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sabato 16 maggio 2020

Per darvi un'idea, anche approssimata

Ho deciso di postare qui, commentandolo pezzo per pezzo, il testo che stamattina (sabato) 16 maggio alle ore 7 (sì, alle 7, ero sveglia da 40 minuti ed era inutile restare a letto con i pensieri) ho postato sulla piattaforma che usiamo con la mia classe terza. In corsivo quel che vorrei poter scrivere davvero.


"Buongiorno,"

(Ragazzi, mi mancate! State bene? Eh? Che belli che siete, lo sapete che vi mangio con gli occhi tutte le volte che comparite nello schermo? E che quando chiudo la videochiamata ho un groppo in gola?) 

Vecchia bastarda sentimentale.

"ricapitoliamo quanto fatto nelle lezioni di ieri per chi se le è perse."

(Cioè pochissimi di voi, anche se adesso un gruppo deve alzarsi "presto", perché vi vedo dalle 9. Lo sapete quanto sono contenta che non saltiate neanche una lezione, e non parlo di quelli che come l'Irresistibile o Pulcino hanno la supermamma che mette la scuola al primo posto, pioggia o neve, pandemia o terremoto.  Parlo di quelli come te, Strepitoso, lo vedo che non passa mai nessuno in quella cucina, che sei da solo in casa ad annoiarti e ti svegli sei secondi prima della lezione e arrivi spettinato e con la voce da sonno, ma spacchi il secondo e sei preparato, parlo di te Cucciolino che sei sballottato tra casa di mamma nelle campagne di Casale e casa di papà a Torino, parlo di quelli di voi che fanno fatica a scaricare i file o che mi vedono o sentono tutta a scatti, ma non mollano. Sono così fiera di voi, ragazzi. Ho sudato tanto,con tanti colleghi diversi, per farvi stare seduti nei banchi, ora mi state restituendo quasi tutti degli ometti e delle donnine attenti  e responsabili che la prendono sul serio. Mi fate scoppiare d'orgoglio.) 

Vorrei vedere la faccia dei colleghi che li hanno avuti  solo in prima, su tutti l'Orsone.

"Mi scuso per aver dovuto interrompere e rimandare il lavoro, ma questa situazione di connessione da casa ha molti inconvenienti, uno su tutti che le reti e i piani di consumo dei computer privati hanno dei limiti."

(E porca troia non sono gli strumenti tecnologici o le competenze  che ci mancano, non è vero che i docenti sono dei cavernicoli informatici, sono i giga che a stare connessi 12 ore al giorno per mettervi su voti e lezioni partono, mica tutti avevamo il wifi in casa, e non è che in tempi di Covid fosse facile farselo installare da un giorno all'altro.)

"Ieri mattina in ogni gruppo, tranne il quarto che doveva connettersi alle 12"

(quello che porca troia è saltato)

"abbiamo:
- parlato dell'elaborato finale che ciascuno di voi presenterà (recuperiamo lunedì perchè ho bisogno di chiedervi alcune cose a voce, individualmente) e delle materie che non risultano comprese nell'elaborato ma verranno portate all'esame per la breve interrogazione in videochiamata;"

Elaborato "snello", e "breve" videochiamata, su cui un team ristretto composto dalla qui scrivente Castagna, dal Genuino, dalla Pallida, dall'Impeccabile e da Undici lavora da giorni senza più orari, per gestire a  insaputa dei ragazzi il proprio lavoro in 6 materie (di cui 3 mie, così, meglio dirlo) e quello dei colleghi nelle altre, per mezzo di una cosa che ho proposto io, la "madre di tutte le tabelle" condivisa su Drive e aggiornata con amore possessivo da noi tre di lettere, matematica e inglese,  senza permettere agli altri docenti di toccarla, di vederla, addirittura di sapere della sua esistenza, fino a due giorni fa. Per gestire la tabella madre (o santa madre tabella,  o la madre tout court, ormai)  dal lunedì al venerdì iniziamo a scriverci sul gruppo ristretto alle 7,30 e finiamo a mezzanotte. No, meglio se lo dico, anche questo. 


"- parlato di come presentare solo all'orale un argomento del programma di Letteratura (guardate nel sottogruppo Italiano, vado tra un attimo a scrivere le indicazioni e aspettate di aver parlato con me lunedì per decidere quale argomento portare)
- terminato il programma di Letteratura con la spiegazione delle "Operette morali" di Leopardi e con cenni su Positivismo, Naturalismo, Verismo, Simbolismo e Decadentismo (guardate sotto Italiano, entro lunedì avrò caricato tutti i file audio con le spiegazioni, gli appunti e gli esempi)."

Il che significa che ho ripetuto la stessa lezione a tre gruppi (ma dovevano essere 4) quasi con le stesse parole, per una maniacale angoscia di non dare a tutti la stessa preparazione, e adesso nel weekend la ripeterò ancora per registrarla e metterla a disposizione degli assenti. È una roba che,  a metà del terzo giro, fa sentire in trance, come un disco troppo usato, e al tempo stesso da Dio, perché una cosa che mi è successa in questo periodo è stato di rimanere sola con le mie materie, con la mia voce che spiega, e intanto pensare: ma che materie meravigliose insegno?

"Inoltre: guardate nel sottogruppo Storia / Geografia per il quiz su comunismo, fascismo e nazismo e troverete anche nei prossimi giorni l'ultima lezione di Geografia e l'ultimo argomento di Storia."

È  che ne insegno un po' tante, di materie. E anche quest'anno, addirittura  così,  con la pandemia e la didattica a distanza, le ricerche da visionare sono NOVANTASEI. E non me le portano neppure all'orale, perché all'orale c'è il fottuto elaborato.

(E quanto odio scrivere ultimo argomento e ultima lezione, ragazzi. Perché lo avrei detto in classe, e a uno di voi sarebbe scappato detto "Prof, siamo alla fine delle medie, ma ci pensa?". E io avrei fatto quella brusca che non si perde in sentimentalismi e dice "ecco appunto, quasi alla fine, vediamo di arrivarci intanto eh, poi se proprio ci tenete potete rifare l'anno"... e voi siete quel tipo di classe in cui qualcuno avrebbe detto anche "e se ci facciamo bocciare tutti insieme, così stiamo ancora un po' qua?") 

"Nella lezione di lunedì ci occuperemo di finire i giri di interrogazione, prendere gli ultimi accordi per l'elaborato d'esame e andare avanti con i Promessi Sposi."

Perché l'Irresistibile, dopo aver preso un 9 di interrogazione a tappeto sulla guerra mondiale,  alla domanda di un compagno "prossima volta cosa facciamo?" ha deciso che la volta dopo leggevamo i Promessi. E va bene, poi voglio dire, se si chiama Irresistibile ci sarà un perché,  infatti ho detto subito di sì.  

Il culo che mi sono fatta per questa classe. E come ricomincerei domani, dal giorno uno della loro prima media, se potessi. L'ultima classe di Scuolina Rosa, quella che per amore contraccambiato sta al numero 2,  subito sotto l'inarrivabile prima classe in cui ho lavorato lì,  a trent'anni,  e a pari merito con la stupenda terza C degli scompleanni. I miei ragazzi.  Il lato bellissimo è che, lavorando in centro città, molti  li vedrò quando arriveranno o andranno via dalle superiori. Magari per allora non avremo più le mascherine e potremo abbracciarci stretti,  e alcuni di loro mi sovrasteranno con la testa, perché io sarò la solita prof di sempre e loro saranno diventati grandi.




venerdì 23 giugno 2017

Non è un problema mio...

Glielo hai detto, strillato, sibilato, scandito, ripetuto fino allo stordimento delle tue corde vocali e dei loro neuroni, che dovevano prenderla sul serio, e mannaggia ragazzi siete in terza, e insomma come ve lo dobbiamo dire che qua non si gioca, e su che tra cinque minuti siete alle superiori e vi fanno vedere loro, e vestitevi decentemente per venire a scuola e rileggete prima di consegnare e fate attenzione e non studiate all'ultimo e ripetete a voce alta.

Poi ti sei richiusa a riccio: ragazzi basta, io quel che dovevo insegnarvi ormai l'ho fatto, siamo alla fine, adesso vediamo cosa fate, praticamente non è più un problema mio.

E sono passati uno per uno. Così hai visto dove era caduto il seme e si era seccato, e dove era caduto e aveva messo un germoglio. Gente che viene all'esame in calzoncini da volley e canottierina, e gente che si presenta in camicia, o vestitino, coi capelli tirati su da donnina perbene, col trucco, con la maglia ultimo grido delle vetrine della Torino bene. Gente che porta una ciofeca di cartellina mezza mangiata dai topi, e gente con progettini di Tecnica ben curati, gente con la ricerchina di Educazione Motoria ancora in brutta con le correzioni della prof a matita, e gente con un piccolo book e in copertina la foto mentre salta un ostacolo o segna un goal. Gente che non distingue Stalin da Giolitti e gente che si studia dei collegamenti autonomi tra le attiviste birmane per i diritti della donna e Emmeline Pankhurst.

