Questa riflessione andrebbe forse su Spazio abbastanza, ma preferisco metterla qui dove posso ascoltare più pareri.
La riflessione si sviluppa sulla base di alcune recenti conversazioni.
1. La nave all’ancora e il mare aperto.
Telefonata della Tipa dalla Sardegna, porto di Cagliari, qualche giorno fa. Tipa affranta, perché la sua vacanza in crociera con la famiglia, per la prima metà, non è andata molto bene. Tutti troppo stressati (e la capiamo: più andiamo avanti con gli anni, più ci rendiamo conto che per andare veramente in vacanza bisogna prima staccare dalla vita che si fa a casa, e bisogna calcolare tre giorni solo per quello). Ma in particolare la descrizione dei bambini (11 e 8 anni) mi colpisce: Nipotina ha l’incubo di perdere la nave ogni volta che scendono, e domanda compulsivamente che ore siano, per tutto il tempo passato a terra. Coccodrillo critica tutto perché farebbe diverso qui, non gli piace là, etc.
Aggiungici che non è che una coppia di quarantenni stanchi del lavoro, in vacanza per una settimana in cabina in quattro, propriamente si rigeneri. Per fortuna la seconda parte del viaggio, sapientemente organizzata scegliendo con cura tra le diverse proposte di escursione, va meglio. I posti sono belli, si parlano altre lingue, insomma, ci si allontana finalmente dal molo e si prende il largo nella vacanza. Chissà se fossero andati fino all’oceano.
I bambini, però: stressati non dall’assenza di compagnucci con cui giocare, non dal caldo o dall’inevitabile noia da museo, come sarebbe ragionevole aspettarsi da due bimbi, bensì dagli orari e dalla gestione delle giornate. Due piccoli adulti in pausa pranzo dall‘ufficio, insomma. Che invece, a vederli, lei è una principessina elfica uscita da una campanula, che spalanca due estasiati occhi verdi davanti a tutto, lui un adorabile minion, di buon carattere tra l’altro, più lui della sorellina. Due bambini bambini, che non si atteggiano. Che non bullizzano. Che non civettano. Due bambini genuini, di quelli che guardano in tv quel che la mamma e papà approvano, che leggono bei libri insieme la sera prima di dormire, che fanno sport sani. Però questa vacanza, all'inizio, l’hanno presa così. Il che mi ha fatto pensare.
2. Sei così mia amica che ti spacco il mazzo prima ancora di andare a lavorare.
Mattina di preparativi per l’ufficio nella Valle Molto a Ovest dove vive Cavallino, e di preparativi per la scuola qui da me. Scambio di messaggi, scritti facendo equilibrismi mentre ci si lavano i denti, si infila la biancheria pulita, si beve un caffè in piedi davanti allo specchio del bagno aspettando che la piastra per i capelli si scaldi.
Tema: donne/mogli/madri, sottotitolo: gestione della Princi in mezzo alla bufera coniugale, vista da me e dall’altra mezza mela (che non è l’Uomo, per quanto sappiate chi e cosa è lui per me, ma è indiscutibilmente la mia compagna di banco: la definizione è sua).
Scambio di serie considerazioni, un paio di volte anche di atrocità reciproche, prese bene da entrambe perché entrambe ricordiamo cosa voleva dire avere 14 anni e una madre in crisi e tra l'altro, all'epoca eravamo già testimoni l'una della vita dell'altra.
Frase mia: voglio insegnare a mia figlia a lottare per quel che vuole, a essere fedele a se stessa e ad avere una dignità.
Frase sua: e allora devi essere quella donna.
Ciumbia.
Che poi la gente pensa che noi, al mattino, in bagno ci aggiustiamo le sopracciglia, facciamo la cacca, o al limite carichiamo la lavatrice.
3. Sei l’orgoglio della mia vita, la cosa più bella di tutte e l’unica persona da cui voglio essere sempre e solo superata in ogni cosa che faccio.
Ieri la Princi, in macchina, parlando di non saprei cosa, e con tono lapidario:
“Io voglio, un giorno, fare un viaggio da sola! In un posto caldo!”
Deglutisco. Dovete capire che la Princi è in un momento in cui, se attraversa una piazza, cattura gli occhi di tutti i maschi presenti, di età dai tre ai trecento anni. Vestita o in costume. Credo di aver capito che i fratelli piccoli dei suoi amici, quelli in piena pubertà, pur di essere portati in piscina quando c’è anche lei, sono disposti a essere schiavizzati dai più grandi per 365 giorni (Me li figuro proprio: "Ahmed/Luca/Dennis ti prego, ti prego, sto zitto non parlo te lo prometto, ti giuro che rifaccio il letto di tutti e due, porto la spazzatura tutte le volte che tocca a te, ti lucido le sospensioni del motorino con la mia maglietta preferita, ti faccio anche vincere alla playstation, te lo giuro, ma posso venire con voi per favore?"). Quando mi accompagnava a scuola di pomeriggio questa primavera, persino Sgamo e Svampo rimanevano in soggezione, di fronte alla sua femminilità dispiegata al massimo della potenza.
