"Cosa stai facendo, Svampo?"
"Ennò è che non viene, aspetti... vieni? Dai? Scendi?"
La lucertola in effetti sta scendendo lungo il muro.
"No. COSA stai facendo, Svampo?"
"Ehm."
"Stai facendo l'ultimo tema dell'anno. Anzi delle medie. Perciò concentrati, invece di parlare con un geco."
Risatine.
Poi si piegano sui fogli, che oggi sono appoggiati sopra un quadernone sulle ginocchia, perché siamo in giardino, la classe era un altoforno.
Io riabbasso la testa sulle ricerche di Geografia. Alla mia destra Scatto tenta di dondolare sulla sedia, mangiare la biro, tenere in equilibrio i fogli sulle gambe nervose, ridacchiare, fare il tema e ascoltare i passerotti sull'albero. Alla mia sinistra Svacco, con gli occhi sempre più verdi nel viso abbronzato e l'aria annoiata, perde tempo a guardare il cielo, i compagni, le sue stesse mani, le piante e me. Lo guardo con espressione interrogativa e un po' scocciata. Mi fa un sorriso. E va avanti imperterrito, dorato, olimpico, a non fare un cazzo.
Lascio vagare lo sguardo. Giudiziosa con la sua aria saggia. La Nonna che ride perché è felice di essere viva, intelligente e ironica. Waanagsan che scrive. Waanagsan che scrive? Sì. Il titolo della traccia chiedeva di parlare dell'esperienza di avere a che fare con persone di lingua diversa dalla propria, e lui ne sa qualcosa.
Sgamo che si affaccia dalla finestra del corridoio per chiedermi una parola, lui l'ho dovuto esiliare in classe da solo perché rompeva.
"Si può dire a parole e gesticolazioni?"
"Va bene a parole e gesti, Sgamo."
"Bella, prof."
Torna dentro.
Uomo Saggio, il solo e l'unico col 10 e lode di Storia (a Shanghai, me lo son dovuta andare a prendere), vuole sapere se esiste una pietra preziosa nera. Gli dico agata, onice. "Ma è una parola brutta." Poi vuole sapere come si chiama il bianco dell'occhio. "Sclera, credo."
Ripete, deluso, che è una brutta parola. Intanto Scatto: "Io sono sclerato! C'entra?"
Verremo poi a sapere che Uomo Saggio cercava un modo poetico per descrivere gli occhi neri di una ragazza.
Prima che qualcuno indaghi, fa un sorriso orientale molto pudico e afferma: "Ma è una storia inventata, prof". Lo lascio in pace. Poi guardo Sandra Bullock, che è talmente bella che ci si potrebbe combattere una guerra, per averla, e ha gli occhi come due liquidi pozzi di pece, e mi chiedo se ho azzeccato.
Gli altri non li sento, sono concentratissimi, ammucchiati lì sulle seggioline che tengono, chissà perché, tutte vicine, come un gruppetto di uccellini posato sullo stesso ramo.
Sono talmente uniti che sembrano tutti fratelli. È un peccato che debbano dividersi. Anche da me. Il Pagliuzza è in gemellaggio Italia Francia da due giorni e già mi manca.
Il loro regalo per me, al ritorno dalla gita in Umbria, era una penna d'oca con la sua boccetta d'inchiostro. Mi ha di nuovo stordito come mi conoscano bene. Ci vuole una bella festa per finire questa annata straordinaria, ma abbiamo un problema tra colleghi molto grave di cui magari vi dirò, più avanti, e non so se sia il caso di organizzare. Peraltro non mi preoccupo, con questi la rimpatriata si fa sicuramente anche più avanti, e non una volta sola.
Capitano, le classi dove ti fai degli amici. A quelli di Latino ho dato il diplomino e in fondo ho messo una frase sull'amicizia di Cicerone. Quando gliel'ho tradotta si sono quasi commossi.
E adesso siamo pronti al rush finale. Io e i puccettosi alla conquista dell'esame di terza.
giovedì 4 giugno 2015
E la razza umana è piena di passione
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2 commenti:
Giaietto, basalto, ossidiana... chissà se gli sarebbero piaciute, come parole?
Immagino la sensibilità ai suoni sia molto individuale, perché a me ONICE sembra una parola molto suggestiva
(per la prima volta in vita mia finisco una terza contando i giorni che mi separano alla lieta occorrenza perché, davvero, di loro non ne posso più. No, non è colpa dell'età, della routine o del burn-out. Spero che non mi capiti mai più perché, davvero, è un sentimento contro natura)
Lo so. Io adoro questa classe e anche la II C adesso funziona cone dico io. Ma per motivi totalmente diversi non vedo l'ora di chiudere l'anno. E non parlo della mia situazione familiare malmessissima, ma di un grave, brutto, grosso casino con una collega, proprio fastidioso. Mi sono sentita desiderare ad alta voce che arrivasse presto la fine delle attività didattiche e mi satei schiaffeggiata la bocca da sola.
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