Alcuni di cui abbiamo detto in coro: no ma ci ha preso per il culo tre anni, dai, non può uscire con il sette, uffa. E altri per i quali io, la Coordinatrice Carogna, la Regina delle Rompicoglioni che non fa mai un complimento, mi sono alzata per una stretta di mano e il giusto riconoscimento per il bel percorso fatto. Gente che singhiozzava in corridoio dopo, e gente che arrivava sudaticcia ma col sorriso. Un paio di conati di vomito, e uno che chiede di andare in bagno prima di iniziare, ma anche i ragazzi della comunità di solito tanto timidi che prendono in mano la situazione e spiegano con sicurezza le loro slide alla LIM.

Tutti senza eccezione terrorizzati quando dovevano iniziare con me, che chiedevo tre materie senza argomento a scelta, la maggior parte che non aveva studiato abbastanza, qualcuno che sorprendeva piacevolmente per la fluidità del passaggio da un tema all'altro, che poi è la cosa che con me di sicuro devono imparare meglio, o cambiano sezione.

Poi la Gnocca che, quando le stringo la mano e le dico a bassa voce: “E' stato un vero piacere” capisce il seguito della frase: “E' stato un vero piacere avere in classe la tua testa dura come il marmo, vedere il tuo sguardo puntare alla risposta, essere lì quando eri in lacrime, quando eri sicura di te, quando hai smesso di mangiare, quando ti sei mangiata i più bravi della classe con la tua intelligenza e la tua classe, ogni volta che ti sei tagliata i capelli, quando hai fatto impazzire tua madre perchè con la media del nove le hai detto che da grande vuoi fare la tatuatrice, e insomma essere la tua prof per due anni”. E i suoi occhi neri enormi diventano ancora più grandi e si riempiono di stelline e stiamo per piangere, ma la mando via, che il cognome comincia per V ed è l'ultima, siamo stanchi, fanno mille gradi e dobbiamo ancora sentire Satana, che, bocciato due volte sempre dalla sottoscritta, si presenta con quattro materie dopo aver fatto a calci nel culo il progetto scuola lavoro. E non fa il cretino, per venti minuti consecutivi della sua vita, e poi va via guardandomi per la prima volta con sincero affetto, invece che con la solita espressione da stronzo sbruffone. (Sei il suo incubo peggiore, mi ha detto una volta sua madre. Beh, anche lui era il mio.)

La Gnocca andrà all'artistico e invece Carotina, che non è capace, allo scientifico, dove la butteranno fuori. La Regina degli Elfi andrà al linguistico dove non durerà un mese perchè non studia mai, e Mammina all'istituto geometri quando dovrebbe andare al classico. Ma non è un problema mio, giusto?

L'Albarino è il primo a usare il mio numero di telefono per scrivermi, appena si chiude la sessione, ancor prima che io sia arrivata alla mia tanto desiderata doccia: sono stato felice di stare in questa scuola e mi sono trovato benissimo con lei, mi mancherà, verrò a trovarla presto. Quello mi dà il colpo di grazia. Il mio alunno tipo: il calciatore carino, che non ha mai tempo per studiare perchè è troppo impegnato a allenarsi, spostarsi in trasferta e andare a donne, ma poi incontra me e, dopo un po' che me lo lavoro, si sbatte per arrivarmi con la poesia a memoria studiata in modo impeccabile e capire meglio che può i collegamenti tra economia e politica. Oramai, quando arrivano le maestre a presentare i nuovi alunni, e dicono di un maschietto: ah questo non studia, sarebbe anche bravo ma è sempre a calcio, ha in testa solo il pallone... le colleghe scoppiano a ridere e esclamano: questo è della Castagna! Diventerà famoso, ogni tanto (spero non proprio sempre, dai) sbaglierà i congiuntivi e sposerà una velina. Ma non è un problema mio, dicevamo, appunto.

E si avvicinano i saluti con la Proprio Brava di Arte, la Pallida di Inglese, il Magnifico di sostegno, la Spessa di Tecnica, il Genuino di Matematica, e altri che è un peccato lasciare. Giovani, bravi e simpatici. Per mercoledì prossimo, io e il Magnifico che siamo, ahimè, praticamente inseparabili in queste ultime giornate, abbiamo organizzato la cena di fine anno, e sarà indimenticabile, e però sarà poi la penultima volta che ci vedremo e il giorno dopo, al collegio docenti, saluti e buone ferie, e vi auguriamo di trovare una cattedra dove volete, e speriamo di rivedervi (non proprio tutti, no, un paio possono tornare da dove sono venuti, e il Magnifico, se trovasse uno splendido incarico a tempo indeterminato in un posto non troppo scomodo, per esempio, non so, in provincia di Osaka, sarebbe perfetto, così non ci toccherebbe rivederci proprio più e la chiuderemmo lì, che sul serio non è stata facilissima la gestione dell'amicizia, devo dire). Con un'ansia paurosa che ci tocchino persone meno in gamba l'anno prossimo, manco a dirlo la mia prossima terza come punto di riferimento sarà meglio che prenda me, perchè cambiano di nuovo metà dei prof per la trentamilionesima volta, mentre io, che avevo solo Geografia in prima, poi anche Italiano in seconda, adesso mi prenderò anche Storia, e lì si vedrà se mi vogliono davvero così bene. Ma d'altra parte continuiamo a trattare la sezione A come quella dei fighi e le altre come pattumiera, basta vedere come è stata fatta la prossima prima, e se questa è la gestione  fintofurba di tutti i presidi non è un problema mio, anzi, io è lì che mi diverto, nel mandare a bagasce le previsioni delle maestre e dei colleghi delle altre sezioni.

Ah, e a proposito di spiazzare i colleghi, oggi ho firmato la mia prima lode all'esame, per Mickey Mouse e la sua splendida R arrotata. “PRRofessoRRRessa ma se lei fosse stata pRResente alloRRa avRRebbe pRRefeRRIto esseRRe il RRRe di FRRRRancia o l'impeRRatRRRice d'AustRRRRia?” “Mickey, scusa tanto eh, ma io sarei stata la regina d'Inghilterra.” “Ah già, pRRof, è veRo.” Oh Dio questo ragazzino mi mancherà.
Peter Pan, per giorni, prima che finissero le lezioni, mi ha chiesto se mi sarebbe mancato, no prof che io sono il suo alunno preferito, vero o no che il suo preferito l'ha fatta dannare, eh prof. Non sapevo davvero che alcuni di loro ci stessero così male, all'idea di non sentire le mie strida ogni giorno. Di sicuro Peter è un altro per cui la mattina valeva la pena scendere dal letto, anche con trentotto di febbre. Ma non lo sa, che non è lui il mio alunno preferito, e anche se oggi molti di loro avrei voluto tenermeli altri due anni, è stato solo quando l'Adorabile ha varcato la soglia per andarsene che il mio cuore ha distintamente fatto: cric, e si è incrinato. L'Adorabile che dopo essere stato il bambino perfetto, bravo in tutto, primo in tutto, atletico, elegante, indiscutibile, quest'anno ha preso dei cinque, detto a voce alta “non ho studiato”, e dormito sul banco, senza vergogna,durante la lettura integrale di “Rosso Malpelo”. E quindi quando io mi sono alzata e gli ho stretto la mano, invece che sgridarlo per la preparazione non approfondita all'esame e il tema raffazzonato, non se lo aspettava proprio, perchè lui, per definizione, è T. e T. è inappuntabile, se non è inappuntabile là fuori lo aspetta una famiglia che lo fa sentire di merda, ma io ho provato a spiegarlo alla mamma e, se lei non ha capito, non è un problema mio: lui per me è perfetto così.

mercoledì 7 giugno 2017

E si dia inizio alla riflessione sulla scuola, come promesso

Li sto per salutare.

