Domenica
scorsa la Tipa ha avuto uno di quei momenti stupendi, la gioia di
ogni moglie figlia e madre, in cui pensi: “O li ammazzo tutti, o
muoio io”. Non so se lei la metta esattamente in questi termini,
ma di certo non ne poteva più.
Per
pura combinazione ha incocciato una domenica in cui io ero rientrata
prima dalle mie rogne genovesi. Allora alla sera è spuntata da me e ce ne siamo andate a cena io e lei, in una strana situazione rovesciata: di solito lei è la madre di famiglia con tutto sotto controllo e io sono la nomade sciroccata sempre in tragedia per qualcosa, stavolta lei, pur sempre molto carina e ben tenuta, era struccata e con lo scazzo, io invece sono uscita con un bel sorriso sereno, lasciando due piccole teglie di pizza fatta in casa pronte da infornare e una famiglia più o meno ridotta alla normalità.
La
conversazione, a tavola, mentre io cercavo la morte per agnolotto ai
tre arrosti, ad un certo punto si è volta verso alcuni concetti
interessanti, che vorrei qui condividere.
Prima
di tutto (questo, per la verità, è uno sviluppo successivo che, nel
mio foro interiore, ho dato ai discorsi, tramite attente riflessioni
notturne) ci giunge dal cielo una consapevolezza.
Non sono io che ho la crisi degli anta.
Sono gli altri che non riescono ad adattarsi ad avere a che fare con una persona che, finalmente, sa chi è e cosa vuole. In crisi ci vanno loro, non io che all'improvviso, pur sul mio mare agitato, vedo l'orizzonte con chiarezza.
In crisi ci va mia madre che non sa più come ricattarmi. In crisi ci va mio marito che non sa più come maneggiare le mie sicurezze. In crisi ci vanno i colleghi che non possono più trattarmi come la più giovane.
Di
pari passo con questa rivendicazione di raggiunta età della ragione
e, soprattutto, della facoltà decisionale, con la Tipa abbiamo fatto
un discorso.
Il
discorso potrebbe essere argomento di una nutrita serie di brevi
articoli, intitolata: “La gente banalizza”.
Benedetta
la mia educazione stracattolica e repressiva, io milioni di volte mi
sono ritrovata nelle condizioni di subordinazione in cui davo ragione
agli altri e pensavo di essere io quella che doveva migliorare, o
recuperare. Ma adesso guardo la mia vita e mi rendo conto che faccio
molte cose, produco, combatto, e nessuno può permettersi di dirmi
chi devo essere. Però vedo anche un'altra cosa. La maggior parte
della gente non ti dice cosa devi fare perchè si sente superiore,
perchè è cattiva o perchè ama esercitare potere. La maggior parte
della gente, semplicemente, non capisce un cazzo. Vive ad un livello
di profondità diverso e con un'assoluta incapacità di empatia nei
confronti delle sensazioni e dei sentimenti altrui. Il che,
pensandoci, deve essere come stare dieci mesi l'anno in vacanza in
Polinesia francese. Palme, spiagge, bungalow col tetto di paglia e
non un problema al mondo.
Posso
portare esempi fino a cadere morta, e starei ancora scrivendo.
I
medici
I
medici che non si rendono conto che tu non sei un chirurgo. Ti
chiedono di tenere fermo il cane mentre gli spremono del pus fuori da
un occhio, e ridacchiano se svieni. Ti chiedono di stare ore in piedi
schiacciato tra le barelle in una corsia di ospedale che puzza di
vomito, piscio e medicinali, e poi si meravigliano se non mangi. Ti
chiedono di indossare degli occhiali che ti fanno venire il capogiro
e la nausea e di “fare un po' di sforzo” per abituarti, poi ti
sgridano se non li porti. Ma belli miei. Se io devo uscire, guidare,
portare mia figlia a scuola, controllare i quaderni dei ragazzi,
tenere d'occhio venti persone contemporaneamente, scrivere al
computer, a mano e alla lavagna, poi saltare in auto e correre per
cento chilometri a fare mille cose in un'altra città, e poi
ritornare su e magari fare dei lavori di casa che prevedono di
piegarsi, non posso avere nausea fino a piangere, e capogiro fino a
dover stare sdraiata ferma con gli occhi chiusi, tutto il giorno per
un numero imprecisato di giorni. E il punto non è che io devo fare
un po' di sforzo, è che tu devi darmi una strategia che mi corregga
la vista gradualmente, senza rovinarmi la vita. Perchè la mia vita
non ha la minima possibilità di fermarsi dieci giorni per la mia
vista, e tu questa cosa, nell'essere il mio oculista, devi
considerarla.