Alcune a caso tra le immagini che mi sono venute in mente all’idea di lei che viaggia per il mondo da sola: stupratori nordafricani, signori della guerra sudamericani, rapitori dell‘Est, negozianti dalla mano morta e vecchi bavosi di ogni Stato del pianeta compresi quelli non riconosciuti dall’ONU, assassini, ladri, truffatori, trafficanti di carne umana, turisti in cerca di sesso facile con una scorta di Rohypnol nel borsello. Oltre alle rivolte in Paesi politicamente instabili, ai disastri ambientali, alle malattie tropicali, a rischi anche minori come perdere un aereo o il bagaglio o trovarsi con una prenotazione sbagliata, che però, a immaginarmi lontano da casa senza nessuno dei miei con cui consultarmi, a me un po’ di paura la farebbero.
Tutto questo è durato lo stesso minuscolo numero di centesimi di secondo in cui, contemporaneamente, ero inondata dalla fierezza e mi sentivo assolutamente orgogliosa di lei e della sua voglia di fare.Mai e poi mai le confesserei che mi è scesa una goccia di sudore gelato lungo la schiena.
Ho aperto la bocca e, mentre nel mio foro interiore una voce da mamma sensata diceva: “Amore, l’altro giorno hai sbagliato DI NUOVO autobus per andare in centro” (il centro di Asti, non di Città del Messico), all’esterno di me una mamma altrettanto sensata ha detto: “E’ bello che tu lo pensi e spero che tu ci riesca… certo ci sono dei rischi per una donna nel viaggiare da sola, ma ormai se giri su Internet ci sono le guide ai Paesi più sicuri, ci sono tutte le dritte per non mettersi in pericolo e non farsi fregare… e mi piace proprio come idea, tu sei più coraggiosa di me, io non l’ho mai fatto, anzi, pensandoci, il primo viaggio lungo da sola che farò, se mi riesce, sarà quest’estate.” (E in Nord Europa, non in Belize, eh.) Poi ci penso e aggiungo che mi rende ESTREMAMENTE felice il pensiero che lei farà più cose di quante me ne sia mai sognate io. Lei sa quando la colonnina del mio termometro dell'orgoglio materno arriva così in alto che rischia di scoppiare, ma dirglielo è anche meglio che godersi la sua espressione quando lo capisce.
Da cui la riflessione, che si potrebbe così articolare: che razza di esempio stiamo dando, o vogliamo dare, ai nostri ragazzi? Quello di adulti in gamba, padroni delle loro vite, o almeno capaci di usare le loro risorse per affrontare l'ignoto? O di gente stressata marcia, che si lamenta e ha paura di tutto persino in vacanza? (E io, che spero la Tipa non me ne voglia se ho qui usato i suoi dubbi sulla riuscita della crociera come esempio, indipendentemente da quel che dico alla Princi per sostenere i suoi desideri di autonomia, sono senz’altro appartenente alla seconda categoria. O lo ero finchè non dovevo pensare a far stare bene lei.)
(Momento: non è che se domani la Princi mi dice parto per l’Indonesia ce la lascio andare, eh. Incoraggiarli non vuol dire mandarli allo sbaraglio; e essere genitori, quindi adulti spesso stanchi e in difficoltà, alle prese con la gestione delle vacanze o dei viaggi o delle banali ma pesanti incombenze quotidiane, come anche di problemi più gravi, non vuol dire essere sempre perfetti; solo perché ci sono dei minorenni che ti guardano, non diventi migliore di te stesso neanche volendo, al massimo potenzi le tue capacità preesistenti. Però bisogna pensare all‘immagine della vita adulta che diamo: quello sì. Che, detto da me dopo i casini degli ultimi tredici mesi, è sufficiente per tirarmi addosso manate di sterco di cavallo, verdura marcia e sputi, in effetti, e ne sono consapevole, ma tant'è.)
Proposte/risposte/commenti? Da genitori, da educatori, da osservatori?
Tra l'altro, per una di quelle strane blogtelepatie, Tuttotace mentre io pensavo a questo post aveva scritto questo. Che fa riflettere, a sua volta.
martedì 23 giugno 2015
Io viaggio da sola
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6 commenti:
un paio di commenti un po' incasinati, al volo ...
la mia seconda figlia ....Silvia, ora per fortuna ventottenne......che vive da sola, in giro per l'Italia da nove anni e che mi tiene sempre sulla corda.....mi fa venire in mente la tua......e non so se è bene o male..Direi, tutto sommato, un bene. Le ho sempre detto che è una splendida persona ed una meravigliosa donna ma che, come figlia......