Qualcuno ciondola in classe durante l'intervallo, o mi si appiccica in corridoio. Sanno che sono le ultime ore in cui sarò la loro prof. Lo so anche io, li ho sgridati fino a perdere la voglia di sentire la mia stessa voce, li ho brutalizzati con prove a sorpresa, ho fatto ramanzine di 45 minuti, ho detto di loro che erano regrediti invece di migliorare, li ho minacciati di cose orrende che succederanno alla maggior parte di loro appena metteranno piede alle superiori... e poi gli ho regalato la tripletta di lezioni Freud-Nietzsche, Pascoli-D'Annunzio,  Pirandello-Svevo, che con classi intelligenti non fallisce mai, e infatti loro, a me, hanno regalato una decina di ore di attenzione rapita, inesausta, di osservazioni intelligenti, di domande sensate, di commenti entusiasti.
"Prof, ho la pelle d'oca!!!" ha detto Mammina capendo il problema dell'identità in Pirandello. "Oddio, ma è orrendo!!!" ha detto qualcun altro. "Figata!!!" sui lapsus di Freud. L'Albarino mi ha fatto notare che oggi, invece di dire una parola per un'altra, si invia un sms o si condivide una cosa su WhatsApp alla persona sbagliata... e gli ho risposto che è verissimo, e che io sono campionessa nazionale di figuracce fatte così. L'ultima con il Magnifico, e scusate se è poco, io se mi smerdo mi smerdo dalla testa ai piedi, è un talento naturale.
Ho detto loro di chiudere gli occhi, mentre facevo notare come ne "La sera fiesolana" il cielo al tramonto si trasforma nel viso di una donna con grandi occhi scuri. Brad Pitt non li ha riaperti per alcuni minuti. Si sono bevuti "La pioggia nel pineto" (mannaggia, aveva appena smesso di piovere, stavolta), il caso di Miss Lucy, "Rosso Malpelo" integrale, senza saltare una riga (persino quelli della comunità, che di bambini maltrattati ne sanno qualcosa, ma non avevano mai seguito un'ora e un quarto di letteratura senza neanche il testo davanti).

Quest'anno ero talmente concentrata sul sopravvivere, in bilico tra un matrimonio governato da leggi assurde, una famiglia con mille casini, troppe cose da seguire e la costante, testarda ricerca della felicità, che vedevo solo la fine del programma, delle valutazioni, delle burocrazie sempre più devastanti, sia cartacee che elettroniche... e solo una volta finito di interrogare mi sono finalmente goduta questi momenti, in cui all'improvviso una terza che ha cazzeggiato per otto mesi ha recuperato lo smalto, l'acume, la voglia di capire, che caratterizzava lo stesso gruppo classe in seconda.

Ora me li terrei ancora due settimane solo per coccolarli, parlare con loro uno per uno, gestire le loro ansie nel lasciare il nido. Invece parlerò solo con l'Adorabile, perché ne ha bisogno, e con l'Orientale, perché la bocciamo.

Comunque, stanno per arrivare le mie sudate riflessioni sul modo di insegnare le materie, almeno le mie, a quindici anni dalla mia prima classe e dieci anni dal passaggio in ruolo.

Parto mettendo qui i presupposti su cui baso quanto dirò, e intanto vediamo che dite di quelli, poi io proseguo. Non subito, perché ho finito gli scrutini oggi, e sono sfinita. Ma a breve, in questi venti giorni che mi separano dalle ferie, e da un nuovo importante traguardo: insegnare (finalmente!!!) yoga.

Ecco qua:

Dato di fatto n. 1

I RAGAZZI NON FANNO PIU' I COMPITI A CASA.

Dato di fatto n. 2

I RAGAZZI NON LEGGONO PIU'.

Dato di fatto n. 3

I RAGAZZI, IN COMPENSO, SCRIVONO DI NUOVO.

Dato di fatto n. 4

I RAGAZZI SANNO ANCORA COME SI STUDIA, MA NON SONO PIU' CAPACI DI SPIEGARSI A VOCE.

Dato di fatto n. 5

NON E' CON LA LIM, LE SLIDE E LE PIATTAFORME ONLINE CHE RISOLVEREMO IL PROBLEMA.

Dato di fatto n. 6

I RAGAZZI SONO ANCORA CURIOSI DI COSE BELLE E DIFFICILI



lunedì 15 giugno 2015

Unsullied

Mi becca che lo guardo sorridendo. Siccome l'ho maltrattato, sgridato. minacciato e scrollato via con aria di sufficienza tutto l'anno, oltre ad averlo sospeso, ricambia il sorriso per un istante, ma poi abbassa prudentemente gli occhi. Li rialza: sto ancora sorridendo, lo sto ancora guardando e visibilmente sto parlando di lui con la collega di sostegno. Si scioglie come un cioccolatino in forno e mi fa una faccetta interrogativa, molto dolce, senza l'ombra dell'abituale sicumera.

Stavo appunto dicendo alla collega che lui, come altri suoi compagni, è straniero ma scrive bene, in italiano, e soprattutto, mentre gli altri fanno evidenti sforzi di attenzione, per comporre le frasi, lui come tutto il resto anche scrivere lo fa di getto, senza pensare; senti, scorrendo i suoi testi, la naturalezza del suo modo di esprimersi, leggero ma efficace. Le dico che ha dei buoni risultati in tante cose, che per lui sarebbe tutto facile, se ne avesse voglia, ma non riesco a dirlo con tono scocciato, ormai la mia missione con lui e con gli altri è finita, li guardo andare via e auguro a ciascuno di tirare fuori il meglio che ha, alla prossima occasione. Col cuore, glielo auguro. E poi a lui, che sta passando un momento tanto delicato, mi verrebbe voglia di fare tanti discorsi, ho paura di aver fatto male, poco, troppo, non lo so.

Così, per una volta, consapevole di aver avuto i nervi tesi a lungo, nelle ultime settimane, per la questione tra la collega e lui, e di averlo forse tenuto a distanza per un nervosismo che avrei dovuto rivolgere a lei, decido di dedicargli attenzione, affetto, un momento tutto per lui. Parlargli, a bordo campo, l'ultimo giorno di scuola, è stato una buona cosa, per me soprattutto, che non riuscivo più a guardarlo, attanagliata dall'imbarazzo. Oggi posso sorridergli dal posto giusto, quello che anche la collega avrebbe dovuto mantenere.

Di lì a poco,  viene a consegnarmi il tema d'esame.

"Ha visto la frase sul mio profilo, prof?"
"No, quale? Whatsapp?"
"Sì. Ci ho messo la frase che mi ha detto lei."
"Quale?" chiedo, ma lo so già.
"Quella della Ferrari. Che io ho una Ferrari..."
"...in garage, sì, è vero..."
"...ma che devo imparare a guidarla."
Allora mi hai sentito. Questa frase gliel'ho detta a settembre.
Sguardo di reciproca stima. Attimo di pace in un visetto di solito molto tormentato.

Posa il tema, firma, io metto l'ora di consegna, si sporge dietro la cattedra come per salutare la collega di sostegno che è oltre la mia sedia. E invece si china e mi avvolge appena, per un nanosecondo, in un abbraccio rispettoso, tenerissimo.
"...LEVATI.", gli ringhio. Ridacchia e se ne va.

Non riesco più a spiccicare una sillaba, né a mettere a fuoco i fogli che ho davanti, per diversi minuti.
La collega non deve avergli fatto troppo danno, se sa ancora essere così. Speriamo. Speriamo. Quest'ultimo periodo me lo porterò addosso tutta la vita, come un tatuaggio.



giovedì 4 giugno 2015

E la razza umana è piena di passione

"Cosa stai facendo, Svampo?"
"Ennò è che non viene, aspetti... vieni? Dai? Scendi?"
La lucertola in effetti sta scendendo lungo il muro.
"No. COSA stai facendo, Svampo?"
"Ehm."
"Stai facendo l'ultimo tema dell'anno. Anzi delle medie. Perciò concentrati, invece di parlare con un geco."
Risatine.
Poi si piegano sui fogli, che oggi sono appoggiati sopra un quadernone sulle ginocchia, perché siamo in giardino, la classe era un altoforno.

Io riabbasso la testa sulle ricerche di Geografia. Alla mia destra Scatto tenta di dondolare sulla sedia, mangiare la biro, tenere in equilibrio i fogli sulle gambe nervose, ridacchiare, fare il tema e ascoltare i passerotti sull'albero. Alla mia sinistra Svacco, con gli occhi sempre più verdi nel viso abbronzato e l'aria annoiata, perde tempo a guardare il cielo, i compagni, le sue stesse mani, le piante e me. Lo guardo con espressione interrogativa e un po' scocciata. Mi fa un sorriso. E va avanti imperterrito, dorato, olimpico, a non fare un cazzo.

Lascio vagare lo sguardo. Giudiziosa con la sua aria saggia. La Nonna che ride perché è felice di essere viva, intelligente e ironica. Waanagsan che scrive. Waanagsan che scrive? Sì. Il titolo della traccia chiedeva di parlare dell'esperienza di avere a che fare con persone di lingua diversa dalla propria, e lui ne sa qualcosa.