Quelli
che ti danno un appuntamento
“Guardi,
io esco dal lavoro alle 13, 30, e sono fuori Asti. Non posso essere
da Lei nel primo pomeriggio.”
“Bene,
allora possiamo vederci da me per le tre, okay?”
Ma
brutto stronzo di un avvocato / notaio / immobiliarista / inquilino /
specialista / operaio / impiegato. Se t'ho detto che alle 13,30 esco
dal lavoro a cento chilometri da te, di giorno feriale, con i camion
in autostrada, il traffico della città, etc etc, come cazzo pretendi
che io sia lì alle tre? Lo sai che io non posso andarmene finchè
non suona la campanella, non è che se ho un impegno esco un po'
prima del solito, semplicemente interrompendo il lavoro e
schiacciando il tasto “salva in bozze” sul computer? Lo sai che
per essere a un appuntamento alle quattro a Genova io devo saltare
pasto o mangiare in macchina, sulle ginocchia, perchè se passo da
casa o entro in un locale dove devo aspettare non ce la faccio? E che
l'autostrada, il meteo e il traffico non li governo io? E che per
correre dietro a tutti voi bastardi, che pranzate sotto l'ufficio
all'ora che volete, io da anni non posso permettermi di rimanere con
la macchina in riparazione per un giorno, senza avere un attacco di
panico e litigare con qualche membro della famiglia che non si rende
conto della situazione?
I
commentatori delle altrui vite sentimentali
Fase 1
“Mi
sono impelagata con un tipo. Più giovane, molto bello e che appena parla mi fa
perdere completamente il controllo. Non so assolutamente cosa farci.”
“Il
sogno di ogni quarantenne!!! E chissà a letto com'è!!!”
Il
sogno di chi??? Prenderti una sbandata mentre sei sposata con un uomo
che ami? Incasinarti con una persona al di fuori del matrimonio,
mentre hai una figlia adolescente che viene da una famiglia
sfasciata? Ritrovarti con le responsabilità di una donna adulta e
gli ormoni di una ventenne, a non dormire di notte perchè ti bolle
il sangue, a non riuscire a concentrarti su niente di giorno perchè
hai il cuore a pezzi???
Ma
è una tragedia, non è un sogno!!! Ma dove cazzo vivete? A
Centovetrine?
Fase 2
“E così se n'è andato e io, è inutile che faccia finta di vergognarmi, sto malissimo.”
“Ma va beh, tanto cosa t'aspettavi, al massimo era una bella scopata.”
Una bella scopata??? Cristo, come fai a non capire che io non sono mai stata il tipo da belle scopate e basta? E secondo te starei qui a demolirmi di incubi la notte, se si fosse trattato di 'una bella scopata'?
“Comunque, ora che sai cosa vuoi, guarda che il mondo è pieno di begli uomini giovani e disponibili.”
E io che devo fare? Mettermi su un marciapiede e aspettare che uno di loro accosti e mi tiri su? Che cazzo significa? Che cosa risolve nel mio matrimonio, mettermi su piazza? Che cosa risolve nel mio stare male per non poter avere una persona, sostituirla con un'altra? Ma di che parliamo, di un paio di mocassini, di uno spazzolino da denti? Ma che cazzo di relazioni avete con gli altri esseri umani, voi?
Fase 3
“E
adesso che hai provato questa cosa, con tuo marito? Vi separate?”
Ho
mai parlato di separarmi a causa di una sbandata? Ho mai detto 'oh
che bello, Mister Bella Scopata (?!) mi ha dato le chiavi del
portone, ora so che fuori c'è un vasto mondo di Begli Scopatori (?!)
e non vedo l'ora di uscire da qui'? Oh ma fatevi furbi. Esistono persone che, pur nella più nera tempesta, i punti di riferimento se li ricordano. Non è che farsi travolgere da un'emozione inaspettata possa formattare l'hard disk. E poi: potrei benissimo separarmi, senz'altro per motivi ben più gravi di una storia extraconiugale nemmeno portata fino in fondo, ma non è fisicamente possibile che qualcuno veramente creda che separarsi da un uomo (che, tra l'altro, continui ad amare anche quando va tutto malissimo) significhi “allora bene, domani alle 17 firmo la separazione consensuale, poi vado dall'estetista e ci vediamo alle sette per un aperitivo in centro, porta il tuo collega, quello carino”.