Lei si è fatta tre mesi in India da sola.Ogni tanto un sms ed io, per tranquillizzarmi,mi dicevo " Nessuna nuova, buona nuova".
Lasciamo stare il viaggio in Messico, a 21 anni, che per fortuna alcune cose me le ha raccontate solo DOPO!
E lasciamo stare Giulia, la mia figliola 32enne......anche lei via a 19 anni, ha vissuto un po' ovunque, ha fatto un figlio a Ibiza ( ora per fortuna sono tornati in italia) vivendo in una tenda da campeggio......
Però sai che ti dico? Si sopravvive e non solo si sopravvive: se le coronarie reggono ci si sente enormemente orgogliose di queste splendide donne!
Emanuela ( da Genova, sotto il diluvio!)
Credo che figli assorbano da noi il nostro modo di essere, a prescindere completamente dalle parole che diciamo. È più facile notarlo negli altri, ovviamente: quante volte capita di parlare con una mamma che dissimula a stento le sue ansie e capire d'un tratto perché suo figlio abbia tanta paura di dire ciò che sa nelle interrogazioni, tanto per fare un esempio banale? Il che ci fa però riflettere su noi stessi, e devo dire che per quanta consapevolezza e controllo di sé uno si sia costruito negli anni il dubbio atroce "Madò, chissà quanta spazzatura ho riversato addosso a quella povera anima senza nemmeno essermene resa conto" resta eccome, bello gigantesco lì in mezzo al salotto. Sempre. Il mio mantra perciò è: mai smettere di lavorare su di sé, fare sempre del nostro meglio, e poi speriamo bene.
Io a 19 anni ho fatto il mio primo viaggio da sola. In Umbria niente di che, ma dalla Sardegna era un viaggio. Non c'erano i cellulari, i miei erano veramente in ansia ma l'hanno dissimulato davvero bene.mi hanno dato fiducia, ed io mi sono sentita orgogliosa di questo. Come se ilsolo fatto che loro si fidassero facesse di me una persona adulta e responsabile. Che ovviamente non ero. Ora sono mamma di due bimbe di 3 e 5 anni e di un bimbo di 3 mesi, e spero di avere la forza, quando toccherà a loro di fidarmi del loro giudizio e di quello che hanno imparato in modo da comunicarglielo, perché si sentano forti anche loro!
Rieccomi, giusto per raccontare la seconda parte. Il resto della vacanza è andato meglio solo perché io e mio marito abbiamo capito che dovevamo fregarcene dei loro capricci, non chiedere più la loro opinione e cercare di fare fronte comune, come se tutto ormai fosse deciso e loro non potessero metterci becco...
Questo dopo aver raggiunto il fondo del barile. Immaginatevi la scena in cabina: io piangente su un divano e lui che mi scaglia addosso roba, rovescia tavolini e prende a pugni l'armadio (che se per caso fracassava davvero qualcosa eravamo ancora su MSC a lavare piatti per ripagare i danni!). Tata (Nipotina) ha continuato a fare scene isteriche durante le 2 gite successive, con l'incubo di perdere la nave, di non arrivare in tempo per la cena e quant'altro. Coccodrillo ha continuato a sputare sentenze in ogni luogo e con ogni persona. Ma noi li abbiamo lasciati fare, tenendoci per mano per la prima volta dopo non so quanto e facendoci battute a cui poi riuscivamo anche a ridere di cuore. L'ultimo giorno la gita è saltata, ce ne siamo stati sulla nave e finalmente ci siamo goduti un po' di relax, nonstante la Tata abbia perso un sacco di tempo a capricciare che lei non si voleva lavare i capelli e quindi sia riuscita a fare solo un giro sullo spettacolare scivolo della nave prima che chiudesse (per noi definitivamente) e Coccodrillo abbia pianto dalla chiusura dello scivolo fino alla sera dopo quando abbiamo visto ripartire la nave dal molo.
Non sono ancora riuscita a tirare un bilancio nè a decidere se sarebbe un'esperienza da rifare. Di certo ho capito che a volte per sopravvivere bisogna ricordarsi di essere anche una coppia e non solo dei genitori. Probabilmente questo aiuta anche i figli.
Tipa
Ah beh!!! mi pare che abbiate fatto un bellissimo lavoro su voi stessi e anche di fronte a loro. Sono pronta a scommettere che se continuate a ricordarvi che voi due siete uniti e siete "i grandi", loro, dopo avervi preso le misure, ri-impareranno a essere "i piccoli"
Sul prendere a pugni l'armadio... nel campionato 2015 Uomo batte Ferrarista due sportelli Ikea sfondati a zero, tanto per il gusto di fare una scianca. Mentre io, che notoriamente sono campionessa regionale di lancio della stoviglia, non rompo piatti e bicchieri da troppo tempo, mi sa. Ma stamattina avrei comodamente potuto ribaltare una cattedra. Finiti gli esami vi racconto
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