Sgamo che si affaccia dalla finestra del corridoio per chiedermi una parola, lui l'ho dovuto esiliare in classe da solo perché rompeva.
"Si può dire a parole e gesticolazioni?"
"Va bene a parole e gesti, Sgamo."
"Bella, prof."
Torna dentro.

Uomo Saggio, il solo e l'unico col 10 e lode di Storia (a Shanghai, me lo son dovuta andare a prendere), vuole sapere se esiste una pietra preziosa nera. Gli dico agata, onice. "Ma è una parola brutta." Poi vuole sapere come si chiama il bianco dell'occhio. "Sclera, credo."
Ripete, deluso, che è una brutta parola. Intanto Scatto: "Io sono sclerato! C'entra?"
Verremo poi a sapere che Uomo Saggio cercava un modo poetico per descrivere gli occhi neri di una ragazza.
Prima che qualcuno indaghi, fa un sorriso orientale molto pudico e afferma: "Ma è una storia inventata, prof". Lo lascio in pace. Poi guardo Sandra Bullock, che è talmente bella che ci si potrebbe combattere una guerra, per averla, e ha gli occhi come due liquidi pozzi di pece, e mi chiedo se ho azzeccato.

Gli altri non li sento, sono concentratissimi, ammucchiati lì sulle seggioline che tengono, chissà perché, tutte vicine, come un gruppetto di uccellini posato sullo stesso ramo.

Sono talmente uniti che sembrano tutti fratelli. È un peccato che debbano dividersi. Anche da me. Il Pagliuzza è in gemellaggio Italia Francia da due giorni e già mi manca.

Il loro regalo per me, al ritorno dalla gita in Umbria, era una penna d'oca con la sua boccetta d'inchiostro. Mi ha di nuovo stordito come mi conoscano bene. Ci vuole una bella festa per finire questa annata straordinaria, ma abbiamo un problema tra colleghi molto grave di cui magari vi dirò, più avanti, e non so se sia il caso di organizzare. Peraltro non mi preoccupo, con questi la rimpatriata si fa sicuramente anche più avanti, e non una volta sola.

Capitano, le classi dove ti fai degli amici. A quelli di Latino ho dato il diplomino e in fondo ho messo una frase sull'amicizia di Cicerone. Quando gliel'ho tradotta si sono quasi commossi.

E adesso siamo pronti al rush finale. Io e i puccettosi alla conquista dell'esame di terza.











sabato 14 giugno 2014

Temi d'esame e altre vicende


E' andata così: ero lì tranquilla che facevo le mie cose e sono stata rapita dagli alieni. Pare che sia stata via tutto sommato solo qualche settimana, ma io non mi ricordo più bene, il tempo è trascorso in modo strano.

Un giorno poi ve lo racconto.

Ora scusate, mi hanno appena sbarcato giù, non ho le idee tanto chiare su cosa mi sia successo e su come riprendere la vita che facevo prima.

Mi hanno spiegato che mentre ero via c'era un ologramma di me che ha fatto fare alla terza A il tema d'esame.

E infatti sulla mia agenda verde sono comparsi degli appunti, che condivido volentieri con voi.

1. Catapultata alle superiori. Le mie, nel 1993.

"Prof? Ma facciamo prima francese o inglese?"

"Non lo so, vado a chiedere."

"Okay, mi dicono che martedì avete prima il compito di inglese, poi quello di francese, il che va bene, così su inglese siete belli freschi"

Il Malinconelfo in fondo all'aula: "Francese si studia nella mezz'ora di pausa"
Dylan si gira dal primo banco e lo fissa severamente: "Francese si studia?"

2. Paraculi si nasce

 Prof. Castagna: "Ora potete iniziare a consegnare, ma mi raccomando, c'è ancora un'ora di tempo, rileggete con calma e datemi il tema solo quando siete sicuri di aver controllato tutto. Non è una gara"

Dylan McKay: "No no, io consegno e vado, che ho lasciato la play in pausa."

 

3. Anime gemelle, io e Atreiu, l'ho sempre detto

dal tema di Atreiu:

"Mi mancherà l'odore della scuola"

 

4. Cosa resterà

dal tema della Isinbayeva:

"Mi mancheranno i loro sorrisi, perchè sì, tutti i professori almeno una volta in questi anni hanno sorriso"

 

...e come si faceva a non sorridere.


mercoledì 28 maggio 2014

Last days together

Atreiu è caduto giocando a calcio e s'è fratturato una spalla. Gira in maglietta, ma poi se la leva perchè ha caldo, resta in canotta con il tutore imbottito di gommapiuma dietro le clavicole magre e piagnucola: "Ma io mi annoio... Posso giocare a pallone? posso correre? posso andare in palestra? non ci so stare, fermo!"
"Poverino" dice allora qualche giovane voce femminile sognante, mangiandosi con gli occhi tutto il pacchetto, capelli lunghi, spalle bianche, lentiggini e sorriso storto.
La Castagna, che lo trovava bellissimo anche quando era un ragno ossuto di undici anni, se la ride, perchè sapeva che le ragazze lo avrebbero capito quando era quasi troppo tardi.
Lo sdoganamento della canottiera avvenuto a causa di Atreiu libera il Malinconelfo da ogni inibizione, e anche lui dopo qualche giorno si schiera a scuola smanicato. Sparisce ogni traccia di tenerezza per Atreiu, in compenso la Bambola e Pocahontas, che siedono in banco a destra e a sinistra degli ormai significativi bicipiti del Malinconelfo, faticano visibilmente a concentrarsi. Pocahontas, coi suoi liquidi occhi neri pieni di passione, si devasta a contemplarlo con evidente compiacimento, mentre la Bambola, sempre più di porcellana e assolutamente integerrima, abbassa pudicamente le ciglia scure mordendosi il labbro inferiore.

Lui si stiracchia pigramente, se la ride, interviene nelle lezion e becca delle botte di "bravissimo" e  "molto bene" che rovina immediatamente con battute inascoltabili. Tutte a sfondo sessuale. Finchè un giorno la Castagna esclama: "Basta! Trovategli una donna! Vede allusioni dappertutto, aiutatelo!" e da quella volta, quando lei chiama per rispondere da posto: "Malinconelfo?" qualcun altro chiosa: "Sesso!" e tutti scoppiano a ridere.

La Castagna spiega Nietzsche, Freud, Jung, Pascoli, D'Annunzio, Svevo, Pirandello, fa la miglior lezione sulla Pioggia nel pineto che le sia mai uscita, con la classe si parla di tutto, di ansie, del coraggio delle scelte, del dionisiaco, del suicidio, dell'inconscio, della schizofrenia, del sentirsi liberi di vivere la propria vita, delle convenzioni sociali, e Castagna vede gli occhi di parecchi illuminarsi, sente le rotelle dei cervelli che girano, ascolta domande difficili e profonde, vede sbottare in confessioni gente insospettabile, sbattere ciglia bagnate di lacrime su occhi solitamente strafottenti.

In primo banco, dove è avvitato saldamente da un mesetto per un suo ordine secco, Dylan McKay le sorride. Le sorride con gli occhi pieni di luce. Perchè ora che praticamente non può distrarsi sta finalmente attento. E' sempre stronzo. Ma sembra il protagonista di Limitless, con la pillola dell'intelligenza. Fa funzionare tutti i neuroni, notoriamente di qualità, alla massima potenza. Si esalta. "Bella" o "Spettacolo" dice quando becca una cosa in anticipo, e sorride. Finalmente. Poi si commuove, qua e là, su tematiche che lo toccano da vicinissimo, come la problematica dell'identità frammentata di Uno, nessuno e centomila. Butta la testa tra le braccia sul banco e copre col ciuffo gli occhioni pieni di pensieri. Poi torna su e alza la mano per rispondere. La Castagna gli ha pubblicamente giurato morte e devastazione all'esame, per essere arrivato fino a un mese e mezzo dalla fine della terza senza sforzarsi per un cazzo di alzare le medie e poi aver preso dei nove, da vero bastardo. Ma è pazza di lui e non ce la farà a mortificarlo, se si presenta all'esame così. Non quanto aveva pensato all'inizio.

A volte, guardando ognuno di loro, la Castagna si fa prendere da un insopprimibile desiderio che l'anno finisca immediatamente. Sono stati di gran lunga la classe più faticosa della sua carriera. Ma anche se in questo blog i più nominati sono stati sempre gli stessi cinque o sei, in realtà sono tutti indimenticabili. Praticamente nemmeno uno è stato banale o trasparente. E tutti, tutti le han fatto sputare sangue, in un modo o nell'altro.

