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lunedì 30 marzo 2015

Posizione parziale del cancello, sia mai che si chiudesse una buona volta

Mi sto ammazzando di sequenze yoga come non facevo dal primo, magnifico, anno in cui sono entrate nella mia vita le asanas.
Cazzo, funziona. Al mattino casco direttamente sul pavimento, accendo un'app stupenda sul tablet, parte la musichina e una tizia dalla voce dolce, selezionato il programma, mi spiega le posizioni con l'ausilio dei video dove tre istruttori molto fit ma non bellissimi e soprattutto seri e non sorridenti, che di mattina mi ucciderebbe ora come ora, eseguono i movimenti.

Sto benissimo. Dormo meglio, a volte uso meno caffè, sempre mi sento la schiena dritta, le cosce e le spalle toniche, le anche e le ginocchia belle fluide. 

Imparo cose, e dalle sequenze singole mirate, che faccio per scoprire nuove posizioni, sono presto passata ai programmi settimanali. Meraviglia delle meraviglie, sono approdata a una settimana di esercizi che si può fare durante il ciclo e stavolta ho avuto un flusso accettabile come intensità e durata, il che non accadeva da esattamente un anno. 

Unica pecca: mi si libera la kundalini e, complice la primavera forse, mi farei pressoché chiunque. Il che nel momento attuale equivale a dire torturarsi tutto il giorno, dato che da chiunque a assolutamente nessuno il salto è ben lungo. Ma le mie giunture rese morbide dallo yoga ricordano con rimpianto altre forme di flessibilità e di piacevole indolenzimento.

Menomale che, come ogni anno all'arrivo delle vacanze di Pasqua, c'è una pila di roba da fare sulla scrivania e le sudate carte impegnano il cervello. 

Che però se la vive molto male i giorni in cui c'è da aspettare la Princi a nuoto. Per fortuna c'è il mostro della corsia 5, che mostro non è affatto nel senso del brutto, ma più che altro fa vasche per 45 minuti senza mai smettere, con una tale armoniosità, perfezione tecnica e precisione chirurgica di movimento che persino i miei poveri ormoni maltrattati passano dall'eccitazione fisica alla contemplazione mistica, come quando si guarda il pattinaggio artistico.

Che triste cosa essere una prof di quasi 40 anni in crisi coniugale. 


6 commenti:

lanoisette ha detto...

lo yoga è un toccasana che solo chi non conosce può sottovalutare (io sono in un periodo faticoso e ho mollato il colpo sul nuoto, ma lo yoga non lo mollo manco morta - e sono curiosissima della tua app).
e tu sei forte, Castagna, molto più forte di quanto credi proprio perché la tua forza non è rigidità, ma flessibilità.
ne uscirai, te lo auguro di cuore.

la povna ha detto...

Oltre a fare mio l'augurio di Noise, aggiungo che nuotare 45 minuti di seguito non è però niente di che. In realtà, è l'unico modo di fare per davvero nuoto libero. Il resto è passeggiata. Coraggio e abbracci, però, soprattutto.

Castagna ha detto...

L' app si chiama Yoga, appunto, premettendo l'avverbio "Quotidianamente" in inglese... E va bene su Android, dove dal G Store si scaricano gratis molte parti, ma, ve lo dico, i soldi spesi per le altre sono ben spesi. Unico inconveniente è in inglese giapponese coreano e spagnolo.

Grazie ragazze... davvero.

Castagna ha detto...

Eh,aiuta... ma non risolve purtroppo.

TuttoTace ha detto...

Vorrei dirti che la crisi coniugale lascia spazio alla possibilità, ma se è possibile quel periodo è stato per me ancora più insopportabile del dopo. Della fine. Yoga pagato e iniziato, poi ho la costanza di un bimbo con un gioco. Devo andarci però, mi rimetteva in sensto, anche se a volte mi veniva da piangere, che in pubblico non è una bella cosa. Come Noise, posso solo augurarti di tutto cuore che questo periodo finisca presto. E ti abbraccio. Che so.

Castagna ha detto...

No per carità, che io di possibilità me ne son presa UNA, in quattordici anni, e finirò di pagarla, se va bene, tra venti. No no no meglio lo yoga, anche se la kundalini si lamenta. E comunque, un sacco di gente, sottoscritta inclusa, alle lezioni di yoga a volte piange, è come sudare in palestra, non ci fa caso nessuno, perché capita, se lo yoga è di quello che funziona: l'importante è uscire sentendosi un po' più leggeri.