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sabato 19 luglio 2014

Non me lo posso mica permettere


Poi alla fine, come tutti potevate prevedere, sono io quella che non è arrivata in fondo alla settimana: sul quarto giorno ho iniziato a perdere i pezzi. Ieri stavo facendo una passeggiata di una bellezza da stordire chiunque ami la montagna, e a un certo punto, brividi e nausea. Una botta di sole. In effetti quando ho guardato l'orologio era l'una e stavo camminando da un'ora sotto il sole a picco. Ma il punto era che mi ero strapazzata davvero tanto mercoledì.



Mercoledì Mamma Tenera era ancora malata, e Mamma Tonica e io abbiamo fatto i botti, si sono ammalati due dei ragazzi in modo abbastanza serio, altri hanno avuto emergenze varie di piccola entità, ma tutte una dietro l'altra: chiudevi lo zaino delle medicine e tac,



  • Mi sono ficcato una scheggia in un dito
  • Ho nausea
  • Posso prendere una tachipirina? ho mal di testa
  • Puoi venire? C'è X che non sta bene?
  • Mi medichi?
  • Y è caduto!
  • Mi è caduto un dente!
  • Mi gira la testa
  • Mi medichi?
  • Mi dai un cerotto?
  • A Z gira la testa
  • Mi dai le gocce?
  • Mi dai le compresse per la pancia?
  • Devo prenderli di nuovo i fermenti lattici?
  • Ho male qui
  • Ho sbattuto lì
  • Mi gira tutto
  • Ho mal di testa
  • Ho mal di pancia
  • Mi si è tolta una crosta
  • Mi fa male il ginocchio
  • Mi medichi?
  • Ho vomitato
  • Mi fa ancora male qui
  • Mi esce sangue
  • Mi sono data un dito in un occhio da sola come una scema
  • Ho trentotto e nove
  • Sono caduto dal letto
  • Mi medichi?
  • Mi fai la fasciatura?



Tutto così. Più o meno dalle undici di mattina a mezzanotte. E prepara, sprepara i tavoli, lava il pavimento, fai la camminata, segui i giochi, prendi sulle ginocchia la Princi che ogni tanto arriva e vuole attenzioni.



Nel mezzo è arrivato il padre di Mamma Tenera con un medicinale che sa solo lei, che la rimette al mondo quando ha queste emicranie da settantadue ore di coma, dolore e vomito. Pian piano è riemersa in superficie, ma un po' rallentata.

Intanto noi arrivavamo dappertutto e cercavamo di arrivare oltre.



Ma appunto, giovedì la sindrome di Wonder Woman è venuta meno. Ho dovuto mollare la passeggiata a metà, e poi alla sera mi hanno trovata nell'atrio che ronfavo su un divanetto, appoggiata storta su un bracciolo di legno, mentre sotto c'era una serata karaoke che ha svegliato i morti (e li ha fatti scappare a gambe levate) in tutti i cimiteri della Val Varaita, della Val Maira e della Valle Po.



E oggi, che è venuto anche l'Uomo a dare man forte, e faceva afa anche qua, io alle sette di sera ho cominciato a sentire lo stomaco che andava giù giù giù giù giù, come fa quando sto per svenire. Allora ho approfittato della messa per andare a crollare su un letto in camera delle mamme / infermeria e quando ho ripreso un minimo di cognizione ho salutato tutti e sono venuta in albergo. Dovo ho cenato in letto con avanzi di merende rimasti nello zaino e ho pianto sulle mie miserie di donna poco allenata alla fatica e assolutamente intollerante del caldo. La quale donna, tra l'altro, ha disperato bisogno di arrivare a casa dai suoi gatti e dal suo cane, di lavarsi nel suo bagno, depilarsi, farsi una pedicure decente, mangiare un po' meglio, dormire nel proprio letto e fare ottantadue lavatrici. Ma ha anche una paura fottuta di rivedere la città, la casa e le strade dove è stata malissimo negli ultimi mesi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe sapere quali sono le splendide montagne che vedi(anch'io ho fatto la mamma-cuoca in un campo)
Mia

Susibita ha detto...

Come dico a Magù per la sua paura del nuoto/cavallo/grandi gruppi di persone/laqualunque: la paura c'è, e va bene. Ma tu sei un graaaande cavaliere. Vai, e sconfiggila.
;)

Buon rientro.

Susibita