Fanno la foto di classe. Qualcuno dice: "Prof, è l'ultima foto insieme!" e c'è un momento di silenzio e pomi d'Adamo che vanno su e giù tutti in sincronia. "Ah no, eh? Piangiamo tutti l'ultimo giorno", li scrolla lei. Intanto, pensa che l'ultimo giorno farà meglio a portarsi il phon e un cambio completo di abiti, perchè questa classe il gavettone finale glielo fa per forza, e lei stavolta se lo prenderà senza protestare.











lunedì 31 marzo 2014

Immensità


Li ho ascoltati, uno dopo l'altro.

E come il vento odo stormir tra queste piante...

Lentamente, con intonazione corretta, con un buon ritmo di pause e enjambements.

...interminati spazi...

Qualcuno riusciva anche a guardarmi negli occhi. Calmi, concentrati.

...ove per poco il cor non si spaura.

La voce della Bambola. La voce di Huck. La voce di Winnie.

...e le morte stagioni...

La voce di Occhioni Tristi. La voce di Momo.

...così tra questa immensità...

Avevo un groppo in gola. Ma sul serio tra poco se ne andranno, e con loro le ore e ore di fatica bruta che mi sono costati?

Ma sul serio adesso finiamo di gustarci i miei riassuntini snelli delle Operette morali, e poi ancora due mesi di letteratura e poi non posso più spiegar loro nient'altro?

L'altro giorno dal nulla, in un momento in cui si parlava di tutt'altro, Huck se ne esce con “A settembre qua cominciate prima delle superiori, e va bene, così la vengo a trovare.”
Ghghghgh. Che me lo dicesse qualcuno l'ultima settimana di scuola, va bene, ma tre mesi prima è record.
Del resto Huck e io ci facciamo simpatia a vicenda, senza interruzioni, dal primo giorno di prima media.
Atreiu ha fatto scene greche prima dell'inizio del giro su “L'infinito”. Che lui non la sa e non se la ricorda e che ansia e che qua e che là. Poi da un momento all'altro, quando toccava a lui, mi ha detto la poesia da 10.
“Ah ma stavi scherzando, allora, mi hai fatto la scena apposta...”
Sorriso volpino.
Poi dopo un po', tra la recitazione di un compagno e quella dell'altro, lo sento che esclama: “Però che strano il senso di colpa! Ho detto la poesia e sto benissimo. Prima c'avevo un mal di pancia...”
Dopo si informa: “Ma lei 10 e lode come lo conta?”
“11.”
“Ahh. E io quanto ho preso?”
“10.”
“Uffa.”
“Volevi l'11?"
“Sì.”
Ci siamo fatti un bel sorriso. Il mio diceva: “obiettivo raggiunto”. Il suo: “ce la faccio!”

Dylan, invece.
Lo chiamo per ripetere la poesia. Si alza e mi porta il diario.
“Non le faccio perdere tempo.”
“Non provi nemmeno?”
“No no.”
“Neanche a vedere se te ne ricordi un pezzetto?”
"No.”
Io prendo il diario e ci stampo sopra un 2, senza batter ciglio.

Più tardi, la Isinbayeva si incasina e si ferma dopo quattro o cinque versi. Le do 4.
Allora Dylan risorge:
“Ma bastava provare per prendere 4, anche se non la sai?”
“Certo. E' diverso che non provarci nemmeno.”
“Posso provare?"
“No. Te l'ho chiesto prima, mi hai detto di no.”
Non replica.

Finisco il giro e lui è l'unico in questa situazione.
Due 4, qualcuno che ha rimediato un 7 perchè s'è impappinato troppo, parecchi 9, parecchi 10, qualche lode.
Lui: 2.

“Senti, Dylan, facciamo un discorso adesso.”
Cala il silenzio delle grandi occasioni. Il bellissimo della III A non accenna nemmeno una battuta o un sorrisetto, aspetta con aria tesa le mie parole. I compagni tengono il fiato. Io sono calmissima e ho la voce più dolce e tranquilla che posso avere.
“Sei andato avanti finora sicurissimo che, ogni volta che facevi così, ti avremmo preso per mano: no L. guarda che non si fa così, prova di qua, smettila di là, insomma L. sei un ragazzo in gamba, studia, etc. etc. Abbiamo provato con le buone, con le cattive. Tu continui a cercare queste nostre parole, a provocarci per farci intervenire, e poi fai lo stesso di prima. Allora potrei provare a non dirti più niente: tu fai cosa vuoi, ti arrangi, ti do un voto quando ti devo dare un voto, e poi ci vediamo all'esame. Magari funziona.”

Vedo un reale senso di smarrimento nei suoi occhi. Non riesce a tirar su l'angolo della bocca per il solito sorrisetto amaro.
Se il discorso fosse durato ancora per tre o quattro frasi avrebbe pianto.
Mi sono fermata quando non era più in grado di alzare gli occhi dal banco.
E' sparito, non si è più mosso nè fatto sentire per un bel po'.

Dopo l'intervallo scrivo sulla lavagna tutte le fasi da cui è composto l'esame e poi chiedo di preparare un foglio con due colonne: punti deboli e punti di forza, rispetto all'esame appunto.
Li lascio a pensarci un po'. Intanto scrivo i voti della poesia sui diari.
Si materializza al mio fianco un Dylan tremante.
"E se a me viene così? Non mi viene nient'altro."
Il foglio contiene queste parole:

PUNTI DEBOLI
TUTTO

PUNTI DI FORZA
NIENTE

"Questa", gli dico sempre con voce tranquilla, "non è una valutazione sensata, Dylan. Vai a posto."

Spendo un po' di tempo a raccontare che, nella mia esperienza, lo studente perfetto esiste. Passa ogni cento anni come certe comete, ma c'è, io uno l'ho incontrato. L'anno dopo aver fatto le medie a Scuolina Rosa, era allo scientifico e aveva LA MEDIA DEL NOVE VIRGOLA OTTO. Vista coi miei occhi, sui quadri di fine anno.
Atreiu, con britannico sopracciglio inquisitore:
"Come 9,8? Di che materia?"
"Di tutte, Atreiu."
"Minchia!"
"E... sì. Credo che sia l'unico commento che si possa fare di fronte a una media del genere."
Poi continuo dicendo che invece quello che non esiste è lo studente che non impara. Quello che ha solo punti deboli. Quello che entra in prima e esce dalla terza senza essere migliorato in niente. Lo penso sul serio. A meno che non stiano a casa, se vengono a scuola noi qualcosa caviamo anche dal meno dotato.
Ma sono discorsi generali rivolti a tutta la classe. Con Dylan bisogna fare anche dell'altro.

Contavo di avere da lui una reazione di indifferenza, una battuta beffarda o un atteggiamento di sfida, quando gli ho comunicato che non gli dirò più niente.
Invece, mentre gli parlavo, nei suoi occhi ho visto il dolore di essere lasciato solo.
Pensavo comunque, anche solo per coerenza, di lasciarlo macerare qualche giorno nell'idea che effettivamente non avrei preso più in considerazione le sue richieste di attenzione.
Ma quando poi è venuto alla cattedra con PUNTI DEBOLI TUTTO, PUNTI DI FORZA NIENTE non stava facendo il pigro, lo stronzo, il paraculo. Era agitatissimo. 
Quindi non farò così, non posso mollarlo con le paranoie a marzo prima dell'esame.

Ma anche lui deve andare, prima o poi, là fuori. E io voglio che vada un po' più sereno.




giovedì 27 giugno 2013

Ultimo giorno di esami

Scandalosi.

Non avevano preparato NEMMENO gli argomenti a loro scelta, quasi nessuno di loro, tranne un paio.

Se Dio vuole è finita. Abbiamo licenziato 18 studenti, una privatista, un progetto antidispersione, e buon peso anche A. ha finito i suoi esami, anche se non stiamo a dire come. Peraltro è stato promosso pure lui.

Io però sono incorreggibile.

Ho comprato l'agenda 2013/2014, ho praticamente fatto la composizione della mia prossima prima, deciso le prove d'ingresso per la III A che torna e previsto le future ore di compresenza.

Ma ora basta però eh. Domani ultimo giorno di riunioni, e al massimo mi concederò di giocare un pochino con il registro elettronico. Poi... tutto il resto (e quest'anno non è poco... no no).

E con questa immagine...




...auleintempesta va in vacanza! Ci rivediamo a settembre, credo che ci saranno dei cambiamenti...

venerdì 21 giugno 2013

Che strizza

Allora vado, eh?

...vado, vado.

Vado!

Dall'altra parte

Ubriaca di stanchezza, agitata e felice dopo queste intensissime giornate, oggi sperimenterò l'esame di terza media da un altro punto di vista.

