Il martedì la lite è talmente grave da lasciare a pezzi tutti, anche la povera Princi sempre più spesso ormai tirata in mezzo, che poi sbarella e lacrima per giorni.
Il mercoledì tutti allineati e compatti si riprova a farcela, svegliandosi alle 4 con l'iperventilazione e venendo tenuta abbracciata stretta due ore prima della sveglia: e quanti ANNI erano che l'Uomo non mi teneva abbracciata per due ore? Cinque? Sei? Beh.
Il giovedì, alzandosi con tutta la famiglia dal tavolo della cena, si gira lo sguardo sulla sala del ristorante e si scopre che per quasi due ore si è data la schiena a qualcuno che non bisognerebbe incontrare possibilmente mai più. E questo qualcuno, tranquillamente ignaro del fatto che l'Uomo sa tutto e quindi libero di esprimere le proprie emozioni in modo sfacciato, nel vedere Castagna incenerisce l'intera sala con un sorriso pieno di gioia, di quelli che passano anche dagli occhi, e che occhi. I significati dei verbi soffrire, vergognarsi, sprofondare e pentirsi raggiungono profondità e sfumature prima credute inarrivabili da essere umano.
Il venerdì, suturandosi a fatica le ferite e cercando di sciacquare via l'ennesima chilata di sale gettata negli squarci ancora aperti, si riparte lo stesso, col freno a mano tirato ma avanzando. Due ore e un quarto di terapia di coppia in cui si sviscerano cose e finalmente Castagna si incazza bene e a voce alta, e si esorcizza l'orrendo frontale della sera prima parlando di sfiga, perché questo è, sfiga, che proprio nel momento più faticoso della salita lo si incontri continuamente a ricordarci che siamo così fragili.
In una nebbia confusa Castagna ha lavorato e fatto da mangiare e firmato fogli e fatto telefonate, lo stesso, anche se dentro era un cumulo di macerie, e così han fatto l'Uomo e la Princi. Il weekend, da accordi, sarebbe stato suo, per andare nel suo Tibet italiano a sedersi un po' per terra a prendere appunti sul pensiero mahayana. Invece ha preferito uscire sola il venerdì sera e tirare le due di notte a parlare con la Tipa, dopo una tranquilla cena con Nipotina e Coccodrillo, rientrare all'ora del lupo e andare a dormire vestita per portare la Princi a scuola alle 8.
Poi il sabato ha tentato di passarlo a casa. Venute le tre di pomeriggio, si poneva la scelta tra silenziosa rassegnazione a rimuginare tra sé le proprie frustrazioni e ulteriore discussione con litigata e pianto.
Al che ha temporeggiato per un po' fingendo di dormire. Poi ha afferrato il cellulare e scritto alla Princi: Io vado in montagna tra un'ora, tu? e la Princi è saltata giù da una giostra al luna park ed è corsa, tenendo tra le braccia un imbarazzante maiale di peluche rosa vinto al tiro a segno, verso casa.
E dopo altre due ore Castagna sta abbracciando la sua amica Cavallino che tanto le manca anche se si sentono sempre, e poi il cielo è stellato e nero e la casa è bella calda e la Princi sembra una bambola russa, con quel musino stanco, tutta imbacuccata nelle coperte.
E così si è arrivati alla domenica mattina e davanti alla finestra c'è bianco. Scende una leggera nevicata e il pozzo di domande che sta al posto dello stomaco ribolle. Ma tra poco sarà l'ora di rientrare e portare via un po' di barattolo, per affrontare la nuova settimana.
Perché, come ha detto una volta Strega Celtica, un'amica nuova che niente sa ma molto percepisce, si sopravvive sempre. È questo il guaio, ha risposto Castagna.



4 commenti:
Oh, dopo sarai contenta di essere sopravvissuta. Molto contenta. E anche l'Uomo.
Ma visto che hai citato la sfiga e un maialino rosa, ti rivogo una quartina improvvisata in terza liceo da un amica in circostanze non troppo dissimili:
Lo sculo totale
Perenne ci assale
Ma in modo speciale
A chi ha il nonno maiale.
Coraggio, anche questa notte passerà
(ma, sarò monotona, continuo a non capire questa estrema necessità di pentirsi)
Solo che ti ho letto e le mazzate sono arrivate a me, senza ovviamente farti colpa di alcunchè, che se uno ha i problemi suoi tali dovrebbero rimanemre, suoi. Non so, so troppo poco, intuisco, leggo tra le righe, passa però tutto il dolore, la frustrazione, la sofferenza, il provare, il non volerci provare più. Tutto troppo fresco. Noi terapia di coppia non l'abbiamo fatta, lui non ha voluto. Chissà ... Ti abbraccio , magari leggo a ritroso il tuo blog, sento che mi mancano pezzi grosi. Macigni direi.
Tuttotace, ho iniziato ora a leggere da te. E porca miseria sono finita sulla parte della fecondazione e su quella della figlia che ti dice che il separarsi dei genitori fa schifo.
Scrivi benissimo, la tua vita è da raccontare e continuerò a leggerti, ma non stasera, che le mazzate me le hai appena restituite. Ugh.
Ecco, qualcosa di simile anche per me (sto infierendo?): ho rivissuto il buco nero di dolore e paura di un anno fa. Io l'ho fatta, la terapia di coppia: se hai la fortuna di trovare una persona in gamba, e la voglia di farcela (e voi l'avete, si vede!), ce la si fa!
Posta un commento