è enorme, perchè è la prima volta in vita mia che perdo un'amica.

Quando mi hanno detto che la pianta scelta per lei era una magnolia, sono rimasta senza parole. Come avrei potuto non pensare a un film che ho visto penso dieci volte, una storia di donne di età diverse che si incontrano in un loro mondo fatto di forza smisurata, di speranza e di coraggio, una storia di amiche, una storia che contiene anche una morte inaccettabile?

E poi oggi quella frase sul mandare affanculo le infermiere, e il convenire con gli altri che no, lei non era tipo da lasciarsi deperire, da sfinirsi di chemio, lei al marito ha detto "Io muoio" e ha staccato i contatti con tutti quanti, lei se n'è andata come ha vissuto, d'impeto, senza convenevoli, senza smancerie.

E io penso a Julia Roberts che, nel film, dice una frase che io mi sono ripetuta migliaia di volte, da quando ero una ragazzina: "Preferirei sempre tre minuti di meraviglioso a una vita fatta di niente di speciale".

E all'improvviso mi sembra che i conti tornino, perfettamente.







venerdì 9 maggio 2014

Non facciamo finta

Lo so. Non scrivo da tempo. E' che proprio non ce la faccio. Eppure mi farebbe bene.

mercoledì 5 marzo 2014

Cose di cui andar fieri

Sono cintura nera di estrazioni dentarie. Ho tolto quattro denti del giudizio, e altri tre, dai sedici anni a oggi. Non so quanti sono quelli devitalizzati. I miei denti, in proporzione, hanno avuto tanti guai quanti la minoranza curda in Iraq.

Questo fa di me una che in casa ha Arnica 30 CH, ghiaccio, clorexidina, ibuprofene, l'antibiotico giusto e il cd con le tecniche di visualizzazione antidolore già prima dell'intervento. Nonchè, abbiamo sperimentato stavolta, una che si cura un ascesso gengivale per quattro giorni da sola e, quando arriva dal dentista, è talmente ben pulita che non deve nemmeno prendere l'antibiotico.

"Ha preso qualche medicina, a parte l'antidolorifico?"
"Non ho preso niente."
"Ma ha preso l'antidolorifico, no?"
"No."
"No?"
"No, ho fatto senza."
La gente non ha idea di come funzionino le tecniche di training autogeno, le visualizzazioni e la respirazione yogica, finchè non prova. Stavolta ne ho provato una favolosa: gli omini vestiti di bianco che puliscono l'ascesso con cura, e arredano il dente come fosse un confortevole soggiorno, tutto bianco. Sì, lo so che si chiamano leucociti. Ma vi giuro erano molto belli visualizzati come piccoli operai volenterosi.

Detto questo, oggi l'estrazione è stata talmente tranquilla che ho solo:
- gridato (non emesso lamenti, quello qualche volta mi era successo, proprio gridato, prima volta in vita mia) dal male
- preso a calci la poltroncina (mai fatto prima)
- scostato brutalmente dalla mia faccia (sospetto anche sputazzandole addosso, in uno sbuffo di nervoso) l'adorabile assistente alla poltrona con cui vado tanto d'accordo, perchè dovevo buttar fuori l'aria tutta in una volta e avevo due o tre strumenti in bocca (anche questo è, e spero resti, un unicum).

Lei, affettuosa:
"Magari è più l'agitazione che altro"
E io, secca:
"No no. Fa male"

Mi sono scusata per mezz'ora, appena ho potuto, con il mio affascinante odontoiatra e con la ragazza, ma ormai avevo dato spettacolo, e tutto il coraggio dimostrato a casa non era servito a alzare il mio punteggio.

Non gliela racconto quella degli omini bianchi, mi sa. Ma voi tenetela presente, che magari nel privato di una notte di dolore vi può essere utile.

(Sì, se ve lo state domandando sì: ero comunque a casa in mutua per una complicazione della congiuntivite. Praticamente vengo da una settimana al buio e alcuni giorni di mal di testa da visione distorta. Il mal di denti, che ovviamente è venuto tra venerdì e sabato, in questo quadro gioioso è stato come la caramellina che ti lasciano sul cuscino le cameriere degli hotel.)