A. deve dare l'orale stamattina e da due giorni sono io che mi occupo di lui, di farlo distrarre riposare divertire mangiare e ripassare. Oggi devo andare a prenderlo e portarlo a scuola, dove l'Uomo si preoccuperà di fargli coronare il percorso.

Iddio ci ha benedetto con un paio di giornate umide e piovose: per carità, sembra di camminare avvolti da uno spesso strato di lumache, ma almeno non si ha la sensazione che la pelle stia per staccarsi, dorata e croccante come quella del pollo arrosto. L'altro giorno faceva talmente caldo che da un momento all'altro ci si aspettava di sentir risuonare nei cieli il campanello di un immenso timer da forno. Ieri sera invece nelle campagne soffiava una brezzolina fresca e si stava bene.
Stanotte ho perfino dormito.

Ora devo decidere cosa mettermi per questo strano, emozionante evento.

mercoledì 19 giugno 2013

Perchè, Dio, perchè...

...deve arrivare l'anticiclone africano a scassare la minchia proprio ora? No dico, era una bella primavera piovosa, fredda, con tanto bel verde... non potevamo farla durare ancora una o due settimane?

Ieri pomeriggio a Paesino di Sogno c'erano
37
gradi.

Va bene.

Domattina scatta la prima sessione di orali.

Per gli aficionados, che ormai da tre anni seguono le nostre vicende, i candidati che si presentano domani sono:

Tesoro Diafano
Teppa Gentile
Arcangelo Biondograno
Orsacchiotto
Christiane F.
Fiona l'Orchetta
Spettacolo

Il pomeriggio del 24 invece sarà la volta di

Principessina Russa
Orsetto Marrone
Puffetta Bruna
Scoiattolo
Arcangelo Nero
Vomitino
Terzo Fratello (sì, lo abbiamo ammesso)
Brava Ragazza

E per finire il 27 mattina avremo

Briciola di Titanio
Arcangelo Occhiviola
Bionda Bruttilde

più il Peruano, il fratellone di Muy Lejos (che è stata bocciata) come partecipante al progetto antidispersione e Occhioni, come privatista. Del Cascina (forse qua e là detto anche Castoro) non si ebbero più notizie: ha compiuto sedici anni e, nonostante molte accorate telefonate, a genitori, sindaco, vigile, assistenti sociali, non c'è più stato verso. Lungo la via, vi ricordo, abbiamo lasciato anche l'Ingegnere e il Furetto, e Peste Romena che si è trasferito.

Sono stati tre anni pieni di sorprese. Anche la prova Invalsi di Italiano, come sorpresa, è stata decisamente riuscita. Da domani li scuoio vivi.



giovedì 6 giugno 2013

Last days

Oggi, gruppetto di nove alunni, a scuola per le ultime rifiniture del lavoro prima del fatidico giorno del colloquio d'esame.

Ci portiamo le sedie in cortile. Perché nell'ora di pranzo, ai giardinetti, si è svolta una battaglia a colpi di bottigliette d'acqua, e Spettacolo, Arcangelo Biondograno, Orsacchiotto, Teppa Gentile e lo Scoiattolo hanno la maglia zuppa. Allora io mi siedo all'ombra del melo cotogno e loro al sole, e leggiamo Mario Rigoni Stern, e la neve e le isbe e l'ARMIR e i piedi congelati fasciati nelle pezze. Ma qui da noi è estate e Principessina Russa, che ha paura degli insetti, ogni volta che passa una vespa o un'ape sta immobile tremando, con le mani sugli occhi e prega: "Mandatela via mandatela via." Arcangelo Biondograno la guarda come se ammirasse un oggetto prezioso e fragile che potrebbe sciuparsi solo a posarci gli occhi sopra. Mentre leggono, il braccio di lui sta a lievissimo contatto di quello di lei. Sono settimane che sono così, a zero virgola cinque millimetri uno dall'altra, in corridoio, nel banco, dappertutto. Lui è talmente trasfigurato che per guardarlo bisogna socchiudere le palpebre, non solo è biondo, ma sembra proprio tutto d'oro come un mosaico bizantino.

Poi a un certo punto un animaletto strano, che non è un'ape né una vespa, volando si posa proprio sulla spalla di Principessina. Lei, mani sugli occhi, voce con tono di urgenza isterica: "No ma no ma levatemi subito questa cosa..." L'Arcangelo le posa gli occhi addosso con reverenza e si muove al rallentatore, come se lei fosse una farfalla da non spaventare con movimenti bruschi; invece lo Scoiattolo esclama: "Oh maddai, su" e dà una botta secca al povero insetto...
...lanciandolo, con precisione balistica incredibile, proprio nella scollatura del top di Principessina, dove casca bello dritto giù in mezzo alle tette. L'Arcangelo assume un'espressione di panico, tutti noi altri restiamo basiti, ma per fortuna Principessina non perde la testa, infila una mano e estrae la bestia misteriosa, senza neanche mostrare le sue grazie. Momento di generale imbarazzo: ahem, bene, tutti guardano da un'altra parte, chi per terra, chi il prato, chi il cielo, e poi riprendiamo a leggere.

Più tardi, siamo tornati ormai in classe perché avevamo caldo, e a un certo punto la ragazzina mi mostra un dito gonfio e rosso e mi fa: "Ma prof, quell'insetto di prima cosa sarà stato? Perché mi ha morso, fa male..." E allora, tutto quel contegno so british che avevamo mantenuto, con molta delicatezza, in cortile, sbraca. Uno sorride, l'altro ridacchia, gli sguardi si incrociano, e poi scappa a tutti, lei compresa, una bella risata, di quelle che ti lasciano col fiatone.

E poi abbiamo una discussione: Hiròshima o Hiroshìma?
Io: "Sentite, ora mando un messaggio a un mio amico che sa il giapponese..."
Grande Pagliaccio risponde una cosa assurda sulla lunghezza delle vocali, poi mi telefona perché io   non ho capito e pronuncia: "Hì (anzi quasi Kì) - ròooo - shì - mà."
Passiamo il resto del pomeriggio a giocare a "hì-rò-scì-mà" e fù-kù-scì-mà".

Per finire, visto che è la giornata del "chiedi un aiuto a esterni", dopo aver letto un brano sulle spose bambine in India, interpello via Facebook la blogamica e collega LGO per farmi ricordare dove aveva preso un video, questo:

 
 
 
LGO risponde prontamente all'appello, e andiamo a guardarcelo in aula LIM. E Spettacolo, la nostra dolce, beneducata e altissima fotomodella, piange.
 
Un po' viene da piangere anche a me, se penso che questo era l'ultimo giovedì con la terza C.  
 
 

lunedì 20 giugno 2011

Guarda come gongolo

Buone notizie (ah ecco allora non erano proprio esaurite, menomale):

a) l'Uomo ha avuto una cattedra (ve l'avevo detto che anche lui la perdeva DI NUOVO, grazie all'amica Mariastronza?) divisa tra Paesone Sfigato e Paesino Sereno. Va abbastanza bene. Ora vediamo se gli salta fuori il trasferimento alle superiori o no.

b) io ho la cattedra a Paesino di Sogno (ce l'ho ce l'ho ce l'ho ce l'ho!!!!) e, cosa magnifica, lo so il VENTI GIUGNO (non so se vi ricordate com'era andata gli anni scorsi...). Così ho un pensiero in meno.

c) i miei venti scavezzacollo stan dando l'esame (finiti oggi gli scritti) e un po' per volta mi stanno perdonando la defezione. Io ho tante cose a cui pensare e cercavo di non mangiarmi le mani, ci stavo anche riuscendo. Ma venerdì avevo il magone, perchè era il giorno della prova di matematica, che è un giorno in cui io non sarei mai stata convocata ad assistere, ma sarei andata a vedere come andava solo per salutarli, come ho sempre fatto con le mie classi. E invece non ci potevo andare, così più o meno alle otto e dieci ho mandato baci abbracci coccole e in bocca al lupo via sms a tutti quelli di cui avevo il numero di cellulare. E a mezzogiorno qualcuno ha risposto.
Ma il messaggino più dolce è arrivato, guarda te, come sempre da uno di quegli alunni che per tre anni ti sembra di non avere, di non conoscere, di non curare a sufficienza.
Bambino di Pane mezz'ora fa ha scritto:
"Manca esattamente un giorno da ora, e poi si concluderà l'ultimo dei tre capitoli di una lunga saga. Grazie prof per come mi ha preparato per l'esame! MI MANKERA'!!!!!"

Ghghghghghghghghghghghghghgh... mi si stan stirando i muscoli temporomandibolari, resi tetanici da un sorrisone beato. L'ho già detto che, in barba alle statistiche preoccupanti che sta giustamente mettendo in evidenza Noisette, questo mestiere mi fa bene alla salute?