I
commentatori dell'adozione / dell'affidamento
...no,
questi ve li risparmio. Molti discorsi che ho sentito offenderebbero
l'intelligenza di un organismo monocellulare. Poi per carità, quasi
tutti sono animati dalle migliori intenzioni, quando parlano, e non è che sia un argomento banale, me ne rendo conto. E di
recente, essendoci ormai dentro fino al collo, in realtà sentiamo
sempre più spesso “come siete coraggiosi” come chiosa ultima
della situazione. Che vorrei tanto sapere che significa, applicato alla vita quotidiana.Salvo poi trovare la coda in fondo allo scorpione,
quando la Princi ci fa sputare sangue e gli altri commentano “beh
ma del resto non è sul serio vostra figlia, voglio dire, non vi
viene mai da chiedervi chi ve l'ha fatto fare?”.
Eh
beh, grazie, ora che mi hai detto questa perla mi sento senz'altro
sollevata.
Morale.
La gente è ingenua, nella migliore delle ipotesi, perchè parla di
cose che non conosce. Stupida, in molte situazioni, perchè apre la
bocca anche se non ha niente da dire. Cattiva, solo raramente.
Ma
di certo un privilegio dei quarantenni è poter comunque perseverare
per la propria strada, e anche, ormai, dire a chiunque: “Ehm, no
guarda, qua tu non hai capito, adesso ti spiego una cosa.”
E
l'altra sera, parlando di tali situazioni con la Tipa, mi sono accorta,
ce ne fosse ancora stato bisogno, che io appartengo alla categoria di
quei quarantenni che non solo perseverano, ma ti mettono anche di
fronte alla necessità di capire che non tutti ragionano allo stesso
modo. Perchè, non pare, ma saperlo arricchisce, e molto. Non risolve un cazzo dei problemi che si hanno, ma permette di vedere molto più in profondità. E secondo me, anche quando la vita fa schifo, vale la pena guardarla. La propria, e quella degli altri.



6 commenti:
EH, Castagna !
Parole sante, al 100 %.
Un'altra categoria interessante, parlando di genitori e figli, è quella che, avendo figli remissivi (spesso femmine), intelligenti e studiosi (magari pure opportunamente repressi e "inquadrati" a forza dalla nascita) ti guarda dall'alto quando parli delle grane che i tuoi figli hanno/hanno avuto.
E pensano che sia tutto merito loro, perchè Dio li ha premiati, mentre tu, ovviamente, non hai fatto abbastanza per meritartelo.
E non si rendono conto che, in fondo,m è solo fortuna, e magari poi i problemi scoppieranno molto dopo, quando cresciuti abbastanza i figli/ie saranno grandi anche i problemi... tipico del Nord-Est bigotto !
Anonimo SQ
La gente mediamente è stupida. Lo vedi ogni giorno, ovunque, reale o virtuale. Benvenuta nel club.
la gente, mediamente, è molto stupida.
Banalizza, non ci arriva, non ci vede proprio.
O forse sono io, non so.
Ma no, non sono io. Non sei tu.
Sono arrivata a concludere che ne valga comunque la pena, per quella minoranza di persone splendide, come quei tuoi ragazzi che descrivevi qualche post fa.
E per tutti i Magù, per tutti i Nina, per tutte le Castagne che -evviva- esistono, e resistono.
Susibita
La gente, mediamente, è molto stupida (e anche noi, all'occorrenza. Io almeno). E davanti alla vita sentimentale degli altri è molto, molto, MOLTO difficile dire qualcosa di, non dico intelligente, ma almeno non del tutto idiota, che ci sia o che non ci sia empatia. L'unico modo per non dire troppe sciocchezze di solito è ascoltare con aria attenta & coinvolta e alla fine dire qualche blanda paroletta di comprensione - che non aiuta, ma almeno non fa troppi danni. La buona volontà, ahimé, non basta.
Ma alla fine il succo di tutto il tuo post è che tu non stai vivendo la crisi degli anta bensì una crisi di crescita - che mi sembra una buona cosa, sinceramente. Quanto agli altri, si arrangeranno ^__^
E come se ne esce? Mentre aspetto che gli alieni invadano la Terra e tornino a prendermi ...
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