Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

giovedì 31 luglio 2014

Dominare la materia e dominare i pensieri


Nella vita ci sono persone che maneggiano bene gli oggetti, che non si spaventano di fronte alla fatica fisica, che sanno come comportarsi nelle situazioni pratiche.

Ho sempre guardato affascinata le mani di mio padre e di mio zio che riparavano cose, o addirittura le creavano da quel che a me poteva parere nulla, un pezzo di legno, una scatola di cartone, una staffa di metallo. Mi sono sempre lasciata stregare da coloro che dominano la materia.

Io, che invece appartengo alla categoria di quanti sono più a loro agio nel dominare le idee, da ragazzina mi ingegnavo di fare, in camera mia, piccole riparazioni, piantare qualche chiodo, risistemare lampade, fissare oggetti. Oggi ci ho perso completamente la mano; in compenso, tra i miei molti traslochi e la mia vita complessa, con diverse case cui badare, non ci ho perso l'occhio. Nelle varie situazioni in cui era necessario arredare uno spazio, sono stata quasi sempre io a trovare la soluzione buona, sia con i mobili preesistenti interpretati o posizionati in modo diverso, sia con la progettazione intera della stanza. Poi però resto impotente di fronte ai fili della luce che pendono senza un lampadario attaccato, o allo zoccolo che si stacca. Io vengo dal Medioevo, tutto ciò che prevede l'uso della corrente elettrica, a meno che non sia un frullatore, un lettore dvd o una macchina del pane, mi terrorizza, e il trapano per me è uno strumento di morte.


Mi piacerebbe, al mattino, ancora in pigiama e subito dopo il caffè bollente, cioè quando il mio cervello è al massimo della chiarezza, poter dare indicazioni a uno stuolo di esperti artigiani per sistemare le cose che vanno aggiustate o modificate.

Ci pensavo oggi che, in piedi dalle 7.45, alle 10.30 mi sono fermata, constatando con un filo di mal di schiena e una notevole soddisfazione che ho smontato due letti, pulito tutta la casa, stirato e rigovernato l'impossibile.

Quassù davanti ai monti, dopotutto, faccio la vita che a volte sogno, in città, quando sono sommersa dal lavoro: di mattina la casalinga, di pomeriggio la studiosa, o viceversa, e in mezzo qualche bella passeggiata. Non dico che potrei vivere così. Ma quando le mie giornate sono un incubo di appuntamenti fuori fin dalle sette e venti del mattino, e a casa ci arrivo solo per buttare in pentola due surgelati e poi crollare sul divano davanti a un film, mi mancano le splendide energie che mi vengono fuori a 1500 metri, con una bella notte di sonno alle spalle (ebbene sì. Alla barriera di Rivoli, stavolta, l'insonnia è rimasta al casello e io sono venuta su a recuperare ore e ore di stragodutissimo riposo notturno: e menomale. Dopo questa primavera riflettevo sulle mie chances di morire di infarto prima dei quaranta per pura carenza di sonno.)
 
 

Certo, per carità, stare tutto il giorno a casa ha i suoi difetti. Per esempio, i miei tre animali: quando lavoriamo, la maggior parte del tempo possediamo un cane che se ne sta tranquillamente in cucina, salvo fare le sue passeggiatine o stare sdraiata vicino a me davanti alla tele, e due gatti la cui principale occupazione è dormire sul terrazzo o sul letto. Qui, invece, possediamo un cane che ogni ventidue minuti va dalla finestra, guarda i meravigliosi boschi fuori e supplica di uscire, e quando esce si rotola nella terra e mangia quintali di erbe selvatiche, che poi bisogna stare ben attenti che vomiti prima di tornare a casa. E possediamo una gatta che cammina maldestramente su tutti i davanzali e i cornicioni (al quinto piano) e che perde quantità di pelo incredibili su poltrone e divani. Quando non è occupata a disfare sistematicamente l'impagliatura delle sedie. E un gatto che ha una smodata passione (con due diverse ciotole di acqua fresca a disposizione) per ficcarsi a testa in giù nel gabinetto per bere, e poi con le fottutissime zampine bagnate fare il giro di bidet, bordo vasca, lavandino, pavimenti. Stamattina, peraltro, è offesissimo, perchè è andato a curiosare nel catino dove ho messo in candeggina un pigiama e io l'ho preso al volo e gli ho lavato le zampe prima che se le leccasse. Ovviamente mi ha graffiata. Adesso mi guarda, con espressione di somma delusione, dalla poltrona di papà. Sembra chiedersi dove possa aver sbagliato con me.

Però questa casa io la amo. Questa casa contiene il più alto tasso di ricordi felici di cui io possa disporre sulla faccia del pianeta. Ci ho portato qualsiasi persona cui volessi bene: fidanzati, amici, parenti. Ci ho curato qualsiasi dolore, e persino quest'estate sta funzionando. L'altro giorno la Princi, lasciandomi come al solito stordita da quanto mi assomiglia, mi ha detto: “Qui si pensa meglio che a casa, si pensa perfino troppo, i primi giorni fa quasi paura.” Le ho detto che mi ha fatto lo stesso effetto quando sono venuta qui a novembre, da sola e con tante preoccupazioni che riguardavano lei, e anche quando sono stata su la prima volta dopo la morte di mio padre. Non potevo dirle che più di recente sono stata qui con mio cugino, che mi ha assistito come una convalescente mentre cercavo di riprendermi dalla mia pessima esperienza di infedeltà coniugale, e che qui ho toccato il fondo più nero della mia tristezza. Né che poco più tardi ci sono stata con lei e ho trovato le parole giuste per chiarire e per iniziare a lasciar andare la sofferenza. O che, l'ultima volta che siamo stati su tutti e tre insieme, anche l'Uomo in qualche modo ha iniziato a riprendersi e abbiamo ricominciato a dormire abbracciati stretti. Lei queste cose non le sa e va bene così. Ma questa casa è il Posto Buono della mia vita. Forse per questo sono sempre intenta a pulirla e migliorarla. E quando mi siedo e guardo i risultati del mio lavoro domestico sono infinitamente più felice che in qualsiasi altro posto al mondo.
 

1 commento:

Anonimo ha detto...

E beata te che un posto così lo hai ...!
A me basterebbe poter usare lo stereo del soggiorno, nel quale, quando io non sono al lavoro o impegnato in altre manutenzioni casalinghe, si accampa da una ventina d'anni il resto della famiglia.
Insomma ho un appartamento con tre stanze da letto, doppi servizi etc, ma se voglio uno spazio mio non ci sta...

Anonimo SQ