Gh.
Ghghghgh.
Gh.

martedì 12 aprile 2011

Invasion

(da leggersi "invajùn" come il famoso film in genovese dei Buiopesto)

Febbre, bassa, di quella coi muscoli delle braccia dolenti e le mani asciuttissime e calde. Un vago mal di testa. La bilancia che segna cifre mai viste, cazzo, ma perchè mi devono dare gli esami del sangue il 27, che qui qualcuno deve scrivermi dell'Eutirox in fretta, o toccherò la taglia 50. (No. Mai. C'è un limite a quel che una persona può accettare di se stessa. Se mi tocca mettere un paio di braghe della 50 smetto di mangiare, lo giuro, ma non di mangiare troppo, di mangiare male, di mangiare carboidrati: smetto proprio.)

Nel frattempo ieri Scuolina Rosa è stata invasa. Da elfi biondissimi. Provenienti dal Nord Europa, frequentanti la sesta elementare e parlanti malamente inglese. Però credo che questo gemellaggio sarà ancora più interessante di quello in cui nous avons couché avec les Français (non finirò mai di sfotterla, la collega di Arte).
Non fosse altro perchè ci siamo riuniti (alle 13 e 30 di VENERDI') qualche settimana fa apposta per metterci d'accordo su come dividerci le ore, e infatti ieri appena ho messo piede a scuola la collega di sostegno mi fa: "ehm... abbiamo cambiato programma..."

Ieri sera ho fatto piangere Phoebe Cates Grassa, a Paesino Blu. E anche sua madre. Ma belìn, era l'ora che qualcuno dicesse la parola bocciatura.

Oggi poesia a memoria. "L'infinito" del ben noto gobbetto di Recanati. Ovvero in assoluto la cosa migliore di tutta la letteratura italiana.
Se qualcuno me la rovina, me lo magno.

Ah: ho lapidato Arcangelo Biondograno di Letteratura, sull'Iliade. Nove e mezzo, stellina.
Delizia dei compagni nel cercargli domande difficilissime, ma alla fin fine le più tremende gliele ho fatte io.

E, nei ritagli di tempo tra un genitore e l'altro di Paesino Blu, ho corretto la prima ricerca dell'anno, prendendone una a caso su un argomento a caso eh? Il Sessantotto, by Incontenibile.
Che non mi piglia tanto, come argomento, no. E neanche come alunno, zero.
"Collega con la decolonizzazione"
"Accenna al Ku Klux Klan"
"Metti foto sull'abbigliamento etnico degli hippies"
"Spiega meglio la rivoluzione culturale maoista, ma attento a non beccare un sito di sinistra che la esalti e basta"
"Espandi la sezione sul Maggio francese"
etc etc
Mi son fermata quando le mie note e le mie richieste di approfondimento diventavano più lunghe della ricerca stessa.

martedì 5 aprile 2011

Pfui

E' arrivato il giorno in cui appendo al muro l'elenco completo degli argomenti delle ricerche, coi nomi dei singoli alunni e l'ordine in cui i suddetti verranno interrogati.

Solitamente fa abbastanza paura. Anche alle classi più sgamate.

Ho la sensazione che la III B sarà imprevedibile anche su questo punto.

Comunque tenterò di sopravvivere.

Sto lavorando a un ritmo tale che non ho tempo nemmeno per incazzarmi.
Quando si comportano male, questi, quelli più piccoli, quelli di Paesino Blu e in particolare i nove maschiacci che tengo per cinque lunedì, io vado di registro, di diario, di "fuori!" ma senza neanche alzare la voce.

Ieri sono stata anche io gratificata di una performance con versi orgasmici da parte del Paulista. In più Stronzetto Biondo ha urlato tutta la lezione continuando a disegnare animali schiacciati in orrendi incidenti stradali. Stava per scapparmi un "sei disturbato forte, tu, vorrei sentire cos'ha da dire uno psichiatra di fronte a questa ossessione degli animali morti" ma son stata zitta. Quando però il Grosso Peruviano e un altro hanno acceso un fiammifero, ho riportato tutti dalla collega che, non fosse altro perchè ha in mano tre materie sulla loro pagella, rispettano. E le ho riversato addosso uno sguardo di disapprovazione che diceva: "Sono i tuoi alunni, che io tengo a te per farti fare latino, non intendo perderci la salute, se non gli spieghi che devono sapersi comportare, io non sto fuori a fare la badante a dei casi psichiatrici". In passato l'avrei vissuta come un'ammissione di non avercela fatta da sola, ma ora non ci penso nemmeno. A Scuolina Rosa quando passo per i corridoi la gente controlla se la sto guardando, perchè hanno paura di essere inceneriti da una mia occhiata. Ormai riesco a leggere nelle coscienze e lo sanno benissimo.

A Paesino Blu danno dei sette in condotta che da noi sarebbero dei cinque, questo è il risultato, e non ho nessuna voglia di combattere l'andazzo locale, voglio solo finire le mie ore con questi nove disgraziati e tornare alla mia storia e alla mia grammatica con la II B, dove mi conoscono e obbediscono e dove, nonostante i miei quattro cadano abbondanti come i petali di mandorlo, continuano a chiedermi se l'anno prossimo li porto in terza.

venerdì 25 giugno 2010

Enfin...

Signore e signori, Auleintempesta productions è lieta di presentarvi

GLI ULTIMI SEI

Domani mattina a partire dalle ore otto, Scuolina Rosa, Paesino di Sogno

Smilzo Carino
Stanga Timidona *
Occhi Blu
Passione per lo Studio
Piccola Mela
Pezzo di Figliola

* Eccone una di cui non ho mai detto niente. Se l'ho nominata, probabilmente una sola volta, le devo aver dato un nomignolo che riguardava la statura e il mutismo: una cosa tipo Zitta e Alta o Alta e Silente.
In realtà Martina, decido di presentarvela col suo vero nome, perchè un'eccezione ogni tanto ci vuole, è stata una delle mie più grandi gioie quest'anno, in quella classe di disperati. Non perchè stesse zitta, nè perchè fosse brava e studiosa nel complesso (l'ho beccata anche impreparata qualche volta, e l'ho sgridata un po', perchè le donne, in questo Paese, devono ancora finire di farsi sentire, altro che parlare con un filino di voce!) ma perchè era attenta. Attenta con la A maiuscola.
Nelle mie ore, questa buffa ragazzina è partita dall'essere una stangona muta che non potevi far sedere davanti, altrimenti dietro nessuno vedeva niente, e pian piano si è scongelata e ha cominciato, con questa sua voce di gola, tenuta a un volume bassissimo, a azzeccare le risposte. Prima solo se la chiamavo, poi, man mano che si sentiva dire che aveva risposto giusto, anche alzando la mano lei. Ecco, Martina, la mia silenziosa gioia, non perdeva mai il filo. Non le sfuggiva nessuno dei collegamenti. E le brillavano gli occhi quando afferrava un concetto prima di altri, anche se al massimo alzava un avambraccio o addirittura un dito, per provare a rispondere, contro le vociate o i balzi dei suoi compagni agitati.
L'amore tra me e lei è sbocciato, da parte sua, quando io ho spiegato le suffragette. Porta la questione femminile all'esame, infatti, e ci sta lavorando da settimane, in gran parte da sola perchè il tempo per seguire le ricerche è stato ridicolmente poco.
Da parte mia invece il coup de foudre è stato leggere due temi. Uno era sul "luogo dell'anima" che per lei era uno scoglio piatto lungo una spiaggia, nella località dove va in vacanza. Ha descritto se stessa che si ritira a pensare ascoltando le onde, le sue sensazioni, e io mi sono vista questa pallida, alta ragazza in bikini che scende con cautela dallo scoglio quando la chiamano per andare via, il suo sguardo serio davanti al mare, provando un senso di grande affinità, come se mi avesse raccontato un pezzo delle mie estati da tredicenne (nel mio caso di solito era un tronco in montagna, più che uno scoglio, ma il concetto rimane quello). E poi c'è stato un tema sulla sua nuova camera da letto. Si intitolava "Caro diario, c'è una novità..." e lei ha raccontato che finalmente lei e suo padre hanno ridipinto la mansarda e così ha una stanza separata da quella di sua sorella. Me l'ha descritta così bene, i colori, la scelta dei cuscini, degli oggetti, e la sensazione che prova a metterla a posto, che mi sono proprio immaginata tutto, e non vi dico che tenerezza.
Così, come a volte capita in questo mestiere, mi sembra di conoscere meglio la mia stangona muta di tanti che mi sono saltati sulla testa per nove mesi.

giovedì 24 giugno 2010

Una classificazione

Una breve casistica dei tipi di alunno che ci si siedono davanti all’orale.

Il Prevedibile (Discipulus discipulus)

Fa quello che ha fatto tutto l’anno.
Quindi se aveva studiato studia, se no no. Rende esattamente tanto quanto ha reso in pagella e negli scritti, rendendo semplicissimo fargli la media, e non sembra particolarmente agitato.
Sono una minoranza esigua, ma esistono.
La commissione reagisce con una noia chiaramente visibile (quello di Ginnastica esce a telefonare, quella di Arte sbadiglia, quella di Francese si mette a parlare con quella di Inglese di figli, ricette o vacanze).

L’Emotivo (Discipulus Lacrimans)

Ha studiato più che poteva.
Piange, ma non subito, è scientificamente provato: piange con precisione svizzera dopo le prime due frasi, tra la terza e la quarta risposta. Indipendentemente che vada bene o male.
Piange in modo silenzioso e sofferto, o più raramente (se femmina) scoppia in un pianto dirotto con singhiozzi.
Istinto materno e paterno della commissione solitamente trovano il modo di rimetterlo in carreggiata, dopodichè l’esame di solito prosegue in modalità Bravo Agitato o Schiappa Consapevole.

La Bella Sorpresa (Discipulus cum botto)

Ha reso poco perché non era sotto pressione, durante l’anno?
Ha avuto una visione di se stesso alle superiori e si è gasato?
Aveva così paura dell’esame da tirar fuori i superpoteri?
La mamma gli ha shakerato Cocacola, Acutil, caffè e olio di fegato di merluzzo per colazione?
Non si sa.
Però arriva e stupisce tutti con effetti speciali. Sa le cose, parte da Educazione Artistica o Tecnica con un plastico o un circuito elettrico funzionante, porta le foto di un paese straniero in cui è stato, insomma fa qualcosa di originale. E rende meglio che in tutto il resto dell’anno.
Nella commissione qualcuno fa notare che “allora ci ha preso per i fondelli tutto l’anno”, qualcun altro dice “io lo sapevo che poteva dare di più”.

Il Blago (Discipulus Blago)

Solitamente maschio, ma non sempre.
Ha studiato. Perché è uno sveglio. Ma affronta l’esame con un certo scazzo, soprattutto le materie minori. Risponde con tranquillità e guardando i prof dall’alto in basso, con aria benevola, come a dire: sa’, vi do quest’ultima soddisfazione.
Di solito non è il migliore della classe, ma, se non lo sapevi già, in quel momento capisci che poteva diventarlo, solo che c’erano troppe altre cose importanti da fare che richiedevano assolutamente la Sua Divina Presenza.
Alcuni colleghi perdono le staffe. Io questi li trovo irresistibili, per cui, se non sconfinano nella maleducazione, di solito li difendo. Va detto che con la maggioranza di quelli fatti così, tra la simpatia che mi suscitano e qualche cazziatone ben calibrato quando esagerano, mi sono già trovata un modus vivendi durante l’anno, per cui delle mie materie di solito vanno bene.

La Macchina da Studio (Discipulus Automaticus)

Consapevole di avere poco tempo, infila otto collegamenti tra materie in ogni frase che dice, previene le domande, parla velocissimo per dire più cose possibile.
Somma goduria della commissione che ha un solo problema: zittirlo e mandarlo via dopo una ventina di minuti.

Il Bravo Agitato (Discipulus Anxius)

Si riconosce dall’occhiaia e dallo sguardo fisso. E’ preparato ma gli tremano le mani, non gli vengono le parole e si muove a scatti come un burattino.
E’ assolutamente impermeabile a qualunque tentativo di tranquillizzarlo facendogli notare che aveva degli scritti altissimi o che sta andando benone.
Rende meno di quanto potrebbe e quando se ne rende conto si agita ancora di più.
Quasi sempre, in corridoio c’è una madre che si sta annodando le budella intorno al polso, nell’attesa.

La Schiappa Consapevole (Discipulus Humilis)

Sa di essere stato ammesso per grazia ricevuta. Esce da una settimana di scritti che gli sono sembrati la decifrazione della scrittura lineare A e ha giustamente presente che nove o dieci docenti possono fare di lui polpette.
Non alza la cresta, e di solito nemmeno la voce, quando capisce che i prof stanno completando le frasi al posto suo sta al gioco e aspetta l’imbeccata, buttando qua e là una parola per far vedere che c‘è anche lui.
E’ un tipo di esame orale faticoso, ma almeno non tenta l’arrampicata sullo specchio.


Lo Sfacciato (Discipulus Merdae Vulto)

Si riconosce subito perché immancabilmente arriva senza i disegni di Artistica, o le tavole di Tecnica.
L’arrampicata sullo specchio è proprio la disciplina sportiva in cui eccelle lo Sfacciato, che non ha studiato un cazzo o ha studiato solo una settimana scarsa, ma crede di sapersi muovere, di poter girare le domande a proprio piacere e vantaggio, di poter ripetere due volte la stessa cosa magari sbagliata così il prof cambierà domanda.
Questo fa incazzare gli insegnanti delle materie pesanti come Storia e Scienze, io per esempio divento veramente fastidiosa, e quando il tipo se lo merita attuo la tecnica dello sciame d’api impazzito: decine di domandine una dietro l’altra, brevi e secche, così o le sai o non le sai.
Lo Sfacciato non le sa. Ma naturalmente alla fine esce, un po’ scosso, ma sulle sue gambe. A me e a quella o quello di Matematica ci vuole la pausa pipì o caffè, dopo uno di questi, per evitare di aver la faccia troppo scura quando entra quello dopo.

Il Piovuto da Marte (Discipulus De Alieno Mundo Praecipitans)

Sembra che non gliel’abbia detto nessuno, che era in terza e alla fine c’era un esame.
Porta le ricerche ancora in brutta, o con le correzioni a matita dell’insegnante non cancellate, gli mancano i pezzi ma si è ricordato il flauto, per cui suona (male) un breve pezzo e poi si ferma, guardando la commissione con l’aria mansueta come a dire: “Ora posso andarmene?”
Ho visto colleghi diventare verdi e strappare la camicia coi bicipiti, di fronte a una roba del genere. Io di solito non mi spreco, lascio parlare il sopracciglio, quelli così non è all’esame che imparano qualcosa. Grande stanchezza quando se ne vanno, senso di insuccesso, di solito dopo questi chi reagisce come me va alla macchinetta e si fa un Tronky o un Duplo direttamente in vena.

L’Impanicato (Discipulus Qui Facciam Sbattet in Asperam Examis Realitatem)

L’Impanicato non ha fatto niente, o ha fatto lo stretto indispensabile per essere ammesso all’esame, all’ultimo, e te lo ha fatto chiaramente sapere, mostrando sicumera e faccia come il didietro mentre i suoi compagni si davano da fare per preparare i collegamenti e le ricerche e lui ti portava ricerche scopiazzate in ritardo. L’Impanicato ha sghignazzato in piazza con gli amici fino al giorno prima, dedicando all’esame frasi che cominciavano tutte con “ma”:
“Massì!”
“Ma cazzo me ne frega!”
“Ma cosa vuoi che mi chiedano!”
“Ma cosa sarà mai ‘sto esame, oh!”
Poi viene il suo turno e, oh sorpresa! Ahi dolore! HA PAURA!
Anzi: HA PAURISSIMA!
Anzissimo: SI STA CAGANDO SOTTO!
Sintomi clinici: pallore, sbattimento delle palpebre, sudorazione copiosa del labbro superiore, balbettio e uno o due conatelli di vomito a inizio interrogazione.
Sorriso malvagio di ogni singolo professore della commissione, che lo aspettava al varco.
Questi (IMMANCABILMENTE) cominciano da una mia materia. Perché io sono, porca vacca, troppo buona, e loro sanno che non sopporto l’idea di lasciarli annegare nel terrore (né, per la verità, di dover uscire correndo da un‘aula che puzza di vomito fresco), nemmeno quando se lo meriterebbero.
Io posso in qualche modo, tra Geografia, Storia e Letteratura, farli iniziare a parlare in modo più o meno coerente e riportare i sintomi clinici sotto il livello di guardia. Mentre lo faccio, mi sento stupidamente collaborativa e materna, mi dò della scema, ma tranquilli: dopo le mie materie, prima o poi, devono passare sotto quella di Matematica. E di solito lì dal thriller si passa all’horror, quindi menomale che almeno io li ho aiutati, altrimenti ci saremmo ritrovati con una bocciatura in sede d’orale, che per una commissione è la madre di tutte le rogne.